{"id":350,"date":"2009-11-04T17:05:46","date_gmt":"2009-11-04T17:05:46","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=350"},"modified":"2025-12-15T17:20:09","modified_gmt":"2025-12-15T16:20:09","slug":"un-antologia-letteraria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=350","title":{"rendered":"16. Un&#8217;antologia letteraria"},"content":{"rendered":"<p>Rompere il silenzio nella ricerca di una propria identit\u00e0 e di una propria storia \u00e8 intraprendere una strada in cui non vi sono facili e sicure risposte, in cui la comunicazione, legata ad un grosso groviglio di dolore, di angoscia e di vissuto personale, a fatica trova parole adeguate.<br \/>\nLe parole di Margherite Duras sembrano dare voce a questi difficili interrogativi che forse desideriamo rimangano tali. &#8220;Ma quel giorno non sono le scarpe la nota insolita, inaudita nell&#8217;abbigliamento della ragazza. Quel giorno porta in testa un cappello da uomo con la tesa piatta, un feltro morbido color rosa, con un largo nastro nero. A creare l&#8217;ambiguit\u00e0 dell&#8217;immagine \u00e8 quel cappello. Come fosse capitato in mio possesso l&#8217;ho dimenticato. Non vedo chi potrebbe avermelo dato. Credo che me l&#8217;abbia comprato mia madre e su mia richiesta. Unica certezza: \u00e8 un saldo di saldi. Come spiegare quell&#8217;acquisto? Nessuna donna, nessuna ragazza portava cappelli da uomo nella colonia, a quei tempi. Neppure le indigene. Ecco come deve essere successo. Mi sono provata quel cappello, tanto per ridere, mi sono guardata nello specchio del negozio e ho visto, sotto il cappello maschile, la magrezza ingrata della mia persona, difetto dell&#8217;et\u00e0, diventare un&#8217;altra cosa. Ho smesso di essere un dato grossolano e fatale della natura. E&#8217; diventato l&#8217;opposto, una scelta che contrastava la natura, una scelta dello spirito.<br \/>\nImprovvisamente \u00e8 diventata una cosa voluta. Mi vedo un&#8217;altra, come sarebbe vista un&#8217;altra, al di fuori, a disposizione di tutti, di tutti gli sguardi, immessa nella circolazione delle citt\u00e0, delle strade, del piacere. Prendo il cappello che, da solo, mi trasforma tutta, non lo abbandono pi\u00f9. Per le scarpe deve essere successa pi\u00f9 o meno la stessa cosa, ma dopo il cappello. Lo contraddicono come il cappello contraddice la figura gracile, quindi fanno per me. Anche quelle non le abbandono pi\u00f9, vado ovunque con quelle scarpe, quel cappello, fuori con ogni tempo, in tutte le occasioni, in citt\u00e0&#8221;.<br \/>\n&#8220;Una scelta che contrastava la natura\u2026&#8221;, la natura che contrasta una scelta, tante scelte, numerosissime scelte. La diversit\u00e0 da nascondere, da comprimere, da camuffare contrapposta alla diversit\u00e0 voluta, ostentata, fatta bandiera. Infine, ultima in ordine di apparizione, la diversit\u00e0 di vivere &#8220;\u2026 a disposizione di tutti, di tutti gli sguardi, immessa nella circolazione delle strade, della citt\u00e0, del piacere&#8221;.<br \/>\nLa diversit\u00e0 che sporca e che purifica, che rompe l&#8217;integrit\u00e0 (ma questa non esisterebbe se non integrando i contrasti); che si ritrova in una ragazza vestita con un cappello maschile che fa parlare e scrivere di s\u00e9, cos\u00ec, affermandosi e, nella stessa misura, negandosi. La diversit\u00e0 che c&#8217;\u00e8 e non c&#8217;\u00e8 e che all&#8217;improvviso si ripropone a ciascuno, ridente o con un nodo in gola. E il cappello, le scarpe, il desiderio? E&#8217; la donna, l&#8217;adolescente, la ragazza bianca o quella col cappello rosa a tesa larga e con un nastro nero? Cosa di tutto questo rappresenta mille ugualissime, differenti similitudini?Un&#8217;antologia di brani letterari pu\u00f2 rappresentare un&#8217;altra realt\u00e0 attraverso cui confrontare il pensiero e le domande che il corpo, la persona, le identit\u00e0 possono far scaturire.<br \/>\nNessuna possibile semplificazione; molte individualit\u00e0 a cui prestare attenzione. Le scelte possono essere infinite. Questi brani solo perch\u00e9 evocano un&#8217;immagine o un frammento di ricordo, possono essere vicini a un aspetto significativo oppure non sfiorare nemmeno la propria verit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Solo soggetti asessuati<br \/>\n<\/b>Adolescenza, pubert\u00e0, risveglio della sessualit\u00e0. Una compagna di classe, un po&#8217; gattina, mi consiglia. Mi trucco, mi metto un vestito blu, sta cos\u00ec bene con i miei occhi! Cre\u00addo che, come per tutte le mie amiche, sia tutto arrivato anche per me. Mi rifiuto di vedere la realt\u00e0. Eppure la mia famiglia non mi lascia vestire come voglio io. Bisogna nascondere tutto. Non mettere dei pantaloni per non far ve\u00addere le mie gambe terribili.<br \/>\nCome ogni adolescente mi innamoro. Io do amore, ma l&#8217;altro non mi dar\u00e0 che carit\u00e0. Gli adulti mi citano esempi di vecchie zitelle frustrate o di ragazze madri handicappate che trasferiscono tutto il loro amore sul loro solo e unico figlio, non hanno fatto l&#8217;amore che una sola volta, giusto per procreare.<br \/>\nProibizione di andare in un locale. Se per caso riesco ad andarci, nessuno mi avvicina. Non ballo. Non flirto. Passo il mio tempo a piangere. Sempre le stesse frasi: \u00abNon puoi avere delle relazioni sessuali\u00bb. Come se il fatto di non camminare o di essere incontinente, potesse impedire l&#8217;atto sessuale. Ho voglia di vivere pienamente. Sogno, sogno di es\u00adsere amata, di fare l&#8217;amore, sogno di essere una bella ragazza. Una bella ragazza, un termine che le femministe rifiutano. Mentre mi batto per l&#8217;indipendenza della donna continuo a vivere malgrado tutto in questa splendida contraddizione: essere comunque una donna secondo il criterio consumistico della donna-oggetto. Voglio dimagrire. Ma dimagrire non mi toglier\u00e0 i bastoni, i miei attrezzi per camminare, il mio dimenarmi, il mio apparecchio urinario. E poco tempo fa ho scritto ad un medico estetista, dopo aver letto un articolo su Le Monde. Continuo lo stesso a sognare che tutto \u00e8 bello e che ho un posto nella societ\u00e0. Quante volte ho avuto bisogno di rassicurarmi con libri, dischi e televisione, per dirmi che succeder\u00e0, che riusciremo ad avere il nostro diritto alla sessualit\u00e0! Ma sono privata di ogni vita sessuale affettiva. Una sola soluzione: il denaro. Fare co\u00adme delle vecchie contesse che, di tanto in tanto, si pagano un ragazzotto di vent&#8217;anni.<br \/>\nFinch\u00e9 vivevo con mia madre non vivevo che di amore a senso unico, e di masturbazione. E mi dicevo che quando vivr\u00f2 da sola tutto cambier\u00e0. Che lusinga! Alla citt\u00e0 universitaria per\u00f2 ce n&#8217;erano di uomini, su tremila studenti! Non sono mai uscita n\u00e9 con un compagno di classe, n\u00e8 con un collega di facolt\u00e0, nemmeno nel 1968 quando stavo tutto il giorno con uomini che volevano cambiare la vita. Comunque non \u00e8 questione di non essermi innamorata.<br \/>\nComincio guardando con ammirazione colui che \u00e8 seduto al tavolo vicino. Sorriso ricambiato, dialogo, inizio di corteggiamento. Qualche minuto pi\u00f9 tardi, al momento del caff\u00e8, dovrebbe essere gi\u00e0 flirt. Ho finito di mangiare, mi alzo, e allora non c&#8217;e pi\u00f9 nemmeno uno sguardo. La testa dell&#8217;altro si e riabbassata, tuffata nel piatto. Vado al bar; lui, passer\u00e0 qualche minuto prima che lo raggiunga, e volter\u00e0 ostentatamente la testa per non mostrare il suo imbarazzo. Quante volte l&#8217;ho rivisto quell&#8217;uomo alto, magro, biondo. E ogni volta mi \u00e8 passato vicino volgendo altrove gli occhi.<br \/>\nE poi, qualche volta, funziona. Per due anni siamo usciti insieme, senza vivere insieme. Ognuno con la sua camera alla citt\u00e0 universitaria, non c&#8217;era niente di troppo imbaraz-zante, e poteva essere preso per voglia di indipendenza. Lui senza dubbio ha voglia, e nello stesso tempo non voglia, di uscire con me. Ma l&#8217;incontro con i suoi genitori \u00e8 significativo: proibizione di uscire la domenica mattina, la gente del paese che va a messa potrebbe vedermi. Lui vuole avere dei figli: che pretesto meraviglioso per dirmi che il mio posto rione in questo paese della Lorena. Per due anni subisco queste menzogne per paura di perdere tutto. \u00c8 la prima volta che posso vivere l&#8217;amore potenziale che e in me. Ho talmente aspettato, preferisco vivere nella menzogna che affrontare la realt\u00e0. L&#8217;ambiente artificiale della cit\u00adt\u00e0 universitaria aiuta a perpetuare questa menzogna. Tutta la sua famiglia esprime alto e chiaro il suo rifiuto, ma sono lontani, e quelli che abitano a Parigi non li vedo nemmeno. Quando arriva l&#8217;ora della scelta i rapporti diventano sempre pi\u00f9 difficili, la verit\u00e0 esplode. \u00abTorno a casa, se tu diventassi sempre pi\u00f9 handicappata, io cosa farei?\u00bb. E stato detto tutto, bisogna ricominciare a vivere. Adesso so che il mio handicap mi impedir\u00e0 sempre di vivere la vita amorosa alla quale ho diritto. E dire che tutto il nostro vicinato si domandava come un uomo cosi bello potesse uscire con una handicappata!<br \/>\nQuanti compagni con i quali ho lottato sono fuggiti. \u00abIo ti amo, ma il tuo handicap mi impedisce di venire a letto con te\u00bb. Resta la falsa amicizia basata sull&#8217;intellettualit\u00e0. Sono stata educata per questo tipo di amore e l\u2019ho vissuto spesso. Brigitte va a trovare in macchina un vecchio amico, un amico dell&#8217;epoca in cui non era handicappata. II giorno del matrimonio di questo amico \u00e8 seduta alla sua destra, simbolo dell&#8217;amore platonico. Tornando a casa si \u00e8 uccisa. Quante volte mi hanno chiesto se potevo avere rapporti sessuali. Non sono che un oggetto asservito, e devo ancora sentirmi capace di mostrarmi, di camminare, di spogliarmi. Gli uomini non devono amare che il mio cervello, il mio sorriso, i miei pensieri. La mia esistenza si ferma qui. II resto deve essere negato: \u00e8 orribile. Non mi prendono in fotografia se non in posizioni in cui il mio handicap non si veda. Gi\u00e0 durante i corsi preparatori mi facevano i complimenti per il mio sorriso, per il mio viso. Bisogna pure trovarmi qualcosa. lo mi abituo all&#8217;idea di non essere che un viso, un pensiero. Sono quella che sono, e se il mio corpo non corrisponde alle nonne, tanto peggio. Uomini o donne, siamo desiderabili. Nel nostro sistema sociale un uomo deve essere dotato, sano di corpo, virile e intelligente, con del denaro e del potere. La donna, lei deve procreare ed es\u00adsere la rappresentante di questo potenziale di riuscita. De\u00adve tenere la casa per benino, perch\u00e9 \u00e8 il luogo della facciata della riuscita. Che cosa siamo noi, in mezzo a tutto questo? Niente. Non abbiamo il nostro posto da nessuna parte. Rappresentiamo tutto quello che non bisogna possedere. Non siamo donne per procreare. Non siamo uomini rappresentativi della virilit\u00e0, del denaro e del potere. Non siamo che la rappresentazione dell\u2019antidesiderio.<br \/>\nLa mia follia, \u00e8 uno stato depressivo che tengo accuratamente nascosto agli altri. \u00c8 una lotta perpetua per dimostrare loro che sono qui, e che ci sto bene. Cos\u00ec tutti i rapporti sono falsi, perch\u00e8 vita esteriore e vita interiore non corrispondono. Guardarmi in uno specchio mi \u00e8 impossibile. Gioco solamente sul viso, per far dimenticare il mio cor\u00adpo. Mi sforzo di nascondere tutto quello che potrebbe sconvolgere gli altri.<br \/>\nQuando in una coppia uno dei due \u00e8 handicappato e l&#8217;altro no, o il valido rifiuta di riconoscere l&#8217;handicap dell&#8217;altro ed \u00e8 la politica del \u00abmarcia o crepa\u00bb, oppure l\u2019handicappato \u00e8 talmente presente che non c&#8217;e pi\u00f9 posto che per lui. E gli altri fanno questo tipo di riflessione: \u00abAh! Insieme voi due parlerete dei vostri moncherini\u00bb.<br \/>\nLa politica del \u00abmarcia o crepa\u00bb riesco ad evitarla per\u00adch\u00e8 mi trovo troppo al di fuori delle norme. La mia vita affettiva \u00e8 fatta di vuoti di parecchi anni, senza alcuna vita sessuale, e di un alternarsi di disperazione e di ribellioni. Sola rottura, qualche avventura con uomini affascinanti, dolci come agnelli, ma che non sono venuti verso di me se non per carit\u00e0, con i loro complessi e il loro senso di colpa.<br \/>\nLi domino con la mia affettivit\u00e0 forte. Risultato: tutto diventa troppo faticoso, persino fare l&#8217;amore.<br \/>\nOgni gesto della mia vita quotidiana appare loro impossibile: fare la spesa, lavare i piatti, cucinare,<br \/>\nspostare un oggetto, lavorare. Un solo piano di scale e bisogna che mi tra-sportino, anche se sono capace di salire da sola. \u00abNon fare l&#8217;avvocato, \u00e8 troppo faticoso\u00bb. Per il presidente dell\u2019ordine degli avvocati, cosi come per l&#8217;amante, non sono capace di badare a me stessa.<br \/>\nAndiamo in barca, ma non metteranno mai dei mulinelli per recuperare la vela, \u00abnon si usa su questo tipo di barca bretone; in ogni caso non sei in grado di fare della vela\u00bb. Sono come dei pap\u00e0 sdolcinati che ci ricordano affettuosamente che non siamo brave a niente, e in particolare non siamo in grado di servirli come donne. Finisce che se ne vanno. II nostro handicap li blocca, diventano impotenti.<br \/>\nCi sono due categorie. I primi rifiutano qualsiasi atto sessuale e fuggono dal mostro che hanno scoperto. Al limite si rimane amici, senza parlarne mai pi\u00f9. I secondi, pi\u00f9 rari, affettano una carit\u00e0 mescolata ad ammirazione beata. Ma bisogna ringraziarli talmente tanto di volerci amare che alla fine ci tocca accettare le loro idee, il loro modo di vivere, il loro modo di amare, persino platonico. E c&#8217;\u00e8 ancora il pazzo maniaco al quale serviamo come madre e come psicoanalista. Ecco quelli che noi attiriamo: coloro che, come noi, sono rifiutati dalla societ\u00e0 e dalle relazioni normali.<br \/>\nNon sempre ho voglia di piegarmi sugli altri. Eppure quelli l\u00e0 mi ci obbligano. Non siamo forse il loro specchio ideale? Vedendo noi, loro possono provare a se stessi che sono migliori di noi. Quelli che chiamo i pazzi sono persone troppo realiste per non vivere la loro follia fino in fondo, e molto attaccati alla vita concreta, che hanno bisogno di uno psicoanalista a buon mercato, e che, dopo aver smembrato il loro problema, rientrano in se stessi. Quando stanno meglio, non li vedi pi\u00f9.<br \/>\nSono ingenua, e talmente alla ricerca degli altri che ho sempre lasciato avvicinarmi da questi tipi. Alla citt\u00e0 universitaria noi, gli handicappati, subivamo la stessa cosa. Erano come mosche intorno a un barattolo di miele. Noi, noi eravamo l\u00e0 per riceverli a qualsiasi ora, pronti a sentirli parlare delle loro angosce, dei loro problemi e persino pronti a toglierli dall\u2019imbarazzo, se necessario.<br \/>\nLoro parlano, parlano a non finire. Ma quando uno osa dire una parola: \u00abOh! Per te non e la stessa cosa\u00bb. Si posso\u00adno passare notti e notti ad ascoltarli, senza mai attirarsi un gesto da parte loro, senza poter credere in nessun momento di essere capiti almeno un pochino. Siamo solamente dei vasetti con orecchie. Quello che noi viviamo, quello che sopportiamo, non ha importanza. \u00abA te si pu\u00f2 dire tutto\u00bb.<br \/>\nOggetti asessuati che mendicano dagli altri, ecco ci\u00f2 che ci offre il mondo dei validi. Oggetti per ascoltarli, oggetti per farli scaricare, oggetti per farli stare meglio, oggetti perch\u00e9 ci sfruttino economicamente, oggetti perch\u00e9 ci rifiutino quando si sentono meglio. In nome dell&#8217;handicap dobbiamo capire tutto, ascoltare tutto e non dir nulla.<br \/>\nSi rimorchia sempre vistosamente, altrimenti non ci guarderebbero nemmeno, non verrebbero nemmeno. Si giocano le nostre carte migliori. Per me sono le qualit\u00e0 intellettuali. E poi, eccezione, un giorno \u00ablui\u00bb vuole. Si ha paura, tanto si \u00e8 abituati al rifiuto. Si fa fatica a credere. Ci siamo, decolliamo, il sogno si concretizza. Tutto succede come per tutti gli altri. Perfino il matrimonio, i figli, come gli altri. Ma con il tempo, ecco che ricomincia. La sessualit\u00e0 e la forma pi\u00f9 sorniona di schiavit\u00f9 perch\u00e8 non se ne parla, perch\u00e8 \u00e8 tab\u00f9. \u00abNon posso fare l&#8217;amore con te, il tuo handi\u00adcap mi blocca\u00bb. Eppure quando ci siamo conosciuti non ti impediva di fare l&#8217;amore. Nessuna risposta. S\u00ec, il mio han\u00addicap ha ripreso il sopravvento.<br \/>\nBisogna dire che devono sfidare le immagini stereotipe delle donne e i miti idilliaci che sono serviti loro. Un gior\u00adno, sei mesi, un anno o due dopo, esplodono. Non possono pi\u00f9 sopportarsi. In nessun momento si esprimono apertamente e se si vuole cercare di capirli si deve sopportare il loro umore, la loro aggressivit\u00e0, gli altri loro legami. Tutto questo, bene o male, continua a saldare la coppia. Noi accettiamo tutto, tanta \u00e8 la paura che abbiamo. Si mantiene una parvenza di affetto, ma i veri problemi non sono mai abbordati. Noi sappiamo di non essere fatte per l&#8217;amore. Nel 1980 si tiene a Parigi un congresso sulla sessualit\u00e0 degli handicappati. Che cos&#8217;e? Degli handicappati che si ritrovano e parlano del loro piacere? Certamente no. II con\u00adgresso prevede degli scambi di esperienze tra medici e psicologi. Si discute su quegli strani animali che sono gli han\u00addicappati, e sulle loro possibilit\u00e0 sessuali. Si discuter\u00e0 per molti giorni sulle reazioni di un tetraplegico confrontate con quelle di un paraplegico, o del congelamento dello sperma che permette a un handicappato paralizzato di avere un figlio!<br \/>\nNon si \u00e8 venuti qui per domandarci che cosa pensiamo, che cosa facciamo e che piacere proviamo. Non osano descrivere la nostra vergogna, i nostri fantasmi, dire come si \u00e8 obbligati a rimorchiare, come si forza l&#8217;attenzione degli al\u00adtri per obbligarli a considerarci persona vivente e umana, e non come un oggetto mostruoso. No, non si parla della no\u00adstra vita sessuale, non si parla della nostra esclusione. \u00c8 so\u00adlamente una riunione di grandi medici che, con il loro linguaggio forbito, analizzano la sessualit\u00e0 del loro piccolo popolo. Del piacere degli handicappati, tutti se ne fregano. Un handicappato potr\u00e0 forse trovare un altro handicap\u00adpato, li si guarder\u00e0 come delle bestie curiose. Ma le affinit\u00e0? Se \u00e8 tutto quello che ci proponete, metteteci subito in quelle scatole di vetro come le rane che avevamo a scienze naturali, e vedete se possiamo carezzarci qui o la, misurate la durata dei nostri aneliti. Le vostre esperienze non ci interessano. Noi, quello che cerchiamo \u00e8 semplicemente di vivere, fare l&#8217;amore, avere la nostra vita sessuale come tutti gli altri. Noi rifiutiamo una vita di vecchie zitelle frustrate o di collezionisti di farfalle. Quando rileggo le relazioni sul congresso riportate dai giornali ho l&#8217;impressione che i mostri non siamo noi, ma i medici.<br \/>\nAh! Se non abbiamo niente con cui ispirare amore, perch\u00e8 averci fatto sopravvivere? Si, non corrispondiamo ai canoni di bellezza femminile o maschile, ma da dove saltano fuori questi canoni? E dopotutto, nel piacere, non ne siamo forse capaci quanto gli altri, anche se siamo tetra-, para- o non so che -plegici? Siamo degli esseri umani e troviamo il piacere l\u00e0 dove si trova, e nel modo in cui vogliamo trovarlo. Sta a noi batterci, dirlo pubblicamente, anche se gli altri lo rifiutano, anche se bisogna aggredire. Bisogna osare, perch\u00e8 la nostra vita, la nostra vera vita comincia da B, da questa vita sessuale, dal piacere.<br \/>\nLa sessualit\u00e0 per noi \u00e8 un&#8217;ossessione. Siamo talmente soffocati dalla frustrazione che anche tra handicappati non abbiamo il coraggio di parlarne. \u00c8 l&#8217;argomento tab\u00f9 per eccellenza. Facciamo come se tutto andasse bene. E quando una delle compagne si sposa, che sogni per le altre, che gelosia! Come c&#8217;e riuscita, lei? La prima cosa che si chiede quando ci ritroviamo tra handicappati e: \u00abHai un ragazzo?\u00bb, e: \u00abIl tuo ragazzo \u00e8 handicappato?\u00bb.<br \/>\nDobbiamo gridarvi che abbiamo voglia di fare l&#8217;amore, che sappiamo fare l&#8217;amore, anche meno peggio di voi. Per voi noi siamo degli anormali. Ma sono il vostro amore e la vostra sessualit\u00e0 che sono ridicoli. Voi non conoscete nemmeno pi\u00f9 il vostro corpo. Funzionate su schemi precostituiti. Si, abbiamo voglia di fare l&#8217;amore e non di essere solo dei mostri. Dobbiamo gridarvelo. Voi ci rifiutate senza sapere, senza conoscere la nostra sessualit\u00e0, senza conoscere la vostra. Voi ci date solo l&#8217;obolo del vostro affetto. Noi non lo vogliamo pi\u00f9. E non parlate di impotenza davanti agli handicappati. La vostra impotenza non \u00e8 dovuta ad altro che alla vostra sessualit\u00e0 normalizzata dal sistema. Noi vogliamo vivere i nostri amori, la nostra sessualit\u00e0, la no\u00adstra espressione. E dobbiamo avere il coraggio di dirvelo, anche se vi aggrediamo.<br \/>\n(Tratto\u00a0 da \u201cBabette, handicappata cattiva\u201d di E. Auerbacher, Dehoniane)<\/p>\n<p><b>Il cavaliere inesistente<br \/>\n<\/b>La notte, per gli eserciti in campo, \u00e8 regolata come il cielo stellato: turni di guardia, l\u2019ufficiale di scorta, le pattuglie. Tutto il resto, la perpetua confusione dell\u2019armata in guerra, il brulichio diurno dal quale l\u2019imprevisto pu\u00f2 saltar fuori come l\u2019imbizzarrirsi di un cavallo, ora tace, poich\u00e9 il sonno ha vinto tutti i guerrieri ed i quadrupedi della Cristianit\u00e0, questi in fila e in piedi, a tratti sfregando uno zoccolo in terra o dando un breve nitrito o raglio, quelli finalmente sciolti dagli elmi e dalle corazze, e, soddisfatti a ritrovarsi persone umane distinte ed inconfondibili, eccoli gi\u00e0 l\u00ec tutti che russano.<br \/>\nDall\u2019altra parte, al campo degli Infedeli, tutto uguale: gli stessi passi avanti e indietro delle sentinelle, il capoposto che vede scorrere l\u2019ultima sabbia nella clessidra e va a destare gli uomini del cambio, l\u2019ufficiale che approfitta della notte di veglia per scrivere alla sposa. E pattuglie cristiana ed infedele s\u2019inoltrano entrambe mezzo miglio, arrivano fin quasi al bosco ma poi svoltano, una di qua l\u2019altra in l\u00e0 senza incontrarsi mai, fanno ritorno al campo a riferire che tutto \u00e8 calmo, e vanno a letto. Le stelle e la luna scorrono silenziose sui due campi avversi. In nessun posto si dorme bene come nell\u2019esercito.<br \/>\nSolo ad Agilulfo questo sollievo non era dato. Nell\u2019armatura bianca imbardata di tutto punto, sotto la sua tenda, una delle pi\u00f9 ordinate e confortevoli del campo cristiano, provava a tenersi supino, e continuava a pensare: non i pensieri oziosi e divaganti di chi sta per prender sonno, ma sempre ragionamenti determinati e esatti. Dopo poco si sollevava su di un gomito: sentiva il bisogno d\u2019applicarsi a una qualsiasi occupazione manuale, come il lucidare la spada, che era ben splendente, o l\u2019ungere di grasso i giunti dell\u2019armatura, Non durava a lungo: ecco che gi\u00e0 s\u2019alzava, ecco che usciva dalla tenda imbracciando lancia e scudo, e la sua ombra biancheggiante tra&#8212;&#8212; per l\u2019accampamento. Dalle tende a cono si levava il concerto dei pesanti respiri degli addormentati. Cosa fosse questo poter chiudere gli occhi, perdere coscienza di s\u00e9, affondare in un vuoto delle proprie ore, e poi svegliandosi ritrovarsi eguale a prima, a riannodare i fili della propria vita, Agilulfo non lo poteva sapere, e la sua invidia per la facolt\u00e0 di dormire propria delle persone esistenti era un\u2019invidia vaga, come di qualcosa che non si sa nemmeno percepire. Lo colpiva e inquietava di pi\u00f9 la vista dei piedi ignudi che spuntavano qua e l\u00e0 dall\u2019orlo delle tende, gli alluci verso l\u2019alto: l\u2019accampamento nel sonno era il regno dei corpi, una distesa di vecchia carme d\u2019 Adamo, esalante il vino bevuto e il sudore della giornata guerresca; mentre sulla soglia dei padiglioni giacevano scomposte le vuote armature, che gli scudieri e i famigli avrebbero al mattino lustrato e messo a punto. Agilulfo passava, attento, nervoso, altero: il corpo della gente che aveva un corpo gli dava s\u00ec un disagio somigliante all\u2019invidia, ma anche una stretta che era d\u2019orgoglio, di superiorit\u00e0 sdegnosa. Ecco i colleghi tanto nominati, i gloriosi paladini, che cos\u2019erano? L\u2019armatura, testimonianza del loro grado e nome, delle imprese compiute, della potenza e del valore, eccola ridotta a un involucro, a una vuota ferraglia; e le persone l\u00ec a russare, la faccia schiacciata nel guanciale, un filo di bava gi\u00f9 dalle labbra aperte. Lui no, non era possibile scomporlo in pezzi, smembrarlo: era e restava in ogni momento del giorno e della notte Agilulfo Emo Bertrandino dei Guidiverni degli Altri di Corbentraz e Sura, armato cavaliere di Selimpia Citeriore e Fez il giorno tale, avente per la gloria delle armi cristiane compiuto le azioni tale e tale e tale, e assunto nell\u2019esercito dell\u2019imperatore Carlomagno il comando delle truppe tali e talaltre. E possessore della pi\u00f9 bella e candida armatura di tutto il campo, inseparabile da lui.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>E ufficiale migliore di molti che pur menano vanti cos\u00ec illustri; anzi, il migliore di tutti gli ufficiali. Eppure passeggiava infelice nella notte.<br \/>\nUd\u00ec una voce:- Sor ufficiale, chiedo scusa, ma quand\u2019\u00e8 che arriva il cambio? M\u2019hanno piantato qui gi\u00e0 da tre ore! \u2013 Era la sentinella che s\u2019appoggiava alla lancia come avesse il torcibudello.<br \/>\nAgilulfo non si volt\u00f2 neppure; disse:- Ti sbagli, non sono io l\u2019ufficiale di scolta, &#8211; e pass\u00f2 avanti.<br \/>\n-Perdonatemi, sor ufficiale. Vedendovi girare per di qui, mi credevo\u2026<br \/>\nLa pi\u00f9 piccola manchevolezza nel servizio dava ad Agilulfo la smania di controllar tutto, di trovare altri errori e negligenze nell\u2019operato altrui, la sofferenza acuta per ci\u00f2 che \u00e8 fatto male, fuori posto\u2026 Ma non essendo nei suoi compiti eseguire un\u2019ispezione del genere a quell\u2019ora, anche il suo contegno sarebbe stato da considerare fuori posto, addirittura indisciplinato.<br \/>\n(Tratto da \u201cIl cavaliere inesistente\u201d di I. Calvino)<\/p>\n<p><b>Marcia trionfale<br \/>\n<\/b>Quando escono nel freddo lei gli alza il bavero, gli avvolge bene la sciarpa. Lui come sempre la abbraccia forte, le lascia sulle guance 1&#8217;impronta umida di molti<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>baci.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Lungo la strada lui fa tanti sorrisi, saluta tante volte: in pochi gli rispondono, lui per\u00f2 conserva la sua aria lieta.<br \/>\nLei gli tiene la mano, preoccupata che corra ad abbracciare sconosciuti.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Sulla piazza del mercato brillano tre fuochi di cassette, intorno imbacuccati i commercianti bevono cappuccini bollenti, battono i piedi sul selciato ghiacciato per scaldarsi, scambiano commenti sul freddo e la stagione.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>La vecchia al banco degli ortaggi ha il fazzoletto di lana stretto attorno al viso chiuso, lo scialle incrociato sul petto sfatto. Pulisce spinaci con mani spaccate, il suo freddo \u00e8 solitario e irrimediabile.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Davanti alle fiamme arancioni il bambino batte le mani contento, il riverbero brilla sul vetro dei suoi occhiali spessi. Al suo apparire il gruppo si \u00e8 sciolto, uno sciamare impaurito di uccelli neri. Ciascuno \u00e8 tornato al suo banco e si da d\u00e0 fare, il bambino cerca inutilmente corpi da abbracciare: solo sua madre \u00e8 l\u00ec, sempre vicina per ripararlo dalle delusioni.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>All&#8217;estremit\u00e0 opposta del mercato, con un coltellino la vecchia comincia a raschiare una carota.<br \/>\nII bambino e sua madre percorrono la piazza per mano, c&#8217;e tanto freddo intorno. Lei compra banane, formaggio: al silenzio della gente \u00e8 abituata, all\u2019imbarazzo o alle parole di circostanza. All&#8217; invisibilit\u00e0, quando ti guardano e fanno finta di niente. Solo suo figlio non si abituer\u00e0 mai: infatti le sue mani tozze e screpolate continuano a lanciare baci al cielo, sorride all&#8217;intorno, regala gutturali dichiarazioni d&#8217;amore che nessuno raccoglie.<br \/>\nLa vecchia lava la carota sotto il getto di una fontanella, scuote via l&#8217;acqua con energia e cura. Torna dietro il suo banco, l&#8217;attesa \u00e8 coperta da gesti comuni, di ordine o di pulizia.<br \/>\nMadre e figlio avanzano attraverso il mercato, le voci intorno non li riguardano, le parole che si scambiano non penetrano il muro di vuoto che li circonda.<br \/>\nUn sorriso pi\u00f9 largo scopre i denti brutti del bambi\u00adno, gli occhiali gli ballano sul naso in una felicit\u00e0 non trattenuta: allora sua madre gli lascia la mano, lascia che come ogni giorno vada correndo verso il banco delle verdure.<br \/>\nII viso amaro della vecchia ha mille rughe, pi\u00f9 incise adesso mentre il bambino va verso di lei: in una mano ha la carota, ben chiusa in un sacchetto di plastica, con l&#8217;altra gli fa ciao.<br \/>\nII bambino cerca nelle tasche gli spicci che sua madre gli ha dato prima di uscire, l&#8217;abitudine di ogni giorno per abituarlo a crescere. Oggi non trova le monete, non insiste a cercarle e invece corre dietro la bancarella: prende la mano della vecchia, la dondola, la stringe, la dondola ancora in un suo gioco.<br \/>\nLei brontola fra s\u00e9 e s\u00e9, l&#8217;et\u00e0 o qualcos&#8217;altro la fanno incapace di parole: si pulisce la mano sul grembiule, due volte, poi accarezza i capelli del bambino piano, quasi avesse paura di fargli male. O di vederlo scappare.<br \/>\nCon le due mani il bambino si aggrappa alla carezza, la fa muovere stretta sulla testa e sul viso: gli occhiali gli cadono, guarda verso il cielo con i brutti occhi dalle palpebre glabre, semicieco e sorridente.<br \/>\nLe due donne si chinano all&#8217;unisono per recuperare le lenti, malgrado gli impacci la vecchia \u00e8 pi\u00f9 rapida: men\u00adtre lo aiuta a sistemare dietro le orecchie le stanghette, le sue dita sono levigate e dolci.<br \/>\nStretta dentro il cappotto, la madre fa per mettere mano al portafoglio:<br \/>\n\u2014 Grazie di tutto, \u2014 dice. \u2014 E scusi tanto.<br \/>\n\u2014 Di niente, \u2014 ribatte ferma la vecchia, ignorando il gesto e il denaro. Stringendosi nello scialle si allontana dal bambino, comincia a ordinare sul banco cavolfiori e cipolle.<br \/>\nNudo di carezze il bambino resta come saldato sull&#8217;asfalto, la bocca aperta e le braccia abbandonate, desolato.<br \/>\nSua madre ha gli occhi bassi, passa da un braccio all&#8217;altro le buste con la spesa, la mano libera le servir\u00e0 per portarlo via.<br \/>\nRischiarato da una decisione che ha preso il bambino la strattona con un&#8217;energia improvvisa che quasi la fa cadere, usando la testa e tutto il corpo la spinge dietro il banco.<br \/>\nFerma a difesa del territorio che le appartiene la vec\u00adchia si aggrappa al legno e non si muove: le due donne arrivano a toccarsi, non sanno cosa fare perch\u00e8 lui continua a spingere, determinato e violento in un modo per lui inconsueto.<br \/>\nDevono necessariamente guardarsi quando lui prende le loro mani, le unisce, dice:<br \/>\n\u2014 Ti voglio bene, piacere, buongiorno.<br \/>\nLe donne intuiscono. Perch\u00e9 smetta di spingere, solo per compiacerlo si danno la mano, dichiarano ciascuna il proprio nome e poi, nella stretta:<br \/>\n\u2014 Piacere.<br \/>\n\u2014 Piacere.<br \/>\nMa lui non smette di premere, vuole vederle pi\u00f9 vicine, la frenesia che lo agita sta per farlo piangere:<br \/>\n\u2014 Ti voglio bene, \u2014 ripete.<br \/>\nPer prima la vecchia allarga piano le braccia, fa le spallucce per sminuire: imbarazzata la madre si avvia all&#8217; abbraccio.<br \/>\nDue marionette nel freddo e lui il burattinaio, una rappresentazione, uno spettacolo tanto per accontentarlo: un abbraccio da melodrammatici recitato con scarsa convinzione.<br \/>\nPer\u00f2 quando gli aliti si confondono in nuvolette bianche la recita diventa emozione, I&#8217;abbraccio si fa stretto ed efficace: si baciano sulle guance due volte, \u00e8 una scelta.<br \/>\nArrossate dall&#8217;imprevisto si separano, lui le riprende per mano, una da una parte e una dall&#8217;altra:<br \/>\n\u2014 Scuola: tutti, \u2014 dice.<br \/>\nSenza preoccuparsi del banco sguarnito la vecchia lo segue, sua madre \u00e8 gi\u00e0 pronta.<br \/>\nPer mano attraversano il mercato: le rughe della vec\u00adchia sorridono, il bambino saluta il vento, sua madre ha un portamento da regina.<br \/>\nVia via che avanzano la gente si scosta: piccole ali di folla per una marcia trionfale.<br \/>\n(Tratto da \u201cManicomio primavera\u201d di Clara Sereni)<\/p>\n<p><strong>Paula<\/strong><br \/>\nAbbiamo concordato con il neurologo di staccarti dal respiratore per un minuto, Paula, ma non l&#8217;abbiamo detto al resto della famiglia perch\u00e9 non si sono ancora ripresi da quel fatidico luned\u00ec in cui sei stata sul punto di andare in un altro mondo. Mia madre non riesce a parlarne senza scoppiare a piangere, si sveglia di notte con la visione della morte china sul tuo letto. Credo che come Ernesto lei ormai non preghi pi\u00f9 perch\u00e9 tu guarisca ma perch\u00e9 non soffra ancora, ma io non ho perso la volont\u00e0 di continuare a lottare per te. Il dottore \u00e8 un uomo gentile, con gli occhiali appoggiati sulla punta del naso e un camice spiegazzato che gli danno un&#8217;aria vulnerabile, come se si fosse appena alzato dalla siesta. \u00c8 l&#8217;unico medico in questo posto che non sembra insensibile all&#8217;angoscia di noi che passiamo la giornata nel corridoio dei passi perduti. Invece lo specialista in porfiria, pi\u00f9 interessato alle provette del suo laboratorio dove ogni giorno ti analizza il sangue, ti visita poco. Stamattina ti abbiamo staccata per la prima volta. Il neurologo ha esaminato i tuoi segni vitali e ha letto il rapporto della notte, mentre io invocavo mia nonna e la tua quella Granny incantevole che se ne and\u00f2 quattordici anni fa, affinch\u00e9 venissero in nostro aiuto. Pronta? mi ha chiesto, dandomi da sopra le lenti, e ho risposto con un cenno del capo perch\u00e9 non mi usciva la voce. Ha mosso un interruttore e subito \u00e8 cessato il ronzio liquido dell&#8217;aria nel tubo trasparente nel tuo collo. Anch&#8217;io ho smesso di respirare, mentre orologio alla mano contavo i secondi supplicandoti, imponendoti di respirare, Paula, per favore- Ogni istante si scandiva come una frustata, trenta, quaranta secondi, niente, altri cinque secondi e sembrava che il tuo petto si fosse mosso un poco, ma cos\u00ec leggermente che poteva essere un&#8217;illusione, cinquanta secondi&#8230; e non si poteva aspettare oltre, eri esangue e io stessa stavo soffocando. La macchina torn\u00f2 a funzionare e presto un po&#8217; di colore ti torn\u00f2 in volto. Misi via l&#8217;orologio tremando, mi bruciava la pelle, ero madida di sudore. Il medico mi porse una garza.<br \/>\n&#8220;Si pulisca, ha del sangue sulle labbra,&#8221; disse. &#8220;Oggi pomeriggio tenteremo di nuovo, e anche domani, e cos\u00ec via, a poco a poco, finch\u00e9 respirer\u00e0 da sola, &#8221; ho deciso appena ebbi ripreso l&#8217;uso della parola. &#8220;Forse Paula non ci riuscir\u00e0&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;S\u00ec che ce la far\u00e0, dottore. La porter\u00f2 via di qui, ed \u00e8 meglio che mia figlia collabori. &#8221;<br \/>\n&#8220;Suppongo che le madri ne sappiano sempre di pi\u00f9. Abbasseremo a poco a poco l&#8217;intensit\u00e0 del respiratore per costringerla a esercitare i muscoli. Non si preoccupi, non le mancher\u00e0 ossigeno,&#8221; sorrise dandomi un affettuoso buffetto sulla spalla.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Uscii con gli occhi bagnati di lacrime per raggiungere mia madre, credo che la Mem\u00e9 e la Granny siano rimaste con te. <span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Willie arriv\u00f2 appena saputo della nuova crisi, e stavolta pot\u00e8 lasciare l&#8217;ufficio per cinque giorni, cinque giorni interi con lui&#8230; come ne avevo bisogno! Queste lunghe separazioni sono pericolose, l&#8217;amore incespica su sabbie incerte. Temo di perderti, mi dice, sento che ti allontani sempre pi\u00f9 e non so come trattenerti, ricordati che sei la mia donna, la mia anima. Non l&#8217;ho dimenticato; ma \u00e8 vero che mi vado allontanando, il dolore \u00e8 un cammino solitario. Quest&#8217;uomo mi porta una ventata d&#8217;aria fresca, le avversit\u00e0 gli hanno temprato il carattere, niente lo sconvolge, possiede una forza inesauribile per le battaglie quotidiane, \u00e8 inquieto e frettoloso, ma lo invade una calma buddhista quando si tratta di sopportare sventure, perci\u00f2 \u00e8 un buon compagno nelle difficolt\u00e0. Occupa completamente il piccolo territorio del nostro appartamento in albergo, alterando le delicate abitudini che abbiamo stabilito io e mia madre, muovendoci come due ballerine in un&#8217;angusta coreograf\u00eca. Una persona delle dimensioni e delle caratteristiche di Willie non passa inosservata, quando viene lui c&#8217;\u00e8 disordine e rumore e il cucinino non riposa, l&#8217;intero edificio odora dei suoi sughi saporiti. Prendiamo un altra stanza e facciamo i turni con mia madre per andare all&#8217;ospedale, cos\u00ec posso rimanere qualche ora sola con lui. Al mattino prepara la colazione e poi<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>chiama la suocera, che si presenta in camicia da notte, con le calze di lana, avvolta nei suoi scialli e col segno del cuscino sulle guance, come una nonnina da favola, si installa nella nostra stanza e cominciamo la giornata con pane tostato e tazze di caff\u00e8 aromatico portato da San Francisco. Willie non ha saputo cosa fosse una famiglia fino a cinquant&#8217;anni, ma si \u00e8 abituato rapidamente a condividere il suo spazio con la mia e non gli sembra strano svegliarsi in tre nel letto. Ieri sera siamo andati a cena in un ristorante di Plaza Mayor, dove ci siamo lasciati tentare da chiassosi camerieri travestiti da contrabbandieri da melodramma, che ci hanno serviti in una sala di pietra dal soffitto a volta. Tutti quanti fumavano e non c&#8217;era una sola finestra aperta, eravamo lontanissimi dall\u2019ossessione nordamericana per la salute. Ci siamo intossicati con cibi micidiali: calamari fritti e funghi al peperoncino, agnello arrostito in un tegame di terracotta, dorato, croccante, trasudante grasso, fragrante di erbe aromatiche, e con una brocca di sangr\u00eca, quel capolavoro di vino alla frutta che si beve come acqua, ma poi, quando si cerca di alzarsi in piedi, si sente come una mazzata alla nuca. Non avevo mangiato cos\u00ec da settimane, con mia madre spesso ci nutrivamo con una tazza di cioccolata in un&#8217;intera giornata. Ho passato una notte tremenda con paurose visioni di maiali spellati che piangevano la propria sorte e calamari vivi che si arrampicavano sulle gambe, e stamattina ho giurato di diventare vegetariana come mio fratello Juan. Non pi\u00f9 peccati di gola. Queste giornate con Willie mi rinnovano, sento di nuovo il<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>mio corpo dimenticato da settimane, mi palpo i seni, le costole, che ora mi segnano la pelle, la vita, le cosce grosse, riconoscendomi. Questa sono io, sono una donna, ho un nome, mi chiamo Isabel, non sto trasformandomi in fumo, non sono scomparsa. Mi osservo nello specchio d&#8217;argento di mia nonna: questa persona dagli occhi desolati sono io, ho vissuto quasi mezzo secolo, mia figlia sta morendo, eppure voglio ancora far l&#8217;amore. Penso alla solida presenza di Willie, sento che mi si accappona la pelle e non posso fare a meno di sorridere di fronte all&#8217;abissale potenza del desiderio, che mi fa trasalire nonostante la tristezza, ed \u00e8 capace di far retrocedere la morte. Chiudo per un istante gli occhi e ricordo nitidamente la prima volta che abbiamo dormito insieme, il primo bacio, il primo abbraccio, la scoperta sorprendente di un amore sorto quando meno ce lo aspettavamo, della tenerezza che ci prese d&#8217;assalto quando ci credevamo salvi con l&#8217;avventura di una sola notte, della profonda intimit\u00e0 creatasi fin dall&#8217;inizio, come se durante tutta la nostra vita ci fossimo preparati per quell&#8217;incontro, della facilit\u00e0, della calma e della fiducia con cui ci siamo amati, come quelle di una vecchia coppia che ha condiviso mille e una notte. E ogni volta dopo la passione soddisfatta e l&#8217;amore rinnovato ci addormentiamo vicini vicini senza che ci importi dove inizia l&#8217;uno e finisce l&#8217;altro, n\u00e9 di chi sono queste mani o questi piedi, in una complicit\u00e0 cos\u00ec perfetta che ci incontriamo nei sogni e il giorno dopo non sappiamo chi ha sognato chi, e quando uno si muove fra le lenzuola l&#8217;altro si accomoda negli angoli e nelle curve, e quando uno sospira sospira l&#8217;altro, e quando uno si sveglia si sveglia anche l&#8217;altro. Vieni, mi chiama Willie, e mi avvicino a quell&#8217;uomo che mi aspetta nel letto, e rabbrividendo per il freddo dell&#8217;ospedale e della strada e dei singhiozzi soffocati, che diventano brina nelle vene, mi tolgo la camicia e aderisco al suo grande corpo, avvolta dal suo abbraccio finch\u00e9 entro in calore. A poco a poco entrambi prendiamo coscienza del respiro ansimante dell&#8217;altro, e le carezze si fanno sempre pi\u00f9 intense e lente man mano che ci arrendiamo al piacere. Mi bacia e torna a sorprendermi, come ogni volta in questi quattro anni, la morbidezza e freschezza della sua bocca; mi aggrappo alle sue spalle e al suo collo saldi, accarezzo la sua schiena, bacio l&#8217;incavo delle sue orecchie, l&#8217;orribile teschio tatuato sul suo braccio destro, la linea di peluria del suo ventre, e aspiro il suo odore sano, quell&#8217;odore che sempre mi eccita, abbandonata all&#8217;amore e grata, mentre sulle guance mi scorre un fiotto di lacrime inevitabili, che cade sul suo petto. Piango di pena per te, figlia mia, ma credo di piangere anche di felicit\u00e0 per questo amore tardivo che \u00e8 venuto a trasformarmi la vita.<br \/>\n(Tratto da Paula, Isabel Allende, Feltrinelli)<\/p>\n<p><!--break--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rompere il silenzio nella ricerca di una propria identit&agrave; e di una propria storia &egrave; intraprendere una strada in cui non vi sono facili e sicure risposte, in cui la comunicazione, legata ad<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3591,3595,3589],"edizioni":[26],"autori":[],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3684],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/350"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=350"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/350\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5920,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/350\/revisions\/5920"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=350"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=350"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=350"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=350"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=350"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=350"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=350"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=350"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=350"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}