{"id":3498,"date":"2025-06-16T13:56:40","date_gmt":"2025-06-16T11:56:40","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3498"},"modified":"2025-06-23T09:26:06","modified_gmt":"2025-06-23T07:26:06","slug":"la-formazione-del-pubblico-esperienze-di-audience-development","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3498","title":{"rendered":"5. La formazione del pubblico. Esperienze di audience development"},"content":{"rendered":"<p><strong>5.1 Cosa fanno i teatri. Conversazione con Micaela Casalboni, attrice di ITC Teatro di San Lazzaro di Savena (BO)<br \/>\n<\/strong><i>Il percorso che abbiamo intrapreso insieme con La Quinta Parete ci ha portati a focalizzare lo sguardo dall\u2019accessibilit\u00e0 alla cultura in senso lato sul ruolo e l\u2019esperienza a teatro dello spettatore con disabilit\u00e0. Un ruolo e un\u2019esperienza che abitano prima di tutto una presenza. Partirei proprio da qui. Presente \u00e8 \u201cqualcuno che \u00e8 nello stesso tempo nel quale si parla\u201d e ci\u00f2 coinvolge la persona in termini di fruizione ma, facendo un passo indietro, anche in termini di accesso a. Quanto \u00e8 frequente oggi la presenza della persona con disabilit\u00e0 in platea? \u00c8 cambiato qualcosa rispetto al passato?<br \/>\n<\/i>Qui all\u2019ITC \u00e8 cambiato sicuramente, basti pensare che quando abbiamo iniziato, nel lontano 1998 nella platea appena messa a posto c\u2019era una sedia! Da allora, quando si incrociavano spettatori con disabilit\u00e0 in linea di massima alla fine dei saggi, la situazione \u00e8 decisamente migliorata. Oggi ci capita molto spesso di avere tra il pubblico spettatori in carrozzina o non udenti, con alcuni dei quali, come voi e Fondazione Gualandi, abbiamo attivato percorsi specifici, relativi allo scambio dei saperi e alla fruizione dello spettacolo stesso attraverso per esempio la sovratitolazione.<i><br \/>\n<\/i>Sto pensando ora alla parola \u201cpresenza\u201d che hai usato&#8230; Una parola interessante perch\u00e9 la presenza \u00e8 anche una caratteristica specifica del teatro, in cui \u00e8 tutto l\u00ec, gli attori sono nella stessa stanza del pubblico, prima di tutto nei loro corpi. La presenza \u00e8 una questione molto, molto importante che quando ci fa interfacciare con nuovi pubblici alle volte ci fa sentire inadeguati, desideriamo accogliere tutti e ci chiediamo continuamente se facciamo abbastanza. Ogni volta ci mettiamo in gioco, imparando mano a mano, e lo facciamo non solo nei confronti della disabilit\u00e0, lo facciamo in direzione di un\u2019accessibilit\u00e0 in senso lato, inserendo per esempio una cartellonistica in pi\u00f9 lingue per i migranti con cui lavoriamo da diversi anni, conservando l\u2019ambizione di rendere il nostro sito bilingue, con una prima versione italiano-inglese, impegnandoci per offrire agli studenti, fin dalle prime superiori, ingressi a 1 euro per agevolarne la partecipazione autonoma.<br \/>\nCome attori e registi invece sperimentiamo l\u2019accessibilit\u00e0 anche nella realizzazione stessa dello spettacolo, in alcuni dei quali, come nel caso di <i>Le Parole e la citt\u00e0<\/i>, lo spettacolo itinerante con cui abbiamo celebrato i 20 anni del Teatro ITC con il coinvolgimento di tutte le realt\u00e0 cittadine che hanno collaborato con noi, abbiamo sperimentato una traduzione simultanea in pi\u00f9 lingue, di testi registrati che il pubblico poteva ascoltare in italiano, inglese e arabo per esempio, grazie a delle cuffie con sensori che si attivavano non appena ci si avvicinava ai singoli palchetti, mentre lo spettatore assisteva alle azioni dei <i>performer<\/i>. In altri casi, come ne <i>La magnifica il<\/i><i>lusione<\/i>, abbiamo immaginato uno spettacolo senza parole, solo agito, con un forte gioco di luci, capace cos\u00ec di coinvolgere persone con disabilit\u00e0 sensoriali, adulti, adolescenti, bambini, di far convivere insomma nello stesso spazio presenze diverse.<br \/>\nLo stesso metodo de <i>Le Parole e la citt\u00e0 <\/i>lo abbiamo usato anche incontrando il mondo del volontariato di Bergamo con il progetto \u201cArcipelaghi\u201d che ne raccoglie le storie all\u2019interno dello spazio di un ex-carcere. Tutto questo per dire che la riflessione sul pubblico con disabilit\u00e0 porta con s\u00e9 quella sugli altri pubblici, se migliori l\u2019accessibilit\u00e0 per la prima, facilmente lo farai anche per gli altri, e viceversa.<\/p>\n<p><i>Ogni<\/i><i> <\/i><i>persona<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>quindi<\/i><i> <\/i><i>ogni<\/i><i> <\/i><i>potenziale<\/i><i> <\/i><i>spettatore<\/i><i> <\/i><i>porta<\/i><i> <\/i><i>con<\/i><i> <\/i><i>s\u00e9<\/i><i> <\/i><i>la<\/i><i> <\/i><i>propria<\/i><i> <\/i><i>autenticit\u00e0, lo<\/i><i> <\/i><i>fa<\/i><i> <\/i><i>nel<\/i><i> <\/i><i>rapporto<\/i><i> <\/i><i>con<\/i><i> <\/i><i>l\u2019attore<\/i><i> <\/i><i>ma<\/i><i> <\/i><i>anche<\/i><i> <\/i><i>nei<\/i><i> <\/i><i>confronti<\/i><i> <\/i><i>del<\/i><i> <\/i><i>pubblico.<\/i><i> <\/i><i>Grazie<\/i><i> <\/i><i>al<\/i><i> <\/i><i>vostro spettacolo<\/i><i> <\/i>Diario di una follia di Stato <i>ci<\/i><i> <\/i><i>siamo<\/i><i> <\/i><i>liberamente<\/i><i> <\/i><i>ispirati<\/i><i> <\/i><i>alle<\/i><i> <\/i>Istruzioni alla servit\u00f9 <i>di Jonathan Swift e agli esercizi mattutini di obbedienza e normalit\u00e0 <\/i><i>eseguiti<\/i><i> <\/i><i>dagli<\/i><i> <\/i><i>attori,<\/i><i> <\/i><i>i<\/i><i> <\/i><i>ragazzi<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>Crossing<\/i><i> <\/i><i>Paths,<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>ricostruire<\/i><i> <\/i><i>le<\/i><i> <\/i><i>tappe<\/i><i> <\/i><i>della<\/i><i> <\/i><i>nostra <\/i><i>entrata<\/i><i> <\/i><i>a<\/i><i> <\/i><i>teatro.<\/i><i> <\/i><i>Ne<\/i><i> <\/i><i>\u00e8<\/i><i> <\/i><i>nato<\/i><i> <\/i><i>un<\/i><i> <\/i><i>ironico<\/i><i> <\/i>vademecum <i>\u201cSconquasso,<\/i><i> <\/i><i>istruzioni<\/i><i> <\/i><i>per l\u2019uso\u201d.<\/i><i> <\/i><i>Quanto<\/i><i> <\/i><i>vi<\/i><i> <\/i><i>siete<\/i><i> <\/i><i>riconosciuti<\/i><i> <\/i><i>in<\/i><i> <\/i><i>quanto<\/i><i> <\/i><i>casa<\/i><i> <\/i><i>ospitante<\/i><i> <\/i><i>nelle<\/i><i> <\/i><i>tappe<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>questo passaggio<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>accoglienza<\/i><i> <\/i><i>negli<\/i><i> <\/i><i>spazi<\/i><i> <\/i><i>del<\/i><i> <\/i><i>teatro?<br \/>\n<\/i>L\u2019esperienza di avervi qui ci ha fatto vedere a noi stessi noi stessi. Uso questo gioco di parole per dire che spesso abbiamo sentito di aver ricevuto molto di pi\u00f9 di quello che avevamo dato, ci avete fatto notare, attraverso le vostre visioni, cose a cui non avevamo pensato ma in cui ci siamo fortemente riconosciuti. Lo sconquasso per esempio, che da noi \u00e8 sempre benvenuto, non ci sembrava un problema, ci sentivamo predisposti ad accogliervi, sapevamo di avere la rampa, che superato il numero di 3 e 4 carrozzine sarebbe stato necessario fare un punto organizzativo e magari dotarsi di una maschera in pi\u00f9, insomma niente di che. Le dinamiche per\u00f2 su cui voi avete giocato e ironizzato hanno messo in discussione l\u2019entrata di tutti gli altri spettatori, inevitabilmente contagiati da una prossimit\u00e0 forse non del tutto attesa, una cosa che non avevamo considerato. Quando ho letto quel <i>vademecum<\/i>, oltre a riportarmi con affetto a un percorso educativo molto caro, quello con gli adolescenti di Crossing Paths, ho riso moltissimo, avrei voluto appenderlo all\u2019entrata, nel <i>foyer <\/i>e, ti dico, forse prima o poi lo far\u00f2! La stessa sorpresa l\u2019ho avuta leggendo la restituzione sul nostro Teatrobus&#8230; Le immagini che gli avete costruito intorno erano le stes- se da cui noi siamo partiti quando abbiamo deciso di sperimentare questa nuova avventura, quella cio\u00e8 di costruire un teatro su un autobus. Uno spazio, lo sappiamo, molto poco accessibile ma che non vi ha fermati, vi \u00e8 bastato chiedere aiuto per salirci su. Un bello schiaffo a certe preoccupazioni che a volte gli artisti si fanno perch\u00e9 in quel caso di fare piani organizzativi non c\u2019\u00e8 stato proprio il tempo! Io, devo ammettere, sono una specialista nelle preoccupazioni ma lo sono di pi\u00f9 in veste di attrice. Quando ho interpretato Ofelia in <i>Tiergartenstrasse 4 <\/i>per dirne una, in cui raccontavo la storia una disabile con un ritardo mentale che stava per essere coinvolta nel programma di sterminio previsto durante il regime nazista, ero piena di dubbi. Per interpretare Ofelia in passato avevo studiato modi di parlare, gestualit\u00e0 e corporeit\u00e0 di un certo tipo di disabilit\u00e0. La sera in cui sapevo che voi sareste stati tra il pubblico, mi ripetevo continuamente \u201ccon che faccia mi trovo ora a rappresentare io tutto questo?\u201d. L\u2019ansia, la paura, sono trappole in cui si rischia di cadere, succede anche con il pubblico che applaude e basta, ti chiedi se avr\u00e0 davvero capito, se avr\u00e0 davvero apprezzato. Il teatro per\u00f2 ti insegna a vivere l\u2019incontro in maniera empirica e ci\u00f2 che ti d\u00e0 forza \u00e8 prima di tutto l\u2019incontro umano. Questo \u00e8 fare teatro, e io me lo porto sempre dietro. Quando mi chiedono che cosa faccio, non rispondo mai \u201cfaccio l\u2019attrice\u201d, rispondo sempre \u201cfaccio teatro\u201d ed \u00e8 accaduto anche a voi: non vi abbiamo semplicemente proposto uno spettacolo, abbiamo \u201cfatto insieme teatro\u201d.<i><br \/>\n<\/i><\/p>\n<p><i>Come<\/i><i> <\/i><i>attrice<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>regista<\/i><i> <\/i><i>sei<\/i><i> <\/i><i>stata<\/i><i> <\/i><i>pi\u00f9<\/i><i> <\/i><i>volte<\/i><i> <\/i><i>coinvolta<\/i><i> <\/i><i>nell\u2019incontro<\/i><i> <\/i><i>con<\/i><i> <\/i><i>gli<\/i><i> <\/i><i>educatori<\/i><i> <\/i><i>e gli animatori con disabilit\u00e0 del Progetto Calamaio, nella fase di preparazione alla visione<\/i><i> <\/i><i>dello<\/i><i> <\/i><i>spettacolo<\/i><i> <\/i><i>come<\/i><i> <\/i><i>in<\/i><i> <\/i>Diario di una follia di Stato <i>ma<\/i><i> <\/i><i>anche<\/i><i> <\/i><i>leggendo<\/i><i> <\/i><i>il<\/i><i> <\/i><i>riscontro<\/i><i> <\/i><i>seguito<\/i><i> <\/i><i>alla<\/i><i> <\/i><i>visione<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i>Tiergartenstrasse 4. Un giardino per Ofelia<i>.<\/i><i> <\/i><i>Cosa<\/i><i> <\/i><i>ti<\/i><i> <\/i><i>ha lasciato<\/i><i> <\/i><i>questo<\/i><i> <\/i><i>scambio?<\/i><i> <\/i><i>C\u2019\u00e8<\/i><i> <\/i><i>qualcosa<\/i><i> <\/i><i>in<\/i><i> <\/i><i>particolare<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>porti<\/i><i> <\/i><i>ancora<\/i><i> <\/i><i>con<\/i><i> <\/i><i>te?<br \/>\n<\/i><i><\/i>Quello che mi ha colpito \u00e8 stata senza dubbio la capacit\u00e0 spontanea di andare alla radice, ogni volta in maniera diversa. In certi casi le restituzioni riassumono lo spettacolo in tre parole con grande semplicit\u00e0, in altri il tutto \u00e8 reso pi\u00f9 complesso e ti fa notare aspetti del tuo modo di recitare o di dirigere a cui non avevi pensato. Ci\u00f2 che resta \u00e8 senza dubbio la dimensione poetica, il dono di un incontro. Nella restituzione di Ofelia, di cui conservo ancora il disegno di Attilio Palumbo sul mio dekstop, ho sentito fortissima la percezione di questa dimensione, che anch\u2019io, che avevo lavorato con grande umilt\u00e0, avevo ricercato nella rappresentazione con l\u2019idea cio\u00e8 di lavorare su un doppio binario, di oltrepassare la mimesi dell\u2019attore e di arrivare pi\u00f9 all\u2019interno per disegnare un personaggio poetico. Ofelia, quando guardo il disegno ci penso ancora, mi ha costretta a un esercizio di verit\u00e0, non di realismo ma di verit\u00e0, che \u00e8 un\u2019altra cosa. Ofelia che inizia da me, finir\u00e0 con qualcosa di diverso da me. La disabilit\u00e0, forse, ti porta a confrontarti con un meccanismo piuttosto simile. Dei nostri incontri di preparazione agli spettacoli poi ricordo senza dubbio Lorella, ne ha sempre una per ogni argomento e, un po\u2019 come Ofelia, deve sempre dire quello che pensa, anche se inopportuno. In quell\u2019occasione io e i ragazzi ci siamo divertiti moltissimo e, sar\u00f2 onesta, non pensavo che sarebbe accaduto, immaginavo di dover- mi concentrare molto nel capire e nel dover farmi capire. Invece siamo stati accolti benissimo, Stefania Baiesi, Mario e tutti gli altri presenti si sono aperti con un atteggiamento di grande protettivit\u00e0 nei confronti dei ragazzi, ci si parlava tra fratelli umani e l\u2019insieme, tra tutte quelle risate, affrontando temi seri, \u00e8 stato un po\u2019 toccante.<br \/>\nUn\u2019altra cosa che mi ha colpito \u00e8 stata la vostra partecipazione all\u2019incontro organizzato in Universit\u00e0 dalla professoressa Zanetti, insieme al Teatro Testoni Ragazzi e all\u2019oggi Teatro Laura Betti nell\u2019ambito del convegno <i>\u201cI<\/i><i> <\/i><i>diritti<\/i><i> <\/i><i>dei<\/i><i> <\/i><i>bambini<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>delle bambine<\/i><i> <\/i><i>a<\/i><i> <\/i><i>una<\/i><i> <\/i><i>piena<\/i><i> <\/i><i>cittadinanza<\/i><i> <\/i><i>culturale\u201d<\/i>, c\u2019eravate tu, Sandra e Tatiana. Ricordo l\u2019ironia con cui dialogavate con Tatiana, il gioco del \u201cavete capito?\u201d quando Tatiana, che ha difficolt\u00e0 nel linguaggio, parlava, una sorta di rimbalzo di battute alla Tot\u00f2 e Peppino, delicate ma decisamente comiche, perfette per rompere il ghiaccio. A partire dalla disabilit\u00e0, ci avete riportati a una dimensione di quotidianit\u00e0, a una dimensione di allegria e spronato a capire che non si pu\u00f2 sempre parlare solo di \u201csfiga\u201d!<\/p>\n<p><i>L\u2019accessibilit\u00e0,<\/i><i> <\/i><i>cos\u00ec<\/i><i> <\/i><i>come<\/i><i> <\/i><i>il<\/i><i> <\/i><i>tema<\/i><i> <\/i><i>della<\/i><i> <\/i><i>sessualit\u00e0,<\/i><i> <\/i><i>sottolinea<\/i><i> <\/i><i>provocatoriamente<\/i><i> <\/i><i>il giornalista<\/i><i> <\/i><i>con<\/i><i> <\/i><i>disabilit\u00e0<\/i><i> <\/i><i>Claudio<\/i><i> <\/i><i>Imprudente,<\/i><i> <\/i><i>sta<\/i><i> <\/i><i>sempre<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>pi\u00f9<\/i><i> <\/i><i>diventando<\/i><i> <\/i><i>una<\/i><i> <\/i><i>moda.<\/i><i> <\/i><i>Claudio<\/i><i> <\/i><i>ne<\/i><i> <\/i><i>sottolinea<\/i><i> <\/i><i>questo<\/i><i> <\/i><i>aspetto,<\/i><i> <\/i><i>soprattutto<\/i><i> <\/i><i>relativamente<\/i><i> <\/i><i>al<\/i><i> <\/i><i>fatto<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>spesso<\/i><i> <\/i><i>a<\/i><i> <\/i><i>chi<\/i><i> <\/i><i>oggi<\/i><i> <\/i><i>affronta<\/i><i> <\/i><i>queste<\/i><i> <\/i><i>tematiche<\/i><i> <\/i><i>mancano<\/i><i> <\/i><i>dei<\/i><i> <\/i><i>passaggi<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>conoscenza<\/i><i> <\/i><i>sulla<\/i><i> <\/i><i>disabilit\u00e0<\/i><i> <\/i><i>in<\/i><i> <\/i><i>senso<\/i><i> <\/i><i>stretto.<\/i><i> <\/i><i>Una<\/i><i> <\/i><i>riflessione<\/i><i> <\/i><i>un<\/i><i> <\/i><i>po\u2019<\/i><i> <\/i><i>scomoda<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>per\u00f2<\/i><i> <\/i><i>ci<\/i><i> <\/i><i>offre l\u2019opportunit\u00e0<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>ampliare<\/i><i> <\/i><i>una<\/i><i> <\/i><i>domanda<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>fondo.<\/i><i> <\/i><i>Che<\/i><i> <\/i><i>cosa<\/i><i> <\/i><i>rende<\/i><i> <\/i><i>accessibile<\/i><i> <\/i><i>un <\/i><i>teatro?<\/i><i> <\/i><i>Come<\/i><i> <\/i><i>porsi<\/i><i> <\/i><i>dunque<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>fronte<\/i><i> <\/i><i>alle<\/i><i> <\/i><i>specificit\u00e0<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>un<\/i><i> <\/i><i>pubblico<\/i><i> <\/i><i>sempre<\/i><i> <\/i><i>pi\u00f9<\/i><i> <\/i><i>varie<\/i><i>gato?<br \/>\n<\/i><i><\/i>\u00c8 necessario, come anche voi sottolineate, che i pubblici comincino a guardarsi tra di loro. L\u2019<i>audience<\/i><i> <\/i><i>development<\/i><i> <\/i>sta lavorando in ambito europeo proprio su questo: come far sentire le persone accolte in un processo dinamico che non cambia di luogo in luogo ma da individuo a individuo, indipendentemente dalle categorie di appartenenza. Bisogna ragionare in termini di mescolanza e di spazi terzi che possano favorire i tempi dello scambio, della conoscenza e della socializzazione in apertura alle specificit\u00e0.<br \/>\nIn Danimarca, Svezia, Francia, Germania e Inghilterra si ragiona da tempo su questi aspetti e anche nei teatri tradizionali sono previsti altri spazi deputati a questi momenti, i <i>foyer<\/i><i> <\/i>sono concepiti come le zone del salotto di una casa, ci sono angoli per leggere, per mangiare e bere per chiacchierare e rilassarsi, darsi un tempo prima e dopo la visione.<br \/>\nChe ci sia una moda, come ci stuzzica Claudio, \u00e8 possibile, ma mi dico anche che se poi la moda ci porta a rendere accessibili degli spazi ben venga! Penso che dipenda dai casi, che non si possa fare di tutta l\u2019erba un fascio, distinguere per esempio il concetto di accessibilit\u00e0 da quello di teatro sociale \u00e8 un primo passo per non cadere in certi tranelli.<\/p>\n<p><i>Il lavoro degli ultimi tre anni del Teatro ITC si sta soffermando moltissimo proprio sull\u2019audicence developement, in direzione anche di modifiche strutturali, di una re<\/i><i>visione degli spazi e di un ripensamento complessivo del luogo teatro, qualcosa che va oltre alla definizione di <\/i>\u201cluogo dello sguardo\u201d <i>per spostarsi sempre di pi\u00f9 sul piano della relazione e dell\u2019educazione con e per il pubblico. Cosa nascer\u00e0? Quali sono le utopie del prossimo futuro?<br \/>\n<\/i><i><\/i>S\u00ec, come teatro ci piacerebbe molto aderire agli spazi europei sopracitati e a sviluppa- re in questa direzione i suggerimenti dell\u2019<i>audience<\/i><i> <\/i><i>development<\/i>, la Compagnia dell\u2019Argine sta bene all\u2019ITC ma indubbiamente \u00e8 ormai uno spazio stretto. A questo proposito, grazie a un aiuto esterno, presto avremo la possibilit\u00e0 di acquistare un tendone da Circo, una vera e propria nuova sala che sar\u00e0 posta nella piazza esterna accanto al teatro, che, oltre a essere totalmente accessibile in termini architettonici, ci permetter\u00e0 di condurre in uno spazio teatrale i nostri laboratori come quello, per re- stare in tema, ormai diventato consuetudine con <i>\u201cGli<\/i><i> <\/i><i>amici<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>Luca\u201d<\/i>, che coinvolge le persone reduci da esperienze di coma de La Casa dei Risvegli, uno spazio che pu\u00f2 essere aperto anche ad aperitivi, eventi itineranti, incontri o ulteriori spettacoli.<br \/>\nA ci\u00f2 si aggiunge il progetto Futuri Maestri, una riflessione che coinvolger\u00e0 oltre tremila bambini e ragazzi, di cui mille sulla scena, su ci\u00f2 che \u00e8 il mondo contemporaneo, a partire dalle parole-chiave lavoro, amore, crisi e immigrazione. Nel 2008 l\u2019ITC ha mutato forma giuridica, da teatro \u00e8 passato a cooperativa sociale, mi piace che a un certo punto abbia il coraggio di dire quello che oggi \u00e8.<br \/>\nIl teatro non \u00e8 uno spazio vecchio dove va gente vecchia, bisogna togliere polvere prima di tutto alle idee, mischiare gli sguardi, aprire le porte, metaforiche e non.<\/p>\n<p><strong>5.2. Educare alla visione a scuola con \u201cCrescere spettatori\u201d. Conversazione con Agnese Doria di redazione Altre Velocit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p><i>Che<\/i><i> <\/i><i>cos\u2019\u00e8<\/i><i> <\/i><i>\u201cCrescere<\/i><i> spettatori\u201d?<br \/>\n<\/i><i><\/i>\u00c8 un progetto che \u00e8 nato in maniera ancora pi\u00f9 strutturata nel 2015 quando Altre Velocit\u00e0 ha ricevuto il finanziamento ministeriale del MiBACT (Ministero dei beni e delle attivit\u00e0 culturali e del turismo), accreditandoci tra gli enti che si occupano in Italia della formazione del pubblico. Il nostro lavoro ha radici pi\u00f9 antiche ma questo riconoscimento, oltre a permetterci una maggiore strutturazione, ci ha concesso di ottenere a livello nazionale una riconoscibilit\u00e0 forte.<br \/>\n<i>\u201cCrescere spettatori\u201d <\/i>sono i laboratori che noi teniamo in orario curriculare all\u2019interno delle scuole ormai di quasi ogni ordine e grado, a partire dalle elementari attraverso le secondarie di primo e secondo grado, nelle ore quindi che alcuni insegnanti di diverse materie, come per esempio italiano e storia dell\u2019arte, offrono al laboratorio. Il fatto che non si tratti di laboratori opzionali extrascolastici ma che gli incontri rientrino nel monte ore obbligatorio \u00e8 per noi molto importante perch\u00e9 pone i ragazzi di fronte all\u2019inaspettato. Molte volte infatti quando entriamo in classe i ragazzi non sanno bene chi siamo e che cosa siamo venuti a fare, a volte non lo sanno neanche le insegnanti, la cosa bella per\u00f2 \u00e8 che quando si rompe il ghiaccio ed entriamo e raccontiamo quello che facciamo, spesso quei ragazzi o ragazze che mai avrebbero scelto un laboratorio di educazione allo sguardo si ritrovano a essere in qualche modo incuriositi e affascinati da questa nuova prospettiva, che non li convoca a \u201cfare\u201d ma semplicemente a \u201cosservare\u201d. I pi\u00f9 piccoli ci hanno molto stimolato in questa direzione, abituati cio\u00e8 alla dimensione fattiva che fa parte della vita scolastica, in cui c\u2019\u00e8 molto \u201cesterno\u201d che entra quotidianamente nelle classi richiamandoli per l\u2019appunto alla dimensione laboratoriale della concreta attivit\u00e0 e del teatro recitato.<br \/>\nIn questo caso noi agiamo in maniera differente, li richiamiamo allo sguardo e all\u2019ascolto con un posizionamento che loro percepiscono come nuovo, complice una tradizione pedagogica che da Ciari, Munari e Freinet ha sempre spinto verso l\u2019artigianato. Noi non abbiamo pedagogicamente nulla contro questi approcci ma pensiamo semplicemente che un posizionamento sullo sguardo e su \u201cil non fare\u201d sia oggi altrettanto indispensabile.<br \/>\nSono dunque laboratori sullo sguardo in cui noi, a seconda delle et\u00e0 dei ragazzini, usufruiamo di una cassetta degli attrezzi diversa che \u00e8 uno strumentario per saper iniziare a guardare uno spettacolo ma soprattutto per cominciare a saper fare domande all\u2019opera d\u2019arte. Spesso domandiamo che cosa ci sta chiedendo l\u2019opera, quali domande fa al pubblico e viceversa quali sono quelle che il pubblico fa all\u2019opera, spronandoli a chiedersi quindi che cosa loro cercano nell\u2019opera e ad argomentare motivazioni che vadano a fondo, in direzione di una complessit\u00e0.<br \/>\nAvendo ricevuto il riconoscimento del Ministero, della Regione Emilia Romagna e della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna ovviamente si \u00e8 creata una rete di partnership regionali ed extraregionali che ci permette oggi di entrare in diversi contesti scolastici. Con il Teatro Arena del Sole entriamo in tutte le scuole di Bologna e provincia, con il Teatro delle Briciole entriamo nelle scuole medie del parmense, insomma iniziamo ad avere una mappatura piuttosto vasta che vorrebbe poi costituire una ricerca sul campo a livello sociologico, affinch\u00e9 in futuro diventi una pubblicazione che possa dare voce a quella che per noi che sta diventando una metodologia di intervento e naturalmente ai suoi protagonisti.<br \/>\nD\u2019altronde noi ci siamo inseriti in un periodo storico che proviene dall\u2019eredit\u00e0 della grande animazione teatrale in cui finalmente il teatro \u00e8 stato portato nelle scuole e che ha avuto una grande stagione, una stagione per\u00f2 che sembra essersi un po\u2019 dissolta nell\u2019aria.<br \/>\nNoi raccogliamo quell\u2019eredit\u00e0 trasformandola dal punto di vista della spettatorialit\u00e0 anche perch\u00e9 storicamente siamo spettatori tutti i giorni, dal secondo che viviamo alle pagine Facebook e ai siti che andremo a visualizzare, in tutto questo <i>mare magnum<\/i><i> <\/i>bisogna restare vigili, capire come orientarsi, quali sono le domande da porre, quali le fonti attendibili. Cerchiamo di dare degli strumenti che sono dedicati alla visione di uno spettacolo ma allargando lo sguardo ci piacerebbe che fossero strumenti per saper guardare l\u2019arte in generale e, per allargarlo ancora di pi\u00f9, in maniera utopica ma presente, per saper guardare il mondo.<\/p>\n<p><i>Tornando per un attimo all\u2019interno della dimensione di inaspettato da cui, dicevi, prende avvio il vostro dialogo con le classi, c\u2019\u00e8 stato qualcosa che ha colto di sorpresa anche voi, che ha rovesciato cio\u00e8 il vostro modo di guardare all\u2019universo dei bambini e dei ragazzi di oggi?<br \/>\n<\/i><i><\/i>\u00c8 una domanda bella e a cui \u00e8 difficile rispondere perch\u00e9 ogni classe \u00e8 un microcosmo a s\u00e9 e ha talmente tante peculiarit\u00e0 che \u00e8 impossibile generalizzare. Ci capita spesso tuttavia che i ragazzi siano entusiasti di andare a teatro e anche qualora non siano dei grandi frequentatori trovano comunque che la possibilit\u00e0 che la scuola gli offre di accedere allo spettacolo, anche usufruendo di eventuali scontistiche, sia pur sempre un\u2019esperienza positiva.<br \/>\nParlando di scuole superiori, poi, bisogna considerare che quando si raggiunge un\u2019et\u00e0 biografica in cui il ragazzo inizia a operare delle scelte se non sulla vita almeno sui suoi hobby, tendenzialmente non sceglie di andare a teatro, un po\u2019 perch\u00e9 ha dei costi elevati un po\u2019 perch\u00e9 gli spettacoli sono di sera. Il cinema resta pi\u00f9 accessibile, spesso ci scontriamo con loro infatti su un lessico e delle aspettative pi\u00f9 legate al grande schermo che alla visione dello spettacolo dal vivo. Quando per\u00f2 poi lo incontrano, raramente ne escono scontenti. Inoltre sono termometri sempre in azione e ce lo dimostrano non appena ci mettiamo a dialogare.<br \/>\nLa prima cosa che chiedo loro all\u2019entrata in classe \u00e8 se sono spettatori, se vanno a teatro e in quali teatri, quali sono cio\u00e8 i contesti che frequentano e in cui si riconoscono nel panorama territoriale. Mi \u00e8 capitato una volta che fossero loro a farmi conoscere una realt\u00e0 che non conoscevo, dichiarandosi spettatori del <i>\u201cFestival<\/i><i> <\/i><i>20-30\u201d <\/i>e grazie a loro ho scoperto un mondo. I ragazzi sono sempre dei grandi motori, hanno le antenne, hanno un fiuto da cui \u00e8 giusto farsi trasportare.<\/p>\n<p><i>In<\/i><i> <\/i><i>diversi<\/i><i> <\/i><i>paesi<\/i><i> <\/i><i>europei<\/i><i> <\/i><i>il<\/i><i> <\/i><i>teatro<\/i><i> <\/i><i>\u00e8<\/i><i> <\/i><i>portato<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>vissuto<\/i><i> <\/i><i>all\u2019interno<\/i><i> <\/i><i>della<\/i><i> <\/i><i>scuola<\/i><i> <\/i><i>come<\/i><i> <\/i><i>disciplina<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>pari<\/i><i> <\/i><i>dignit\u00e0<\/i><i> <\/i><i>insieme<\/i><i> <\/i><i>alle<\/i><i> <\/i><i>altre<\/i><i> <\/i><i>materie<\/i><i> <\/i><i>scolastiche.<\/i><i> <\/i><i>Avviene<\/i><i> <\/i><i>lo<\/i><i> <\/i><i>stesso<\/i><i> <\/i><i>anche in Italia?<br \/>\n<\/i><i><\/i>No perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 la struttura, e nonostante oggi ci sia una proposta di legge per far entrare il teatro come materia curriculare siamo ancora lontani da una definizione. Questo apre sicuramente delle riflessioni. In un momento dove tutto si sta smaterializzando, il teatro rappresenta una grande forza, \u00e8 tutto, rappresenta il corpo, le temperature della voce, hai un tuo simile in un contatto visivo attore-spettatore insostituibile&#8230; Vero \u00e8 che rispetto a questo noi ci interroghiamo ancora sul che cosa significhi entrare in classe. Noi siamo delle meteore nelle vite dei ragazzi, il nostro progetto pu\u00f2 durare da due a un massimo di sei ore. Come relazionarci all\u2019<i>habitat<\/i><i> <\/i>e alle dinamiche che regnano nella classe? \u00c8 giusto disarcionarle o no? \u00c8 giusto en- trare in dialogo o no? In tutto questo in cui ci sentiamo ancora in un percorso <i>in<\/i><i> <\/i><i>fieri<\/i>, mi sembra che il fatto che qualcosa rimanga esterno non \u00e8 del tutto negativo. \u00c8 un motore comunque pazzesco che un ragazzo decida di andare a fiutare fuori e che questo accada al di l\u00e0 della famiglia e della scuola, in quanto lui si sente finalmente autore di decidere quello che vuole andare a fare, perch\u00e9 sempre minore \u00e8 per i ragazzi anche la scelta di spazi di ozio, che si rivelano sempre pi\u00f9 assottigliati. In quel luogo, vivaddio, non si sa bene che cosa si faccia ma qualcosa si muove, che sia teatro, musica o incontri, l\u00ec finalmente qualcosa accade.<br \/>\n\u00c8 chiaro che la domanda si sposta su un piano politico. Quali sono quei luoghi vivi dove qualcosa accade e dove i ragazzi possono trovare qualcosa che sia di qualit\u00e0 e in cui siano liberi di andare? Questo era ai miei tempi un ruolo assolutamente rivestito dai centri sociali. Ci deve essere un territorio di libert\u00e0. Portarlo dentro cos\u00ec come \u00e8, soprattutto in una scuola che oggi va sempre di pi\u00f9 verso i tecnicismi, \u00e8 sicuramente importante; detto ci\u00f2 credo anche che a un certo punto si possa dare ai ragazzi una scintilla che, se vogliono, possono portare avanti da soli, con forme che si devono inventare e che noi adulti non possiamo prevedere.<\/p>\n<p><i>Dai<\/i><i> <\/i><i>licei<\/i><i> <\/i><i>alle<\/i><i> <\/i><i>elementari.<\/i><i> <\/i><i>Che<\/i><i> <\/i><i>strumenti<\/i><i> <\/i><i>avete<\/i><i> <\/i><i>usato<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>avvicinare<\/i><i> <\/i><i>i<\/i><i> <\/i><i>bambini <\/i><i>all\u2019ascolto?<br \/>\n<\/i><i><\/i>La sperimentazione con le elementari la stiamo ancora affinando ma abbiamo trovato degli <i>escamotage<\/i>. Abbiamo per esempio una griglia di riferimento, che usiamo anche alle superiori, che racconta la scena a partire dagli elementi tecnico-formali, dal visibile cio\u00e8, come la scena, le luci, gli attori, i video, eccetera, con cui andiamo ad analizzare anche l\u2019invisibile, quello che invece sulla scena non si vede. Con i bambini facciamo esattamente questo, rendendolo per\u00f2 materico, mostriamo loro la visibilit\u00e0, entrando in classe con un <i>performer<\/i>, poi mano a mano la astraiamo. Dopo di che ci sono degli esercizi fisici di sguardo, diverse modalit\u00e0 per guardare una cosa, un piccolo <i>training <\/i>in cui li costringiamo a mettersi in movimento.<\/p>\n<p><i>Hai<\/i><i> <\/i><i>mai<\/i><i> <\/i><i>incontrato<\/i><i> <\/i><i>alunni<\/i><i> <\/i><i>con<\/i><i> <\/i><i>disabilit\u00e0<\/i><i> <\/i><i>nelle<\/i><i> <\/i><i>classi<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>hai<\/i><i> <\/i><i>incrociato?<br \/>\n<\/i><i><\/i>Se ti riferisci a un handicap conclamato non mi \u00e8 mai successo, anche se alle superiori ho incrociato dei ragazzi seguiti da un sostegno. Per quanto riguarda medie e elementari abbiamo incontrato classi con una percentuale molto alta di BES ma francamente se non me lo dicono personalmente non me ne accorgo&#8230; Per come sono organizzate le nostre attivit\u00e0 anche i bambini pi\u00f9 \u201clenti\u201d trovano spazio per dare il proprio contributo, anzi spesso le insegnanti notano con piacere come emergano personalit\u00e0 che in genere fanno fatica a esprimersi, essendo le nostre lezioni molto partecipative e soprattutto collaborative.<br \/>\nIl modulo che va per la maggiore \u00e8 quello di quattro ore, due ore prima dello spettacolo e le due ore successive, accade sempre che quando iniziamo a teorizzarlo, chi si dimostra molto vivace nella prima parte stia poi zitto nella seconda e viceversa, questo perch\u00e9 mentre prima occorrevano degli strumenti di razionalizzazione, a seguito dello spettacolo, grazie agli strumenti concreti e visibili che il teatro offre, anche chi ha delle difficolt\u00e0 riesce pi\u00f9 facilmente ad accendersi e a infervorarsi.<br \/>\nA volte, chi ha voglia, prende degli appunti e li deposita su carta ma lo fa liberamente, senza obblighi e costrizioni. Proviamo cos\u00ec a ribaltare etichette, posizioni e ruoli prestabiliti in cui hai la massima libert\u00e0 d\u2019azione quando l\u2019insegnante non c\u2019\u00e8, perch\u00e9 si crea un territorio in cui puoi muoverti su regole nuove; questo sar\u00e0 probabilmente il passaggio a cui tenderemo in futuro.<\/p>\n<p><i>Insieme al Progetto Calamaio ci hai introdotto al bellissimo spettacolo di Giuliana Musso, <\/i>La fabbrica dei preti<i>. Che cosa ricordi di quell\u2019incontro? Ti capita spesso di incontrare persone con disabilit\u00e0 in platea?<br \/>\n<\/i><i><\/i>Ammetto di essere piuttosto abituata a vedere persone con disabilit\u00e0 tra gli spettatori. Mi capita all\u2019Arena del Sole ma anche in occasione di festival che si stanno aprendo in questa direzione, come per esempio con Gender Bender. Rispetto al nostro incontro ricordo invece di essere stata un po\u2019 frontale, proponendo una lezione piuttosto classica in cui forse avrei potuto lasciare pi\u00f9 spazio agli interlocutori, mi piacerebbe poter tornare oggi con il bagaglio d\u2019esperienza che ho conquistato nelle classi con <i>\u201cCrescere<\/i><i> <\/i><i>spettatori\u201d<\/i>. Ricordo tuttavia un grande entusiasmo, soprattutto al momento dello spettacolo, all\u2019arrivo a teatro, una comunit\u00e0 in movimento, capace di spostare energia, una cosa che si percepiva sia nei ragazzi sia in chi li accoglieva.<\/p>\n<p><strong>5.3 Dall\u2019estero. L\u2019esperienza inglese di IIAN e quella francese di Troisi\u00e8me Rideau<br \/>\n<\/strong>\u201cLa cultura \u00e8 un elemento positivo che pu\u00f2 facilitare l\u2019inclusione sociale rompendo l\u2019isolamento, favorendo l\u2019espressione di s\u00e9, supportando la condivisione di emozioni e portando un\u2019\u2018anima\u2019 nelle misure messe in campo nell\u2019affrontare le privazioni ma- teriali. Come mostra l\u2019evidenza, la partecipazione culturale pu\u00f2 avere grande impatto sul benessere psicologico delle persone.<br \/>\nCos\u00ec citano le prime pagine del Report dell\u2019OMC (<i>Open Method of Coordination<\/i>) dell\u2019Unione Europea nell\u2019ambito del Piano di Lavoro per la Cultura 2011-2014, a proposito delle politiche e delle buone pratiche di recente proposte sul piano euro- peo dalle arti pubbliche e dalle istituzioni culturali a favore di un migliore accesso e di una pi\u00f9 estesa partecipazione alla cultura.<br \/>\nIl Report \u00e8 del 2012 e l\u2019Inghilterra, insieme a Francia, Italia, Germania, Spagna, Svezia e Danimarca, era ancora annoverata tra le esperienze degne di nota.<br \/>\nCambiamenti sullo scenario politico a parte, l\u2019Inghilterra, che porta con s\u00e9 una favolosa tradizione teatrale, \u00e8 sicuramente oggi con la Francia uno dei paesi pi\u00f9 attenti al coinvolgimento e alla formazione dei pubblici. Tra questi anche quello con disabilit\u00e0.<br \/>\nLo scorso 7 marzo 2015 ci \u00e8 capitato di presentare come Accaparlante il lavoro svolto con <i>\u201cLa Quinta Parete. Lo spettatore \u00e8 uno sguardo che racconta\u201d <\/i>al Festival Visioni di Futuro de La Baracca Teatro Testoni Ragazzi. Insieme a noi, sul palco, c\u2019era un giovane ragazzo con disabilit\u00e0, Daryl Beeton, uno dei fondatori di IIAN (<i>International<\/i><i> <\/i><i>Inclusive<\/i><i> <\/i><i>Arts<\/i><i> <\/i><i>Network<\/i>). Daryl \u00e8 un attore e un regista che da anni si occupa a Londra e in giro per il mondo di circo teatro e teatro ragazzi prima di tutto in quanto artista e acrobata, dedicando particolare attenzione, anche in base alla sua esperienza, al tema della diversit\u00e0 e dell\u2019accessibilit\u00e0.<br \/>\nOltre ad aver realizzato bellissimi spettacoli per i pi\u00f9 piccoli come il recente <i>A<\/i><i> <\/i><i>Square World <\/i>in cui ha affrontato il tema delle barriere architettoniche utilizzando con ironia, poesia e profondit\u00e0 alcune forme geometriche, Daryl si \u00e8 impegnato moltissimo nella realizzazione di un network internazionale rivolto senza distinzioni ad artisti e spettatori, lo IIAN per l\u2019appunto, a favore dell\u2019accessibilit\u00e0 dei pubblici, in particolar modo quello con disabilit\u00e0.<br \/>\n<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>Altra esperienza che merita una menzione \u00e8 senza dubbio quella francese di Troi si\u00e8me Rideau a Mulhouse in Alsazia, di cui ci parla in maniera approfondita Massimiliano Rubbi nella sua rubrica di \u00abHp-Accaparlante\u00bb Europa Europa: un gruppo di attori con disabilit\u00e0 che non solo sono autori e protagonisti dei propri spettacoli ma che cercano con varie azioni di restituire al pubblico il processo delle prove, attraverso un diario di bordo <i>in<\/i><i> <\/i><i>fieri<\/i><i> <\/i>che li porta a mettersi in gioco, a porsi domande che mirano alla realizzazione dello spettacolo ma che si interrogano anche sul senso che questo potr\u00e0 avere o non avere per il pubblico e i modi in cui, qualora ci sia una disabilit\u00e0, possa esserne fruito, uno scambio alla pari molto vicino all\u2019approccio del Progetto Calamaio, che potete visionare sul loro blog: <a href=\"http:\/\/3emerideau.blogspot.it\/\">http:\/\/3emerideau.blogspot.it<\/a>.<br \/>\nPer chi desiderasse documentarsi ulteriormente a fine volume trover\u00e0 alcuni link utili e una breve bibliografia. I siti e i portali che oggi raccolgono le azioni a favore della partecipazione culturale sono molti e si evince come, perlomeno in Europa, la comunit\u00e0 internazionale stia prendendo direzioni condivise nella ridefinizione di norme, progettazioni e prassi.<br \/>\nAl di l\u00e0 di questi passaggi fondamentali, l\u2019approccio pi\u00f9 interessante tuttavia resta per noi ancora quello indicato da Simona Bodo, lo sguardo cio\u00e8 sui terzi spazi in cui si sviluppa quel \u201cpatrimonio culturale immateriale\u201d fatto di strumenti, oggetti e <i>know-how<\/i><i> <\/i>tramandati da generazioni, che consentono di ricreare costantemente le culture nelle relazioni che passano attraverso il confronto tra i gruppi e le comunit\u00e0.<br \/>\nSi potrebbe dire che, anche se si sa che il teatro fatto e visto fa bene sul piano pratico, non basta. Le comunit\u00e0 di appartenenza, le occasioni, restano infatti quello che pi\u00f9 di tutto ancora condiziona l\u2019apertura o la chiusura dei processi, e spesso una normativa illuminata non \u00e8 fondamentale.<br \/>\nResta il fatto che, come sottolineava Agnese Doria, chi trasmette la cultura ha un compito limitato: possiamo accendere una scintilla ma la scelta, di coltivarla o meno, spetter\u00e0 pur sempre al singolo e questa libert\u00e0 non pu\u00f2 e non deve essere un comportamento prevedibile.<br \/>\nCe ne parla a suo modo, nel prossimo intervallo, Alessio Plona, volontario del Servizio Civile Nazionale 2015-2016, qui alla sua prima esperienza di spettatore all\u2019ITC Teatro con l\u2019<i>Hamlet travestie <\/i>di Punta Corsara<\/p>\n<p><strong>Intervallo n 4. <i>La<\/i><i> <\/i><i>mia<\/i><i> <\/i><i>prima<\/i><i> <\/i><i>volta<\/i><i> <\/i><i>a<\/i><i> <\/i><i>teatro.<\/i><i> <\/i>Un racconto di Alessio Plona, volontario del Servizio Civile Nazionale 2015-2016<br \/>\n<\/strong>Arrivare a Bologna, la dotta o la rossa a seconda delle preferenze, senza essere mai andato a teatro potrebbe suscitare un po\u2019 di vergogna, e in effetti\u2026 Se da un lato le condizioni contestuali (venire da un piccolo paese, scuole superiori a indirizzo commerciale, amicizie \u201cnon troppo appassionate\u201d al tema) non mi hanno aiutato molto, c\u2019\u00e8 da dire che la mia pigrizia e il mio poco spirito decisionale non mi hanno mai fatto incrociare questa strada, seppur avessi sempre voluto. Quindi quale occasione migliore di poterci andare se non all\u2019interno del Servizio Civile? Ambiente formativo, protetto e in cui poter crescere\u2026 Ammetto, ero leggermente teso ed emozionato come credo che capiti quando per la prima volta si affronta qualcosa. Dico \u201caffronta\u201d col senno di poi, perch\u00e9 se dovessi pensare a una parola con cui definire questa mia esperienza direi \u201cvulcano\u201d di energia. Non ho sicuramente le competenze adatte per fare una valutazione artistica\/tecnica sullo spettacolo, ma poco importa. Quegli attori di Punta Corsara per me sono stati eccezionali, un fiume in piena che ti travolge. Posso dire che sono uscito dall&#8217;ITC scosso, in senso positivo ovviamente, perch\u00e9 non mi aspettavo cos\u00ec tanta energia, cos\u00ec tanta vigoria sproporzionata, usando un termine calcistico. Non \u00e8 facile descrivere le sensazioni provate: felicit\u00e0, stupore, anche un pizzico di disorientamento&#8230;Emozioni contrastanti? Forse, chiss\u00e0&#8230;.Non sono mai stato bravo in effetti, ma penso sia &#8220;semplicemente&#8221; un qualcosa che ti muove, che non ti permette di staccare dalla realt\u00e0 per un lasso di tempo sufficiente a dire &#8220;Ops, ma \u00e8 gi\u00e0 finito?&#8221;. Sar\u00e0 stato lo spettacolo in napoletano, quindi vivo, caloroso, divertente e accogliente, che mi facilita in questa descrizione di quanto provato? Non so, per\u00f2 di una cosa sono certo: a teatro ci voglio tronare anche se non so ancora quando ne avr\u00f2 il tempo!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>5.1 Cosa fanno i teatri. Conversazione con Micaela Casalboni, attrice di ITC Teatro di San Lazzaro di Savena (BO) Il percorso che abbiamo intrapreso insieme con La Quinta Parete ci ha portati a focalizzare lo sguardo dall\u2019accessibilit\u00e0 alla cultura in senso lato sul ruolo e l\u2019esperienza a teatro dello spettatore con disabilit\u00e0. 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