{"id":3261,"date":"2025-06-04T11:52:38","date_gmt":"2025-06-04T09:52:38","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3261"},"modified":"2025-06-05T13:53:32","modified_gmt":"2025-06-05T11:53:32","slug":"9-lesperienza-del-cai-se-la-montagna-diventa-terapeutica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3261","title":{"rendered":"9. L&#8217;esperienza del CAI: se la montagna diventa terapeutica"},"content":{"rendered":"<p><b>di<\/b><b> <\/b><b>Giuseppe<\/b><b> <\/b><b>Cavalchi,<\/b><b> <\/b><b>accompagnatore<\/b><b> <\/b><b>di<\/b><b> <\/b><b>Escursionismo<\/b><b> <\/b><b>CAI<\/b><b> <\/b><b>di<\/b><b> <\/b><b>Reggio<\/b><b> <\/b><b>Emilia<\/b><b> <\/b><b>e <\/b><b>membro<\/b><b> <\/b><b>del<\/b><b> <\/b><b>Consiglio<\/b><b> <\/b><b>Direttivo<\/b><b> <\/b><b>del<\/b><b> <\/b><b>CAI<\/b><b> <\/b><b>Emilia-Romagna<\/b><\/p>\n<p><strong>Come \u00e8 nata questa esperienza che ha visto alcuni soci del CAI di Reggio Emilia coinvolgere nelle loro escursioni delle persone con problemi di salute mentale?<\/strong><i><\/i><\/p>\n<p>All\u2019inizio del 2014 abbiamo iniziato un rapporto di collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell\u2019ASL di Reggio Emilia, con frequenti contatti e incontri con gli operatori del servizio. Con loro abbiamo iniziato a costruire questo percorso; loro avevano gi\u00e0 alle spalle una consolidata esperienza decennale in attivit\u00e0 analoghe in cui per\u00f2 erano presenti solo educatori e utenti. Partendo quindi da questa loro esperienza abbiamo cominciato a pensare di organizzare escursioni in cui fossero presenti operatori, utenti e soci del CAI. Le prime escursioni insieme le abbiamo fatte nel settembre del 2014, poi grazie agli stretti rapporti con degli amici del CAI di Bologna abbiamo fatto diverse uscite nel territorio bolognese. La prima escursione si \u00e8 svolta nel Parco di Monteveglio. La possiamo definire il vero battesimo di questa esperienza, abbiamo fatto inoltre un\u2019escursione nel Parco del Contrafforte Pliocenico e anche nel Parco Storico di Monte Sole. Nel panorama italiano, sempre in ambito CAI, ci sono regioni come la Toscana, la Lombardia e il Trentino in cui questo tipo di attivit\u00e0 \u00e8 svolta ed esiste da pi\u00f9 tempo.<\/p>\n<p><strong>Che percorsi avete fatto?<\/strong><i><\/i><\/p>\n<p>Noi con il termine \u201cmontagnaterapia\u201d intendiamo un originale approccio metodologico a carattere terapeutico-riabilitativo e socio-educativo finalizzato alla prevenzione secondaria, alla cura e alla riabilitazione di individui portatori di differenti problematiche, patologie o disabilit\u00e0; questo approccio \u00e8 progettato per svolgersi, attraverso il lavoro sulle dinamiche di gruppo, nell\u2019ambiente culturale, naturale e artificiale della montagna. Proprio per questo puntiamo molto all\u2019inclusione sociale. Normalmente si tratta di escursioni di 4-5 ore di cammino, ma che occupano tutta la giornata, dalla mattina alla sera. Diverse escursioni le abbiamo fatte in territorio bolognese, abbiamo fatto il giro da Zappolino, su fino all\u2019abbazia di Monteveglio, siamo saliti a Monte Adone partendo da Brento, abbiamo fatto un pezzo della via Cassia e anche un\u2019escursione nel Parco Storico di Monte Sole; sono tutti posti per noi facilmente raggiungibili con l\u2019autostrada, molto fruibili e che non presentano delle particolari difficolt\u00e0 escursionistiche pur rimanendo itinerari molto interessanti dal punto di visto storico, paesaggistico e naturalistico. Nella scelta degli itinerari evitiamo escursioni con delle difficolt\u00e0 tecniche, anche se nell\u2019autunno 2015 siamo andati al Corno alle Scale e alcuni sono saliti in cima dai Balzi dell\u2019Ora, un tratto di sentiero attrezzato che presenta gi\u00e0 difficolt\u00e0 maggiori.<br \/>\nLa nostra esperienza, come CAI Reggio Emilia, \u00e8 solamente con le persone con problemi di salute mentale, ci sono per\u00f2 tante iniziative realizzate da altre sezioni CAI che coprono tutte le disabilit\u00e0, fisiche e psichiche. C\u2019\u00e8 un grosso livello di autonomia nelle varie sezioni CAI e ogni realt\u00e0 porta avanti le attivit\u00e0 che riesce a realizzare nel proprio territorio in base ai legami che si costituiscono con le altre realt\u00e0 locali che operano nel settore. Facendo anche parte del Consiglio Direttivo del CAI Emilia Romagna ed essendo il referente in Consiglio della costituenda Commissione Medica, posso riassumere anche altre esperienze analoghe in regione: il CAI di Bologna organizza diverse \u201ccamminate della salute\u201d, la sezione di Parma svolge anche lei da anni un\u2019intensa attivit\u00e0 di montagnaterapia, ci sono esperienze in Romagna di attivit\u00e0 di speleologia, in grotta quindi, con persone con disabilit\u00e0 fisiche. Come CAI Emilia Romagna cercheremo di mettere il pi\u00f9 possibile in contatto queste esperienze cos\u00ec che possano anche essere prese come esempio da altre sezioni in regione.<\/p>\n<p><strong>L\u2019esperienza del CAI di Reggio Emilia si caratterizza rispetto alle altre sezioni?<\/strong><i><\/i><\/p>\n<p>L\u2019esperienza di Reggio Emilia \u00e8 un po\u2019 particolare perch\u00e9 siamo riusciti a mescolare utenti, operatori e soci CAI; \u00e8 proprio questo che ci distingue rispetto a tante altre realt\u00e0 che normalmente realizzano iniziative specifiche riservate ai soli utenti. All\u2019interno di tutte le nostre attivit\u00e0 abbiamo programmato almeno un\u2019escursione al mese alla quale possono partecipare tutti.<br \/>\nLa fascia degli utenti va dai 35 ai 50 anni e finora non abbiamo mai avuto alcun inconveniente. Le difficolt\u00e0 che incontrano gli utenti non sono soltanto di carattere fisico o tecnico, ma spesso sono difficolt\u00e0 diverse: non tanto difficolt\u00e0 durante il percorso, dove di solito i problemi sono legati alla stanchezza fisica, quanto, per esempio, lo stare fuori di casa cos\u00ec a lungo, dalla mattina alla sera, o durante gli eventuali spostamenti in pullman, lo stare chiusi per varie ore in uno spazio stretto.<\/p>\n<p><strong>Avete incontrato delle difficolt\u00e0, come era il clima nel gruppo?<\/strong><i><\/i><\/p>\n<p>Le prime volte noi accompagnatori ci siamo chiesti come comportarci, l\u2019atteggiamento che abbiamo avuto \u00e8 stato quello di osservare ci\u00f2 che facevano gli operatori confidando sulla loro esperienza. E cos\u00ec abbiamo fatto le volte successive. Dopo ormai due anni oserei quasi dire che non abbiamo fatto nulla, la nostra presenza la definirei quasi una presenza-assenza, nel senso che ci siamo, siamo vigili sia per le eventuali difficolt\u00e0 lungo il sentiero sia per cogliere i normali momenti di stanchezza o difficolt\u00e0, ma cerchiamo sempre di intervenire il meno possibile lasciando quindi una maggior libert\u00e0 alle dinamiche di gruppo. L\u2019atmosfera \u00e8 quella di un gruppo di amici che va a camminare, si chiacchiera e si scherza in compagnia, non c\u2019\u00e8 mai stato bisogno di un intervento particolare. Ci si conforta durante la salita, ci si congratula quando si arriva in cima o si supera un pezzo di sentiero difficile, tutto quello che si fa andando in montagna, compreso condividere una fetta di salame o un pezzo di formaggio. Questa esperienza ha dato tanto anche a noi accompagnatori, nel confrontarci con una realt\u00e0 diversa, nello scoprire che si possono fare cose molto belle con poco. Per noi \u00e8 quasi pi\u00f9 impegnativa l\u2019organizzazione dell\u2019escursione che non l\u2019escursione vera e propria; questo perch\u00e9 la scelta dell\u2019itinerario, dei tempi e delle pause \u00e8 importante per la riuscita dell\u2019escursione.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 si parla di montagnaterapia?<\/strong><i><\/i><\/p>\n<p>Il benessere che si prova andando in montagna \u00e8 per tutti, utenti e non. Si tratta di socializzare, di stare all\u2019aria aperta, di cercare di portare a casa sensazioni positive, di sentirsi soddisfatti per aver superato una difficolt\u00e0. Queste sensazioni positive che abbiamo andando in montagna ce le portiamo a casa e, per un po\u2019 di tempo, le possiamo utilizzare nella vita di tutti i giorni. L\u2019effetto benefico della montagna e delle escursioni in montagna riguarda proprio tutti.<br \/>\nFinora abbiamo parlato di salute mentale, ma lo stesso discorso si pu\u00f2 fare per le disabilit\u00e0 fisiche. Ci sono numerosi esempi di persone che, ad esempio, arrampicano con alti gradi di difficolt\u00e0 e che hanno anche grossi handicap fisici, magari perch\u00e9 hanno un arto solo o entrambi gli arti amputati. Noi, nella nostra attivit\u00e0 di montagnaterapia, cerchiamo di beneficiare dell\u2019ambiente della montagna e del contatto della natura, non cerchiamo l\u2019estremizzazione del gesto atletico o l\u2019agonismo. Ci interessa il beneficio che viene dal semplice camminare, dallo stare in mezzo alla natura, dall\u2019entrare in un bosco, dallo stare all\u2019aria aperta, dal godere di un bel panorama, ma soprattutto socializzare; a quest\u2019ultimo aspetto ci teniamo particolarmente. Anche per questo le nostre escursioni non presentano particolari difficolt\u00e0: se si aumentano la difficolt\u00e0 delle escursioni, automaticamente si riduce il numero di partecipanti, quindi il gruppo diventa piccolo.<br \/>\nL\u2019importante \u00e8 scegliere attivit\u00e0 che siano accessibili. Una delle cose su quali noi stiamo attenti \u00e8 riportare delle esperienze positive, quindi l\u2019obiettivo, la cima, deve essere raggiungibile, la difficolt\u00e0 superabile. L\u2019esperienza positiva avuta in montagna la possiamo cos\u00ec riportare nel mondo reale quando si torna a casa. Tra i nostri futuri progetti c\u2019\u00e8 un\u2019escursione che preveda di passare la notte in rifugio. Anche questa \u00e8 un\u2019altra difficolt\u00e0 da superare: stare fuori di casa, dormire con degli altri, non avere bisogno della propria intimit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Che cos\u2019\u00e8 il Bi-decalogo del CAI e perch\u00e9 questa vocazione sociale della tua associazione?<\/strong><i><\/i><\/p>\n<p>Come disse Annibale Salsa, ex Presidente Generale del CAI, \u201cil Bi-decalogo \u00e8 un codice di auto-regolamentazione, un\u2019obbligazione morale che i soci del CAI si impegnano a contrarre in rapporto al comportamento da tenere nei confronti dell\u2019ambiente e dei territori montani\u201d. Ad esempio, nel Bi-decalogo si parla di incentivare il pi\u00f9 possibile l\u2019uso dei mezzi pubblici o di mezzi di gruppo, il che vuol dire frequentare la montagna con pullman o ancor meglio con mezzi pubblici, l\u2019esperienza del CAI di Bologna con l\u2019iniziativa \u201cTreno-Trekking\u201d \u00e8 la perfetta sintesi di questo concetto. Rispetto dell\u2019ambiente e frequentazione della montagna, queste due cose devono viaggiare assieme.<br \/>\nIl CAI ha una vocazione sociale perch\u00e9 \u00e8 nel sociale, ogni anno nuove persone si avvicinano alla montagna e si avvicinano in modo diverso perch\u00e9 la societ\u00e0 cambia e non possiamo pensare che la societ\u00e0 non influenzi il nostro andare in montagna. L\u2019indimenticato Renato Casarotto, l\u2019alpinista vicentino scomparso sul K2 nel 1986, disse \u201cil mio zaino non \u00e8 solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male\u201d. Nel portare noi stessi nella zaino, portiamo in montagna la societ\u00e0 in cui viviamo, credo per\u00f2 che come CAI possiamo anche aiutare a rendere possibile il percorso inverso, portare nella societ\u00e0 un po\u2019 di montagna. Lungo i sentieri ci si saluta, un ciao e un sorriso non si negano a nessuno, in rifugio si condivide la tavola in cui si mangia e spesso la camerata in cui si dorme. In montagna ci si chiama per nome, non esistono pi\u00f9 certe barriere che spesso, per convenzione, esistono nella vita di tutti i giorni. Credo che questo ruolo sociale il CAI lo debba avere sino in fondo cercando di far s\u00ec che il suo credo e la montagna possano influenzare la societ\u00e0 e non solo viceversa. Per quanto riguarda la montagnaterapia, due anni fa c\u2019\u00e8 stato il convegno nazionale in Sardegna, c\u2019erano circa 130 persone a camminare, con vari livelli di disabilit\u00e0. Quest\u2019anno il convegno nazionale \u00e8 appena terminato e si \u00e8 svolto a Pordenone. Sono numeri importanti, su cui dovremmo tutti noi riflettere. Di montagnaterapia ha parlato anche il Presidente Generale Vincenzo Torti al Congresso Nazionale degli Accompagnatori di Escursionismo che si \u00e8 svolto a Siena i primi di novembre. L\u2019attenzione del CAI a queste tematiche sta crescendo sempre di pi\u00f9, nonostante qualche difficolt\u00e0 di carattere burocratico da gestire; proprio perch\u00e9 la societ\u00e0 sta cambiando non ci possiamo dimenticare che purtroppo sono in aumento le persone che hanno difficolt\u00e0 di vario tipo, a questo effetto sociale bisogna in qualche modo dare una risposta. Non \u00e8 necessariamente qualcosa dovuto all\u2019et\u00e0 media della popolazione che avanza, perch\u00e9 la popolazione \u00e8 in media pi\u00f9 sana rispetto al passato, per\u00f2 le persone in difficolt\u00e0 sono in aumento esponenziale, sia se guardiamo le disabilit\u00e0 fisiche, dovute a incidenti stradali per esempio, sia le disabilit\u00e0 di carattere psichico, dovute all\u2019aumentato consumo di psicofarmaci per esempio. Quindi il CAI non pu\u00f2 non tener conto di questo. Poi \u00e8 difficile riuscire a gestire questi progetti, ci vuole un gruppo di persone disponibili a portarlo avanti, perch\u00e9 le barriere ci sono. Credo per\u00f2 che il CAI, visti anche i riscontri positivi dell\u2019attivit\u00e0 di montagnaterapia, non possa rinunciare a svolgere anche un compito sociale, specialmente in quest\u2019ambito.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giuseppe Cavalchi, accompagnatore di Escursionismo CAI di Reggio Emilia e membro del Consiglio Direttivo del CAI Emilia-Romagna Come \u00e8 nata questa esperienza che ha visto alcuni soci del CAI di Reggio Emilia coinvolgere nelle loro escursioni delle persone con problemi di salute mentale? 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