{"id":3169,"date":"2024-08-29T11:40:38","date_gmt":"2024-08-29T09:40:38","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3169"},"modified":"2025-09-23T12:30:30","modified_gmt":"2025-09-23T10:30:30","slug":"6-la-tecnologia-come-supporto-della-relazione-il-progetto-roddi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3169","title":{"rendered":"6. La tecnologia come supporto della relazione: il progetto RODDI"},"content":{"rendered":"<p>Intervista a Paolo Meucci, ricercatore, Istituto Nazionale Neurologico \u201cCarlo Besta\u201d, Milano<\/p>\n<p><strong>Chi siete e qual \u00e8 il vostro ambito lavorativo?<br \/>\n<\/strong>Siamo tre ricercatori, Paolo, Ambra e Milda, che all\u2019epoca della progettazione di RODDI, lavoravano per la stessa unit\u00e0 di ricerca, la SOSD Neurologia, Salute Pubblica e Disabilit\u00e0, coordinata da Matilde Leonardi che fa parte della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico \u201cCarlo Besta\u201d di Milano. Il nostro approccio di ricerca e di intervento\/trattamento si basa sul modello biopsicosociale che pone attenzione all\u2019interazione tra l\u2019individuo e l\u2019ambiente. La nostra formazione \u00e8 di base pedagogica e psicologica ma per scrivere questo progetto abbiamo lavorato con diverse figure professionali di altre realt\u00e0. Infatti, criterio fondamentale per la buona riuscita del progetto \u00e8 stata la sinergia tra diverse competenze professionali (medici, psicologi, pedagogisti, ingegneri e designer). Questo ha permesso di integrare la prospettiva strettamente medico-riabilitativa con quella pedagogica.<br \/>\nOggi le nostre strade si sono professionalmente divise anche se porteremo sempre con noi questa esperienza e questo modo di lavorare in \u00e9quipe. Io mi occupo a tempo pieno di autismo, sia in ambito di ricerca che di intervento. Ambra lavora come psicologa presso il Centro sclerosi multipla dell\u2019Istituto, dove si occupa di ideazione, sviluppo, sperimentazione e valutazione di modelli di intervento e presa in carico del paziente affetto da patologia cronica neurologica. Milda si occupa di ricerca e supporto psicologico dei pazienti adulti con tumori cerebrali e dei loro famigliari, da quest\u2019anno sta facendo la Scuola di specializzazione in Psicoterapia della Gestalt.<\/p>\n<p><strong>Da quando avete cominciato a interessarvi a giochi e\/o giocattoli accessibili e cosa vi ha spinto in questa direzione?<\/strong><br \/>\nTutto \u00e8 nato nel 2012 quando ci siamo trovati a predisporre un progetto per il Bando del Ministero della Salute rivolto ai giovani ricercatori. In quel periodo collaboravamo molto con l\u2019Associazione l\u2019Abilit\u00e0 Onlus di Milano che fa del gioco una delle attivit\u00e0 principali dei propri interventi rivolti a bambini con disabilit\u00e0 e alle loro famiglie. Tramite le interazioni che avvengono durante il gioco, i bambini si divertono e hanno l\u2019opportunit\u00e0 di sperimentarsi, di utilizzare funzioni di base (attenzione, memoria, imitazione, discriminazione, relazione tra gli oggetti e problem solving) e capacit\u00e0 pi\u00f9 complesse, arricchendosi e riflettendo sulle proprie idee, i propri pensieri e sentimenti. Inoltre, imparano a entrare empaticamente in contatto con gli altri.<br \/>\nAbbiamo deciso di mettere questo approccio al centro di un progetto di studio per bambini con autismo. Questi bambini sono solitamente inseriti in protocolli riabilitativi intensivi, il gioco pu\u00f2 invece rappresentare un momento di relax e di stacco che, se pensato e gestito adeguatamente, ha il potenziale di aiutarli a crescere, inserendosi in una quotidianit\u00e0 meno sanitaria e pi\u00f9 spontanea, gravando meno sulla loro qualit\u00e0 di vita, restituendo loro il diritto all\u2019infanzia. Tornando alla scrittura del progetto per il Bando, dovevamo organizzare un protocollo di ricerca a partire da questo aspetto.<\/p>\n<p><strong>Tornando ai giochi, quali sono i criteri per capire se un gioco \u00e8 pi\u00f9 o meno accessibile?<\/strong><br \/>\nIn generale non \u00e8 possibile rispondere in modo univoco a questa domanda, ogni bambino, con la propria condizione di salute e il proprio funzionamento, potrebbe richiedere di apportare adattamenti specifici sul giocattolo o sull\u2019attivit\u00e0 di gioco.<br \/>\nNello specifico caso del nostro progetto, considerando l\u2019importanza del gioco e il fatto che i bambini con autismo hanno alcune caratteristiche che possono limitare la loro possibilit\u00e0 di imparare tramite il gioco e di divertirsi durante tale attivit\u00e0, \u00e8 importante modificare o creare dei giochi che possano facilitare l\u2019attivit\u00e0 ludica di questi bambini, ma che cerchino anche di raggiungere l\u2019obiettivo di coinvolgerli in interazioni sintoniche con l\u2019ambiente cos\u00ec da aiutarli a sviluppare e migliorare le loro capacit\u00e0 comunicative e di interazione.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 nel vostro lavoro avete introdotto le tecnologie?<br \/>\n<\/strong>Finora la letteratura scientifica ha dimostrato l\u2019utilit\u00e0 delle tecnologie al fine di creare stimoli stabili e ripetitivi in grado di attirare l\u2019attenzione dei bambini con autismo. Inoltre, ci permette di pensare a un gioco che possa stimolare il bambino attraverso diverse modalit\u00e0 sensoriali, modulate in base alle reazioni che possiamo cogliere nel bambino. In pi\u00f9 volevamo anche valutare se l\u2019utilizzo della tecnologia potesse svolgere un ruolo di facilitatore nelle interazioni tra il bambino e il suo ambiente.<\/p>\n<p><strong>Parliamo allora del progetto RODDI.<\/strong><br \/>\nIl progetto RODDI si \u00e8 focalizzato sullo sviluppo di una piattaforma gioco che possa essere utilizzata nella prospettiva di studiare in maniera multidisciplinare il problema della relazionalit\u00e0 dei bambini affetti da autismo con deficit cognitivi di livello moderato o grave.<br \/>\nNel corso della prima fase di progetto \u00e8 stata sviluppata la piattaforma robotica RODDI. La seconda fase ha previsto il test e l\u2019uso della piattaforma precedentemente ideata all\u2019interno di uno studio case serie longitudinale. Hanno terminato lo studio 9 bambini (8 maschi) dei 19 inizialmente selezionati, di et\u00e0 compresa fra 6 e 10 anni, con diagnosi di autismo e disabilit\u00e0 intellettiva moderata o grave. Per ciascun bambino sono state realizzate due sessioni di gioco in interazione con un\u2019educatrice. Nella prima sessione alla diade bambino-educatrice era richiesto di interagire utilizzando dei giochi tradizionali, mentre nella seconda sessione era richiesto l\u2019utilizzo di RODDI.<br \/>\nLa piattaforma robotica realizzata grazie al progetto RODDI ha permesso di raggiungere, con bambini con autismo e ritardo cognitivo moderato\/grave, i seguenti obiettivi, utili per la gestione e la continuit\u00e0 di un programma abilitativo\/riabilitativo: aggancio del bambino e motivazione al gioco proposto; miglioramento delle performances come l\u2019attenzione sostenuta sul compito; incremento del livello di interazione tra il bambino e la piattaforma che ha facilitato, durante la sessione di gioco, la diminuzione di comportamenti stereotipati.<br \/>\nIl raggiungimento di questi tre obiettivi, attraverso l\u2019utilizzo di un solo prodotto, ha risposto a quanto la letteratura scientifica mette in evidenza rispetto agli scopi primari dell\u2019uso delle nuove tecnologie nel campo dell\u2019autismo.<br \/>\nLa piattaforma, in quanto facilmente riproducibile, pu\u00f2 essere proposta e utilizzata nelle diverse realt\u00e0 che lavorano con bambini con autismo e facilita la strutturazione e la definizione del setting utile allo sviluppo delle abilit\u00e0 del bambino. Il vincolo della piattaforma \u00e8 che pu\u00f2 essere inserita all\u2019interno di contesti strutturati con finalit\u00e0 abilitative o riabilitative e serve una formazione adeguata per il suo utilizzo. Con RODDI per\u00f2 siamo voluti andare oltre. Ci siamo confrontati con una domanda di ricerca ancora sostanzialmente aperta: la capacit\u00e0 di interagire con le persone, da parte del bambino con autismo, migliora? Diversi autori mostrano nei loro studi, attraverso la raccolta di dati qualitativi, che i bambini hanno mostrato interesse verso i robot. La letteratura scientifica in materia sprona per\u00f2 anche verso la raccolta di dati che rispondano a un\u2019altra domanda: \u00e8 possibile che la tecnologia funga da mediatore nella relazione tra il bambino con autismo e altri soggetti? Vengono ipotizzati futuri esperimenti che potrebbero adottare una procedura di analisi in grado di misurare la direzione dello sguardo e le parole o gli enunciati che il bambino con autismo rivolge ai compagni di giochi. Dalle analisi dei dati del progetto RODDI, per rispondere a questa domanda, \u00e8 emerso che nella condizione di gioco con la piattaforma robotica, i bambini producono un numero significativamente minore di enunciati e di sguardi rivolti all\u2019educatrice. Inoltre, in questa condizione, anche le educatrici parlano di meno ai bambini, hanno una ridotta variet\u00e0 lessicale e tendono a usare pi\u00f9 richiami di attenzione per stimolare l\u2019interazione. I risultati dello studio fanno sorgere qualche dubbio sull\u2019effettivo vantaggio dell\u2019uso della tecnologia per stimolare un aspetto fondamentale nella riabilitazione del bambino con autismo: la relazione.<br \/>\nRODDI apre a un uso della tecnologia che supporti ma non sostituisca mai la relazione. Giocando si apprende a socializzare e comunicare in maniera efficace e adeguata sia con i coetanei, sia con gli adulti. Il progetto RODDI ha introdotto elementi utili per mediare al meglio questo apprendimento, tra i bambini con lo spettro autistico e coloro che vogliono crescere e giocare con loro, e questo progetto si pone quindi come un primo passo nella definizione di uno strumento utile per studiare il gioco e l\u2019interazione sociale nei bambini con autismo e moderata o grave disabilit\u00e0 intellettiva.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Paolo Meucci, ricercatore, Istituto Nazionale Neurologico \u201cCarlo Besta\u201d, Milano Chi siete e qual \u00e8 il vostro ambito lavorativo? 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