{"id":363,"date":"2009-11-04T17:05:48","date_gmt":"2009-11-04T17:05:48","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=363"},"modified":"2025-12-15T16:39:42","modified_gmt":"2025-12-15T15:39:42","slug":"il-ruolo-e-i-vissuti-dell-operatore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=363","title":{"rendered":"3. Il ruolo e i vissuti dell&#8217;operatore"},"content":{"rendered":"<p>Per introdurre questo capitolo \u00e8 indispensabile avere un&#8217;attenzione speciale per comprendere a quali bisogni si intende rispondere e da quali necessit\u00e0, pi\u00f9 o meno visibili, si \u00e8<!--break--> motivati. Pu\u00f2, in effetti, succedere che l&#8217;operatore si possa ritrovare schiacciato tra il desiderio, che \u00e8 tra l&#8217;altro anche un mandato professionale di dare ascolto, accoglienza e disponibilit\u00e0 all&#8217;espressione dell&#8217;utente e il dovere di controllare, impedire, neutralizzare.<br \/>\nSpesso dar voce alle preoccupazioni degli operatori sul tema della sessualit\u00e0 implica aprire spazi di riflessione riguardo a numerose istanze.<br \/>\n&#8211; le difficolt\u00e0 legate al dovere di frustrare o soddisfare le richieste dell&#8217;utente e delle famiglie;<br \/>\n&#8211; misurarsi con il senso di colpa di poter usufruire di una qualit\u00e0 e quantit\u00e0 di libert\u00e0 anche sessuali e relazionali sentite come molto pi\u00f9 ampie e soddisfacenti rispetto alle persone di cui ci si cura professionalmente;<br \/>\n&#8211; costruire di volta in volta modalit\u00e0 appropriate per affiancare l&#8217;altro bisognoso e a disagio nelle sue parti di solitudine, di senso di impotenza, di tristezza o ribellione;<br \/>\n&#8211; stare con l&#8217;altro piuttosto che fare-risolvere-agire a tutti i costi, cos\u00ec come il mandato istituzionale molto spesso esige.<br \/>\nLa sessualit\u00e0 rimette in discussione il significato del lavoro educativo e del ruolo dell&#8217;educatore. La dimensione della sessualit\u00e0 all&#8217;interno della relazione educativa mette in luce come quest&#8217;ultima sia una situazione di complessit\u00e0, cio\u00e8 al suo interno vi \u00e8 la compresenza di molte dimensioni emotive, organizzative e sociali.<br \/>\nL&#8217;operatore si trova ad assumere diversi ruoli, espliciti e impliciti, ricercati o subiti, frutto di una riflessione oppure dell&#8217;emergenza quotidiana. Questi differenti ruoli generano sentimenti contrastanti che a volte rimangono chiusi nel luogo della non parola, del non detto.<br \/>\nQui di seguito cercheremo di mettere in luce alcuni di questi possibili ruoli e i sentimenti ad essi legati.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;educatore come Super Io, come autorit\u00e0 esterna<\/strong><br \/>\nLa persona con un handicap psichico spesso non riesce ad interiorizzare le norme, le regole sociali, non \u00e8 in grado di arginare le proprie pulsioni che tendono ad ottenere un&#8217;immediata soddisfazione, secondo la legge del tutto e subito. Tanto pi\u00f9 il deficit intellettivo \u00e8 grave, quanto pi\u00f9 si assiste al prevalere della maturazione corporea e sessuale sulla sua capacit\u00e0 di comprendere tale cambiamento; la struttura cognitiva insufficiente consente con pi\u00f9 difficolt\u00e0 di mediare i propri bisogni e desideri legati alla sfera sessuale con interessi e bisogni culturali e sociali. Le norme e i valori restano eteronomi, legati al rapporto con l&#8217;adulto, che ha la funzione di rappresentargli concreta mente la regola. L&#8217;educatore pu\u00f2 dover giocare il ruolo di Super Io e quindi assumersi la responsabilit\u00e0 di gratificare o di frustrare i desideri altrui, di porre dei limiti all&#8217;espressione della sessualit\u00e0. La persona che opera nel lavoro di cura pu\u00f2 e deve scegliere in che direzione muoversi, ha la responsabilit\u00e0 di dover decidere, a volte con un&#8217;ampia discrezionalit\u00e0.<br \/>\nSpesso gli educatori vivono questo ruolo d&#8217;autorit\u00e0 esterna con sentimenti ambivalenti: oscillano da sentirsi onnipotenti e quindi in diritto di decidere e di intromettersi in ogni aspetto della vita dell&#8217;altro, a sentimenti di frustrazione e d&#8217;ansia per l&#8217;eccessiva responsabilit\u00e0 vissuta spesso in solitudine, d&#8217;impotenza e inadeguatezza di fronte a scelte difficili da prendere &#8220;sulla pelle&#8221; dell&#8217;utente.<br \/>\nNei centri educativi, o pi\u00f9 in generale in qualsiasi situazione dove c&#8217; \u00e8 un gruppo di lavoro, questo ruolo d&#8217;autorit\u00e0 esterna diventa comune, si costruisce cio\u00e8 un Super Io collettivo, che definisce una linea educativa condivisa. Questa situazione amplifica una serie di dubbi: esistono delle norme universalmente valide? Come si definiscono delle norme di riferimento rispetto alla sessualit\u00e0 e alla disabilit\u00e0? I valori e le norme personali sono trasferibili alla vita dell&#8217;utente? E se all&#8217;interno di un gruppo esistono atteggiamenti e quindi valori differenti come definire una linea operativa comune? Come porsi rispetto ai principi etici, alle paure e alle aspettative della famiglia dell&#8217;utente?<br \/>\nQueste domande spesso fanno da sfondo a molti conflitti nel gruppo di lavoro e possono determinare periodi d&#8217;impasse oppure la ricerca di una risposta esterna, possibilmente da parte di un tecnico vissuto come super partes o possessore di una morale con una giustificazione scientifica, quindi applicabile sempre e comunque.<br \/>\nNon \u00e8 invece sempre possibile definire a priori norme, valori, atteggiamenti, universalmente validi prescindendo dalle caratteristiche personali, dalla storia evolutiva, familiare e sociale dell&#8217;utente, dal suo rapporto con gli operatori, dalle dinamiche presenti all&#8217;interno del centro, dai vissuti emotivi che egli evoca in ciascun educatore. La stessa azione, ad es. la masturbazione, pu\u00f2 avere significati molto diversi: pu\u00f2 essere segno di noia, di solitudine, d&#8217;aggressivit\u00e0 ma anche contenere degli elementi pi\u00f9 evoluti legati al rispetto di situazioni sociali (in bagno piuttosto che in luoghi pubblici) e di rapporto intimo con il proprio corpo. La stessa azione pu\u00f2 essere spiegata e valutata in modo differente dai vari operatori a seconda del proprio modo di porsi rispetto alla sessualit\u00e0 in generale e in specifico rispetto ad un determinato comportamento sessuale.<br \/>\nLa sessualit\u00e0 ha sempre due dimensioni: una soggettiva, personale che rende ognuno diverso dall&#8217;altro e che quindi richiede, da parte di chi ha responsabilit\u00e0 educative, tempo e capacit\u00e0 d&#8217;ascolto e d&#8217;osservazione per conoscerla e comprenderla; l&#8217;altra relazionale, frutto dei rapporti affettivi passati e presenti e che quindi chiama in causa l&#8217;operatore e le dinamiche affettive tra lui e l&#8217;utente.<br \/>\nPer definire un&#8217;azione educativa comune occorre che ogni operatore, e quindi ogni gruppo, sia consapevole della propria rappresentazione di sessualit\u00e0, dei propri valori e sentimenti, perch\u00e9 essi sono gli occhiali con cui guarda e interagisce con la persona di cui si prende cura, ma anche che conosca la storia e le dinamiche affettive e sociali che circondano l&#8217;utente sia fuori che dentro al centro.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;educatore come sostenitore dello sviluppo<\/strong><br \/>\nI percorsi d&#8217;autonomia rispetto alla cura di s\u00e9 (vestirsi, tenersi puliti, scegliere i propri abiti, conoscere nomi e funzioni del corpo, le sue parti pubbliche e quelle pi\u00f9 private) sono un importante terreno di sviluppo della sessualit\u00e0, soprattutto per ci\u00f2 che riguarda il modo di vivere il proprio corpo, e quindi la costruzione della propria immagine corporea e dell&#8217;identit\u00e0 sessuale maschile o femminile. Esse si costruiscono nel tempo attraverso l&#8217;insieme delle sensazioni che provengono dal corpo e da come esso \u00e8 visto, vissuto, manipolato dalle altre persone. Compito di chi fa un lavoro di cura \u00e8 quindi innanzitutto essere consapevole che il corpo a cui si avvicina non \u00e8 mai asessuato e asettico, che nel contatto fisico che diverse mansioni richiedono (dare da mangiare, vestire, accompagnare in bagno) s&#8217; instaura una comunicazione non verbale che pu\u00f2 facilitare od ostacolare il modo con cui l&#8217;utente vive il proprio corpo sessuato e si sente riconosciuto in esso. Cos\u00ec come occorre tener presente che neppure il corpo dell&#8217;operatore \u00e8 asessuato, e che quindi la relazione di cura \u00e8 anche un incontro tra due diverse sessualit\u00e0, tra due corpi sessuati. Nell&#8217;operativit\u00e0 quotidiana, ci\u00f2 significa porre attenzione a chi si cura di chi, ad es. a chi, maschio o femmina accompagna in bagno, o veste un utente uomo o un&#8217;utente donna.<br \/>\nIl modo di essere del corpo (l&#8217;aspetto, il movimento, la postura, l&#8217;odore) \u00e8 un continuo invito o ostacolo alla comunicazione, per questo spesso nei percorsi educativi si d\u00e0 ampio spazio alla cura degli aspetti fisici, alla scoperta di un modo nuovo di interagire con il proprio e altrui corpo.<br \/>\nNel lavoro di cura il contatto corporeo \u00e8 un elemento fondante, l&#8217;operatore si trova spesso coinvolto da questi aspetti della sessualit\u00e0, dal piacere e dal disagio che scaturiscono dal contatto dei corpi di chi cura e di \u00e8 oggetto di cura. Tutto ci\u00f2 pu\u00f2 evocare paure di essere troppo &#8220;materni&#8221;, &#8220;intrusivi&#8221; o &#8220;di essere svuotati&#8221;; pu\u00f2 generare atteggiamenti di iperprotezione o di rifiuto, di ricerca di un rapporto asettico e distante per non avvertire le forti emozioni che, al contrario, sottendono a questo incontro cos\u00ec intimo. Le differenze fisiche e quindi le diverse possibilit\u00e0 di vivere la sessualit\u00e0, possono generare nell&#8217;utente rabbia e invidia nei confronti dell&#8217;operatore che a sua volta pu\u00f2 sentirsi in colpa, non tollerare l&#8217;attacco invidioso e tentare di assumere un aspetto neutro, dimesso, quasi a &#8220;lutto&#8221;, togliendosi di dosso tutto ci\u00f2 che lo caratterizza come persona.<br \/>\nSpesso della fisicit\u00e0 dell&#8217;utente e della corporeit\u00e0 del rapporto con lui \u00e8 difficile parlare. Si possono vivere emozioni intense, difficilmente verbalizzabili. L&#8217;utente, sporco, pulito, tenero o aggressivo, sorprende e disorienta. Costringe chi si occupa di lui a fare i conti con sensazioni dirette, &#8220;di pancia&#8221;, non filtrate dalla razionalit\u00e0, strettamente legate alla sessualit\u00e0, all&#8217;affettivit\u00e0 e all&#8217;aggressivit\u00e0. Non \u00e8 facile soffermarsi con il pensiero a riflettere e a comunicare ad altri il forte imbarazzo, il disgusto o il piacere vissuti in certi momenti di intimit\u00e0; per riuscire a parlarne ad altri occorre riconoscerli innanzitutto a se stessi e nel verbalizzarli si apre la strada per meglio comprenderli e farli diventare un ulteriore strumento di vicinanza e di comprensione dell&#8217;altro e dell&#8217;interazione con lui.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;educatore come oggetto di amore privilegiato<\/strong><br \/>\nA volte l&#8217;operatore si trova investito di un ruolo inatteso, egli diventa l&#8217;oggetto privilegiato d&#8217;amore, di attenzioni, di richieste affettive e\/o sessuali da parte della persona di cui \u00e8 chiamato a prendersi cura. Tutto ci\u00f2 pu\u00f2 essere generato da pi\u00f9 fattori, strettamente legati alla storia personale, familiare e sociale di ogni singola persona.<br \/>\nInnanzitutto occorre tener presente (come abbiamo visto nel capitolo &#8221; La sessualit\u00e0 e il piacere&#8221;) che il piacere sensoriale motorio, che viene dal corpo, dalle sue sensazioni (di essere toccato, abbracciato, pulito, nutrito) fa parte di quei piaceri primari che costruiscono, nello sviluppo di ciascuno, l&#8217;essenza di sentirsi vivi, del stare bene dentro il proprio corpo, del sentirsi amati; essi sono i primi pilastri del piacere sessuale. Nel prendersi cura dell&#8217;altro, l&#8217;operatore compie un&#8217;infinit\u00e0 di azioni e gesti che racchiudono questa dimensione primaria di contatto piacevole e di comunicazione non verbale. A volte, senza volerlo e senza esserne consapevole, l&#8217;operatore pu\u00f2 in maniera pi\u00f9 o meno diretta, essere una fonte, forse l&#8217;unica fonte, di piacere e di contatto corporeo significativo. Questo pu\u00f2 facilmente generare nell&#8217;utente un sovrainvestimento affettivo nei confronti di chi si cura di lui e quindi determinare una serie di richieste e di desideri pi\u00f9 o meno esplicitamente sessuali.<br \/>\nUn&#8217;altro elemento che pu\u00f2 generare questo forte investimento affettivo \u00e8 dato dalla situazione sociale della persona con un deficit, spesso i suoi rapporti sociali sono limitati e quindi le attenzioni, i desideri, le aspettative affettive e sessuali vengono dirette sugli educatori che sono presenti nella quotidianit\u00e0. Inoltre spesso le persone con un deficit psichico sperimentano fin dalla nascita relazioni di forte dipendenza con le figure adulte, in cui prevale una situazione asimmetrica e la ricerca di un maternage, e quindi anche nell&#8217;adolescenza egli non riesce ad orientare le proprie preferenze sessuali e affettive verso i coetanei ma piuttosto verso persone adulte con cui pu\u00f2 vivere una sessualit\u00e0 dipendente e infantile.<br \/>\nIl trovarsi coinvolto in questi sentimenti, desideri e aspettative pu\u00f2 disorientare l&#8217;operatore perch\u00e9 si sente invaso nella sua sfera privata, oppure pu\u00f2 sentirsi &#8221; cattivo&#8221; perch\u00e9 non risponde alle richieste dell&#8217;utente, o ancora pu\u00f2 provare sentimenti di colpa perch\u00e9 si rende conto che usufruisce di una qualit\u00e0 e quantit\u00e0 di libert\u00e0 sessuale e affettiva molto pi\u00f9 ampie e soddisfacenti rispetto alle persone di cui si cura professionalmente.<br \/>\nComprendere le proprie e altrui emozioni pu\u00f2 aiutare l&#8217;operatore a costruire di volta in volta modalit\u00e0 appropriate per affiancare l&#8217;altro, cos\u00ec come la presenza di un gruppo di riferimento che funga da mediatore in questa relazione eccessivamente carica di significati pu\u00f2 aiutare entrambi i poli della relazione a scoprire nuove modalit\u00e0 di comunicazione e di vicinanza.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;educatore come oggetto d&#8217;identificazione<\/strong><br \/>\nDove esiste una buona relazione affettiva tra utente e operatore, quest&#8217;ultimo pu\u00f2 diventare oggetto d&#8217;identificazione, modello da imitare rispetto al modo di interagire con le altre persone, di vivere il proprio e altrui corpo, di esprimere i propri affetti e la propria sessualit\u00e0. Ci\u00f2 facilita la costruzione dell&#8217;identit\u00e0 maschile e femminile e l&#8217;assunzione di comportamenti pi\u00f9 evoluti e adeguati. Questo ruolo richiede ulteriormente all&#8217;educatore di essere consapevole del proprio modo di vivere la sessualit\u00e0 e di come la esprime nel rapporto di cura.<br \/>\nLe modalit\u00e0 di vestirsi, di muoversi, di interagire con i colleghi, di scherzare attorno alla sessualit\u00e0, di parlare delle proprie storie amorose, determinano il clima affettivo del posto di lavoro. Ogni centro educativo, ogni comunit\u00e0 di vita ha, rispetto alla sessualit\u00e0, un suo codice di comportamento e un suo linguaggio. Essi sono pi\u00f9 o meno esplicitati e consapevoli ma generalmente condivisi o subiti da tutti, quindi sono uno degli elementi che determinano i modi di vivere la sessualit\u00e0 dell&#8217;utente dentro e fuori il centro educativo. Le problematiche riferite alla sessualit\u00e0 dentro i centri devono quindi essere comprese tenendo conto anche del contesto ambientale e organizzativo di ogni singola struttura.<br \/>\nPer concludere questa riflessione riprendiamo il contributo di pi\u00f9 autori a proposito della cura del bambino prematuro, contributo che pu\u00f2 essere esteso in modo significativo alla dimensione di cura e a quanto pu\u00f2 essere modificata dalla rielaborazione possibile all&#8217;interno di percorsi formativi, i cui spazi e tempi diventano luoghi per dare avvio ad un confronto, capace di mettere in luce le similarit\u00e0 e le differenze, fra la realt\u00e0 quotidiana praticata ed altre impostazioni di lavoro.<br \/>\nGli operatori, stimolati dalle proposte e dalle modalit\u00e0 di intervento discusse nei casi formativi, ma consapevoli delle difficolt\u00e0, delle risorse a disposizione e dell&#8217;organizzazione delle strutture in cui lavorano, potrebbero essere scoraggiati dalla prospettiva di tentarne un&#8217;applicazione.<br \/>\nLe reazioni di fronte alla sensazione di impotenza e di frustrazione potrebbero comprensibilmente emergere nel valutare questi messaggi interessanti, ma non fattibili.<br \/>\nSi pu\u00f2 suggerire, come punto di partenza, la costruzione di un gruppo, anche ristretto, preferibilmente multidisciplinare, di operatori motivati che si dia il compito di analizzare il proprio contesto di lavoro, le priorit\u00e0 in relazione all&#8217;attuabilit\u00e0 delle innovazioni da introdurre e di stabilire appuntamenti da raggiungere a breve e a lungo termine.<br \/>\nVanno inoltre stabiliti criteri e modalit\u00e0 per cogliere l&#8217;utilit\u00e0 e l&#8217;indirizzo dei cambiamenti operati nelle tre aree del benessere dell&#8217;utente, delle famiglie e degli operatori che di essi si prendono cura.<br \/>\nLa nostra esperienza ci ha insegnato che con queste strategie \u00e8 possibile introdurre cambiamenti positivi e progettare percorsi che hanno come fondamenta il reale ascolto dei bisogni di ogni entit\u00e0 coinvolta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per introdurre questo capitolo &egrave; indispensabile avere un&#8217;attenzione speciale per comprendere a quali bisogni si intende rispondere e da quali necessit&agrave;, pi&ugrave; o meno visibili, si &egrave;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3591,3589],"edizioni":[26],"autori":[2698],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3684],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/363"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=363"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/363\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5890,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/363\/revisions\/5890"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=363"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=363"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=363"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=363"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=363"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=363"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=363"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=363"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=363"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}