{"id":3160,"date":"2024-08-06T09:12:46","date_gmt":"2024-08-06T07:12:46","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3160"},"modified":"2025-09-23T12:28:20","modified_gmt":"2025-09-23T10:28:20","slug":"4-scoprire-il-piacere-di-saper-fare-cose-belle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3160","title":{"rendered":"4. Scoprire il piacere di saper fare cose belle"},"content":{"rendered":"<p>Intervista ad Alessandra Falconi, Centro Zaffiria<\/p>\n<p>\u201cTanto meglio sar\u00e0 l\u2019adulto, quanto meglio avr\u00e0 giocato da bambino\u201d.Lo sosteneva Platone e noi ne siamo convinti. Giocare \u00e8 fondamentale alla vita dichiunque; per il bambino \u00e8 uno spazio e un tempo indispensabile.Alberto Manzi lo scriveva cos\u00ec: \u201cil gioco \u00e8 mezzo di scoperta, medium culturale\u201d.<\/p>\n<p><strong>Raccontaci chi sei e qual \u00e8 il tuo ambito lavorativo.<\/strong><br \/>\nMi chiamo Alessandra Falconi, lavoro al Centro Zaffiria che ho fondato quasi vent\u2019anni fa, grazie al quale lavoro al Centro Alberto Manzi e mi occupo del progetto Italiantoy. Lavoro con i bambini dai 3 ai 18 anni, e mi considero una donna fortunata perch\u00e9 vivo in mezzo alle loro domande di senso. Autentiche.<\/p>\n<p><strong>Da quando hai cominciato a interessarti a giochi e\/o giocattoli accessibili\/inclusivi?<\/strong><br \/>\nIl tema degli strumenti educativi mi interessa da sempre. Recentemente ho scritto un post sulle forme del sapere perch\u00e9 penso che gli strumenti per giocare siano strumenti fondamentali per scoprire il mondo. (Per chi fosse interessato: <a href=\"http:\/\/www.disegnangolo.it\/disegnangolo\/le-forme-del-sapere\">www.disegnangolo.it\/disegnangolo\/le-forme-del-sapere<\/a>)L\u2019esperienza laboratoriale come atelierista mi ha posto tante domande: quali strumenti usare perch\u00e9 i bambini possano scoprire le cose da soli? Come far venire loro il desiderio di fare e disfare? La doppia esperienza di curatrice del Centro Alberto Manzi e la formazione al Metodo Bruno Munari sono state il binario che mi ha portato a Italiantoy. Volevo che la bellezza del mondo potesse stare nelle mani di un bambino. Di tutti i bambini. Mi rendo conto che pu\u00f2 suonare presuntuoso ma penso che occorra un sogno grande per potersi mettere in cammino verso la meta (soprattutto per non arrendersi nei tanti momenti di difficolt\u00e0). Per me il gioco deve nascere inclusivo perch\u00e9 deve permettere un\u2019esperienza vera al bambino: non deve giocare da solo, n\u00e9 fare da spettatore. Penso che gli oggetti giocattoli debbano proporre al bambino un\u2019attivit\u00e0, debbano essere strumenti nelle sue mani: cos\u00ec \u00e8 possibile indagarne l\u2019uso, imparare dagli errori, scoprire delle varianti, arrivare a fare dei propri progetti.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 stato il motivo che ti ha spinto in questa direzione?<\/strong><br \/>\nGli oggetti ci presentano una questione che ancora la scuola non ha risolto: come trasformo dei concetti teorici in esperienze che il bambino pu\u00f2 padroneggiare? Cerco tra il materiale didattico disponibile nei cataloghi scolastici: ogni insegnante si rende conto di quanto spesso il livello sia basso. L\u2019estetica dell\u2019oggetto sembra essere un problema superfluo, un lusso per scuole che possono permetterselo. La comunicazione visiva, tattile e sensoriale di qualit\u00e0 viene spesso sacrificata per inseguire un prezzo basso. Poco importa se poi quel materiale verr\u00e0 usato poco perch\u00e9 poco stimolante. Il consumismo educativo chiede che si rispettino le sue esigenze di bilancio. Proviamo allora a riaprire quegli armadi scolastici che i bidelli hanno chiuso da tempo: kit colorati per studiare la geometria, carte da abbinare per ricomporre le forme, forme di legno che profumano di scuola. La ricerca sui materiali didattici a un certo punto si \u00e8 fermata. O, forse, si \u00e8 solo nascosta. Nelle cattedre di quelle maestre e quei maestri che riadattano oggetti per stimolare i loro bambini, per aprire domande sul mondo e sull\u2019esperienza quotidiana.<\/p>\n<p><strong>Parlaci dei giochi che producete: come nascono, come li utilizzate, che riscontri avete avuto.<\/strong><br \/>\nI giochi che ora abbiamo a catalogo sono quasi una ventina e cercano di colmare le lacune che ho provato a spiegare nelle risposte precedenti. Sono strumenti con cui provare a fare da s\u00e9, da padroneggiare grazie al giocare, scoprendo che l\u2019errore, ad esempio, pu\u00f2 dare informazioni utili sull\u2019uso dello strumento e su cosa ci si pu\u00f2 fare. Sono giochi che vorrebbero far nascere una curiosit\u00e0: ad esempio, Flora Zu pu\u00f2 essere usato da un bambino per disegnare prati ma sul sito si pu\u00f2 scaricare gratuitamente il libro fotografico con i fiori e gli insetti nella natura. C\u2019\u00e8 quindi un livello di approfondimento che porta il bambino a cominciare da una tavoletta in rilievo per poi chiedersi: che fiore sar\u00e0? Che insetto \u00e8? Dal nome scientifico alla foto. Lo stesso disegno riprende le reali linee dell\u2019insetto, non c\u2019\u00e8 un segno edulcorato. L\u2019informazione visiva di quanti tipi di fiori e insetti possiamo trovare \u00e8 fondamentale: permette al bambino di uscire dallo stereotipo del fiore disegnato allo stesso modo, gli permette di lavorare sulle variabili dei fiori di campo, sui tanti modi di essere di un fiore.<br \/>\nNon si porta il bambino a fare il lavoretto, per tutti uguale, tranne per chi incolla male\u2026,ma si chiede al bambino di giocare con uno strumento per arrivare poi a esprimere il proprio prato: ne avremo tanti diversi a seconda di quanti sono i bambini in classe. Alberto Manzi, l\u2019indimenticabile maestro della trasmissione \u201cNon \u00e8 mai troppo tardi\u201d degli anni Sessanta, scriveva: \u201cQuel che ci interessa rilevare \u00e8 che con il gioco il bambino sviluppa: creativit\u00e0, invenzione e ricerca, fattori che sono di primaria importanza per poter affrontare nel futuro ogni imprevisto e saper esaminare un qualsiasi problema e tentare di risolverlo\u201d. (Agende di Casa Serena, anni Ottanta)I nostri giochi si pongono l\u2019obiettivo di avere, in filigrana, questa carta d\u2019identit\u00e0:<br \/>\n1) sviluppare l\u2019intelligenza;<br \/>\n2) sviluppare i processi di astrazione;<br \/>\n3) creare delle situazioni immaginarie per imparare a trasformare la realt\u00e0;<br \/>\n4) ampliare i propri limiti, per acquistare un po\u2019 pi\u00f9 ampia consapevolezza di sestessi, delle proprie capacit\u00e0, del proprio essere tra le cose e le persone;<br \/>\n5) manipolare, associare, combinare in modo nuovo cose vecchie, per creare relazioniinsolite e favorire lo sviluppo del linguaggio e del pensiero.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 l\u2019approccio ai vostri giochi da parte dei bambini? E degli adulti?<\/strong><br \/>\nI bambini li capiscono immediatamente, basta partire con un\u2019azione gioco, come proponeva Munari. Gli adulti si dividono in due categorie nette: abbiamo per fortuna gli innamorati dei nostri giochi che sentono e capiscono quanto proviamo a sostenere la creativit\u00e0 e l\u2019autenticit\u00e0 dell\u2019espressivit\u00e0 dei bambini, il loro diritto a giocare bene, con materiali belli, con i loro tempi. L\u2019altra categoria \u00e8 di chi invece non li capisce, chi li reputa troppo intellettuali, non alla portata di tutti i bambini. Lavorando nelle scuole posso invece dire che i bambini si sanno approcciare bene al materiale, con curiosit\u00e0 e voglia di fare. Capiscono che sono loro al centro dell\u2019esperienza, con la loro immaginazione, la voglia di giocare a fare cos\u00ec e anche cos\u00ec, di fermarsi perch\u00e9 forse invece si potrebbe anche fare cos\u00ec. Sono bambini attenti, che si concentrano nel lavoro che stanno facendo.<\/p>\n<p><strong>Facci qualche esempio, raccontaci qualche episodio significativo.<\/strong><br \/>\nPosso raccontarvi l\u2019ultimo episodio in ordine cronologico: ho fatto un atelier sulle Citt\u00e0 invisibili con il gioco Zoe Ci e i bambini avevano 4 anni. Non avevano mai lavorato con la tecnica del frottage (quella, per intenderci, del ricalco delle foglie) ed erano un gruppo di 15 bambini (a casa invece il genitore ha uno, forse due o tre bambini, la situazione \u00e8 molto pi\u00f9 semplice). Per aiutarli ho usato lo scotch di carta per fermare le tavolette e i fogli da frottare, ho mostrato per\u00f2 loro che strumento era nascosto sotto la carta (hanno tenuto in mano le 12 tavolette con 12 texture diverse e le abbiamo analizzate insieme) e ho poi usato uno strumento musicale per guidare il ritmo della loro mano mentre frottavano. Abbiamo fatto un girotondo del frottage e in questo modo tutti i bambini sono riusciti a fare un\u2019esperienza positiva. Dopo aver mostrato loro la magia di come, premendo col colore apparissero dei segni, ecco che i bambini avevano la curiosit\u00e0 di scoprire quanti segni erano nascosti sotto i fogli. E il gioco delle monocromie permetteva l\u2019evidenza di questi segni. Questo per farvi un esempio d\u2019uso, uno dei tanti. Per giocare dando spazio anche al piacere dell\u2019adulto che con i nostri giochi scopre di saper fare cose belle (e non se lo immaginava).<\/p>\n<p><strong>Centro Zaffiria<\/strong><br \/>\nEducazione, gioco, cittadinanza digitale, creativit\u00e0 e partecipazione esplorate con i media. Progetti, laboratori, formazione, passeggiate nel web tra vecchi e nuovi media per educare, partecipare, creare, pensare, giocare.<br \/>\nDi tutto questo si occupa il Centro Zaffiria di Bellaria Igea Marina (RN) che \u00e8 impegnato nell\u2019offerta e nello sviluppo di educazione ai mass media nella scuola e nell\u2019extra-scuola con l\u2019obiettivo di promuovere i diritti dei bambini e la loro partecipazione sociale attraverso l\u2019uso creativo dei media e dell\u2019educazione artistica.<br \/>\nIl centro Zaffiria promuove il convegno nazionale Medi@tando, cura il Centro Alberto Manzi e il progetto di giochi educativi Italiantoy (www.italiantoy.net).<br \/>\nvia Luzzatti 15<br \/>\n47813 Bellaria Igea Marina (RN)<br \/>\ntel. 0541341642<br \/>\n<a href=\"mailto:zaffiria@comune.bellaria-igea-marina.rn.it\">zaffiria@comune.bellaria-igea-marina.rn.it<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.zaffiria.it\">www.zaffiria.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista ad Alessandra Falconi, Centro Zaffiria \u201cTanto meglio sar\u00e0 l\u2019adulto, quanto meglio avr\u00e0 giocato da bambino\u201d.Lo sosteneva Platone e noi ne siamo convinti. 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