{"id":362,"date":"2009-11-04T17:05:48","date_gmt":"2009-11-04T17:05:48","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=362"},"modified":"2025-12-15T16:39:07","modified_gmt":"2025-12-15T15:39:07","slug":"suggerimenti-possibili-e-impossibili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=362","title":{"rendered":"4. Suggerimenti possibili e impossibili"},"content":{"rendered":"<p>Spesso l&#8217;esplicitazione di aspetti della sessualit\u00e0 da parte di persone disabili produce una crisi che coinvolge chi vive a contatto con questa realt\u00e0. E&#8217; questa una crisi fatta di molte<!--break--> componenti, ma indubbiamente alcune di esse riguardano le relazioni stesse, siano esse caratterizzate dall&#8217;appartenere ai legami familiari oppure a rapoporti connessi con una professione di cura (operatori, insegnanti, terapisti e cos\u00ec via).<br \/>\nPossiamo immaginare la sesualit\u00e0 come un elemento catalizzatore che a volte esaspera e fa emergere emozioni e meccanismi di difesa presenti anche in altre situazioni, ma forse meno facili da cogliere.Giovanni Polletta afferma come la persona handicappata, che sia su una carrozzella, che sia preda di comportamenti incontrollabili, che evochi l&#8217;immagine del matto o dello scemo, farebbe comunque molta paura se non trovassimo il modo di pensarla come altra e diversa di noi, prodotto di un mondo e di una vita che non ci appartengono. E&#8217; grazie a questa estraneit\u00e0 che pu\u00f2 diventare invece oggetto di interesse e di cura. Ma se qualche cosa rompe questo meccanismo e siamo costretti a guardarla con occhi diversi possiamo scorgere parti di umanit\u00e0 che possono farci riconoscere capacit\u00e0 emotiva, desideri, piaceri consapevolezza di s\u00e9.<br \/>\nLa sessualit\u00e0 pu\u00f2 a volte rivestire questa funzione di disvelamento in chi, pur non handicappato, si riconosce anche solo per piccoli brandelli si s\u00e9, in ci\u00f2 che l&#8217;altro chiede, propone, manifesta.<br \/>\nAncora Giovanni Polletta cos\u00ec continua: &#8220;infatti riconoscere l&#8217;uomo nell&#8217;handicappato comporta che noi si riammetta per noi stessi la possibilit\u00e0 di essere come lui: riconoscerlo come uomo vuol dire riumanizzare le sue limitazioni, riprenderle in qualche modo su di noi. Quelle caratteristiche limitazioni che fanno dell&#8217;handicappato un alieno sono state da noi un tempo deumanizzate ed attribuite per assimilazione al mondo della natura che umana non \u00e8; proprio in virt\u00f9 di questa deumanizzazione l&#8217;handicappato \u00e8 per noi non-uomo. Ecco perch\u00e9 riconoscerlo come uomo significa riprendere su di noi come umane, cio\u00e8 come potenzialmente nostre, quelle limitazioni. Ci\u00f2 che ci colpisce di esse \u00e8 il loro carattere simbolico: non poter camminare e non poter capire pu\u00f2 significare, per estensione tutto ci\u00f2 che noi non abbiamo potuto, tutto ci\u00f2 che di noi sappiamo limitato e dunque ogni nostra insufficienza e mancanza. Tutto ci\u00f2 che, grazie all&#8217;oblio, ognuno di noi non pu\u00f2 fare a meno di non ricordare, nel senso di toglierselo dal cuore, e di dimenticare, nel senso di toglierselo dalla mente. Rammentare e ricordare insufficienze e mancanze \u00e8 doloroso; ed \u00e8 il dolore della crisi. E&#8217; anche pericoloso perch\u00e9 insufficienze e mancanze quanto pi\u00f9 ci appaiono grandi tanto pi\u00f9 ci spingono ai margini dell&#8217;umanit\u00e0 ed al suo esterno verso la diversit\u00e0. Il riconoscere l&#8217;uomo nell&#8217;handicappato \u00e8 dunque doloroso perch\u00e9 riapre il capitolo dei nostri aspertti negativi ed \u00e8 pericoloso perch\u00e9 la diversit\u00e0 ci minaccia come un fenomeno contagioso. Il primo modo che abbiamo a disposizione per superare la nosta crisi \u00e8 quello di considerarci in grado, date le nostre capacit\u00e0 e competenze di compensare le limitazioni ed i deficit dell&#8217;handicappato: di farlo camminare se \u00e8 uno spastico, restituendogli l&#8217;armonia e la coordinazione del movimento; di insegnargli a leggere ed a scrivere se \u00e8 insufficiente mentale; farlo parlare se \u00e8 sordo; e cos\u00ec via&#8221;.<br \/>\nCercare un rimedio, con analoghe modalit\u00e0, ai limiti ed a impossibilit\u00e0 che la sessualit\u00e0 evoca, preoduce ulteriori contraddizioni e fragilit\u00e0.<br \/>\nQueste riflessioni dunque, si potenziano nuovamente l\u00e0 dove la diversit\u00e0 si coniuga e confronta con la sessualit\u00e0; la stessa gamma di sentimenti la esprimono le famiglie; infine le persone handicappate sono spesso incerte ed impaurite: esse sono gravate dell&#8217;essere anche meno dotate di strumenti ed hanno conosciuto sulla propria pelle e nello sguardo dei genitori e degli altri le conseguenze amare della proprie diversit\u00e0 e delle proprie incapacit\u00e0.<br \/>\nLa sessualit\u00e0, le sue problematiche, il suo affacciarsi spesso inaspettato, nelle storie delle persone disabili e di chi ruota attorno ad esse, propone e rende nuovamente attuali molte dinamiche relazionali sopra descritte: dalla fuga nella non-umanit\u00e0 al desiderio di cancellazione del deficit, al pensiero inconsapevole di una possibile guarigione &#8220;attraverso la sessualit\u00e0&#8221;. A questi estremi si affianca cos\u00ec una interpretazione della sessualit\u00e0 come luogo di frontiera in cui dare spazio a desideri di normalit\u00e0 che cancellino le limitazioni del deficit. Facilmente si opera una restaurazione di antiche modalit\u00e0: queste possono ripristinare la ricerca di soluzioni e provvedimenti nei quali il &#8220;sapere sull&#8217;altro&#8221; si sostituisce &#8220;all&#8217;essere con l&#8217;altro&#8221;, visto che quest&#8217;ultima modalit\u00e0 non pu\u00f2 prevedere un distanziamento ed una estraneit\u00e0.<br \/>\nI suggerimenti possibili diventano tali se chi opera attorno alla persona disabile \u00e8 disponibile a lasciare emergere i tanti elementi che sono inclusi in una vicenda di vita in cui si esplicitano condizioni e bisogni che rimandano alla dimensione sessuata della persona; non solo per\u00f2 una concessione alla loro visibilit\u00e0, ma anche una disponibilit\u00e0 a ricercare una posizione che non esclude il proprio coinvolgimento; una posizione quindi capace di interrogarsi sui tanti elementi in gioco, senza privilegiarne a priori alcuni, censurandone altri. Tollerare questa ambiguit\u00e0 prodotta dalla ricerca di possibili percorsi di aiuto e comprensione, partendo dalla rinuncia ad avere gi\u00e0 pronta la tavola dei saperi, \u00e8 un po&#8217; la richiesta di tollerare la compresenza di emozioni e bisogni contrastanti, di similitudini e diversit\u00e0, di potere ed impotenza. I suggerimenti impossibili sono il punto di partenza per la costruzione di uno spazio di confronto e mediazione in cui l&#8217;operatore, l&#8217;adulto che si prende cura, lo stesso genitore, si concede di &#8220;non sapere&#8221;, rinunciando almeno in parte al proprio mondo di conoscenze sulla sessualit\u00e0, le sue ragioni ed i suoi fini, per poi riconquistarle, modificate dall&#8217;ascolto e dall&#8217;incontro con ci\u00f2 che essere con l&#8217;altro ha prodotto.<br \/>\nQuesta sospensione di interpretazioni e soluzioni crediamo sia necessaria per poter conciliare il bisogno di avere suggerimenti in ordine alla dimensione affettiva, sessuale legate alla disabilit\u00e0 e, nel contempo, non cadere nella facile pratica di produrre ricette preordinate.<br \/>\nPossiamo anche porci alcuni interrogativi riguardo proprio ad alcuni indirizzi teorici che raccolgono una vasta gamma di comportamenti problematici, indicando le condotte da sanzionare o promuovere.<br \/>\nPerch\u00e9 spesso tali prescrizioni non sono sufficienti? Perch\u00e9 raccolgono successi che frequentemente si rivelano solo temporanei o producono successivamente nuove, seppur diverse, condizioni di disagio ed impossibilit\u00e0 di benessere? Perch\u00e9 la logica, cos\u00ec concreta del &#8220;come si fa&#8221;, non riesce a saturare la richiesta di aiuto espressa da persone in difficolt\u00e0, siano esse handicappate o meno?<br \/>\nForse una lettura di questi perch\u00e9 pu\u00f2 essere approfondita non dimenticando che la relazione tra due persone, tra un paziente ed un operatore, ad esempio, \u00e8 vuota quando si cerca e si predilige certezza, stabilit\u00e0, traguardi. Pensiero e comunicazione possono originare ed evolvere solo l\u00e0 dove si \u00e8 disposti a misurarsi con il dubbio, la mutevolezza, la transitoriet\u00e0, forse l\u00e0 dove si riesce a rinunciare al controllo onnipotente\u2026in fondo l\u00e0 dove non si chiude la porta di fronte ad un aspetto inevitabile: il dolore.<br \/>\nLa sessualit\u00e0 produce rappresentazioni che evocano potenza, energie, calore, forza, eccitazione, dirompenti passioni; la malattia, la diversit\u00e0, la presenza di deficit e menomazioni sono, in termini profondi, la reificazione del limite, del danno, dell&#8217;impossibilit\u00e0, una sorta di implosione verso l&#8217;annientamento e la non vita.<br \/>\nConcedersi un terreno comune di scambio e condivisone rispetto ad un primo non sapere, non capire, porta verso la consapevolezza del sentire. Diventa possibile sentire il dolore: esso \u00e8 diverso dall&#8217;angoscia, perch\u00e9 condivisibile, perch\u00e9 nominabile, perch\u00e9 raccontabile e quindi senza pi\u00f9 il potere che invece i fantasmi del non detto hanno.<br \/>\nSentire e comunicare il dolore \u00e8 un passaggio, \u00e8 l&#8217;avvio concreto del poter progettare, non ricalca le orme del fare per allontanare da s\u00e9, del negarsi al contatto autentico con l&#8217;altro.<br \/>\nCome orientarsi allora di fronte alla richiesta di aiuto? Il bisogno che viene portato, ha il diritto di essere accolto, ma vi \u00e8 anche la necessit\u00e0 di costruire ipotesi e percorsi partendo da un atteggiamento di ascolto e sospensione di giudizio, che ogni nuova storia ha bisogno di vedere riconosciuto.<br \/>\nIl lavoro di aiuto dovrebbe:<br \/>\n&#8211; definire di quale problema si tratta; questo include la ricerca, mai scontata, di comprendere a fondo quanti soggetti sono coinvolti.<br \/>\n&#8211; Definire quindi di chi \u00e8 il problema:<br \/>\n-della persona disabile?<br \/>\n-delle famiglie?<br \/>\n-dell&#8217;ambiente (umano e non umano) che ospita la persona disabile (strutture, operatori, coetanei\u2026<br \/>\n-di tutte queste figure?<br \/>\nOltre alla comprensione di qual \u00e8 il problema e quante persone ne sono coinvolte, diventa importante capirne la problematicit\u00e0, cio\u00e8 lo sfondo da cui il problema emerge.<br \/>\nQuesto aspetto richiama l&#8217;attenzione sulla possibilit\u00e0 di mettere in luce i molti elementi che la situazione problematica sottointende e di conseguenza richiede di focalizzare i bisogni ai quali ci si propone di rispondere.<br \/>\nAncora, non pu\u00f2 essere dimenticato il compito di rendere espliciti i significati, i valori, le rappresentazioni della sessualit\u00e0 entro cui si stanno muovendo i soggetti coinvolti e di conseguenza la necessit\u00e0 di chiedersi con quali parametri si sta interpretando la sessualit\u00e0 delle persone in difficolt\u00e0 a cui si cerca di portare aiuto. E&#8217; inoltre importante indagare quanto l&#8217;eventuale comportamento sessuale problematico sia espressione di disagio o sia invece manifestazione di una nuova tappa evolutiva. Affiancato a questo aspetto si inserisce anche la ricerca di cosa rende &#8220;allarmante&#8221; quella situazione.<br \/>\nSpesso inoltre la sessualit\u00e0 \u00e8 inconsapevolmente utilizzata come una sorta di cura &#8220;illusoria&#8221; per tamponare problematiche diverse e solo in parte connesse con questa tematica. In questa modalit\u00e0 possono ad esempio rientrare l&#8217;aggressivit\u00e0, il senso di impotenza e di inutilit\u00e0 della stessa persona disabile o delle persone che le sono accanto, la difficolt\u00e0 di separarsi e accettare il tempo che passa ed i cambiamenti che accompagnano questa evoluzione e cos\u00ec via.<br \/>\nQuesto permette di interrogarsi su dove si colloca l&#8217;adulto (operatore, genitore) rispetto al comportamento sessuale problematico; pu\u00f2 in effetti emergere il desiderio di correggere una sessualit\u00e0 considerata &#8220;deviata&#8221;, il bisogno di difendersi da un coinvolgimento sentito come preoccupante emotivamente; essere espressione di paura di fronte a implicazioni che evochino relazioni erotiche o erotizzate; la necessit\u00e0 di ristabilire l&#8217;ordine e la realt\u00e0 precedente e quindi indirettamente non essere disponibili a riconoscere un cambiamento e la preoccupazione per la crescita e per una ricerca rispetto alla consapevolezza di s\u00e9, manifestata ad esempio, attraverso qualche aspetto legato alla sessualit\u00e0.<br \/>\nPoter accogliere una richiesta di aiuto evidentemente significa non eludere questi e altri approfondimenti, nell&#8217;interesse di entrambi i poli della relazione e collocando di volta in volta la sessualit\u00e0 dentro la dimensione quotidiana di chi ne \u00e8 coinvolto.<br \/>\nForse lo spirito che concilia la necessit\u00e0 di comprensione e l&#8217;impossibilit\u00e0 di avere risposte certe pu\u00f2 nascere solo dopo aver abdicato al proprio bisogno di sentirsi utili ad ogni costo e quindi anche di programmare l&#8217;imprevedibile; in fondo ci\u00f2 che ha a che fare con il desiderio, il piacere, il contatto, la passione, la comunicazione, l&#8217;amore, la creativit\u00e0\u2026l&#8217;istinto\u2026l&#8217;affetto\u2026pu\u00f2 avere mille o nessuna ragione per manifestarsi , mille o nessuna ragione da analizzare, interpretare, discutere.<br \/>\nNon necessariamente bisogna inventare un nuovo codice per capire se la sessualit\u00e0 \u00e8 sessualit\u00e0 diversa, handicappata, distante perch\u00e9 espressa da chi \u00e8 diverso, disabile, incapace.<br \/>\nNon necessariamente ogni cosa pu\u00f2 essere svelata riconoscendo, attraverso la comune umanit\u00e0, le similitudini, la vicinanza, la condivisione che la sessualit\u00e0 racchiude, dimenticando le differenze che il deficit o le sofferenze producono.<br \/>\nForse tra suggerimenti possibili e impossibili pu\u00f2 trovare posto il desiderio di non dimenticare il silenzio, l&#8217;imbarazzo e l&#8217;invisibilit\u00e0 che spesso la diversit\u00e0 evoca.<\/p>\n<p>&#8220;Ci si pu\u00f2 chiedere a cosa servono le passeggiate\u2026Le passeggiate sono inutili. E cos\u00ec le poesie\u2026Una passeggiata non significa nulla, il che \u00e8 un modo di dire che in una certa misura significa qualunque cosa tu vuoi che significhi, e ha sempre pi\u00f9 significati di quanti tu gliene possa dare\u2026Solo l&#8217;inutilit\u00e0 \u00e8 abbastanza vuota da contenere cos\u00ec tanti usi\u2026Solo l&#8217;inutilit\u00e0 permette che la passeggiata sia totalmente se stessa.&#8221;<br \/>\n(A.R. Ammons, 1968, pp. 118-119)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Spesso l&#8217;esplicitazione di aspetti della sessualit&agrave; da parte di persone disabili produce una crisi che coinvolge chi vive a contatto con questa realt&agrave;. 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