{"id":3303,"date":"2025-06-05T11:32:35","date_gmt":"2025-06-05T09:32:35","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3303"},"modified":"2025-06-16T11:29:06","modified_gmt":"2025-06-16T09:29:06","slug":"jonas-burgert-cio-che-potrebbe-essere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3303","title":{"rendered":"Jonas Burgert: ci\u00f2 che potrebbe essere"},"content":{"rendered":"<p>di Roberto Parmeggiani<\/p>\n<p>Un artista contemporaneo che dipinge, che dipinge grandi tele a olio e che riflette sul rapporto tra illusione e fisicit\u00e0 non poteva essere cresciuto se non a Berlino, tra il prima e il dopo che vede nella caduta del muro il suo spartiacque. Un artista in bilico, quindi, continuamente in trattativa tra ci\u00f2 che vediamo da una parte del muro e ci\u00f2 che inventiamo che ci sia dall\u2019altra; tra ci\u00f2 che posso toccare e ci\u00f2 che posso sentire, sia esso reale o inventato.<br \/>\nLa riflessione che sta alla base dell\u2019opera artistica di Jonas Burgert prende spunto da tutto ci\u00f2 e in particolare dall\u2019indagare quel desiderio dell\u2019umanit\u00e0 di trovare un significato alla vita al di l\u00e0 della fisicit\u00e0. Da sempre questo bisogno ha portato l\u2019uomo a percorre il limite tra reale e immaginario, tra quello che \u00e8 visibile e quello che invece non si vede ma che \u00e8 altrettanto reale, almeno nella nostra mente.<br \/>\n\u201cLe mie illustrazioni esprimono ci\u00f2 che potrebbe essere\u201d, dice. Un reale possibile, quindi, non fisicamente percepibile ma che influenza il nostro essere e le nostre scelte in modo talvolta vincolante. La creazione di eroi, dei, figure mitiche, religioni sono il desiderio di andare oltre, di spiegare o di trovare un senso a quella parte di esperienza umana ancora misteriosa, nel modo pi\u00f9 ampio possibile e che conviva pacificamente con il razionale che crede vero solo ci\u00f2 che vede.<br \/>\nEcco allora che trovano senso i colori fosforescenti al fianco di creature mitologiche o fiabesche rappresentati come dipinti classici, grandi raffigurazioni quattrocentesche. I riferimenti alla pittura rinascimentale e fiamminga sono espliciti come la relazione con le teorie psicoanalitiche di Freud che si mischiano con riferimenti diretti alla cultura pop contemporanea.<br \/>\nUno degli aspetti pi\u00f9 interessanti delle opere di Burgert \u00e8 il fatto che, a un primo e veloce sguardo, allo spettatore pare di riconoscere quelle scene. Ha la sensazione di avere tutto sotto controllo. Questo, probabilmente, \u00e8 la risposta inconscia che abbiamo di fronte a qualcosa che armonizza uno stile del passato con una finzione tipica del contemporaneo; un\u2019immagine realizzata secondo canoni estetici ormai interiorizzati insieme a una comunicazione mediatica. \u00c8 in fondo una rappresentazione di ci\u00f2 che ci succede quotidianamente, come se nella immensa quantit\u00e0 di stimoli che riceviamo ogni giorno e che ci restituiscono una confusione apparentemente ordinata, le immagini del pittore tedesco ci rassicurassero perch\u00e9, pur nella loro ricchezza di particolari, non ci appaiono estranee pur essendolo.<br \/>\n\u00c8 un grande racconto dell\u2019umano, in cui vengono rappresentate le infinite sfaccettature dell\u2019essere. Le opere di Burgert restituiscono alla nostra coscienza quello che il nostro inconscio vuole celare, svelano alla nostra mente quello che la nostra stessa mente tende a definire onirico. Se dovessi fare un parallelo letterario, penserei alla <i>Divina Commedia <\/i>di Dante, capace di raccontare la societ\u00e0 civile e la struttura umana del suo tempo attraverso immagini allegoriche ma con un linguaggio che potremmo definire pop, contemporaneo e accessibile alla maggior parte della popolazione.<br \/>\nCome Dante, anche il pittore berlinese, interpreta un sentimento, il proprio personale punto di vista che grazie al mezzo artistico diventa universale. La presentazione di una visione molto personale, altrimenti falsa, che deve essere rappresentativa per\u00f2 della situazione del genere umano, un ponte, potremmo dire, tra l\u2019individuale e l\u2019universale.<br \/>\n\u201cL\u2019atto del dipingere \u00e8 estremamente intimo. \u00c8 come se presentassi la tua anima su un vassoio\u201d. Ecco che l\u2019intimit\u00e0 e l\u2019onest\u00e0 della proposta sono parti essenziali dell\u2019opera del pittore berlinese che, non avendo paura di rendersi vulnerabile, riesce a rappresentare le fragilit\u00e0 umane: come in uno spettacolo teatrale ricco di colori e forme, tra fantasia e sogno ci conduce in un viaggio dentro e fuori, qui e oltre, tra certezze e desideri. C\u2019\u00e8 infine un altro paradosso interessante nei dipinti di Jonas Burgert e ha a che fare ancora con l\u2019apparenza. Le pitture, infatti, a un primo sguardo appaiono molto decorate, ricche di orpelli, di abbellimenti. Questi elementi distraggono lo spettatore dal contenuto reale dell\u2019opera e dalla tragedia spesso raccontata. Appare tutto piacevole anche quando, andando un po\u2019 oltre, di piacevole c\u2019\u00e8 ben poco. Ma non \u00e8 forse questo ci\u00f2 che succede anche nella vita reale? Ci ritroviamo accerchiati da inutili decori che non fanno altro che intrattenerci, distraendoci dal contenuto, nascondendo le domande essenziali dell\u2019esistere. Peccato o per fortuna, le questioni fondamentali rimangono e, quando abbassiamo le difese, riemergono, nel buio della notte, portate per mano dal dolore, nel mondo libero dei sogni o, chiss\u00e0, di fronte a un dipinto.<br \/>\nLa ricchezza artistica di Jonas Burgert, forte e coraggioso a tal punto da esporre le sue insicurezze per avviare un dialogo con lo spettatore, \u00e8 nella sua capacit\u00e0 di interpretare l\u2019odierno restituendoci un\u2019immagine di noi attraverso la quale fare un passo di coscienza. L\u2019arte \u00e8 l\u00ec per essere consumata dalla societ\u00e0. E se ci provocher\u00e0 un\u2019indigestione avr\u00e0 comunque svolto il suo compito.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Roberto Parmeggiani Un artista contemporaneo che dipinge, che dipinge grandi tele a olio e che riflette sul rapporto tra illusione e fisicit\u00e0 non poteva essere cresciuto se non a Berlino, tra il prima e il dopo che vede nella caduta del muro il suo spartiacque. 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