{"id":340,"date":"2009-11-04T17:05:43","date_gmt":"2009-11-04T17:05:43","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=340"},"modified":"2025-12-15T17:56:07","modified_gmt":"2025-12-15T16:56:07","slug":"luoghi-del-documentare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=340","title":{"rendered":"1. Luoghi del documentare"},"content":{"rendered":"<p>di Giovanna Di Pasquale<\/p>\n<p>Esiste un profondo intreccio tra i processi del documentare e i luoghi in cui questi processi prendono forma e si strutturano in servizi aperti alla collettivit\u00e0: i centri di documentazione.<br \/>\n<!--break--> La documentazione \u00e8 un attivit\u00e0 complessa, per certi aspetti sempre presente nelle organizzazioni umane ancora prima di una sua necessaria definizione come un mezzo privilegiato per conservare e gestire le informazioni utili.<br \/>\nIl bisogno di poggiare la ricerca del nuovo su elementi ( dati, conoscenze, notizie\u2026) consolidati ha quindi continuamente attraversato le forme di sapere nelle diverse civilt\u00e0 e tempi.<br \/>\nDetto questo, occorre riconoscere come fenomeno contemporaneo la nascita di strutture quali i centri di documentazione che, pur mostrando segni di parentela sia con il modello \u201cBiblioteca\u201d sia con il modello \u201cArchivi\u201d, se ne distinguono.<br \/>\nUn segnale di distinzione si rintraccia proprio nella difficolt\u00e0 di individuare un modello di riferimento unitario per queste realt\u00e0. I centri di documentazione costituiscono un panorama che mal si adatta ad una lettura omogenea; distinti per \u201cet\u00e0 anagrafica\u201d, emanazione (pubblica o privata), tematiche di riferimento, pretendono un\u2019 attenzione specifica, non generica.<br \/>\nQuesta differenziazione non deve comunque far dimenticare alcuni livelli ricorrenti, ci\u00f2 che si ritrova come dato trasversale e di continuit\u00e0. I livelli a cui qui ci riferiamo hanno a che fare con le ragioni della nascita e dell\u2019esistenza di queste strutture e con la loro ricerca di identit\u00e0 riconoscibile all\u2019esterno e condivisa all\u2019interno.<\/p>\n<p><strong>Le ragioni<\/strong><br \/>\nSe riprendiamo il tema delle ragioni, alcune parole possono aiutarci a rendere maggiormente evidenti le radici, e quindi anche i significati e le motivazioni. Queste parole sono: memoria, sapere, risorsa.<br \/>\nLa lotta contro l\u2019evanescenza delle cose \u00e8 stata da sempre una delle preoccupazioni umane, nel duplice senso di sostegno all\u2019identit\u00e0 individuale e collettiva, \u201cricordo dunque sono\u201d, e di possesso e manipolazione dei segni che la memoria lascia nel mondo. Grande \u00e8 stato l\u2019impegno nella ricerca di forme con cui la memoria pu\u00f2 diventare trasmissibile e condivisa, almeno da certe categorie sociali determinate.<br \/>\nDisporre di forme adeguate: gioca un ruolo in questa intenzione anche l\u2019idea del sapere, o meglio l\u2019immaginario a cui facciamo riferimento. Lungo il corso del tempo si \u00e8 affermata la tensione verso un luogo mitico, capace di raccogliere tutto il sapere prodotto. Un luogo che con l\u2019avvento della scrittura sempre pi\u00f9 si \u00e8 mostrato come straordinario magazzino, individuale e collettivo, in cui si poteva conservare l\u2019informazione che prima si dovevano conservare a mente.<\/p>\n<p><strong>I modelli di riferimento<\/strong><br \/>\nIl modello concettuale di riferimento si \u00e8 proposto quindi, in forma pubblica, con immagini facilmente identificabili ed incisive: dalla citt\u00e0 ideale di Otlet, vera e propria formalizzazione di un sistema documentario centralizzato, al cervello mondiale di Well, \u201csistema organizzato di conoscenza adattabile all\u2019uso degli utenti, alla crescita della comprensione e del sapere collettivo\u201d, fino al villaggio\/spazio virtuale metafora e simbolo delle attuali tecnologie comunicative (2).<br \/>\nQueste immagini utopiche rivelano nel tempo influenze riscontrabili oggi nelle identit\u00e0 possibili per una struttura come il centro di documentazione.<br \/>\nLa documentazione, come scienza teorizzata e sistematizzata, pu\u00f2 essere riletta anche come tentativo di costruire strutture globali in cui le strategie di trattamento e recupero delle informazioni permettano l\u2019aumento di comunicazione e condivisione dei saperi in modo pi\u00f9 stabile e maggiormente democratico. Si fanno infatti \u201cpi\u00f9 numerose le banche della conoscenza, in cui si accumulano informazioni per poterle ritrovare al momento in cui servono, con l\u2019effetto di rendere finalmente stabile (se non altro per altro per via della ridondanza che cos\u00ec si crea) il capitale di conoscenza disponibile. Per avere un\u2019idea di queste banche, pensiamo ai santuari in cui oggi viene conservato il sapere: archivi, biblioteche, banche dati ecc. Internet, accanto alla sua vocazione commerciale anche sfacciata, ha una poderosa propensione verso questa funzione: conservare informazioni e conoscenze, alle quali ci si pu\u00f2 rivolgere in qualunque momento (anche quando le biblioteche fisiche sono chiuse o i giornali sono in sciopero) e da qualunque posto del pianeta\u201d.<\/p>\n<p><strong>Passaggi<\/strong><br \/>\nCi sono allora nel panorama odierno rappresentato dai centri di documentazione alcune peculiarit\u00e0 ed \u00e8 possibile rintracciare punti di convergenza ed ispirazioni comuni.<br \/>\nNe sottolineiamo alcuni, per alcuni versi emblematici dei mutamenti avvenuti e dei nuovi inizi:<br \/>\n&#8211; il passaggio dalla concezione lineare alla concezione reticolare dei saperi, che implica l\u2019organizzazione a rete delle informazioni rese disponibili e la richiesta all\u2019utente di saper navigare in modo non gerarchico;<br \/>\n&#8211; il passaggio dalla fonte unica come sede di informazioni (il libro) alla pluralit\u00e0 delle fonti: la quotidianit\u00e0 entra nel centri di documentazione nelle sue produzioni informative e documentative (riviste, quotidiani, \u2026); si incrementano le raccolte organizzate sui saperi popolari (musiche, canti, produzioni grafiche\u2026) e nascono gli archivi della soggettivit\u00e0 biografica e autobiografica. Esiste e viene riconosciuto \u201cun bisogno d\u2019interesse e rispetto per le soggettivit\u00e0, che va molto oltre la dimensione propriamente storiografica o addirittura ne prescinde ponendosi sul piano esistenziale\u201d. \u201cGli archivi autobiografici di questa seconda generazione inaugurano un sentire nuovo: danno la sensazione di entrare in un mondo dove la propria memoria \u00e8 un eredit\u00e0 pubblica. Non pi\u00f9 solo la famiglia, non solo la trasmissione generazionale fra coloro che hanno il nostro stesso sangue, una memoria autobiografica pu\u00f2 servire a costruire i luoghi pubblici dove i ricordi entrano in rapporto fra loro, si parlano, ricominciano a esistere\u201d;<br \/>\n-il passaggio dal possesso delle informazioni all\u2019utilizzo: la documentazione diventa risorsa capace non solo di testimoniare ci\u00f2 che \u00e8 stato, ma di orientarne la rilettura. E\u2019 questa \u201cfatica\u201d del documentare oggi pi\u00f9 che mai necessaria per tenere in equilibrio la consistenza delle radici e la propensione \u201call\u2019altro\u201d che spesso solo intravediamo, senza troppo subire l\u2019ossessione memorialistica e la tentazione della negazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esiste un profondo intreccio tra i processi del documentare e i luoghi in cui   questi processi prendono forma e si strutturano in servizi aperti alla collettivit&agrave;:   i centri di documentazione.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3587,3603],"edizioni":[27],"autori":[294],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3686],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/340"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=340"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/340\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5925,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/340\/revisions\/5925"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=340"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=340"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=340"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=340"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=340"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=340"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=340"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=340"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=340"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}