{"id":3187,"date":"2024-08-29T12:27:21","date_gmt":"2024-08-29T10:27:21","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3187"},"modified":"2025-09-23T12:37:09","modified_gmt":"2025-09-23T10:37:09","slug":"lettere-al-direttore-risponde-claudio-imprudente-12","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3187","title":{"rendered":"Lettere al direttore"},"content":{"rendered":"<p><strong>Caro Claudio<\/strong>,<br \/>\navrei alcune domande che la timidezza, durante il vostro bellissimo al nostro convegno, mi ha impedito di porvi. Una per Claudio e un\u2019altra per Luca e Tristano!<br \/>\nVorrei sapere se non ci sono momenti in cui pensi che la sfiga prevale sulla sfida e quindi non sia forte la tentazione di mollare tutto\u2026 E a chi dare la colpa di quella sfiga?<br \/>\nE poi mi chiedo\u2026 quale stato d\u2019animo avete voi collaboratori dopo una giornata di lavoro con i disabili?<br \/>\nGrazie mille per questa serata piena di emozioni e di lezioni di vita!<br \/>\nSarei grata di una vostra risposta! Martina<\/p>\n<p>Ciao Martina\u2026<br \/>\nBella domanda! Hai perfettamente ragione, tante volte ho fatto fatica a reagire alla sfiga. Per usare un luogo comune anche io ti dico che tutte le esistenze non sono mai solo rose e fiori. Spesso ci si abbatte.<br \/>\nCi sono delle tappe fondamentali per\u00f2, che se riusciamo a portare a termine, possono aiutarci nel superare questi momenti. Acquisire consapevolezza nei propri mezzi. Costruirsi un\u2019identit\u00e0. Dopo anni ho capito che \u00e8 inutile e dannoso cercare eventuali colpevoli per questa sfiga, perch\u00e9 non ce ne sono, ognuno \u00e8 protagonista della sua esistenza. \u201cIo sono il padrone del mio destino. Io sono il capitano della mia anima\u201d, diceva Nelson Mandela, un leitmotiv che \u00e8 sempre rimasto con me.<br \/>\nQuesta convinzione \u00e8 necessaria nella costruzione della propria identit\u00e0, anche per liberarsi da inutili sensi di colpa.<br \/>\nCredo che ci sia una domanda fondamentale nel percorso di accettazione dei nostri limiti, della consapevolezza di noi stessi. Domanda che tutti si sono fatti, giovani e anziani, disabili e normodotati\u2026 \u201cPerch\u00e9 proprio a me?\u201d.<br \/>\nMi \u00e8 subito venuto in mente il passo del vangelo di Giovanni \u201cPassando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: \u00abRabb\u00ec, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perch\u00e9 egli nascesse cieco?\u00bb. Rispose Ges\u00f9: \u00abN\u00e9 lui ha peccato n\u00e9 i suoi genitori, ma \u00e8 cos\u00ec perch\u00e9 si manifestassero in lui le opere di Dio. Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finch\u00e9 \u00e8 giorno; poi viene la notte, quando nessuno pu\u00f2 pi\u00f9 operare.\u201d (cap. 9, ver. 2-4)<br \/>\nLa mia prima considerazione \u00e8 sulla domanda, dunque sulla causa, sugli eventuali colpevoli della cecit\u00e0 dell\u2019uomo. A Ges\u00f9 viene praticamente chiesto se il deficit derivi dalla colpa\/peccato di qualcuno. La colpa non \u00e8 di nessuno, risponde, spostando l\u2019attenzione sul senso pi\u00f9 che sulla causa. Questa \u00e8 la parte che reputo pi\u00f9 interessante.<br \/>\nUn gesto creativo ed educativo evidente che evita di dare responsabilit\u00e0 oggettive e si concentra sul contesto pi\u00f9 che sulla persona. Questo passaggio \u00e8 stato decisivo nella mia esperienza.<br \/>\nIl concetto \u00e8 ampio e generale e va applicato non solo nell\u2019esperienza delle persone con disabilit\u00e0 ma quando si ha consapevolezza dei propri limiti e delle proprie qualit\u00e0.<br \/>\nPer quanto riguarda invece lo sforzo di una lunga giornata di lavoro\u2026 Direi che vale per tutti i lavori! Tristano e Luca hanno scelto questo mestiere, che a volte pu\u00f2 comportare fatica, rabbia e frustrazione ma che se fatto con passione pu\u00f2 riempirti di soddisfazioni e orgoglio. Anzi, come sottolinea spesso Luca al Centro Documentazione Handicap, la soddisfazione che porta un lavoro ben fatto pu\u00f2 eliminare qualsiasi stress o fatica. Un abbraccio dai bolognesi.<br \/>\nClaudio, Luca e Tristano e buona vita!<\/p>\n<p><strong>Carissimo Claudio<\/strong><br \/>\nsono la mamma di Matteo un ragazzo di 18 anni affetto da encefalopatia epilettica (sindrome di Lennox-Gastaut), il quale frequenta non senza poche difficolt\u00e0 la seconda superiore di Agraria. L\u2019inclusione per lui sembra un miraggio visto che ama abbracciare i compagni e questo \u00e8 motivo<br \/>\ndi disturbo a vista degli insegnanti. Viste le crisi epilettiche poi non pu\u00f2 frequentare la palestra, la serra interna \u00e8 altro motivo di divieto. Allora io mi chiedo: non pu\u00f2 un disabile sognare e vivere libero da pregiudizi?<br \/>\nCordiali saluti, Giancarla<\/p>\n<p>Cara Giancarla,<br \/>\ngrazie per avermi scritto e scusa se rispondo solo ora.<br \/>\nMi confronto spesso con dei genitori come lei, ognuno con la propria esperienza, ognuno con la propria difficolt\u00e0\u2026<br \/>\nQuello che accomuna tutte queste esperienze deve necessariamente essere la forza e la speranza come dici tu di costruire un mondo libero da pregiudizi. Di lavoro ce n\u2019\u00e8 tanto da fare\u2026<br \/>\nValorizzare le qualit\u00e0 di Matteo comporter\u00e0 delle difficolt\u00e0, ma \u00e8 la strada da intraprendere. Quegli stessi abbracci ai compagni che in quel contesto scolastico sono considerati un limite, in altri contesti, dai laboratori alle discipline sportive accessibili, possono diventare risorse.<br \/>\nAlcuni anni fa scrissi un articolo, la storia di un soldatino di plastica con un difetto di fabbrica, con una gamba fatta male. Un soldatino che non riusciva a fare quello che facevano gli altri\u2026<br \/>\nIo da bambino, mentre giocavo, lo osservavo\u2026 In un attimo eravate disposti, in posizione\u2026 ma notavo qualcosa di diverso in te. Continuavo a metterti in piedi, in condizione di combattere. Ma tu continuavi a cadere. Solo allora ho capito.<br \/>\nAvevi un difetto di fabbrica e non potevi rimanere in piedi\u201d.<br \/>\nProprio come me.<br \/>\nLa prima cosa che ho pensato, caro Jack, questo il nome del soldatino nella mia fervida fantasia da pre-adolescente, \u00e8 stata che la tua disabilit\u00e0 portava la pace. Tu potevi essere tante cose, ma sicuramente non saresti mai stato un eroico condottiero.<br \/>\nAvevo due possibilit\u00e0 per te, potevo eliminarti, farti fare il ruolo del morto oppure creare, costruirti un contesto dove potevi valorizzare le tue qualit\u00e0.<br \/>\nNon sto parlando solo di voi soldatini, sto parlando dell\u2019intero mondo della disabilit\u00e0. Possiamo considerarci morti, invisibili, vegetali. Oppure possiamo collaborare per creare una realt\u00e0, un contesto dove poter esaltare le potenzialit\u00e0 e metterle a disposizione nostra e degli altri.<br \/>\nCome potevo valorizzare le tue qualit\u00e0 da soldatino disabile?<br \/>\nDa bravo marine dovevi mettere le tue capacit\u00e0 a disposizione della tua squadra, cos\u00ec ti ho sdraiato con il tuo mitragliatore che puntava un po\u2019 alla rinfusa.<br \/>\nMa non era quello l\u2019importante. Importava cosa vedevi dalla tua prospettiva, cosa potevi sentire.<br \/>\nTi immaginavo cos\u00ec, vicino al suolo, ad ascoltare il rumore e gli odori dei nemici, i passi degli invasori avvicinarsi alla base\u2026 Dalla tua visuale potevi vedere gli spostamenti dei tuoi compagni, avere una visione ampia delle cose e avere la situazione sotto controllo.<br \/>\nSiamo alle solite. Guardare il mondo da un\u2019altra prospettiva rimane la carta vincente per costruire una cultura di pace. Cultura di pace che in fondo non \u00e8 altro che il rispetto e la valorizzazione delle diversit\u00e0, dell\u2019alterit\u00e0, poich\u00e9 la disabilit\u00e0 \u00e8 disarmante.<br \/>\nUn abbraccio e buona vita<br \/>\nClaudio Imprudente<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caro Claudio, avrei alcune domande che la timidezza, durante il vostro bellissimo al nostro convegno, mi ha impedito di porvi. Una per Claudio e un\u2019altra per Luca e Tristano! 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