{"id":3203,"date":"2024-08-29T14:22:49","date_gmt":"2024-08-29T12:22:49","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3203"},"modified":"2025-09-23T12:43:51","modified_gmt":"2025-09-23T10:43:51","slug":"sport-agevoli-il-tennis-in-carrozzina-per-scoprire-nuovi-movimenti-e-momenti-di-se","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3203","title":{"rendered":"Il tennis in carrozzina, per scoprire nuovi movimenti (e momenti) di s\u00e9"},"content":{"rendered":"<p>di Francesca Aggio, animatrice Progetto Calamaio<\/p>\n<p>L\u2019anno scorso mi sono recata insieme alla mia famiglia in vacanza alle isole Mauritius e quando i miei genitori giocavano a tennis io li osservavo. Sul campo, a fianco mamma e pap\u00e0, c\u2019era un uomo che sembrava una statua di bronzo, appena lo vidi rimasi senza fiato e credetti che madre natura avesse donato tutta la perfezione del mondo e dell\u2019universo a lui. Si present\u00f2 come Ivan, era un ex campione di tennis russo che aveva deciso di trasferirsi a vivere in quell\u2019isola.<br \/>\nIvan si occupava anche di insegnare il tennis in carrozzina a chiunque volesse, e da subito mi convinse a provare. Grande gioia e stupore, mi piacque immediatamente.<br \/>\nAppena tonata in Italia, tormentai i miei perch\u00e9 volevo assolutamente continuare e qui la fortuna ci assistette, perch\u00e9 proprio nella mia citt\u00e0 insegnava Alberto Setti, istruttore e responsabile nazionale del tennis in carrozzina. Dovevo per\u00f2<br \/>\nscegliere se continuare il teatro che credevo fosse per me molto importante o iniziare a diventare una sportiva. Volevo mettermi in gioco, provare qualcosa di diverso e dove solo io fossi protagonista. Col tempo capii sempre di pi\u00f9 che mi ero innamorata di questo sport, il tennis mi ha dato la sensazione di libert\u00e0, mi ha permesso di avere una valvola di sfogo, mentre imparo a colpire una pallina non mi sento sotto esame.<br \/>\nSono tranquilla, se sbaglio ripeto l\u2019esercizio e mi entusiasmo alla fine di ogni lezione, perch\u00e9 capisco che il mio corpo ha utilizzato parti che fino a quel momento non solo pensavo di non essere in grado di usare, ma nemmeno di avere. Un esempio potrebbe essere la posizione del mio polso destro che \u00e8 sempre uguale, perch\u00e9 credevo di saperlo usare solo in quel modo, ma quando tengo la racchetta e devo piegare o meno il polso per impugnarla diversamente a seconda se il risultato \u00e8 un dritto o un rovescio, mi accorgo che posso spostarlo come devo. Alberto \u00e8 sicuramente una persona con grandissima capacit\u00e0 professionale, e con tanta pazienza e fiducia. Lui stesso mi dice che ogni venerd\u00ec, con me come con tutti gli altri suoi allievi, \u00e8 un mettersi in gioco insieme, lui insegna, ma nello stesso tempo lui impara. Non mi pone e non si pone limiti, insieme scopriamo. Le sensazioni sono tante e tutte piacevoli, sia fisiche che psicologiche.<br \/>\nCon il tennis sto scoprendo che non si deve mai rinunciare alle cose, ho fatto tanti progressi, ma non solo dal punto di vista sportivo ma soprattutto di crescita personale, perch\u00e9 ero una persona che davanti alla prima difficolt\u00e0 rinunciava, invece ora sto imparando che devo credere un po\u2019 di pi\u00f9 in quello che faccio.<br \/>\nNon devo pensare in modo negativo, ma tutto deve essere uno sprono per crescere personalmente senza temere il giudizio altrui. Le prime volte se c\u2019era solo la mamma a vedermi, non era un problema, ma se veniva anche pap\u00e0, diventavo pi\u00f9 ansiosa, temevo un suo giudizio. Era un comportamento molto infantile, e ora questo sport mi sta aiutando ad avere un mio autocontrollo, mi devo assumere la responsabilit\u00e0 di fare bene o sbagliare, senza mettermi troppo in crisi, ma accettare che non tutto riesco a fare.<br \/>\nConsiglio ultimo: provate il tennis, il divertimento \u00e8 assicurato!<br \/>\nPer rendere pi\u00f9 comprensibile quello che ho voluto condividere con voi, ho preparato delle domande che ho posto ad Alberto, il mio istruttore.<\/p>\n<p><strong>Secondo te a che et\u00e0 si dovrebbe cominciare a giocare a tennis?<\/strong><br \/>\nDiciamo che un\u2019et\u00e0 giusta non esiste, per darti comunque qualche riferimento i bambini mediamente possono iniziare tra i 4 e i 5 anni. Con gli strumenti attualmente utilizzati, racchette corte e leggerissime campi e reti di dimensioni ridotte oltre a palle lente e leggere, alcuni bimbi iniziano addirittura ad apprendere i primi rudimenti attorno ai 2-3 anni. La cosa importante da sapere \u00e8 che proprio l\u2019uso di questi strumenti rende la prima fase di apprendimento molto semplice e poco traumatica per il corpo ancora esile di un bimbo di quell\u2019et\u00e0.<br \/>\nConcludo anche affermando che, chi inizia pi\u00f9 tardi, trova comunque terreno fertile per iniziare uno sport che, aldil\u00e0 del lato agonistico, permette di essere praticato per tutta la vita con grande soddisfazione.<\/p>\n<p><strong>Nella tua carriera da giocatore quali sono stati i risultati che hai ottenuto?<\/strong><br \/>\nPurtroppo non eccelsi. Sono stato classificato in 3\u00b0 categoria nella prima met\u00e0 degli anni \u201980. Ho iniziato proprio nel 1986 invece a intraprendere il percorso dell\u2019insegnamento che, ad oggi, posso affermare mi ha dato molte pi\u00f9 soddisfazioni.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 hai deciso di intraprendere questa avventura con le persone in carrozzina?<\/strong><br \/>\n\u00c8 stata inizialmente una casualit\u00e0. Nei primi anni di insegnamento avevo avuto un ragazzino di nome Fabian Mazzei. Fabian da grande appassionato di sport non si limitava al tennis ma giocava a calcio e sciava. Proprio durante una gara amatoriale di sci ha subito un incidente che gli ha cambiato la vita. La mancanza delle reti di protezione laterali al percorso ha fatto s\u00ec che la sua caduta si sia trasformata in incidente gravissimo, la sua corsa dopo la caduta si \u00e8 purtroppo fermata contro un albero che gli ha spezzato la schiena. A 19 anni, dopo un lungo percorso riabilitativo, Fabian deve accettare l\u2019idea di vivere la sua vita su due ruote invece che su due piedi. Ma lo sport rimane una fiamma viva dentro di lui e inizia, sempre nel nostro centro sportivo, a giocare in carrozzina. In pochi anni diventa il pi\u00f9 forte giocatore d\u2019Italia e la sua carriera di giocatore lo porta ad avere esigenze che la dirigenza di allora non poteva soddisfare, cosa che inevitabilmente ci allontana. Durante un Campionato Italiano giocato a Bologna riprendiamo i contatti e dopo qualche anno di tentennamento nel 2007 mi chiede di diventare il suo Coach. La sfida mi sembrava interessante, dovevo dimostrare a me stesso di essere in grado di ampliare e trasformare le mie conoscenze da insegnante di tennis. La mia curiosit\u00e0 \u00e8 stata inevitabilmente stuzzicata e abbiamo iniziato il nostro percorso che, nel giro di un anno, ha portato Fabian a raggiungere il suo best ranking: n. 18 del mondo. Nei due anni successivi i suoi continui miglioramenti hanno dato grande visibilit\u00e0 al mio lavoro e mi hanno permesso di entrare a far parte del board tecnico della Nazionale di tennis in carrozzina di cui oggi sono Responsabile Tecnico Nazionale.<\/p>\n<p><strong>Avevi avuto gi\u00e0 modo di interagire con persone disabili?<\/strong><br \/>\nS\u00ec, ma di altro tipo. Avevo avuto, nei primi anni di insegnamento, una ragazzina con sindrome di Down, inserita in un gruppo di bimbi. Una bellissima e impegnativissima esperienza che \u00e8 per\u00f2 terminata dopo un anno.<\/p>\n<p><strong>Con che tipo di disabilit\u00e0 lavori?<br \/>\n<\/strong>Solo con quella di tipo fisico. Non ho competenze sulle altre tipologie di disabilit\u00e0 nonostante l\u2019esperienza fatta nei miei primi anni di insegnamento come gi\u00e0 riferito.<\/p>\n<p><strong>Quando hai iniziato a insegnare alle persone con disabilit\u00e0 quali sono state le difficolt\u00e0 che hai incontrato?<\/strong><br \/>\nIo personalmente nessuna. Le difficolt\u00e0 sono soprattutto legate alle barriere architettoniche e al reperimento degli strumenti necessari, le carrozzine sportive. In Italia siamo ancora indietro nello sviluppo dell\u2019accessibilit\u00e0 sia per motivi strutturali, citt\u00e0 vecchie e quindi difficilmente modificabili con i giusti criteri di accessibilit\u00e0, che per motivi culturali, ad esempio la gestione della disabilit\u00e0 con parametri molto diversi da quelli esclusivamente assistenzialisti. Ma il problema non \u00e8 solo di chi non vive a stretto contatto con la disabilit\u00e0 e pensa che le persone disabili debbano vivere in un mondo a parte anzich\u00e9 essere parte del mondo. Ti posso dire che difficolt\u00e0 molto grandi sono invece legate alla mentalit\u00e0 delle persone che gravitano attorno alla persona disabile, te ne indico una su tutte: la scarsa volont\u00e0 di creare indipendenza, autonomia. Il tennis \u00e8 uno sport individuale e responsabilizza molto chi lo pratica, si vince e si perde per proprio merito o demerito, e porta a una grande comprensione di noi stessi. Questa cosa ha un valore enorme per una persona disabile che ha bisogno di appropriarsi o di riappropriarsi della propria autonomia. Purtroppo questo valore estremamente positivo a molti fa paura.<\/p>\n<p><strong>Hai dovuto modificare qualcosa nel tuo metodo di insegnamento?<\/strong><br \/>\nNon molto in realt\u00e0, \u00e8 chiaro che alcuni aspetti fondamentali sono assolutamente diversi e quindi sono dovuto partire proprio da questi, ma il metodo di insegnamento che utilizzo per i normodotati si adatta perfettamente. Provo a chiarire il concetto: \u00e8 evidente che chi gioca muovendosi su due ruote deve risolvere un problema fondamentale che chi si muove su due piedi non deve affrontare, l\u2019uso degli arti superiori per chi gioca in carrozzina ha come obiettivo sia la mobilit\u00e0 sul campo da tennis che la gestione della racchetta per colpire la palla. Serve quindi creare una perfetta sinergia tra i due movimenti in modo che entrambi sviluppino energia e precisione. Bisogna poi considerare che la disabilit\u00e0 fisica \u00e8 estremamente articolata: pensa alla differenza che pu\u00f2 esserci tra chi ha subito l\u2019amputazione di un piede e un tetraplegico o una persona affetta da spina bifida. Quindi, se gi\u00e0 ogni individuo ha caratteristiche proprie che lo rendono differente da tutti gli altri, queste differenze vengono amplificate dalle variabili relative alla disabilit\u00e0 che lo contraddistingue. Il residuo funzionale, quindi la catena muscolare di cui pu\u00f2 disporre, oltre ai fattori nervosi che regolano la motricit\u00e0 sono tutti aspetti da considerare, ma diventa tutto molto semplice se si conoscono i principi basilari che permettono al giocatore di svolgere il compito che \u00e8 chiamato a svolgere sul campo: cio\u00e8 colpire la palla per mandarla dalla parte opposta del campo. \u00c8 chiaro che se prendiamo i grandi campioni come esempio di questo compito pu\u00f2 sembrare (anzi lo \u00e8) tutto molto complicato, visto che la loro capacit\u00e0 di generare energia con grandissima precisione \u00e8 incredibile; bisogna per\u00f2 considerare che ogni gesto tecnico ha una base di partenza che pu\u00f2 essere considerata molto semplice per la stragrande maggioranza delle persone, basta quindi focalizzarsi su questi aspetti tecnici per creare le condizioni che possono portare quindi a ottenere il risultato richiesto. Proprio questa cosa mi ha permesso di utilizzare buona parte della mia struttura metodologica trasferendola e plasmandola sulle necessit\u00e0 delle persone disabili.<\/p>\n<p><strong>Hai seguito delle lezioni o hai semplicemente provato sperimentando un nuovo metodo?<\/strong><br \/>\nCertamente mi sono dovuto documentare, soprattutto sulla parte medica, ma la sperimentazione ha avuto ed ha, ancora tutt\u2019oggi, un ruolo fondamentale. Ogni mio allievo \u00e8 stato vittima di sperimentazione da parte mia. Detto cos\u00ec per\u00f2 non sembra molto bello per cui provo a chiarire cosa intendo: ogni miglioramento che riesco a produrre in un giocatore comporta una variazione nel suo schema tecnico-tattico che, inevitabilmente, mette in evidenza anche aspetti negativi. \u00c8 chiaro che se il lavoro viene svolto correttamente questi aspetti negativi incidono in percentuale minore sulla qualit\u00e0 del gioco, ma sono presenti e vanno osservati perch\u00e9 ci danno spunto sul percorso da intraprendere da quel momento in avanti. Per quel che riguarda il mio rapporto con la disabilit\u00e0 poi \u00e8 stato fondamentale ascoltare e osservare le reazioni che Fabian per primo e tutti gli altri poi hanno durante le lezioni. Ritengo comunque che la cosa pi\u00f9 importante sia avere sensibilit\u00e0 sul movimento in generale, cio\u00e8 percepire ed elaborare i movimenti delle persone che hai di fronte tentando di ricreare su se stessi quelle condizioni che, nel bene e nel male, condizionano il risultato finale per poter evolvere o modificare i riferimenti utilizzati fino a quel momento. Mi sono quindi messo sulla carrozzina sportiva per capire come reagisce ai diversi stimoli il corpo di chi la utilizza, analizzando su me stesso ogni colpo del tennis e ogni spostamento necessario a coprire il campo. Da questa base e analizzando diversi video di match tra i migliori giocatori del mondo ho potuto creare le basi per il mio lavoro su Fabian che \u00e8 stata quindi la mia prima cavia.<\/p>\n<p><strong>C\u2019era qualcosa che ti spaventava?<br \/>\n<\/strong>Sono sincero non mi sono mai posto questa domanda, non perch\u00e9 fossi certo dei miei mezzi ma perch\u00e9 nel lavoro di un tecnico sportivo il fallimento \u00e8 sicuramente l\u2019aspetto pi\u00f9 frustrante e quindi anche quello a cui bisogna abituarsi. Ma come nella prestazione sportiva, anche in quella che offre un tecnico questo aspetto diventa un forte stimolo al lavoro e alla perseveranza, quindi ho solo dedicato le mie energie alla ricerca della soluzione dei problemi che, di volta in volta, dovevo affrontare. Altro motivo per cui non mi sono posto il problema \u00e8 che non ho mai sofferto di quella che potrei chiamare la paura delle differenze. Io ho a che fare con delle persone, con dei giocatori di tennis e il fatto che si muovano su due ruote anzich\u00e9 su due piedi non cambia nulla.<\/p>\n<p><strong>Cosa ti permette di continuare questa esperienza?<\/strong><br \/>\nSicuramente il fatto che mi d\u00e0 forti stimoli. Sono una persona molto curiosa e la mia curiosit\u00e0 viene fortemente stimolata dalla ricerca di soluzioni a problemi che ancora non ho dovuto affrontare.<br \/>\nPer fortuna questo aspetto \u00e8 relativo a entrambi i miei campi d\u2019azione, sia quello con le persone disabili che quello con le persone normodotate. Per sintetizzare: vedere che un mio allievo riesce fare oggi qualcosa in pi\u00f9 di ieri e la sua soddisfazione sono per me fonte di energia incredibili.<\/p>\n<p><strong>Lo rifaresti?<br \/>\n<\/strong>Certamente!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Francesca Aggio, animatrice Progetto Calamaio L\u2019anno scorso mi sono recata insieme alla mia famiglia in vacanza alle isole Mauritius e quando i miei genitori giocavano a tennis io li osservavo. 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