{"id":3347,"date":"2025-06-10T10:25:51","date_gmt":"2025-06-10T08:25:51","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3347"},"modified":"2025-09-29T13:01:05","modified_gmt":"2025-09-29T11:01:05","slug":"2-i-fab-four","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3347","title":{"rendered":"2. I Fab Four"},"content":{"rendered":"<p><b>Le<\/b><b> <\/b><b>origini<\/b><b> <\/b><b>del<\/b><b> <\/b><b>Calamaio<\/b><b> <\/b><b>secondo<\/b><b> <\/b><b>Claudio<\/b><b> <\/b><b>Imprudente.<\/b><b><\/b><\/p>\n<p>In principio furono i Fab Four. Io, Michele Morritti, Andrea Tinti e Alberto Fazzioli, tutti e quattro persone con disabilit\u00e0, con cui ci incontravamo a casa mia tre mattine a settimana, a Bologna in zona Corticella. Insieme ad Alberto c\u2019era anche Andrea Pancaldi, un ragazzo che all\u2019epoca faceva l\u2019obiettore di coscienza all\u2019AIAS (Associazione Italiana Assistenza Spastici), venti mesi in tutto.<br \/>\nPrima per\u00f2 riavvolgo il nastro e vi riporto alle origini dell\u2019antefatto.<br \/>\nEra il 1968, anni di contestazione a Bologna e nel mondo, anni di apertura, di ricerca di una cultura e di un\u2019educazione nuove, anni di uomini grandi come il sindaco Giuseppe Dozza che aveva appena terminato il suo mandato insieme al cardinale Lercaro, anni in cui imperversavano gli hippies, le minigonne e i Beatles cambiavano la storia del rock.<br \/>\nUn panorama pieno di vita insomma in cui i quattro di Liverpool non erano certo i soli giovani <i>scarafaggi <\/i>irrequieti. Ogni scarrafone d\u2019altronde \u00e8 bell\u2019a mamma soja ed \u00e8 sulle note di \u201cImagine\u201d che quattro ragazzetti senza molti peli sulla lingua cominciavano a muovere i loro primi passi nella citt\u00e0 delle due Torri.<br \/>\nOvviamente sto parlando di me, Michele, Andrea e Alberto, un\u2019amicizia di lunga data, la nostra, condivisa sui banchi di scuola, a cominciare dalle elementari alla Scuola Beltrame, all\u2019epoca delle scuole speciali, tutti e tre nella stessa classe. Quando \u00e8 arrivata la legge sull\u2019integrazione scolastica, nel \u201977, alle scuole medie \u201cIrma Bandiera\u201d ci siamo divisi, stessa scuola ma classi diverse, eccetto io e Alberto, per il quale rappresentavo un riferimento importante e che la nostra insegnante ha cercato di inserire con me. Non per questo mancavano gli incontri con Michele e Andrea nei corridoi, parlando di calcio, giochi e <i>fughini<\/i>.<br \/>\nAlle superiori c\u2019\u00e8 stata la diaspora, io ho fatto lo scientifico, Alberto le magistrali, Andrea il classico e Michele ragioneria. Il pomeriggio per\u00f2 ci si ritrovava tutti al cosiddetto Centro Bernardi, il Centro Riabilitazione Spastici di Bologna, in via Bernardi per l\u2019appunto, dove, tra un esercizio e l\u2019altro, ci si scambiava opinioni e ci si confrontava.<br \/>\nSullo sfondo, ad accompagnare i nostri passaggi di vita e le battaglie per l\u2019integrazione c\u2019era sempre l\u2019AIAS, a cui avevamo aderito gi\u00e0 alle medie, quando a scuola, inviavano gli obiettori di coscienza ad affiancarci e si creavano subito forti legami. Ovviamente dietro c\u2019erano anche le famiglie, famiglie rivoluzionarie, che non avevano paura di in- ventare soluzioni prima ancora di cercarle. Cos\u00ec, una volta terminate le superiori, ci siamo guardati intorno e insieme a tutto questo gruppo di persone ci siamo chiesti: \u201cE adesso? Che cosa combiniamo? Chi ce lo trova un lavoro? E soprattutto quale?\u201d.<br \/>\nIo, Michele, Andrea e Alberto cominciammo allora a incontrarci pi\u00f9 spesso, per stare insieme ma anche con l\u2019idea di cominciare un\u2019ipotetica attivit\u00e0. Da l\u00ec \u00e8 nato il primo nucleo del CDH, il Centro Documentazione Handicap che oggi conoscete, costituito quindi da Imprudente, Morritti, Tinti, Fazzioli e il giovane Pancaldi, che citavo all\u2019inizio, a cui si \u00e8 poi aggiunto Mauro Sarti, oggi noto giornalista, che ha cominciato a fare l\u2019obiettore di coscienza affiancando Andrea e insieme abbiamo continuato il lavoro, prima dell\u201982. Successivamente abbiamo trovato una sede per il CDH, all\u2019interno dell\u2019AIAS.<br \/>\nL\u00e0 in via Alamandini, nei pressi di via Mirasole a Porta San Mamolo, sempre a Bologna, \u00e8 proseguito il tutto.<br \/>\nIl Professor Andrea Canevaro, allora pedagogista e ricercatore presso l\u2019Universit\u00e0 di Bologna, che gi\u00e0 bazzicava la nostra realt\u00e0, ci ha poi donato 100 libri per cominciare cos\u00ec a concretizzare la nostra idea, quella cio\u00e8 che per rendere visibile la disabilit\u00e0 bisognasse cominciare a parlarne, da l\u00ec l\u2019idea di fare documentazione e soprattutto la nascita di una domanda fondamentale: \u201cChe cosa pu\u00f2 fare un disabile grave per la societ\u00e0 e non viceversa?\u201d.<br \/>\nPrima di documentare ci siamo infatti resi conto che era anche importante informare e soprattutto pensare a come fare un\u2019informazione che mettesse al centro la faccia e il ruolo delle persone con disabilit\u00e0, che fossero presenti, visibili e riconosciute con un\u2019immagine corrispondente alla realt\u00e0, che superasse il pietismo, la paura e i pregiudizi, proprio come cantava Lennon in \u201cImagine\u201d.<br \/>\nCominciammo a farlo con un giornalino fotocopiato in bianco e nero, il primo numero di \u201cHP-Accaparlante\u201d, allora solo \u201cAccaparlante\u201d, che fece subito discutere, dalla scelta del nome che pretendeva di dare voce a una lettera muta, contrapponendosi provocatoriamente a una rivista allora in voga e dedicata alla disabilit\u00e0 chiamata proprio \u201cH muta\u201d.<br \/>\nDopodich\u00e9 da cosa nasce cosa ed essendosi sparsa la voce che era nato il Centro Documentazione Handicap la gente chiamava Andrea per avere delle informazioni su quello che il Centro offriva e sui nostri progetti. Un bel giorno ci ha telefonato una scuola di Finale Emilia, chiedendoci di parlare di diversit\u00e0 ai loro bambini.<br \/>\nAndrea mi ha detto: \u201cAoh, Claudio, io da solo non me la sento, se vuoi proviamo insieme\u201d. E io ho accettato. L\u2019incontro ha avuto un gran successo e da l\u00ec \u00e8 cominciata un\u2019altra storia. Io usavo ancora la tavoletta di legno e una cosa del genere rappresentava per me una grossa novit\u00e0 oltre che una grande sfida. Come posso fare a raccontare ai bambini cos\u2019\u00e8 la diversit\u00e0 in maniera diretta e accattivante? Parlando il loro linguaggio, questa fu la mia risposta di allora, e fu cos\u00ec che nacque la favola di <i>Re 33 <\/i>che gett\u00f2 le basi di quello che poi nel 1986 sarebbe diventato il Progetto Calamaio, un contenitore e un gruppo di persone disabili e non (e non pi\u00f9 solo io) che con il suo passaggio ha cominciato a macchiare la realt\u00e0 della scuola, lasciando il segno dell\u2019inclusione e della creativit\u00e0.<br \/>\nGrazie a <i>Re 33<\/i>, infatti, la voce che c\u2019erano persone con disabilit\u00e0 e non che insieme raccontavano ai bambini la diversit\u00e0 con il gioco e l\u2019ironia \u00e8 diventata insistente e insieme a lei le richieste di incontri e laboratori, che si sono poi sviluppati molto lentamente <i>in fieri<\/i>, mentre ruotavano obiettori di coscienza, operatori, volontari e si inserivano nuove persone con disabilit\u00e0 inviata dall\u2019AIAS, che piano piano hanno accresciuto e modificato la storia del gruppo. Tra i molti che sono passati ricordo con affetto Lorenzo Fanti, un caro amico che abitava nel mio quartiere, a Corticella, e che stava praticamente tutto il giorno con me, ventiquattro ore su ventiquattro.<br \/>\nPersone, informazione e educazione, queste sono state le parole che hanno cominciato a scrivere la storia del CDH e parallelamente del Progetto Calamaio, una storia che cambia di anno in anno, cos\u00ec come cambiano le persone con disabilit\u00e0, oggi con molti pi\u00f9 diritti ma non ancora completamente incluse, cos\u00ec come cambiano le politiche, i confini, il mondo del lavoro, della comunicazione, i giovani e i nuovi cittadini in fuga con cui sempre pi\u00f9 ci troviamo a confronto.<br \/>\nFare memoria di questo percorso vuol dire oggi prendere in mano le nostre origini per non smettere di scrivere la storia, la nostra storia. Lo scenario che ora si apre \u00e8 infatti molto pi\u00f9 ampio di quello dei primi anni Settanta e non si limita pi\u00f9 al semplice tessuto sociale.<br \/>\nOra siamo chiamati a mescolarci. Mescolarci nella cultura, nella politica, nello sport, nell\u2019arte e nel tempo libero, creare una cultura di pace che abbia nella diversi- t\u00e0 il suo valore. Sporcarsi le mani per un mondo pi\u00f9 pulito.<br \/>\nPerch\u00e9 la storia siamo noi, cantava Francesco De Gregori, anche lui, insieme ai Beatles uno dei preferiti dei Fab Four di Corticella.<\/p>\n<p><i>E<\/i><i> <\/i><i>poi<\/i><i> <\/i><i>la<\/i><i> <\/i><i>gente<\/i><i> <\/i><i>[Perch\u00e9<\/i><i> <\/i><i>\u00e8<\/i><i> <\/i><i>la<\/i><i> <\/i><i>gente<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>fa<\/i><i> <\/i><i>la<\/i><i> <\/i><i>storia]<br \/>\nQuando si tratta di scegliere e di andare<br \/>\n<\/i><i>Te<\/i><i> <\/i><i>la<\/i><i> <\/i><i>ritrovi<\/i><i> <\/i><i>tutta<\/i><i> <\/i><i>con<\/i><i> <\/i><i>gli<\/i><i> <\/i><i>occhi<\/i><i> <\/i><i>aperti<br \/>\nChe sanno benissimo cosa fare:<br \/>\nQuelli<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>hanno<\/i><i> <\/i><i>letto<\/i><i> <\/i><i>milioni<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>libri<br \/>\n<\/i><i>E<\/i><i> <\/i><i>quelli<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>non<\/i><i> <\/i><i>sanno<\/i><i> <\/i><i>nemmeno<\/i><i> <\/i><i>parlare;<br \/>\n<\/i><i>Ed<\/i><i> <\/i><i>\u00e8<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>questo<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>la<\/i><i> <\/i><i>storia<\/i><i> <\/i><i>d\u00e0<\/i><i> <\/i><i>i<\/i><i> <\/i><i>brividi,<br \/>\nPerch\u00e9 nessuno la pu\u00f2 fermare.<br \/>\n<\/i><i>La<\/i><i> <\/i><i>storia<\/i><i> <\/i><i>siamo<\/i><i> <\/i><i>noi,<\/i><i> <\/i><i>siamo<\/i><i> <\/i><i>noi<\/i><i> <\/i><i>padri<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>figli,<br \/>\nSiamo noi, bella ciao, che partiamo<br \/>\n<\/i><i>La storia non ha nascondigli, la storia non passa la mano.<br \/>\nLa storia siamo noi<br \/>\n<\/i><i>Siamo<\/i><i> <\/i><i>noi<\/i><i> <\/i><i>questo<\/i><i> <\/i><i>piatto<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>grano.<\/i><i><\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le origini del Calamaio secondo Claudio Imprudente. 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