{"id":3492,"date":"2025-06-16T12:50:11","date_gmt":"2025-06-16T10:50:11","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3492"},"modified":"2025-06-23T09:25:10","modified_gmt":"2025-06-23T07:25:10","slug":"4-la-quinta-parete-lo-spettatore-e-uno-sguardo-che-racconta-il-progetto-calamaio-a-tu-per-tu-con-lo-spettacolo-dal-vivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3492","title":{"rendered":"4. La Quinta Parete. Lo spettatore \u00e8 uno sguardo che racconta\u201d. Il Progetto Calamaio a tu per tu con lo spettacolo dal vivo"},"content":{"rendered":"<p><strong>4.1 Prendere posto<br \/>\n<\/strong>Vi ricordate le domande con cui abbiamo aperto la nostra monografia? Ecco, tenetele in serbo e prendetevi tutto il tempo necessario per prestare ascolto anche a queste: dov\u2019\u00e8 il teatro? A che ora inizia lo spettacolo? Quanto dura? Chi mi viene a prendere? Chi mi porta a casa? Senti tu mia madre? Io vorrei venire ma non so se ce la faccio con gli orari&#8230; Quanto costa? Il biglietto lo prendi tu, vero? Ma \u00e8 difficile? E se devo andare in bagno? A chi chiedo? Faccio in tempo prima a mangiare? Ci mettono davanti o dietro? Ci saranno bei ragazzi e belle ragazze tra gli attori? Le uscite di sicurezza sono ben segnalate? Metti caso che poi abbia bisogno di uscire&#8230; Potremmo continuare in eterno&#8230; Sono infatti questi dubbi, ansie, richieste e perplessit\u00e0 che spesso le persone con disabilit\u00e0 motoria e\/o cognitiva si pongono prima di ogni uscita e, soprattutto se non sono abituate, prima di entrare in un luogo che non conoscono.<br \/>\nLa gestione del corpo e dei suoi spostamenti resta ovviamente per molti la preoccupazione maggiore, un\u2019ansia che spesso nasconde la frustrazione del dover sempre dipendere dalle decisioni altrui. Qualora poi i desideri della persona con disabilit\u00e0 e dell\u2019accompagnatore non coincidano, il che \u00e8 legittimo, entrare in conflitto, in famiglia come sul lavoro, \u00e8 quasi sempre un passaggio obbligato. Lo sperimentiamo anche noi, ogni giorno, all\u2019interno del Calamaio, alle volte con un po\u2019 di alti e bassi e qualche sana litigata, partendo sempre dal presupposto che ognuno di noi porta con s\u00e9 il proprio bagaglio di gusti, passioni, nodi irrisolti e abilit\u00e0 personali.<br \/>\nQuesto, senza falsi buonismi, lo scenario di <i>backstage<\/i><i> <\/i>su cui gli educatori e gli animatori con disabilit\u00e0 del Progetto Calamaio hanno cominciato a sperimentare l\u2019incontro con lo spettacolo dal vivo nel laboratorio di educazione alla visione \u201cLa Quinta Parete. Lo spettatore \u00e8 uno sguardo che racconta\u201d.<br \/>\nProtagoniste diciassette persone in tutto, dai 20 ai 48 anni, senza contare il prezioso contributo di volontari e tirocinanti, che si sono lasciate condurre per poi auto- condursi in un percorso a tappe dedicato alla visione di alcuni spettacoli teatrali proposti sul territorio, un percorso depositato nel blog <a href=\"http:\/\/laquintaparete.accaparlante.it\/\">http:\/\/laquintaparete.accaparlante.it<\/a> che ne ha documentato le fasi, a partire dall\u2019entrata nello spazio dell\u2019edificio teatrale.<br \/>\nL\u2019entrata a teatro \u00e8 stata infatti il primo passo per acquisire alcune consapevolezze che se da un lato ci hanno fatto scontrare con dei limiti di partenza, dall\u2019altro ci hanno permesso di andare subito a fondo e di rendere la persona partecipe di un percorso in cui la disabilit\u00e0 in s\u00e9 e per s\u00e9 non \u00e8 mai stata centrale, all\u2019interno piuttosto di un\u2019esperienza e di un\u2019occasione festiva ugualmente condivisa da tutti.<br \/>\nPu\u00f2 sembrare banale ma questa presa di consapevolezza ha permesso ad alcune persone di prendersi delle piccole responsabilit\u00e0, come per esempio quella di calendarizzare gli appuntamenti, di coinvolgere pi\u00f9 serenamente i propri contesti di accompagnamento, di rivendicare il valore e l\u2019importanza dell\u2019esperienza culturale come un proprio diritto.<br \/>\nUn processo lungo ma condiviso, che \u00e8 stato alla base della successiva libert\u00e0 che ci siamo concessi nella visione e nella restituzione delle opere in sinergia con i teatri che ci hanno ospitato sul territorio bolognese, quattro in tutto, dal centro alla periferia.<br \/>\nCominciamo allora dalla periferia, dai margini, come si suol dire. Bologna, rispetto ad altre citt\u00e0 italiane, vanta infatti due territori di confine che sono due veri fiori all\u2019occhiello per il territorio in termini di spazi, di qualit\u00e0 della proposta e di formazione del pubblico. Si tratta dei comuni di San Lazzaro di Savena e di Casalecchio di Reno, i poli opposti della citt\u00e0 su cui campeggiano rispettivamente le sale del Teatro ITC di San Lazzaro e dell\u2019oggi Teatro Laura Betti di Casalecchio di Reno.<br \/>\nL\u2019accoglienza che abbiamo ricevuto in questi contesti, gi\u00e0 abituati a interfacciarsi con pubblici molto differenti di bambini, migranti e anziani, ci ha subito permesso di sentirci a nostro agio e anche quando ci siamo trovati di fronte a delle barriere (<i>foyer<\/i><i> <\/i>troppo piccoli, scalini, bagni non a norma) abbiamo avuto la possibilit\u00e0 chiedere la compartecipazione di tecnici di sala, maschere, direttori artistici, attori e registi che si sono spesi, molte volte con le loro braccia, per aiutarci a risolvere eventuali difficolt\u00e0.<br \/>\nIl passaggio dall\u2019azione alla relazione \u00e8 stato istantaneo, gli animatori con disabilit\u00e0 del Calamaio, gi\u00e0 abituati a interfacciarsi in pubblico come formatori, si sono subito proposti con il consueto approccio schietto e allegro, a favore della conoscenza reciproca e di un\u2019entrata negli spazi calda e familiare per tutti.<br \/>\n\u00c8 successo anche con i teatri del centro citt\u00e0, come Arena del Sole e Teatro Testoni Ragazzi, il primo con un particolare slancio e cura da parte delle maschere, il secondo con il desiderio di agire, grazie alla nostra presenza, anche sugli spettatori disabili pi\u00f9 piccoli.<br \/>\nLa sorpresa di trovare un cospicuo numero di persone con disabilit\u00e0, spettatori talvolta di spettacoli di teatro contemporaneo di ricerca, ha in realt\u00e0 destabilizzato di pi\u00f9 il resto del pubblico che il personale dei teatri. Enigmatici sorrisi alle porte d\u2019entrata si sono spesso istintivamente rivolti al nostro gruppetto, che sar\u00e0 forse apparso curioso, poco catalogabile e un po\u2019 bizzarro.<br \/>\nL\u2019entrata di una persona con disabilit\u00e0 in uno spazio di forte prossimit\u00e0 corporea infatti, anche se sempre pi\u00f9 frequente, non sar\u00e0 mai del tutto neutra: c\u2019\u00e8 un corpo con caratteristiche peculiari che si muove a suo modo, c\u2019\u00e8 la carrozzina, si producono suoni, mugolii e rumori \u201cmolesti\u201d, componenti che condizionano inevitabilmente l\u2019esperienza della visione degli altri.<br \/>\nIl pap\u00e0 del Progetto Calamaio, il gi\u00e0 citato giornalista con disabilit\u00e0 Claudio Imprudente, racconta sempre quanto la disabilit\u00e0 ti costringa a muoverti, a cambiare la tua posizione di partenza, perch\u00e9 \u201cse non c\u2019\u00e8 movimento \u2013 afferma Claudio \u2013 non c\u2019\u00e8 integrazione\u201d .<br \/>\nUn bello spunto da cui partire ma, ci siamo chiesti, \u00e8 davvero cos\u00ec? Gli altri sono disposti a lasciarsi andare cos\u00ec come lo siamo noi a fidarci di loro? Come possiamo verificarlo con i nostri mezzi di spettatori partecipanti?<br \/>\nGli educatori e gli animatori con disabilit\u00e0 del Calamaio non si sono dati per vinti e hanno provato a rispondere stilando una lista di istruzioni, degli esercizi di accessibilit\u00e0 seguiti alla nostra prima esperienza di entrata nello spazio teatrale, un ironico vademecum che desideriamo rivolgere al pubblico disabile e non.<\/p>\n<p>Ecco che cosa abbiamo combinato tra il <i>foyer<\/i><i> <\/i>e la sala del Teatro IT<\/p>\n<p><strong>Sconquasso, istruzioni per l\u2019uso. Esercizi di accessibilit\u00e0 a teatro<br \/>\n<\/strong>di Progetto Calamaio<br \/>\n<b><\/b>Liberamente ispirato a <i>Istruzioni alla servit\u00f9 <\/i>di Jonathan Swift e agli esercizi mattutini di obbedienza e normalit\u00e0, eseguiti dagli ospiti del Castello di <i>Diario di una follia<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>stato<\/i><i> <\/i>per la regia di Micaela Casalboni con i ragazzi del progetto europeo <i>\u201cCrossing<\/i><i> <\/i><i>Paths<\/i><i> <\/i><i>&#8211;<\/i><i> <\/i><i>Sentieri<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>si<\/i><i> <\/i><i>incrociano\u201d<\/i>.<br \/>\n<i>Esercizio<\/i><i> <\/i><i>n.1<\/i><i> \u00a0<\/i>Non appena raggiunta la destinazione d\u2019arrivo assumete la posizione di un cerchio aperto al centro del <i>foyer<\/i>, cercando di occuparlo trasversalmente da destra a sinistra.<br \/>\n<i>Esercizio<\/i><i> <\/i><i>n.2<\/i><i> \u00a0<\/i>Infognate il biglietto nella zip del portamonete del vostro portafoglio nuovo che non avete ancora imparato ad aprire. Nel farlo, ponete la massima attenzione affinch\u00e9 quest\u2019ultimo sia posizionato sul fondo della borsa, coperto da fazzoletti e altre cose imbarazzanti che sicuramente vi cadranno di fronte a un\u2019illustre personalit\u00e0 quando le maschere vi chiederanno di estrarlo.<br \/>\n<i>Esercizio n.3 \u00a0<\/i>Prima di tutto assicuratevi che dietro di voi ci sia una lunga fila. A questo punto cominciate ad attaccare bottone con le maschere, raccontate loro ogni dettaglio sul vostro viaggio d\u2019arrivo, fategli dei complimenti e soffermatevi sulle pi\u00f9 significative vicende della vostra vita personale. Cercate di farvi dare, sempre e comunque, il loro numero di telefono.<br \/>\n<i>Esercizio n.4 \u00a0<\/i>Non ascoltate mai nessuno quando dovete prendere posto. Vagate in autonomia per la sala e posizionatevi dove desiderate, possibilmente vicino al palco, cos\u00ec che anche gli attori vi possano vedere (non si sa mai cosa pu\u00f2 succedere), lontano dalle uscite di sicurezza e accanto a persone ben vestite e pettinate dall\u2019aria di chi la sa lunga ma \u00e8 l\u00ec per puro caso.<br \/>\n<i>Esercizio<\/i><i> <\/i><i>n.5\u00a0<\/i><i> <\/i>Sorridete a chi vi \u00e8 seduto accanto, dietro o davanti. Se il sorriso non viene ricambiato presentatevi, scambiando due parole su quello che vi aspettate dallo spettacolo.<br \/>\n<i>Esercizio<\/i><i> <\/i><i>n.6<\/i><i> \u00a0<\/i>Quando la luce cala, siate sicuri che il vostro accompagnatore sia nel bel mezzo di una fila centrale e mandatelo a controllare se avete dimenticato qualcosa fuori dalla sala non appena l\u2019attore muove il suo primo passo sulla scena e l\u2019attenzione del pubblico \u00e8 totale.<br \/>\nAssicuratevi che l\u2019accompagnatore debba far alzare per lo meno quattro o cinque persone durante l\u2019intera operazione.<br \/>\n<i>Esercizio n.7 \u00a0<\/i>Abbandonatevi allo spettacolo. Ridete, gridate, saltate sulla sedia, piangete, cos\u00ec come vi viene. Vedrete come il ben vestito che vi \u00e8 seduto accanto vi seguir\u00e0 a ruota.<br \/>\n<i>Esercizio<\/i><i> <\/i><i>n.8 <\/i>Se lo spettacolo vi \u00e8 piaciuto applaudite a piene mani con tutta la forza che avete in corpo, ora in piedi ora seduti, al grido di \u201cbravi, bravi!\u201d. Viceversa, se lo spettacolo non vi ha convinto, parlatene nel viaggio di ritorno a casa e continuate nei giorni a seguire, ancora e ancora, spiegando perch\u00e9.<\/p>\n<p><strong>4.2 Il prima, il durante e il dopo lo spettacolo<br \/>\n<\/strong>Gli spettacoli cui abbiamo assistito sono stati scelti dall\u2019\u00e9quipe del Progetto Calamaio in stretta relazione con i teatri e sulla base di una mia conoscenza pregressa come critica teatrale presso alcune redazioni del settore, grazie alle quali ho maturato la conoscenza del lavoro di alcuni artisti ormai periodicamente ospitati nelle stagioni del territorio.<br \/>\nA supportare le scelte sono stati di volta in volta i codici, i contenuti e i linguaggi utilizzati nei singoli spettacoli, che, pur inconsapevolmente, si sono dimostrati un veicolo all\u2019accessibilit\u00e0 in senso lato, motivo per cui abbiamo privilegiato lavori che, anche nel caso della ricerca pi\u00f9 contemporanea e performativa, mantenessero alto il tasso di coinvolgimento sensoriale e relazionale e proponessero tematiche di interesse collettivo anche qualora legate al dato biografico dell\u2019artista.<br \/>\nPrima di ogni spettacolo perci\u00f2 gli animatori e gli educatori, coadiuvati da volontari e tirocinanti, sono stati condotti, talvolta con l\u2019intervento di artisti e critici teatrali, a \u201cprepararsi\u201d allo spettacolo prima della visione.<br \/>\nMomenti di scoperta e di discussione, in cui abbiamo incontrato le storie e le poetiche di artisti come Giuliana Musso, Punta Corsara, Teatro delle Albe, Marta Cuscun\u00e0, Marcello Chiarenza, Teatro Gioco Vita, Teatro Sotterraneo e Teatro delle Briciole, Compagnia dell\u2019Argine, C\u00e9sar Brie, Le Belle Bandiere, Mimmo Cuticchio, Teatro delle Ariette, Cantieri Meticci e Ascanio Celestini.<br \/>\nSe ragioniamo in termini di accessibilit\u00e0 metaforica, intendendo con questa la possibilit\u00e0 di farsi interpreti di un\u2019opera e di farla vivere dentro di s\u00e9 anche dopo l\u2019incontro in presenza, il lavoro di questi artisti \u00e8 stato per noi paragonabile a quello dei grandi pittori della Storia dell\u2019Arte, artisti cio\u00e8 che sanno parlare su pi\u00f9 livelli e in cui ciascuno di noi pu\u00f2 trovare quell\u2019immagine o \u201cquella frase che\u201d \u2013 come direbbe la scrittrice Annie Ernaux \u2013 \u201cpronunciata in silenzio ti aiuta a vivere\u201d.<br \/>\nCi sono poi le percezioni a pelle, quelle che nascono al momento dell\u2019incontro e che lasciano il segno, anche quando non comprese alla lettera.<br \/>\nNon dimenticher\u00f2 mai la reazione della mia collega con disabilit\u00e0 Lorella di fronte a C\u00e9sar Brie che ci raccontava il suo modo di intendere il teatro: \u201cNon so se ho capito bene \u2013 mi disse \u2013 ma quest\u2019uomo \u00e8 diverso dagli altri, quest\u2019uomo \u00e8 un poeta!\u201d. Allo stesso modo Mattias, che di fronte alle luci di Maurizio Viani, proprio quella volta che aveva dimenticato a casa gli occhiali durante l\u2019<i>Antigone<\/i><i> <\/i>de Le Belle Bandiere, ha esclamato: \u201cl\u2019atmosfera era scura ma era perfetta, quelle luci rimbombavano dappertutto e il rosso sul fondale&#8230; sembrava venuto da chiss\u00e0 dove, una cosa sola con le voci, i gesti e gli spazi di questa tragedia electro-rock!\u201d. Oppure Tatiana, che ha parlato per giorni di quanto Daniel Romila, clown di Parada e protagonista dello spettacolo di Marcello Chiarenza <i>Casa<\/i><i> <\/i><i>dolce<\/i><i> <\/i><i>casa<\/i>, fosse un giocoliere cos\u00ec bravo e simpatico nonostante gli mancassero delle dita nelle mani.<br \/>\nGli spettacoli cui abbiamo assistito, almeno 30, ci hanno cos\u00ec portati di volta in volta a conoscere le biografie degli autori e, parallelamente il loro modo di intendere il teatro. Abbiamo fatto delle ricerche e cercato all\u2019occasione di capire insieme che cosa sono il teatro di narrazione, i pupi siciliani, il teatro d\u2019ombre, il circo ma anche la Commedia dell\u2019Arte, i classici di Moli\u00e8re e di Dostoevskij, la tragedia greca, il contemporaneo, tutti quei generi, sfumature e consuetudini che rendono la scena molto pi\u00f9 ricca di quanto avremmo mai immaginato.<br \/>\nPer farlo abbiamo usato strumenti diversi, video, musica, libri, elementi materici, impostato giochi di ruolo e attivit\u00e0 che potessero farci entrare al meglio nell\u2019atmosfera dello spettacolo.<br \/>\nOgni anno poi, prima di cominciare il laboratorio, accoglievamo i nuovi arrivati con un\u2019entrata di benvenuto che abbiamo chiamato \u201cIl teatro come ti pare e dove ti pare di Ariane Mnouchkine\u201d.<br \/>\nDi volta in volta cos\u00ec il gruppo sceglieva un luogo dove avrebbe voluto erigere il suo teatro immaginario. L\u2019ultimo \u00e8 stato un teatro viaggiante per mare, una nave-teatro insomma, che abbiamo disegnato e su cui abbiamo creato delle caselle con delle piccole tasche. Ad ogni futuro spettatore chiedevo di scegliere dove prendere posto, infilandosi in una delle tasche, complice un\u2019immagine scelta tra alcune carte senza parole prese a prestito dal gioco di societ\u00e0 <i>Dixit<\/i>, un\u2019immagine che doveva rappresentare che cosa per loro significasse entrare in un teatro e l\u2019esperienza della visione in se stessa.<br \/>\nUn gioco che, idealmente, ha richiamato il cartellone posto all\u2019entrata del Th\u00e9\u00e2tre du Soleil, fondato dalla Mnouchkine nel 1964 e dal 1970 situato alla Cartoucherie de Vincennes, uno spazio privo di numeri, in cui gli spettatori possono ancora oggi scegliere dove posizionarsi prima dell\u2019inizio dello spettacolo. Un esperimento che, nella restituzione condivisa, ci ha fatto capire la differenza tra il cinema e il teatro, spingendoci a riflettere sulle peculiarit\u00e0 di un\u2019esperienza fruitiva diversa dalle altre, la stessa per la quale ci vestiamo meglio, percepiamo fatica e noia durante la rappresentazione ma anche gioia esplosiva, calore, fino a ricondurre le radici di tutto questo nel corpo.<br \/>\nIl corpo infatti, compreso il nostro, non certo perfetto, \u00e8 stato lo strumento privilegiato con cui durante gli spettacoli ci siamo confrontati con la visione, a volte spaventandoci, a causa di rumori, di effetti speciali o di entrate in scena improvvise, altre volte esaltandoci e sobbalzando sulle poltrone per le risate, altre volte ancora, quando non riuscivamo a vedere bene quello che stava accadendo, lasciandoci andare agli altri sensi, a percepire l\u2019atmosfera generale e la tensione palpabile, il nesso tra noi e gli attori.<br \/>\nUna partecipazione totale, la nostra, e, forse anche per questo, quasi mai silenziosa, colpa delle voci, del volume molto alto, degli automatismi del corpo, fatti di scatti, versi e mugolii che inevitabilmente si amplificano nel buio della sala. Pensate per esempio a un colpo di tosse. Da uno a dieci quanto \u00e8 fastidioso a teatro? Siate sinceri. Non vi \u00e8 mai capitato di cercare di trattenere uno starnuto per non disturbare il resto del pubblico?<br \/>\n\u201cSilenzioso e concentrato&#8230; ecco il teatro del pubblico impegnato!\u201d, esclam\u00f2 una volta la nostra collega con disabilit\u00e0 Stefania Baiesi.<br \/>\nChe siano queste o meno le richieste attuali, di certo il pubblico non \u00e8 sempre stato cos\u00ec. La disabilit\u00e0 con il suo carattere di imprevedibilit\u00e0 ed extra ordinariet\u00e0 ci riporta infatti ai grandi momenti di fioritura della scena, alla Commedia dell\u2019Arte, al Teatro Elisabettiano, dove il pubblico parlava con i personaggi, urlava, commentava, lanciava ortaggi e chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta se lo spettacolo non si rivelava di suo gradimento.<br \/>\nGli artisti per\u00f2 lo sanno che dietro a tutte le pareti, portanti, divisorie e scorrevoli anche oggi c\u2019\u00e8 sempre il NOI di Piergiorgio Giacch\u00e9. Ed ecco allora che quando lo spettacolo desidera davvero dialogare con te, te lo fa sentire con tutti i mezzi che ha, a partire da quello che vediamo sulla scena.<br \/>\nLuci, scenografia, costumi, e pi\u00f9 in generale tutti gli elementi che caratterizzano l\u2019impianto dello spettacolo sono stati cos\u00ec i primi termini di paragone per provare a orientarci nella visione in vista di una restituzione successiva. Cercare di ricordare, saper dire che cosa \u00e8 accaduto, essere consapevoli di che cosa effettivamente siamo stati testimoni \u00e8 qualcosa di molto difficile per alcuni di noi anche nella quotidianit\u00e0. C\u2019\u00e8 chi si ricorda sempre tutto minuziosamente, chi solo gli oggetti o un fatto tra tanti, chi magari si fa distrarre da un suono, ma da l\u00ec, da quel particolare, \u00e8 sempre possibile avviare insieme nuove creazioni.<br \/>\nAbbiamo imparato per esempio che a teatro esistono tre tempi: il prima, il durante e il dopo lo spettacolo, la cui qualit\u00e0 condizioner\u00e0 il vissuto dell\u2019intera esperienza visiva e la sua durata nella memoria.<br \/>\nTuttavia \u00e8 l\u00ec, nell\u2019incontro con l\u2019attore, che accade davvero qualcosa di imprevisto, qualcosa che, come in un viaggio verso un paese lontano, pu\u00f2 portarti \u201cdove non sei stato mai\u201d.<br \/>\nPotrebbe allora capitarvi, come a Tatiana, di trovarvi spettatori sul palco, a cercare di capire da che parte state, di dimenticare a casa gli occhiali, come a Mattias, oppure di ritornare con il corpo alle emozioni che i colori vi davano da bambini come invece \u00e8 successo a Lorella.<br \/>\n\u00c8 accaduto allo spettacolo <i>Report<\/i><i> <\/i><i>dalla<\/i><i> <\/i><i>citt\u00e0<\/i><i> <\/i><i>fragile<\/i><i> <\/i>di Gigi Gherzi, durante <i>Antigone <\/i><i><\/i>de Le Belle Bandiere e sulle orme-ombre di <i>Cane<\/i><i> <\/i><i>Blu<\/i><i> <\/i>di Teatro Gioco Vita.<\/p>\n<p><strong>Tocca a te, spettatore! Pensieri in libert\u00e0 su <i>Report dalla citt\u00e0 fragile<\/i>, uno spettacolo di Gigi Gherzi \u2013 ITC Teatro di San Lazzaro di Savena (BO)<br \/>\n<\/strong>di Tatiana Vitali<br \/>\n<b><\/b>Fin dall\u2019inizio, quando ci si appresta a entrare nella sala del Teatro ITC per assistere a <i>Report dalla citt\u00e0 fragile <\/i>si comprende che quella che stiamo per vivere non sar\u00e0 un\u2019esperienza dai contorni regolari.<br \/>\nSi entra a piccoli gruppi e un\u2019atmosfera di curiosa attesa, non appena il primo scaglione scompare nel buio, invade rapidamente il <i>foyer<\/i>. Finch\u00e9 non \u00e8 il nostro momento e arriva Gigi Gherzi, il regista con Pietro Floridia dello spettacolo, ad accoglierci personalmente nel corridoio per condurci piano piano nei meandri del teatro. Gigi ci parla come se ci avesse incontrato per la strada e volesse svelarci un segreto. Un atteggiamento anomalo, mi son detta, che a teatro non avevo mai visto\u2026<br \/>\nDi solito c\u2019\u00e8 sempre una certa distanza tra chi \u00e8 sul palco e chi \u00e8 in platea, mentre ora, che per di pi\u00f9 non siamo in nessuno di questi luoghi ma in un corridoio, lo spettacolo \u00e8 gi\u00e0 iniziato e io, che non so bene il perch\u00e9, mi sento spaventata e coinvolta.<br \/>\nGigi ci prepara cos\u00ec, dandoci del tu, avvicinandosi ai nostri sguardi e indicandoci una teca di immagini, costruzioni e parole, preludio, scopriremo, al racconto del suo viaggio alla ricerca delle storie e delle voci di quelle che lui chiama le \u201cpersone fragili\u201d.<br \/>\nFacciamo il giro della sala e saliamo sul palco, dove tutto quello che vediamo lo possiamo osservare, toccare\u2026 C\u2019\u00e8 un museo di tante, tantissime teche in mezzo a cui perdersi\u2026 sembra un bosco. Ci chiedono poi di toccare ed esplorare questa misteriosa scenografia, il protagonista chiacchiera con noi\u2026 Quello, lo si capisce gi\u00e0, sar\u00e0 proprio il nostro spettacolo! Ci sediamo sulle panche in semicerchio, come nel teatro greco, e Gigi ci invita a dire la nostra sul suo racconto e, prendendo spunto di volta in volta dai frammenti delle sue interviste alle persone fragili della citt\u00e0 e dell\u2019ex ospedale psichiatrico milanese Paolo Pini, scriviamo dentro alle teche, lasciamo messaggi, i nostri messaggi, ogni sera diversi come diverso sar\u00e0 anche lo spettacolo che Gigi ci racconter\u00e0. Le vite dei personaggi e quella di Gigi scorrono e cos\u00ec le nostre matite sulla carta, reperti di un passaggio graduale, del prima e del dopo e del nostro essere l\u00ec, sul palco, pronti a riconoscere, insieme, anche quello che nella nostra citt\u00e0 vediamo e viviamo ogni giorno. A un certo punto ci viene chiesto di scegliere una teca e di posarla a terra. Sar\u00e0 il pezzo di una nuova mappa, quella del pubblico presente sulla scena, nuovo microcosmo, nuova piccola citt\u00e0 fatta di fragilit\u00e0<br \/>\n<i>Report dalla citt\u00e0 fragile <\/i>\u00e8 davvero uno spettacolo <i>dello <\/i>spettatore, ogni sera coautore insieme a Gigi della storia che verr\u00e0. Non immaginavo che questo fosse possibile, n\u00e9 tanto meno di poter salire su un palco per vivere uno spettacolo senza recitarlo. Eppure, ho scoperto che anche noi, spettatori, possiamo essere e fare moltis- simo, anche per cambiare le cose, a partire anche solo da l\u00ec, dal teatro. Per esempio condividere le nostre fragilit\u00e0 e partecipare in questo modo pi\u00f9 attivamente alla vita, proprio come abbiamo fatto sul palco del Teatro ITC.<\/p>\n<p><strong>Signore e signori, si raccomanda di togliere gli occhiali&#8230; Una visione sensibile di <\/strong><strong><i>Antigone<\/i><i> <\/i>de Le Belle Bandiere \u2013 Teatro Laura Betti di Casalecchio di Reno (BO)<br \/>\n<\/strong>di Mattias Fregni<br \/>\n<b><\/b>Nonostante questa sera abbia dimenticato a casa gli occhiali, la vivace danza di globi luminosi e suoni su sfondo nero che hanno accompagnato la tragedia di <i>Antigone <\/i>della compagnia Le Belle Bandiere, mi ha completamente incantato. Anzi, vi dir\u00f2 di pi\u00f9: proprio grazie a questa mia sbadataggine, mentre mi abbandonavo al flusso dello spettacolo, sono stato raggiunto da tante piccole scariche elettriche luminose e posso dire d\u2019aver assistito a uno scenario unico, irripetibile, che non ho paura di chiamare \u201cfantastico\u201d. Quelle scariche non erano altro che le mie emozioni che passavano attraverso la voce e il corpo di un certo genere di fantasmi, gli attori, e che improvvisamente mi sono arrivate dritte dritte allo stomaco senza chiedermi tanti perch\u00e9.<br \/>\nLa storia di <i>Antigone<\/i><i> <\/i>\u00e8 una storia difficile, anche se partita in fondo da un desiderio semplice, quello cio\u00e8 di una sorella di seppellire il proprio fratello, di cui se non ho afferrato tutti i dettagli conservo per\u00f2 ancora l\u2019odore e soprattutto la musica\u2026 che, beh, a tratti era proprio rock! Non avrei immaginato che in una tragedia ambientata nell\u2019antica Grecia avrei potuto scovare i Dream Theatre e della musica elettronica e invece \u00e8 andata finire che, nonostante la seriet\u00e0 del dramma, mi sono persino divertito\u2026<br \/>\nIl giorno dopo una mia collega mi ha raccontato che al Teatro Arena del Sole di Bologna c\u2019\u00e8 un uomo che da anni va a vedere quasi tutti gli spettacoli in stagione e che quest\u2019uomo \u00e8 completamente cieco\u2026 beh, non stento a crederlo!<br \/>\nHo apprezzato tantissimo l\u2019ambivalenza, gi\u00e0 insita nel dramma, di momenti sonori dolci e delicati alternati a momenti quasi frenetici, evidenziandola nei recitativi e l\u00e0 dove il ritmo narrativo faceva prender velocit\u00e0 a tutta la <i>performance<\/i>. Si adattava perfettamente al mio pensiero del momento e alla mia partecipazione nei confronti dei personaggi\u2026 Sembrava che tutto fosse fatto appositamente per me, Mattias, e sentivo che anche per gli altri spettatori che mi erano seduti accanto era lo stesso\u2026 Come ho fatto a capirlo non lo so, lo sentivo e basta. Sar\u00e0 perch\u00e9 non portavo gli occhiali che sono diventato cos\u00ec sensibile e attento? Chiss\u00e0\u2026 Una cosa per\u00f2 \u00e8 certa: io a teatro gli occhiali non li metto pi\u00f9.<\/p>\n<p><strong>Un Cane Blunerosso. Tra colori di <i>Cane Blu <\/i>di Teatro Gioco Vita \u2013Teatro Laura Betti di Casalecchio di Reno (BO)<br \/>\n<\/strong>di Lorella Picconi e Lucia Cominoli<br \/>\n<b><\/b>Sono molte le persone, gli studiosi, scienziati e artisti che si sono interrogati, hanno scritto, disegnato e discusso sulle propriet\u00e0 dei colori. In <i>Cane Blu <\/i>la compagnia Teatro Gioco e Vita non ci parla direttamente dei colori ma li usa quasi come se fossero dei personaggi, delle entit\u00e0 vive che mano a mano accompagnano le azioni, le voci e i segreti dei protagonisti e ne fanno parte, circondandoci con tutta la loro luce, di emozioni sempre diverse, proprio come nei sogni, che il pi\u00f9 delle volte sono in bianco e nero ma qualche volta possono anche essere colorati.<br \/>\nE cos\u00ec c\u2019era il BLU.<br \/>\nColore calmo e tranquillo, colore saggio di cane, blu tutto, piccolo, grande, sul pavi- mento, sul soffitto, voce che non chiede spiegazioni, voce paziente.<br \/>\nE cos\u00ec c\u2019era il ROSSO.<br \/>\nColore passione, colore imprevisto di amicizia e d\u2019ira, di contesa e passaggio, spaesamento, azione, abbraccio non richiesto che ingloba, infuoca, mi infuoca.<br \/>\nE cos\u00ec c\u2019era il NERO.<br \/>\nColore terrore, colore cupo, ombra, vuoto, paura che non mi lascia in pace, sconfitta, lotta che non si arrende, bosco, scoperta, riposo.<br \/>\nSono ancora qui e mentre osservo <i>Cane<\/i><i> <\/i><i>Blu<\/i><i> <\/i>non ho pi\u00f9 paura di mischiare i colori, perch\u00e9 mi guardo intorno e quando le luci invadono il soffitto del teatro un sussulto di stupore mi scappa fuori dalla bocca. Forse \u00e8 sempre un sogno ma, questa volta, mi piace di pi\u00f9. Mi ricordo di quando ero bambina\u2026 e lass\u00f9, sul soffitto, ci sono altri come me.<\/p>\n<p><strong>4.3 Il deficit come risorsa creativa per la rielaborazione<br \/>\n<\/strong>Vederci poco, sentire male, non deambulare, far fatica a prestare attenzione, spaventarsi con facilit\u00e0, sono tutte mancanze che possono condizionare la visione dello spettacolo, limitandone in certi casi la comprensione.<br \/>\nIl teatro tuttavia, lo abbiamo visto, \u00e8 provvisto di segni, come gli elementi scenici, che possono aiutare a orientarsi in maniera piuttosto immediata su quella che \u00e8 l\u2019atmosfera generale dello spettacolo, segni che, messi in relazione al corpo dell\u2019attore, al suo modo di utilizzarlo, alle parole e alla temperatura della voce si fanno per lo spettatore importanti indicatori di senso. Eppure c\u2019\u00e8 di pi\u00f9.<br \/>\nAl di l\u00e0 della comprensione generale che, potremmo dire, mette in campo il nostro cervello, c\u2019\u00e8 ne \u00e8 una ancora pi\u00f9 interna, irrazionale ed emotivamente instabile che appartiene alla sfera dello stomaco, detto non a caso \u201cil secondo cervello\u201d, che, nell\u2019esperienza teatrale, tende a spingere in fuori le nostre pulsioni animali, i ricordi e l\u2019inconscio.<br \/>\nInutile dire che il \u201csentire di pancia\u201d si sia dimostrato per noi un altro inconsapevole veicolo di accessibilit\u00e0 all\u2019esperienza teatrale.<br \/>\nDetto ci\u00f2 \u00e8 capitato spesso tuttavia che alcuni colleghi con disabilit\u00e0 del Progetto Calamaio abbiano vissuto durante lo spettacolo momenti di forte empatia ed emozione che non sono pi\u00f9 stati in grado di restituire a parole al termine della visione. Ci\u00f2 non significa che l\u2019emozione provata non fosse mai esistita ma che semplicemente il racconto tradizionale non era il mezzo adatto ad esprimerla.<br \/>\nIl Calamaio, va specificato, bench\u00e9 a un certo punto si sia giocosamente definito \u201credazione\u201d, non ha infatti mai inteso riproporre al pubblico dei teatri delle recensioni, ha invece cercato, sul blog <a href=\"http:\/\/laquintaparete.accaparlante.it\/\">http:\/\/laquintaparete.accaparlante.it<\/a>, di restituire degli sguardi che potessero dare allo spettacolo il valore aggiunto di un\u2019ulteriore esperienza. Lo ha fatto attraverso disegni, associazioni di idee, canzoni, costruzioni con materiali di riciclo, che di volta in volta ci sembrava si avvicinassero \u201cdi pancia\u201d alle suggestioni offerte dalla visione degli spettacoli.<br \/>\nE cos\u00ec, come potrete vedere nel dossier al centro del volume, abbiamo sperimentato con Diego e Lorella delle impressioni cucite, nate dalla visione dello spettacolo <i>Come una<\/i><i> <\/i><i>Perla<\/i>, protagonisti i lavoratori cassintegrati dell\u2019azienda emiliana; insieme a loro Samuele, Filippo e Nicol\u00f2, i figli dell\u2019educatore Tristano, ci hanno aiutati a costruire un pupo siciliano dopo <i>O<\/i><i> <\/i><i>a<\/i><i> <\/i><i>Palermo<\/i><i> <\/i><i>o<\/i><i> <\/i><i>all\u2019Inferno<\/i><i> <\/i>di Mimmo Cuticchio; l\u2019illustratore Attilio Palumbo invece ci ha permesso con i suoi disegni di descrivere l\u2019essenza degli spettacoli <i>Tiergartenstrasse 4 <\/i>e <i>La fabbrica dei preti <\/i>mentre con Francesco e Sara tentavamo di costruire una macchina piena di chiavi e lucchetti con cui cambiare il mondo, proprio come nell\u2019ultimo spettacolo di Andrea Paolucci che abbiamo visto a ITC Teatro, <i>La<\/i><i> <\/i><i>magnifica<\/i><i> <\/i><i>illusione<\/i>.<br \/>\nQualcuno si \u00e8 cimentato anche nella scrittura, creativa per\u00f2, come Emanuela e Patrizia, che in rima ci hanno condotto per la discarica di <i>Casa<\/i><i> <\/i><i>dolce<\/i><i> <\/i><i>casa<\/i>, o come Diego che nel bisogno di gridare i propri diritti dei lavoratori de <i>La<\/i><i> <\/i><i>Perla<\/i><i> <\/i>ha riconosciuto anche i suoi, o ancora come Ermanno, che dopo la visione de <i>La<\/i><i> <\/i><i>fabbrica<\/i><i> <\/i><i>dei<\/i><i> <\/i><i>preti <\/i>ha pensato di inventarsi una storia nuova di zecca, dove un bambino, seminarista e futuro prete, riceve una lettera <i>nientepopodimenoche <\/i>dal Papa per esortarlo a una grande missione&#8230; E poi c\u2019\u00e8 lui, il <i>Dizionario<\/i><i> <\/i><i>dello<\/i><i> <\/i><i>spettatore<\/i>, che potete consultare sul blog e che con i suoi strampalati lemmi ci ha permesso di orientarci nella parte pi\u00f9 nascosta della scena, la nostra.<\/p>\n<p><strong>Finalmente a <i>Casa Dolce Casa! <\/i>Dentro lo spettacolo di Marcello Chiarenza con una<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>canzone \u2013 Teatro Arena del Sole di Bologna<br \/>\n<\/strong>di Emanuela Marasca e Patrizia Passini<br \/>\n<b><\/b>Eccoci arrivati a <i>Casa<\/i><i> <\/i><i>dolce<\/i><i> <\/i><i>casa!<\/i><i> <\/i>Siete stanchi della dura giornata e non vedete l\u2019ora di mettervi in pantofole? Di mangiare un piatto caldo e stendervi soli soletti sul divano?<br \/>\nAllora, sembrano dirci il regista Marcello Chiarenza e il suo gruppo di coinquilini bislacchi, ci dispiace, ma siete finiti nel posto sbagliato. All\u2019Arena del Sole questa volta si entra a piedi nudi, si mangiano topi in salm\u00ec e ci si arrampica sui rifiuti dei sogni. Perch\u00e9\u2026.<\/p>\n<p><i>Casa dolce casa fa s\u00ec<br \/>\nche anche tu in<\/i><i> <\/i><i>un<\/i><i> <\/i><i>battibaleno<\/i><i> <\/i><i>stai<\/i><i> <\/i><i>col<\/i><i> <\/i><i>naso<\/i><i> <\/i><i>in<\/i><i> <\/i><i>su.<br \/>\n<\/i><i><\/i><i>Se ti lasci trasportare dalle melodie<br \/>\npotresti<\/i><i> <\/i><i>poi<\/i><i> <\/i><i>scoprirti<\/i><i> <\/i><i>in<\/i><i> <\/i><i>un<\/i><i> <\/i><i>mondo<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>follie.<br \/>\nL\u00e0 in una discarica della citt\u00e0,<br \/>\n<\/i><i>trovi,<\/i><i> <\/i><i>ahim\u00e8,<\/i><i> <\/i><i>gli<\/i><i> <\/i><i>scarti<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>una<\/i><i> <\/i><i>societ\u00e0.<br \/>\n<\/i><i><\/i><i>Ma<\/i><i> <\/i><i>chi<\/i><i> <\/i><i>pu\u00f2<\/i><i> <\/i><i>sopravvivere<\/i><i> <\/i><i>a<\/i><i> <\/i><i>siffatta<\/i><i> <\/i><i>realt\u00e0?<br \/>\nE<\/i><i> <\/i><i>sono<\/i><i> <\/i><i>proprio<\/i><i> <\/i><i>loro:<\/i><i> <\/i><i>un<\/i><i> <\/i><i>gruppo<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>clochard.<br \/>\nIn<\/i><i> <\/i><i>un<\/i><i> <\/i><i>angolo<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>mondo<\/i><i> <\/i><i>ben<\/i><i> <\/i><i>poco<\/i><i> <\/i><i>ordinato,<br \/>\naccadono eventi che mai hai immaginato.<br \/>\n<\/i><i>Succede l\u00e0 di tutto, ma con creativit\u00e0<br \/>\n<\/i><i>gli oggetti prendon vita con genialit\u00e0.<br \/>\nClown,<\/i><i> <\/i><i>equilibristi,<\/i><i> <\/i><i>saltatori<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>giocolieri,<br \/>\n<\/i><i>riescono a scombinare persino i tuoi pensieri.<br \/>\nNon puoi meravigliarti se all\u2019improvviso,<br \/>\n<\/i><i>sei<\/i><i> <\/i><i>chiamato<\/i><i> <\/i><i>in<\/i><i> <\/i><i>scena<\/i><i> <\/i><i>a<\/i><i> <\/i><i>tendere<\/i><i> <\/i><i>il<\/i><i> <\/i><i>tuo<\/i><i> <\/i><i>viso.<br \/>\nEcco poi arrivare dall\u2019Est un forte vento,<br \/>\n<\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>solleva<\/i><i> <\/i><i>ombrelli<\/i><i> <\/i><i>in<\/i><i> <\/i><i>un<\/i><i> <\/i><i>portentoso<\/i><i> <\/i><i>evento.<br \/>\nPiovono<\/i><i> <\/i><i>le<\/i><i> <\/i><i>stelle,<\/i><i> <\/i><i>rimani<\/i><i> <\/i><i>a<\/i><i> <\/i><i>bocca<\/i><i> <\/i><i>aperta:<br \/>\n<\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>magico<\/i><i> <\/i><i>mondo!<\/i><i> <\/i><i>\u00c8<\/i><i> <\/i><i>tutto<\/i><i> <\/i><i>una<\/i><i> <\/i><i>scoperta.<br \/>\n<\/i><i><\/i><i>Tutto<\/i><i> <\/i><i>\u00e8<\/i><i> <\/i><i>raccontato<\/i><i> <\/i><i>con<\/i><i> <\/i><i>delicata<\/i><i> <\/i><i>ironia<br \/>\n<\/i><i>e pure la Morte diventa poesia!<br \/>\n<\/i><i>Questo<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>ti<\/i><i> <\/i><i>ho<\/i><i> <\/i><i>detto<\/i><i> <\/i><i>\u00e8<\/i><i> <\/i><i>solo<\/i><i> <\/i><i>un<\/i><i> <\/i><i>assaggio<br \/>\n<\/i><i><\/i><i>di quel che puoi vedere,<\/i><i> <\/i><i>dai: forza e <\/i><i>coraggio!<\/i><i><\/i><\/p>\n<p><strong>Cercasi sostituto. Una parabola semiseria da La fabbrica dei preti di Giuliana Musso \u2013 ITC Teatro<br \/>\n<\/strong>di Ermanno Morico<br \/>\n<b><\/b>Tommy era un bambino di 8 anni che viveva in un seminario nel nord dell\u2019Italia. Studiava, leggeva e pregava \u201cAmen Amen Amen\u201d moltissimo per diventare prete, musulmano, ortodosso o chi lo sa\u2026 Insomma, un bel miscuglio! La sua vita in collegio trascorreva in modo movimentato e vivace, aveva molti amici e si dedicava a tante attivit\u00e0. Un bel giorno Tommy ricevette una lettera papale. Tommy non stava pi\u00f9 nella pelle, il Papa in persona scriveva a un bambino! Chiss\u00e0 che voleva? Boh? Quando apr\u00ec la lettera esclam\u00f2 \u201cUau!\u201d Il Papa gli stava confidando di essere ormai diventato un po\u2019 vecchio e <i>acciacatello<\/i><i> <\/i>e di non farcela pi\u00f9 a lavorare da solo, tanto che stava pensando di lasciare il suo mandato per andare in pensione. C\u2019era bisogno di un aiutante o meglio di un vero e proprio sostituto, di un giovane e bravo prete nuovo. \u201cPer cominciare dovresti riempire un bello zaino grande\u201d \u2013 scriveva il Papa \u2013 \u201ce andare in Sud America o in India a curare i lebbrosi, gli storpi, la peste, i bambini poveri o in difficolt\u00e0 e chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta\u201d.<br \/>\nCos\u00ec, messi via i vestiti e la sua roba con il <i>beautycase<\/i><i> <\/i>e lo spazzolino elettronico nella valigia grande, Tommy prese il treno per andare a Rio de Janeiro, in Brasile. Dormi e sveglia, dopo dieci giorni di viaggio in cuccetta Tommy scelse di cambiare mezzo di trasposto e decise di scendere dal treno per prendere il traghetto.<br \/>\nAll\u2019aereo il bambino non aveva neanche pensato perch\u00e9 era un avventuriero e sceglieva sempre la via pi\u00f9 difficile anche per raggiungere cose semplici. Cos\u00ec, sul traghetto, in cabina, un giorno Tommy sent\u00ec improvvisamente il suono di un campanello \u201cDin-Don\u201d, che sembrava una delle campane che il futuro pretino era abituato a sentire in chiesa. Il suono risuon\u00f2 forte. Subito arriv\u00f2 un signore grande e grosso, un vero e proprio marcantonio d\u2019uomo che chiese a Tommy: \u201cHai chiamato?\u201d. Gi\u00e0, proprio come il Lurch della famiglia Addams!<br \/>\nTommy a quel punto ne approfitt\u00f2 e gli disse. \u201cMi faresti un piacere? Mi puoi aiutare a mettere sopra sul portabagagli la mia valigia che \u00e8 molto pesante?\u201d.<br \/>\nLurch, che era un vero e proprio armadio, mise subito a posto la valigia sul portapacchi e si ferm\u00f2 a riposare insieme a Tommy.<br \/>\nCi misero giorni e giorni ad arrivare a destinazione, giorni che i due trascorsero chiacchierando, giocando a carte, a briscola e a tressette per non annoiarsi. Tommy era molto bravo perch\u00e9 al seminario ci giocava spesso e, se si pu\u00f2 dire, era un vero e proprio asso di carte!<br \/>\nPassava il tempo, finch\u00e9 un mattino il traghetto non si attracc\u00f2 in un porto. A quel punto Tommy si accorse di non essere in Brasile ma a Mumbai, in India! A quel punto, con grande gioia, Tommy e Lurch, uscirono dal porto e presero un altro treno, pi\u00f9 piccolo, per andare tutte e due a Calcutta, in collina, dove abitava Madre Teresa. I due amici salirono per tortuosi cunicoli e saliscendi, per di qua e per di l\u00e0, dopo un lungo viaggio e una lunga camminata arrivarono alla citt\u00e0 di Calcutta in India.<br \/>\nTommy e Lurch raggiunsero a piedi la collina e si trovarono improvvisamente di fronte a un convento con un portone enorme e di legno massiccio cos\u00ec fatto contro le intemperie, la pioggia e il vento.<br \/>\nTimidi e un po\u2019 curiosi i due tirarono una corda all\u2019ingi\u00f9 per suonare il campanello che fece un rumore cos\u00ec forte che persino un sordo avrebbe potuto sentirlo.<br \/>\nA quel punto il portone si apr\u00ec, \u201cChi sei?\u201d \u2013 disse una voce di uomo. Quando lo vide Tommy pens\u00f2 di essere di fronte a Luciano Pavarotti in persona, pronto pronto per l\u2019opera\u2026 Era invece un prete indiano, che indossava una giacca grigia scura ricamata d\u2019oro che faceva risaltare una lunga e bellissima barba nera.<br \/>\nTommy rispose: \u201cSono il sostituto che stavate aspettando e sono arrivato fino a qui perch\u00e9 ho con me una busta papale. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 Madre Teresa?\u201d.<br \/>\nIl prete indiano scosse la testa e prov\u00f2 a sbirciare e poi apr\u00ec la lettera per vedere che cosa c\u2019era scritto. Tommy non diceva bugie era in missione per conto del Papa, caspiterina!<br \/>\nL\u2019indiano che somigliava a Pavarotti gli disse: \u201cMiserere!\u201d \u2013 esclam\u00f2 \u2013 \u201cIo sono un amico di vecchia data di Madre Teresa che ormai \u00e8 andata in giro per altri mondi\u2026 Anche per me, caro Tommy, \u00e8 giunto il momento di ritirarmi, me ne torno dal mio gruppo, a Roma. Adesso tocca a te!\u201d.<br \/>\nTommy non capiva pi\u00f9 se era l\u00ec per fare il prete o Indiana Jones con tanto di cappello e di frusta\u2026 Lurch a quel punto fece un gran sorriso, disse: \u201cBeh, caro Tommy, credo il mio compito sia finito. Ora sei tu che ti devi dar da fare, grazie di tutto e del bel viaggio, spero che tu possa diventare un bravo prete! Io ora me ne torno a casa\u2026\u201d.<br \/>\nTommy sapeva che Lerch era un po\u2019 povero\u2026 Per questo mise la mano a terra e prese dalla giacca abbandonata dell\u2019indiano, che se l\u2019era data a gambe levate, un po\u2019 d\u2019oro e glielo regal\u00f2 in cambio del tempo trascorso insieme.<br \/>\nLurch, commosso, gli lasci\u00f2 in dono una bella scatola con trenta mazzi di carte! Poi gli indic\u00f2 alcuni bambini come lui tutti sporchi e molto magri che l\u00ec vicino guardavano fisso nel vuoto.<br \/>\nTommy fece di s\u00ec con la testa e non ci pens\u00f2 due volte.<br \/>\nE cos\u00ec, a Calcutta, sul nuovo bar della collina, con la sua scatola di carte, Tommy trascorse la sua missione con gli amici e le altre persone che era venuto a curare, giocando a rubamazzo, tre sette e a briscola, soprattutto la sera dopo il lavoro.<br \/>\nPerch\u00e9 \u00e8 viaggiando, facendo fatica, giocando e prendendosi cura degli amici che uno diventa un bravo prete e, secondo me, pure una brava persona.<\/p>\n<p><strong>La canzone del NOI \u2013 I lavoratori dello spettacolo <i>Come una Perla <\/i>ci insegnano a difendere i diritti \u2013 ITC Teatro di San Lazzaro di Savena (BO)<br \/>\n<\/strong>di Diego Centinaro<br \/>\n<b><\/b><i>NOI\u2026 Vogliamo essere autonomi e indipendenti NOI\u2026<\/i><i> <\/i><i>Abbiamo<\/i><i> <\/i><i>diritto<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>divertirci<\/i><i> <\/i><i>anche<\/i><i> <\/i><i>fuori<\/i><i> <\/i><i>casa<br \/>\n<\/i><i>NOI\u2026<\/i><i> <\/i><i>Siamo<\/i><i> <\/i><i>giovani<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>abbiamo<\/i><i> <\/i><i>diritto<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>lavorare<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>farci<\/i><i> <\/i><i>una<\/i><i> <\/i><i>vita<\/i><i> <\/i><i>come<\/i><i> <\/i><i>tutti<br \/>\n<\/i><i><\/i><i>NOI\u2026<\/i><i> <\/i><i>Abbiamo<\/i><i> <\/i><i>voglia<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>bisogno<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>andare<\/i><i> <\/i><i>in<\/i><i> <\/i><i>vacanza<br \/>\n<\/i><i>NOI\u2026 Non stiamo zitti<br \/>\n<\/i><i>NOI\u2026<\/i><i> <\/i><i>Facciamo<\/i><i> <\/i><i>cultura<br \/>\n<\/i><i><\/i><i>NOI\u2026 Esistiamo per comunicare<br \/>\nNOI\u2026 Non vogliamo teste chiuse<br \/>\n<\/i><i>NOI\u2026<\/i><i> <\/i><i>Siamo<\/i><i> <\/i><i>simpatici\u2026<\/i><i><br \/>\n<\/i><i>Ma<\/i><i> <\/i><i>anche<\/i><i> <\/i><i>no <\/i><i>NOI\u2026 Parliamo di diversit\u00e0<br \/>\n<\/i><i>NOI<\/i><i> <\/i><i>Non<\/i><i> <\/i><i>ci<\/i><i> <\/i><i>saremmo<\/i><i> <\/i><i>se<\/i><i> <\/i><i>non<\/i><i> <\/i><i>fossimo<\/i><i> <\/i><i>mille<\/i><i> <\/i><i>pi\u00f9<\/i><i> <\/i><i>uno\u2026<\/i><i> <\/i><i>O<\/i><i> <\/i><i>forse<\/i><i> <\/i><i>anche<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>pi\u00f9.<\/i><i><\/i><\/p>\n<p><strong>S come \u201cspecchio\u201d<br \/>\n<\/strong>di Francesca Aggio, Diego Centinaro, Mario Fulgaro, Lorella Picconi, Tatiana Vitali<br \/>\nLo specchio \u00e8 l\u2019anello che congiunge profondit\u00e0 e cambiamento, l\u2019accettare con il modificare. Rintracciabile facilmente in natura, lo specchio pu\u00f2 prendere la forma di un bicchiere o di una pozzanghera a seconda di chi qui va cercando la propria immagine. Vanitoso, seducente e confuso, lo specchio \u00e8 riflesso o meglio ancora riflessivo, permette di comunicare con il labiale e di rendere uno spazio piccolo grande e arioso. A volte si finisce per litigare con lo specchio e allora non sei pi\u00f9 in due ma sei uno solo. L\u00ec davanti non c\u2019\u00e8 scampo quando ti rendi conto che ci sei anche tu.<\/p>\n<p><strong>4.4<\/strong> <strong>Mediare<\/strong><strong> ma non filtrare. L\u2019incontro con critici e artisti<br \/>\n<\/strong>Abbiamo visto come il nostro \u201csentire di pancia\u201d ci abbia aiutati nella creazione di un\u2019eco duratura a fine spettacolo. \u00c8 successa la stessa cosa anche nell\u2019incontro con i critici e gli artisti, che, inevitabilmente, sono stati contagiati dalla spinta del gruppo.<br \/>\nI critici, come Massimo Marino di \u00abCorriere della Sera\u00bb di Bologna e Agnese Doria de \u00abL\u2019Unit\u00e0\u00bb di Bologna e redazione \u00abAltre Velocit\u00e0\u00bb, hanno avuto il pregio di renderci partecipi dei temi degli spettacoli con contestualizzazioni storiche precise e poetiche al tempo stesso.<br \/>\nLe nostre domande, dal canto loro, li hanno costretti a semplificare i propri concetti per arrivare a riviverne loro stessi i presupposti.<br \/>\n\u201cMi \u00e8 piaciuto il progetto \u2013 racconta Marino \u2013 la costanza nel guardare, nel cercare e approfondire quello che c\u2019\u00e8 prima dello spettacolo, la ricerca di espressione nonostante quelli che possono essere i limiti fisici delle persone. Ho sentito una grande intelligenza che bisognava ascoltare, con pazienza, perch\u00e9 spesso celata sotto parole articolate con fatica, in certi casi difficili da capire per chi le ascolta senza una consuetudine con le persone con disabilit\u00e0 fisica. Mi ha colpito il tono generale degli interventi, leggero ma profondo, capace di porsi domande essenziali senza soggezioni, desideroso di capire\u201d.<br \/>\nPoter esprimere la propria opinione, interrogarsi, mettere in crisi, farsi interpreti del proprio presente, partire dai temi offerti dallo spettacolo senza pensare necessariamente alla disabilit\u00e0 \u00e8 stata per molti una grande occasione di crescita e per altri l\u2019occasione per esprimere competenze pregresse che non sempre, a causa del deficit o di situazioni familiari complesse, \u00e8 possibile coltivare in autonomia e piena libert\u00e0.<br \/>\n\u00c8 stato il caso di Mario Fulgaro, autore del bellissimo <i>excursus <\/i>tra Pasolini e l\u2019<i>Orlando <\/i>per raccontarci i pupi siciliani di Mimmo Cuticchio, seguito allo spettacolo <i>O a Palermo o all\u2019Inferno<\/i>.<br \/>\nDell\u2019incontro con gli artisti vi proponiamo invece la lettera che Lorella ha dedicato al clown Daniel Romila di Associazione Parada, protagonista di <i>Casa<\/i><i> <\/i><i>Dolce<\/i><i> <\/i><i>Casa<\/i>, la cui storia non poteva certo essere dimenticata, e un\u2019altra lettera a cura invece dell\u2019educatore e scrittore per l\u2019infanzia Roberto Parmeggiani dedicata a Ofelia, l\u2019eroina di <i>Tiergartenstrasse 4<\/i>.<br \/>\nPrima di lasciarvi alla lettura per\u00f2, condividiamo con voi della posta ricevuta, il riscontro cio\u00e8 che ci hanno mandato alcuni artisti dopo aver preso in visione le nostre restituzioni sul blog.<\/p>\n<p>Cos\u00ec Fabrizio Montecchi della compagnia Teatro Gioco e Vita di Piacenza:<br \/>\n<i>\u201cSono<\/i><i> <\/i><i>Fabrizio<\/i><i> <\/i><i>Montecchi,<\/i><i> <\/i><i>regista<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i>Cane Blu<i>.<br \/>\n<\/i><i><\/i><i>Devo<\/i><i> <\/i><i>confessarvi<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>la<\/i><i> <\/i><i>vostra<\/i><i> <\/i><i>sorpresa<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>meraviglia<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>fronte<\/i><i> <\/i><i>a<\/i><i> <\/i>Cane Blu <i>\u00e8<\/i><i> <\/i><i>nien<\/i><i>te<\/i><i> <\/i><i>rispetto<\/i><i> <\/i><i>a<\/i><i> <\/i><i>quello<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>ho<\/i><i> <\/i><i>provato<\/i><i> <\/i><i>io<\/i><i> <\/i><i>leggendo<\/i><i> <\/i><i>le<\/i><i> <\/i><i>recensioni<\/i><i> <\/i><i>sul<\/i><i> <\/i><i>vostro<\/i><i> <\/i><i>sito.<\/i><i> <\/i><i>Sono come<\/i><i> <\/i><i>una<\/i><i> <\/i><i>boccata<\/i><i> <\/i><i>d\u2019aria<\/i><i> <\/i><i>fresca,<\/i><i> <\/i><i>sono<\/i><i> <\/i><i>la<\/i><i> <\/i><i>ragione<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>la<\/i><i> <\/i><i>quale<\/i><i> <\/i><i>uno<\/i><i> <\/i><i>fa<\/i><i> <\/i><i>(o<\/i><i> <\/i><i>cerca<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>fare) questo mestiere. Non c\u2019\u00e8 pregiudizio critico, non c\u2019\u00e8 prima e dopo storico, c\u2019\u00e8 solo<\/i><i> <\/i><i>lo<\/i><i> <\/i><i>stare<\/i><i> <\/i><i>l\u00ec,<\/i><i> <\/i><i>in<\/i><i> <\/i><i>teatro,<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>vivere<\/i><i> <\/i><i>quello<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>sta<\/i><i> <\/i><i>succedendo.<\/i><i> <\/i><i>\u00c8<\/i><i> <\/i><i>una<\/i><i> <\/i><i>critica<\/i><i> <\/i><i>senza <\/i>\u201ccritico\u201d <i>ma solo con spettatore.<br \/>\n<\/i><i>Non<\/i><i> <\/i><i>posso<\/i><i> <\/i><i>dunque<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>complimentarmi<\/i><i> <\/i><i>con<\/i><i> <\/i><i>voi,<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>questo<\/i><i> <\/i><i>progetto<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>oltre<\/i><i> <\/i><i>alla<\/i><i> <\/i><i>sua<\/i><i> <\/i><i>utilit\u00e0<\/i><i> <\/i><i>terapeutica<\/i><i> <\/i><i>sa<\/i><i> <\/i><i>anche<\/i><i> <\/i><i>offrire<\/i><i> <\/i><i>a<\/i><i> <\/i><i>noi<\/i><i> <\/i><i>teatranti<\/i><i> <\/i><i>uno<\/i><i> <\/i><i>sguardo<\/i><i> <\/i><i>diverso<\/i><i> <\/i><i>su quello che facciamo.<br \/>\n<\/i><i>Il<\/i><i> <\/i><i>mio<\/i><i> <\/i><i>augurio<\/i><i> <\/i><i>\u00e8<\/i><i> <\/i><i>dunque<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>continuiate<\/i><i> <\/i><i>a<\/i><i> <\/i><i>seguirci<\/i><i> <\/i><i>con<\/i><i> <\/i><i>lo<\/i><i> <\/i><i>stesso<\/i><i> <\/i><i>amore,<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>passio<\/i><i>ne, dimostrato in questa occasione.<br \/>\n<\/i><i>Grazie<\/i><i> <\/i><i>ancora\u201d.<\/i><i><\/i><\/p>\n<p>E il gruppo di Teatro Sotterraneo di Firenze-Pistoia:<br \/>\n<i>\u201cTutto il teatro che facciamo ruota intorno a un pensiero sulla civitas, sull\u2019esercizio di cittadinanza che uno spettatore compie nel venire a teatro e sul senso della sua esperienza di visione all\u2019interno di una comunit\u00e0, per cui la vostra attivit\u00e0<\/i><i> <\/i><i>si<\/i><i> <\/i><i>sposa<\/i><i> <\/i><i>in<\/i><i> <\/i><i>pieno<\/i><i> <\/i><i>con<\/i><i> <\/i><i>quelle<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>sono<\/i><i> <\/i><i>le<\/i><i> <\/i><i>nostre<\/i><i> <\/i><i>tensioni<\/i><i> <\/i><i>nella<\/i><i> <\/i><i>ricerca<\/i><i> <\/i><i>artistica.<\/i><i> <\/i><i>E<\/i><i> <\/i><i>l\u2019apertura<\/i><i> <\/i><i>ai<\/i><i> <\/i><i>pubblici<\/i><i> <\/i><i>pi\u00f9<\/i><i> <\/i><i>disparati,<\/i><i> <\/i><i>il<\/i><i> <\/i><i>confronto<\/i><i> <\/i><i>con<\/i><i> <\/i><i>uno<\/i><i> <\/i><i>sguardo<\/i><i> <\/i><i>altro<\/i><i> <\/i><i>che non sia quello di un habitu\u00e9 \u00e8 sempre per noi un enorme regalo: s\u00ec, assolutamente il<\/i><i> <\/i><i>teatro<\/i><i> <\/i><i>dovrebbe<\/i><i> <\/i><i>essere<\/i><i> <\/i><i>luogo<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>aggregazione<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>condivisione,<\/i><i> <\/i><i>apertura<\/i><i> <\/i><i>mentale,<\/i><i> <\/i><i>e il lavoro che fate crediamo che centri in pieno questa prospettiva. \u00c8 meraviglioso che esistano progetti del genere! Grazie ancora e un saluto collettivo\u201d.<\/i><\/p>\n<p><strong>Le riscoperte \u2013 Tra Ariosto e Pasolini con <i>O<\/i><i> <\/i><i>a<\/i><i> <\/i><i>Palermo<\/i><i> <\/i><i>o<\/i><i> <\/i><i>all\u2019Inferno<\/i><i> <\/i>di Mimmo Cuticchio \u2013 Teatro Arena del Sole di Bologna<br \/>\n<\/strong>di Mario Fulgaro<br \/>\n<b><\/b>La visione in TV del film di Pasolini <i>Che<\/i><i> <\/i><i>cosa<\/i><i> <\/i><i>sono<\/i><i> <\/i><i>le<\/i><i> <\/i><i>nuvole<\/i><i> <\/i>aveva gi\u00e0 suscitato in me bambino grande curiosit\u00e0 circa l\u2019universo, a volte onirico, altre volte nostalgico, dei pupi siciliani. Poco tempo dopo ho avuto la grande opportunit\u00e0, in vacanza con i miei genitori, di recarmi in Sicilia. Come <i>souvenir<\/i><i> <\/i>di quel viaggio, mi si offriva davanti agli occhi l\u2019acquisto di un pupo siciliano tra svariati pupi. I vari venditori pub- blicizzavano ciascuno i propri prodotti, conferendo loro nomi leggendari, quali Orlando o Angelica o Ruggero e tanti altri nomi, per me, fiabeschi. Non ho per\u00f2 assistito a nessuno spettacolo teatrale in quella circostanza di villeggiatura, n\u00e9 pensavo potessero esisterne in grande o piccolo stile. Anche se bambino, mi rendevo conto di come quel mondo potesse appartenere solo a un ambito ristretto di cultori, come tutto potesse essere stato incasellato in un passato remoto per farlo riemergere e darne testimonianza storica ai turisti curiosi, anche in forma di semplice cimelio ancestrale da conservare. Invece tutto quel mondo, al contempo incantato e disincantato, esiste tuttora e rivive di fulgida potenza grazie all\u2019opera di chi, come Mimmo Cuticchio, inscena periodicamente in tutta Italia, e in particolare in Sicilia, rappresentazioni teatrali che hanno per l\u2019appunto come protagoniste queste simpatiche \u201cmarionette\u201d. <i>O<\/i><i> <\/i><i>a<\/i><i> <\/i><i>Palermo<\/i><i> <\/i><i>o<\/i><i> <\/i><i>all\u2019Inferno<\/i><i> <\/i>\u00e8 il titolo dello spettacolo portato in tour per il \u201cbel Paese\u201d e che tratta dello sbarco dei Mille in Sicilia. Gi\u00e0 il tema, in modo pi\u00f9 che naturale e istantaneo, finisce, volente o nolente, col rimuovere vecchie e recenti conoscenze storiche, apprese a scuola o alla TV o, ancor pi\u00f9 radicate in ognuno, dettate dai giudizi preconcetti. Sul palco si alternavano in modo simultaneo l\u2019attore Cuticchio con i vari personaggi della vicenda, interpretati dai pupi siciliani, la cui voce veniva loro prestata dallo stesso Cuticchio in presa diretta. \u00c8 stato bello scoprire, man mano che tutta la storia trovava una sua forma compiuta, le diverse tecniche di recitazione utilizzate. Il dialetto siciliano stretto, parlato per quasi tutta l\u2019opera e in contrasto con quello torinese, aveva un valore ambivalente molto efficace. Infatti da un lato riusciva a catapultare il pubblico in un contesto pi\u00f9 reale e genuino, attualizzando quasi tutto ci\u00f2 che di nostro \u00e8 stato un tempo, dall\u2019altro evidenziava tutte le differenze culturali e sociali di un\u2019Italia ancora embrionale, ma gi\u00e0 presente solamente negli ideali di Patria Unita. A intervallare le diverse scene teatrali degli eventi \u00e8 il <i>cuntu<\/i>, narrazione, questa volta in versi riassuntivi, di gesta e vicende delle battaglie susseguite nel corso di un decennio e oltre. L\u2019errore di citazione commesso per un attimo di distrazione, forse studiato quindi voluto o forse casuale chiss\u00e0, conferendo il nome di Francesco re Delle Due Sicilie a quello di Vittorio Emanuele re del nuovo Regno d\u2019Italia, finiva col dare una forte connotazione di improvvisazione allo spettacolo. Non se ne poteva che rimanere stupiti e meravigliati. I confini ristretti del teatro, con i suoi canoni classici di recitazione e movenze, si allargavano al pi\u00f9 ampio ambito di una <i>agor\u00e0<\/i>, intesa come luogo di incontro casuale per ascoltare cose inaspettate ma non per questo prive di interesse e conoscenza preziosa da trasmettere. Il <i>cuntu<\/i>, infatti, ha le sue radici pi\u00f9 profonde e salde nella tradizione culturale dei cantastorie, cuntastorie, di piazza. Sorprendenti sono state le movenze del braccio, con spada impugnata bene in mano, e il ritmo di scansione delle parole pronunciate come in un canto sincopato. Ad accompagnare tale scansione della voce era il battere sincrono del piede sul pavimento del palco, a voler conferire maggiore forza ed enfasi a quanto gi\u00e0 di importante veniva espresso. La spada, poi, indirizzata con la punta verso il pubblico, sembrava idealmente creare un largo solco dove andavano a incunearsi le frasi, le parole, i gesti del cantastorie. Ciascuno nel pubblico poteva cos\u00ec partecipare da spettatore attivo, sentendosi tirato direttamente in causa a darsi delle risposte su quanto accaduto un tempo, in relazione a quello che viviamo oggi e rispetto a tutto ci\u00f2 che l\u2019opera teatrale offriva, in termini di conoscenza storica e sociale di due Paesi (Regno di Sardegna e Regno delle due Sicilie, Nord e Sud Italia) che tentavano di unificarsi ma che, per la loro discrepanza culturale, hanno finito anche col differenziarsi e prevaricarsi. Infatti oggi questo stesso spettacolo teatrale, con tutti i suoi medesimi personaggi, parlerebbe forse della incompiutezza di una unit\u00e0 economico-sociale (gli storici parlerebbero di \u201cmodernizzazione\u201d) di un paese che con forza e coraggio, quindi con sofferenza e, a volte, con intolleranza, sta ricercando le proprie radici comuni per superare i naturali ostacoli che una \u201cavventura\u201d di tale portata comporta.<\/p>\n<p><strong>Un naso rosso per uscire dall\u2019oscurit\u00e0. Dopo l\u2019incontro con il clown Daniel Romila<br \/>\n<\/strong>di Lorella Picconi<br \/>\n<b><\/b>Non dimenticher\u00f2 l\u2019incontro con questa persona speciale.<br \/>\nSto parlando di Daniel Romila, in arte Dan, clown dell\u2019Associazione Parada e uno dei protagonisti di <i>Casa dolce casa<\/i>.<br \/>\nDan \u00e8 un ragazzo (un bel ragazzo mi permetto di specificare), nato e vissuto in Romania in un periodo storico per il suo paese molto difficile, quando ,dopo la caduta del dittatore Ceau\u015fescu negli anni \u201990, molti bambini rimasti senza genitori sono scappati dagli orfanotrofi, riversandosi per le strade di Bucarest e trovando rifugio nelle fogne.<br \/>\nDan ci ha parlato della sua condizione in Romania e di come \u00e8 diventato un artista, grazie all\u2019incontro con il clown Miloud Oukili e cominciando a inventarsi dei giochi\u2026 Lavorando cio\u00e8 con gli strumenti del circo di strada per far divertire la gente. In questo modo, dimostrando agli altri che sapeva fare delle cose, Dan \u00e8 riuscito a riscattarsi, ha cominciato il suo viaggio ed \u00e8 arrivato fin qui.<br \/>\nCon lui ci siamo divertiti moltissimo, ha fatto dei giochi di prestigio con le carte, il numero della sigaretta (se l\u2019\u00e8 fatta passare da un orecchio all\u2019altro!) e ha trasformato un\u2019arancia in una bella candela. Cos\u00ec con questa lucina in mezzo alla tavola da pranzo abbiamo bussato alle porte di <i>Casa<\/i><i> <\/i><i>dolce<\/i><i> <\/i><i>casa<\/i>. L\u00e0 dove tutto si pu\u00f2 riciclare, esseri umani, lo avete letto, compresi.<br \/>\nDan, ho poi scoperto durante lo spettacolo, \u00e8 anche un bravissimo giocoliere. Che differenza c\u2019\u00e8 \u2013 gli ho chiesto \u2013 tra un giocoliere e un clown?<br \/>\nC\u2019\u00e8 che il primo lavora con gli oggetti mentre il secondo con le persone.<br \/>\nNon male come risposta. Dan \u00e8 un tipo che arriva dritto al punto, proprio come me. Ma poi, perch\u00e9 un clown ci fa tanto ridere?<br \/>\nPerch\u00e9 lavora, ha aggiunto, sui propri fallimenti.<br \/>\nBeh, a questo punto, mi sono detta, \u00e8 proprio vero\u2026 Tutto pu\u00f2 succedere! Quando cominciamo?<br \/>\nGrazie Dan, conoscerti \u00e8 stato un vero piacere. Un abbraccio da tutti noi!<\/p>\n<p><strong>Ofelia, dove sei? Una lettera in cerca dell\u2019eroina di <i>Tiergartenstrasse 4. Un giardino<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>Ofelia<\/i><i> <\/i>di Pietro Floridia \u2013 ITC Teatro di San Lazzaro di Savena (BO)<br \/>\n<\/strong>di Roberto Parmeggiani<br \/>\n<b><\/b>Ciao Ofelia.<br \/>\nDi te mi rimane un\u2019immagine.<br \/>\nProtesa verso l\u2019alto, forse verso il cielo. Il tuo corpo, il tuo sguardo, i tuoi ricordi. In avanti, catturata da quel che verr\u00e0.<br \/>\nDirai che i ricordi sono del passato. Indubbiamente, ma ci sono anche i ricordi del futuro, quelli che speriamo, che vorremmo vivere. Il desiderio di incontrare chi non possiamo pi\u00f9 toccare o vedere.<br \/>\nSei partita, all\u2019improvviso, con un sacchetto di semi di girasole nascosto in tasca.<br \/>\nUn piccolo tesoro di cui ti starai prendendo cura come fai di solito con le persone, come hai fatto con Gertrud.<br \/>\nSai, mi sono chiesto tante volte: chi ha salvato chi? Gertrud ha salvato Ofelia o viceversa?<br \/>\nComunque sia qualcosa \u00e8 cambiato, nella vita di entrambe. Non siete pi\u00f9 le stesse, pur restando sempre Gertrud e Ofelia.<br \/>\nCome quando un seme diventa un fiore, \u00e8 sempre lo stesso pur essendo diverso. Starai guardando i tuoi girasoli, adesso. Ma anche i tulipani, i gelsomini e le rose. Un grande prato pieno di fiori. E tante persone a bocca aperta, con le braccia alzate, che saltano. Felici, solo felici. Perch\u00e9 davanti a qualcosa di bello si pu\u00f2 essere solo felici.<br \/>\nE tu? Tu sul ramo di un grande albero, protesa verso l\u2019alto, forse verso il cielo. Il tuo corpo, il tuo sguardo, i tuoi ricordi. In avanti, catturata da quel che verr\u00e0.<br \/>\nP.S. Stamattina hanno suonato alla porta. Quando ho aperto non c\u2019era nessuno, solo un girasole e un biglietto: \u201cSalvare lei era salvare me\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>4.1 Prendere posto Vi ricordate le domande con cui abbiamo aperto la nostra monografia? Ecco, tenetele in serbo e prendetevi tutto il tempo necessario per prestare ascolto anche a queste: dov\u2019\u00e8 il teatro? A che ora inizia lo spettacolo? Quanto dura? Chi mi viene a prendere? Chi mi porta a casa? Senti tu mia madre? 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