{"id":3670,"date":"2025-07-11T11:58:55","date_gmt":"2025-07-11T09:58:55","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3670"},"modified":"2025-07-18T11:22:13","modified_gmt":"2025-07-18T09:22:13","slug":"2-persone-con-disabilita-e-i-propri-tempi-tempo-occupato-libero-vuoto-perso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3670","title":{"rendered":"2. Persone con disabilit\u00e0 e i propri tempi: tempo occupato, libero, vuoto, perso"},"content":{"rendered":"<p>di Mario Paolini, pedagogista<b><\/b><\/p>\n<p>Ho avuto modo, tempo fa, di scrivere delle riflessioni sul tempo per un contributo chiestomi da \u201cLa Bottega del Possibile\u201d di Pinerolo; il tempo \u00e8 una dimensione spesso sottovalutata da chi lavora in servizi dedicati a persone con disabilit\u00e0 (intellettive prevalentemente), lo si osserva sia nella, a volte sconcertante, rappresentazione mentale delle persone come eterni \u201cragazzi\u201d, sia nell\u2019errata convinzione che pi\u00f9 il tempo delle persone con disabilit\u00e0 \u00e8 riempito di cose da fare e meglio \u00e8. Sull\u2019ansia del fare degli educatori molto \u00e8 stato detto, spesso i centri diurni per persone con disabilit\u00e0 esibiscono dei palinsesti ricchissimi di attivit\u00e0; mi capita sempre quando faccio formazione di riflettere sul fatto che se un servizio si limita al proporre luned\u00ec piscina, marted\u00ec teatro, mercoled\u00ec cavallo, gioved\u00ec musica, venerd\u00ec festa (c\u2019\u00e8 sempre qualche compleanno da festeggiare) questo pi\u00f9 che un progetto educativo o un progetto di vita assomiglia alla settimana della Costacrociere, e se poi ad ogni attivit\u00e0 aggiungiamo la parola \u201cterapia\u201d diventando nuototerapia teatroterapia ippoterapia musicoterapia ludoterapia, il senso cambierebbe ancora. Non mi permetto in poche righe di giudicare il lavoro di altri, ma forse \u00e8 utile riflettere che le attivit\u00e0 sono un mezzo e non un fine, e chiedersi se dietro il fare tante attivit\u00e0 c\u2019\u00e8 alle volte la paura del vuoto, colmata con mille proposte; comprendere e accogliere quelle dei genitori \u00e8 importante perch\u00e9 forse pu\u00f2 offrire valide proposte per affrontare qualcosa che riguarda molti bambini che non hanno disabilit\u00e0 ma che vivono in contesti dove \u00e8 evidente l\u2019ansia crescente di \u201cgenitori sperduti\u201d che comprano tempo pieno per i propri figli illudendosi cos\u00ec di colmare il vuoto della loro assenza.<br \/>\nPer parlare di altri \u00e8 interessante inserire nell\u2019osservazione lo sguardo di chi guarda, tenere conto dunque non solo delle persone con disabilit\u00e0 e dei loro tempi ma anche di come una maggiore attenzione al tempo e ai tempi pu\u00f2 essere un valore aggiunto che restituisce, allo stesso tempo, senso e valore al lavoro di chi dedica il proprio tempo ai tempi di altri.<br \/>\nIl tempo occupato \u00e8 quello del lavoro, la normalit\u00e0 della condizione adulta, e se manca o finisce viene meno qualcosa di importante nella struttura identitaria del s\u00e9. Enrico Montobbio e Carlo Lepri ben ne hanno scritto in tante pagine, indicando quanto importante sia il lavoro, tempo occupato, nella costruzione di un\u2019identit\u00e0 adulta per le persone con disabilit\u00e0. \u00c8 quello che gli autori indicano con \u201cl\u2019imparare a lavorare\u201d, che richiede una maturazione affettiva, relazionale, che passa anche attraverso l\u2019incontro con i limiti, con l\u2019accettazione di se stesso non in una visione rinunciataria ma di consapevolezza della propria normalit\u00e0. Credo di poter dire, in base alla mia esperienza che ormai ha superato da un po\u2019 i trent\u2019anni in questo campo, che questa maturazione verso l\u2019adultit\u00e0 \u00e8 possibile anche in persone con importanti condizioni di disabilit\u00e0 anche intellettiva e che tale processo \u00e8 favorito, o compromesso, dalla qualit\u00e0 degli interventi sviluppati dalla rete della comunit\u00e0 educante che ruota attorno alla persona. Questione che ci riporta alla centralit\u00e0 del tema della rappresentazione mentale delle disabilit\u00e0, ma non \u00e8 di questo che ci occupiamo ora. Il tempo occupato non \u00e8 solo quello del lavoro tradizionalmente inquadrato, ma riguarda qualsiasi azione che produce effetti su altri da me, in cui \u00e8 richiesta cura, attenzione, competenza. Fare del volontariato stando mezz\u2019ora a fare compagnia a qualcuno \u00e8 diverso da stare mezz\u2019ora in compagnia con un amico.<br \/>\nIl tempo libero \u00e8 quello della regressione, quello dove sia possibile, per usare le parole di Francesca, giovane donna marchigiana con disabilit\u00e0 intervistata da una brava educatrice, Gloria Gagliardini, del Gruppo Solidariet\u00e0 di Moie (AN), \u201cprendermi tutto il tempo per me, non dover pensare se non che a me; magari ho voglia di fare un disegno. Senza la gente che ti dica devi fare questo, devi fare quell\u2019altro. A volte vorrei avere un mio spazio e tempo libero, senza essere interrotta\u201d. Tempo per me, significa che devo poter scegliere e decidere, autodeterminarsi \u00e8 anche questo: non \u00e8 qualcun altro che sceglie o decide, seppur in buona fede. Ci sono persone che per poter accedere al proprio tempo libero hanno bisogno di altri (e del loro tempo occupato), linee sottili che si intrecciano e che non devono ingarbugliarsi. Tempo libero come spazio di libert\u00e0, che io educatore dovrei tutelare impedendo, a me per primo, il giudizio: difficile, a volte non ci si riesce. Oggi il mercato ha invaso ogni spazio immaginabile per vendere qualcosa che riguardi il tempo libero e le stupidaggini o le truffe sono davvero tante, quindi insegnare a qualcuno a prendersi tutto il tempo per s\u00e9 non \u00e8 banale, la conoscenza e la cultura anche in questo campo servono a rendere libere le persone e non schiave\/clienti.<br \/>\nVorrei prendere in considerazione una terza dimensione, quella del tempo vuoto, il tempo dei pensieri e del pensare, del leggere un libro aprendosi a nuovi mondi, dell\u2019ascoltare una musica lasciandosi portare in una dimensione che non consente altro perch\u00e9 sei totalmente rapito da ci\u00f2 che accade. Il tempo per gli antichi greci era <i>Kronos<\/i>, il tempo che scorre attimo dopo attimo, ma anche <i>Kairos<\/i>, quell\u2019attimo in cui qualcosa accade e resta, segna, cambia altri attimi, dilatandoli o accelerandoli, mutandone la direzione perch\u00e9 in fin dei conti il tempo della vita si contamina delle direzioni, dello spazio che gli incontri e le esperienze, le scelte ed anche la casualit\u00e0, definiscono. Tutti noi, non solo alcune categorie di persone, abbiamo bisogno di altri per conoscere e vivere su di noi questa dimensione, di una comunit\u00e0 educante dove potersi reciprocamente incontrare, conoscere, contaminare.<br \/>\nNella costruzione di un s\u00e9 autentico tutte queste dimensioni del tempo sono necessarie ma non sono spesso accessibili per le persone con disabilit\u00e0, poich\u00e9 questi tempi dipendono spesso dal tempo occupato di qualcun altro e non \u00e8 semplice pensare che il proprio lavoro deve offrire tempo libero e spazi di libert\u00e0 a qualcun altro. Un primo ostacolo \u00e8 a mio avviso il perdurare di una rappresentazione infantilizzante delle persone con disabilit\u00e0, un imprinting difficile da modificare anche in tanti educatori, insegnanti, operatori; se la costruzione identitaria \u00e8 data dal rispecchiamento che gli altri ci offrono \u00e8 evidente cosa pu\u00f2 accadere. Partendo dall\u2019esempio di Francesca prima citato, potrebbe accadere che il disegno di cui lei parla sia orientato da qualcuno che sceglie il supporto: un foglio A4 magari riciclato non \u00e8 la stessa cosa di una carta bella, dei pennarelli scoloriti non sono la stessa cosa di bei colori a tempera o a olio. Ma se chi offre il materiale pensa che la persona debba solo passare del tempo a colorare e che ci\u00f2 che far\u00e0 sar\u00e0, a prescindere, poco interessante, si potrebbe riflettere che quel tempo non \u00e8 in realt\u00e0 tempo libero ma tempo perso, qualcosa in cui le persone con disabilit\u00e0 sono molto esperte.<br \/>\nDunque un ambiente interessante e accessibile, un ambiente inclusivo capace di fare la fatica di accogliere le differenze. Sull\u2019accessibilit\u00e0 ci sarebbe molto da dire, ci sono ambienti che lo sono e altri meno, altri che proprio non lo sono, e non si deve essere distratti. Penso per esempio che ogni impianto sportivo realizzato con denaro pubblico non dovrebbe essere affidato a organizzazioni (associazioni sportive o altro) che non garantiscano l\u2019accessibilit\u00e0 a tutti; barriere che si vedono e altre che si nascondono dentro le persone, amministrazioni senza soldi che trascurano un po\u2019 di pi\u00f9 i marciapiedi usurati e i soliti maleducati che ci posteggiano sopra (rovinandoli per giunta, una doppia multa non guasterebbe). Una cosa importante che si deve continuare a fare \u00e8 rendere visibile quel che c\u2019\u00e8 e che funziona bene: mi capita spesso di incontrare persone, famiglie o anche persone impegnate nei servizi che non conoscono cosa offre il proprio territorio ed \u00e8 davvero una stupidaggine a pensarci, che fa fare a tutti pi\u00f9 fatica e rallenta la costruzione di un modello inclusivo.<br \/>\nTornando all\u2019esempio di prima, se un impianto sportivo spende dei soldi per avere degli ausili efficienti, un equo ritorno da questo investimento \u00e8 direttamente proporzionale al numero di persone che vi accedono e per farlo devono anche sapere che c\u2019\u00e8 questa opportunit\u00e0. Le tecniche del marketing a sostegno del bene comune sono proprio un bell\u2019investimento.<br \/>\nJoey Deacon (1920-1981) \u00e8 stato una persona con disabilit\u00e0 che ci ha lasciato qualcosa di importante per riflettere sul tempo. Nato con un parto difficile, era spastico e non poteva parlare; in casa i familiari, la mamma in particolare, riuscivano a capirlo ma quando lei mor\u00ec e la famiglia fu costretta a mettere Joey in un istituto, per molti anni egli crebbe senza avere voce. Il <i>Kairos<\/i><i> <\/i>fu l\u2019incontro con un\u2019altra persona disabile che, inspiegabilmente, lo capiva. Quell\u2019incontro, quell\u2019attimo, cambi\u00f2 la vita di entrambi. Un film, <i>Joey<\/i><i> <\/i>di Bryan Gibson del 1974, racconta la sua storia, e lo fa a partire da un libro che lo stesso Joey Deacon aveva appena finito di scrivere in collaborazione con il suo amico-interprete e altri. Il libro, <i>Lingua<\/i><i> <\/i><i>legata:<\/i><i> <\/i><i>cinquant\u2019anni di amicizia in una istituzione chiusa<\/i>, fu tradotto in molte lingue, in Italia usc\u00ec nel 1978 per la Nuova Italia di Firenze (recensito nel 2006 da questa rivista). Che tempo era quello? Occupato, occupatissimo se per scriverlo riuscivano a procedere di tre righe al giorno ma lavorandoci chiss\u00e0 quante ore, ma anche profondamente libero, denso di libert\u00e0. Elogio della lentezza, della necessaria capacit\u00e0 di darsi tempo e dare tempo perch\u00e9 le cose accadano. Molte persone con disabilit\u00e0 richiedono pi\u00f9 tempo per fare le cose, l\u2019orologio viaggia con velocit\u00e0 diverse e non \u00e8 facile ricordarsene, specie se il tempo libero deve sempre andare in conflitto con altri tempi, diventando tempo rubato.<br \/>\nC\u2019\u00e8 per\u00f2 un\u2019altra dimensione di cui bisogna parlare, forse la pi\u00f9 importante. Quella delle relazioni amicali, dell\u2019avere amici e sentirsi appartenere a un gruppo, identificarsi in un gruppo, di pari. Non \u00e8 certo questione che riguardi solo le persone con disabilit\u00e0 ma per loro spesso \u00e8 molto pi\u00f9 rilevante e difficile da ottenere e mantenere nel tempo. Un genitore di un ragazzo con disabilit\u00e0 sa bene quanta sofferenza sente quando vede il proprio figlio sempre a casa, nessuno che ti viene a prendere per mangiare una pizza o andare al cinema. Un genitore cos\u00ec si danna l\u2019anima per cercare di supplire in ogni modo ma sa anche che non \u00e8 quello che quel figlio vorrebbe e neppure lui lo vorrebbe, forse anche lui avrebbe voglia di starsene in pace e recuperare tempo per s\u00e9, fosse anche tempo perso ma per s\u00e9. In questi giorni sto tenendo un corso all\u2019universit\u00e0 di Pisa per la formazione degli insegnanti per il sostegno e il focus \u00e8 il gruppo classe, ovvero come un buon progetto educativo (per tutti) deve favorire buone dinamiche relazionali tra pari e come la classe pu\u00f2 essere un ambiente che favorisce, con buoni insegnanti, o annichilisce, con insegnanti che pensino che tutto sommato non \u00e8 previsto dal programma, la costruzione di legami indispensabili nella strutturazione identitaria di un s\u00e9 autentico. Ci\u00f2 significa anche nell\u2019incontro con i propri limiti, con le proprie differenze, accanto a quelle degli altri. Torno a citare l\u2019intervista di Gloria Gagliardini a Francesca, perch\u00e9 a questo riguardo lei aveva detto di pensare che per lei inclusione \u00e8 \u201cvivere la vita insieme agli altri, con le difficolt\u00e0 ma insieme agli altri\u201d. L\u2019intervistatrice le aveva chiesto allora \u201ce agli altri cosa diresti?\u201d e la risposta di Francesca in poche parole riassume lunghi discorsi: \u201cdi non aver paura della disabilit\u00e0\u201d. E aggiunge \u201cla gente ha paura perch\u00e9 non ci conosce, ma se tu gli permetti di conoscerci la paura va via\u201d. Conoscenza e cultura, per sconfiggere ignoranza e paura.<br \/>\nEcco che in una riflessione sul tempo, su un tempo veramente libero, riappare la necessit\u00e0 di un lavoro fatto insieme da pi\u00f9 persone e da pi\u00f9 punti di vista per alimentare un\u2019autentica cultura dell\u2019inclusione, che non \u00e8 buonismo ma \u00e8 civismo, che non \u00e8 attratta dal mercato e dalla cultura dell\u2019io ma dalle relazioni e dalla cultura del noi, di ci\u00f2 che \u00e8 di tutti, come l\u2019aria, l\u2019acqua e le amicizie. Tra queste persone ci devono essere gli educatori ma forse \u00e8 necessario recuperare un\u2019identit\u00e0 smarrita o dispersa in molti ambiti non pi\u00f9 dialoganti tra loro. Per fare questo non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 molto tempo: <i>wake up<\/i>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Mario Paolini, pedagogista Ho avuto modo, tempo fa, di scrivere delle riflessioni sul tempo per un contributo chiestomi da \u201cLa Bottega del Possibile\u201d di Pinerolo; il tempo \u00e8 una dimensione spesso sottovalutata da chi lavora in servizi dedicati a persone con disabilit\u00e0 (intellettive prevalentemente), lo si osserva sia nella, a volte sconcertante, rappresentazione mentale [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3591,3977],"edizioni":[3975],"autori":[3979],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3976],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3670"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3670"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3670\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3704,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3670\/revisions\/3704"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3670"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3670"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3670"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=3670"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=3670"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=3670"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=3670"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=3670"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=3670"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}