{"id":3603,"date":"2025-07-02T10:58:35","date_gmt":"2025-07-02T08:58:35","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3603"},"modified":"2025-07-11T11:36:43","modified_gmt":"2025-07-11T09:36:43","slug":"3-un-indice-puntato-verso-linclusione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3603","title":{"rendered":"3. Un indice puntato verso l\u2019inclusione"},"content":{"rendered":"<p>di Massimiliano Rubbi<\/p>\n<p>Parafrasando Giulio Andreotti, \u201cnon basta (saper) fare un buon prodotto: bisogna avere anche qualcuno che te lo compri\u201d. Per questo diventano cruciali le relazioni di affari, uno dei benefit pi\u00f9 rilevanti promessi dai programmi di certificazione proposti negli USA dal \u201cDSDP \u2013 Disability Supplier Diversity Program\u201d. Il programma \u00e8 gestito dall\u2019USBLN \u2013 Business Leadership Network, una non-profit che affilia oltre 5.000 imprese negli USA con l\u2019obiettivo di \u201cinfluenzare l\u2019inclusione della disabilit\u00e0 sui luoghi di lavoro, nella catena di distribuzione e nel mercato\u201d, e si rivolge tanto alle \u201cDOBEs \u2013 Disability-Owned Business Enterprises\u201d, le aziende il cui possesso \u00e8 almeno al 51% in mano a una o pi\u00f9 persone con disabilit\u00e0, quanto ad altre imprese in cerca di \u201cdiversificazione della catena di distribuzione\u201d: mentre le prime sono oggetto del processo di certificazione, le seconde vengono messe in contatto con esse per stabilire appunto relazioni di affari proficue (oltre, come si dir\u00e0, a essere oggetto di un diverso ordine di \u201cvalutazione\u201d). Alle DOBEs vengono inoltre forniti seminari di formazione e tutoraggio formale in aree come accesso ai capitali, redazione di business plan, strategie di sviluppo e gestione della catena di distribuzione \u2013 e, in aggiunta, la possibilit\u00e0 di partecipare alla conferenza annuale USBLN, la cui 20\u00b0 edizione, nell\u2019agosto 2017, ha visto la presenza di circa 1.200 persone, tra cui oltre 500 dirigenti di impresa e settore pubblico.<br \/>\nLe DOBEs certificate al momento sono un centinaio, presenti in quasi la met\u00e0 degli Stati USA, tra grandi aree metropolitane e zone rurali. Contro una facile aspettativa, circa un quarto di esse hanno una dimensione di mercato internazionale, in alcuni casi con fatturati nell\u2019ordine dei milioni di dollari. Come sottolinea Philip DeVliegher, che collabora con l\u2019USBLN come fondatore della societ\u00e0 di consulenza pDe- vl, \u201cla maggior parte sono o di proprietari unici, o, se sono una societ\u00e0, la maggioranza \u00e8 di una o due persone con disabilit\u00e0, su magari 2 o 3 proprietari di imprese ancorch\u00e9 grandi \u2013 non certifichiamo aziende quotate in Borsa\u201d. Quanto ai vantaggi offerti dalla certificazione, secondo DeVliegher non possono essere citati singoli casi di imprese di successo perch\u00e9 \u201cne abbiamo di innumerevoli. Immagino che dipenda da come si definisce il successo, ma penso che molti direbbero di essere di successo. Molte, se non tutte le multinazionali che acquistano da queste imprese richiedono che esse siano certificate DOBEs, entro robusti programmi di diversificazione dei fornitori che includono imprese a propriet\u00e0 femminile, di minoranze, e altre classificazioni certificate per proprietari di impresa che sono considerati svantaggiati negli Stati Uniti\u201d.<br \/>\nL\u2019adozione di sistemi di acquisto diversificati e orientati a categorie svantaggiate \u00e8 una scelta volontaria ma consolidata delle grandi imprese, che in questo appaiono avere una posizione molto pi\u00f9 avanzata del <i>public<\/i><i> <\/i><i>procurement<\/i>. Su 50 Stati federali, Massachusetts e Pennsylvania appaiono infatti gli unici due ad aver adottato (e solo dal 2015) impegni verso le imprese di persone con disabilit\u00e0, estendendo a questo ambito i loro programmi rivolti alla valorizzazione di \u201cpiccole imprese diverse\u201d gestite da minoranze o persone svantaggiate (donne, veterani, persone LGBT). Nel riconoscimento delle imprese di persone con disabilit\u00e0, identificate sulla base della certificazione DOBE, ai due Stati si stanno affiancando nell\u2019estate 2017 lo Stato del New Jersey e la citt\u00e0 di New York. Come racconta Elaine Kubik, responsabile dei rapporti con i media per USBLN: \u201csono stata di recente a un evento tenuto dal responsabile del controllo di gestione della citt\u00e0 di New York; hanno gi\u00e0 un programma, vogliono diversificare il denaro speso dalla citt\u00e0 per assicurarsi che vada a minoranze e donne in affari, e questo recente evento era per includere imprese possedute da proprietari LGBTQ e con disabilit\u00e0. Stiamo vedendo questa sorta di \u2018effetto domino\u2019 in altre citt\u00e0; penso che in generale le citt\u00e0 vogliano avere opportunit\u00e0 per diverse minoranze a tutto campo, per cui quando iniziano con le donne in affari, allora c\u2019\u00e8 una pressione per dire \u2018OK, ma allora che facciamo di queste altre minoranze?\u2019, e si inizia a espanderle\u201d. Questa espansione, apparentemente tutta concentrata nelle \u201ctredici colonie\u201d lungo la East Coast, porterebbe le DOBE ad \u201caggredire\u201d budget di spesa complessivi nell&#8217;ordine delle centinaia di miliardi di dollari, senza per\u00f2 prevedere, almeno fino a oggi, quote a loro riservate entro la spesa pubblica diretta o indiretta (tramite obblighi di sub-approvvigionamento imposti ai fornitori).<br \/>\nIn base alla \u201cSection 503\u201d della normativa USA sull\u2019handicap, solo le imprese che hanno contratti con gli organismi federali sono tenute ad assumere direttamente quote di dipendenti con disabilit\u00e0 \u2013 un obbligo stabilito solo nel 2014 e meno stringente di quello in vigore in molti Stati europei. Sarebbe auspicabile perseguire l\u2019inclusione lavorativa delle persone con disabilit\u00e0 non tramite pi\u00f9 assunzioni dirette, ma con obblighi pi\u00f9 estesi e vincolanti di inserire DOBEs tra i propri fornitori?<br \/>\nLa risposta di DeVliegher \u00e8 negativa: \u201cPenso che sarebbe un problema, non risolverebbe la questione. Sappiamo che le persone con disabilit\u00e0 hanno un tasso di disoccupazione molto pi\u00f9 alto, per cui lo scopo di questa normativa era di includere pi\u00f9 persone con disabilit\u00e0 nella prassi dell\u2019assunzione. Assumere persone con disabilit\u00e0 e includerle nella propria catena di distribuzione sono due cose differenti, per cui non penso che questo sarebbe efficace\u201d. DeVliegher segnala anche che l\u2019USBLN non ha mai rilevato se le DOBEs certificate abbiano o meno una politica di assunzioni pi\u00f9 orientata a includere persone con disabilit\u00e0 nella propria forza lavoro rispetto alle altre aziende, e sta iniziando ora a raccogliere dati su questo.<\/p>\n<p><strong>Valori di mercato<br \/>\n<\/strong>Per le aziende a propriet\u00e0 diffusa, o comunque non possedute da persone con disabilit\u00e0, che mette in contatto con le DOBEs, l\u2019USBLN, insieme alla AAPD \u2013 American Association of People with Disabilities, ha creato dal 2012 un processo di certificazione relativo alla <i>disability-friendliness<\/i>. Il \u201cDEI \u2013 Disability Equality Index\u201d si presenta come \u201cuno strumento di <i>benchmarking<\/i><i> <\/i>nazionale, trasparente e annuale che offre alle imprese l\u2019opportunit\u00e0 di ricevere un punteggio oggettivo, su una scala da 0 a 100, sulle proprie politiche e pratiche di inclusione della disabilit\u00e0\u201d. L\u2019indice si compone di valutazioni su diverse aree, per la maggior parte legate alla cultura e alle politiche adottate dall\u2019impresa al proprio interno, e si basa su un\u2019autodichiarazione dell\u2019impresa richiedente, soggetta poi a verifica; solo le aziende che ottengono un punteggio minimo di 80 vengono rese note, e promosse come \u201cDEI Best Places to Work\u201d (nel 2016 sono state 69, tra cui giganti come Walmart, Axa e UPS). La diffusione pubblica di un buon punteggio nel DEI \u00e8 rivolta ai clienti, in una logica di responsabilit\u00e0 sociale di impresa, ma anche e ancor pi\u00f9 agli investitori effettivi e potenziali, come spiega Kubik: \u201cnegli Stati Uniti, quando societ\u00e0 o individui hanno intenzione di investire in un\u2019impresa, spesso guardano al risultato finanziario, ma sempre pi\u00f9 guardano all&#8217;ESG &#8211; Environmental, Social and Governance Rating, che ne attesta la sostenibilit\u00e0 ambientale, sociale e delle pratiche di governo. Ci sono diversi strumenti di rating in giro, ma stiamo vedendo che i nostri partner aziendali usano davvero il DEI per integrare il <i>rating <\/i>ESG, perch\u00e9 vedono che la valutazione arriva solo fino a un certo punto, e quando hai un alto indice di qualit\u00e0 sulla disabilit\u00e0, questo mostra una cultura aziendale migliorata, il mantenimento e la soddisfazione dei dipendenti, il che gioca un altro ruolo chiave nella <i>performance <\/i>di lungo termine dell\u2019azienda. Funziona sempre pi\u00f9 nelle due direzioni: i partner aziendali che ottengono un punteggio alto continuano a raccontarlo agli investitori, e anche gli investitori cercano da soli di vedere se le aziende hanno questo punteggio addizionale\u201d. Non si tratta quindi tanto di far leva sul senso etico del pubblico per vendere di pi\u00f9, quanto di accreditare la propria capacit\u00e0 di creare valore nel tempo.<br \/>\nI consigli che l\u2019USBLN darebbe a una persona con disabilit\u00e0 che voglia mettersi in proprio si riassumono in una analisi completa e coerente del contesto di mercato in cui ci si vuole inserire, e nell\u2019\u201cassicurarsi che il proprio prodotto\/servizio a valore aggiunto soddisfi un reale bisogno e possa competere con successo sul mercato\u201d: gli stessi che si darebbero a qualunque imprenditore in fase di avvio, senza alcuna specificit\u00e0 legata alla situazione individuale di handicap. Le certificazioni DOBEs, del resto, attestano la propriet\u00e0 dell\u2019impresa, non la sua capacit\u00e0 di creare effettivamente valore. Questo ci porta a uno storico nodo di fondo delle politiche di \u201cazione positiva\u201d: perch\u00e9 rivolgersi in modo preferenziale a imprenditori con disabilit\u00e0, quando essi devono essere in grado di competere con e come tutti gli altri? La spiegazione di DeVliegher fa riferimento a un aspetto storico, pi\u00f9 che etico in senso assoluto, e distingue tra \u201cessere\u201d e \u201cstare\u201d sul mercato: \u201cda un punto di vista degli affari, un punto di vista del prodotto o del servizio, s\u00ec, dovremmo trattare tutti allo stesso modo. Ma quando si tratta di gruppi di persone storicamente svantaggiati, dobbiamo seriamente riconoscere che coloro che sono stati esclusi dalle opportunit\u00e0 nel <i>procurement <\/i>nel passato hanno bisogno di essere inclusi. Noi guardiamo quegli svantaggi, e rendiamo chiaro che vogliamo includere coloro che hanno quegli svantaggi. Quindi, uno dei nostri scopi \u00e8 assicurarci che tutti siano in grado di sedersi a tavola e fare affari; questo non vuol dire che essi si procurino affari \u2018alla fine della fiera\u2019\u201d.<br \/>\nLa filosofia dell\u2019USBLN e gli strumenti usati per tradurla in azioni concrete non ci risultano avere un analogo nel resto del mondo. \u00c8 forse anche per questo che l\u2019associazione statunitense ha recentemente deciso di \u201cdiventare globale\u201d creando un registro aperto alle imprese esterne agli USA, cui \u00e8 possibile autoiscriversi online alle stesse condizioni previste per le DOBEs, e tramite cui si pu\u00f2 entrare in contatto con lo stesso sistema di aziende partner come loro \u201cvenditori potenziali\u201d. Il registro \u00e8 per USBLN un \u201cprimo passo naturale\u201d verso una strategia di crescita globale per le certificazioni e gli indicatori di cui abbiamo parlato, ed \u00e8 per gli imprenditori con disabilit\u00e0 un\u2019opportunit\u00e0 in pi\u00f9 per la penetrazione nel mercato statunitense e internazionale, rispetto a cui le aziende italiane, per ragioni dimensionali e storiche, hanno sempre incontrato non poche difficolt\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Massimiliano Rubbi Parafrasando Giulio Andreotti, \u201cnon basta (saper) fare un buon prodotto: bisogna avere anche qualcuno che te lo compri\u201d. Per questo diventano cruciali le relazioni di affari, uno dei benefit pi\u00f9 rilevanti promessi dai programmi di certificazione proposti negli USA dal \u201cDSDP \u2013 Disability Supplier Diversity Program\u201d. 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