{"id":3256,"date":"2025-06-04T11:47:56","date_gmt":"2025-06-04T09:47:56","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3256"},"modified":"2025-06-05T13:52:41","modified_gmt":"2025-06-05T11:52:41","slug":"8-superare-il-concetto-di-accessibilita-della-natura-lesperienza-della-fondazione-per-lo-sport-silvia-rinaldi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3256","title":{"rendered":"8. Superare il concetto di accessibilit\u00e0 della natura. L&#8217;esperienza della Fondazione per lo sport  Silvia Rinaldi"},"content":{"rendered":"<p><b>di<\/b><b> <\/b><b>Alberto<\/b><b> <\/b><b>Benchimol,<\/b><b> <\/b><b>progettista<\/b><b> <\/b><b>e<\/b><b> <\/b><b><i>fundraiser<\/i><\/b><b><i> <\/i><\/b><b>in<\/b><b> <\/b><b>ambito<\/b><b> <\/b><b>sociale<br \/>\n<\/b><b><\/b>Mi avvicino all\u2019handicap come maestro di sci negli anni \u201980, in Italia non si faceva niente specialmente nello sci. Mi era capitato di andare negli Stati Uniti che erano anni luce avanti all\u2019Italia e avevano tanti programmi per la disabilit\u00e0. Nel 1984 sono diventato maestro di sci e ho iniziato a occuparmi di sci lavorando con gli Istituti Ortopedici Rizzoli. In Trentino feci un corso di specializzazione e oggi sono docente della provincia autonoma di Trento nella formazione dei maestri.<br \/>\nLa mia fondazione si chiama \u201cFondazione per lo sport Silvia Rinaldi Onlus\u201d. Silvia Rinaldi \u00e8 la figlia di uno dei fondatori principali, Giuliano Rinaldi, che \u00e8 deceduta in montagna. In onore della figlia il padre fond\u00f2 uno sci club. Dopo le Olimpiadi di Torino ho visto che la disabilit\u00e0 e lo sci stavano prendendo una grande spinta e ho proposto al padre di creare una fondazione intitolata a Silvia, lui ha acconsentito insieme alla figlia Paola e alla mamma.<br \/>\nLa Fondazione, essendo una Onlus, si occupa di sport per persone con disabilit\u00e0. Ci occupiamo di progetti sportivi con persone disabili e, marginalmente, con ragazzi che hanno disagio sociale. Poi la mia idea \u00e8 stata quella di fare attivit\u00e0 integrate, non limitarci solo a gruppi di persone disabili, ma usare lo sport come strumento di integrazione. Le attivit\u00e0 vengono svolte con tutti i livelli di abilit\u00e0 e anche con ragazzi e adulti non disabili.<\/p>\n<p><strong>In natura non esistono barriere architettoniche insuperabili<br \/>\n<\/strong>Ci troviamo con persone che hanno la disabilit\u00e0 certificata, ma quando ci mettiamo alla prova fisica, come sciare, possono passare tranquillamente avanti a persone non disabili. Per ogni disabilit\u00e0 esiste un livello di prestazione che noi andiamo a scovare, in modo che ogni persona possa stare con gli altri e fare le cose al suo livello. Ognuno ha il suo <i>settore<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>disabilit\u00e0<\/i>, tu puoi essere disabile in montagna rispetto a Simone Moro che scala gli 8000 metri. Io stesso sono disabile a correre rispetto a chi fa i 9\u201990 sui 100 metri. Per non parlare di sportivi con disabilit\u00e0 come Alex Zanardi che dimostrano che con l\u2019allenamento si pu\u00f2 superare qualunque limite.<br \/>\nNoi lavoriamo nell\u2019ambiente naturale, dove non ci sono barriere architettoniche, o meglio, ci sono, ma ci sono altre soluzioni. Uno scalino di 1 metro in montagna pu\u00f2 essere di fianco a uno scalino di 20 cm. Si possono sempre trovare soluzioni in un ambiente aperto. Nella natura si pu\u00f2 scegliere: se faccio trekking, posso scegliere fra vari percorsi, dal facile al pi\u00f9 difficile. Al contrario se una citt\u00e0 ha molte barriere architettoniche, rimane con molte barriere architettoniche e in un certo posto non ci arrivi.<\/p>\n<p><strong>Le attivit\u00e0 della Fondazione<\/strong><\/p>\n<p>Seguiamo un progetto con l\u2019ASL per i disabili adulti con i quali facciamo trekking nei parchi di Bologna: Villa Ghigi, Parco Talon, Parco dei Cedri, Parco dei Ciliegi, Villa Angeletti, Giardini Margherita.<br \/>\nPoi organizziamo anche mini trekking in luoghi dell\u2019Appennino: Monte Sole, Corno alle Scale, Cimone, Lizzano. Andiamo anche al mare d\u2019estate.<br \/>\nCerchiamo percorsi ogni anno un po\u2019 diversi per esplorare il territorio circostante. Non solo l\u2019ambiente riduce le barriere architettoniche, ma l\u2019ambiente ha un valore per se stesso. A parte l\u2019aria pi\u00f9 pulita, il contatto con la natura fa bene ai disabili e ai ragazzi. Lo diceva Konrad Lorenz: senza contatto precoce e continuativo con la natura, la persona non si sviluppa bene.<br \/>\nNoi siamo partiti storicamente con persone non vedenti e siamo partiti con l\u2019attivit\u00e0 sportiva dello sci con persone non vedenti. Poi ci siamo allargati a 360\u00b0, anche a seconda del tipo di richieste che ci arrivano da chi ci contatta, come le famiglie per esempio, che ci prospettano un problema e con cui cerchiamo una soluzione. Ad esempio con l\u2019arrampicata per i non vedenti. Sono un gruppo di 3 ragazzi che hanno iniziato con i nostri corsi, e poi hanno proseguito verso l\u2019agonismo; a quel punto noi non c\u2019entriamo pi\u00f9 perch\u00e9 non ci occupiamo di sport agonistico. Sono le Federazioni che se ne occupano con il Coni e le societ\u00e0 sportive.<br \/>\nPur venendo dallo sport paralimpico, non mi occupo di agonismo, perch\u00e9 poi ci vogliono allenatori.<br \/>\nOltre alle persone non vedenti nel settore dell\u2019arrampicata si \u00e8 aperto il fronte dei bambini con autismo. A Bologna \u00e8 stata aperta la palestra in via del Fonditore, \u201cUrban Clymbing\u201d; l\u2019arrampicata \u00e8 uno sport in ascesa, \u00e8 anche diventata disciplina olimpica, ci sar\u00e0 a Tokyo, non so se \u00e8 gi\u00e0 anche sport paralimpico. A Bologna mancava questa possibilit\u00e0, una palestra di arrampicata. Opportunit\u00e0 anche per i ragazzi con disabilit\u00e0. Essendo in ambiente chiuso non ha gli inconvenienti dello sci come la nebbia e il freddo.<br \/>\nIl trekking lo facciamo con adulti con disabilit\u00e0 psichica e relazionale, a questi si \u00e8 aggiunto un gruppo di ragazzini con la sindrome di Down e da quest\u2019anno un ragazzo sordo. I sordi hanno la sola esigenza di avere a fianco un interprete per il linguaggio dei segni, quindi con noi vengono anche i loro operatori e i loro educatori. Facciamo un progetto con il Comune di Bologna che si chiama \u201cParchi in movimento\u201d, assieme alla UISP. Ogni volta bisogna vedere con che tipo di persone si ha a che fare, non c\u2019\u00e8 uno standard. Bisogno capire le esigenze essenziali, come se c\u2019\u00e8 bisogno di una carrozzina, o se un non vedente ha bisogno della guida.<br \/>\nOltre lo sci facciamo ciclismo; i non vedenti e le persone in carrozzina vanno in tandem o con le handbike. Ci sono anche handbike elettriche e fuoristrada. In passato abbiamo fatto un progetto con l\u2019ex Provincia a Monte Pizzo; la Provincia compr\u00f2 2 carrozzine elettriche che si guidano con un joystick con cui si potevano anche fare le salite, il noleggio di queste due carrozzine era gratuito, ma adesso il progetto \u00e8 finito.<\/p>\n<p><strong>Non creiamo percorsi adattati<\/strong><\/p>\n<p>La natura offre pi\u00f9 alternative ai disabili che non le nostre citt\u00e0. Noi non pensiamo a percorsi creati ad hoc, non andiamo a modificare l\u2019ambiente, primo perch\u00e9 non abbiamo i soldi, secondo perch\u00e9 il disabile deve poter scegliere, non pu\u00f2 essere relegato a un percorso che pu\u00f2 fare solo lui.<br \/>\nOccorre superare l\u2019idea di percorso adattato o open, si va a vedere di volta in volta, cercando di rimuovere gli ostacoli, ma soprattutto cercando di individuare le alternative che offre la natura. Vogliamo anche superare il concetto di accessibilit\u00e0 che \u00e8 perdente, sia per i limiti che ha, sia perch\u00e9 si pone il problema della valutazione su ci\u00f2 che pu\u00f2 o non pu\u00f2 fare la persona disabile. Ci sono trekking in montagna dove persone disabili vanno e persone non disabili non vanno. Ci sono persone con disabilit\u00e0 che vanno sull\u2019Everest e sul K2. Come si fa a dire che un percorso \u00e8 accessibile o meno? Non si tratta tanto di modificare l\u2019ambiente, quindi, ma sono le persone che si organizzano, tenendo conto delle caratteristiche di chi \u00e8 coinvolto.<br \/>\nL\u2019arrampicata in questo senso \u00e8 eccezionale. Ci sono percorsi con varie difficolt\u00e0, e la persona si allena per superare i propri limiti come fanno i normodotati. Non possiamo dire a priori cosa pu\u00f2 fare e dove arriver\u00e0. Bisogna superare quest\u2019idea dell\u2019adattamento dell\u2019ambiente e dei percorsi, oltretutto \u00e8 complicato anche dal punto di vista della manutenzione e le attrezzature finiscono poi per cadere in disuso.<br \/>\nFondazione per lo sport Silvia Rinaldi Onlus<br \/>\nVia San Felice 22, 40122 Bologna<br \/>\n<a href=\"mailto:info@fondazioneperlosport.it\">info@fondazioneperlosport.it<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.fondazioneperlosport.com\/\">http:\/\/www.fondazioneperlosport.com<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alberto Benchimol, progettista e fundraiser in ambito sociale Mi avvicino all\u2019handicap come maestro di sci negli anni \u201980, in Italia non si faceva niente specialmente nello sci. Mi era capitato di andare negli Stati Uniti che erano anni luce avanti all\u2019Italia e avevano tanti programmi per la disabilit\u00e0. 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