{"id":3295,"date":"2025-06-05T11:09:38","date_gmt":"2025-06-05T09:09:38","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3295"},"modified":"2025-06-16T10:59:25","modified_gmt":"2025-06-16T08:59:25","slug":"lettere-al-direttore-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3295","title":{"rendered":"Lettere al direttore"},"content":{"rendered":"<p><strong>Risponde Claudio Imprudente<\/strong><\/p>\n<p>Un intellettuale del nostro tempo, forse l\u2019ultimo intellettuale del nostro tempo. \u00c8 cos\u00ec che descriverei il professore Alain Goussot, di origine belga, docente di Pedagogia Speciale all\u2019Universit\u00e0 di Bologna, scomparso lo scorso marzo.<br \/>\nUn caro amico, oltre che un collega, che vale la pena ricordare con le debite parole e senza reticenze. Perch\u00e9 Alain, nel suo campo, quello dell\u2019Educazione e della Pedagogia ma anche della Psicologia e dell\u2019Antropologia ha lasciato il segno. Il segno del sapere, gettando importanti basi per nuove ricerche e il segno della persona, attenta, anzi di pi\u00f9, curiosa, anche su quello che non condivideva del tutto. Ateo convinto, Alain non ha infatti mai smesso di interessarsi alla religione, o meglio, alle religioni, e le ha messe in pratica tutte, capace di mettersi in gioco nel profondo e ponendosi sempre dalla parte dei pi\u00f9 deboli.<br \/>\nLa diversit\u00e0, a partire da ci\u00f2 che anche per lui si palesava come alieno e distante, \u00e8 sempre stata una sfida, l\u2019occasione per andare oltre e destrutturare i meccanismi incorporati nella societ\u00e0 e nelle nostre percezioni umane fino a ribaltarle in una nuova dimensione etico-politica.<br \/>\nAttivo tra i ricercatori dei cosiddetti <i>Disabilty Studies <\/i>Alain si \u00e8 dunque occupato da vicino della disabilit\u00e0, concentrando la sua riflessione in particolare sugli aspetti legati all\u2019adultit\u00e0, al rapporto tra la disabilit\u00e0 e le altre discipline in un\u2019ottica transculturale fino a sottolineare, negli ultimi anni, come il passaggio tra i termini <i>integrazione <\/i>e <i>inclusione <\/i>nella Scuola si \u00e8 negativamente autoridotto nelle stigmatizzazioni dei BES (Bisogni Educativi Speciali). \u201cSulla questione dell\u2019inclusione \u2013 scrive Alain su un articolo uscito su <i>La letteratura e noi <\/i>\u2013 occorre confrontarsi e chiarire meglio di cosa stiamo parlando. Per anni si \u00e8 parlato di integrazione, in particolare in riferimento all\u2019integrazione scolastica e sociale degli alunni con disabilit\u00e0.<br \/>\nSi diceva che fosse importante creare delle opportunit\u00e0 e delle situazioni educative e formative in grado di rimuovere barriere e ostacoli. Poi da alcuni anni si \u00e8 cominciato a parlare d\u2019inclusione, precisando che si voleva sottolineare che il cambiamento non poteva essere a senso unico ma reciproco (soggetto e ambiente). Ma sorge un dubbio: se il concetto d\u2019inclusione \u00e8 strettamente connesso agli indirizzi proposti sui cosiddetti BES, e si muove nella direzione del differenzialismo, allora cosa vuol dire includere?\u201d.<br \/>\nDifficile, se non impossibile, non aprire un dibattito dopo una domanda di Alain o leggendo le sue numerose pubblicazioni.<br \/>\nTra queste ce n\u2019\u00e8 una che mi \u00e8 particolarmente cara, <i>Il disabile adulto <\/i>[Maggioli editore, 2009], in cui Alain sottolinea come l\u2019entrata nella societ\u00e0 della persona con disabilit\u00e0 dopo l\u2019uscita dal contesto scolastico porti con s\u00e9 una rivoluzione sociale intrinseca che chiama in causa l\u2019altro ma anche una responsabilit\u00e0 del singolo perch\u00e9 \u201cvivere \u00e8 l\u2019adattamento passivo di chi rinuncia a esistere, mentre esistere implica la scelta e va nel senso di una integrazione attiva nella realt\u00e0\u201d.<br \/>\n\u00c8 accaduto lo stesso con altri temi, che sempre hanno preso voce a partire da un vero e proprio <i>chiodo fisso <\/i>del Professore: l\u2019ideologia della diversit\u00e0.<br \/>\nL\u2019idea cio\u00e8 che si debba sempre \u201ccercare la diversit\u00e0 dell\u2019altro anche in termini positivi\u201d. Tornare all\u2019uguaglianza, questo chiedeva Alain, vedere l\u2019altro come <i>altro<\/i><i> <\/i><i>io<\/i><i> <\/i>ma diverso da me. Partendo dalle similitudini accettare le differenze.<br \/>\nPerch\u00e9 le differenze stanno insieme, e insieme, in quanto tali, non creano pi\u00f9 n\u00e9 separazione n\u00e9 scissione.<br \/>\nIn questa rubrica ho il piacere di condividere con voi alcuni stralci di una corrispondenza avuta con suo figlio Enrico.<\/p>\n<p><b>Carissimo<\/b><b> <\/b><b>Claudio,<br \/>\n<\/b><b><\/b>mi chiamo Enrico e sono il figlio di Alain. Volevo ringraziarti per le parole che hai usato per omaggiare mio padre, il tuo amico e compagno di tante battaglie. Sto rimanendo colpito da tutti i messaggi che ancora oggi, a distanza di quasi sei mesi, sto ricevendo dai suoi studenti e dai suoi colleghi. Sono stato malissimo a seguito della sua morte, un evento dirompente, improvviso e traumatico che ha squarciato la nostra vita familiare.<br \/>\nNon riesco ancora a realizzare che lui se ne sia andato, tante e troppe cose sono rimaste in sospeso da quella notte tanto oscura quando lo abbiamo trovato per terra senza vita. Spesso me lo vedo sbucare dal suo studio di casa ma poi mi accorgo che la sua scrivania oramai \u00e8 vuota perch\u00e9 lui se n\u2019\u00e8 andato davvero.<br \/>\n\u00c8 stato un pap\u00e0 straordinario, mi ricordo che da ateo ci accompagnava al catechismo. Ci ha lasciati liberi di intraprendere ciascuno la propria strada. Ricordo bene il giorno in cui mio fratello gemello gli ha detto di voler entrare in seminario e lui con gioia gli ha semplicemente risposto di essere contento.<br \/>\nUltimamente forse si stava ponendo tante domande sul senso della vita, l\u2019ultima cosa che ha fatto prima di morire \u00e8 stata guardare la via crucis di Papa Francesco. Con questo ha salutato il mondo.<br \/>\nSono certo che nel tragitto dalla sua camera alla cucina, dove \u00e8 morto, ha fatto un incontro speciale, ha visto Dio.<br \/>\nCome professore non era un accademico ordinario, aveva qualcosa che lo rendeva unico e speciale. Non ho mai incontrato nella mia vita una persona con la sete di cultura che aveva il Babbo.<br \/>\nCercher\u00f2 di portare in ogni dove il suo pensiero e spero che anche a livello accademico non venga dimenticato, perch\u00e9 lo merita.<br \/>\nIo far\u00f2 di tutto perch\u00e9 ci\u00f2 non avvenga. Ti abbraccio forte e ti ringrazio di cuore.<br \/>\nFraternamente<br \/>\nEnrico<\/p>\n<p><b> Caro<\/b><b> <\/b><b>Enrico,<br \/>\n<\/b><b><\/b>innanzitutto grazie a te per aver trovato le parole per scrivermi, sono sincero: non credo che noi due ci siamo mai incontrati e la perdita del tuo pap\u00e0 ritenevo che fosse prima di tutto un evento da vivere tra voi familiari e poi mi dicevo \u201cforse un giorno avremo modi di vederci\u201d\u2026 invece mi hai scritto tu per primo. Grazie!<br \/>\nIn questi giorni ripensavo a trovare le parole per scriverti, a un segno con il quale vorrei assicurarti che non potr\u00f2 dimenticare mai una persona come Alain, cos\u00ec come vorrei anch\u2019io che a livello accademico rimanesse sempre traccia di tutto quel gran lavoro che \u00e8 stato fatto da tuo padre\u2026 Invece vorrei raccontarti alcuni piccoli particolari che mi tornano in mente quando penso ad Alain come uomo, oltre che come professore, ai pranzi consumati insieme in un bar davanti alla Facolt\u00e0 di Cesena mentre si discuteva e lui aveva sempre un mare di idee, mi chiedevo spesso chi era intorno a lui come facesse a seguirlo in tutto, o come non ricordare il suo accento, era inconfondibile al telefono come in una sala conferenze!<br \/>\nSono rimasto molto colpito dalla lettera che hai scritto in occasione di una giornata alla Facolt\u00e0 di Scienze della Formazione, l\u20198 aprile a cui non hai potuto partecipare, in cui ti rivolgevi a tutti gli studenti che avrebbero dovuto sostenere l\u2019esame di Alain.<br \/>\nTi ringrazio ancora e ti auguro Buona Vita, a presto.<br \/>\nClaudio<\/p>\n<p><b>Carissimo<\/b><b> <\/b><b>Claudio,<br \/>\n<\/b><b><\/b>il Babbo ha sempre parlato molto di te, io ti conosco grazie ai suoi racconti. Gli si illuminavano sempre gli occhi!<br \/>\nVorrei poterlo avere ancora qui, \u00e8 andato via troppo presto, io ho ancora bisogno di lui!<br \/>\nMa nella fede cerco di vivere questa attesa di rivederlo, consapevole di non poter cogliere ora il mistero della morte.<br \/>\nTi abbraccio tanto fraternamente e spero che un giorno ci possiamo incontrare dal vivo perch\u00e9 vorrei abbracciarti.<br \/>\nA presto<br \/>\nEnrico<\/p>\n<p>Scorrendo ancora una volta le riflessioni di Enrico penso a come la radice della parola cultura sia tutt\u2019uno con quella del verbo latino <i>c\u00f2lere<\/i>, \u201ccoltivare\u201d. Alain \u00e8 stato un grande coltivatore, di intelligenze ma soprattutto di punti di vista. Lui, che il Cristianesimo l\u2019ha messo in pratica pur conservando la sua laicit\u00e0, ha lasciato che l\u2019espressione dei suoi figli potesse dirsi libera. Un esempio di inclusione agita e non solo teorizzata, preziosa e indimenticabile per tutti noi.<br \/>\nBeh, che dire Enrico, spero veramente di conoscerti personalmente il prima possibile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Risponde Claudio Imprudente Un intellettuale del nostro tempo, forse l\u2019ultimo intellettuale del nostro tempo. \u00c8 cos\u00ec che descriverei il professore Alain Goussot, di origine belga, docente di Pedagogia Speciale all\u2019Universit\u00e0 di Bologna, scomparso lo scorso marzo. Un caro amico, oltre che un collega, che vale la pena ricordare con le debite parole e senza reticenze. 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