{"id":3605,"date":"2025-07-02T11:05:56","date_gmt":"2025-07-02T09:05:56","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3605"},"modified":"2025-07-11T11:36:25","modified_gmt":"2025-07-11T09:36:25","slug":"4-unbarsenzanome","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3605","title":{"rendered":"4. Un Bar Senza Nome"},"content":{"rendered":"<p>di Valeria Alpi<\/p>\n<p>\u00c8 nato nel 2012 il Bar Senza Nome, un locale del centro storico di Bologna, gestito da persone sorde. Un luogo che nel tempo \u00e8 diventato molto apprezzato dai cittadini, con anche tanti eventi organizzati e occasioni di incontro tra non udenti e udenti. Ne abbiamo parlato con Alfonso Marrazzo e Sara Longhi, i due gestori.<br \/>\nAlfonso e Sara si sono incontrati quasi per caso, tramite amici comuni legati al \u201cGruppo Camaleonte\u201d, associazione che promuove l\u2019attivit\u00e0 di artisti sordi. Il loro sogno era quello di organizzare eventi teatrali. \u201cPer anni abbiamo organizzato eventi culturali per non udenti, ma non \u00e8 affatto facile \u2013 racconta Sara. Per mettere in piedi uno spettacolo teatrale c\u2019\u00e8 bisogno di molto spazio, e non tutti i posti sono adatti, per non parlare dell\u2019affitto, una spesa non indifferente\u201d. Come trovare quindi i fondi per realizzare i loro progetti? \u201cL\u2019idea iniziale era quella di aprire un negozio con i proventi del quale finanziare le attivit\u00e0 culturali che intendevamo creare \u2013spiega Alfonso. Poi abbiamo capito che aprendo il bar avremmo potuto fare entrambe le cose. Abbiamo pensato che questo fosse uno spazio per fare diverse attivit\u00e0, per cercare appunto un luogo che avesse l\u2019obiettivo di integrare sordi e udenti.<br \/>\nUn\u2019attivit\u00e0 lavorativa, ma anche culturale, per fare in modo che mondi diversi, situazioni diverse si incontrassero, diversi punti di vista si confrontassero, e quindi gli udenti potessero conoscere il mondo dei sordi e viceversa insomma. L\u2019intento, infatti, era quello di far interagire i sordi con gli udenti, di metterli in qualche modo allo stesso piano in un luogo in cui l\u2019interazione \u00e8 davvero possibile\u201d.<br \/>\nDifficolt\u00e0 incontrate? \u201cSiamo nell\u2019era di Internet \u2013 dice Alfonso \u2013 quindi molti dei problemi che avremmo incontrato qualche anno fa come, ad esempio, il rapporto coi fornitori, adesso non si presentano neanche. In realt\u00e0, molte cose sono venute praticamente da sole. Le uniche difficolt\u00e0 che abbiamo incontrato sono a livello istituzionale. Specialmente all\u2019inizio avevamo bisogno sia di contributi economici, sia di sug- gerimenti pratici e di gestione, che nessuno ci ha fornito. In Italia non esistono leggi speciali per chi, affetto da disabilit\u00e0, vuole aprire una sua attivit\u00e0\u201d. \u201cUn\u2019altra difficolt\u00e0 \u2013 aggiunge Sara \u2013 era per esempio come chiamarci da un punto all\u2019altro del bancone e ci siamo inventati di muovere il lampadario quando uno di noi \u00e8 di spalle e possa cos\u00ec comprendere che lo stanno chiamando. Questo significa che si possono creare, inventare, delle forme di comunicazione diverse. \u00c8 anche stimolante e divertente. Gli udenti hanno scoperto che ci si pu\u00f2 sforzare di diventare \u2018sordi\u2019 e noi viceversa. All\u2019inizio chiaramente avevamo molti dubbi su come fare, quando abbiamo aperto il bar, i primi due mesi, pensavamo che gli udenti non sarebbero entrati, che si sarebbero spaventati, che avrebbero pensato che noi non li avremmo capiti, che ci sarebbe stata una forma di vergogna a bloccare la comunicazione. E invece col passare del tempo molti si sono affezionati, si sono appassionati al mondo dei sordi, e quindi ora abbiamo azzerato ogni preoccupazione\u201d.<br \/>\nE quando serve c\u2019\u00e8 anche l\u2019interprete, per le questioni commerciali e aziendali del bar stesso, ma anche soprattutto per gli eventi che organizzano. Il Senza Nome, infatti, promuove e organizza diverse iniziative culturali, come mostre, concerti, dj-set, presentazioni di libri, proiezioni di film e documentari, corsi di yoga o shiatsu, in collaborazione con Nunzia Vannuccini dell\u2019associazione culturale Farm, che ne cura la programmazione artistica. Farm \u00e8 anche l\u2019associazione che ha dato vita a un altro bar inclusivo a Bologna, L\u2019Altro Spazio, dove tutto \u00e8 accessibile ai vari tipi di disabilit\u00e0, sia motoria che sensoriale, e dove ci lavorano persone con disabilit\u00e0 <a href=\"http:\/\/www.laltrospazio.com\/\">(www.laltrospazio.com). <\/a><br \/>\nNoi ci siamo stati al Bar Senza Nome e vi raccontiamo come \u00e8 andata.<\/p>\n<p><strong>Un pomeriggio al Bar Senza Nome<br \/>\n<\/strong>\u201cCome si dir\u00e0 mojito in lingua dei segni?\u201d ci siamo chieste io e una mia collega all\u2019apertura del Bar Senza Nome. Incuriosite siamo andate a provare lo spazio, e la prima impressione \u00e8 stata che \u00e8 davvero uno spazio da vivere. Si entra e ci si sente come a casa propria. Si pu\u00f2 scegliere la zona preferita, tra tavolini di diverse altezze, materiali e forme, tra divani, un cortiletto interno, una sala al primo piano. Noi avevamo il pc portatile, e si pu\u00f2 usufruire del wi-fi gratuito e occupare lo spazio per il tempo che si vuole, al costo di un caff\u00e8.<br \/>\nMa \u00e8 l\u2019atmosfera che colpisce. Il bar \u00e8 frequentato sia da udenti che da non udenti, per cui le forme di comunicazione convivono a volte separatamente, a volte si mescolano, a volte si integrano. Suono e silenzio vanno avanti alternati. I clienti udenti conversano fra di loro come in un qualunque locale, i non udenti conversano con la lingua dei segni; non udenti e udenti conversano fra di loro sia parlando coi segni (per chi conosce la lingua) sia parlando a voce, sia leggendo le labbra. Anche per ordinare si pu\u00f2 scegliere la forma di comunicazione preferita, o quella con cui ci si sente maggiormente ad agio. Appesi all\u2019ingresso ci sono tanti bigliettini con tutti i cibi e le bevande che si possono ordinare. Basta scegliere il bigliettino corrispondente a ci\u00f2 che si desidera e consegnarlo al bancone. Ma \u00e8 molto pi\u00f9 bello andare direttamente al bancone e ordinare, guardando la persona dritta in faccia in modo che possa leggere le labbra. Noi abbiamo avuto fortuna: accanto al nostro tavolo c\u2019era un insegnante di lingua dei segni che teneva una lezione privata a uno studente. Entrambi udenti. Cos\u00ec ne abbiamo approfittato e ci siamo fatte insegnare come ordinare un cappuccino e un caff\u00e8 d\u2019orzo con i segni giusti, e gi\u00e0 che eravamo sedute accanto abbiamo imparato anche tante altre parole ed espressioni. Anzi, ci siamo rese conto che la lingua dei segni \u00e8 molto pi\u00f9 complessa di quanto pensano comunemente gli udenti. Non basta avere a disposizione dei segni che sostituiscono le parole.<br \/>\nConcordare aggettivi e sostantivi, concordare i verbi e le sequenze temporali richiede delle gestualit\u00e0 molto complicate e non \u00e8 sufficiente conoscere la gestualit\u00e0 delle singole parole.<br \/>\nArrivate alla cassa, abbiamo ottenuto uno sconto sul prezzo perch\u00e9 avevamo ordinato in lingua dei segni. Poi mi sono accorta che al piano di sopra c\u2019era una mostra. Ho chiesto se si poteva visitare, ma il gestore mi ha risposto che stavano tenendo un corso di shiatsu e non si poteva disturbare. Al che ho esclamato: \u201cMa allora finora abbiamo disturbato!\u201d. E lui: \u201cPerch\u00e9?\u201d. E io: \u201cPerch\u00e9 stavamo parlando forte [cosa di cui lui non si poteva ovviamente accorgere]\u201d. E lui: \u201cMa sta andando la musica in sottofondo? Perch\u00e9 se sta andando non avete disturbato, la musica copre le chiacchiere\u201d. Abbiamo riso insieme di questo dialogo un po\u2019 surreale, \u00e8 stato bello potere comunicare in maniera cos\u00ec spontanea le proprie reciproche difficolt\u00e0 a sentire, a non sentire. Non ci sono filtri al Bar Senza Nome, non \u00e8 necessario essere <i>politically correct <\/i>e trattare la disabilit\u00e0 in maniera retorica o pietistica.<br \/>\nHo chiesto come mai hanno deciso di chiamarlo \u201cSenza Nome\u201d: la risposta \u00e8 stata che in questo modo non ci sono barriere quando si arriva davanti alla porta, il bar non \u00e8 caratterizzato dall\u2019esterno come un bar di persone sorde.<br \/>\nPurtroppo per\u00f2 le barriere ci sono, quelle architettoniche: all\u2019entrata il gradino \u00e8 alto quasi il doppio di un gradino normale, come in molti locali del centro storico. I gestori dicono che non hanno avuto i permessi per abbattere le barriere esterne per mancanza degli spazi giusti. Peccato perch\u00e9 \u00e8 davvero un ambiente accessibile e accogliente sotto tutti gli altri punti di vista, ed \u00e8 stato molto piacevole sperimentare anche la dimensione del silenzio.<\/p>\n<p>Per saperne di pi\u00f9:<br \/>\nBar Senza Nome<br \/>\nvia Belvedere 11\/B, Bologna<br \/>\nFacebook: <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/profile.php?id=100064695246447\">Senza Nome<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Valeria Alpi \u00c8 nato nel 2012 il Bar Senza Nome, un locale del centro storico di Bologna, gestito da persone sorde. Un luogo che nel tempo \u00e8 diventato molto apprezzato dai cittadini, con anche tanti eventi organizzati e occasioni di incontro tra non udenti e udenti. 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