{"id":3357,"date":"2025-06-10T11:14:29","date_gmt":"2025-06-10T09:14:29","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3357"},"modified":"2025-09-29T12:59:17","modified_gmt":"2025-09-29T10:59:17","slug":"3357","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3357","title":{"rendered":"6. E&#8217; ancora azzurro l&#8217;inchiostro sul Calamaio"},"content":{"rendered":"<p>di Mario Fulgaro, animatore con disabilit\u00e0 del Progetto Calamaio<b><\/b><\/p>\n<p>Ogni apparente insuccesso nasconde in s\u00e9 la spinta per ricominciare con nuovo e imperioso slancio, in vista di successi ambiti. La nostra storia parte 30 anni fa, come la Nazionale di calcio di Enzo Bearzot che, dopo la deludente <i>d\u00e9b\u00e2cle<\/i><i> <\/i>nel corso dei mondiali in Messico del 1986, lasciava il timone di guida alla rinascente Nazionale di Vicini. Cos\u00ec in quello stesso anno nasceva uno sparuto gruppo di audaci che, partendo dall\u2019esperienza all\u2019interno del Centro Documentazione Handicap di Bologna, nato quattro anni prima, aveva il compito di traghettare il tema della Diversit\u00e0 nel grande mondiale dell\u2019Inclusione. Come Vicini, anche gli audaci partivano da una base precedente di talenti da sfruttare al meglio. L\u2019Altobelli della situazione era rappresentato da Claudio Imprudente, <i>bomber<\/i><i> <\/i>di classe e di esperienza. Non era richie- sto alcun successo nell\u2019immediato, ma la semifinale agli Europei, come i primi scritti di Claudio, era un ottimo sprone a proseguire il cammino, affinando sempre pi\u00f9 le proprie potenzialit\u00e0. Cos\u00ec facendo, era inevitabile attirare su di s\u00e9 le attenzioni di chi fino ad allora era stato distratto da altre innumerevoli vicissitudini. Nasceva il Calamaio, un gruppo lavorativo di quattro persone disabili, che avrebbe aumentato di numero e specificit\u00e0 propria, assumendo nel corso degli anni un ruolo educativo in grado di partire dalle scuole per raggiungere, con i suoi solleticanti e allegri tentacoli, diversi ambiti della societ\u00e0.<br \/>\nSi sapeva di dover giocare in casa nei prossimi mondiali e questo caricava di ulteriore responsabilit\u00e0 ogni scelta che si compiva. I nostri audaci protagonisti di questa fantastica storia non si intimorivano affatto, tanto da rigonfiare il petto in avanti e alzare la testa e lo sguardo verso vette sempre pi\u00f9 ambite: \u201cTutto \u00e8 raggiungibile se gli sforzi di ognuno sono impiegati per un unico obiettivo, cio\u00e8 la vittoria!\u201d. Agli <i>assist<\/i><i> <\/i>dei vari Donadoni e Vialli, nelle vesti di Michele Morritti e Alberto Fazzioli, Claudio assumeva sempre pi\u00f9 le sembianze del nuovo bomber italiano Tot\u00f2 Schillaci. Le notti magiche venivano cos\u00ec illuminate da idee sempre pi\u00f9 fervide e accese dei nostri piccoli e grandi eroi, che ormai da quattro anni avevano gettato le basi per nuovi e ristrutturati stadi da Canicatt\u00ec a Caorle, aggiungendo nella propria rosa di fuoriclasse talenti quali Andrea Pancaldi, gi\u00e0 presente nella primissima formazione, Mauro Sarti e Nicola Rabbi, nelle vesti anche loro di azzurri vincenti, quali Giannini, Baggio e Baresi. Dall\u201986 il telefono ha cominciato a squillare, chiedendo incontri amichevoli e ufficiali ai nostri campioni superdotati di idee geniali e originali, oltre che a tocchi di rimbalzo dialettico da vere e proprie stelle del firmamento. Il destino in forma di assist da parte di Maradona per Caniggia spezzava solo per un istante l\u2019incanto di una sicura finalissima e audace vittoria da sottoscrivere agli annali della storia sportiva e umana.<br \/>\nIl bronzo a quei mondiali segnava comunque una rivoluzione copernicana, destinata a non interrompersi e a continuare la sua <i>escalation <\/i>intrepida e ricca di nuovi e rinnovati entusiasmi. Il telefono, infatti, da quel momento ha continuato a raddoppiare, se non triplicare o quadruplicare, i suoi squilli. Le richieste di nuovi incontri non hanno smesso, visto che la nuova \u00e9quipe trovava una nuova guida in un rinnovato e messo a lucido Claudio, tanto da avere un look molto simile a quello di Arrigo Sacchi. \u201cMa noo, il gioco del Calamaio adesso si fa sempre pi\u00f9 Imprudente! Non resister\u00e0 tutto il Mondiale!\u201d. A Nashville, il fuso orario si congiungeva a quello del 2008, dove la nazionale del Calamaio avrebbe disputato, nella nostra storia, un <i>Mundialito <\/i>di successo; ma ci trovavamo ancora nel 1994, quindi procediamo con ordine: \u201cGrande Giove!\u201d direbbe lo scienziato pazzo \u201cDoc\u201d del film \u201cRitorno al futuro\u201d. Molti nel \u201994 avrebbero giudicato, e forse lo hanno fatto, come un\u2019autentica pazzia quella di catapultare delle persone disabili nelle scuole italiane, a interloquire con inse- gnanti e studenti, ignavi ancora di esperienze alternative e diverse da quelle a cui abitualmente erano sottoposti. Questa volta era super finale con il favoloso Brasile, la cui storia affondava le sue radici nella Trimurti calcistica di Did\u00ec, Vav\u00e0 e Pel\u00e8, che altro non erano che la cultura ancora imperante nel \u201994 su temi scottanti come l\u2019integrazione, la disabilit\u00e0 e la diversit\u00e0. Era un rimbalzo dialettico e <i>in<\/i><i> <\/i><i>itinere<\/i><i> <\/i>quello che vedr\u00e0, solo ai calci di rigore, trionfare un vincitore a met\u00e0, visto che lo scambio di informazioni e ammiccamenti era ancora in atto e solo all\u2019inizio di nuove tappe da percorrere tutti insieme: Calamaio, scuole e istituzioni. Il compito dei nostri impavidi eroi non ha trovato un suo sereno e appagato epilogo, perch\u00e9 il tema della diversit\u00e0, ci auguriamo, trover\u00e0 sempre nicchie da colmare e arricchire di contenuti, sorprendenti e contraddittori nella loro ricchezza. Il superamento dell\u2019imbarazzo, nella forma del vecchio modulo di gioco catenacciaro, o lo scavalcamento del timore, come di antiche logiche di marcamento a uomo, devono e dovranno sempre pi\u00f9 trovare il coraggio di sposare forme pi\u00f9 audaci e spumeggianti di gioco a zona con <i>pressing<\/i>. L\u2019Inclusione deve e dovr\u00e0 macchiare tutti gli spazi del rettangolo di gioco, dipingendo con ironia e autoironia, dapprima i propri animi di vivaci colori e, poi, investire di felice colorazione le tattiche altrui, ancora frenate da logiche obsolete di strategie d\u2019approccio.<br \/>\nQuesto era il compito di un rinnovato Calamaio, guidato da una nuova dirigenza tecnica, che trovava il suo originale nome in \u201cClaudio Maldini\u201d. L\u2019apparente regresso verso un gioco pi\u00f9 difensivo e riflessivo della nostra nazionale, con capitano l\u2019ormai collaudata ed esperta Stefania Baiesi, trovava il suo ostacolo maggiore nei padroni di casa francesi nel mondiale \u201998. Il bagaglio culturale ed esperienziale si arricchiva di pi\u00f9, trovando altri uditori attenti e pronti a imparare dal vissuto altrui. Infatti, a Nashville la nazionale del Calamaio trovava un amichevole e utile torneo pre-mondiale, durante il quale si sarebbe appreso, pi\u00f9 che mai, come l\u2019ascolto attento fosse elemento essenziale per ogni insegnamento efficace. Ogni relatore diventava un uditore di nozioni importanti, come chi ascoltava poteva contribuire con osservazioni e pareri al pari indispensabili per un lavoro pi\u00f9 compiuto e privo di sciocche lacune, da non perdere e custodire preziosamente, di modo da rielaborarli tutti insieme. La palla rimbalzava tra un rigore francese e un rigore italiano, tra un parere del pubblico e un parere del Calamaio. Tutto arricchiva, in <i>mondovisione<\/i>, l\u2019intera platea di nozioni e idee, contribuendo ad alimentare una conoscenza enciclopedica che, oltre a nutrirsi di tanti testi in materia di Diversit\u00e0, metteva in campo tutto il proprio sapere in modo pratico e di scambio. Alla teoria si affiancava la pratica, spalleggiandosi l\u2019una all\u2019altra, da Nashville a Parigi, come da Roma alla potenziale Buenos Aires. Il Calamaio si apriva cos\u00ec, a ogni richiesta, da qualsiasi parte del mondo. Il goal sfiorato da Roby Ghezzo-Baggio, prima della sequela di rigori, faceva comunque ben sperare nel prosieguo di una vincente storia delle nostre nazionali, infatti, da l\u00ec a poco c\u2019era la grande possibilit\u00e0 di una rivincita con gli Europei del 2000, recuperando ci\u00f2 che si pensava aver <i>stupidamente <\/i>perso. Il Calamaio, sotto la guida tecnica di uno pseudo Dino Zoff, era gi\u00e0 pronto a partire, ricco delle esperienze del passato, con una strategia pi\u00f9 attendista, in vista di una rinnovata ripartenza in contropiede. La nuova tattica alla Enzo Bearzot sembrava voler sposare il nuovo Calamaio alle sue radici e il tentativo trovava buon esito nella finalissima raggiunta, proprio con i famigerati cugini francesi, ora campioni del mondo. In uno scambio di conoscenze ed esperienze, gi\u00e0 vissute e da regalare agli altri, gli interlocutori incantavano ogni platea e non bastava uno Zidane o un Totti (quale Fabio Garavini) per riassumere tutto l\u00ec un discorso avviato molti anni prima. Tutto era ancora da scrivere e vivere sulla propria pelle, per tramandare co- noscenze imperdibili alle generazioni future. Lo scambio, infatti, trovava i suoi interlocutori non solo in quello che si viveva nel presente, giorno dopo giorno, ma anche in quello che si era vissuto e in quello che si desiderava vivere in futuro: \u201cGrande Giove!\u201d passato, presente e futuro erano assemblati in un unico spazio temporale, sicch\u00e9 tutto era, \u00e8 e sar\u00e0 nella mente di ognuno come un unico indimenticabile ricordo, in grado di ridisegnare l\u2019ottica di tutti da una prospettiva diversa e pi\u00f9 arricchente.<br \/>\nNon c\u2019era assolutamente motivo per demordere, anzi, i successi ottenuti spronavano la Nazionale del Calamaio a ricercare nuove energie per ripartire e incantare piacevolmente ogni possibile avversario nei Mondiali del 2002. Novit\u00e0 delle novit\u00e0 era quella di tingere di rosa la figura del nuovo commissario tecnico, nella veste di Sandra Negri-Trapattoni: \u201cMa s\u00ec! Ci sembra la figura pi\u00f9 adatta per il nostro storico modulo di gioco!\u201d, \u201cMa noo! Non ha mica tanta esperienza con la <i>tavoletta<\/i><i> <\/i>di Claudio-Herrera!\u201d. Tutto sembrava riportarci a una tipologia di polemica legata a un passato remoto che, volenti o nolenti, tendeva sempre a riaffacciarsi con prepotenza. Le polemiche pre- partita erano elemento essenziale per la presentazione vincente di qualunque CT della nostra intrepida \u201cNazionale calamarina\u201d. Gli schemi tattici si confacevano alle caratteristiche dei suoi fuoriclasse, trovando in una sempre giovane e poliedrica formazione del Calamaio, gli <i>assist<\/i><i> <\/i><i>man<\/i><i> <\/i>per le involate al limite del fuorigioco di Cinzia Pirazzini-Inzaghi. Solo la svista arbitrale di un certo Moreno, alias la scarsa attenzione verso le posizioni, regolari o no, dei giocatori e protagonisti della nostra storia nel rettangolo di gioco, che altro non \u00e8 che la vita, frenavano il cammino spedito verso una vittoria certa. Nessuno si rendeva conto, in quel momento, che solide basi vincenti erano ormai collaudate e cementate, pi\u00f9 degli spinaci di Braccio di ferro: \u201cPer cento pipe!\u201d, alla faccia di Bruto-Moreno! Era nata da poco la Cooperativa Accaparlante ed era pi\u00f9 che naturale sentirsi scoperti da ogni protezione di qualsivoglia <i>deus<\/i><i> <\/i><i>ex<\/i><i> <\/i><i>machina<\/i>; ma la funzione educativa della nostra Nazionale era ormai avviata a correggere le altrui storture comportamentali. Con il solo esempio offerto dalle proprie azioni concrete, ci si sentiva di agire alla pari dei presunti superiori popoli nordici. Infatti, il 2 a 2, concordato prima a tavolino e poi in campo, tra le rispettive Nazionali di Danimarca e Svezia nel corso dell\u2019Europeo 2004, sembravano stringere in un angolo di isolamento perdente gli orgogli, mai sopiti, dei vari Gattuso-Galavini, Cannavaro- Parmeggiani. Davanti al televisore, non bastava assistere alle dovute scuse danesi e svedesi per dissipare l\u2019urgente necessit\u00e0 di rivalsa. Cresceva sempre pi\u00f9 la consapevolezza nelle proprie potenzialit\u00e0, da spendere al meglio per raggiungere vette ambite, di modo da goderne i frutti prelibati di ogni successo. Il Calamaio sentiva di poter assolvere in pieno a questo compito di rivincita nei confronti della malasorte, mettendo in campo il meglio di s\u00e9, in termini di conoscenza tattica e di esperti su temi a noi cari, come la diversit\u00e0, la disabilit\u00e0, l\u2019inclusione, l\u2019integrazione, l\u2019accessibilit\u00e0, l\u2019autonomia, la consapevolezza di s\u00e9.<br \/>\nL\u2019occasione di rivalsa era offerta, due anni dopo, nel corso dei mondiali di Germania 2006, prima dei quali molti davano per perdente la squadra italiana di calcio. Si capiva, pi\u00f9 che mai, che occorreva procedere passo dopo passo, come spesso sembra che faccia il Calamaio, senza farsi illusioni di grandi vittorie ma con la convinzione di lasciare, sempre e comunque, una macchia felice e indelebile nelle coscienze.<br \/>\nAll\u2019affermazione ottimistica del CT Azzurro, circa lo spirito di gruppo e la coesione dei giocatori da impiegare nel corso del torneo, seguiva un ironico e autocritico mormorio di disappunto: \u201cMa figurati se abbiamo la possibilit\u00e0 di arrivare in alto!\u201d. La consapevolezza delle proprie potenzialit\u00e0 non bastava, occorreva lavorare, adesso, anche su un percorso di autostima, cos\u00ec anche il Calamaio era pronto a elaborare e affrontare laboratori interni, finalizzati proprio ad accrescere l\u2019autostima dei suoi partecipanti. Lo spirito di gruppo e la voglia di mettersi in gioco, giorno dopo giorno, erano i punti di partenza indispensabili per raggiungere risultati quanto pi\u00f9 co- struttivi e vincenti. La prima gara vedeva fronteggiarsi Italia e Ghana e l\u2019avventura mondiale poteva partire, come il Calamaio avviava un percorso pi\u00f9 accurato sulla conoscenza di s\u00e9, attraverso un riconoscimento e un\u2019analisi pi\u00f9 approfonditi delle proprie qualit\u00e0. Le vittorie per 2 a 0, rispettivamente sul Ghana e sulla Repubblica Ceca, rispecchiavano appieno la doppietta siglata dal Calamaio al suo interno, affrontando, con successo, temi sull\u2019immagine che si ha del proprio corpo e la relazione che ne consegue con il mondo circostante. Per affrontare con successo un avversario, sulla carta superiore o inferiore, occorreva tenere alta la concentrazione, attraverso un riscaldamento che fungeva anche da preparazione psicofisica. Occorreva avere a mente, il pi\u00f9 possibile, una conoscenza sensoriale e motoria di s\u00e9, partendo da una pausa di riflessione, che permettesse di conoscere innanzitutto l\u2019avversario rappresentato dalle proprie paure. \u00c8 un esercizio introspettivo che aiuta ad affrontare ogni situazione, comoda o disagevole che sia, per superare ogni ostacolo, dato spesso da quei blocchi mentali che, in modo del tutto naturale, vengono a crearsi. Il Calamaio lasciava il suo iniziale colore grigio per tingersi di curiosit\u00e0 e allegria, rispecchianti pi\u00f9 a colorazioni vivaci quali il giallo e l\u2019indaco. L\u2019Australia era il prossimo avversario della Nazionale italiana, mentre il Calamaio, nei suoi partecipanti, doveva scontrarsi, per ognuno, con il proprio alter ego, rappresentato dall\u2019immagine reale nello specchio. Ognuno doveva descriversi nelle sue caratteristiche fisiche, sia positive che in quelle pi\u00f9 negative: \u201cNon \u00e8 affatto facile descrivere se stessi!\u201d esclamavano in tanti. La partita si trascinava stancamente su uno squallido 0 a 0, quando una simulazione di fallo in area di rigore australiana, da parte di Grosso, alias Lorella Picconi, portava l\u2019indice dell\u2019attenzione sul dischetto: \u201cVorrei essere un alieno con il seno pi\u00f9 prosperoso e lo stomaco pi\u00f9 piccolo!\u201d affermava Lorella, calciando il rigore della vittoria e aprendo le porte alla prosecuzione di un Mondiale che, solo adesso, attirava le attenzioni anche dei pi\u00f9 scettici. Le famiglie, sempre pi\u00f9, venivano coinvolte dalle prodezze degli eroici protagonisti dei match fin qui svoltisi. Dunque tutti davanti ai teleschermi delle proprie coscienze a tifare per risultati da raggiungere e realizzare, inimmaginabili solo fino a quel momento. Tutto taceva di giudizi e critiche, in un ammiccante scambio di emozioni ed entusiasmi a tinte sempre pi\u00f9 azzurre: il prossimo ostacolo \u00e8 rappresentato dall\u2019Ucraina e non bastava nominarla, occorreva anche conoscerla per comprenderne il reale rischio. I membri del Calamaio iniziavano a scambiarsi informazioni su se stessi, facendo conoscere agli altri ci\u00f2 che di pi\u00f9 intimo e pi\u00f9 personale si svelava in modo sempre pi\u00f9 avvolgente, anche e soprattutto nei momenti di condivisione e relazione diretta, quale ad esempio il momento del pranzo. Cos\u00ec facendo si rivelava a ognuno dei protagonisti qualcosa di proprio, fino ad allora taciuto e nascosto per imbarazzo o rifiuto inconsapevole della disabilit\u00e0, scambiandolo a beneficio di tutti. Il 3 a 0 sull\u2019Ucraina rappresentava al meglio i tre livelli di crescita e di consapevolezza pre- senti in ogni individuo: la fanciullezza (goal di Zambrotta), quando il bimbo scopre la funzione delle sue capacit\u00e0 motorie in relazione all\u2019ambiente che lo ospita, l\u2019adolescenza (goal di Toni), quando il ragazzo agisce attivamente, modificando e adattando sempre pi\u00f9 le sue capacit\u00e0 rispetto all\u2019ambiente e viceversa, l\u2019et\u00e0 adulta (secondo goal di Toni), quando la consapevolezza di s\u00e9 e del mondo circostante ha raggiunto quasi la sua pienezza. Questi modelli base di comportamento vengono turbati e stravolti dall\u2019evento malattia, sia sul versante della persona disabile che sul versante genitoriale, cos\u00ec il primo goal del Calamaio era siglato da Diego Centinaro, quando affermava che i suoi genitori lo descrivevano come simpatico, bello, buono ma troppo ingenuo per uscire da solo. Quanti, nel Calamaio, hanno trovato punti di contatto comuni con tale descrizione, avviando in modo spontaneo uno scambio di opinioni e di esperienze vissute nel concreto, quotidianamente. Il secondo e terzo goal erano realizzati da Danae Morales, affermando che i suoi genitori la vedono in grado di correre, saltare e giocare a pallone, oltre ad essere in grado di usare il telecomando della tv, scrivere e leggere. Il Calamaio si stava sempre pi\u00f9 colorando di un azzurro penetrante, in quel gruppo di sette animatori disabili, due educatori e due volontari, intento tutto a coinvolgere, in un secondo momento, immediatamente successivo, chiunque ne volesse sapere e conoscere. La Germania, padrona di casa, era gi\u00e0 pronta ad attenderci nel turno successivo, si trattava della semifinale, e negli azzurri si palesava un certo timore reverenziale. Bisognava tenere a freno la noradrenalina e i corticosteroidi, responsabili di stress e sofferenza psicologica, e guardare negli occhi i nostri avversari e le nostre paure, alzando in su il viso in segno di fierezza e rigonfiando il petto per intimorire ci\u00f2 che maggiormente spaventava. Si mettevano in campo tutte le proprie capacit\u00e0, per tenere in equilibrio il sistema nervoso simpatico e parasimpatico, riuscendo, cos\u00ec, a tenere un controllo, quanto pi\u00f9 alto possibile, della situazione da affrontare. Si alternavano, con piena lucidit\u00e0 e voglia di sfida, le diverse fasi di allarme e stress con quelle di maggiore calma e tranquillit\u00e0. L\u2019armonia magica, offerta da quell\u2019alchimia di benessere pi\u00f9 intimo e personale, i cui effetti prodigiosi andavano poi a confluire sui confini dell\u2019ambiente esterno, rendevano gli ostacoli da superare meno invalicabili e, per certi versi, pi\u00f9 attraenti. Le attenzioni delle nostre due nazionali, quella Azzurra e quella del Cala- maio, erano ormai incentrate verso i \u201cLimoni aurei\u201d dell\u2019Olimpo, dove giganteggia da sempre l\u2019unica \u201cdea della vittoria\u201d. Gli stati d\u2019animo incominciavano a forgiare sempre pi\u00f9 un carattere vincente, partendo da un\u2019analisi reverenziale e rispettosa nei riguardi di chi e cosa si trovava di fronte, come avversario o difficolt\u00e0 da superare. A questo punto, il Calamaio avvertiva l\u2019urgenza di ridisegnare i propri confini esplorativi e di intervento, ampliandoli attraverso la collaborazione con altre realt\u00e0 culturali, operanti anch\u2019esse attorno al tema della Diversit\u00e0, intesa come elemento essenziale per avviare un processo di Inclusione. \u201c\u00c8 stato facile raccontare come \u00e8 fatto un limone, anche nelle sue ammaccature e imperfezioni!\u201d affermava Francesca Aggio \u2013 Totti, iniziando, cos\u00ec, un processo conoscitivo fino ad allora imprevisto, perch\u00e9 forse dato per scontato, ma che finiva con l\u2019interrogare tutti, sul livello di conoscenza e consapevolezza di ci\u00f2 che si vive. Il pensiero rimbalzava tra una considerazione sull\u2019altro e su di se stesso, in quanto tutti appartenenti a un noi \u201cuniversale\u201d. In questo scambio introspettivo di valutazioni reciproche, emergeva sempre pi\u00f9 l\u2019esigenza di una pi\u00f9 profonda consapevolezza delle proprie qualit\u00e0, da impiegare al meglio per fronteggiare ogni situazione di fuorigioco o di corner o, come per il Calamaio nello specifico, di rimessa con allungamento del proprio corpo per raggiungere un tasto lontano del PC. La frase di Diego Centinaro valeva come il primo gol di Grosso: \u201cMi sono sentito bene a descrivere il limone, molto meglio che a descrivere me stesso\u2026\u201d. Il secondo gol di Del Piero concludeva l\u2019iperbole di tutto un laboratorio sulla cura di s\u00e9 con l\u2019affermazione di Stefania Baiesi: \u201cNon sono abituata a delineare i miei parti- colari e una parte del corpo che non uso faccio fatica a raccontarla\u201d. Il proprio corpo esprime sempre, volenti o nolenti, tutto di s\u00e9 in chiave comunicativa e costruttiva. Le nostre nazionali, cariche del proprio bagaglio culturale ed esperienziale, si avviavano, speranzose, verso la finale di Berlino. Gli occhi luccicavano di speranza e fiducia: \u201cAllora su col morale a suon di Musik, con Schuhplattler a seguito e impregnato di Azzurro vivo del Calamaio!\u201d. Per la finale era gi\u00e0 tutto pronto. A fronteggiarsi erano francesi e italiani da una parte e Calamaio e \u201cspecchi della coscienza\u201d dall\u2019altra; la tensione e la voglia di sfidare e sfidarsi erano palpabili anche lungo le corde invisibili dell\u2019aria. \u201cHo sentito il calore nelle gambe, le mie gambe esistono e mi sento grande!\u201d, l\u2019affermazione di Giacomo Romagnoli apriva nel miglior modo possibile ogni scambio di opinioni e di idee, un po\u2019 nello stile di capitan Fabio Cannavaro: \u201cNel corso di questo Mondiale tutta la squadra \u00e8 cresciuta ed \u00e8 diventata un grande gruppo!\u201d. Le nostre nazionali, nelle loro storie, trovavano ancora tanti punti di contatto comuni. La carta stampata e gli esperti, in materia di tatticismi e conoscenza di s\u00e9, potevano affinare le proprie conoscenze, confrontandosi direttamente con gli stati d\u2019animo, oltre che quelli fisici dunque, degli <i>atleti<\/i><i> <\/i>in campo. Si sperimentava, cos\u00ec, il piacere come volano per ricaricarsi di energia, per riconnettersi al proprio essere nella sua totalit\u00e0. Il benessere \u00e8 una porta girevole, attraverso cui alternativamente scorrono, mutuandosi per mescolarsi, gli appagamenti dei desideri fisici e quelli spirituali. Tutti i laboratori svoltisi all\u2019interno del Gruppo Calamaio rispecchiavano, con sistematicit\u00e0 e in modo del tutto naturale e spontaneo, le caratteristiche peculiari del metodo del suo operare. Si partiva sicuri di affrontare un\u2019esperienza positiva e costruttiva, ogni volta per ogni laboratorio, partendo da un processo di Conoscenza su quello che c\u2019era da affrontare, in relazione al proprio sentire da mettere in comunione, per crescere reciprocamente. L\u2019imbarazzo, a tal proposito, manifestato da Francesca Aggio-Zambrotta nella affermazione \u201cNon mi ero mai guardata allo specchio ed ero in difficolt\u00e0 a parlarne\u201d, offriva durante il laboratorio sul corpo, il pretesto per una simulazione di fallo in area propria da parte di un <i>avversario <\/i>da superare, il quale guadagnava un generoso <i>penalty<\/i>. Il calcio di rigore, calciato a parabola da cucchiaio, da parte di Zidane ai danni di Stefania Baiesi-Buffon, aggiungeva al danno anche la beffa, riassumibile tutta nella frase di Stefania: \u201cAvevo paura di dire le cose di me che mi piacciono e che non mi piacciono, perch\u00e9 ho paura del giudizio!\u201d. Dalla panchina, intanto, giungevano voci di restare calmi e non perdere la bussola, attraverso le parole di Giacomo Romagnoli-Gattuso: \u201cMi \u00e8 piaciuto far vedere come sono!\u201d. Allora palla al centrocampo e si ripartiva con spirito battagliero e di strategico tatticismo a zona con <i>pressing<\/i>, di modo da coprire ogni zolla dell\u2019ambiente che ospitava ogni tipo di disputa, Stadio di Berlino o Sala da pranzo del Calamaio. Le energie, le emozioni e ogni sensazione, anche minima, venivano trasmesse e, costruttivamente, trasferite in uno scambio psicofisico e di approccio stile Tagger. Si combatteva tenacemente su ogni esercizio o palla di rimbalzo, non tralasciando nulla, di modo che nulla fosse dato al caso ma tutto giostrasse attorno. \u201cMi piacerebbe con tutte le mie forze imparare a cucinare la pasta, mettendola nell\u2019acqua calda!\u201d era la spinta di Danae Morales-Camonaresi per conquistare caparbiamente un corner, da condividere empaticamente e senza indugi con Stefania Mimmi-Materazzi, per il goal del pareggio. Si attraversava e si superava la seconda fase, quella dell\u2019Incontro dell\u2019Altro, dove ogni differenza era varcata, per essere condivisa da tutti, dapprima all\u2019interno del Gruppo Calamaio e poi con chi si incontrava lungo il cammino lavorativo o quotidiano, scoprendo qualcosa pi\u00f9 in profondit\u00e0, come tassello nuovo e indispensabile nella costruzione di una nuova Cultura sull\u2019Handicap e sulla Diversit\u00e0. Si procedeva a tamburo battente tra un palo di Francesca Aggio-Gilardino: \u201cIo non vorrei andare dentro me stessa, per- ch\u00e9 scoprirei cose che non vorrei\u201d e una traversa di Danae Morales-Camoranesi, rafforzando la convinzione di potercela fare a conseguire ogni vittoria. In questa convinzione, il Calamaio poteva, a pieno titolo, assumere le forme pi\u00f9 disparate di uno Scandalo, di fronte al quale chi ne veniva travolto non poteva che controbattere con <i>testata <\/i>giornalistica, per divulgare al mondo un falso e istintivo diniego. La vittima consapevole era Zidane, come opinione pubblica e sentire comune che si inter- rogavano nel silenzio meditabondo di un\u2019espulsione, nel tentativo di una rivalutazione delle proprie certezze, viste ora da prospettive diverse e spiazzanti. La Grande Forza del Calamaio \u00e8 quella di rimettere in discussione tutto ci\u00f2 che \u00e8 precariamente certo, per ridisegnarne i contenuti di un azzurro sempre pi\u00f9 originale e imprevedibile. Ogni dibattito poteva, pu\u00f2 e potr\u00e0 avere inizio, trovando sempre la sua evoluzione cadenzata, naturale e proficua. Trasformare la <i>sfiga<\/i><i> <\/i>in un\u2019appassionante Sfida \u00e8 il compito primo, come il primo rigore realizzato da Mario Fulgaro-Pirlo, mentre il secondo rigore \u00e8 rappresentato dal desiderio di mettersi in gioco, assimila- bile a quello di Stefania Mimmi-Materazzi; il terzo di Tatiana Vitali-De Rossi associabile alle dinamiche del gioco di ruolo e dell\u2019immedesimazione, quando l\u2019adrenalina inizia a salire; il quarto di Andrea Mezzetti-Del Piero, sornione e austero al contempo nella sua franchezza disarmante; infine la concretezza di Vittoria del rigore professionale e allegro di tutto il Gruppo Calamaio, nelle vesti azzurre di Grosso: \u201c\u00c8 sempre azzurro l\u2019inchiostro nel Calamaio!\u201d\u2026 <i>To be continued<\/i>, parola del \u201cGrande Giove\u201d\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Mario Fulgaro, animatore con disabilit\u00e0 del Progetto Calamaio Ogni apparente insuccesso nasconde in s\u00e9 la spinta per ricominciare con nuovo e imperioso slancio, in vista di successi ambiti. La nostra storia parte 30 anni fa, come la Nazionale di calcio di Enzo Bearzot che, dopo la deludente d\u00e9b\u00e2cle nel corso dei mondiali in Messico [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3949,3606,3607],"edizioni":[3917],"autori":[2864],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3918],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3357"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3357"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3357\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3419,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3357\/revisions\/3419"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3357"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3357"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3357"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=3357"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=3357"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=3357"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=3357"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=3357"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=3357"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}