{"id":3556,"date":"2025-06-23T09:43:19","date_gmt":"2025-06-23T07:43:19","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3556"},"modified":"2025-07-02T10:28:16","modified_gmt":"2025-07-02T08:28:16","slug":"2-lorizzonte-verso-cui-guardare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3556","title":{"rendered":"2 L&#8217;orizzonte verso cui guardare"},"content":{"rendered":"<p><strong>2.1.\u201cLuoghiterzi\u201ddisocialit\u00e0 culturale<br \/>\n<\/strong>di Marco Muscogiuri \u2013 Politecnico di Milano \/ Alterstudio Partners<b><\/b><\/p>\n<p>Ho iniziato a occuparmi di progettazione di biblioteche all\u2019inizio degli anni Duemila, e ho pubblicato il mio primo libro su questi temi \u2013 <i>Architettura della Biblioteca <\/i>\u2013 nel 2004. Non posso fare a meno di constatare che, rispetto ad allora, le modalit\u00e0 di fruizione e diffusione della cultura e dell\u2019informazione hanno subito enormi cambiamenti: tablet e smartphone non erano sul mercato; quasi non esistevano i social network; servizi come <i>Google Books Search <\/i>erano ancora agli inizi; erano poco diffusi gli e-book, che al contrario, oggi coprono in alcuni paesi una fetta molto significativa del mercato editoriale.<br \/>\nTutto ci\u00f2 premesso, \u00e8 lecito domandarsi se tale crescita vertiginosa delle nuove tecnologie dell\u2019informazione non renda obsoleta persino l\u2019idea stessa di costruire nuove biblioteche. Una parziale risposta a questa domanda \u00e8 data dalla constatazione che mai come in questi ultimi vent\u2019anni sono state rinnovate o costruite cos\u00ec tante biblioteche in tutto il mondo, tra cui, senza dubbio, le pi\u00f9 grandi e ambiziose mai realizzate, e altre ancora sono attualmente in cantiere.<br \/>\nTuttavia, i nuovi strumenti e le istanze della societ\u00e0 dell\u2019informazione stanno cambiando profondamente ruolo, funzioni e contenuti della biblioteca, in un modo che non ha precedenti nella storia: non solo per le differenti modalit\u00e0 di conservazione dei documenti, rese possibili dalla digitalizzazione e dall\u2019accesso in rete, ma soprattutto in quanto emerge la richiesta di nuovi servizi bibliotecari, inedite esigenze di conoscenza e informazione, differenti forme di mediazione e di consultazione dei documenti, nonch\u00e9 un differente ruolo del bibliotecario e un diverso rapporto tra utente e biblioteca, tanto che da alcuni anni si parla di <i>Library<\/i><i> <\/i><i>2.0<\/i>.<\/p>\n<p>Negli ultimi dieci anni si \u00e8 assistito a un sostanziale spostamento del focus della biblioteca dal patrimonio librario alle modalit\u00e0 di accesso alle risorse documentarie (cartacee o digitali che siano). L\u2019accento e l\u2019attenzione sono passati dalle modalit\u00e0 di organizzazione delle collezioni alle modalit\u00e0 di mediazione e comunicazione; dal possesso dei documenti all\u2019accesso (anche remoto) ai documenti stessi; dalla messa a disposizione di materiali documentari (adeguatamente mediati dall\u2019attivit\u00e0 di supporto bibliografico) all\u2019erogazione di servizi culturali e di <i>reference<\/i><i> <\/i>pi\u00f9 articolati. Infine, ha riacquistato una nuova e vitale importanza anche la fisicit\u00e0 del \u201cluogo\u201d della biblioteca, nei suoi spazi e nei suoi arredi.<br \/>\nLa funzione primaria che la biblioteca ha sempre avuto \u00e8 quella di centro di diffusione e trasferimento della conoscenza e di promozione della lettura, di supporto alla formazione nel modo pi\u00f9 ampio possibile. Le nuove tecnologie dell\u2019informazione non inficiano questa funzione della biblioteca, anzi la amplificano: la biblioteca pubblica diventa anche centro e laboratorio di informazione contro il <i>digital<\/i><i> <\/i><i>divide<\/i>, porta di accesso e strumento di orientamento nell\u2019universo multimediale.<\/p>\n<p><strong>Biblioteche e capitale sociale<br \/>\n<\/strong>Ma, sempre pi\u00f9, cresce oggi anche il suo ruolo di luogo di aggregazione sociale, punto di riferimento per la comunit\u00e0 locale e nuova piazza urbana. Progressivamente nelle citt\u00e0 scompaiono i luoghi collettivi di aggregazione, soprattutto per i giovani, sostituiti dai centri commerciali e polifunzionali di intrattenimento, a cui in vario modo \u00e8 delegata la gestione del tempo libero dei cittadini e l\u2019impostazione dei suoi contenuti. La quotidianit\u00e0 finisce troppo spesso per risolversi nell\u2019ambito di relazioni di natura quasi esclusivamente funzionale: tra casa, scuola, lavoro, luoghi del consumo. Ma \u00e8 sempre pi\u00f9 evidente la richiesta di \u201cluoghi terzi\u201d \u2013 per citare il sociologo americano Ray Oldemburg \u2013 che non siano i centri commerciali dove vige la compulsione all\u2019acquisto, bens\u00ec luoghi dove coltivare interessi conoscitivi di varia natura, dove poter avere anche libere occasioni di incontro e di scambio con gli altri. Da questo punto di vista una biblioteca pubblica, concepita in modo moderno e accattivante, pu\u00f2 essere, pi\u00f9 di un pub o di una caffetteria, un \u201cterzo luogo\u201d per eccellenza, in quanto \u00e8 uno dei pochi luoghi realmente \u201cpubblici\u201d rimasti, un luogo \u201csicuro\u201d e \u201cneutrale\u201d, in cui possono incontrarsi e conoscersi persone diverse per et\u00e0, cultura, ceto sociale, provenienza.<br \/>\nMa il valore delle biblioteche si iscrive in un orizzonte di significato anche pi\u00f9 ampio. Nella societ\u00e0 contemporanea assumono sempre pi\u00f9 valore beni immateriali come l\u2019informazione, la conoscenza e la creativit\u00e0, che sono riconosciuti essere fattori determinanti per lo sviluppo economico di un territorio o di una nazione. Questo \u00e8 tanto pi\u00f9 vero in un paese come l\u2019Italia, in cui settori come il turismo, il design, la moda, la gastronomia, che si basano su \u201cbeni simbolici\u201d, possono mantenersi e dare i loro frutti migliori solo se sono iscritti in un \u201cecosistema culturale diffuso\u201d, che non pu\u00f2 prescindere dall\u2019investimento nella cultura, nella scuola, nella formazione in generale. Inoltre, \u00e8 ormai assodato che il <i>lifelong<\/i><i> <\/i><i>learning<\/i><i> <\/i>e l\u2019aggiornamento delle proprie competenze siano diventati i principali fattori chiave di competitivit\u00e0. Per queste ragioni, l\u2019offerta culturale locale non pu\u00f2 ridursi a semplice intrattenimento, proponendo consumo di \u201cprodotti culturali usa e getta\u201d, ma deve investire in strutture e azioni finalizzate a durare nel tempo, e a rafforzare quello che \u00e8 \u201ccapitale sociale\u201d del territorio, diventandone motore e collante dello sviluppo socio-economico. In tutto questo le biblioteche possono giocare un ruolo essenziale come \u201cinfrastrutture\u201d per la conoscenza e l\u2019informazione: luoghi per la socialit\u00e0 culturale, per lo sviluppo della creativit\u00e0 e dei propri talenti, per favorire il dialogo interculturale e intergenerazionale.<\/p>\n<p><strong>Nuovi modelli, nuove frontiere<br \/>\n<\/strong>L\u2019impatto sociale delle biblioteche pu\u00f2 essere enorme e le biblioteche vanno dunque intese non soltanto come gangli del sistema della cultura, ma anche del sistema del <i>welfare<\/i>, luoghi di inclusione e coesione sociale, utili anche e soprattutto per le fasce pi\u00f9 deboli della popolazione.<br \/>\nAll\u2019estero vi sono casi particolarmente eclatanti: pensiamo alle <i>open<\/i><i> <\/i><i>libraries<\/i><i> <\/i>danesi, fortemente incentrate sulla digitalizzazione e al contempo luoghi di aggregazione sociale, in cui sono erogati anche numerosi servizi al cittadino, oppure alle <i>Common Libraries<\/i><i> <\/i>del Regno Unito, dove vi sono spazi dedicati alla creativit\u00e0, al tempo libero o al bricolage, eccetera. Ma le contaminazioni non finiscono qui, e in molte citt\u00e0, da Colonia a Pistoia, da Helsinki a Cinisello Balsamo, vediamo nelle biblioteche un fiorire di <i>maker<\/i><i> <\/i><i>space<\/i><i> <\/i>e <i>fab<\/i><i> <\/i><i>lab<\/i>, laboratori del cosiddetto \u201cartigianato digitale\u201d, una versione tecnologica e digitale di quel \u201csaper fare\u201d che discende dalla letteratura grigia e dalla manualistica da <i>bricoleur<\/i>, che in vario modo ha sempre trovato ospitalit\u00e0 negli scaffali delle biblioteche pubbliche.<br \/>\nPensiamo, infine, alle <i>Idea<\/i><i> <\/i><i>Store<\/i><i> <\/i>di Londra: un modello innovativo di biblioteca di grande successo, che integra servizi bibliotecari, servizi per la formazione e il tempo libero, servizi per il cittadino e spazi di socialit\u00e0. Anche esperienze recenti italiane, come la Biblioteca \u201cSala Borsa\u201d di Bologna o la \u201cSan Giorgio\u201d di Pistoia, il \u201cPertini\u201d di Cinisello, la \u201cTilane\u201d di Paderno Dugnano, il \u201cMultiplo\u201d di Cavriago, la MedaTeca di Meda (MB) e varie altre presentano risultati di tutto rispetto, e dimostrano come in questo settore sia l\u2019offerta a creare la domanda, e come anche in Italia biblioteche concepite in modo innovativo riescano sempre ad avere un successo enorme e un enorme impatto sulla citt\u00e0 e sulla comunit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>\u201cUn bel posto dove andare\u201d<br \/>\n<\/strong>Perch\u00e9 una biblioteca abbia successo, l\u2019architettura dell\u2019edificio, gli spazi e gli arredi in esso contenuti, sono fondamentali tanto quanto i servizi offerti. Gli edifici bibliotecari devono essere attraenti e confortevoli: devono essere dei luoghi speciali, in cui sia piacevole andare e intrattenersi, facili da utilizzare, ospitali. \u00c8 questo uno dei principali motivi per cui in alcuni paesi del Nord Europa al progressivo calare dell\u2019indice dei prestiti non corrisponde un progressivo calo della frequentazione delle biblioteche. Nel momento di massima diffusione dei social network le biblioteche devono puntare su quell\u2019unica cosa che Google, Facebook o Amazon non hanno e non avranno mai: la fisicit\u00e0 di un bel posto dove andare, la possibilit\u00e0 di accedere a molte risorse documentarie contemporaneamente usufruendo della mediazione competente di un bibliotecario, la possibilit\u00e0 di incontrare amici o persone che non si conoscono.<br \/>\nOggi le biblioteche sono al bivio, soprattutto in Italia in cui vertono in una situazione di grave arretratezza, tra la possibilit\u00e0 di acquisire un importante ruolo di \u201ccondensatore urbano\u201d e il rischio di scomparire del tutto, soppiantato da altri servizi \u201cpubblici\u201d, dalle finalit\u00e0 commerciali pi\u00f9 o meno palesi. Per sopravvivere la biblioteca deve essere in grado di accogliere la sfida e rinnovarsi, arricchirsi di contenuti, diventare un centro culturale integrato: di servizi per la cultura, la formazione, l\u2019informazione, l\u2019immaginazione, la creativit\u00e0, lo studio, il tempo libero, la socializzazione. Ridefinendone il ruolo e le funzioni, \u00e8 necessario ridefinire anche la configurazione e le caratteristiche dell\u2019edificio biblioteca: ricercando forme, linguaggi e soluzioni architettoniche in grado di riaffermare il valore dell\u2019istituzione, di comunicare contenuti innovativi e di esprimere fortemente il nuovo ruolo che essa pu\u00f2 avere nella societ\u00e0 contemporanea.<br \/>\nLe biblioteche pubbliche devono porsi, oggi, come \u201ccatalizzatori urbani per la promozione di politiche culturali\u201d. E non \u00e8 un caso che in questa mia definizione di biblioteca non vi sia un riferimento diretto alla promozione della lettura e dei libri, anche se questo deve restare il <i>core<\/i><i> <\/i><i>business<\/i><i> <\/i>della biblioteca: ritengo infatti che, investendo soltanto nella promozione del libro e della lettura, la biblioteca non riuscir\u00e0 ad attrarre quel 70% della popolazione che, stando alle statistiche correnti in Italia, non compra e non legge libri [ISTAT], oppure quel 36% della popolazione che in Italia non utilizza internet [CENSIS], o quel 47% di italiani che risultano essere \u201canalfabeti funzionali\u201d [OCSE].<br \/>\nMa sono proprio queste persone ad avere maggiore bisogno delle biblioteche. E quest\u2019utenza potenziale non la si pu\u00f2 attrarre soltanto con la promozione dei servizi legati al libro e alla lettura, n\u00e9 si pu\u00f2 lasciare solo ai centri commerciali e polifunzionali la delega di occuparsi del tempo libero di questa cos\u00ec ampia fetta della popolazione.<br \/>\nLe biblioteche pubbliche vanno dunque progettate per intercettare soprattutto coloro che non sono utenti abituali: o perch\u00e9 non sono interessati ai libri e alla lettura, oppure perch\u00e9, al contrario, sono \u201clettori forti\u201d ma non sono interessati ai servizi attualmente offerti dalle biblioteche. Una biblioteca \u201camichevole\u201d, accessibile e aperta a tutti, che non intimorisca coloro che non sono abituati ad andarci ma che anzi li attragga e li incuriosisca, e che al contempo soddisfi tutte le necessit\u00e0 di coloro che invece gi\u00e0 conoscono e usano le biblioteche e che qui troveranno potenziati tutti i servizi<\/p>\n<p><strong>2.2 La biblioteca vive, la biblioteca muore<br \/>\n<\/strong>di Alessandro Riccioni, bibliotecario e scrittore<\/p>\n<p>Il titolo di questo breve contributo mi serve a sottolineare come il dibattito sul ruolo delle biblioteche sia sempre vivo ma, a volte, viziato da ottimismi e pessimismi eccessivi. Cercher\u00f2 qui di sviluppare alcune riflessioni sul ruolo delle biblioteche, in modo particolare su quelle definite \u201cdi pubblica lettura\u201d: quelle dei quartieri, dei paesi, delle realt\u00e0 esterne al mondo della cultura accademica. \u00c8 ormai evidente che proprio queste sono le biblioteche che devono sostenere una vera e propria sfida per la sopravvivenza.<\/p>\n<p><strong>Come premessa<br \/>\n<\/strong>La realt\u00e0 del nostro paese presenta situazioni molto diverse, con servizi di eccellenza accanto ad altri sull\u2019orlo della chiusura. La politica sembra sempre pi\u00f9 dimenticarsi delle biblioteche, i finanziamenti sono spesso ridotti al lumicino e ancor pi\u00f9 scarso \u00e8 l\u2019interesse per i luoghi del libro e della lettura. Eppure, in molte citt\u00e0 e in molti paesi, anche piccolissimi, i bibliotecari continuano, pur tra mille difficolt\u00e0, a reinventare di giorno in giorno la propria biblioteca per farne un luogo vivo, accogliente, in cui la gioia dell\u2019incontro sia il primo passo per ogni percorso di conoscenza, informazione, studio. Con una testardaggine e un coraggio davvero insoliti, per il tempo in cui viviamo, i bibliotecari cercano di rimanere fedeli ad alcuni semplici obiettivi: la gestione delle informazioni, il sostegno all\u2019utenza, la promozione della lettura, l\u2019educazione alla lettura come strumento principe di formazione di una consapevolezza dell\u2019essere cittadini, tutti, qualunque lingua parliamo, dovunque siamo nati e cresciuti, di qualunque et\u00e0 o condizione siamo. Il vero lavoro dei bibliotecari, a mio avviso, ha oggi a che fare pi\u00f9 con la formazione di una coscienza, di un\u2019appartenenza, che con le competenze professionali o gli aspetti tecnici, per quanto importanti questi siano. La biblioteca \u00e8 infatti uno dei crocevia di tutti i mutamenti della societ\u00e0 contemporanea, uno dei punti di riferimento per un\u2019utenza \u201callargata\u201d, e per questo non pu\u00f2 e non deve escludere nessuno, anzi, dovr\u00e0 coniugare il verbo \u201cincludere\u201d nel senso di invitare qualcuno a entrare in casa per farne lo spazio comune, il luogo della condivisione, il luogo della costruzione del patrimonio di conoscenze e informazioni che si accumulano, a volte con una velocit\u00e0 impensabile, e che hanno quindi bisogno di essere analizzate, sistemate, con un lavoro che non pu\u00f2 essere delegato solo ai tecnici che vi lavorano. La biblioteca deve sapere incontrare i nuovi cittadini, le nuove povert\u00e0 (economiche e culturali), i nuovi bisogni di utilizzo degli strumenti pi\u00f9 aggiornati di ricerca delle informazioni, e le nuove modalit\u00e0 di comunicazione e fruizione di un patrimonio sempre in divenire, in continua mutazione eppure in continuo dialogo con quanto gi\u00e0 esiste.<br \/>\nPartendo da queste premesse, la biblioteca non pu\u00f2 pi\u00f9 essere solo il centro di documentazione, il patrimonio che ospita, il luogo del protrarsi della memoria. Certo, essa \u00e8 la \u201ccasa\u201d dove quelle cose stanno e dovranno continuare a stare, ma \u00e8 anche il luogo dove si cerca di comprendere il cambiamento e di viverlo insieme a tutti coloro che la frequentano. Un luogo libero, gratuito, aperto, inclusivo, vorremmo anche dire sicuro, un luogo di vita e non solo di cultura. Mai come oggi, la biblioteca \u00e8 lo spazio dove cercare risposte, ma soprattutto dove continuare a farsi domande su quanto sta accadendo nel mondo, su quanta parte di ci\u00f2 che accade possa essere compreso e magari anche modificato e migliorato.<br \/>\nUna biblioteca, per dirla in altre parole, vive solo se sa \u201candare incontro\u201d, se sa essere appunto la casa di tutti. Perch\u00e9 ci\u00f2 avvenga, \u00e8 necessario che chi ci lavora, oltre a conoscere gli aspetti tecnici della sua professione, riesca a mantenere vivo l\u2019interesse per il contesto in cui il suo servizio \u00e8 inserito. \u00c8 la comunit\u00e0 che dovrebbe creare la sua biblioteca, tramite l\u2019esplicitazione di esigenze, desideri, curiosit\u00e0, bisogni che solo l\u00ec possono trovare ascolto. L\u2019ascolto, per\u00f2, ha sempre bisogno di energia aggiunta, di fantasia aggiunta.<br \/>\nUn aiuto concreto, e uno stimolo al dibattito in corso, lo possiamo trovare nelle biblioteche e centri di documentazione che potremmo definire \u201ca tema\u201d, realt\u00e0 il cui patrimonio documentale \u00e8 stato costruito per rispondere alle nuove sfide che impongono cambiamenti al nostro modo di intendere e di vivere la societ\u00e0 (diritti, disabilit\u00e0, nuove povert\u00e0, esclusione sociale, immigrazione, nuovi analfabetismi).<br \/>\nQueste esperienze sono certamente una fonte di suggerimenti e di pratiche virtuose, lo sprone perch\u00e9 le biblioteche ripensino e rilancino il loro ruolo \u201csociale\u201d, un ruolo che, in verit\u00e0, hanno sempre svolto, magari senza gli strumenti e le competenze necessarie, ma con una volont\u00e0 davvero encomiabile. La nascita e lo sviluppo di queste realt\u00e0 ha avuto anche il merito di ribadire che il patrimonio di ciascuna biblioteca \u00e8 e resta vivo solo se attorno a esso si costruiscono progetti, percorsi, attivit\u00e0, se la divulgazione e la promozione dei documenti ritrova un senso nel presente e riesce a farsi materia per il futuro.<\/p>\n<p><strong>Per parte mia<br \/>\n<\/strong>La mia piccola esperienza di bibliotecario \u201cdi montagna\u201d (come amo definirmi), si origina da uno sguardo il pi\u00f9 attento possibile alle trasformazioni del servizio bibliotecario nel corso degli anni e si basa su una visione forse non molto ortodossa di una delle regole fondamentali della biblioteconomia, e cio\u00e8 che \u201cla biblioteca \u00e8 un organismo che cresce\u201d, visto non tanto nel senso di patrimonio in espansione, bens\u00ec come organismo che cresce con gli utenti, nel tempo e nel luogo dove ha sede. In fondo, siamo tutti, e di nuovo, i bambini di Jella Lepman, la donna che inizi\u00f2 un lungo e prezioso lavoro di educazione (rieducazione) degli adulti attraverso i bambini orfani dell\u2019orrore nazista; siamo i bambini con nelle mani libri-ponte capaci di accendere il dialogo con l\u2019altro e di farsi strumenti di un possibile e migliore futuro. Abbiamo perci\u00f2 l\u2019obbligo di considerare, e utilizzare, i libri (ma anche i nuovi strumenti oggi a disposizione) per crescere tutti lettori e cittadini forti, consapevoli, curiosi. Dobbiamo infatti dire che, quando una biblioteca \u00e8 riuscita in qualche modo a sopravvivere, e a farlo anche abbastanza dignitosamente, lo ha fatto dove e se ha saputo dialogare con le altre istituzioni che hanno a che fare con l\u2019educazione e la formazione, <i>in<\/i><i> <\/i><i>primis<\/i><i> <\/i>le scuole di ogni ordine e grado. Se molte sono ormai le positive esperienze di relazione biblioteca-scuola, \u00e8 invece ancora un tema da discutere e sviluppare quello dei progetti rivolti alle famiglie, poich\u00e9, spesso, l\u2019ambiente in cui i nostri bambini crescono \u00e8 un ambiente non solo senza libri, senza storie, ma anche senza pi\u00f9 curiosit\u00e0 e voglia di scommettere su un futuro migliore.<\/p>\n<p><strong>Semi-finale<br \/>\n<\/strong>Ho cercato, spero non troppo confusamente, di riflettere sulla vita delle biblioteche, su quelle che ho imparato a conoscere e frequentare. Ho cercato di indicare una piccola strada, lastricata pi\u00f9 da pietre di passione che da pietre teoriche e professionali. Ora \u00e8 il momento di dare un senso, seppure con un leggero senso di paura, alla seconda parte del titolo: la biblioteca muore. La biblioteca muore se rinuncia al suo ruolo di luogo d\u2019incontro, di possibilit\u00e0 aggiunta, di spazio libero e inclusivo. La biblioteca muore se chiude gli occhi al mondo, se crede di essere neutrale, salva, immune da tutto ci\u00f2 che la circonda. La biblioteca muore, \u00e8 doveroso dire anche questo, se le si toglie il carburante: risorse umane competenti e denari. E questo, soprattutto nel nostro travagliato paese, sta purtroppo accedendo spesso, troppo spesso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>2.1.\u201cLuoghiterzi\u201ddisocialit\u00e0 culturale di Marco Muscogiuri \u2013 Politecnico di Milano \/ Alterstudio Partners Ho iniziato a occuparmi di progettazione di biblioteche all\u2019inizio degli anni Duemila, e ho pubblicato il mio primo libro su questi temi \u2013 Architettura della Biblioteca \u2013 nel 2004. 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