{"id":3558,"date":"2025-06-23T10:43:41","date_gmt":"2025-06-23T08:43:41","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3558"},"modified":"2025-07-02T10:28:05","modified_gmt":"2025-07-02T08:28:05","slug":"3-il-libro-come-motore-delle-relazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3558","title":{"rendered":"3. Il libro come motore delle relazioni"},"content":{"rendered":"<p><strong>3.1. Azioni di Memoria<br \/>\n<\/strong>di Giovanna Di Pasquale, lettrice e pedagogista<b><\/b><\/p>\n<p><strong>Contro la rimozione sociale<br \/>\n<\/strong><i>\u201cNon<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>ogni<\/i><i> <\/i><i>oggetto<\/i><i> <\/i><i>c\u2019\u00e8<\/i><i> <\/i><i>un<\/i><i> <\/i><i>nome,<\/i><i> <\/i><i>o<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>ogni<\/i><i> <\/i><i>propriet\u00e0<\/i><i> <\/i><i>un<\/i><i> <\/i><i>aggettivo,<\/i><i> <\/i><i>o<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>ogni azione<\/i><i> <\/i><i>un<\/i><i> <\/i><i>verbo.<\/i><i> <\/i><i>Anzi,<\/i><i> <\/i><i>\u00e8<\/i><i> <\/i><i>vero<\/i><i> <\/i><i>il<\/i><i> <\/i><i>contrario:<\/i><i> <\/i><i>soltanto<\/i><i> <\/i><i>pochissimi<\/i><i> <\/i><i>oggetti,<\/i><i> <\/i><i>propriet\u00e0<\/i><i> <\/i><i>e azioni<\/i><i> <\/i><i>ricevono<\/i><i> <\/i><i>la<\/i><i> <\/i><i>nostra<\/i><i> <\/i><i>attenzione,<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>vengono<\/i><i> <\/i><i>battezzati<\/i><i> <\/i><i>con<\/i><i> <\/i><i>una<\/i><i> <\/i><i>parola.<\/i><i> <\/i><i>Gli<\/i><i> <\/i><i>altri<\/i><i> <\/i><i>dobbiamo<\/i><i> <\/i><i>farli<\/i><i> <\/i><i>rientrare<\/i><i> <\/i><i>in<\/i><i> <\/i><i>quelli,<\/i><i> <\/i><i>con<\/i><i> <\/i><i>un<\/i><i> <\/i><i>processo<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>approssimazione<\/i><i> <\/i><i>che spesso diventa una semplificazione della complessit\u00e0 della realt\u00e0\u201d.\u00a0<\/i><\/p>\n<p>I Centri di documentazione sono luoghi particolari nel panorama degli spazi culturali, \u201canimali strani\u201d che sfuggono alle classificazioni troppo rigide. Parenti stretti delle biblioteche, lavorano i materiali documentativi e informativi prendendo strade diverse: \u201cdiverso \u00e8 il modo in cui nascono e crescono, diverso \u00e8 il criterio di ordinamento, diverso \u00e8 il modo in cui si fa ricerca\u201d.<br \/>\nProprio per questa eterogeneit\u00e0 che li caratterizza non possiamo parlarne in termini omogenei o tanto meno pensare che esista un modello unico e univoco di riferimento. Queste realt\u00e0, nate alla fine degli anni 60 lungo il territorio nazionale, hanno storie tutte declinate al singolare, difficilmente collocabili in categorie per la specificit\u00e0 dei temi che definiscono la loro presenza e orientano le loro azioni. Se ci facciamo aiutare, per\u00f2, da qualcosa di simile a un processo di approssimazione si pu\u00f2 evidenziare una forte vicinanza fra le motivazioni che hanno dato origine all\u2019esperienza dei Centri di Documentazione che nascono e si impongono come catalizzatori di energie contro la rimozione sociale di temi percepiti come scomodi o residuali dal sentire comune. L\u2019azione e l\u2019impegno che caratterizzano queste realt\u00e0 possono venire riletti soprattutto alla luce degli itinerari esistenziali delle persone. Queste relativamente nuove forme di archivi mettono, infatti, al centro della propria identit\u00e0 la soggettivit\u00e0 della persona nella sua esperienza di singolo e nei legami con l\u2019esperienza collettiva che le accomuna. Esiste e viene riconosciuto \u201cun bisogno d\u2019interesse e rispetto per le soggettivit\u00e0, che va molto oltre la dimensione propriamente storiografica o addirittura ne prescinde ponendosi sul piano esistenziale\u201d.<br \/>\nLa storia dei centri di documentazione, come storia dei luoghi di raccolta e rivisitazione delle forme del sapere, si incrocia molto strettamente con le vicende sociali e politiche del nostro tempo. Nascono in Europa intorno agli anni \u201940 le prime raccolte di documenti personali e informali come i diari, le lettere, le fotografie che, con taglio sociologico, diventano strumenti di comprensione di fenomeni come l\u2019emigrazione dei contadini dall\u2019est europeo verso l\u2019America o l\u2019espansione urbana di grandi metropoli come Londra o Parigi.<br \/>\nIn Italia dagli anni sessanta in avanti vengono fondati Centri ancora oggi attivi e propositivi; disegniamo una piccola mappa di questi luoghi segnalandone alcuni in una chiave di sintesi che non vuole e non pu\u00f2 rendere con esaustivit\u00e0 un panorama ben pi\u00f9 ampio e composito.<br \/>\nA Milano nel 1966 viene fondato l\u2019Istituto Ernesto De Martino \u201cper la conoscenza critica e la presenza alternativa del mondo popolare e proletario\u201d, a Pistoia nel 1968 nasce il Centro Documentazione, strumento di servizio nel campo dell\u2019informazione e della controinformazione sui movimenti contemporanei. Nel 1975 a Torino \u00e8 attivo il Centro Studi del Gruppo Abele sulle tematiche dell\u2019emarginazione sociale. Due anni pi\u00f9 tardi, nel 1977 a Palermo inizia l\u2019esperienza del Centro Siciliano di Documentazione Giuseppe Impastato sulle mafie e i diritti umani. Agli inizi degli anni \u201980 a Bologna prendono avvio le attivit\u00e0 del Centro Documentazione Handicap (1982), del Centro di documentazione, ricerca e iniziativa delle donne di Bologna (1982) e del Centro Documentazione del Cassero, espressione del movimento LGBT italiano (1983). Sempre intorno a quegli anni nascono due iniziative collegate al campo della scrittura autobiografica e popolare: l\u2019Archivio dei diari Pieve Santo Stefano, Arezzo nel 1984 e l\u2019Archivio della scrittura popolare nel 1987 a Trento.<br \/>\nCome si pu\u00f2 intuire anche solo da un breve elenco di nomi e date la storia dei centri e degli archivi \u00e8 tutta dentro gli eventi storici e sociali degli ultimi cinquanta\/sessanta anni della nostra storia: la Resistenza, i movimenti femministi, le testimonianze di reduci delle guerre, le forme delle culture popolari, di genere e molto altro ancora\u2026<\/p>\n<p><strong>Preservare il passato, curare il futur<\/strong>o<br \/>\nLa motivazione legata al contrasto della rimozione sociale come elemento fondante nell\u2019esperienza dei Centri, pu\u00f2 essere ancora maggiormente attualizzata e resa anche in termini pi\u00f9 operativi, se la si collega ad alcune delle parole chiave a cui i centri di documentazione fanno profondamente riferimento: memoria, progetto, rete.<br \/>\nIl termine \u201cdocumentazione\u201d richiama esplicitamente il concetto di memoria. Le pratiche di documentazione, i servizi che utilizzano questa funzione sono pratiche e servizi di memoria. Di una memoria che ha lasciato traccia, \u00e8 stata resa organizzata e comunicabile sotto forma di documenti sempre pi\u00f9 presenti oggi anche in una forma multimediale.<br \/>\nQuesta pluralit\u00e0 di forme ci aiuta a ricordare come il termine documentazione vada inteso in senso ampio come una unit\u00e0 informativa resa stabile da supporti che la veicolano e la rendono fruibile.<br \/>\nMa che tipo di memoria \u00e8 quella su cui lavora un Centro di documentazione? Una memoria che segue il passo dei cambiamenti sociali e, in alcuni casi, li precede come una sonda esplorativa tesa a raccogliere elementi per comprendere meglio ci\u00f2 che appena si intravede. Come si legge nel Centro Studi Gruppo Abele, \u201cnella prima met\u00e0 degli anni \u201970, la maggiore visibilit\u00e0 pubblica del Gruppo Abele rese necessaria l\u2019acquisizione di una documentazione pi\u00f9 ampia, accompagnata da tracce di letture per renderla accessibile all\u2019esterno [\u2026] L\u2019area della documentazione si \u00e8 sviluppata sulla base di questa attenzione e si \u00e8 modificata nel tempo per rispondere alle richieste provenienti sia dall\u2019esterno che dall\u2019interno del Gruppo Abele, rinunciando a documentare tematiche gi\u00e0 approfondite da altri Centri di documentazione, ma lavorando su tematiche nuove, che di volta in volta emergevano sulla scena sociale e diventavano aree di intervento da parte del Gruppo Abele\u201d.<br \/>\n\u00c8 quindi una memoria utile perch\u00e9 utilizzabile, come si evince dall\u2019Istituto Ernesto de Martino: \u201cL\u2019Istituto Ernesto de Martino non \u00e8 stato e non \u00e8 solo un archivio: \u00e8 stato ed \u00e8 soprattutto \u2013 in quanto punto di raccordo tra interessi storici, sociostorici, antropologici ed etnomusicologici \u2013 un laboratorio per l\u2019analisi del comportamento sociale del mondo oppresso e antagonista (modi di produzione, forme sociali derivate e dinamiche che ne scaturiscono, processi di trasformazione e di ricomposizione della classe), per la valorizzazione della cultura orale (in particolare per la sua utilizzazione critica negli studi storico-antropologici) e del canto sociale vecchio e nuovo\u201d.<br \/>\nUna memoria che non deve solo essere conservata per essere archiviata ma conservata per essere utilizzata. I centri svolgono una funzione di custodia della memoria realizzando laboratori di uso di tracce e documentazioni di esperienze proprio raccogliendo la sfida e l\u2019impegno legato alla concezione di una memoria che \u00e8 un modo per \u201caver riguardo del passato, ma anche un modo di preservare il futuro da pericolose semplificazioni e superficialit\u00e0 vivendo il presente con lo spessore della memoria e il desiderio del futuro\u201d.<br \/>\n\u00c8 una memoria del quotidiano quella che viene messa a fuoco e trattenuta: di ci\u00f2 che \u00e8 stato fatto, delle esperienze realizzate nel quotidiano, in ci\u00f2 che si ripete tutti i giorni pi\u00f9 che in ci\u00f2 che si colloca nello straordinario. Memorie uniche perch\u00e9 legate ai percorsi biografici e a situazioni determinate, memorie multiple in grado di raccontare un periodo, un evento storico, un dramma sociale quando vengono accostate le une alle altre e rese maggiormente leggibili in una cornice pi\u00f9 ampia.<br \/>\nDall\u2019Archivio delle scritture popolari di Trento: \u201cL\u2019Archivio conserva la memoria culturale scritta di uomini e donne appartenenti a ceti sociali medio bassi. Un vasto universo di scritture, di generi narrativi e documentari: sono diari, memorie autobiografiche, libri di famiglia, libri dei conti, canzonieri (di caserma, di guerra, devozionali), raccolte di poesie e di preghiere, ricettari di cucina che, tutti insieme, mettono in scena una sorta di Novecento autobiografico [\u2026] Altre scritture, come i libri di famiglia e i libri dei conti, sono legate alla casa e registrano l\u2019andamento della vita quotidiana e lo sviluppo della famiglia\u201d.<br \/>\nEmerge una memoria dei collegamenti che dalla rilettura di questa quotidianit\u00e0 si possono e si devono fare. Le esperienze raccolte, riorganizzate, rilette sono in grado di evidenziare delle buone prassi che per la loro natura sono legate al contesto di attuazione e probabilmente trasferibili solo a condizione di adeguarle e di riattualizzarle. \u201cUna buona prassi \u00e8 qualcosa che altri hanno fatto e che \u2013 nel loro contesto \u2013 ha funzionato, probabilmente perch\u00e9 aveva delle buone caratteristiche. Ed \u00e8 su queste caratteristiche che il lettore \u00e8 chiamato a curiosare, indagare e criticare, mettendole in relazione alla propria situazione e al proprio contesto\u201d.<br \/>\nPer delineare ipotesi plausibili sul nuovo, su un futuro decisamente difficile da prefigurare, occorre usare una capacit\u00e0 di riflessione creativa che poggi su quanto si pu\u00f2 apprendere dalle esperienze fatte da noi e da altri. Possiamo parlare, in questo senso, di una memoria che sostiene i progetti.<br \/>\nEvidenziare le possibili buone prassi presenti nelle esperienze, recuperarle e metterle in circolo: questo \u00e8 uno dei mandati di un Centro di documentazione. Non solo quindi raccogliere per non disperdere le tracce significative delle esperienze quotidiane ma utilizzarle come strumento per nuove e fondate progettualit\u00e0.<br \/>\nProgettualit\u00e0 che cercano di sfuggire alla posizione di autosufficienza facendo muovere i Centri di documentazione verso una logica di rete non fittizia che si traduce in uno sforzo a collaborare, cooperare con altri e rimandare ad altri che in luoghi e contesti diversi si muovono con gli stessi intenti. Scrive il Centro di Documentazione di Pistoia: \u201cIl Centro \u00e8 sempre stato luogo di collegamento fra realt\u00e0 sociali, politiche e culturali e punto importante per quanti vogliono fare ricerche sui problemi e i temi a noi contemporanei e collegare gli studiosi, centri, biblioteche, archivi e varie realt\u00e0 culturali di movimento degli anni Sessanta Settanta e Ottanta attraverso le loro produzioni \u2018grigie\u2019, i loro volantini, i loro opuscoli\u201d.<br \/>\nLa rete dunque come azione reticolare per generare nuove configurazioni, condividere esperienze e scambiare professionalit\u00e0, una strada da percorrere con convinzione per rafforzare l\u2019identit\u00e0 dei Centri di documentazione come spazi di conoscenza e pensiero, due tratti oggi decisamente carenti nel panorama contemporaneo.<\/p>\n<p>Centro Documentazione Handicap Bologna <a href=\"http:\/\/www.accaparlante.it\/\">www.accaparlante.it<\/a><\/p>\n<p>Istituto Ernesto De Martino per la conoscenza critica e la presenza alternativa del mondo popolare e proletario <a href=\"http:\/\/www.iedm.it\/\">www.iedm.it<\/a><\/p>\n<p>Centro Documentazione Pistoia <a href=\"http:\/\/www.centrodocpistoia.it\/\">www.centrodocpistoia.it<\/a><\/p>\n<p>Centro Siciliano di Documentazione \u201cGiuseppe Impastato\u201d Onlus <a href=\"http:\/\/www.centroimpastato.com\/\">www.centroimpastato.com<\/a><\/p>\n<p>Centro Documentazione Cassero Flavia Madaschi <a href=\"http:\/\/www.cassero.it\/\">www.cassero.it<\/a><\/p>\n<p>Archivio dei diari Pieve Santo Stefano Arezzo <a href=\"http:\/\/www.archiviodiari.org\/\">www.archiviodiari.org<\/a><\/p>\n<p>Archivio della scrittura popolare <a href=\"http:\/\/www.fondazione.museostorico.it\/\">www.fondazione.museostorico.it<\/a><\/p>\n<p><strong>3.2. Fare umanit\u00e0 prendendo se ne cura<br \/>\n<\/strong>di Elvira Zaccagnino, editore<\/p>\n<p><b><\/b>Quando cominci a raccontare la storia del lavoro che fai, finisci inevitabilmente per raccontare anche quello che sei, che pensi, che provi a immaginare facendo quello che fai.<br \/>\nSono circa ventisette anni che faccio l\u2019editore perch\u00e9 la meridiana \u00e8 una casa editrice che sta fisicamente in una citt\u00e0 del Sud, della Puglia. Una citt\u00e0 che alla fine degli anni Ottanta \u00e8 stata attraversata, ma preferisco dire abitata, dall\u2019esperienza di un vescovo che non lasciava indifferenti ma faceva la differenza.<br \/>\nQuando nella tua storia incontri persone come lui, puoi cogliere sfumature di senso su parole come impegno, responsabilit\u00e0, cambiamento, cultura, comunit\u00e0 che ti danno la possibilit\u00e0 di scegliere con maggiore consapevolezza l\u2019orientamento che vuoi dare alla tua vita.<br \/>\nLa meridiana \u00e8 nata trent\u2019anni fa avvertendo il compito e la responsabilit\u00e0 di fare cultura del cambiamento a partire dal sud d\u2019Italia allora avvertito come luogo dell\u2019impossibilit\u00e0 al cambiamento, cronicamente malato di inerzia, destinato a essere punto terminale di un\u2019Europa che, con la caduta del muro, spostava alle periferie di se stessa i confini.<br \/>\nInvece l\u2019esperienza che negli anni Ottanta qui avvertivamo era quella che essere periferia significava cogliere e accogliere ci\u00f2 che il centro non ha nemmeno la possibilit\u00e0 di vedere vista la distanza da ci\u00f2 che \u00e8 periferico: sperimentazioni, diversit\u00e0, opportunit\u00e0 inedite.<br \/>\nL\u2019impegno nelle attivit\u00e0 di volontariato e nelle iniziative culturali che gravitavano nei gruppi diocesani, nelle parrocchie ma anche nei movimenti che si animavano grazie a don Tonino mi ha in qualche modo indirizzata naturalmente a pensare che la cultura \u00e8 uno strumento forte per incidere nei propri territori e, a partire da questi, in ogni luogo dove si pensa che cambiare non solo sia possibile ma anche necessario. Un gruppo di ragazzi e ragazze, di adulti, avevano dato vita alla cooperativa la meridiana nell\u201987 a partire dall\u2019esperienza di volontariato nei quartieri pi\u00f9 periferici della citt\u00e0 di Molfetta, paradossalmente collocati al centro della stessa citt\u00e0, obiettori di coscienza alcuni di loro, tra i primi a praticare questa forma di disobbedienza civile e costruttiva al servizio del Paese e della comunit\u00e0, educatori e insegnanti altri. L\u2019amicizia con alcuni di loro, la condivisione con loro di impegni mi ha fatto dire di s\u00ec quando Guglielmo Minervini mi chiese di \u201cdargli una mano\u201d a la meridiana. Una scommessa e una sfida. Colsi questo nella sua proposta. Cos\u00ec l\u2019ho accolta e cos\u00ec la vivo ancora oggi.<br \/>\nCi sono rimasta scegliendo di farne il mio mestiere. E devo dire senza alcuna esitazione oggi che il valore di un mestiere simile ha assunto dentro di me e va assumendo sempre di pi\u00f9 valenza politica, di impegno civico e civile. Penso che scegliere un libro e quindi scegliere di pubblicare alcuni contenuti piuttosto che altri non sia una scelta indifferente. Scegli idee, proposte, esperienza da mettere in circolo.<br \/>\nIl catalogo de la meridiana fin dall\u2019inizio ha scelto di declinare la parola Pace partendo dalla convinzione che questa si costruisce nella dimensione relazionale di ognuno, che \u00e8 una dimensione educativa di forte responsabilit\u00e0. Ci rivolgiamo ad adulti che avvertono il bisogno di fare del loro ruolo educativo una occasione di crescita per s\u00e9 e per gli altri. Provo a spiegarlo meglio. Siamo tutti soggetti che vivono in relazione con altri: dalla famiglia, alla scuola, alla dimensione professionale \u2013 qualunque essa sia, \u2013 scopriamo noi stessi in relazione con l\u2019altro, la nostra diversit\u00e0 e unicit\u00e0. Facciamo esperienza del conflitto perch\u00e9 questo \u00e8 proprio di ogni alterit\u00e0. Ora, come decidiamo di attraversare questo conflitto fa la differenza di ognuno di noi. Se avvertendolo come opportunit\u00e0 di scoperta e miglioramento e quindi apertura e crescita o se chiudendo le nostre identit\u00e0. Nella dimensione relazione consumiamo la nostra esistenza. Assunto questo, le nostre collane (cominciano tutte con la P) e i nostri libri si rivolgono a educatori, genitori, operatori del sociale, a quanti vivono la spiritualit\u00e0 non come assunzione di pratiche religiose vuote ma come dimensione della ricerca di ci\u00f2 che \u00e8 sacro in ognuno.<br \/>\nDi un catalogo cos\u00ec scopri, guardandolo a ritroso, che ha parlato di inclusione senza farne l\u2019unica bandiera, di impegno politico senza farne una dimensione partitica, di opzione educativa prioritaria senza propagandarla con slogan. Credo oggi che la trasversalit\u00e0 caratterizzi i nostri lettori e i nostri testi. Un insegnante generalmente \u00e8 anche un genitore, vota e quindi \u00e8 un cittadino. Pu\u00f2 essere o no un credente ma certo ha una visione del mondo e del suo senso pi\u00f9 intimo. Certo, la nostra \u00e8 una nicchia di lettori rispetto alla moltitudine. Ma i nostri sono libri che agiscono per contagio, perch\u00e9 usati come strumento. Forse \u00e8 solo questa la ragione per cui nel nostro catalogo circa il 40% dei titoli resta vivo (cio\u00e8 pi\u00f9 volte ristampato) anche dopo 10 anni dalla sua prima uscita.<br \/>\nAbbiamo sempre inteso che pubblicare libri non fosse l\u2019unica cosa che un editore pu\u00f2 fare. Forse perch\u00e9 molti dei nostri libri nascono da esperienze e sperimentazioni, una volta pubblicati facciamo in modo che presentazioni, incontri, momenti formativi creino occasioni di incontro tra autori e lettori. Ho personalmente del libro e quindi dell\u2019autore e dell\u2019editore una visione militante. Non il salotto e i circoli letterari ma le occasioni per incontrare e far incontrare l\u2019offerta proposta dal libro e chi sta cercando, in quel momento della sua vita, di partire da un bisogno, un confronto. Non \u00e8 facile, e non sempre e in egual misura con tutti i libri, ma il provarci costantemente e farne la misura della propria identit\u00e0 \u00e8 la traccia che proviamo a seguire con costanza. Per questo ci sono i corsi di formazione per gli insegnanti ma anche la presenza a convegni, gli incontri nelle scuole che cerchiamo di costruire intorno ai nostri libri, l\u2019uso della comunicazione attraverso i social non solo in termini commerciali ma ragionando di contenuti e provando a cercare i nessi tra la realt\u00e0 e quello che culturalmente si pu\u00f2 fare. Trasferire e condividere un pensiero non un prodotto qual \u00e8 diventato il libro.<br \/>\nLa cultura, dico spesso, riprendendo una definizione splendida di Francesco Remotti, ha la stessa radice di cura (<i>colere<\/i>). Gli antropologi parlano di cultura intendendo il prendersi cura dell\u2019umanit\u00e0 e la cultura \u00e8 cura dell\u2019umanit\u00e0, \u00e8 un fare umanit\u00e0 prendendosene cura: provando, ricercando, accudendo all\u2019umanit\u00e0 che \u00e8 in ognuno. E questo \u00e8 un tempo in cui arrivare alle radici dell\u2019umano che \u00e8 in ognuno di noi, frammento di una umanit\u00e0 pi\u00f9 ampia, rende necessario il mestiere che faccio. E farlo con la meridiana \u00e8 ancora una sfida e una scommessa.<\/p>\n<p><strong>L\u2019ultima iniziativa de la meridiana: La bottega dei genitori<br \/>\n<\/strong>Un vecchio adagio diceva che genitori non si nasce ma si diventa. Vero. Anzi verissimo. Aggiungiamo che una volta diventati genitori non si smette mai di imparare. Crescono i figli e cresciamo noi nel nostro impegno educativo con loro. Cambiano i tempi, le domande e le esigenze: le preoccupazioni e anche le occupazioni. Quella della genitorialit\u00e0 \u00e8 una vera e propria bottega dove imparare avendo imparato ma allo stesso tempo sperimentando. Come nelle vecchie botteghe artigiane si crea dal nulla qualcosa di prezioso: la relazione unica con i nostri figli. Strumenti, attrezzi, talento e tanta cura, oltre che tempo sono necessari. E maestri di bottega che con pazienza ci accompagnano nel capire come essere genitori non secondo un modello prestabilito ma secondo l\u2019unico e il solo modo che pu\u00f2 renderci genitori dei nostri figli.<br \/>\nApprendere la genitorialit\u00e0. Non in una scuola. In una bottega che \u00e8 anche luogo di incontro virtuale dove su temi e problematiche, esperienze e suggestioni ci faremo accompagnare per diventare non i migliori genitori del mondo ma quelli pi\u00f9 in grado di prendersi cura, educando, dei propri figli in un dialogo aperto con gli altri.<br \/>\n<i>Webinair<\/i><i> <\/i>(cio\u00e8 seminari sul web), appuntamenti online con esperti (maestri e maestre di bottega).<br \/>\nPerch\u00e9 i mestieri pi\u00f9 belli del mondo si apprendono andando a bottega.<\/p>\n<p><strong>3.3. Inciampare nei libri e nelle biblioteche<br \/>\n<\/strong>di Della Passarelli, editore<\/p>\n<p>Credo che oggi pi\u00f9 che mai debbano essere creati, salvaguardati e sostenuti luoghi dove la presenza di libri (e non solo: musica, teatro, arte, nuove tecnologie, cinema) possa promuovere relazioni, con se stessi e con gli altri, con il mondo e con il territorio che abitiamo. Luoghi dove ci si possa incontrare, parlarsi, prendere tempo, perdere tempo, conoscere.<br \/>\nMentre scrivo (25 febbraio 2017) \u00e8 appena accaduto un episodio di stupida violenza: due donne zingare, sorprese a frugare tra la merce fallata, vengono rinchiuse, insultate, sbeffeggiate e \u201cmesse in rete\u201d da due o tre maschi dipendenti del supermercato dove accadeva il fatto; episodio rimbalzato sui social che hanno mostrato il lato peggiore degli esseri umani: la violenza delle parole a sostegno degli \u201ceroi\u201d che si sono divertiti a diventare carcerieri \u00e8 stata scioccante. Inammissibile, direi.<br \/>\nMi sorprendo ogni giorno che passa di fronte alla incapacit\u00e0 che abbiamo di creare un sistema forte e lungimirante, che promuova cultura e conoscenza e che ostacoli con fermezza l\u2019ignoranza e le ideologie pericolose che da questa derivano. Basterebbe studiare alcuni dati, leggere saggi e approfondimenti, per capire che non \u00e8 degli zingari che dobbiamo aver paura. Ma forse di chi li rinchiude s\u00ec\u2026<br \/>\nEppure ci sono tante azioni, nelle scuole, nelle biblioteche, nelle associazioni, che potrebbero essere messe assieme, potrebbero essere sostenute e incentivate. Messe a sistema, non una contro l\u2019altra ma una per l\u2019altra. Sempre pi\u00f9 difficile appare invece creare relazioni su obiettivi comuni e condivisi.<br \/>\nQui sono stata invitata a scrivere di pratiche che invece possono testimoniare un cambiamento, possono essere spunto per il ribaltamento di stereotipi e la crescita di pensiero. Pratiche alle quali ho contribuito, grazie alle relazioni che attorno a queste si sono create.<br \/>\nA partire dalla nascita di Sinnos \u2013 la casa editrice che dirigo \u2013 in un carcere, quasi trenta anni fa. Alla fine degli anni \u201980, nel Penale di Rebibbia a Roma, un piccolo gruppo di detenuti, italiani e stranieri aveva imparato a impaginare. E voleva costruirsi una possibilit\u00e0 di lavoro, per superare il carcere, per ritornare al mondo, aggiungendo qualcosa. Inutile ricordare qui quanto il <i>lavoro<\/i><i> <\/i>sia elemento fondamentale della nostra repubblica democratica, sia la spina dorsale della nostra Costituzione. Che prevede, con l\u2019art. 27, una pena mirata alla rieducazione. Vi consiglio di leggere su questo <i>Fine pena ora<\/i>, di Elvio Fassone (Sellerio 2015).<br \/>\nDa quel luogo dimenticato e terribile quale \u00e8 il carcere, nasce Sinnos, che ha aggiunto qualcosa \u2013 come tutti i progetti editoriali che si rispettino \u2013 per i giovani lettori.<br \/>\nHa fatto conoscere loro le storie delle persone che stavano iniziando ad abitare il nostro paese, le loro lingue e le loro tradizioni. Per non generalizzare mai. Per pretendere di comprendere e di scegliere come comportarsi. E oggi continua a farlo, cambiata senz\u2019altro, alla ricerca di letteratura piuttosto che di testimonianza ormai. Ma con un timone ben fermo sulla qualit\u00e0 delle storie, della loro scrittura e delle loro illustrazioni, capaci di portarsi dietro valori e contenuti dai quali eravamo partiti.<br \/>\nI libri hanno questo grande valore: quello di aggiungere senso. Quando sono buoni libri. Trovo importante che persone che stavano saldando il loro conto con la giustizia, abbiano pensato a una casa editrice per ragazzi. Non una casa editrice qualsiasi. E cos\u00ec ho avuto il privilegio di assistere a un bel ribaltamento di stereotipi.<br \/>\nChe i libri possano cambiare molte cose, l\u2019ho vissuto sulla mia pelle. E quando chi, pi\u00f9 di ogni altro di noi, ha creduto nel progetto Sinnos e lo ha difeso contro perplessit\u00e0 e scetticismi, se ne \u00e8 andato, troppo presto, \u00e8 stato naturale ricordarlo con un progetto legato ai libri.<br \/>\nDal 2005, ogni anno, Sinnos acquista i migliori libri per ragazzi, li aggiunge al suo catalogo, per fornire di una \u201cBiblioteca di Antonio\u201d una scuola che non abbia accesso ai libri e alla lettura, ma che abbia un progetto ben definito di biblioteca scolastica, che sia lungimirante.<br \/>\nDi luoghi cos\u00ec \u00e8 piena l\u2019Italia. Non ci sono biblioteche scolastiche. Pochissime biblioteche pubbliche con fondi adeguati. Pochissime librerie indipendenti. Luoghi dove ci sono libraie e librai competenti, capaci di farci conoscere autori che mai avremmo potuto trovare su motori di ricerca, ignorandone nome e opere.<br \/>\nC\u2019\u00e8 una storia che inevitabilmente doveva intrecciarsi con quella di Sinnos. Quella di Jella Lepman, ebrea tedesca fuggita dalla Germania nazista nel 1938; alla fine della guerra, nel 1945, viene riportata nel suo paese dall\u2019esercito americano con il compito di rieducare donne e bambini. E capisce che solo i libri avrebbero potuto ridare all\u2019infanzia tedesca pensiero e immaginazione. E far s\u00ec che quel paese potesse ricostruirsi, rinascere. La storia della Lepman \u00e8 straordinaria. L\u2019abbiamo tradotta in <i>La<\/i><i> <\/i><i>strada<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>Jella.<\/i><i> <\/i><i>Prima<\/i><i> <\/i><i>fermata<\/i><i> <\/i><i>Monaco<\/i><i> <\/i>(Sinnos 2009), e stiamo iniziando a lavorare a una seconda edizione, pi\u00f9 ricca di informazioni e speriamo di immagini.<br \/>\nLa Lepman non si limita a far nascere la pi\u00f9 grande biblioteca internazionale per bambini e ragazzi del mondo, la Jugendbibliothek <a href=\"http:\/\/www.ijb.de\/\">(www.ijb.de),<\/a> riconosciuta in tutto il mondo come il pi\u00f9 importante centro di studio, di ricerca e di catalogazione della letteratura per l\u2019infanzia, ma fonda IBBY, <i>International<\/i><i> <\/i><i>Board<\/i><i> <\/i><i>on<\/i><i> <\/i><i>Books<\/i><i> <\/i><i>for Young<\/i><i> <\/i><i>People<\/i><i> <\/i><a href=\"http:\/\/www.ibby.org\/\">(www.ibby.org),<\/a> in Svizzera, nel 1953. A questo comitato internazionale partecipano 75 paesi nel mondo; la presenza di un paese in IBBY consente anche la possibilit\u00e0 di candidare i propri autori all\u2019<i>Hans Christian Andersen Award <\/i><a href=\"http:\/\/www.ibby.org\/awards-activities\/awards\/hans-christian-andersen-awards)\">,<\/a> il premio nobel della letteratura e delle illustrazioni per ragazzi. I vincitori italiani per ora sono stati Gianni Rodari e Roberto Innocenti; vi consiglio di dare uno sguardo alle liste e leggere i discorsi di chi lo ha vinto. Vi renderete conto dell\u2019importanza di questo settore dell\u2019editoria.<br \/>\nLa sezione italiana di IBBY cura diversi progetti, bibliografie e formazione. E stanno nascendo in questi ultimi mesi comitati locali, che possano sostenere progetti a misura, nella direzione della missione di IBBY.<br \/>\nTra i progetti pi\u00f9 \u201cvisibili\u201d vi \u00e8 senz\u2019altro quello di Lampedusa, avviato nel 2012 che si \u00e8 articolato attorno a due iniziative: la costituzione di una biblioteca per ragazzi a Lampedusa, dedicata ai bambini e ragazzi che vivono sull\u2019isola e ai giovani ospiti del Centro di Primo Soccorso e Accoglienza e la realizzazione di una selezione internazionale di <i>Silent<\/i><i> <\/i><i>Book<\/i>, in collaborazione con la rete IBBY International e il Palazzo delle Esposizioni di Roma.<br \/>\nLa creazione di una biblioteca comunale nell\u2019isola ha una valenza altamente simbolica: Lampedusa \u00e8 il simbolo di tutti i luoghi remoti dove bambine e bambini, ragazze e ragazzi, non hanno accesso a libri e lettura. A Lampedusa, su 6000 abitanti, ci sono oltre 1000 bambine e bambini, ragazze e ragazzi, tutti lampedusani. Hanno accesso alle nuove tecnologie, hanno tablet e smartphone, ma gli unici libri che aveva- no fino all\u2019arrivo dei volontari IBBY, erano quelli scolastici o messi a disposizione dalla scuola. A Lampedusa non ci sono librerie n\u00e9 biblioteche. Ci sono molte sale gioco, in compenso. Il progetto IBBY Italia che si sta realizzando a Lampedusa \u00e8 un\u2019occasione per portare all\u2019attenzione delle istituzioni e della societ\u00e0 civile i bisogni di chi cresce lontano dalla lettura. Obiettivo del progetto \u00e8 sostenere l\u2019avvio della biblioteca, con la raccolta e donazione di libri, ma anche la formazione delle tante qualificate voci dell\u2019editoria italiana per ragazzi, per promuovere testi di qualit\u00e0. Alla biblioteca di Lampedusa sono stati donati pi\u00f9 di quattrocento titoli personale. La <i>Biblioteca che verr\u00e0 <\/i>\u00e8 il nome dello spazio in via Roma 34, fino a che finalmente non verr\u00e0 istituita, ed \u00e8 stata, soprattutto per la popolazione dei pi\u00f9 giovani, una scoperta straordinaria. Io stessa ricordo la fila, alle 7.30 della mattina, nel novembre 2013, di bambine e bambini della primaria, in attesa che noi volontari aprissimo la porta perch\u00e9 potessero prendere un libro, e parlarci, prima di entrare a scuola. Prendere un libro, parlarci. All\u2019inizio il prestito era quasi una scusa per avvicinarci, ma poi i libri li hanno iniziati a leggere davvero e sono diventati ponti, motivo di discussione e condivisione. I volontari degli IBBY Camp si fermano sull\u2019isola una settimana l\u2019anno, generalmente in novembre. A un certo punto, i ragazzi pi\u00f9 grandi hanno chiesto di essere formati per gestire in autonomia la biblioteca, almeno un paio di giorni a settimana. Ecco il capovolgimento: da che li lasciavamo cupi e silenziosi, traditi da questo nostro passare, senza fermarci, nel giro di un paio di anni bambini e ragazzi lampedusani sono diventati protagonisti dei loro desideri (e della loro biblioteca). Grande potere dei libri e delle relazioni e dei luoghi che permettono alla lettura e alle relazioni di realizzarsi. Attualmente sappiamo che i lavori nella Biblioteca per Ragazzi di via Roma 34 si stanno concludendo. Si tratta ora di capire a chi ne sar\u00e0 affidata la gestione.<br \/>\nLampedusa quindi come un laboratorio, che mostra quello che potrebbe accadere se rimuovessimo gli ostacoli alla lettura e ai libri, se facessimo in modo che i bambini e i ragazzi naturalmente <i>inciampassero <\/i>nei libri e nelle biblioteche: nelle strade dei territori che abitano, nelle scuole.<br \/>\nLampedusa \u00e8 l\u2019isola dell\u2019approdo di tanti minori che vi arrivano dopo viaggi terribili. Era questo il primo nucleo del progetto IBBY Italia, che poi si \u00e8 andato a fondere con la realizzazione di una Biblioteca Ragazzi, dopo aver scoperto quanti fossero i minori lampedusani. Tutta IBBY Internazionale, attraverso la gestione e direzione della sua sezione italiana, voleva accogliere i bambini migranti con i libri. I libri senza parole (<i>Silent<\/i><i> <\/i><i>Books<\/i>) affidando il racconto alle sole immagini, riescono ad annullare ogni barriera linguistica e culturale. Libri particolarmente adatti a stimolare e facilitare l\u2019incontro tra bambini di origini diverse e, al tempo stesso, utili per gettare solide basi per l\u2019apprendimento di un vocabolario delle immagini, veicolo privilegiato nel mondo della comunicazione globalizzata.<br \/>\nLa selezione bibliografica attualmente \u00e8 di 120 titoli, provenienti da oltre 20 paesi di 4 continenti, ogni titolo \u00e8 arrivato in tre copie una delle quali rimane come fondo presso lo Scaffale d\u2019Arte del Palazzo delle Esposizioni di Roma, a disposizione di ricercatori, docenti e appassionati; la seconda copia \u00e8 necessaria per realizzare una mostra documentaria itinerante, che pu\u00f2 circolare a richiesta in Italia e all\u2019estero; la terza arriva alla biblioteca di Lampedusa. La raccolta titoli avviene ogni due anni e si arricchisce quindi naturalmente. I libri senza parole sono stati utilizzati con grande efficacia in particolare nell\u2019ultimo IBBY Camp, del novembre 2016.<br \/>\nSulla storia e le potenzialit\u00e0 del progetto IBBY \u2013 Lampedusa potete leggere <i>I tesori della lettura nell\u2019Isola dell\u2019accoglienza<\/i>, di Elena Zizioli e Giulia Franci (Sinnos 2017).<br \/>\n<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>Leggere non \u00e8 facile, ma quando diventiamo lettori allora possiamo essere in grado di interpretare la complessit\u00e0 della vita, possiamo essere capaci di ribellarci alle ingiustizie e di godere della bellezza delle relazioni. E noi, che siamo il presente del nostro futuro, che abbiamo il dovere di dare alla nostra infanzia tutti gli strumenti per essere consapevoli e un po\u2019 felici, dobbiamo difendere e promuovere per loro il diritto di leggere.<\/p>\n<p><strong>Gli obiettivi di IBBY<br \/>\n<\/strong>Promuovere la cooperazione e la comprensione internazionale attraverso i libri per bambini e ragazzi. I libri offrono ai bambini una pi\u00f9 ampia conoscenza delle altre culture, degli altri paesi, delle loro tradizioni e valori. In questo modo possono favorire il confronto positivo tra le nazioni e incoraggiare la pace e la tolleranza.<br \/>\nDifendere la possibilit\u00e0 di accesso a libri di grande qualit\u00e0 artistica e letteraria per i bambini in ogni luogo del mondo. La lettura allena il pensiero critico.<br \/>\nL\u2019analfabetismo non \u00e8 solo un problema nei paesi in via di sviluppo ma anche, sempre di pi\u00f9, delle nazioni industrializzate.<br \/>\nStimolare la ricerca e lo studio della letteratura per l\u2019infanzia, la produzione e la promozione dei libri per bambini e ragazzi.<br \/>\nIncoraggiare la pubblicazione e distribuzione di libri di alta qualit\u00e0 artistica, letteraria, grafica, editoriale per bambini e ragazzi, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Nel cuore di IBBY c\u2019\u00e8 la convinzione che, per diventare un lettore, ogni bambino abbia bisogno di incontrare buoni libri, ricchi di emozioni, interrogativi, dilemmi, esperienze e linguaggi artistici.<br \/>\nSostenere la formazione professionale e la cultura di chi lavora quotidianamente con i bambini, i ragazzi e la letteratura per l\u2019infanzia.<\/p>\n<p><strong>3.4. La Biblioteca che verr\u00e0\u2013Pratica di cittadinanza attiva<br \/>\n<\/strong>Intervista ad Anna Sardone, insegnante Istituto omnicomprensivo Pirandello di Lampedusa e Linosa<\/p>\n<p><i>Chi<\/i><i> <\/i><i>sei<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>cosa<\/i><i> <\/i><i>ti<\/i><i> <\/i><i>occupi?<br \/>\n<\/i><i><\/i>Non sono di Lampedusa, ma ci vivo ormai stabilmente da diversi anni. Nel 2003 il Provveditorato agli studi di Agrigento mi ci ha mandato per una supplenza annuale e mi sono innamorata dell\u2019isola che, secondo un percorso comune a molti, mi ha conquistata pi\u00f9 che nella versione chiassosa e affollata della stagione estiva che conoscevo da turista, per la bellezza della sua realt\u00e0 invernale. Inoltre ho scoperto ben presto che \u00e8 un posto che offre molti stimoli, in cui ci si sente veramente di costruire qualcosa. Molto pi\u00f9 di quanto avvenga in altri luoghi, anche cittadini, che sembrano offrire maggiori opportunit\u00e0, ma dove in realt\u00e0, forse, si d\u00e0 tutto per scontato. Mi hanno conquistato, soprattutto, gli studenti che sembrano avere una marcia in pi\u00f9, un valore aggiunto di sensibilit\u00e0 e affetto.<br \/>\nInsegno italiano, storia e geografia (di ruolo dal 2007) presso la scuola secondaria di I grado nell\u2019unico istituto scolastico delle Pelagie. Si tratta infatti di un istituto omnicomprensivo con classi che vanno dalla scuola dell\u2019infanzia alla scuola secon- daria di II grado con i suoi tre indirizzi: alberghiero, turistico, scientifico. Un plesso distaccato si trova nella vicina Linosa. Gli studenti che frequentano la scuola sono circa 1000. \u00c8 una popolazione giovane quella di Lampedusa, che conta complessivamente circa 6000 abitanti.<br \/>\nIl fatto di essere una delle poche insegnanti stabili mi impone di assumere, all\u2019interno della scuola, anche incarichi di tipo organizzativo. Sono funzione strumentale e mi occupo della costruzione e attuazione del piano dell\u2019offerta formativa: in sintesi, cerco di individuare strategie e obiettivi per il miglioramento delle competenze dei nostri studenti. Tra i progetti scolastici che organizzo o ai quali aderisco, quelli di promozione della lettura sono i principali.<\/p>\n<p><i>Raccontaci quando e perch\u00e9 hai cominciato a interessarti al progetto della bibliote<\/i><i>ca.<br \/>\n<\/i><i><\/i>Il mio primo incontro con IBBY Italia e con i suoi magnifici volontari \u00e8 avvenuto 5 anni fa quando Deborah Soria mi propose di attivare una collaborazione con la scuola per l\u2019organizzazione di una settimana dedicata alla lettura. Inoltre mi fu illustrato il progetto per l\u2019apertura di una biblioteca per ragazzi, che potesse essere una risorsa per i numerosi giovani lampedusani e per i giovani migranti di passaggio sull\u2019isola. Contagiata dall\u2019entusiasmo di Deborah e delle altre volontarie, ho accettato di lavorare con loro. Cos\u00ec \u00e8 cominciata quella che, nel corso di questi anni, \u00e8 diventata una delle manifestazioni pi\u00f9 attese dai nostri studenti di tutte le et\u00e0, grazie anche al totale e convinto appoggio della Dirigente scolastica e del Collegio dei docenti. Nella settimana di novembre che coincide con la celebrazione dell\u2019anniversario della Convenzione dei diritti dei bambini, i volontari di IBBY si recano in tutte le classi dell\u2019istituto e propongono ai ragazzi laboratori e attivit\u00e0 incentrate sui libri e sulla lettura. Ho cominciato cos\u00ec, insieme a studenti e colleghi, a conoscere e apprezzare il lavoro dei volontari e le finalit\u00e0 dell\u2019associazione. Anzi io stessa vi ho aderito.<br \/>\nNel frattempo ha preso corpo il progetto della biblioteca per bambini e bambine. L\u2019unica biblioteca, se escludiamo quella piccola e un po\u2019 datata della scuola. Mi pare importante precisare che sull\u2019isola non esisteva, e non esiste neanche oggi, una libreria. Semplicemente a Lampedusa non si leggeva, n\u00e9 tanto meno era avvertita l\u2019esigenza che ci fosse uno spazio per bambini e ragazzi per attivit\u00e0 legate ai libri!<br \/>\nViene individuato un locale da parte dell\u2019amministrazione comunale e l\u00ec i volontari sistemano i libri che hanno provveduto a raccogliere: libri per ragazzi, albi illustrati e i bellissimi <i>Silent<\/i><i> <\/i><i>Books<\/i>, libri senza parole. I libri sono selezionati da editori, librai, autori e illustratori tra la migliore produzione per l\u2019infanzia.<br \/>\nNei primi due anni la \u201cBiblioteca che verr\u00e0\u201d \u2013 cos\u00ec l\u2019abbiamo chiamata in attesa della sua esistenza definitiva e della ristrutturazione che il Comune promette in tempi brevi \u2013 rimane aperta solo in quella settimana di novembre, sede di letture ad alta voce e di laboratori artistici e base logistica dei volontari.<\/p>\n<p><i>Come<\/i><i> <\/i><i>hanno<\/i><i> <\/i><i>reagito<\/i><i> <\/i><i>i<\/i><i> <\/i><i>ragazzi<\/i><i> <\/i><i>dell\u2019isola?<\/i><i> <\/i><i>E<\/i><i> <\/i><i>i<\/i><i> <\/i><i>migranti?<br \/>\n<\/i>I ragazzi lampedusani si sono avvicinati con interesse e passione e sono diventati essi stessi volontari, partecipando a pieno titolo a tutte le attivit\u00e0. \u00c8 proprio da un gruppo di studenti del liceo che nasce l\u2019idea di fare funzionare la biblioteca durante tutto il resto dell\u2019anno.<br \/>\nAncora non c\u2019erano tutti i libri, la sede non era stata ristrutturata, ma non mancava la buona volont\u00e0 e la fantasia! Davanti a una richiesta cos\u00ec appassionata e pressante, insieme ad alcuni adulti abbiamo deciso di provare. La biblioteca per bambini e ragazzi di Lampedusa, dunque, \u00e8 aperta ogni mercoled\u00ec e ogni sabato, dalla fine di novembre 2014.<br \/>\nCerto non ci aspettavamo i risultati che abbiamo ottenuto; soprattutto non immaginavamo tanta disinvoltura da parte dei bambini nell\u2019accostarsi a qualcosa di total- mente nuovo per loro. Gi\u00e0 dal primo periodo di apertura, la presenza di ragazzi venuti a fare la tessera e a prendere libri in prestito \u00e8 stata massiccia. Il gruppo di volontari ha avuto da subito il suo bel da fare e, con entusiasmo e positivit\u00e0, non si \u00e8 certo tirato indietro: letture per i pi\u00f9 piccoli, consigli ai pi\u00f9 grandi, dei veri bibliotecari! Gli adulti (sempre pessimisti) pensavano: \u201c\u00e8 l\u2019entusiasmo dei primi giorni, poi ci sar\u00e0 un calo\u201d. Nelle settimane successive il calo non c\u2019\u00e8 stato, anzi, sono aumentati i tesserati, i prestiti, i volontari, le maestre con i loro alunni, i genitori che accompagnano i loro bimbi e trascorrono i pomeriggi in biblioteca, anche adesso che ci siamo spostati in un locale alternativo in attesa della fine dei lavori di ristrutturazione. Non abbiamo mai saltato un giorno di apertura: nonostante gli impegni professionali o familiari dei volontari adulti, \u00e8 stata garantita sempre la presenza di qualcuno e l\u2019efficienza del servizio. Abbiamo cominciato a organizzare piccoli laboratori artistici e letture animate per gruppi di bambini. La biblioteca \u00e8 diventata il loro spazio, dove entrano con spontaneit\u00e0 e naturalezza, dove leggono, ascoltano, giocano, disegnano, inventano\u2026 e crescono!<br \/>\nCapita (non spessissimo, ma qualche volta) che si fermino i ragazzi ospiti del centro di accoglienza e che chiedano di poter leggere qualcosa. I nostri volontari scelgono con loro libri in francese, in inglese, in arabo o\u2026 senza parole. Li leggono insieme, traducono in italiano, loro ricambiano insegnando qualche parola nella loro lingua. Tutto avviene con naturalezza e allegria. Impossibile organizzare qualcosa di pi\u00f9 strutturato: la maggior parte delle volte sono passaggi veloci quelli dei migranti a Lampedusa.<br \/>\nLa particolarit\u00e0 e la forza della biblioteca \u00e8 che a gestirla sono loro, i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze di Lampedusa. Noi adulti li aiutiamo, ma i veri protagonisti sono loro. Come lettori sono diventati ogni giorno pi\u00f9 esigenti: fanno richieste precise secondo i loro interessi. Oggi i tesserati sono pi\u00f9 di 700, i prestiti circa 1900. Un vero successo, per un\u2019isola dove non si leggeva!<\/p>\n<p><i>Quali<\/i><i> <\/i><i>sono<\/i><i> <\/i><i>le<\/i><i> <\/i><i>prospettive<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>il<\/i><i> <\/i><i>prossimo<\/i><i> <\/i><i>futuro?<br \/>\n<\/i><i><\/i>Non sappiamo bene cosa succeder\u00e0 nel futuro. Siamo in attesa che l\u2019amministrazione comunale completi l\u2019iter burocratico per l\u2019attribuzione del servizio. Forse non sar\u00e0 IBBY a gestire la biblioteca. Quello che tutti ci auguriamo \u00e8 che non si perda un\u2019esperienza importante e forse unica nel suo genere. Una pratica di cittadinanza attiva che coinvolge i giovani lampedusani e che arricchisce tutta la comunit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>3.5. Le parole giuste della Biblioteca della Legalit<\/strong>\u00e0<br \/>\ndi Michele Altomeni, presidente Fattoria della Legalit\u00e0<b><\/b><\/p>\n<p>\u201cLa mafia non esiste!\u201d. Per decenni lo hanno detto i mafiosi, lo hanno ripetuto i politici loro amici e lo hanno confermato giornalisti distratti. Dovette morire Pio La Torre perch\u00e9 fosse approvata la sua proposta di legge in cui era scritto chiaro e tondo che la mafia esiste. E c\u2019\u00e8 scritto anche, in quella legge, che lo Stato, ai mafiosi, confisca i patrimoni.<br \/>\nE furono altre tragedie, la morte dei giudici Falcone, Borsellino e Morvillo e delle loro scorte, a convincere il Parlamento, sollecitato da un milione di firme raccolte dall\u2019associazione Libera, a portare alcuni miglioramenti a quella legge, affermando che i beni dei mafiosi, oltre a essere confiscati, debbono essere riutilizzati con finalit\u00e0 sociali.<br \/>\nNe sono passati di anni, eppure, non molto tempo fa, abbiamo dovuto sentire l\u2019allora presidente della Regione Lombardia affermare che s\u00ec, la mafia esiste, ma non al Nord, \u00e8 roba di siciliani, calabresi, campani\u2026<br \/>\nProprio nella ricca e laboriosa Lombardia, tra Erba, Lecco e Como, gomito a gomito con la \u2019Ndrangheta, checch\u00e9 ne dica l\u2019allora presidente, operava una mafia locale seminando violenza per raccogliere ricchezze. Finch\u00e9 non li hanno beccati. A quel punto per\u00f2 il boss e la sua famiglia si erano trasferiti in campagna, nelle ridenti colline marchigiane, a Isola del Piano, un paesino di 600 anime. E, neanche a dirlo, nemmeno nelle Marche la mafia esiste.<br \/>\nIl casolare, come previsto dalla legge promossa da Libera, \u00e8 stato assegnato al Comune, e da questi a un\u2019associazione di volontariato che l\u2019ha trasformata nella \u201cFattoria della Legalit\u00e0\u201d. Ma non ci sono animali, almeno per ora, non si coltiva la terra, per adesso. Si piantano idee, si semina cultura, si allevano speranze. \u00c8 una casa dell\u2019antimafia sociale, l\u2019antimafia che nasce dal basso, dalla gente comune. Qui vengono ogni anno decine di classi di scuole di ogni ordine e grado, a sentirsi dire che la mafia in realt\u00e0 esiste, ma ognuno pu\u00f2 fare qualcosa per farla esistere di meno. E durante l\u2019estate si organizzano campi di lavoro e di studio. E feste. La Fattoria \u00e8 una stella. Puoi anche non andarci mai. Ma sai che c\u2019\u00e8, e tanto basta a sentirti parte di una famiglia. Cos\u00ec ogni tanto arriva qualcuno con un\u2019idea in tasca e pian piano quell\u2019idea prende vita. Attira altre persone che cominciano a coltivarla.<br \/>\nE cos\u00ec \u00e8 nata anche la Biblioteca della Legalit\u00e0. Fin dall\u2019inizio una storia alla rovescia. S\u00ec, perch\u00e9 alla Fattoria un giorno \u00e8 arrivata una grande libreria, dono della CGIL e di un mobiliere. Una libreria vuota, se la guardi, \u00e8 come un bimbo affamato. Ti stringe il cuore e senti subito il bisogno di nutrirlo. E cos\u00ec, Elisabetta e Valeria, magistrati dell\u2019ANM di Pesaro, hanno proposto di riempirla di libri per ragazzi. Abbiamo chiamato altri amici che di libri se ne intendono: IBBY Italia, il Forum del Libro, l\u2019Associazione Italiana Biblioteche, l\u2019ISIA di Urbino, editori, scrittori e appassionati lettori.<br \/>\nIl \u201cmanifesto\u201d che ha unito tutti questi soggetti dice che \u201cil progetto vuole diffondere la cultura della legalit\u00e0, della responsabilit\u00e0 e della giustizia tra le giovani generazioni, attraverso la promozione della lettura, nella convinzione che le storie abbiano un ruolo fondamentale nella comprensione della realt\u00e0 e siano strumenti utili anche per promuovere questi valori al fine di costruire un immaginario condiviso all\u2019interno del quale il principio di vivere nella legalit\u00e0 acquista una centralit\u00e0 fondamentale\u201d.<br \/>\nDa questo paiolo magico \u00e8 nata una prima bibliografia di 101 titoli, dai libri illustrati per bambini pi\u00f9 piccoli ai romanzi per i pi\u00f9 grandicelli, ma anche fumetti, saggi e storie vere.<br \/>\nQuando i libri sono arrivati abbiamo capito subito che quel tesoro di parole non potevamo lasciarlo sugli scaffali in attesa che qualcuno venisse a sfogliarlo. E allora le abbiamo dato un nome. Bill, che sta per Biblioteca della Legalit\u00e0, ma con una L in pi\u00f9 per Libera, che non \u00e8 solo un richiamo all\u2019associazione di don Ciotti a cui ci sentiamo legati, ma anche al fatto che pur avendo nella Fattoria la sua casa, per lo pi\u00f9 viaggia e incontra persone. Soprattutto bambini, alunni di scuole elementari e medie che durante l\u2019anno scolastico decidono di ospitarla per un periodo ed entrare in quelle storie per tirarne fuori ciascuno i pensieri e i sogni che vuole.<br \/>\nBill \u00e8 di quelle creature ribelli che vogliono subito imparare a camminare con le proprie gambe e ampliare gli orizzonti. Cos\u00ec come le sono subito parsi stretti gli scaffali e le pareti della Fattoria della Legalit\u00e0, ha ben presto alzato lo sguardo oltre le colline e i fiumi della provincia di Pesaro e Urbino. Ha allargato la famiglia trovando altre reti di persone, enti e associazioni pronte ad accoglierla e darle nuove case e strade da percorrere. Ed ora Bill \u00e8 un\u2019idea che si sta diffondendo in tutta Italia. Ne sono gi\u00e0 nate ad Ancona, Padova e Alessandria. Ne stanno nascendo a Roma, Sabaudia, Piandimeleto, San Benedetto del Tronto\u2026 e a noi della Fattoria \u00e8 gi\u00e0 chiaro che nessuno potr\u00e0 pi\u00f9 fermarla.<br \/>\n\u00c8 libera di andare dove vuole la nostra Bill, nasce per questo, per viaggiare e portare a spasso le sue storie. Per\u00f2 la sua forza \u00e8 la rete, l\u2019unione di tante idee e mani. Per questo ci siamo dati strumenti e occasioni per non perderci mai di vista e raccontarci sempre i paesaggi attraversati.<br \/>\nPer esempio, all\u2019inizio di ogni anno scolastico organizziamo un incontro. Lo chiamiamo \u201cCorso di formazione\u201d, ma questo nome non rende l\u2019idea del vortice di emozioni e di belle relazioni che ogni volta si creano. Vi partecipano gli insegnanti che vogliono ospitare la Bill, ma anche i referenti delle varie reti nate o nascenti in giro per l\u2019Italia. A fine anno festeggiamo il ritorno a casa di Bill organizzando una giornata di giochi e creativit\u00e0 alla Fattoria con le scolaresche che hanno ospitato i libri. Sul sito e sulla pagina Facebook lasciamo traccia delle varie avventure.<br \/>\nNel frattempo Bill \u00e8 cresciuta. La bibliografia \u00e8 passata da 101 a 202 libri. Anzi, a dire il vero sono 203, perch\u00e9 proprio in questi giorni \u00e8 andata in stampa un\u2019antologia interamente dedicata a lei.<br \/>\nLa storia continua ma, piuttosto che scriverla, invitiamo te che hai appena letto questo articolo ad aggiungerne un pezzo facendo nascere anche vicino a te una Bill.<\/p>\n<p>Per saperne di pi\u00f9:<br \/>\nFacebook: biblioteca della legalit\u00e0 <a href=\"mailto:info@bibliotecadellalegalita.it\">info@bibliotecadellalegalita.it<\/a><\/p>\n<p><strong>Un\u2019antologia dedicata a Bill<br \/>\n<\/strong>Parole, figure, libri per narrare ai ragazzi responsabilit\u00e0, diritto, giustizia, dignit\u00e0<br \/>\n<b><\/b>I libri di una speciale biblioteca che vuole diffondere la cultura della legalit\u00e0 tra le giovani generazioni, attraverso la promozione della lettura, sono i protagonisti di Bill Biblioteca della Legalit\u00e0.<br \/>\nParole, figure, libri per narrare ai ragazzi responsabilit\u00e0, diritto, giustizia, dignit\u00e0, un libro, una antologia che offre una polifonia di voci, di parole e immagini, che intreccia scritture.<br \/>\nStorie firmate da magistrati, da scrittori, da editori, da figure diverse della societ\u00e0 civile che, pagina dopo pagina, dichiarano lo spirito libero di Bill mentre IBBY Italia, in accordo con il Gruppo Bill, cura la regia del tutto. Intesse i fili, attesta l\u2019esistenza di una comunit\u00e0 in un indice che accompagna il lettore nella lettura, offrendo parti- colari stazioni di posta in cui fermarsi a riflettere, a pensare, a sognare.<br \/>\nBill \u00e8 una pubblicazione che dichiara l\u2019importanza della circolazione delle storie, delle narrazioni che si trasmettono da una persona a un\u2019altra, che circolano come circolano i libri, passando di mano in mano.<br \/>\nSi propagano le idee, prendono forma i pensieri.<br \/>\nUn\u2019antologia per tutti, grandi e piccoli assieme, dentro e fuori dalla scuola, dalla biblioteca, dalla famiglia, dalle aule di giustizia e in molti altri luoghi ancora, perch\u00e9 le storie qui contenute possano raccontare altre storie in un processo germinativo che vede le sue radici in parole importanti quali libert\u00e0, diritto, bellezza.<br \/>\nSilvana Sola Presidente IBBY Italia<\/p>\n<p><i>Bill<\/i><i> <\/i><i>biblioteca<\/i><i> <\/i><i>della<\/i><i> <\/i><i>legalit\u00e0<\/i><i> <\/i><i>\u2013<\/i><i> <\/i><i>Parole,<\/i><i> <\/i><i>figure,<\/i><i> <\/i><i>libri<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>narrare<\/i><i> <\/i><i>ai<\/i><i> <\/i><i>ragazzi<\/i><i> <\/i><i>responsabili- t\u00e0 diritto, giustizia, dignit\u00e0, <\/i>Bologna, Giannino Stoppani, 2017.<\/p>\n<p><strong>3.6. Biblioteca Collina della Pace\u2013Un mondo di opportunit\u00e0 per una vita migliore<br \/>\n<\/strong>\u00a0di Paola Tinchitella, bibliotecaria<\/p>\n<p><b><\/b>Inaugurata il 23 aprile 2016 da Biblioteche di Roma, la Biblioteca Collina della Pace si erge sulla cima di una collina, per anni abbrutita da un ecomostro e dimenticata dal mondo, quale icona del bene che vince sul male, della legalit\u00e0 che schiaccia l\u2019illegalit\u00e0, della forza benefica data dall\u2019unione dei cittadini e delle istituzioni per raggiungere un obiettivo comune e condiviso.<br \/>\nUna biblioteca e un centro di aggregazione per sottolineare, proprio in questi spazi comuni, il segnale forte di ci\u00f2 che si pu\u00f2 ottenere da un bene confiscato alle mafie, grazie all\u2019impegno di ogni cittadino singolo o associato. La sua partenza \u00e8 da ricercare in un legittimo desiderio di riqualificare la Borgata, il suo successo nella scelta di intraprendere il percorso attraverso la promozione e diffusione della cultura, con particolare attenzione alla diversit\u00e0, all\u2019intercultura, all\u2019inclusione, al sociale. Uno strumento nelle mani di adulti responsabili che operano per seminare e far crescere nei ragazzi la cultura della legalit\u00e0, la cura dell\u2019ambiente circostante, l\u2019attenzione verso i deboli e gli indifesi, l\u2019inclusione di ogni soggetto a tutti i livelli.<br \/>\nI bibliotecari non si sono trovati soli nell\u2019ideare e progettare attivit\u00e0 e servizi destinati al territorio, attivit\u00e0 e servizi che avevano come strumento centrale la promozione del libro. Grazie alla rete territoriale attivissima, preesistente alla nostra apertura, si sono potuti definire \u2013 in un anno di vita della Biblioteca \u2013 molteplici progetti che hanno coinvolto scuole, singoli cittadini, piccole e grandi associazioni che da sempre perseguono azioni di sostegno alla cultura della legalit\u00e0 in senso lato, della difesa delle minoranze, della prevenzione e del supporto all\u2019ambiente e alla salute collettiva. In poche parole l\u2019obiettivo \u00e8 il bene comune!<br \/>\nPer la settimana di festa, dedicata all\u2019apertura nell\u2019aprile del 2016, non a caso \u00e8 stato coniato il titolo <i>Un<\/i><i> <\/i><i>mondo<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>opportunit\u00e0<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>una<\/i><i> <\/i><i>vita<\/i><i> <\/i><i>migliore,<\/i><i> <\/i>pieno di promesse per questa estrema periferia che nasconde substrati di povert\u00e0 assoluta affiancati da un grande bisogno di riscatto. Le attivit\u00e0 che si sono alternate da mattina a sera hanno affrontato, in maniera ludica o laboratoriale per i pi\u00f9 piccoli e sotto forma di incontri di formazione, laboratori e conferenze per gli adulti, i temi di legalit\u00e0, beni confiscati, diritti umani, ambiente, che sono stati di orientamento anche per tutte le attivit\u00e0 progettate in seguito, in un continuo confronto con insegnanti, ragazzi e genitori, associazioni, enti pubblici e privati.<br \/>\nProprio nell\u2019ottica dell\u2019attenzione ai territori di confine e al disagio connesso a questa condizione, la Presidenza del Consiglio ha voluto che il Protocollo d\u2019intesa e dei meccanismi di gestione del Fondo per il contrasto della povert\u00e0 educativa minorile fosse presentato a Collina della Pace.<br \/>\nQuesta realt\u00e0 cos\u00ec attesa e oggi molto amata \u00e8 una promessa mantenuta per i 3000 studenti che la popolano e, se analizziamo i tanti progetti messi in campo in questo primo anno, quello che sicuramente ha fatto la differenza nell\u2019educazione e nella crescita di valori indiscussi per una societ\u00e0 civile \u00e8 stato mettere al centro il confronto e il rispetto reciproco, guardando al passato per migliorare il presente e garantire a tutti un futuro dignitoso. Tutti, ragazzi e adulti, sono stati maestri e alunni, dedicando anche parte del loro tempo libero per lavorare gomito a gomito a progetti comuni.<br \/>\nTra i tanti, ricordiamo due progetti che hanno coinvolto gli Istituti comprensivi del VI Municipio di Roma: <i>Ribelli della montagna <\/i>con proiezioni dedicate, mostre e vetrine, incontri con gli ultimi partigiani ancora viventi e gli enti che ne custodiscono la memoria, e <i>Leggo di te, leggo di me<\/i>, partito nella giornata internazionale per l\u2019eliminazione della violenza contro le donne che ha trovato nell\u2019inclusione del maschile e femminile il <i>leitmotiv <\/i>per prevenire la violenza, dichiarando chi siamo e cosa proviamo senza preoccuparci di sentirci fragili, maschi e femmine, anziani e bambini. Anche questo \u00e8 un passo verso giustizia e legalit\u00e0 per imparare a distinguere tra male e bene, scegliere senza compromessi, riconoscere gli abusi e i soprusi, rifuggire l\u2019ambiguit\u00e0 di una relazione malata che non rende felici e tantomeno liberi.<br \/>\nTanti incontri e la scoperta della necessit\u00e0 di aprire all\u2019interno della Biblioteca lo Sportello d\u2019Ascolto Collina della Pace: una risposta al bisogno di sentirsi accolti senza condizioni, pregiudizi.<br \/>\n\u00c8 stato dedicato spazio anche alle mamme in attesa e ai piccolissimi, con tante letture animate nell\u2019ambito del progetto nazionale Nati per Leggere.<br \/>\nAbbiamo poi dedicato la Mediateca un giorno a settimana all\u2019alfabetizzazione infor- matica di soggetti con disabilit\u00e0 cognitive medio-gravi coinvolgendo, in veste di tutor, anche gli studenti dell\u2019Alternanza Scuola Lavoro. Anche questi sono passi importanti verso l\u2019integrazione e la cooperazione per una societ\u00e0 equilibrata nella condivisione del patrimonio culturale e del bene comune.<br \/>\nLa cultura della legalit\u00e0 \u00e8 da sempre la ragione d\u2019essere di questa nostra realt\u00e0 e del territorio che la circonda, il parco antistante la Biblioteca \u00e8 stato intitolato a Peppino Impastato, giornalista e attivista ucciso dalla mafia, il cui ricordo \u00e8 particolarmente caro agli studenti e alle associazioni di Quartiere. Fin dall\u2019inizio, molte delle attivit\u00e0 con i ragazzi sono state dedicate a questo filone, fra queste una maratona di lettura sul libro di Alessandro D\u2019Avenia <i>Ci\u00f2<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>inferno<\/i><i> <\/i><i>non<\/i><i> <\/i><i>\u00e8<\/i><i> <\/i>che ha visto utenti di tutte le et\u00e0 avvicendarsi alla lettura in sequenza delle pagine dedicate a Don Pino Puglisi.<br \/>\nTutte azioni che trovano faro e guida in questa grande voglia di abbattere muri lasciando che la legalit\u00e0 innondi le nostre piccole e grandi scelte, facendo s\u00ec che lealt\u00e0 e giustizia crescano insieme ai nostri figli e camminino con loro. Ogni persona entrata in Biblioteca dal 23 aprile ad oggi aveva negli occhi questo bisogno di partecipare al cambio di rotta, di rendersene protagonista. Lo stesso sguardo era nei nostri occhi di bibliotecari quando Silvana Sola e Della Passarelli, incontrando la nostra realt\u00e0 l\u2019hanno riconosciuta degna di essere una Bill \u2013 Biblioteca della Legalit\u00e0 per Roma e Lazio.<br \/>\nOra tutti, bibliotecari, associazioni, studenti, insegnanti, cittadini attendiamo trepidanti la Biblioteca della Legalit\u00e0 a Collina della Pace, prevista per settembre 2017. Siamo tutti pronti a fare la nostra parte e a dare il nostro prezioso contributo. Anche questa sar\u00e0 una bella sfida e ci vedr\u00e0 coesi nel raggiungimento del bene comune. Avere cura delle periferie, delle aree e dei soggetti svantaggiati resta il nostro primo obiettivo e riconosciamo in Bill la prima prevenzione per la salute culturale e sociale delle generazioni future: liberi di leggere, liberi di scegliere.<\/p>\n<p><strong>3.7. Libri Sotto Casa, libreria itinerante in bicicletta<br \/>\n<\/strong>Intervista a Luca Ambrogio Santini, libraio<b><\/b><\/p>\n<p><i>Raccontaci<\/i><i> <\/i><i>chi<\/i><i> <\/i><i>sei,<\/i><i> <\/i><i>cosa<\/i><i> <\/i><i>facevi<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>come<\/i><i> <\/i><i>ti<\/i><i> <\/i><i>\u00e8<\/i><i> <\/i><i>venuta<\/i><i> <\/i><i>in<\/i><i> <\/i><i>mente<\/i><i> <\/i><i>l\u2019idea<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>una<\/i><i> <\/i><i>libreria<\/i><i> <\/i><i>viaggiante.<br \/>\n<\/i><i><\/i>Diciassette anni fa, all\u2019alba dei miei quarant\u2019anni, decisi di cambiare decisamente vita. Oltre a sposarmi e diventare padre, ho scelto di lasciare il lavoro fisso per diventare imprenditore di me stesso trasformando in attivit\u00e0 lavorativa due mie passioni: i libri e i dischi. Ho aperto una libreria in un quartiere di Milano che non ne aveva pi\u00f9 alcuna, davanti al neonato Teatro Auditorium, casa dell\u2019Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi. Vendevo anche cd, avevo 45 metri quadri, un microstore di quartiere (era l\u2019epoca in cui stavano aprendo ovunque enormi megastore).<br \/>\nDopo tredici anni e diversi tentativi per salvarla ho dovuto cedere alla crisi economica e alla crisi di lettura e ho chiuso. Non volevo perdere tutti quegli anni di esperienza, lavoro e contatti con il territorio e volevo continuare a fare questo bellissimo mestiere senza i costi fissi a cui un negozio costringe. Ho scoperto il \u201ccommercio itinerante\u201d, solitamente utilizzato dai caldarrostai o dai venditori di fiori agli angoli delle strade e l\u2019ho unito a un\u2019altra mia passione: la bicicletta. Cos\u00ec ho inventato la prima libreria itinerante a pedali, LibriSottoCasa, che da poco pi\u00f9 di un anno \u00e8 dotata anche di una rossa fiammante <i>cargo<\/i><i> <\/i><i>bike<\/i><i> <\/i>chiamata Libretta, la libreria in bicicletta.<\/p>\n<p><i>Cosa<\/i><i> <\/i><i>\u00e8<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>preciso<\/i><i> <\/i><i>\u201cLibriSottoCasa\u201d?<\/i><i> <\/i><i>Come<\/i><i> <\/i><i>sono<\/i><i> <\/i><i>organizzate<\/i><i> <\/i><i>le<\/i><i> <\/i><i>tue<\/i><i> <\/i><i>giornate?<\/i><i> <\/i><i>Dove trovi i clienti?<br \/>\n<\/i><i><\/i>LibriSottoCasa \u00e8 un tentativo di mantenere umano il rapporto tra libraio e lettore in questo periodo storico, caratterizzato dall\u2019enorme successo delle vendite online. I miei clienti ordinano i libri via telefono, e-mail o incontrandomi per strada, ed io nel pi\u00f9 breve tempo possibile provvedo al reperimento e alla consegna a casa o appunto sotto casa, cio\u00e8 in una serie di negozi di vicinato che mi aiutano in questo. Tutti i giorni quindi vado dai grossisti per ritirare i libri ordinati e posso cos\u00ec vedere di persona tutte le uscite e le novit\u00e0 delle maggiori case editrici. Questo \u00e8 molto utile per continuare a dare anche consulenza e consiglio: la parte pi\u00f9 bella ed emozionate del mio lavoro. Posso creare una mia proposta tra le novit\u00e0 in uscita che porto sulla mia Libretta agli angoli delle strade del mio quartiere o molto pi\u00f9 spesso a eventi della mia zona: presentazioni, incontri culturali, mostre, concerti, mercati, feste di piazza.<br \/>\nUn altro aspetto positivo importante che ha portato questo cambiamento, oltre all\u2019abbattimento delle spese fisse, \u00e8 il non avere pi\u00f9 orari rigidi. Posso amministrare i tempi della mia giornata in maniera molto pi\u00f9 libera e quindi trovare pi\u00f9 spazio da dedicare alla mia famiglia.<br \/>\nLa maggior parte dei clienti me li porto dietro dall\u2019esperienza della vecchia Libreria Largo Mahler, ma molti sono anche nuovi, probabilmente affascinati da questo modo diverso di ricevere i libri direttamente da un libraio con cui poter anche scambiare pareri e impressioni sui libri e non solo. Rinunciano per questo anche agli sconti importanti che la concorrenza online pu\u00f2 proporre.<\/p>\n<p><i>Quali<\/i><i> <\/i><i>sono<\/i><i> <\/i><i>le<\/i><i> <\/i><i>tipologie<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>libri<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>ti<\/i><i> <\/i><i>vengono<\/i><i> <\/i><i>pi\u00f9<\/i><i> <\/i><i>richiesti?<br \/>\n<\/i><i><\/i>Non ci sono generi pi\u00f9 richiesti, anche perch\u00e9 le quantit\u00e0 di venduto non sono altissime (rispetto a quando avevo il negozio ovviamente le vendite sono molto diminuite). Diverso \u00e8 ci\u00f2 che vendo sulla mia libreria ambulante: l\u00ec propongo molti libri per bambini e narrativa, pi\u00f9 una piccola specializzazione sui libri che trattano di mobilit\u00e0 dolce, o meglio di <i>urban<\/i><i> <\/i><i>bike<\/i>, tutto ci\u00f2 che concerne il muoversi in bicicletta in citt\u00e0. Inoltre tendo sempre a proporre piccolissimi editori, con cui ovviamente esiste un\u2019affinit\u00e0.<\/p>\n<p><i>Ti<\/i><i> <\/i><i>occupi anche di<\/i><i> <\/i><i>libri per <\/i><i>ragazzi?<br \/>\n<\/i><i><\/i>Certamente s\u00ec. Da quando ho incominciato a fare il libraio ho tessuto una serie di rapporti importanti con le scuole del quartiere. In molte di esse organizzo settimane del libro in cui per diversi giorni una libreria si sposta a scuola, i bambini per una volta possono scegliere i libri che preferiscono e hanno anche l\u2019occasione di incontrare scrittori e illustratori. Mi piace molto il mondo dell\u2019editoria per ragazzi, che \u00e8 anche uno dei settori meno in crisi in assoluto.<\/p>\n<p><i>Raccontaci qualche episodio particolare (la richiesta pi\u00f9 strana, il luogo di consegna pi\u00f9 lontano e\/o pi\u00f9 \u201clontano\u201d dall\u2019idea di lettura\u2026)<br \/>\n<\/i><i><\/i>Non mi vengono in mente episodi da segnalare, diciamo per\u00f2 che la caratteristica della mia attivit\u00e0, ma lo \u00e8 in generale per i librai indipendenti, \u00e8 quella di non arrendersi davanti ai difetti del mercato e tentare sempre di soddisfare il cliente, anche nei casi pi\u00f9 difficili. Magari bisogna ordinare un libro da pochi euro a una piccolissima casa editrice in Sicilia e le spese di spedizione superano il margine di guadagno della libreria. Ma lo si fa perch\u00e9 il nostro \u00e8 un servizio. Vedere la soddisfazione di una persona che si \u00e8 riusciti ad accontentare nonostante sapesse della difficolt\u00e0 di reperimento del libro \u00e8 impagabile.<br \/>\nA casa degli anziani mi capitano le scene pi\u00f9 emozionanti: c\u2019\u00e8 chi mi offre un caff\u00e8, chi un bicchierino, tutti mi fermano per chiacchierare un po\u2019.<br \/>\nSpesso mi capita di consegnare libri presso uffici o imprese le pi\u00f9 diverse. Oltrepassare certe cancellate di multinazionali con la mia biciclettina, per di pi\u00f9 per consegnare dei libri, oggetti anomali l\u00ec dentro, \u00e8 certo un\u2019esperienza strana, diversa. Vengo a conoscere mondi a me molto lontani, ma spesso persone interessantissime.<\/p>\n<p><i>\u00c8<\/i><i> <\/i><i>ancora<\/i><i> <\/i><i>necessario<\/i><i> <\/i><i>documentare,<\/i><i> <\/i><i>raccogliere<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>creare<\/i><i> <\/i><i>luoghi<\/i><i> <\/i><i>(intendendo<\/i><i> <\/i><i>con<\/i><i> <\/i><i>luoghi<\/i><i> <\/i><i>anche<\/i><i> <\/i><i>un\u2019esperienza<\/i><i> <\/i><i>come<\/i><i> <\/i><i>la<\/i><i> <\/i><i>tua)<\/i><i> <\/i><i>in<\/i><i> <\/i><i>cui<\/i><i> <\/i><i>il<\/i><i> <\/i><i>libro<\/i><i> <\/i><i>sia<\/i><i> <\/i><i>al<\/i><i> <\/i><i>centro<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>diventi<\/i><i> <\/i><i>strumento oltre<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>conoscenza<\/i><i> <\/i><i>anche<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>relazioni<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>superamento<\/i><i> <\/i><i>delle<\/i><i> <\/i><i>differenze?<\/i><i> <\/i><i>Cosa<\/i><i> <\/i><i>ne pensi?<\/i><i> <\/i><i>Il<\/i><i> <\/i><i>libro,<\/i><i> <\/i><i>secondo<\/i><i> <\/i><i>la<\/i><i> <\/i><i>tua<\/i><i> <\/i><i>specifica<\/i><i> <\/i><i>esperienza,<\/i><i> <\/i><i>\u00e8<\/i><i> <\/i><i>ancora<\/i><i> <\/i><i>un<\/i><i> <\/i><i>ponte,<\/i><i> <\/i><i>come<\/i><i> <\/i><i>diceva Jella Lepman, per immaginare un futuro nuovo?<br \/>\n<\/i><i><\/i>Il libro \u00e8 un oggetto che pu\u00f2 aiutare a soddisfare i bisogni delle persone, esattamente come del buon pane di un capace fornaio o i giusti chiodi di un esperto ferramenta, ma il libraio, come il bibliotecario, ha un ruolo diverso, non soddisfa solo quel bisogno del cliente, gliene propone di altri, gli propone \u201cil mondo\u201d. Attraverso la lettura si arriva dappertutto, si viaggia nel tempo, nello spazio, ma soprattutto dentro se stessi.<br \/>\nCi sono sempre meno librerie, meno edicole e meno biblioteche, ma l\u2019uomo non ha mai letto tanto come in questo periodo. Solo che non legge libri ma legge su supporti elettronici, si informa sui social network e l\u00ec interviene su tutto come non si \u00e8 mai fatto nei tempi passati. Ma questa \u00e8 una cultura spezzettata, e la scuola ci mette del suo: noto che i giovani di oggi non sempre hanno il senso del tempo e dello spazio.<br \/>\nDobbiamo aiutare le persone a tornare al libro, che sia cartaceo o digitale, perch\u00e9 \u00e8 un\u2019esperienza che non ha eguali.<br \/>\nQuindi \u00e8 importantissimo il ruolo del libraio indipendente che deve essere da sprone ai lettori e tra gli indipendenti quella manciata di itineranti (in Italia siamo sei o sette) che portano i libri alla gente, che li fanno uscire dai luoghi accademici.<\/p>\n<p><strong>3.8. La Grande Fabbrica delle Parole\u2013Parole per tutti, nessuno escluso<br \/>\n<\/strong>di Francesca Frediani, responsabile de La Grande Fabbrica delle Parole<b><\/b><\/p>\n<p>I muri sono il contrario dei ponti. Impediscono di guardare al di l\u00e0. Non si possono attraversare. Rendono quello che c\u2019\u00e8 dall\u2019altra parte inaccessibile.<br \/>\nAlcuni bambini davanti alla parola scritta, ai libri, ai luoghi della cultura trovano dei muri. Invisibili, ma ugualmente inesorabili.<br \/>\nSara \u00e8 ipovedente. Prende un libro, lo avvicina agli occhi e lo rimette sullo scaffale scuotendo la testa.<br \/>\nXiao \u00e8 arrivato in Italia da poco. Ha nove anni, e non sa scrivere n\u00e9 in italiano n\u00e9 nella sua lingua di origine. Non parla: sta chiuso in un silenzio che \u00e8 allo stesso tempo un riparo e una prigione.<br \/>\nDavide disegna molto bene. Quando gli suggerisco di andare alla pinacoteca di Brera, per copiare i disegni dei grandi artisti e imparare da loro, mi risponde che lui a Brera non ci pu\u00f2 andare. Lo caccerebbero fuori, dice, perch\u00e9 non \u00e8 posto per lui.<br \/>\nSara e Xiao li ho incontrati a La Grande Fabbrica delle Parole, il laboratorio di scrittura di Insieme nelle Terre di mezzo Onlus di cui sono responsabile, che si occupa soprattutto di bambini e ragazzi a rischio di marginalizzazione culturale. Davide \u00e8 il motivo per cui faccio questo mestiere. L\u2019ho conosciuto anni fa in una scuola forte- mente \u201cdi frontiera\u201d dell\u2019hinterland milanese e le sue parole non le ho mai digerite. Mi ha fatto capire quanto siano reali ed efficaci le pareti invisibili che impediscono l\u2019accesso ai luoghi della cultura.<br \/>\nLa Grande Fabbrica delle Parole non \u00e8 solo un laboratorio di scrittura, in cui imparare a conoscere i libri mettendosi in gioco in prima persona. \u00c8 soprattutto un incessante lavoro di smantellamento di barriere. Ha sede a Milano e lavora principalmente con i bambini e i ragazzi delle scuole primarie e secondarie di primo grado.<br \/>\nPer raggiungere le scuole con gli alunni pi\u00f9 a rischio e non creare disparit\u00e0 di accesso i suoi laboratori sono gratuiti.<br \/>\nDal 2009 a oggi pi\u00f9 di 7000 bambini e ragazzi hanno partecipato gratuitamente ai nostri laboratori, grazie anche alla qualificata e appassionata presenza dei nostri tutor-volontari.<br \/>\nLa metodologia riprende il modello di 826 Valencia, scuola di scrittura non profit creata dallo scrittore Dave Eggers e dall\u2019educatrice Ninive Calegari a San Francisco. Siamo stati i primi, nel 2009, a portare questo modello in Italia, e l\u2019abbiamo integrato con l\u2019eccellenza italiana (Rodari, Munari, Lodi, Montessori). Abbiamo lavorato e lavoriamo perch\u00e9 ogni attivit\u00e0 sia totalmente inclusiva, accessibile e fruibile con soddisfazione da qualsiasi livello di competenza linguistica e cognitiva.<br \/>\nSono tante le attivit\u00e0 di scrittura, e ogni anno ci arricchiamo di belle ed eclettiche collaborazioni (dal rapper Dydo Huga Flame al Museo degli strumenti musicali antichi del Castello Sforzesco, dal Museo del Novecento ai Cracking Art, da Accaparlante e il Pio Istituto dei Sordi a Dave Eggers).<br \/>\nAl laboratorio i bambini trovano insieme le parole per raccontare la propria storia, si danno il permesso di sbagliare \u2013 perch\u00e9 gli errori raccontano di strade nuove che hanno provato a percorrere, invece di accontentarsi di quelle gi\u00e0 segnate \u2013, fanno esercizio del diritto all\u2019espressione, sancito dalla Convenzione Onu sui diritti dell\u2019infanzia e dell\u2019adolescenza.<br \/>\nInsomma, vivono la cultura nel suo significato pi\u00f9 profondo, quello di territorio di ascolto reciproco, di arricchimento di senso, in cui ogni singola storia conta perch\u00e9 unica.<br \/>\nQuello che facciamo noi adulti \u00e8 semplicemente rimuovere gli ostacoli che si frappongono tra i bambini e la gioia di raccontarsi con la propria voce autentica. Alcune volte si tratta solo di sedersi alla loro altezza, invece di \u201ctroneggiare\u201d dall\u2019alto, per eliminare una distanza che alcuni di loro traducono in aspettative a cui conformarsi. In altri casi la sfida \u00e8 pi\u00f9 difficile. Per ogni bambino bisogna trovare la parola giusta, o il silenzio giusto che lo faccia sentire accolto.<br \/>\nAltre volte bisogna individuare, ad esempio, l\u2019ausilio tecnologico che aiuti Sara a ingrandire le pagine del libro che ha preso in mano, in modo che possa leggerlo per davvero e non debba rimetterlo sullo scaffale.<br \/>\nAbbattere muri.<br \/>\nNe vale la pena, perch\u00e9 i bambini ci riportano ogni giorno non solo al senso autentico della scrittura, ma anche al senso autentico delle cose.<br \/>\nPer questo voglio concludere con i versi di un grande poeta, che ha appena imparato ad allacciarsi le scarpe:<\/p>\n<p><i>\u201cIo<\/i><i> <\/i><i>sono<br \/>\n<\/i><i>l\u2019odore<\/i><i> <\/i><i>dell\u2019acqua<br \/>\n<\/i><i><\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>il<\/i><i> <\/i><i>rumore<\/i><i> <\/i><i>del<\/i><i> <\/i><i>cielo\u201d.<br \/>\n<\/i><i><\/i><i>Omi,<\/i><i> <\/i><i>9<\/i><i> <\/i><i>anni<\/i><i><\/i><\/p>\n<p>Per saperne di pi\u00f9: <a href=\"http:\/\/www.grandefabbricadelleparole.it\/\">www.grandefabbricadelleparole.it<\/a><\/p>\n<p><strong>3.9. Storie per tutti<br \/>\n<\/strong>di Bel\u00e9n Sotelo Fern\u00e1ndez, educatrice<b><\/b><\/p>\n<p><strong>La genesi del progetto<br \/>\n<\/strong>Qualche tempo fa ero immersa nella lettura di un libro che evidenziava, sulla base di svariate ricerche, come \u201ci bambini con disabilit\u00e0 della comunicazione siano esposti meno dei coetanei sia al linguaggio orale che alla narrazione orale e alla lettura ad alta voce [\u2026] i bambini con disabilit\u00e0 e complessi bisogni comunicativi sono quelli che avrebbero pi\u00f9 vantaggi dall\u2019essere esposti alla lettura ad alta voce non prestazionale, anche molto precocemente, e che hanno pi\u00f9 bisogno del \u2018su misura\u2019 e che spesso sono invece quelli a cui meno si legge, pi\u00f9 tardi, e per i quali non si trovano mai libri adatti\u201d.<br \/>\nInteressata da tempo alla accessibilit\u00e0 dei libri per l\u2019infanzia, ora mi trovavo a interrogarmi sull\u2019accessibilit\u00e0 alle letture ad alta voce, come diverse facce della stessa moneta.<br \/>\nSpesso nelle biblioteche ci sono iniziative di letture ad alta voce, talvolta in diverse lingue, letture tematiche per la ricorrenza di eventi, oppure eseguite con diverse modalit\u00e0 di \u201cmessa in scena\u201d; ma queste letture, quanto o in che modo sono pensate per essere fruibili da bambini con disabilit\u00e0? Qual \u00e8 l\u2019offerta culturale pensata per questi bambini, sia in termini quantitativi che qualitativi? I dati delle ricerche che parlano di bambini con bisogni comunicativi complessi, possono essere estendibili anche ai bambini con altri bisogni speciali?<br \/>\n\u00c8 cos\u00ec che nel 2016 ha preso vita \u201cStorie per tutti\u201d, un progetto di letture ad alta voce accessibili, per bambini tra i 3 e gli 8 anni. Dopo una prima edizione sperimentale molto positiva di 3 appuntamenti \u00e8 stata realizzata una seconda edizione con 20 ap- puntamenti itineranti per Bologna e comuni limitrofi (nonch\u00e9 appuntamenti straor- dinari, come ad esempio alla Fiera <i>Bookcity <\/i>di Milano).<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 \u201cStorie per tutti\u201d?<\/strong><br \/>\nCrediamo che l\u2019accesso alla cultura e all\u2019arte in tutte le sue forme sia un diritto di tutti e che esse debbano essere pensate prendendo in considerazione le diverse abilit\u00e0. E cos\u00ec Storie per tutti nasce con l\u2019intento di offrire ai bambini un\u2019occasione inclusiva rendendo lo spazio\/tempo del racconto un momento piacevole e fruibile da tutti, anche per chi non accede al libro e alla lettura in modo convenzionale. A tal fine vengono diversificati le modalit\u00e0 e gli strumenti comunicativi per rendere la lettura accessibile e coinvolgente con strategie di comprovata efficacia.<br \/>\nRiteniamo che le letture ad alta voce siano importantissime per qualsiasi bambino durante la prima infanzia per tutte le valenze che esse assumono, legate a modelli di comunicazione positivi e affettivi. Secondo Laura Anfuso, studiosa di letteratura per l\u2019infanzia: \u201cLeggere ad alta voce ai bambini \u00e8 importante perch\u00e9 sollecita il loro desiderio di esplorazione e di scoperta, sviluppa la costruzione autonoma di un\u2019immagine del mondo e di se stessi, favorisce la conoscenza di qualcosa di cui non sapevano di aver bisogno, nutre la capacit\u00e0 di dare un nome ai sentimenti, consente l\u2019espressione libera e consapevole delle emozioni, nutre il bisogno di silenzio, di ascolto, di accoglienza reciproca, di un confronto aperto con gli altri\u201d.<br \/>\nQuesto progetto vuole essere un modo per dare una risposta alla mancanza di accessibilit\u00e0 alle letture ad alta voce e vuole promuovere l\u2019accessibilit\u00e0 come fondamento della civilt\u00e0 e della cittadinanza. In pi\u00f9 vuole favorire una visione del ruolo sociale della persona disabile come cittadino attivo e favorire la sua partecipazione alla vita quotidiana della comunit\u00e0.<br \/>\nCi sembra importante poter offrire, soprattutto alle famiglie con bambini con disabilit\u00e0, altri contesti dove poter vivere esperienze piacevoli durante il tempo libero, essendo spesso le esperienze di questi bambini, al di l\u00e0 della propria casa o la scuola, abbastanza limitate.<\/p>\n<p><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>Ecco qui le parole di Emma, la mamma di un bambino che ha partecipato alle letture:<br \/>\n<i>\u201cSono<\/i><i> <\/i><i>la<\/i><i> <\/i><i>mamma<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>un<\/i><i> <\/i><i>bambino<\/i><i> <\/i><i>con<\/i><i> <\/i><i>autismo<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>6<\/i><i> <\/i><i>anni,<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>nome<\/i><i> <\/i><i>Vittorio.<\/i><i> <\/i><i>I<\/i><i> <\/i><i>giorni pi\u00f9<\/i><i> <\/i><i>complicati<\/i><i> <\/i><i>sono<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>noi<\/i><i> <\/i><i>il<\/i><i> <\/i><i>sabato<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>la<\/i><i> <\/i><i>domenica,<\/i><i> <\/i><i>quindi<\/i><i> <\/i><i>cerchiamo<\/i><i> <\/i><i>sempre nuovi<\/i><i> <\/i><i>contesti<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>nuove<\/i><i> <\/i><i>situazioni<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>poter<\/i><i> <\/i><i>arricchire<\/i><i> <\/i><i>queste<\/i><i> <\/i><i>giornate<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>mio<\/i><i> <\/i><i>figlio.<\/i><i> <\/i><i>Vittorio<\/i><i> <\/i><i>inizialmente<\/i><i> <\/i><i>\u00e8<\/i><i> <\/i><i>stato<\/i><i> <\/i><i>accompagnato<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>questo<\/i><i> <\/i><i>percorso<\/i><i> <\/i><i>dalla<\/i><i> <\/i><i>nonna.<\/i><i> <\/i><i>Gi\u00e0<\/i><i> <\/i><i>dal<\/i><i> <\/i><i>primo<\/i><i> <\/i><i>incontro<\/i><i> <\/i><i>la<\/i><i> <\/i><i>nonna<\/i><i> <\/i><i>mi<\/i><i> <\/i><i>riferisce<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>un<\/i><i> <\/i><i>ambiente<\/i><i> <\/i><i>molto<\/i><i> <\/i><i>sereno,<\/i><i> <\/i><i>rilassato,<\/i><i> <\/i><i>adeguato<\/i><i> <\/i><i>ai<\/i><i> <\/i><i>tempi<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>attenzione<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>suo<\/i><i> <\/i><i>nipote,<\/i><i> <\/i><i>dichiarando<\/i><i> <\/i><i>tanta<\/i><i> <\/i><i>gioia<\/i><i> <\/i><i>nel vederlo molto interessato. Le letture successive sono risultate ancora pi\u00f9 coinvolgenti.<\/i><i> <\/i><i>\u00c8<\/i><i> <\/i><i>ormai<\/i><i> <\/i><i>diventata<\/i><i> <\/i><i>una<\/i><i> <\/i><i>piacevole<\/i><i> <\/i><i>abitudine<\/i><i> <\/i><i>mia<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>mio<\/i><i> <\/i><i>figlio<\/i><i> <\/i><i>seguire Storie<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>tutti.<\/i><i> <\/i><i>Sono<\/i><i> <\/i><i>rimasta<\/i><i> <\/i><i>affascinata<\/i><i> <\/i><i>dalla<\/i><i> <\/i><i>loro<\/i><i> <\/i><i>presentazione<\/i><i> <\/i><i>sulle<\/i><i> <\/i><i>intenzioni<\/i><i> <\/i><i>del<\/i><i> <\/i><i>percorso:<\/i><i> <\/i><i>ritenere<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>l\u2019arte<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>la<\/i><i> <\/i><i>lettura<\/i><i> <\/i><i>siano<\/i><i> <\/i><i>diritti<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>tutti.<\/i><i> <\/i><i>Posso<\/i><i> <\/i><i>affermare<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>con<\/i><i> <\/i><i>questo<\/i><i> <\/i><i>percorso<\/i><i> <\/i><i>ci\u00f2<\/i><i> <\/i><i>\u00e8<\/i><i> <\/i><i>stato<\/i><i> <\/i><i>ampiamente<\/i><i> <\/i><i>garantito<\/i><i> <\/i><i>a<\/i><i> <\/i><i>mio<\/i><i> <\/i><i>figlio.<\/i><i> <\/i><i>Penso<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>vi<\/i><i> <\/i><i>siano<\/i><i> <\/i><i>tante<\/i><i> <\/i><i>esperienze<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>lettura<\/i><i> <\/i><i>con<\/i><i> <\/i><i>i<\/i><i> <\/i><i>bambini,<\/i><i> <\/i><i>ma<\/i><i> <\/i><i>in<\/i><i> <\/i><i>Storie<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>tutti<\/i><i> <\/i><i>ho notato<\/i><i> <\/i><i>la<\/i><i> <\/i><i>volont\u00e0,<\/i><i> <\/i><i>la<\/i><i> <\/i><i>competenza,<\/i><i> <\/i><i>la<\/i><i> <\/i><i>formazione<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>saper<\/i><i> <\/i><i>narrare<\/i><i> <\/i><i>anche<\/i><i> <\/i><i>ai<\/i><i> <\/i><i>bambini<\/i><i> <\/i><i>con<\/i><i> <\/i><i>fragilit\u00e0.<\/i><i> <\/i><i>\u00c8<\/i><i> <\/i><i>una<\/i><i> <\/i><i>gioia<\/i><i> <\/i><i>immensa<\/i><i> <\/i><i>vedere<\/i><i> <\/i><i>tutta<\/i><i> <\/i><i>l\u2019attenzione<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>l\u2019interesse<\/i><i> <\/i><i>che ha<\/i><i> <\/i><i>mio<\/i><i> <\/i><i>figlio<\/i><i> <\/i><i>nel<\/i><i> <\/i><i>seguire<\/i><i> <\/i><i>le<\/i><i> <\/i><i>Storie\u201d.<\/i><\/p>\n<p><strong>\u201cStorie per tutti\u201d\u2026 dove?<br \/>\n<\/strong>La volont\u00e0 di portare questo progetto in luoghi pubblici e di coinvolgere individui svantaggiati e non risponde al desiderio di fare di questo momento un tempo prezioso di incontro, di socializzazione, di coesione della comunit\u00e0 agendo anche come opera di integrazione culturale e intergenerazionale e di sensibilizzazione empatica verso la diversit\u00e0, cio\u00e8 di legittimazione di rappresentazioni diverse.<br \/>\nCos\u00ec, attraverso i nostri appuntamenti itineranti, le Storie sono arrivate a diverse biblioteche, spazi lettura, ma anche a luoghi pi\u00f9 inusuali come parchi pubblici, ReMida Terre d\u2019Acqua (centro di riuso creativo dei materiali di scarto aziendale) oppure al Galaxy, struttura per l\u2019accoglienza di famiglie con problematiche abitative in cui abitano un gran numero di famiglie migranti e dove probabilmente il bisogno di occasioni come questa \u00e8 molto grande ma le opportunit\u00e0 quotidiane molto minori.<\/p>\n<p><strong>Quali letture? Cosa significa \u201csu misura\u201d?<br \/>\n<\/strong>Per le storie ad alta voce utilizziamo 3 modalit\u00e0 diverse per cercare di renderle al pi\u00f9 possibile \u201csu misura\u201d:<\/p>\n<ul>\n<li>Letture in simboli: il testo viene convertito in simboli utilizzando i simboli WLS (<i>Widgit Literacy Symbols<\/i>), utilizzati nell\u2019ambito della Comunicazione Aumentativa e Alternativa<\/li>\n<li>LIS (Lingua dei Segni Italiana): le letture vengono accompagnate dalla traduzione simultanea in LIS<\/li>\n<li>Narrazioni polisensoriali: le letture vengono rappresentate sui diversi piani sensoriali offrendo ai bambini sollecitazioni tattili, uditive e olfattive.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Per \u201cmettere in scena\u201d le letture, utilizziamo svariate tecniche rappresentative tra le quali proiezioni, ombre, kamishibai, illustrazioni dal vivo. Alcune letture sono anche accompagnate con musica dal vivo.<br \/>\nEcco i pensieri di Giulio un bambino che ha partecipato alla narrazione polisensoriale:<br \/>\n<i>\u201cIo sbirciavo un po\u2019 perch\u00e9 se no con quei occhiali rimanevo cieco! Mi piaceva tanto l\u2019acqua e la sabbia, mi ricordava il mare! Mi sono divertito un sacco ma poi non mi piaceva quando c\u2019era la pioggia perch\u00e9 mi bagnavo i capelli e poi a casa mi devo asciugare con il phon. Poi meno male che il vento non era forte, se no volavo via!\u201d.<\/i><\/p>\n<p>Per la scelta delle storie, abbiamo cercato di fare una selezione molto accurata, in quanto siamo consapevoli della grandissima responsabilit\u00e0 che ha l\u2019adulto in questo processo.<br \/>\nLe tematiche che abbiamo scelto sono svariate, ma sicuramente hanno la prevalenza storie che parlano del valore della diversit\u00e0 e dell\u2019auto-accettazione insieme ad altre storie che raccontano il mondo che ci circonda in modo evocativo e con un\u2019alta dose di senso dell\u2019umorismo.<br \/>\nAltri criteri dei quali abbiamo tenuto conto nello scegliere le storie, sono stati la qualit\u00e0 delle illustrazioni e la complessit\u00e0 della loro possibile \u201clettura\u201d, le suggestioni della storia, la ricchezza del vocabolario, l\u2019equilibrio tra storie potenzialmente conosciute e altre inedite.<br \/>\nPresente che \u00e8 futuro<br \/>\nPer concludere, riporto le impressioni di due genitori, una mamma e un pap\u00e0 i cui bambini (e loro stessi) hanno partecipato alle letture.<br \/>\n<i>\u201cHo avuto il piacere di partecipare a due letture che, indirizzate a bambini dai 3 agli 8 anni, si sono rivelate un momento prezioso sopratutto per me: \u00e8 stata<\/i><i> <\/i><i>un\u2019occasione per sperimentare modalit\u00e0 di comunicazione speciali. In viaggio invento era una narrazione polisensoriale nella quale io e i miei due figli pi\u00f9 piccoli siamo stati bendati; privati del senso della vista, ci hanno raccontato la storia permettendoci di visualizzarla attraverso tutti gli altri sensi con l\u2019ausilio di ma<\/i><i>teriali da manipolare, profumi da cogliere, musica, rumori, vento\u2026 una modalit\u00e0 di lettura molto diversa dalla classica lettura di un albo illustrato per bambini,<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>noi<\/i><i> <\/i><i>nuova<\/i><i> <\/i><i>ed<\/i><i> <\/i><i>entusiasmante<\/i><i> <\/i><i>nella<\/i><i> <\/i><i>quale<\/i><i> <\/i><i>mi<\/i><i> <\/i><i>sono<\/i><i> <\/i><i>sentita<\/i><i> <\/i><i>coinvolta<\/i><i> <\/i><i>totalmente sia nel ruolo di ascoltatore che di genitore \u2018cieco\u2019 accompagnatore\u201d. (Francesca)<\/i><\/p>\n<p><i>\u201cAbbiamo<\/i><i> <\/i><i>partecipato<\/i><i> <\/i><i>diverse<\/i><i> <\/i><i>volte<\/i><i> <\/i><i>agli<\/i><i> <\/i><i>incontri<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>Storie<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>tutti<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>ogni<\/i><i> <\/i><i>volta<\/i><i> <\/i><i>\u00e8 stata<\/i><i> <\/i><i>una<\/i><i> <\/i><i>piacevole<\/i><i> <\/i><i>scoperta.<\/i><i> <\/i><i>Molto<\/i><i> <\/i><i>bello<\/i><i> <\/i><i>il<\/i><i> <\/i><i>fatto<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>coinvolgere<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>volta<\/i><i> <\/i><i>in<\/i><i> <\/i><i>volta persone<\/i><i> <\/i><i>nuove<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>si<\/i><i> <\/i><i>mettono<\/i><i> <\/i><i>a<\/i><i> <\/i><i>disposizione<\/i><i> <\/i><i>con<\/i><i> <\/i><i>quello<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>sanno<\/i><i> <\/i><i>fare<\/i><i> <\/i><i>(suonare, <\/i><i>raccontare<\/i><i> <\/i><i>storie\u2026)<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>con<\/i><i> <\/i><i>la<\/i><i> <\/i><i>loro<\/i><i> <\/i><i>umanit\u00e0.<\/i><i> <\/i><i>Un<\/i><i> <\/i><i>ringraziamento<\/i><i> <\/i><i>anche<\/i><i> <\/i><i>a<\/i><i> <\/i><i>loro!<\/i><i> <\/i><i>Tutti <\/i><i>dovremmo mettere parte del nostro tempo a disposizione degli altri e soprattutto dei bambini.<br \/>\n<\/i><i>Penso<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>ad<\/i><i> <\/i><i>Alessandro<\/i><i> <\/i><i>siano<\/i><i> <\/i><i>piaciute<\/i><i> <\/i><i>soprattutto<\/i><i> <\/i><i>le<\/i><i> <\/i><i>storie<\/i><i> <\/i><i>con<\/i><i> <\/i><i>la<\/i><i> <\/i><i>musica<\/i><i> <\/i><i>dal<\/i><i> <\/i><i>vivo<\/i><i> <\/i><i>(chitarra,<\/i><i> <\/i><i>tromba\u2026)<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>le<\/i><i> <\/i><i>esperienze<\/i><i> <\/i><i>sensoriali,<\/i><i> <\/i><i>quelle<\/i><i> <\/i><i>in<\/i><i> <\/i><i>cui<\/i><i> <\/i><i>i<\/i><i> <\/i><i>bimbi<\/i><i> <\/i><i>toccano con mano, odorano e utilizzano sensi meno utilizzati come appunto il tatto.<br \/>\n<\/i><i>Probabilmente<\/i><i> <\/i><i>sottovalutiamo<\/i><i> <\/i><i>il<\/i><i> <\/i><i>fatto<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>questi<\/i><i> <\/i><i>incontri<\/i><i> <\/i><i>costruttivi<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>divertenti per<\/i><i> <\/i><i>i<\/i><i> <\/i><i>bambini<\/i><i> <\/i><i>siano<\/i><i> <\/i><i>molto<\/i><i> <\/i><i>importanti<\/i><i> <\/i><i>anche<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>i<\/i><i> <\/i><i>grandi,<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>i<\/i><i> <\/i><i>genitori.<\/i><i> <\/i><i>Ad<\/i><i> <\/i><i>esempio<\/i><i> <\/i><i>in<\/i><i> <\/i><i>uno<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>questi<\/i><i> <\/i><i>incontri<\/i><i> <\/i><i>ho<\/i><i> <\/i><i>avuto<\/i><i> <\/i><i>modo<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>conoscere<\/i><i> <\/i><i>dei<\/i><i> <\/i><i>libri<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>ignoravo.<br \/>\n<\/i><i>Libri<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>parlano<\/i><i> <\/i><i>ai<\/i><i> <\/i><i>bimbi<\/i><i> <\/i><i>della<\/i><i> <\/i><i>diversit\u00e0.<\/i><i> <\/i><i>Ma<\/i><i> <\/i><i>parlano<\/i><i> <\/i><i>soprattutto<\/i><i> <\/i><i>a<\/i><i> <\/i><i>noi<\/i><i> <\/i><i>grandi, che abbiamo sicuramente pi\u00f9 pregiudizi e paura del \u2018diverso\u2019 dei bambini\u201d. (Mar<\/i><i>co)<\/i><i><\/i><\/p>\n<p>Questi rimandi ci danno una grande gioia e una grande spinta per continuare a lavorare guardando al futuro, speriamo che Storie per tutti continui a crescere e che questo progetto diventi un \u201cgrido\u201d per dimostrare e ricordare che l\u2019accessibilit\u00e0 non deve essere un accessorio, un <i>optional<\/i>, ma deve assolutamente essere parte inscindibile della progettazione culturale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>3.1. Azioni di Memoria di Giovanna Di Pasquale, lettrice e pedagogista Contro la rimozione sociale \u201cNon per ogni oggetto c\u2019\u00e8 un nome, o per ogni propriet\u00e0 un aggettivo, o per ogni azione un verbo. Anzi, \u00e8 vero il contrario: soltanto pochissimi oggetti, propriet\u00e0 e azioni ricevono la nostra attenzione, e vengono battezzati con una parola. [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3608,3591,3595],"edizioni":[3967],"autori":[],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3968],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3558"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3558"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3558\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3596,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3558\/revisions\/3596"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3558"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3558"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3558"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=3558"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=3558"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=3558"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=3558"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=3558"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=3558"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}