{"id":3562,"date":"2025-06-23T11:07:54","date_gmt":"2025-06-23T09:07:54","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3562"},"modified":"2025-07-02T10:27:49","modified_gmt":"2025-07-02T08:27:49","slug":"4-un-movimento-senza-confini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3562","title":{"rendered":"4. Un movimento senza confini"},"content":{"rendered":"<p><strong>4.1. Ippopomati sulla luna<br \/>\n<\/strong>di Roberto Parmeggiani<\/p>\n<p><b><\/b>La sensazione che si prova assomiglia a quella che deve aver vissuto Alice quando \u00e8 entrata nel paese delle meraviglie. Un misto di stupore e curiosit\u00e0. Una specie di smarrimento insieme alla sensazione di trovarsi in un luogo familiare.<br \/>\nPer arrivarci bisogna salire una scala di pietra dietro la Biblioteca Municipale di Sintra. Si raggiunge cos\u00ec un grande giardino su cui si affaccia una veranda con alcuni tavoli e tanti cuscini colorati. L\u2019erba del giardino \u00e8 sufficientemente morbida per potersi sdraiare o rotolare, ci sono alcune sculture con cui i visitatori possono interagire e una vista da togliere il fiato sulle colline e la citt\u00e0 medioevale.<br \/>\nEcco, in questo contesto potete trovare un luogo speciale: un misto tra una Casa della lettura e una Casa del t\u00e8.<br \/>\nQuando ho visitato Hipopomatos na Lua per la presentazione di un libro era fine marzo. Appena ho messo piede in quello spazio, ho immediatamente pensato che descrivesse perfettamente il senso della monografia che state leggendo.<br \/>\n\u00c8 una libreria ma non solo.<br \/>\n\u00c8 una sala di lettura ma non solo.<br \/>\n\u00c8 una sala da t\u00e8 con ottimi dolci ma non solo.<br \/>\n\u00c8 un rifugio, una casa, una culla, una nave, una foresta. Chiacchiere, discussioni, sorprese, dolcezze, scoperte, avventure.<br \/>\n*Nazar\u00e9 de Sousa, responsabile del progetto, racconta di aver dato vita a questo spazio per poter avere un luogo dove entrare e trovare qualcosa di bello e di buono, cose semplici e importanti allo stesso tempo.<br \/>\n\u201cCrediamo che una parte di noi sia fatta di lettere che si uniscono una all\u2019altra e in tutta la loro estensione ci conferiscono l\u2019individualit\u00e0 che siamo. Ci costruiamo a partire dai libri che leggiamo e ci sono parti di noi che sono la somma di ci\u00f2 che abbiamo ricevuto da loro. Leggere \u00e8 formare l\u2019identit\u00e0 e questo facciamo da quando siamo arrivati qui\u201d.<br \/>\nIl pubblico che varca la soglia di Hipopomatos na Lua \u00e8 il pi\u00f9 vario, tutti interessati per\u00f2 a un incontro diretto con il libro. Agli adulti che riprendono i bambini invitandoli a non toccare o a fare piano, Nazar\u00e9 e le sue colleghe dicono che, al contrario, quello \u00e8 un luogo dove i bambini (ma anche gli adulti in verit\u00e0) devono toccare e fare come se fossero a casa loro.<br \/>\nA differenza di altri spazi dedicati al libro, in questa strana casa della lettura al centro di tutto c\u2019\u00e8 proprio la relazione con il libro: come oggetto, come esperienza, come viaggio immaginario. Una relazione libera da stereotipi o buone maniere che, un po\u2019 alla volta, modifica concretamente l\u2019idea che si ha della lettura.<br \/>\nNon pi\u00f9 un dovere o una scocciatura ma nemmeno un\u2019esperienza quasi sacra e reverenziale. L\u2019incontro con il libro, personale e unico, avviene attraverso tutti i sensi anche per il fatto di poter bere un buon t\u00e8 alle tre mente e assaggiare una fetta (e che fetta!) di torta al cioccolato o al mascarpone e frutti di bosco.<br \/>\nIl necessario e il necessario, direi.<br \/>\nPerch\u00e9, almeno l\u00ec, non si deve scegliere tra una cosa o l\u2019altra ma \u00e8 possibile scoprire come il pane e le rose possono trovare posto sulla stessa tavola.<br \/>\nQuando ho visitato la libreria, mentre parlavo con Nazar\u00e9, vedevo i bambini muoversi liberamente nella grande stanza, avvicinarsi agli scaffali e prendere liberamente i libri. Ognuno portava quello scelto o al tavolo tondo oppure sui grandi cuscini o anche in veranda, sull\u2019amaca. Bambini diversi ed eccitati o calmi e pazienti che leggevano il libro intero oppure irrequieti cambiando pi\u00f9 spesso testo. Ecco questa libert\u00e0, ancora una volta, mi \u00e8 sembrata la metafora pi\u00f9 adatta per descrivere un percorso di educazione alla lettura che possa funzionare: una relazione libera con il libro, scelto dal bambino per un qualsiasi motivo o per nessun motivo particolare, libero di immergersi nel testo o nelle immagini, da solo, sdraiato, seduto, appoggiato oppure in gruppo con qualcuno che legge e qualcuno che ascolta.<br \/>\nLibero il libro, liberi i lettori e libera la relazione.<br \/>\nI libri, lo sappiamo, nascono due volte: quando l\u2019autore li scrive e quando il lettore li legge. A noi adulti il compito di creare spazi in cui questa seconda nascita possa av- venire nel modo pi\u00f9 naturale possibile.<\/p>\n<p><i>Hipopomatos<\/i><i> <\/i><i>na<\/i><i> <\/i><i>Lua<\/i><i> <\/i><i>\u00e8<\/i><i> <\/i><i>la<\/i><i> <\/i><i>prima<\/i><i> <\/i><i>libreria<\/i><i> <\/i><i>specializzata<\/i><i> <\/i><i>in<\/i><i> <\/i><i>letteratura<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>ragazzi<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>si trova<\/i><i> <\/i><i>nella<\/i><i> <\/i><i>citt\u00e0<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>Sintra<\/i><i> <\/i><i>(Portogallo).<\/i><i> <\/i><i>\u00c8<\/i><i> <\/i><i>aperta<\/i><i> <\/i><i>a<\/i><i> <\/i><i>tutte<\/i><i> <\/i><i>le<\/i><i> <\/i><i>famiglie<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>ritrovarsi<\/i><i> <\/i><i>attorno<\/i><i> <\/i><i>ai<\/i><i> <\/i><i>libri<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>alle<\/i><i> <\/i><i>storie.<\/i><i> <\/i><i>Per<\/i><i> <\/i><i>fare<\/i><i> <\/i><i>merenda<\/i><i> <\/i><i>si<\/i><i> <\/i><i>possono<\/i><i> <\/i><i>trovare<\/i><i> <\/i><i>t\u00e8,<\/i><i> <\/i><i>caff\u00e8,<\/i><i> <\/i><i>torte<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>bi<\/i><i>scotti.<br \/>\n<\/i><i><\/i>Per saperne di pi\u00f9: <a href=\"http:\/\/hipopomatosnalua.blogspot.it\/\">http:\/\/hipopomatosnalua.blogspot.it<\/a><\/p>\n<p><strong>4.2.Biblioteche in movimento<br \/>\n<\/strong>di Massimiliano Rubbi, giornalista e lettore<\/p>\n<p><b><\/b>\u201cSe il lettore non va al libro, il libro va al lettore\u201d. Come promuovere la lettura, specie tra bambini e ragazzi, dove l\u2019acquisto dei libri \u00e8 un lusso insostenibile per molti e le distanze rendono impossibile frequentare una classica biblioteca? Mettendo i libri in una \u201cbiblioteca in movimento\u201d che raggiunga periodicamente le comunit\u00e0 e le scuole, per consegnare quelli che al primo impatto possono apparire oggetti astrusi e poi tornare a riprenderli; e il veicolo \u00e8 lo stesso usato abitualmente per spostarsi dalla popolazione.<br \/>\nNon poche, e spesso curiose, sono le esperienze di questo tipo. Nel 1995 Obadiah Moyo, fondatore del Programma di Sviluppo per le Biblioteche e le Risorse Rurali (RLRDP), ha guidato la prima biblioteca mobile con un carretto trainato da un asino in giro per lo Zimbabwe: oggi questi \u201cbiblio-asini\u201d sono 15, e ognuno dei carretti da loro trainati pu\u00f2 contenere fino a 1.200 libri. Come spiega Moyo, \u201cgli asini sono donati dai membri della comunit\u00e0, e gli abitanti del villaggio in realt\u00e0 fanno a gara per assicurarsi che siano usati i loro asini, perch\u00e9 sanno che stanno facendo progredire l\u2019educazione entro le proprie comunit\u00e0 locali, e questo porta prestigio\u201d. I libri, forniti dall\u2019associazione Book Aid International, vanno da quelli sonori pensati per chi impara a leggere a quelli educativi e di narrativa, e \u201cquando il carretto si avvicina a una scuola, \u00e8 meraviglioso vedere l\u2019eccitazione dei bambini quando corrono fuori a salutarlo. Ma non \u00e8 semplicemente che il carretto venga scaricato e prosegua. Il carretto rimane per tutto il giorno; i bambini esplorano i libri, condividendo quel che hanno letto, e cantastorie locali della comunit\u00e0 arrivano per dare vita alle storie. \u00c8 davvero un giorno per diffondere il concetto della lettura e per sviluppare la cultura della lettura per la quale stiamo tutti lavorando\u201d. La nuova abitudine alla lettura ha portato in pochi anni a incrementi significativi nei tassi di successo degli esami di inglese nelle scuole secondarie dello Stato africano (in un caso, a decuplicare le promozioni in 6 anni!).<br \/>\nL\u2019asino smentisce fieramente lo stereotipo che lo vede associato all\u2019ignoranza, trasportando in giro libri e conoscenza, anche in Colombia. Il \u201cbiblioburro\u201d ideato a fine anni \u201990 dal giovane insegnante Luis Soriano, con due asini (\u201cAlfa\u201d e \u201cBeto\u201d!) e 70 libri portati in giro sui loro dorsi, continua a svolgere tuttora la sua funzione ogni sabato, tra i villaggi pi\u00f9 isolati dei dipartimenti di Cesar e Magdalena, e con forze moltiplicate: 8 asini e 4.800 libri, in buona parte frutto di donazioni pervenute dopo che una trasmissione radiofonica si era occupata della storia. Il progetto del \u201cbiblio- burro\u201d, oggetto anche di un documentario nel 2007, non si \u00e8 fermato neppure quando <i>el profesor <\/i>Soriano, nel 2012, ha subito l\u2019amputazione di una gamba dopo un incidente con un suo asino, e oggi, dopo essere valso al suo ideatore il premio di \u201cColombiano Ejemplar\u201d nel 2014, si accinge a festeggiare il 20\u00b0 compleanno. La Colombia vanta diversi esempi di biblioteca mobile: il bibliotecario Oswaldo Guti\u00e9rrez nel 2002 ha inventato la \u201cbibliocarreta\u201d, una carretta che la domenica porta i libri nei parchi e tra le case della citt\u00e0 di Sabaneta, mentre la biblioteca della cittadina montana di Guatap\u00e9 \u00e8 gi\u00e0 passata da un esperimento di \u201cbibliocarreta\u201d alla bicicletta attrezzata \u201cPedaLeo\u201d (\u201cPedaLeggo\u201d), che con il suo campanello avvisa del suo arrivo tra i negozi, prima per conoscere i gusti di lettura dei commercianti, troppo impegnati dal loro lavoro per passare in biblioteca, e poi per portare loro i libri (e riprenderli). Come sottolinea in un articolo la rete bibliotecaria di Medellin, \u201cl\u2019obiettivo di \u2018Al son del PedaLeo\u2019 \u00e8 portare a termine una delle missioni pi\u00f9 importanti che hanno le biblioteche di oggi: essere inclusivi. E non solo con chi ha difficolt\u00e0 fisiche o psicologiche per leggere o avvicinarsi alla conoscenza, ma anche con chi per qualunque motivo non ha la possibilit\u00e0 di visitare la biblioteca\u201d.<br \/>\nTornando alla trazione animale (e all\u2019Africa), risale addirittura al 1985 l\u2019uso dei cammelli per il trasporto di libri nelle regioni aride e isolate del Kenya nord-orientale. Come riferisce il servizio bibliotecario nazionale keniota, \u201ci cammelli trasportano i libri in scatole specificamente create per il progetto e li portano ai bambini nelle scuole isolate. Inclusi nelle scatole ci sono anche tende e tappetini perch\u00e9 i bambini li usino sul campo\u201d. La biblioteca mobile su cammelli, riporta la BBC, risulta anche l\u2019unico modo per raggiungere le popolazioni nomadi della zona nel luogo in cui si trovano e potrebbero non trovarsi pi\u00f9 il giorno dopo, popolazioni molto povere in cui \u201cquando un genitore ha un po\u2019 di denaro, preferisce comprare cibo, e quando vede un libro non gli d\u00e0 valore\u201d.<br \/>\nCambia la zona del mondo, cambia il mezzo di trasporto, ma non cambia il sistema: il progetto \u201cBooks-by-Elephant\u201d si serve di 20 elefanti per trasportare libri ai bambini in 37 villaggi montuosi della Thailandia settentrionale, insieme a lavagne di metallo appositamente disegnate per non rompersi durante il trasporto sul dorso dell\u2019elefante, un\u2019esperienza esportata anche nelle province di Xaignabouli e Oudomxay nel Laos settentrionale: e quando arrivano gli elefanti, riferisce l\u2019Elephant Conservation Center che si occupa del servizio in Laos insieme alla ONG Community Learning International, \u201cmolti dei bambini leggono attentamente ogni pagina nel punto in cui sono, mentre altri stringono semplicemente il libro al petto come un bene prezioso, e nella maggior parte dei casi \u00e8 cos\u00ec, essendo il libro il primo oggetto che il bambino abbia mai posseduto\u201d.<br \/>\nSarebbe tuttavia sbagliato pensare che le &#8220;biblioteche mobili&#8221;, con il loro effetto spesso pittoresco, siano da associare esclusivamente alle zone pi\u00f9 isolate e depresse di Paesi economicamente arretrati, e siano destinate perci\u00f2 a scomparire, con lo sviluppo socio-economico, a favore di strutture bibliotecarie \u201ctra quattro mura\u201d. Il 12 aprile scorso \u00e8 stata festeggiata negli Stati Uniti la settima Giornata Nazionale delle Biblioteche Mobili (<i>National<\/i><i> <\/i><i>Bookmobile<\/i><i> <\/i><i>Day<\/i>), per celebrare \u201cuna parte integrale e vitale del servizio bibliotecario negli Stati Uniti da oltre 100 anni\u201d, che \u201cha consegnato informazioni, tecnologia e risorse per l\u2019apprendimento permanente ad americani di tutti i ceti sociali\u201d. Il primo servizio di questo tipo fu istituito nel 1905 dalla bibliotecaria Mary Lemist Titcomb nel Maryland, dapprima appoggiandosi a negozi e uffici postali, poi con un carro a cavalli capace di battere le fattorie della zona con un guidatore e un bibliotecario, e infine dal 1912 con un servizio motorizzato. Anche se il loro numero \u00e8 in calo negli ultimi anni, i servizi di biblioteca mobile negli USA rimangono oggi 660, concentrati in Stati tra Sud e Midwest come Kentucky e Ohio ma anche in California; alla resistenza delle biblioteche su ruote contribuisce in modo determinante il fatto che esse \u201cpossono essere spesso un mezzo efficiente di fornire servizi bibliotecari a grandi aree geografiche\u201d, grazie a un costo di 200.000$ che \u00e8 di 8 volte inferiore a quello di costruzione di una nuova biblioteca stabile. Oltre ai libri, le biblioteche mobili portano nelle comunit\u00e0 rurali giornali, periodici e DVD, offrono servizi di consulenza, corsi e attivit\u00e0, e spesso forniscono tecnologie adattive per persone con disabilit\u00e0, accesso a Internet, a volte videogiochi, sempre pi\u00f9 spesso con veicoli specializzati per obiettivi identificati da nomi come \u201cTechno-mobile\u201d, \u201cJobLink\u201d, \u201cKidmobile\u201d o \u201cABC Express\u201d, e con tecnologie <i>green<\/i><i> <\/i>che riducono l\u2019impatto ambientale dei loro lunghi viaggi. Per questo, non senza un po\u2019 di retorica, le biblioteche mobili possono essere definite nei materiali promozionali del National Bookmobile Day \u201cparte del Sogno Americano \u2013 luoghi di opportunit\u00e0, educazione, auto-aiuto e apprendimento permanente\u201d.<br \/>\nBiblioteche mobili sono presenti anche in Giappone, un Paese ad alta tecnologia e fortemente antropizzato ma che le statistiche collocano tra quelli con le minori medie di lettura al mondo, cos\u00ec come in Norvegia, dove sin dal 1963 la nave Epos passa l\u2019inverno a portare libri a 150 villaggi della costa sud-occidentale, compiendo due giri di 45 giorni ognuno (occhio a non mancare il giorno in cui restituire i prestiti!), per poi essere convertita a servizio dei turisti in estate.<br \/>\nLa biblioteca mobile pi\u00f9 curiosa e significativa del mondo \u00e8 per\u00f2 con ogni probabilit\u00e0 quella realizzata alcuni anni fa dall\u2019assai eccentrico artista argentino Raul Lemesoff a Buenos Aires: una Ford Falcon del 1979 usata al tempo dalla giunta militare, trasformata in \u201ccarro armato\u201d e riempita di 900 libri per diventare, secondo il nome che l\u2019autore le ha dato, una \u201carma di istruzione di massa\u201d. Lemesoff gira tuttora per le citt\u00e0 e le campagne dell\u2019Argentina, regalando un libro in cambio della sola promessa di leggerlo e ricostituendo periodicamente la biblioteca attraverso donazioni private, con l\u2019obiettivo di \u201ccombattere l\u2019ignoranza\u201d e portare \u201cun contributo alla pace attraverso la letteratura\u201d. Ed \u00e8 forse questa idea di \u201cmettere dei fogli nei cannoni\u201d che in fondo anima tutti i bibliotecari che ogni giorno, in tutto il mondo, percorrono decine di chilometri, su veicoli quasi sempre scomodi, insieme all\u2019intento di impedire che qualcuno rimanga separato, a causa della distanza, dal libro che cambier\u00e0 la sua vita.<\/p>\n<p><strong>4.3. Una biblioteca per Korogocho<br \/>\n<\/strong>di Simona Venturoli, Project Manager Servizio Progetti Estero di AIFO<\/p>\n<p><b><\/b>Pu\u00f2 sembrare un azzardo la realizzazione di una biblioteca a Korogocho, una barac- copoli di Nairobi e Baba Dogo con pi\u00f9 di 200 mila abitanti, eppure Mwangaza Community Library Project questa esperienza l\u2019ha realizzata e la sta portando avanti.<br \/>\nDal 2003 AIFO (Associazione Italiana Amici di Follereau) opera in questo difficile contesto attraverso il sostegno a KoskobarK (<i>Korogocho Slum Community Based<\/i><i> <\/i><i>Rehabilitation &#8211; Kenya<\/i>), un\u2019organizzazione comunitaria di Korogocho, ufficialmente riconosciuta dal governo keniota.<br \/>\nLa biblioteca offre numerosi servizi culturali alla comunit\u00e0 e nei suoi locali ha sede anche un centro di riabilitazione per persone svantaggiate che lavorano all\u2019interno di laboratori di sartoria, fabbricazione di candele e tipografia. La biblioteca ha bisogno di fondi per acquistare e riparare libri, riviste e dvd, per aggiustare le finestre e sistemare la rete fognaria.<br \/>\nMwangaza in lingua <i>swahili <\/i>significa luce e questo la dice lunga sul senso di questo progetto: vuol portare la luce alle persone che vivono a Korogocho, una luce che si manifesta per\u00f2 sotto la forma dell\u2019educazione e dell\u2019informazione. Anche lo slogan che accompagna questo progetto, \u201cNuru ya Korogocho\u201d ovvero luce di Korogocho, ne sottolinea la funzione.<br \/>\nLa biblioteca ha aperto i battenti nel marzo del 2012 ed \u00e8 situata ai bordi dello <i>slum <\/i>di Nairobi, diventando cos\u00ec la meta anche di ragazzi e bambini che studiano nei quartieri vicini a Korogocho. La presenza di un libraio formato e di due assistenti volontari permette la sua apertura in tutti i giorni feriali dalle 8 alle 18 e il sabato dalle 9 alle 16. Mediamente si registra un accesso di 30 persone al giorno, con punte di 60 il sabato e nei periodi di sospensione scolastica. Nei primi 4 mesi del 2016 la biblioteca ha registrato un totale di 835 ingressi per persone sopra i 17 anni e di 312 ingressi per persone sotto i 17 anni.<br \/>\nPer accedervi basta pagare una piccola retta annuale, dalla quale per\u00f2 sono escluse le persone disabili che entrano gratuitamente.<br \/>\nLa struttura non riceve finanziamenti pubblici e queste entrate assieme ad altre previste per il futuro (servizio di consulenza per l\u2019uso del proprio telefono cellulare, attivit\u00e0 di copisteria e stampa\u2026) servono al mantenimento della struttura e per l\u2019acquisto e la manutenzione dei libri e dei dvd.<br \/>\nMwangaza Community Library \u00e8 partita con il sostegno di AIFO e dell\u2019iniziativa \u201cBiblioteche solidali\u201d del comune di Roma. Attualmente (fine 2016) la biblioteca dispone di circa 3.323 libri, 1.324 copie di 2 quotidiani nazionali locali, il \u201cDaily Nation\u201d e \u201cThe Standard\u201d, e decine di video e materiali audio visionabili presso la sala comunitaria TV con DVD reader, dove vengono offerte anche attivit\u00e0 di intrattenimento. Riceve e archivia anche la \u201cKenya Gazette\u201d (Gazzetta ufficiale del governo). Inoltre ha attive tre postazioni per l\u2019accesso a internet, offre un servizio di fotocopie a costo inferiore rispetto al mercato e ha una saletta dedicata ai bambini con arredi funzionali.<br \/>\nMwangaza \u00e8 quindi la risposta a una sfida, quella di ridurre la mancanza di spazi a Korogocho dove i bambini possono studiare e di offrire ai ragazzi una struttura ricreativa, di dare, in generale, alla popolazione dello <i>slum<\/i><i> <\/i>un luogo dove potersi informare. A Korogocho, dove le famiglie sono composte da molti figli e le case si riducono spesso a un\u2019unica stanza, la possibilit\u00e0 di aver un luogo tranquillo dove studiare \u00e8 un\u2019esigenza molto sentita. Spesso i bambini e i ragazzi non hanno la possibilit\u00e0 di studiare proprio per la mancanza di luoghi che nemmeno la scuola pubblica pu\u00f2 offrire. \u201cLa biblioteca mi permette di fare i compiti \u2013 dice Achola Samuel Omondi, uno studente di 16 anni \u2013 a casa non riesco a fare bene il mio lavoro, c\u2019\u00e8 troppa confusione; qui posso trovare anche altri libri che io non possiedo\u201d. Molti dei libri della biblioteca ri- guardano infatti le materie che gli studenti devono studiare per la scuola.<br \/>\nLa biblioteca che apre alle 8 e chiude alle 18 ha in realt\u00e0 orari elastici per venire incontro alle esigenze degli studenti e spesso i tre volontari che gestiscono il luogo la tengono aperta fino a tarda sera. \u00c8 soprattutto durante le vacanze scolastiche che Mwangaza ha il suo picco di utenti; in quei giorni i posti a sedere non bastano pi\u00f9 e i ragazzi si mettono sul pavimento per proseguire i loro studi.<br \/>\nIl luogo via via si \u00e8 aperto anche alla popolazione residente che non studia ma ha altre esigenze. Mancano infatti nello <i>slum<\/i><i> <\/i>i luoghi dove riunirsi e parlare, ecco allora che fuori dall\u2019edificio \u00e8 stata allestita una grande tenda chiusa collocata nel cortile interno (60 posti a sedere) dove i membri della comunit\u00e0 possono fare incontri, corsi di formazione, dibattiti e riunioni.<br \/>\nSpiega Richard Omwele, un residente: \u201cEravamo abituati a incontrarci nelle nostre case o semplicemente all\u2019aperto. Adesso invece la biblioteca ci offre una tenda per le riunioni e anche le discussioni si fanno meglio. Ci sentiamo pi\u00f9 liberi di parlare e abbiamo una certa privacy che prima all\u2019aperto non avevamo\u201d.<br \/>\nMwangaza infine \u00e8 anche un centro di riabilitazione per persone con disabilit\u00e0 che frequentano corsi di formazione per la fabbricazione di candele, di sartoria, di artigianato. Racconta Morris Obiero: \u201cSono venuto in biblioteca sperando di leggere il mio giornale preferito e invece ho seguito il corso di formazione su come fare le candele! Questo ha migliorato la mia situazione economica, ha rivoluzionato la mia vita\u201d.<\/p>\n<p><strong>4.4. Un cambiamento possibile<br \/>\n<\/strong>di Roberto Parmeggiani<\/p>\n<p><b><\/b>Il primo libro che Ot\u00e1vio de Souza J\u00fanior C\u00e9sar ha preso in mano \u00e8 stato <i>Don<\/i><i> <\/i><i>Gat\u00f3n<\/i>. Diversamente da molti bambini che conosco, lui non l\u2019ha ricevuto in regalo e nemmeno ha potuto sceglierlo tra gli scaffali di una libreria o, almeno, di una biblioteca. Ot\u00e1vio aveva otto anni e trascorreva le sue giornate accanto al campo di calcio della <i>favela<\/i><i> <\/i>dell\u2019Alem\u00e3o, una delle zone pi\u00f9 violente di Rio de Janeiro. Cresceva, come molti dei bambini che l\u00ec vivevano, sognando di diventare un calciatore e poter fuggire da quella realt\u00e0 troppo stretta per chi, come lui, aveva voglia di volare.<br \/>\nUn giorno, mentre come tanti altri giorni tutti uguali, stava rovistando tra la spazzatura, trov\u00f2 una scatola con alcuni oggetti per bambini. La lotta con gli altri ragazzi fu dura, tutti volevano accaparrarsi il gioco migliore, anche se rotto o molto rovinato. La sua attenzione, per\u00f2, venne attirata da un libro. Lo prese al volo (anche perch\u00e9 non interessava a nessun altro) e corse a casa.<br \/>\nIl libro in questione era proprio <i>Don<\/i><i> <\/i><i>Gat\u00f3n<\/i>.<br \/>\n\u201cHo passato una delle notti pi\u00f9 belle della mia vita in quel nuovo mondo che avevo appena scoperto\u201d \u2013 racconta \u2013 \u201ce il giorno dopo ho chiesto alla mia insegnante perch\u00e9 la biblioteca della scuola era stata chiusa. Lei l\u2019apr\u00ec e da quel giorno fui l\u2019unico che la frequentava per leggere\u201d. Quando la biblioteca della scuola divent\u00f2 piccola si spost\u00f2 in una un po\u2019 pi\u00f9 grande anche se per raggiungerla, dalla sua <i>favela<\/i>, doveva camminare pi\u00f9 di 40 minuti.<br \/>\nQuell\u2019esperienza ha marcato profondamente la vita di Ot\u00e1vio.<br \/>\nL\u2019incontro con i libri, con le storie, con quei personaggi gli ha permesso di immaginare un futuro diverso, di potersi pensare altro rispetto allo stereotipo del <i>favelado <\/i>senza un futuro diverso da quello di chi \u00e8 venuto prima.<br \/>\nOggi Ot\u00e1vio \u00e8 uno scrittore, un narratore, \u00e8 il fondatore e il coordinatore del progetto \u201cLer \u00e8 10 \u2013 Leggere nella favela\u201d, che mira ad aprire biblioteche nel complesso dell\u2019Alem\u00e3o. La missione principale del programma \u00e8 quella di mostrare ai bambini \u2013 circa l\u201980% dei partecipanti \u2013 e ai giovani, che i libri possono aprire porte e orizzonti che l\u2019ingiustizia sociale e l\u2019assenza dello Stato si impegnano a chiudere. Un nuovo orizzonte che valichi quello offerto dalla <i>favela<\/i>, un nuovo immaginario a cui riferirsi per pensarsi adulti.<br \/>\n\u201cHo vissuto per molti anni in una comunit\u00e0 violenta, dove la realt\u00e0 quotidiana era molto dura, con scontri continui tra trafficanti di droga e la polizia. Una delle cose che mi rendeva pi\u00f9 triste era il fatto che i <i>narcos<\/i><i> <\/i>erano visti come eroi a Rio: compravano i vestiti migliori, le scarpe pi\u00f9 belle, avevano le auto pi\u00f9 costose\u201d.<br \/>\nPer questo un giorno Ot\u00e1vio decise che avrebbe tentato di \u201cinvertire i valori\u201d usando la letteratura che aveva tanto influito nella sua vita.<br \/>\nCominci\u00f2 a spostarsi nella comunit\u00e0 in cui viveva portando con s\u00e9 una valigia piena di libri. Stendeva un tappeto colorato e invitava la gente ad avvicinarsi e a leggere.<br \/>\nPi\u00f9 di una volta \u00e8 stato fermato dalla polizia a cui ha dovuto spiegare che in quella valigia non era contenuta droga o grandi quantit\u00e0 di banconote ma qualcosa di molto pi\u00f9 importante.<br \/>\nQuell\u2019esperienza di incontro e divulgazione \u00e8 stato il primo nucleo di ci\u00f2 che poi sarebbe diventata una vera e propria biblioteca nata anche grazie alla partecipazione di Ot\u00e1vio a un <i>reality show <\/i>per raccogliere fondi. Dopo aver camminato a piedi nudi sopra una corda riusc\u00ec a guadagnare 5000 dollari che pot\u00e9 reinvestire nel progetto. \u201cAll\u2019inizio mi consideravano come una specie di Don Chisciotte, mi conoscevano come il pazzo dei libri\u201d.<br \/>\nOggi, grazie a tutto ci\u00f2, la comunit\u00e0 conta su una biblioteca stabile e altre itineranti che vanno incontro alle persone per avvicinarle alla lettura e promuovere un\u2019educazione alla libert\u00e0 di pensiero.<br \/>\nOltre al servizio di prestito dei libri e alla possibilit\u00e0 di utilizzare spazi per studiare o anche, semplicemente, per fare comunit\u00e0 in un luogo tranquillo e protetto, il progetto prevede attivit\u00e0 anche fuori dalla comunit\u00e0 quali la visita alla Biblioteca nazionale di Rio de Janeiro, alle librerie della citt\u00e0 oppure gite culturali in generale. \u201cMolti dei bambini che partecipano al progetto non avevano denaro per permettersi tali esperienze, cos\u00ec attraverso la letteratura abbiamo cercato anche di superare i limiti geografici\u201d.<br \/>\nQuel primo libro, nelle mani di Ot\u00e1vio, si \u00e8 trasformato in centinaia di libri che, uno dopo l\u2019altro, hanno modificato radicalmente la realt\u00e0 nella quale vivevano. Un esempio concreto dell\u2019importanza di un luogo come la biblioteca: apparentemente innocuo ma vero promotore di un cambiamento possibile.<\/p>\n<p><strong>Nel paese dei libri<br \/>\n<\/strong>Una manciata di libri per i pi\u00f9 piccoli (ma anche per gli adulti che leggeranno con loro) per immergersi in un mare di suggestioni, bellissime illustrazioni e piccole storie per navigare tra fiumi e nuvole di parole, per trovare parole per dire la rabbia, la gioia, la tristezza, per sorridere e lasciarsi abbracciare. A questi suggerimenti aggiungiamo un ultimo libro che racconta la storia, vera, di Alja che \u00e8 riuscita a salvare quasi tutti i libri della biblioteca di Bassora, in Iraq, prima che la guerra la distruggesse.<\/p>\n<p>Oliver Jeffers, Sam Winston, <i>La<\/i><i> <\/i><i>bambina<\/i><i> <\/i><i>dei<\/i><i> <\/i><i>libri<\/i>, Lapis, 2016<br \/>\nAlessandro Sanna, <i>Castelli di libri<\/i>, Franco Cosimo Panini, 2014<br \/>\nQuint Buchholz, <i>Nel<\/i><i> <\/i><i>paese<\/i><i> <\/i><i>dei<\/i><i> <\/i><i>libri<\/i>, Beisler, 2014<br \/>\nSergio Ruzzier, <i>Stupido<\/i><i> <\/i><i>libro!<\/i>, Topipittori, 2016<br \/>\nLane Smith, <i>\u00c8 un libro<\/i>, Rizzoli, 2010<br \/>\nSilvia Borando, <i>Questo<\/i><i> <\/i><i>libro<\/i><i> <\/i><i>fa<\/i><i> <\/i><i>tutto<\/i>, Minibombo, 2017<br \/>\nJeanette Winter, <i>Alja<\/i><i> <\/i><i>la<\/i><i> <\/i><i>bibliotecaria<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>Bassora<\/i>, Mondadori, 2006<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>4.1. Ippopomati sulla luna di Roberto Parmeggiani La sensazione che si prova assomiglia a quella che deve aver vissuto Alice quando \u00e8 entrata nel paese delle meraviglie. Un misto di stupore e curiosit\u00e0. Una specie di smarrimento insieme alla sensazione di trovarsi in un luogo familiare. 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