{"id":3601,"date":"2025-07-02T10:48:00","date_gmt":"2025-07-02T08:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3601"},"modified":"2025-07-11T11:37:18","modified_gmt":"2025-07-11T09:37:18","slug":"2-fare-impresa-unimpresa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3601","title":{"rendered":"2. Fare impresa? Un\u2019impresa&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>di Michela Trigari, giornalista<b><\/b><\/p>\n<p>La fatica di fare impresa. Per molti, ma non per tutti, o almeno non per chi lavora nel settore della mobilit\u00e0 accessibile. All Mobility \u00e8 una cooperativa sociale di Reggio Emilia \u2013 con circa 400.000 euro di fatturato l\u2019anno \u2013 nata nel 2004 in seguito al- la necessit\u00e0 constatata personalmente dai due fondatori, Maurizio Cassinadri e Gerardo Malangone (entrambi in carrozzina per via di un incidente), del bisogno di soluzioni per l\u2019 auto, lo sport e il tempo libero delle persone con disabilit\u00e0. Stanchi di lavorare alle dipendenze di due ortopedie, hanno deciso di mettersi in proprio per dare loro risposte pi\u00f9 complete. All\u2019inizio erano soltanto un centro Fiat Autonomy con simulatore di guida e pista di prova, poi si sono ingranditi ed \u00e8 arrivata anche la commercializzazione di ausili e la <i>partnership<\/i><i> <\/i>con il centro di riabilitazione \u201cCardinal Ferrari\u201d di Fontanellato (Parma). Oltre ai due soci titolari, responsabili della consulenza, in All Mobility lavorano anche Marco Roncato (capo officina, anch\u2019egli disabile) e altre quattro persone. Gianni Conte, invece, \u00e8 un imprenditore marchigiano diventato paraplegico per via di una caduta dalla moto durante una gara di enduro. \u00c8 l\u2019ideatore di Triride, un propulsore elettrico per carrozzine <i>made<\/i><i> <\/i><i>in<\/i><i> <\/i><i>Italy<\/i>: una sorta di ruotino anteriore con il manubrio, facile da agganciare e sganciare, leggero, che garantisce un\u2019autonomia di circa 50 chilometri su percorso pianeggiante. La sua \u00e8 un\u2019azienda giovane: nata nel 2013, ora ha partner-importatori in nove Paesi europei e a marzo Triride \u00e8 stato selezionato come finalista del concorso per prodotti innovativi alla Fiera Naidex di Birmingham (nel Regno Unito). Poi c\u2019\u00e8 il designer torinese Danilo Ragona, che non cammina pi\u00f9 a causa di un incidente, e la sua nuovissima Fixed, una carrozzina in vari colori e ruote intercambiabili per ogni terreno, realizzata sulla scia della precedente B-Free Multifunction dalla sua Able to Enjoy srl. Prima di loro c\u2019\u00e8 stata l\u2019intuizione di Paolo Badano, imprenditore di Savona che da oltre vent\u2019anni convive con la carrozzina per colpa della strada. Nel 2009 la sua attenzione viene rapita dal Segway, quel mezzo auto-bilanciante a due ruote con cui ci si sposta stando in piedi. Decide cos\u00ec di adattarlo al \u201cpopolo dei seduti\u201d (come lui spesso definisce la disabilit\u00e0 motoria) e dopo due anni nasce Genny. Daniele Regolo, invece, un deficit uditivo grave, si occupa di tutt\u2019altro: lui ha fondato Jobmetoo.com, un\u2019agenzia per il lavoro online autorizzata dal Ministero del Welfare per la ricerca e la selezione di personale appartenente alle categorie protette, il cui team \u00e8 composto da persone con e senza disabilit\u00e0.<br \/>\nQueste sono tutte storie di successo. Ma la realt\u00e0 \u00e8 diversa o, perlomeno, multi- sfaccettata. Per quasi due anni, fino a dicembre 2016, ho curato la rubrica mensile \u201cChe impresa\u201d su Superabile Inail, il magazine per la disabilit\u00e0 dell\u2019Istituto naziona- le per l\u2019assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. Il tema pi\u00f9 ricorrente? La difficolt\u00e0 di stare sul mercato soprattutto per le cooperative sociali di tipo B (quelle che si occupano di inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, tra cui anche i disabili), molto poche al Sud. Spesso infatti sono emanazione di un\u2019associazione, hanno necessit\u00e0 di partecipare ai bandi sostenuti dal Fondo sociale europeo, di adottare contratti part-time per contenere i costi, di diversificare l\u2019offerta di prodotti o servizi per arginare la concorrenza e di instaurare convenzioni con gli enti locali \u2013 i \u201cclienti\u201d migliori \u2013 per riuscire a sopravvivere (quasi la met\u00e0 delle entrate di queste cooperative provengono infatti dall\u2019amministrazione pubblica). Secondo il rapporto 2016 \u201cL\u2019impatto sociale delle attivit\u00e0 di inclusione lavorativa in Italia\u201d, realizzato dall\u2019Osservatorio sull\u2019impresa sociale di Isnet, sono 44.545 le persone disabili (per invalidit\u00e0 fisica, psichica e sensoriale) occupate nelle cooperative sociali di tipo B \u2013 che contano quasi 6.400 realt\u00e0 iscritte all\u2019Albo del Ministero dello Sviluppo economico \u2013 per un valore netto di oltre 103 milioni 650mila euro e con un ritorno sociale di 1,89, il che significa che per ogni euro investito per l\u2019inserimento lavorativo di un soggetto disabile sono stati ottenuti risultati pari a quasi il doppio. Servizi ambientali e manutenzione del verde, artigianato, lavorazione per conto terzi, agricoltura, pulizie, logistica, ristorazione, grafica, informatica, call center e turismo accessibile sono i settori che vanno per la maggiore. \u201cMa se l\u2019impatto sociale sul territorio mo- stra un lavoro molto positivo da parte delle cooperative di tipo B e una buona reattivit\u00e0 rispetto alla crisi economica, ci\u00f2 non vuol dire che siano tutte altamente performanti \u2013 commenta Laura Bongiovanni, presidente di Isnet e responsabile dell\u2019Osservatorio \u2013. Stentano a decollare soprattutto le convenzioni ex art. 14 della legge 276\/03 (che prevedono il conferimento di commesse di lavoro alle cooperative sociali da parte delle aziende come parziale assolvimento degli obblighi di assunzione di lavoratori disabili) e la gestione del welfare aziendale, diffusi solo al Nord e in basse percentuali. Per restare a galla, per\u00f2, occorre intercettare le trasformazio- ni, cogliere le opportunit\u00e0 e saper raccontare, narrare o comunque comunicare la cooperazione\u201d. Nell\u2019orizzonte delle imprese sociali che si occupano di inserimento lavorativo delle persone disabili o svantaggiate, infine, \u201cci sono anche innovazione e start up\u201d, aggiunge Laura Bongiovanni.<br \/>\nLa strada dell\u2019imprenditoria, anche individuale, diventa dunque una via alternativa da percorrere. Anche perch\u00e9, in tempo di crisi e di scarsit\u00e0 di lavoro, se si ha \u201csoltanto\u201d una disabilit\u00e0 fisica a volte conviene giocare la carta della propria professionalit\u00e0 in modo autonomo. I casi citati all\u2019inizio ne sono un esempio. La stessa legge n. 104\/92 per l\u2019integrazione sociale e i diritti delle persone disabili prevede che le Regioni possano disciplinare agevolazioni per sostenere l\u2019autoimprenditorialit\u00e0 e l\u2019autoimpiego dei singoli. Nulla vieta, poi, di richiedere incentivi tralasciando la propria disabilit\u00e0 e puntando magari sull\u2019appartenenza ad altre categorie: giovani, donne e disoccupati sono le pi\u00f9 gettonate. Non soltanto a livello locale, ma anche nazionale (Invitalia, l\u2019Agenzia nazionale per l\u2019attrazione di investimenti e lo sviluppo d\u2019impresa di propriet\u00e0 del Ministero dell\u2019Economia, \u00e8 l\u2019organismo di riferimento). L\u2019art. 8 del decreto legislativo n. 22\/2015, emanato in attuazione del Jobs Act, inoltre, prevede l\u2019erogazione anticipata e in un\u2019unica soluzione della Naspi (la Nuova assicurazione sociale per l\u2019impiego che ha sostituito l\u2019indennit\u00e0 di disoccupazione) a titolo di incentivo per l\u2019avvio di un\u2019attivit\u00e0 lavorativa autonoma o di impresa individuale o per la sottoscrizione di una quota di capitale sociale di una cooperativa nella quale il rapporto mutualistico abbia per oggetto la prestazione di lavoro da parte del socio.<br \/>\nPer finire, altre due buone notizie: il decreto sull\u2019impresa sociale varato a fine giugno, in attuazione della riforma del Terzo settore, che prevede anche la parziale possibilit\u00e0 di distribuzione degli utili tra i soci e agevolazioni fiscali per gli investimenti di capitale, e il Fondo rotativo di garanzia e per il credito agevolato di 200 milioni di euro stanziato dal governo a sostegno di questo tipo di imprese, cooperative sociali comprese. L\u2019obiettivo? Dare impulso e sostenibilit\u00e0 a nuovi e vecchi bisogni, anche a quelli delle persone disabili che lavorano al di fuori del collocamento mirato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Michela Trigari, giornalista La fatica di fare impresa. Per molti, ma non per tutti, o almeno non per chi lavora nel settore della mobilit\u00e0 accessibile. 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