{"id":3633,"date":"2025-07-02T13:06:24","date_gmt":"2025-07-02T11:06:24","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3633"},"modified":"2025-07-11T11:29:21","modified_gmt":"2025-07-11T09:29:21","slug":"lautenticita-di-sarabanda-postcomunista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3633","title":{"rendered":"L\u2019autenticit\u00e0 di \u201cSarabanda Postcomunista\u201d"},"content":{"rendered":"<p>a cura di Emanuela Marasca<\/p>\n<p>Irida Gjergji, attrice e violista classica albanese, immigrata in Italia da pi\u00f9 di dieci anni, ci racconta la sua personale storia di migrante e artista, culminata nell\u2019incontro con il gruppo jazz Hora Quartet e il drammaturgo Andrea Cosentino, con il quale ha dato vita allo spettacolo di teatro-concerto \u201cSarabanda Post-comunista\u201d. Una polifonia di linguaggi, un viaggio dai ritmi forti e delicati, un\u2019improvvisazione jazz sul tema delle radici e del ricordo, alla ricerca della propria identit\u00e0.<\/p>\n<p><i>Cos\u2019\u00e8<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>te<\/i><i> <\/i><i>la<\/i><i> <\/i><i>musica?<br \/>\n<\/i><i><\/i>La musica \u00e8 una cattedrale. \u00c8 un mezzo per accogliere il divino, l\u2019ultraterreno, l\u2019universo tutto, Mozart.<\/p>\n<p><i>Che<\/i><i> <\/i><i>posto<\/i><i> <\/i><i>occupa<\/i><i> <\/i><i>nella<\/i><i> <\/i><i>tua<\/i><i> <\/i><i>vita?<br \/>\n<\/i><i><\/i>Nelle sue infinite variazioni e forme ha da tempo immemore plasmato la mia vita.<\/p>\n<p><i>Che<\/i><i> <\/i><i>percorso<\/i><i> <\/i><i>musicale<\/i><i> <\/i><i>hai<\/i><i> <\/i><i>seguito?<br \/>\n<\/i><i><\/i>Un percorso accademico. \u00c8 stato fondamentale per me. La viola \u00e8 uno strumento in cui non ci si pu\u00f2 improvvisare. Bisogna avere la tecnica per essere liberi e bisogna apprenderla a tal punto da poterla poi dimenticare.<\/p>\n<p><i>\u00c8<\/i><i> <\/i><i>stato<\/i><i> <\/i><i>difficile<\/i><i> <\/i><i>nel<\/i><i> <\/i><i>tuo<\/i><i> <\/i><i>paese,<\/i><i> <\/i><i>sotto<\/i><i> <\/i><i>il<\/i><i> <\/i><i>regime<\/i><i> <\/i><i>comunista,<\/i><i> <\/i><i>seguire<\/i><i> <\/i><i>la<\/i><i> <\/i><i>tua<\/i><i> <\/i><i>vocazione artistica?<br \/>\n<\/i><i><\/i>La mia famiglia \u00e8 stata perseguitata dal regime comunista. Sicuramente se il regime non fosse caduto, non mi sarebbe stato permesso di frequentare il Conservatorio di Musica e di studiare all\u2019estero. Avevo sei anni alla caduta del regime e frequentavo gi\u00e0 la scuola di musica della mia citt\u00e0. Ricordo la felicit\u00e0 dei miei genitori allora: era una felicit\u00e0 astratta, che ho capito tardi. Stavano cominciando a esistere in quel momento e a immaginare la libert\u00e0 del domani dei loro figli.<\/p>\n<p><i>Parlaci un po\u2019 della tua scelta di immigrare in Italia: sogni, speranze, mancanze, difficolt\u00e0, integrazione\u2026*<br \/>\n<\/i><i><\/i>Sono arrivata in Italia per Venezia, il Colosseo e Bellini. Il linguaggio dei sogni \u00e8 differente dal linguaggio della realt\u00e0. Ovviamente, come tutti gli immigranti, ho avuto dei traumi da transculturazione. Ho sublimato questo vissuto scrivendo il testo autobiografico a cui ho successivamente dato voce e musica nello spettacolo \u201cSarabanda Postcomunista\u201d.<\/p>\n<p><i>A<\/i><i> <\/i><i>cosa<\/i><i> <\/i><i>pensi<\/i><i> <\/i><i>quando<\/i><i> <\/i><i>si<\/i><i> <\/i><i>parla<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>\u201cdiversit\u00e0\u201d?<br \/>\n<\/i>La diversit\u00e0 \u00e8 una qualit\u00e0. Incontrare ci\u00f2 che \u00e8 lontano da me, incappare in un proverbio sconosciuto, sentire uno strumento nuovo, una parola diversa dalla mia per dire \u201cmeraviglia\u201d \u00e8 un guadagno.<\/p>\n<p><i>Come \u00e8 nato il vostro progetto e il vostro gruppo \u201cHora Quartet\u201d?<br \/>\n<\/i><i><\/i>Avevo scritto da poco \u201cSarabanda Post-comunista\u201d, una biografia traslata sul tema delle radici, da cui ha successivamente ha preso nome l\u2019omonimo spettacolo. Una riflessione sulla condizione di emigrare\/immigrare e l\u2019incertezza di questo doppio passo. Non volevo rinunciare alla musica e immaginavo di comporre lo spettacolo di brani, suoni e ritmi della tradizione popolare albanese rivisitandoli. Per questo ho proposto la collaborazione a tre musicisti di estrazione jazzistica, Giacomo Salario al pianoforte, Emanuele Di Teodoro al contrabbasso e Walter Caratelli alla batteria. In questo progetto abbiamo deciso di unire le nostri doti musicali e autoriali muovendoci in entrambi i casi a nostro agio, tanto all\u2019interno dei canoni della musica balcanica, quanto nella composizione di brani originali, in linea comunicativa diretta e immediata con le atmosfere del testo.<br \/>\nTerreno comune \u00e8 stato il tentativo di intrecciare il suono alla parola e di farla fluire naturalmente in aneddoti di stupore e danze animate. La complessit\u00e0 di fondo del testo si \u00e8 avvalsa della consulenza drammaturgica di Andrea Cosentino, uno dei pi\u00f9 noti attori e autori della scena teatrale contemporanea di cui non potrei mai dimenticare i consigli sul senso dello stare in scena, reinventandolo ogni volta con giocosit\u00e0. Consigli jazz, i suoi.<\/p>\n<p><i>Come<\/i><i> <\/i><i>si<\/i><i> <\/i><i>sono<\/i><i> <\/i><i>intrecciati<\/i><i> <\/i><i>i<\/i><i> <\/i><i>vostri<\/i><i> <\/i><i>percorsi? <\/i>Non c\u2019\u00e8 una propensione artistica che ne annulli altre nonostante il mio percorso musicale sia diverso dai musicisti con i quali collaboro. Il tema caldo che ci unisce come artisti di questo progetto \u00e8 un valido motivo di rieseguire i brani. \u201cSarabanda Postcomunista\u201d \u00e8 un viaggio dai ritmi forti e delicati. \u00c8 l\u2019ossessione di esplorare mondi sonori noti a me ma sconosciuti ai miei compagni. \u00c8 la loro fatica di avere avuto nel periodo delle prove una musicista classica ma anche una custode della musica della sua terra e di averle immerse entrambe completamente nel jazz\u2026 A volte ne uscivo spaesata ma era l\u00ec che il testo e la musica cominciavano a funzionare.<\/p>\n<p><i>Quali<\/i><i> <\/i><i>obiettivi<\/i><i> <\/i><i>ti\/vi<\/i><i> <\/i><i>siete<\/i><i> <\/i><i>dati?<\/i><i> <\/i><i>Sono<\/i><i> <\/i><i>stati <\/i><i>raggiunti?<br \/>\n<\/i>L\u2019obiettivo principale raggiunto \u00e8 la leggerezza profonda che ho in scena quando suono e quando recito. La paura dell\u2019errore, che eredito dalla musica classica, con loro diventa terreno di ricerca per nuove esplorazioni. Il jazz \u00e8 un modo, per me, di fare finalmente teatro vivo, musica viva. L\u2019obiettivo che mi sono data \u00e8 di approfondire lo studio dell\u2019armonia jazz e di esplorare l\u2019improvvisazione con la viola.<\/p>\n<p><i>Quali<\/i><i> <\/i><i>sono<\/i><i> <\/i><i>i<\/i><i> <\/i><i>tuoi\/vostri<\/i><i> <\/i><i>punti<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>riferi<\/i><i>mento musicali?<br \/>\n<\/i><i><\/i>Non sono monomaniaca della musica classica e sto maturando un gusto per il jazz, godendo di buoni ascolti e concerti suggeriti dai miei colleghi. Il nostro \u00e8 uno spirito nomade che ci porta ovunque, dalla lirica alle avanguardie elettroniche. Cerchiamo di filtrare con il nostro gusto, provando alla nostra maniera, nel nostro suono.<\/p>\n<p><i>Qual \u00e8 lo spirito del vostro gruppo?<br \/>\n<\/i>Sentire l\u2019urgenza al contempo di creare e il rispetto della tradizione. Hora, dal quale prende nome il nostro quartetto, significa il luogo di appartenenza, il ritorno in casa. Nel nostro caso vorrei che fosse il palco, il locale, il teatro dove stiamo suonando o il battere semplicemente il piede a ritmo della musica, il nostro spirito, la nostra casa.<\/p>\n<p><i>Quali,<\/i><i> <\/i><i>a<\/i><i> <\/i><i>tuo<\/i><i> <\/i><i>parere,<\/i><i> <\/i><i>sono<\/i><i> <\/i><i>gli<\/i><i> <\/i><i>aspetti<\/i><i> <\/i><i>positivi di questa esperienza?<br \/>\n<\/i>Far riaffiorare le mie radici, far ritornare la musica ascoltata nell\u2019infanzia in una nuova forma, condividendola con tutti, \u00e8 stata un\u2019esperienza catartica.<br \/>\nOgni volta che vedo in tv le navi piene di immigrati africani, mi viene in mente la mia amica Maria Adele, che lavora in un centro d\u2019accoglienza per richiedenti asilo: dopo aver visto il mio spettacolo, mi disse di sperare che anche i ragazzi di cui si \u00e8 presa cura, un giorno, possano parlare attraverso la musica e il teatro del loro percorso migratorio, contribuendo ad arricchire e meticciare la societ\u00e0 come \u201cSarabanda Postcomunista\u201d sta facendo. Il suo feedback mi ha particolarmente commosso e toccato perch\u00e9 mi ha indotto a pensare a un parallelismo tra il mio vissuto e quello della mia gente con la situazione contemporanea.<\/p>\n<p><i>Un concerto, una tourn\u00e9e alle porte, l\u2019attenzione<\/i><i> <\/i><i>dei<\/i><i> <\/i><i>media.<\/i><i> <\/i><i>Tutto<\/i><i> <\/i><i>questo<\/i><i> <\/i><i>cosa rappresenta per te?<br \/>\n<\/i><i><\/i>Spesso la creazione \u00e8 un processo lungo e sofferto, fatto di frustrazioni e scoraggiamenti. La risposta positiva del pubblico ha solidificato la nostra unione e reso prezioso il tempo investito.<\/p>\n<p><i>Cosa vorresti\/e raccontare e\/o trasmettere<\/i><i> <\/i><i>al<\/i><i> <\/i><i>pubblico?<\/i><i> <\/i><i>Cosa<\/i><i> <\/i><i>vorresti\/e<\/i><i> <\/i><i>che<\/i><i> <\/i><i>arrivasse<\/i><i> <\/i><i>al<\/i><i> <\/i><i>pubblico<\/i><i> <\/i><i>durante<\/i><i> <\/i><i>le<\/i><i> <\/i><i>tue\/vostre <\/i><i>esibizioni?<br \/>\n<\/i><i><\/i>L\u2019Albania della mia infanzia, quella del regime comunista ma anche quella post-comunista appunto. L\u2019Italia immaginata e quella vissuta. I sogni dell\u2019arte che si intrecciano con le difficolt\u00e0 dell\u2019essere immigrante ma senza mai perdere l\u2019ironia e la leggerezza che \u00e8 la caratteristica principale del testo. Lo scorrere fluido e sincopato del jazz, i tempi dispari, quasi imprevedibili delle danze balcaniche che colorano le atmosfere ora nostalgiche, ora divertenti del monologo.<br \/>\nLa polifonia dei linguaggi, l\u2019autenticit\u00e0 che \u00e8 un caposaldo di questo lavoro.<\/p>\n<p><i>Raccontaci<\/i><i> <\/i><i>in<\/i><i> <\/i><i>breve<\/i><i> <\/i><i>le<\/i><i> <\/i><i>esperienze<\/i><i> <\/i><i>pi\u00f9<\/i><i> <\/i><i>interessanti che hai\/avete vissuto nella tua carriera musicale.<br \/>\n<\/i><i><\/i>Abbiamo conosciuto tante persone con questo concerto-spettacolo, sono nate nuove collaborazioni, abbiamo inaugurato mostre e festival. Ho amici nuovi che ho conosciuto grazie a questo spettacolo e ne sono davvero felice.<\/p>\n<p><i>Quali sono i tuoi\/vostri progetti per il fu<\/i><i>turo?<br \/>\n<\/i><i><\/i>La sfida \u00e8 la volont\u00e0 e la tenacia di promuovere \u201cSarabanda Postcomunista\u201d. Non deve avere la sfortuna di tanti pro- getti che finiscono nello stesso giorno del debutto, per dare un senso a tutti i sacrifici fatti da me e i miei compagni e guardare con fiducia verso nuovi progetti futuri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>a cura di Emanuela Marasca Irida Gjergji, attrice e violista classica albanese, immigrata in Italia da pi\u00f9 di dieci anni, ci racconta la sua personale storia di migrante e artista, culminata nell\u2019incontro con il gruppo jazz Hora Quartet e il drammaturgo Andrea Cosentino, con il quale ha dato vita allo spettacolo di teatro-concerto \u201cSarabanda Post-comunista\u201d. 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