{"id":3397,"date":"2025-06-10T14:20:51","date_gmt":"2025-06-10T12:20:51","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3397"},"modified":"2025-09-29T12:58:24","modified_gmt":"2025-09-29T10:58:24","slug":"di-che-colore-colorare-la-pelle-risponde-humanae-work-in-progress","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3397","title":{"rendered":"Di che colore colorare la pelle\u201d? Risponde Humanae &#8211; Work in progress"},"content":{"rendered":"<p>di Roberto Parmeggiani<\/p>\n<p>Fin da quando siamo bambini, ci viene insegnato che se vogliamo disegnare una persona, dobbiamo stare attenti ai colori: gli occhi sono azzurri, neri o marroni, cos\u00ec come i capelli che sono neri, marroni, biondi o rossi. E la pelle? Di che colore \u00e8? La pelle delle persone \u00e8 rosa, ovviamente. Un po\u2019 alla volta, poi, scopriamo che ci sono alcune eccezioni e che quindi gli orientali dobbiamo colorarli di giallo, gli indiani d\u2019America di rosso, gli africani di nero e qualcun altro anche di marrone.<br \/>\nInsomma, cresciamo rinforzando i nostri stereotipi, dividendo le persone in categorie e, soprattutto, imparando che c\u2019\u00e8 un colore giusto, il rosa e ci sono gli altri colori, il rosso, il giallo, il nero e il marrone, un po\u2019 meno giusti.<br \/>\nAng\u00e9lica Dass \u00e8 una fotografa brasiliana, sposata con uno spagnolo, di origine belga. Nata a Rio de Janeiro, vive a Madrid dove svolge il suo lavoro.<br \/>\nL\u2019artista, prendendo spunto proprio dalla sua esperienza personale, da questa mistura di diverse origini, mette alla base dei suoi progetti l\u2019idea di rompere con il pensiero comune che certe cose devono essere come sono e non possono cambiare.<br \/>\nPerch\u00e9 una signora adulta non pu\u00f2 mettersi dei calzini colorati? Perch\u00e9 un bambino non pu\u00f2 mettersi delle scarpe rosa? Perch\u00e9 devo disegnare le persone usando solo cinque colori?<br \/>\nAnche a lei, infatti, come a molti europei, hanno insegnato che esistono differenti razze che si possono riconoscere attraverso il colore della pelle, che ci sono colori giusti e colori sbagliati e che alla base di tutto ci\u00f2 c\u2019\u00e8 un pensiero comune che definisce ci\u00f2 che \u00e8 accettabile e ci\u00f2 che non lo \u00e8. Per smontare questa teoria Ang\u00e9lica Dass ha realizzato diversi progetti artistici.<br \/>\nIn <i>De<\/i><i> <\/i><i>pies<\/i><i> <\/i><i>a<\/i><i> <\/i><i>cabeza<\/i><i> <\/i>(Dai piedi alla testa), per esempio, vengono fotografati i piedi e il volto delle persone per poi essere messi a confronto. L\u2019effetto, per lo spettatore, \u00e8 quello di smarrimento perch\u00e9 gli abbinamenti sono inaspettati, le scarpe non sempre combinano con l\u2019idea che ci siamo fatti della persona dopo averle visto il volto.<br \/>\nIl suo progetto pi\u00f9 importante, per\u00f2, \u00e8 <i>Humanae<\/i>. Si tratta di una riflessione sul colore della pelle delle persone a partire dai codici che questo colore\u2019 pu\u00f2 rappresentare.<br \/>\nClassificando le tonalit\u00e0 del colore della pelle secondo la scala Pantone (<a href=\"http:\/\/www.pantone.com\/\">http:\/\/www.pantone.com<\/a>), azienda tradizionalmente conosciuta in tutto il mondo per catalogare i colori, la fotografa dimostra che siamo di cos\u00ec tanti colori diversi che sarebbe impossibile classificare tutte le etnie presenti sulla terra. In <i>Humanae <\/i>siamo tutti cos\u00ec diversi, che tutti siamo uguali.<br \/>\n\u201cDividere la popolazione come bianca, nera, gialla, parda (marrone) o indigena \u00e8 una delle cose pi\u00f9 kafkiane che si possa fare, cominciando dalla parola indigena che non \u00e8 un colore. La definizione ufficiale di \u2018pardo\u2019, poi, \u00e8 una descrizione perfetta di questa confusione: \u2018non bianco\u2019 e non inquadrabile come giallo o nero. Questa mescolanza \u00e8 una delle essenze dell\u2019essere brasiliano\u201d.<br \/>\nProprio in Brasile comincia il percorso della fotografa, un <i>work<\/i><i> <\/i><i>in<\/i><i> <\/i><i>progress<\/i><i> <\/i>che raccoglie gi\u00e0 migliaia di foto.<br \/>\nI primi ritratti furono quelli dei suoi famigliari, poi gli amici, i vicini e infine chiunque fosse interessato a partecipare al progetto. Attraverso il passaparola e i <i>social network <\/i>ha coinvolto centinaia di persone, prima nella sua citt\u00e0 poi nel mondo intero. Ora Ang\u00e9lica, infatti, segue la sua mostra e invita gli abitanti delle citt\u00e0 in cui viene ospitata a partecipare al progetto. Il suo obiettivo \u00e8 quello di ampliare sempre pi\u00f9 il numero di immagini. Non si pone limiti perch\u00e9, in fondo, l\u2019unico limite sarebbe quello di fotografare tutti gli uomini presenti sulla faccia della terra. <i>Humanae<\/i><i> <\/i>non \u00e8 solo uno spunto di riflessione per lo spettatore che, guardando quel catalogo di ritratti e colori, viene messo di fronte a una verit\u00e0 tanto scontata quando negata. Il progetto coinvolge emotivamente tutti i partecipanti, ognuno dal proprio punto di vista.<br \/>\n\u201cPrima di sedersi per essere fotografati, faccio una domanda \u2013 Qual \u00e8 il tuo colore? \u2013 Quando la persona esce dallo studio, \u00e8 ansiosa di scoprire a quale tonalit\u00e0 appartiene e quando lo scopre si stupisce sempre di quanto ci\u00f2 cambi la sua forma di pensare\u201d.<br \/>\nQuesto ampio progetto fotografico, in fondo, afferma che siamo di un colore qualunque. Uno tra i tanti possibili, una sfumatura tra le infinite sfumature. Pur incentrandosi sulla definizione e la catalogazione dei colori, questo progetto artistico non vuole dare importanza al colore in s\u00e9, bens\u00ec al fatto che non \u00e8 possibile scegliere e definire di che colore \u00e8 la pelle di un essere umano.<br \/>\nLa fotografa, per\u00f2, ci tiene a sottolineare che il suo non \u00e8 un progetto con pretese educative. \u00c8 arte. \u201cLascio il messaggio nell\u2019aria, la gente lo vede e trae le sue conclusioni\u2026 Magari che il mondo, un giorno, la pensi come me\u201d.<br \/>\nPerch\u00e9 in fondo \u00e8 questa la cosa pi\u00f9 interessante. Aprire una breccia nel pensiero comune, perch\u00e9 chiunque si trovi a voler disegnare una persona possa scegliere il colore che preferisce o che pi\u00f9 lo rappresenta, senza pensare di sbagliare, senza avere la percezione che ci sia una scelta migliore e una peggiore.<br \/>\nPerch\u00e9 in fondo, alla domanda \u2013 Di che colore devo colorare la pelle? \u2013 la risposta giusta \u00e8: Qualunque!<br \/>\nPer maggiori informazioni: <a href=\"http:\/\/www.angelicadass.com\/\">http:\/\/www.angelicadass.com<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Roberto Parmeggiani Fin da quando siamo bambini, ci viene insegnato che se vogliamo disegnare una persona, dobbiamo stare attenti ai colori: gli occhi sono azzurri, neri o marroni, cos\u00ec come i capelli che sono neri, marroni, biondi o rossi. E la pelle? Di che colore \u00e8? La pelle delle persone \u00e8 rosa, ovviamente. 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