{"id":3376,"date":"2025-06-10T12:06:43","date_gmt":"2025-06-10T10:06:43","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3376"},"modified":"2025-09-29T13:00:25","modified_gmt":"2025-09-29T11:00:25","slug":"15-un-contagio-socialmente-trasmissibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3376","title":{"rendered":"15. Un contagio socialmente trasmissibile"},"content":{"rendered":"<p>di Sandra Negri, coordinatrice Progetto Calamaio<b><\/b><\/p>\n<p>I compleanni sono spesso momenti di riflessioni e bilanci. In occasione del nostro trentesimo compleanno, una mattina abbiamo fermato le attivit\u00e0 e ci siamo guardati con l\u2019occhio degli altri, quelli che ci incontrano a scuola, ai convegni, o che fanno con noi un pezzo di strada attraverso esperienze condivise. Oppure con il nostro occhio di 10, 20 o 30 anni fa. E abbiamo riguardato il nostro gruppo e il suo percorso. Ci siamo chiesti a che punto siamo e quale sia oggi la caratteristica pi\u00f9 avvincente del Progetto Calamaio. Questo un estratto del nostro lungo incontro.<br \/>\nA livello di contenuti, l\u2019aspetto per noi pi\u00f9 avvincente \u00e8 rappresentato dalla sfida di fare diventare interessante una realt\u00e0 \u2013 la disabilit\u00e0 \u2013 che di per s\u00e9 non \u00e8 interessante.<br \/>\nSul piano della nostra professionalit\u00e0 ci sembrano interessanti e significative caratteristiche quali:<\/p>\n<ul>\n<li>\u00a0il contatto diretto tra animatori disabili con bambini e insegnanti;<\/li>\n<li>ognuno si pu\u00f2 sperimentare con le proprie capacit\u00e0, e le proprie abilit\u00e0 con i propri tempi;<\/li>\n<li>sentirsi protagonisti del proprio lavoro, potendosi reinventare e continuare a esprimere la propria professionalit\u00e0, anche nei cambiamenti personali;<\/li>\n<li>rendere felici i bambini con il nostro lavoro e vedere felici noi stessi;<\/li>\n<li>le cose che facciamo ci danno tante soddisfazioni \u2013 anche se gli obiettivi che ci poniamo non sono obiettivi semplici \u2013 che fanno bene alle persone e a noi.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Le relazioni tra noi, sia sul piano umano che professionale portano in s\u00e9 aspetti importanti:<\/p>\n<ul>\n<li>rapporto alla pari tra disabili e normodotati e ruolo attivo dell\u2019animatore con disabilit\u00e0;<\/li>\n<li>ironia e autoironia data dalla consapevolezza e che permette di relazionarsi con l\u2019altro in modo leggero, senza perdere di vista la realt\u00e0;<\/li>\n<li>conoscenza e consapevolezza di s\u00e9, dei propri limiti e delle proprie risorse;<\/li>\n<li>gruppo unito tra disabili e non, nella leggerezza.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Fra tutti, ci sono alcuni termini a me molto cari: capacit\u00e0, cambiamenti personali, consapevolezza\u2026<br \/>\nOgni percorso \u00e8 fatto di passaggi e cambiamenti. Anche il nostro \u00e8 stato ricco di momenti e occasioni che hanno portato sempre qualcosa di nuovo: persone, competenze, idee, opportunit\u00e0. Fin dai primi passi il gruppo \u00e8 stato il terreno fertile per riflessioni, approfondimenti dei contenuti a partire dalle esperienze di relazione fra noi. Era ed \u00e8 importante vivere sulla nostra pelle l\u2019esperienza delle relazioni che porta alla consapevolezza. Questo ci permette di non impostare i nostri incontri di animazione e formazione solo su basi teoriche ma soprattutto su una base di solida e ricca esperienza che prima di tutto ha modificato in noi atteggiamenti e vissuti.<br \/>\nIl Progetto Calamaio \u00e8 stato avviato da un piccolo gruppo di giovani uomini e donne con disabilit\u00e0 che nel proprio percorso di vita avevano avuto numerose occasioni di lavorare sui propri strumenti personali e sulle proprie autonomie. Per loro la consapevolezza di ci\u00f2 che volevano e potevano chiedere e dare era una delle tappe della strada che stavano e stanno tuttora percorrendo. Nel tempo per\u00f2 ci siamo resi conto che queste tappe non sono presenti nel percorso di tutte le persone con disabilit\u00e0. Questo pu\u00f2 accadere per fattori personali, sociali, familiari, tipologia di deficit. Ci siamo dovuti chiedere se lavorare all\u2019interno del Progetto Calamaio fosse possibile solo per qualcuno. Domanda che si tradurrebbe in un interrogativo ancora pi\u00f9 difficile: l\u2019inclusione, la valorizzazione delle proprie abilit\u00e0 \u2013 quali e quante esse siano \u2013 la possibilit\u00e0 di giocare un ruolo attivo nella propria vita e nella vita collettiva \u00e8 solo per qualcuno o pu\u00f2 concretamente essere per tutti?<br \/>\nCosa succede se arriva nel nostro gruppo una persona con disabilit\u00e0 che ha una scarsa o assente consapevolezza di s\u00e9, dei propri limiti e delle proprie risorse? Se non si conosce, se non \u00e8 abituata a parlare di s\u00e9\u2026 Cosa succede se i bambini o gli adolescenti le fanno domande scomode e delicate sulla sua disabilit\u00e0 che rischiano di metterla in crisi?<br \/>\n<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>La prima volta in cui Lorella venne in una scuola elementare come osservatrice la rassicurammo dicendole che nei primi incontri non avrebbe avuto un ruolo attivo, ma che era possibile che i bambini la coinvolgessero con le loro domande e curiosit\u00e0, che all\u2019interno dei nostri incontri vengono appositamente sollecitate perch\u00e9 la disabilit\u00e0 non sia un tab\u00f9 e se ne possa parlare apertamente. Lei rispose che non aveva nessuna intenzione di rispondere ad alcuna domanda dei bambini perch\u00e9 fin da quando era piccolina ricordava di essere stata guardata dagli altri in modo strano e curioso e non ha mai vissuto bene l\u2019essere oggetto di attenzione per via della sua diversit\u00e0. Come partenza non fu delle migliori. Ma per capire se ci fossero margini di lavoro con lei, dovevamo farle toccare con mano il ruolo educativo che l\u2019animatore con disabilit\u00e0 del Progetto ha in classe. Le abbiamo cos\u00ec assicurato che non avremmo lasciato che i bambini la coinvolgessero. E cos\u00ec \u00e8 stato. Lei si \u00e8 sentita al sicuro e, osservando la collega Stefania mentre si relazionava con i bambini attraverso le attivit\u00e0, si \u00e8 letteralmente tuffata nell\u2019incontro e ha sentito di potersi esporre da protagonista in un contesto che le riconosceva un ruolo attivo importante, per lei e per i ragazzi.<br \/>\nIl Progetto Calamaio deve essere per tutti. Ma allo stesso tempo, quando siamo a scuola e incontriamo i bambini, i ragazzi, gli insegnanti e i genitori dobbiamo garantire professionalit\u00e0, qualit\u00e0 del lavoro e un contesto emotivo sicuro sia per i colleghi con disabilit\u00e0 che per i partecipanti.<br \/>\nC\u2019\u00e8 stato un momento in cui abbiamo cominciato a lavorare in modo specifico sul percorso che ognuno di noi deve fare per acquisire le competenze necessarie allo svolgimento di questo lavoro. Abbiamo cominciato a puntare molto su una formazione <i>professionale<\/i><i> <\/i>che passasse da una formazione personale che ci portava tutti a familiarizzare con i contenuti del progetto ma anche con i vissuti legati al rapporto con la disabilit\u00e0 nostra e degli altri, con i tab\u00f9 e i non detti legati ai deficit e agli handicap, compagni di strada e di lavoro di ognuno di noi.<br \/>\nCi siamo piano piano accorti che il progetto Calamaio aveva in s\u00e9 un\u2019ulteriore grande risorsa. Il lavoro finale nelle scuole comportava un lavoro personale di consapevolezza e di <i>accettazione <\/i>di chi la disabilit\u00e0 la vive in prima persona, sulla propria pelle: le persone con disabilit\u00e0, le famiglie, le strutture che essi frequentano, i servizi socio sanitari del territorio\u2026<br \/>\nHa preso forma cos\u00ec un percorso educativo specifico mirato alla consapevolezza di s\u00e9, di chi siamo, cosa vogliamo, cosa ci piace e cosa non ci piace. Cosa sappiamo, cosa vogliamo, cosa possiamo e cosa no.<br \/>\nDa diversi anni abbiamo cos\u00ec strutturato il nostro tempo del lavoro su attivit\u00e0 diverse. A fianco dei momenti di progettazione, programmazione degli incontri, contatti e collaborazioni con le scuole e con le realt\u00e0 del territorio, hanno preso posto momenti laboratoriali in cui lavoriamo su di noi; ci raccontiamo a noi stessi e al gruppo, per vivere e aggiornare l\u2019esperienza che poi proponiamo a scuola.<br \/>\nSuccede cos\u00ec che, come qualcuno ama dire, il Calamaio <i>macchia<\/i><i> <\/i>di persona in persona. Un lavoro svolto dentro le quattro mura del Cdh diventa <i>socialmente<\/i><i> <\/i><i>trasmissibile <\/i>attraverso le relazioni familiari, amicali, lavorative.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Sandra Negri, coordinatrice Progetto Calamaio I compleanni sono spesso momenti di riflessioni e bilanci. 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