{"id":3180,"date":"2024-08-29T12:08:56","date_gmt":"2024-08-29T10:08:56","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3180"},"modified":"2025-09-29T11:21:26","modified_gmt":"2025-09-29T09:21:26","slug":"10-silenzio-si-gioca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3180","title":{"rendered":"10. Silenzio, si gioca!"},"content":{"rendered":"<p>di Martina Gerosa con Fabrizio Carucci, Chiara Foschi, Ilaria Galbusera e Onoria Neri<\/p>\n<p>Preparando il piccolo contributo per questa monografia, ho recuperato alcune foto della mia infanzia in cui gioco. \u00c8 veramente emozionante rivedere queste immagini e pensare a quanti e quali giochi abbiano intessuto la trama della mia vita, sia da bambina che da adulta!<br \/>\nRispetto al gioco e alla disabilit\u00e0, a ben rifletterci, personalmente non ho percepito limitazioni di qualche tipo, anzi. Proprio nel gioco, fin da piccola, mi sentivo felice e libera, in grado di esprimermi creativamente. Per esser certa della mia memoria, ho chiesto a mia madre come mi ricorda nei momenti ludici dell\u2019infanzia e mi ha confermato che nel gioco non sono mai stata handicappata. Penso che in fondo i miei genitori per primi non mi abbiano mai vista come svantaggiata, ma semplicemente con un problema superabile grazie a strumenti e accorgimenti, e oltre a vedere il mio deficit hanno sempre saputo valorizzare le risorse che ho dimostrato di avere fin da piccola.<br \/>\nC\u2019erano anche alcuni giochi che \u2013 tramutando quello che sarebbe stato un duro esercizio in divertente esperienza ludica \u2013 mi supportavano nel percorso di apprendimento del linguaggio, come i quartetti e le tombole, permettendomi di estendere il mio vocabolario, visto che per apprendere parole nuove per me l\u2019unico modo era di visualizzarle in forma scritta, esattamente come nel percorso di apprendimento logopedico con i \u201ccartoncini di Martimuma\u201d (in appendice al libro di Paola Magi, Il pianista che ascolta con le dita, Archivio Dedalus Edizioni \u2013 AccaparlantEdizioni \u00e8 il racconto de \u201cI cartoncini di Martimuma\u201d).<br \/>\nNon c\u2019\u00e8 stato gioco che non abbia sperimentato, anche inventando con poco e niente, specialmente nelle lunghe estati trascorse all\u2019aria aperta sui monti.<br \/>\nQuante ore trascorse a giocare a palla contro il muro o con un semplice elastico\u2026 Per una bambina con disabilit\u00e0 uditiva come me, il gioco era davvero lo spazio migliore di espressione in cui cadevano barriere che potevano esserci all\u2019asilo, come poi a scuola, dove dovevo stare costantemente in comunicazione con gli altri, insegnanti e compagni che fossero, principalmente attraverso il canale uditivo, in modo da eseguire i compiti che venivano assegnati quasi sempre a voce\u2026 Meno male che all\u2019asilo potei trascorrere ore e ore a disegnare: il disegno \u00e8 stato infatti il mio primo modo di comunicare.<br \/>\n\u00c8 ci\u00f2 che succede, a ben pensarci, anche ai bambini stranieri nelle classi multietniche di oggi: nel fare giocando, se sussistono difficolt\u00e0 di comunicazione, attraverso i processi imitativi \u2013 cogliendo in particolare i movimenti e le immagini oltre le parole \u2013 ogni ostacolo viene meno.<br \/>\nMi son imbattuta recentemente nel metodo TPR \u2013 Total Phisical Response, messo a punto negli anni \u201970 da James Asher, professore emerito di Psicologia presso la San Jos\u00e9 State University, scoprendo che \u00e8 stato applicato a Milano da Arcangela Mastromarco e altri che hanno riscontrato come i bambini stranieri appena giunti in Italia apprendano la lingua italiana attraverso un approccio multimodale legato non solo alle parole, ma al movimento fisico e agli oggetti, come alle loro immagini.<br \/>\nCredo che in presenza di disabilit\u00e0 uditiva sia la sinestesia, una delle principali caratteristiche di quasi ogni gioco, a rendere il gioco accessibile anche se eventuali parole presenti non arrivano integre alle orecchie. Nel caso dei giochi in scatola tipo i quiz l\u2019essenziale per me era non limitarmi ad ascoltare chi declamava le domande, ma prendere in mano le carte con i quesiti e leggerli!<br \/>\nHo provato a rivolgere la domanda su cosa ricordassero dei loro giochi ad amici che come me hanno vissuto fin da piccoli con una disabilit\u00e0 uditiva.<br \/>\nChiara Foschi mi ha detto: \u201cIo cantavo e ballavo e lo faccio ancora adesso! E giocavo a fare la maestra con le bambole!\u201d. Le ho risposto: \u201cChe meraviglia, tu s\u00ec che andavi oltre ogni barriera! Nel cantare e ballare io invece son sempre stata bloccata\u2026 ma chiss\u00e0 \u2013 mi domando infatti sempre quanto di noi dipenda dai nostri limiti e quanto invece dal nostro modo di essere, dal carattere \u2013 non \u00e8 che io abbia semplicemente preso dal pap\u00e0 che nel ballo \u00e8 sempre stato un po\u2019 un orso? Invece per quanto riguarda il cantare\u2026 beh la mia voce l\u2019ho sempre sentita cos\u00ec strana e diversa e quando ero piccola avevo come la sensazione che uscisse da me con fatica\u2026 figuriamoci allora se cantavo!\u201d. Chiara mi ha risposto: \u201cSono stonatissima ma me ne frego! Ah ah ah! Oppure cantavo e canto in playback!\u201d.<br \/>\nFabrizio Carucci ha scritto: \u201cCon me invece sono stati pi\u00f9 severi. Non mi hanno mai fatto giocare con macchinine e costruzioni in genere (o forse molto raramente), prediligevano giochi da tavolo o comunque che giocassi con qualcuno. In ogni caso mi ricordo pi\u00f9 la mia infanzia studiando che giocando. Ho ripreso a giocare solo da pi\u00f9 grande.<br \/>\nColpita da questa risposta di Fabrizio gli ho domandato: \u201cHai idea del perch\u00e9 non ti facessero giocare con le macchinine e le costruzioni? Io stessa con i Lego e i cubi oltre che con le bambole ho giocato molto\u2026 Il fatto che tu ricordi di aver passato nella tua infanzia pi\u00f9 tempo sui libri e a tavolino con i giochi in scatola non \u00e8 che sia da collegare alla pratica della logopedia che si doveva svolgere in quello stesso modo?\u201d.<br \/>\nMi ha risposto il caro amico: \u201cPu\u00f2 darsi, mia mamma quando vuole raggiungere un obiettivo (anche adesso) fa terra bruciata di tutto il resto. Quindi immagino che lei avesse come obiettivo prioritario, almeno nei primi anni, quello di insegnarmi a parlare e impediva a me e a mia sorella di giocare o perlomeno ci limitava molto. Ovvio che quando andavo all\u2019asilo o a casa di altri potevo tranquillamente giocare. Ma non ho nitidi ricordi di giochi e divertimento da piccolo. Il primo ricordo di gioco \u00e8 di quando eravamo in campagna dove giocavamo a nascondino, moscacieca, casa sull\u2019albero, ma ero gi\u00e0 grandicello, dovevo avere 8-9 anni. E comunque non ho mai potuto giocare a macchinine e tanti altri giochi per bambini, solo giochi da tavolo. Il paradosso \u00e8 che adesso a me piacciono molto le macchinine!\u201d.<br \/>\nIlaria Galbusera ha raccontato: \u201cAnch\u2019io come te non ho avuto grossi limiti e mi ritrovo nelle tue esperienze. Nei giochi di gruppo sono sempre stata una bambina molto competitiva, volevo primeggiare in tutto a dimostrazione che la sordit\u00e0 non \u00e8 un limite e non ti ostacola nel fare qualcosa (ammetto che questo spirito di competizione e di mettermi in gioco non manca tutt\u2019oggi).<br \/>\nRicordo di lezioni di logopedia e di musicoterapia fatte tutte sotto forma di gioco, su per gi\u00f9 fino ai 7\/8 anni, considerando che ero una bambina molto vivace. Quindi la matematica erano i pezzi dei Lego che si sommavano o si sottraevano ad altri, la grammatica era la competizione con mio fratello (a cui devo tanto se sono quella che sono ora) a chi imparava pi\u00f9 parole, l\u2019italiano erano le corse a chi arrivava primo fino a un tabellone, che aveva le taschine e ciascuna era nominata con una lettera dell\u2019alfabeto, in cui bisognava inserire la giusta immagine corrispondente.<br \/>\nCrescendo i giochi non sono mai stati un problema, lo erano invece i cartoni animati che allora non avevano i sottotitoli. La voglia di giocare e di competere poi si \u00e8 tramutata nello sport\u201d.<br \/>\nI libri sono infine un mondo favoloso e insostituibile, in cui moltissimi di noi, bambine e bambini con disabilit\u00e0 uditiva, ci siamo rifugiati per ore e ore per apprendere in modo rilassante e divertente, mentre un\u2019altra amica, Onoria Neri, che \u00e8 ipovedente dalla nascita, ha raccontato di come lei le limitazioni le avesse proprio pi\u00f9 sui libri, preferendo i definiti contorni delle immagini di Braccio di Ferro e della Pimpa a quelle pi\u00f9 confuse di Topolino.<\/p>\n<p class=\"p2\"><strong>A casa di Lorella<br \/>\n<\/strong>Con mia sorella da piccole giocavamo insieme, nel corridoio di casa, a pallavolo.<br \/>\nUsavamo per\u00f2 una strategia che mi permettesse di giocare insieme a lei: usavo dei palloncini di plastica gonfiabili, cos\u00ec non ci facevamo male.<br \/>\nSempre in casa io e lei ballavamo il Rock acrobatico e io facevo la parte dell\u2019uomo. Solo che lei mi faceva fare le volanti. Una volta non mi ha presa in tempo e sono caduta tra i nostri due letti in camera mia, mi sono rotta un dito e ho tenuto un mese di gesso.<br \/>\nLorella<br \/>\nTestimonianza raccolta durante un incontro sul tema del gioco nell\u2019\u00e9quipe del Progetto Calamaio<\/p>\n<p class=\"p2\"><strong>Al ritorno da scuola<br \/>\n<\/strong>Stefania: Io vorrei giocare con te! Ci stai?<br \/>\nPaola: S\u00ec!<br \/>\nStefania: Davvero? A cosa giochiamo?<br \/>\nPaola: Ho un\u2019idea: giochiamo a Tegamini?<br \/>\nStefania: Ok!<br \/>\nPaola: Ma come?<br \/>\nStefania: Aspetta un attimo bisogna che ci organizziamo! Buona domanda, infatti bisogna che ci organizziamo! Non si pu\u00f2 fare subito! Ora tocca a me, ci devo arrivare io da sola, se non ci arrivo io non ci arriva nessuno! Se vuoi giocare con me devi aspettare che mi organizzi, non posso farlo adesso.<br \/>\nPaola: Perch\u00e9?<br \/>\nStefania: \u00c8 troppo difficile! Non me la sento di affrontarlo adesso come se niente fosse ho bisogno di tempo! Devi sapere che se faccio le cose in fretta rischio di fare le cose fatte male e questo non mi va!<br \/>\nSo che tu mi vorresti aiutare! C\u2019\u00e8 una cosa che devo dirti e vorrei dirti a proposto di questo, a proposito del come aiutarmi! Lascia che ti spieghi, se non ti spiego come fai tu a capire bene di cosa ho bisogno! Tu devi ancora crescere almeno quanto me se non di pi\u00f9, a quanto ne so tu sei anche brava e intelligente ma sei ancora piccola, non sei una cima, non sei neanche un indovino, sai cos\u2019\u00e8 che manca a te rispetto a me? La mia esperienza diretta! Tu non sei in carrozza come me! Se c\u2019\u00e9 qualcosa che non capisci, che non ti \u00e8 molto chiaro, se hai qualche dubbio, se non mi lasci parlare\u2026 Gi\u00e0 sono lunga io da sola se no ho paura di perdermi e dopo come faccio se perdo il filo del discorso?!<br \/>\nSorella: Tu non mi hai ancora detto che cosa ti serve per giocare con me!<br \/>\nStefania: mi serve un tavolino!<br \/>\nStefania<br \/>\nTestimonianza raccolta durante un incontro sul tema del gioco nell\u2019\u00e9quipe del Progetto Calamaio<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Martina Gerosa con Fabrizio Carucci, Chiara Foschi, Ilaria Galbusera e Onoria Neri Preparando il piccolo contributo per questa monografia, ho recuperato alcune foto della mia infanzia in cui gioco. \u00c8 veramente emozionante rivedere queste immagini e pensare a quanti e quali giochi abbiano intessuto la trama della mia vita, sia da bambina che da [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3586,3610,3604],"edizioni":[3906],"autori":[3778],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3905],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3180"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3180"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3180\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4661,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3180\/revisions\/4661"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3180"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3180"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3180"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=3180"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=3180"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=3180"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=3180"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=3180"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=3180"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}