{"id":3523,"date":"2025-06-16T15:01:44","date_gmt":"2025-06-16T13:01:44","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3523"},"modified":"2025-07-02T10:28:50","modified_gmt":"2025-07-02T08:28:50","slug":"su-sofia-rocks-la-web-serie-che-propone-altri-sguardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3523","title":{"rendered":"Su Sofia Rocks, la web serie che propone altri sguardi"},"content":{"rendered":"<p>di Stefano Toschi<\/p>\n<p>Beati noi<br \/>\nSpesso, navigando sul web in cerca delle ultime notizie dal sociale o dal variegato mondo della disabilit\u00e0, riesco ad andare oltre i soliti volti noti (e le solite \u201ccarrozzine note\u201d!) e mi imbatto in persone altrettanto interessanti, che si fanno portavoce di messaggi degni della mia attenzione. L\u2019ultima volta, quasi per caso, mi sono imbattuto in Sofia Rocks, video blogger \u201csu quattro ruote\u201d, autrice di alcune puntate di una web serie in cui tocca temi legati alla disabilit\u00e0.<br \/>\nLa mia curiosit\u00e0 \u00e8 stata attirata, inizialmente, dal nome (Sofia, per un filosofo, \u00e8 sempre significativo, inoltre ho una cara amica la cui figlia si chiama allo stesso modo, ed \u00e8 altrettanto\u2026 rock). Secondariamente, io sono un cultore del vivere <i>slow<\/i>, mi prodigo in elogi della lentezza (non potrei fare diversamente, visto il ritmo a cui parlo, mangio, tento di fare qualche movimento, ecc.) e il confronto con qualcuno che si dice rock gi\u00e0 nel nome mi incuriosiva.<br \/>\nSofia \u00e8 una giovane donna che ha diverse cose in comune con me: bolognese d\u2019adozione (veneta d\u2019origine), laureata in Filosofia, \u00e8 disabile da quando, a 5 mesi, a causa di un intervento al cuore andato male ha definitivamente perso l\u2019uso delle gambe. Come spesso accade, da una conoscenza casuale si scoprono affinit\u00e0 con chi non si sarebbe mai aspettato di incontrare. La sua immagine, invece, \u00e8 decisamente diversa dalla mia, posato intellettuale (!) di mezza et\u00e0 (!!!!!!!).<br \/>\nSofia \u00e8 decisamente grintosa: borchie, trucco nero, abiti di pelle, suona la chitarra elettrica, \u00e8 vegana e campionessa di sci alpino. Nella sua presentazione, la disabilit\u00e0 non viene nemmeno citata: solo seguendo le puntate della web serie si evince la sua condizione. Come me, combatte per cambiare la mentalit\u00e0 delle persone, dei datori di lavoro, degli amministratori locali, degli insegnanti. Dai suoi brevi documentari emergono idee che condivido in pieno e altre che non mi trovano d\u2019accordo. Condividiamo, ad esempio, la positiva esperienza da studenti di Filosofia dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna. Come me, si \u00e8 sentita accolta e senz\u2019altro Sofia \u00e8 stata anche aiutata dall\u2019et\u00e0. Ai miei tempi non esisteva un ufficio cos\u00ec efficiente per studenti disabili e molto del lavoro di aiuto e supporto lo hanno fatto, con me, i miei genitori e colleghi di studio (tuttora miei grandi amici!). Oggi mi pare tutto pi\u00f9 \u201cistituzionalizzato\u201d, con i pro e i contro di ci\u00f2. Non godere di strade battute mi ha aiutato a stringere amicizie solide e durevoli, a saper apprezzare notevolmente qualit\u00e0 che, prima, non sapevo neppure di avere, a godermi ogni piccola conquista e a fare da precursore a tanti altri studenti gravemente disabili. Anche per Sofia, l\u2019Universit\u00e0 di Bologna, oltre agli esami, ai corsi di studio, alle Facolt\u00e0, offre di pi\u00f9: vere esperienze di vita e un trampolino di lancio verso il futuro.<br \/>\nCondividiamo, poi, l\u2019importanza che attribuiamo ai traguardi, spesso modesti o scontati per i normodotati, che ci fanno sentire persone complete e \u201cabili\u201d, ognuno di noi con le proprie caratteristiche peculiari.<br \/>\nSul tema del lavoro, condividiamo la posizione secondo cui, posta la necessit\u00e0 di un ambiente aperto e accogliente alle diverse abilit\u00e0 e datori di lavoro predisposti a valorizzare anche i dipendenti con deficit, la differenza vera la facciamo noi stessi. Non ha senso aspettare qualcuno che ci risolva i problemi: sta a noi riuscire a capire in cosa siamo abili \u2013 e diversi da chiunque altro \u2013 e saper valorizzare le differenze, mettendole a disposizione della societ\u00e0, degli altri, del nostro lavoro, dei colleghi. Dobbiamo essere i primi consapevoli di noi stessi: se non ci valorizziamo noi, chi lo potr\u00e0 fare? L\u2019assistenzialismo non \u00e8 la via maestra per l\u2019integrazione. A maggior ragione oggi, in un\u2019epoca in cui la tecnologia, la tecnica, la scienza ci aiutano a semplificarci la vita, abbiamo molti meno \u201calibi\u201d di una volta e non possiamo proprio pi\u00f9 puntare al compatimento. Ora abbiamo anche molti pi\u00f9 esempi positivi e virtuosi di persone disabili di successo, anche in campi che una volta erano primariamente preclusi, ad esempio lo sport. Superare limiti che sono tali anche per la gran parte delle persone cosiddette normali consente di raggiungere una forte autostima e andare oltre limiti che sono pi\u00f9 psicologici e sociali che fisici.<br \/>\nHo trovato molto delicato anche lo stile di trattazione dei temi dell\u2019affettivit\u00e0 e della sessualit\u00e0 per le persone disabili. L\u2019argomento \u00e8 complesso, tuttavia non riesco a condividere la sua posizione sulla figura dell\u2019assistente sessuale. Continuo a trovare umiliante per la persona disabile ricorrere a un aiuto pagato dallo Stato invece di fare le proprie esperienze come tutti, scontrandosi con la realt\u00e0 di avere le proprie sconfitte e le proprie soddisfazioni. Conosco tante persone con deficit che hanno o hanno avuto relazioni soddisfacenti, che, laddove la disabilit\u00e0 glielo consenta, sono diventati genitori appagati, pur fra tante difficolt\u00e0 e pregiudizi. Vivere anche la sessualit\u00e0 come un diritto istituzionalizzato, a mio avviso, toglie importanza alla nostra sfera di <i>humanitas<\/i><i> <\/i>nel suo complesso, relegando alla soddisfazione di un bisogno fisico ci\u00f2 che costituisce, invece, la vera e profonda natura relazionale dell\u2019uomo.<br \/>\nA Sofia vorrei proporre un altro tema per una prossima puntata della sua web serie: il rapporto tra disabilit\u00e0 e religione. Comunque la si pensi, l\u2019ambito spirituale \u00e8 importante, sia perch\u00e9 il volontariato cattolico svolge un ruolo fondamentale nella vita di molti disabili, sia perch\u00e9 <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>la domanda sull\u2019esistenza di Dio e sulla sua bont\u00e0 coinvolge le persone che si ritengono svantaggiate in questa vita. Leggendo la sua autobiografia mi sono trovato perfettamente d\u2019accordo con l\u2019affermazione che le persone disabili non sono diverse dalle altre: io direi che ogni persona \u00e8 contemporaneamente diversa e uguale a tutte le altre e che la normalit\u00e0 non esiste o, se esiste, sta proprio in questa apparente contraddizione. Un altro aspetto che mi ha colpito del racconto della sua vita \u00e8 che, pur essendo diventata disabile a causa di un errore medico, non ha mai coltivato rabbia, ma \u00e8 riuscita a vedere la bellezza della sua carrozzina. Questo dimostra che la disabilit\u00e0 pu\u00f2 essere vista in maniera positiva, anche da chi, suo malgrado, ne \u00e8 protagonista, e non soltanto come una disgrazia che rovina la vita. Questa \u00e8 anche la mia esperienza: io ci sono arrivato grazie a un lungo cammino di fede oltre che umano e mi piacerebbe confrontarmi con la giovane e grintosa Sofia su questo punto.<br \/>\nInsomma: la vita \u00e8 bella anche con qualche deficit e tutto dipende da come ognuno di noi guarda questa prospettiva, o meglio, da come viene educato a guardarla: anche le persone che ci circondano (familiari, amici, ma anche soggetti istituzionali, colleghi, datori di lavoro, medici, vicini di casa, ecc.) giocano un ruolo fondamentale nella nostra consapevolezza di essere abili a qualcosa. La disabilit\u00e0 non \u00e8 una questione che riguarda soltanto il singolo individuo, ma tutta la comunit\u00e0 in cui egli \u00e8 inserito e cresce. Per questo io, come Sofia, ho dedicato la mia vita a lottare per chi non ha avuto la fortuna di avere la nostra grinta, le nostre possibilit\u00e0, il nostro carattere, affinch\u00e9 a cambiare non sia la nostra condizione, ma gli occhi di chi ci guarda. Spero che Sofia legga questo articolo e che magari voglia iniziare un dialogo con un suo collega filosofo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Stefano Toschi Beati noi Spesso, navigando sul web in cerca delle ultime notizie dal sociale o dal variegato mondo della disabilit\u00e0, riesco ad andare oltre i soliti volti noti (e le solite \u201ccarrozzine note\u201d!) e mi imbatto in persone altrettanto interessanti, che si fanno portavoce di messaggi degni della mia attenzione. 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