{"id":359,"date":"2009-11-04T17:05:47","date_gmt":"2009-11-04T17:05:47","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=359"},"modified":"2025-12-15T16:52:16","modified_gmt":"2025-12-15T15:52:16","slug":"lavoro-di-cura-corpo-e-sessualit","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=359","title":{"rendered":"7. Lavoro di cura, corpo e sessualit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>In ogni relazione il corpo \u00e8 il linguaggio pi\u00f9 tipico e immediato, \u00e8 fonte di perenne comunicazione, le sensazioni che provoca nell&#8217;altro sono un invito o un ostacolo alla prosecuzione<!--break--> del rapporto. Il corpo parla attraverso i suoi odori, i suoi movimenti, la sua forma, il suo abbigliamento, tutti questi segnali spesso sono inconsapevoli ma fondanti l&#8217; interazione tra persone. Ogni persona presentando se stessa, presenta contemporaneamente il suo modo di considerare l&#8217; altro. Nella comunicazione tra corpi si pu\u00f2 instaurare pi\u00f9 o meno un ritmo, un passo di danza: tanto pi\u00f9 c&#8217; \u00e8 empatia, comprensione reciproca, tanto pi\u00f9 c&#8217; \u00e8 ritmo, capacit\u00e0 di aspettare, di sincronizzarsi, di compiere movimenti non intrusivi ma complementari, di affidarsi e fidarsi reciprocamente.<br \/>\nUna riflessione significativa nel lavoro di cura riguarda quindi il corpo come sostanza della relazione, come dimensione primaria della persona, del suo essere.<br \/>\nNelle relazioni di cura c&#8217; \u00e8 sempre un aspetto corporeo, che pur essendo a volte massiccio \u00e8 spesso pieno di invisibilit\u00e0; quindi gli viene attribuita ad esso poca importanza, mentre al contrario il contatto e l&#8217;intimit\u00e0 tra i corpi dell&#8217;operatore e dell&#8217;utente mette in luce una reciprocit\u00e0 e complessit\u00e0 di emozioni molto diverse a volte legati al maternage, a volte al piacere, all&#8217; imbarazzo, alla vergogna. Ogni corpo \u00e8 un corpo sessuato, e quindi l&#8217;incontro tra corpi, all&#8217;interno della relazione di cura, \u00e8 anche un incontro tra corpi sessuati.<br \/>\nApprofondire il tema della sessualit\u00e0 significa lavorare sulle emozioni tra operatore e persona disabile, anche attraverso la sostanza stessa di queste emozioni, cio\u00e8 il corpo.<br \/>\nSpesso il corpo della persona disabile viene percepito da chi lo cura in maniera fissa, nella staticit\u00e0, sembra un corpo che non matura, che forse non diventa mai adulto (e quindi esplicitamente sessuale) in quanto continua ad avere delle esigenze primordiali di cura (essere lavato, vestito, imboccato) che lo avvicinano di pi\u00f9 al corpo di un neonato che al corpo di un uomo o di una donna.<br \/>\nIl rapporto tra corpo e sessualit\u00e0 pu\u00f2 ampliare la riflessione rispetto ad un tema quale quello dell&#8217;identit\u00e0: l&#8217;identit\u00e0 corporea determina anche la maturazione dell&#8217;identit\u00e0 sessuale e questo anche in presenza di un deficit. Esiste uno stretto legame tra percezioni provenienti dal corpo, sentimenti che ne derivano e la costante evoluzione dello sviluppo psicosessuale.<br \/>\nIn questa prospettiva si inserisce la necessit\u00e0 di comprendere e approfondire la consapevolezza che occuparsi della sessualit\u00e0 dell&#8217;altro \u00e8 anche occuparsi del corpo dell&#8217;altro attraverso il proprio corpo.Il coinvolgimento nella relazione di cura dell&#8217; emotivit\u00e0 sono spesso fortemente sollecitati dal contatto corporeo e dalla sessualit\u00e0.<br \/>\nNell&#8217;esercitare il lavoro di cura in qualche modo si fanno i conti con le poprie modalit\u00e0 e capacit\u00e0 di stare in relazione, di includersi nelle diade, di non separare rigidamente se stessi da ci\u00f2 che si fa. Ci si trova di fronte alla necessit\u00e0 di integrare la dimensione affettiva con le competenze lavorative.<br \/>\nLa fatica e il travaglio di trovare un equilibrio tra le diverse componenti pu\u00f2 evocare immagini di inadeguatezza professionale, in ultimo fragilit\u00e0 personale e risultare quasi incompatibile con le competenze del lavoro.<br \/>\nAlcuni compiti o ruoli che hanno a che vedere con l&#8217;assistenza o il contatto corporeo, evocano paure antiche di essere troppo &#8220;materni&#8221;, &#8220;vicini&#8221;, di essere svalutati. Allora si ricorre ad una tecnica asettica, adottata spesso come antidoto per avere una distanza emotiva che possa mettere al riparo da tutto ci\u00f2.<br \/>\nIl contatto con un corpo portatore di rappresentazioni che evocano anche la diversit\u00e0 provoca un confronto inevitabile con il proprio corpo e con il rapporto che esso sottende con questi argomenti.<br \/>\nChi fa una professione che prevede un quotidiano contatto con la sofferenza, corre il rischio di trovarsi nella condizione emotiva di non legittimare per se stesso alcun aspetto vitale, giocoso, soddisfacente del proprio essere. Quasi una sorta di lutto che produce una miriade di piccole o grandi situazioni: non parlare della propria vita, dei propri affetti, dei cambiamenti e progetti o anche vestirsi in modo dimesso con la scusa delle comodit\u00e0 e cosi via.<br \/>\nSe per\u00f2 non ci si legittima a essere e ad avere cose che potenzialmente possono essere invidiate (salute, cura del proprio corpo, sessualit\u00e0), se non si tollera l&#8217;eventualit\u00e0 dell&#8217;attacco invidioso , pu\u00f2 accadere che ci si ritrovi a togliersi di dosso tutto quello che pu\u00f2 caratterizzare la propria persona e svuotare quindi la relazione.<br \/>\nCos\u00ec facendo chi cura gli altri pu\u00f2 ridursi ad una modalit\u00e0 di porsi timorosa e scostante condannando se stesso ad un aspetto mesto e schivo, nel tentativo onnipotente e fallimentare di controllare l&#8217;altro, prevedendone e neutralizzandone le reazioni. Per contro<br \/>\nla corporeit\u00e0 nel rapporto tra chi cura e chi \u00e8 bisognoso pu\u00f2 implicare situazioni molto complesse e coinvolgenti e suscitare la gelosia, la rabbia, l&#8217;invidia di chi ne \u00e8 escluso (altri operatori, utenti, familiari). A volte il &#8220;privilegio&#8221; della relazione a due si accompagna al piacere del contatto, e a promuovere reciproche emozioni.<br \/>\nL&#8217;intimit\u00e0 mette in luce una reciprocit\u00e0 di emozioni a volte legate al maternage, a volte legate a provare imbarazzo, vergogna e anche senso di disgusto e desiderio di fuga.<br \/>\nIl lavoro di cura &#8220;corporeo&#8221;, pur essendo cos\u00ec presente, \u00e8 spesso caricato di una grande invisibilit\u00e0; viene ad esso attribuita un&#8217;importanza tanto scontata da diventare irrilevante e questo indirettamente forse permette di impoverire la capacit\u00e0 di riflettere sulle eccessive identificazioni tra operatori e utenti o, viceversa sul bisogno di affermare e confermare le differenze.<br \/>\nSpesso risulta difficile parlare della fisicit\u00e0 delle persone a cui prestiamo aiuto e dell&#8217;aspetto corporeo del rapporto. E&#8217; possibile vivere emozioni intense ma queste sono spesso difficilmente verbalizzabili. L&#8217;utente, sporco o pulito, tenero o aggressivo, sorprende, provoca, disorienta. Costringe chi si occupa di lui a considerare sensazioni molto diverse e direttamente legate all&#8217;affettivit\u00e0, l&#8217;aggressivit\u00e0, la sessualit\u00e0. Non \u00e8 facile soffermarsi con il pensiero e comunicare agli altri il forte imbarazzo provato in certi momenti di intimit\u00e0, le inquietanti emozioni suscitate dal contatto tra corpi e che quindi agiscono in tema di sessualit\u00e0 e affettivit\u00e0.<br \/>\nPer riuscire a rendere partecipi altri della propria esperienza, occorre riconoscere innanzitutto a se stessi il proprio sconcerto, la propria istintiva reazione, sia essa di ansia, di piacere, di disgusto o attrazione.<br \/>\nD&#8217;altro canto, assumendosi la responsabilit\u00e0 di dire a qualcun&#8217; altro la propria emozione si fa strada la possibilit\u00e0 di elaborarla meglio interiormente.<br \/>\nIndubbiamente l&#8217;incontro con chi vive sulla propria pelle la presenza visibile della diversit\u00e0 o della mancanza di integrit\u00e0, produce un contatto diretto con la vitalit\u00e0, la caparbiet\u00e0 dell&#8217;esserci, con l&#8217;imposizione del proprio bisogno.<br \/>\nTutto questo include anche il confronto con la finitezza, il limite e la loro sopportabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Cos\u00ec dicono le parole di un passo letterario:<br \/>\n&#8220;Ecco la mia storia, in parole semplici. Ti Prego di non chiedermela pi\u00f9. Te l&#8217;ho detta per darti un avvertimento. Le persone daneggiate sono pericolose. Sanno di poter sopravvivere.&#8221;<br \/>\n[\u2026]&#8221;Lo so. Non \u00e8 un tesoro da custodire gelosamente. Solo una storia che non desidero raccontare, di un ragazzo che non hai mai conosciuto.&#8221;<br \/>\n&#8220;E questo ti rende pericolosa?&#8221;<br \/>\n&#8220;Tutte le persone danneggiate sono pericolose. \u00c8 la sopravvivenza che le rende tali.&#8221;<br \/>\n&#8220;Perch\u00e9?&#8221;<br \/>\n&#8220;Perch\u00e9 non hanno piet\u00e0. Sanno che gli altri possono sopravvivere, come loro.&#8221;<br \/>\n(tratto da Hurt, Il danno, I Canguri\/Feltrinelli, Milano, 1991, p. 369<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In ogni relazione il corpo &egrave; il linguaggio pi&ugrave; tipico e immediato, &egrave; fonte di perenne comunicazione, le sensazioni che provoca nell&#8217;altro sono un invito o un ostacolo alla prosecuzione<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3595,3589],"edizioni":[26],"autori":[2698],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3684],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/359"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=359"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/359\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5897,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/359\/revisions\/5897"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=359"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=359"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=359"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=359"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=359"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=359"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=359"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=359"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=359"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}