{"id":3676,"date":"2025-07-11T12:26:06","date_gmt":"2025-07-11T10:26:06","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3676"},"modified":"2025-07-18T11:21:41","modified_gmt":"2025-07-18T09:21:41","slug":"5-riflessioni-attorno-ad-alcune-esperienze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3676","title":{"rendered":"5. Riflessioni attorno ad alcune esperienze"},"content":{"rendered":"<p>Le proposte e le esperienze di tempo libero cambiano a seconda del territorio in cui si realizzano, dell\u2019utenza a cui si rivolgono, degli obiettivi che ci si pone ma anche degli alleati che si possono trovare nei contesti in cui si realizzano. Ci\u00f2 non \u00e8 sempre ovvio e, anzi, sarebbe auspicabile che ogni progetto potesse trovare il proprio personale modo di esprimersi, adattandosi ai bisogni dei partecipanti, in relazione al contesto nel quale si svolge il progetto.<br \/>\nIn questo capitolo abbiamo raccolto alcune esperienze, con caratteristiche abbastanza differenti, che ci permettono di mettere in luce alcuni aspetti che riteniamo interessanti nel momento in cui si pensa all\u2019organizzazione di un progetto di tempo libero.<\/p>\n<p><strong>5.1. Vado al museo<br \/>\n<\/strong>di Paola Bartoli, Fondazione Dopo di Noi di Bologna<b><\/b><\/p>\n<p>L\u2019esperienza proposta dalla Fondazione Dopo di Noi di Bologna mette in luce come la relazione con le agenzie culturali del territorio possa diventare una risorsa sia da un punto di vista di diversificazione delle possibili attivit\u00e0, sia per ci\u00f2 che riguarda la possibilit\u00e0 di vivere i luoghi della citt\u00e0 come tutti, con l\u2019obiettivo cio\u00e8 di poter godere della loro bellezza.<br \/>\nNell\u2019affrontare la complessa tematica del \u201cdopo di noi\u201d, grande attenzione viene riservata a progetti che intendono stimolare e potenziare le autonomie abitative e relazionali delle persone con disabilit\u00e0, al fine di avviare percorsi per la vita indipendente, al di fuori del contesto familiare.<br \/>\nIn questi percorsi di sviluppo delle autonomie, la gestione del tempo libero ha una grande importanza perch\u00e9 va a colmare vuoti che generano discriminazioni ed esclusioni rispetto alla possibilit\u00e0 di frequentare i luoghi e di partecipare alla vita sociale. Il progetto Vado al Museo intende quindi offrire un incoraggiamento all\u2019acquisizione di autonomie e un loro consolidamento, proponendo alle persone con disabilit\u00e0 un ambito di esplorazione solitamente precluso perch\u00e9 ritenuto troppo complesso e che mette in moto competenze, creativit\u00e0, aggregazione e inclusione. Come terreno per sviluppare questa sfida si sono scelti alcuni musei del Sistema Museale di Ateneo della citt\u00e0 di Bologna, che i ragazzi con disabilit\u00e0 sono andati a visitare in seguito a incontri preparatori. L\u2019obiettivo era quello di conquistare e affascinare un potenziale nuovo pubblico, messo nelle condizioni non solo di pianificare un\u2019uscita, ma di confrontarsi con un contesto stimolante anche se a volte ostico.<br \/>\nNon, quindi, fruitori passivi, ma protagonisti del proprio incontro con nuovi luoghi e conoscenze. Il progetto ha visto il coinvolgimento di circa dieci persone con disabilit\u00e0 intellettiva che hanno visitato cinque musei, una volta al mese.<br \/>\nGli incontri preparatori alla visita sono stati ospitati nelle aule didattiche dei diversi Musei e sono stati condotti dagli insegnati che il sistema museale ha messo gratuitamente a disposizione del progetto. Durante gli incontri, sono state fornite ai ragazzi alcune informazioni sul luogo che avrebbero visitato e sulla collezione ospitata. A carattere divulgativo, questi appuntamenti erano orientati ad appagare le pi\u00f9 ricorrenti curiosit\u00e0 e gli interrogativi pi\u00f9 profondi, lasciando spazio allo stupore che anche la scienza che si vuole rigorosa e razionale non manca di destare. Per le visite, invece, si \u00e8 ritenuto di lasciare i ragazzi liberi di percorrere gli spazi museali senza una guida per consentire al loro sguardo di stupirsi ed emozionarsi, soffermandosi su ci\u00f2 che avrebbero ritenuto meritevole di interesse.<br \/>\nA conclusione del percorso, si \u00e8 pensato di organizzare alcuni incontri con i partecipanti insieme a un gruppo di lavoro coordinato dall\u2019Associazione Culturale Mirada per elaborare racconti a fumetti relativi alle visite effettuate. Disegnatori e sceneggiatori professionisti lavoreranno quindi a fianco delle persone con disabilit\u00e0 che saranno protagoniste delle storie realizzate.<br \/>\nOgni museo visitato sar\u00e0 quindi raccontato attraverso una storia a fumetti che sar\u00e0 poi divulgata sui siti internet dei partner del progetto e su altre piattaforme digitali.<\/p>\n<p><strong>5.2. Effetti collaterali<br \/>\n<\/strong>di Stefano Truccolo e Gennaro Spina, educatori<b><\/b><\/p>\n<p>Ci\u00f2 che raccontano i due educatori, dipendenti pubblici, mostra il valore di quella che possiamo chiamare contaminazione degli spazi. Il successo di un progetto di tempo libero, infatti, si misura anche dalla sua capacit\u00e0 di perpetuarsi o riprodursi indipendentemente dall\u2019intervento di un mediatore.<\/p>\n<p>Il progetto per cui lavoriamo non si occupa di tempo libero. Non \u00e8 tra le premesse operative n\u00e9 tra gli obiettivi attesi. Le conseguenze sul piano dell\u2019uso del tempo libero della nostra attivit\u00e0 sono dunque da considerarsi \u201ceffetti collaterali\u201d.<br \/>\nPer capire meglio di cosa parliamo sar\u00e0 necessario dare un minimo di informazione sulla natura del progetto che stiamo conducendo. Il primo dato riguarda il nostro status: operiamo in un servizio a gestione diretta (quindi pubblico, non appaltato al terzo settore) rivolto alla disabilit\u00e0 adulta. Quattro anni fa il responsabile del servizio per cui lavoriamo si present\u00f2 nelle strutture (centri diurni) con il mandato di abbandonare le stesse per \u201cterritorializzare\u201d la nostra azione. Ovviamente nessuno cap\u00ec nulla. Il primo anno trascorse tentando di dare un significato pratico alle parole d\u2019ordine che ci erano state impartite. Le linee guida erano sintetizzate in tre obiettivi generali: incrementare le autonomie delle persone coinvolte; rendersi \u201cattraenti\u201d offrendo prestazioni alla comunit\u00e0; perseguire la presa in carico comunitaria (progressiva scomparsa dell\u2019operatore in favore di una gestione totalmente indipendente \u2013 o a bassissima soglia di protezione \u2013 della relazione tra utente e tessuto sociale di appartenenza).<br \/>\nBisognava uscire dal sistema dei centri diurni in cui avevamo operato fino a quel momento, cercare luoghi attrezzati per ospitare una comunit\u00e0 indipendente, capace di autosufficienza per quanto concerne trasporto, alimentazione e igiene. Il luogo, preferibilmente non un appartamento, doveva essere frequentato da un pubblico eterogeneo e occasione di confronto, relazione e scambio di utilit\u00e0, secondo il presupposto che il disabile sarebbe stato preso in carico dalla comunit\u00e0 solo se capace di offrire una contropartita.<br \/>\nGli operatori destinati al progetto, le cosiddette risorse umane, sono stati quantificati nel numero di due. Gli utenti da sei a nove (alcuni su cinque giorni, altri presenti una o pi\u00f9 giornate), reduci dall\u2019esaurimento del percorso nel Servizio di Integrazione Lavorativa oppure usciti dal sistema scolastico senza prospettive di immediata occupazione.<br \/>\nLa risposta alla domanda \u00e8 venuta tre anni or sono dall\u2019ASD Rugby Pordenone, societ\u00e0 che conta circa quattrocento iscritti e una prima squadra che milita nel campionato nazionale di serie C. Come si conviene la squadra dispone di una Club House, luogo aperto alla frequentazione degli associati e dei simpatizzanti e sede deputata a giocare il \u201cterzo tempo\u201d (nel rugby i tempi di gioco sono tre: due sul campo e uno a tavola fraternizzando dopo la battaglia condotta sul campo). La Club House, che dispone di cucina, bar e sala da pranzo, oltre agli spazi destinati alle funzioni organizzative (segreteria, presidenza\u2026), era il luogo ideale, e a portata di mano, per sperimentare processi di autonomia e integrazione. L\u2019azienda sanitaria locale (AA- S5) e la ASD hanno cos\u00ec sottoscritto una convenzione che prevede che la UET (Unit\u00e0 Educativa Territoriale) venga ospitata a titolo gratuito in cambio di una collaborazione che prevede l\u2019espletamento di semplici mansioni (parte delle pulizie e del riordino, parte della manutenzione del verde e delle strutture\u2026).<br \/>\nL\u2019aspetto saliente di questa esperienza per\u00f2 non si \u00e8 caratterizzato in questo scambio ospitalit\u00e0\/lavoro, che pure si \u00e8 prodotto e continua a generare reciproca utilit\u00e0. L\u2019aspetto pi\u00f9 rilevante si \u00e8 rivelato essere quello su cui meno si potevano accampare pretese o aspettative. Ci\u00f2 che sopra ogni altra cosa ha determinato il valore di questa esperienza \u00e8 stata la possibilit\u00e0 concretizzata di generare relazioni positive e naturali, non forzate, non indotte ma spontanee. Cos\u00ec spontanee da non necessitare della mediazione degli operatori per mantenersi vitali. Una delle conseguenze, forse la pi\u00f9 inattesa per quanto auspicata, \u00e8 stata l\u2019estensione della frequentazione ben oltre i limiti dell\u2019orario di operativit\u00e0 del servizio. Una frequentazione spontanea, dettata dal reciproco piacere dell\u2019incontro, che \u00e8 andata a occupare quello spazio definito tempo libero. Senza entrare nello specifico delle singole situazioni va detto che il fenomeno della gestione spontanea del tempo libero non riguarda tutte le persone a vario titolo coinvolte nel progetto: abbiamo individui che si muovono autonomamente nel territorio utilizzando il trasporto pubblico, altri che vengono impediti dal farlo dalla famiglia, livelli di funzionalit\u00e0 eterogenei, et\u00e0, esperienze e interessi diversi. Tutte circostanze che determinano ovviamente risposte non omogenee. Le persone pi\u00f9 indipendenti, con maggiore propensione all\u2019iniziativa, hanno per\u00f2 avviato relazioni, non dipendenti dal progetto e non mediate dagli operatori, con gli attori non istituzionali (gestori della Club House e collaboratori della ASD) entrati a far parte della loro quotidianit\u00e0. Cos\u00ec ormai da qualche anno sugli spalti del campo di gioco a fare il tifo per la squadra di casa ci sono le persone con cui lavoriamo, l\u00ec allo stesso titolo di tutti gli altri tifosi e con lo stesso scopo: godersi qualche ora di sport la domenica pomeriggio.<br \/>\nSe dovessimo assumerci il rischio di sintetizzare la richiesta che ci viene fatta dall\u2019utenza, alla luce dell\u2019esperienza in cui abbiamo investito tutte le nostre energie negli ultimi tre anni, potremmo esprimerla in una parola ambigua, temuta, spesso evitata da chi lavora in questo ambito: normalit\u00e0. Quello che ci viene chiesto, e quello che insieme abbiamo generato, \u00e8 una normale esperienza di vita e di relazione, dove ogni componente si sente finalmente libero di esprimere gusti, inclinazioni, interessi, affetti\u2026 come dovrebbe accadere in qualsiasi mondo ideale.<\/p>\n<p><strong>5.3. Voglio uscire!<br \/>\n<\/strong>di Rita Bagnoli, Cooperativa Solaris di Carate Brianza<\/p>\n<p>Al centro di questa esperienza due elementi interessanti: i volontari come primi interlocutori per l\u2019attivazione di relazioni non educative e il pi\u00f9 possibile aperte; il protagonismo della persona disabile che ha la possibilit\u00e0 di avanzare proposte attorno alle quali aggregare l\u2019interesse di altri.<br \/>\nIl Servizio Valore Volontario nasce come risposta alle esigenze di tempo libero per le persone con disabilit\u00e0 giovani e adulte che presentano la richiesta, anche attraverso i loro genitori (sollievo familiare), di poter fare qualcosa durante il proprio tempo libero.<br \/>\nUna richiesta che si trasforma nel perno della filosofia del servizio, la risposta a una banale esigenza spesso negata: \u201cVoglio uscire!\u201d.<br \/>\nFin da subito \u00e8 stata necessaria una segreteria in grado di raccogliere le richieste delle persone disabili e rendere possibile la loro trasformazione in un atto concreto: l\u2019incontro tra un volontario e una persona disabile che vede il realizzarsi di un piccolo sogno.<br \/>\nIl Servizio Valore Volontario intende configurarsi come servizio sociale e non come semplice agenzia di tempo libero. La sua struttura \u00e8 modellata in modo da poter accogliere le richieste di aiuto da parte di persone in situazione di disagio, analizzarne i bisogni, adoperarsi per dare una risposta e adeguarsi alle diverse nuove necessit\u00e0.<br \/>\nLe proposte che il Servizio effettua sono attivit\u00e0 inserite nel contesto sociale presso le normali agenzie di tempo libero (pizzerie, discoteche, birrerie, ecc.) e quest\u2019ultimo aspetto \u00e8 il segno distintivo dell\u2019idea alla base dell\u2019organizzazione. Non vengono organizzate attivit\u00e0 presso la sede delle associazioni appartenenti, che vengono utilizzate esclusivamente come un ufficio organizzativo, ma ci si rivolge esclusivamente, salvo rare eccezioni, alle offerte che il territorio e la citt\u00e0 mettono a disposizione.<br \/>\nIl Servizio, insomma, vuole riproporre e avvicinarsi il pi\u00f9 possibile alla normalit\u00e0 sociale.<\/p>\n<p>I principi cardine su cui poggia tutta l\u2019attivit\u00e0 sono:<\/p>\n<ul>\n<li>il tempo libero \u00e8 un \u201cdiritto\u201d fondamentale: negare questo significa togliere alla persona uno spazio importante di vita, di crescita e di espressione di s\u00e9. Stabilire che il tempo libero sia un diritto sgombra il campo da parole come \u201cpossibilit\u00e0\u201d o \u201copportunit\u00e0\u201d e fissa un principio che sancisce l\u2019importanza e l\u2019inviolabilit\u00e0 dello spazio di tempo libero per le persone con disabilit\u00e0;<\/li>\n<li>la persona disabile \u00e8 una persona sotto tutti gli aspetti: portatrice di sentimenti, desideri e bisogni, \u00e8 titolare di diritti e di doveri. Proprio per questo bisogna riconoscere, nella diversit\u00e0 che caratterizza tutte le persone, lo stesso diritto a soddisfare bisogni e interessi anche legati alla voglia di svagarsi e divertirsi. \u00c8 un principio importante perch\u00e9 ha permesso di intraprendere iniziative per la promozione del diritto al tempo libero e alla libera circolazione e fruizione degli spazi cittadini e non;<\/li>\n<li>il rispetto dell\u2019individuo: \u00e8 il valore necessario e fondamentale per riconoscere e valorizzare la diversit\u00e0, l\u2019originalit\u00e0 e la soggettivit\u00e0. Questo concetto deve essere applicato tanto ai soggetti con disabilit\u00e0, quanto ai volontari. Spesso il volontario, infatti, in nome di una sorta di identificazione come persona sana, buona e fortunata, \u00e8 portato ad aiutare l\u2019altro dimenticando se stesso, le proprie esigenze e i propri limiti cercando di esaudire tutte le richieste.<\/li>\n<\/ul>\n<p>In una relazione con una persona disabile questo atteggiamento, tutt\u2019altro che equilibrato ed equo, non fa che confermare il disequilibrio della relazione, la disparit\u00e0 delle condizioni dove il sano \u00e8 colui che aiuta, accontenta l\u2019altro e, a volte, addirittura si sostituisce a lui mentre il disabile \u00e8 colui che deve essere aiutato, in continua condizione di dipendenza e che non pu\u00f2 fare altro che adeguarsi a questo ruolo, pena la perdita del ruolo del volontario.<\/p>\n<p><strong>Un equilibrio delicato<br \/>\n<\/strong>Uno degli aspetti pi\u00f9 controversi e pieno di contraddizioni \u00e8 quello del diritto al tempo libero in relazione con l\u2019aspetto delicato e importante dell\u2019incontro tra la persona disabile e il volontario, senza il quale crollerebbe l\u2019impianto del Servizio.<br \/>\nLa figura del volontario rappresenta indubbiamente l\u2019elemento di primaria importanza sia per la possibilit\u00e0 di effettuare le attivit\u00e0 che per l\u2019originalit\u00e0 della sua figura.<br \/>\nAttraverso un\u2019uscita si realizza la possibilit\u00e0 di allontanarsi dal contesto familiare permettendo la crescita, favorendo il normale passaggio all\u2019adultit\u00e0 e la concretizzazione di quello spazio di confronto con persone non guidate da un\u2019intenzionalit\u00e0 educativa, con cui potersi misurare e dove poter esercitare finalmente piccole o grandi scelte.<br \/>\nDurante quell\u2019uscita il volontario \u00e8 un compagno di serata, una persona che decide di condividere del tempo insieme ad altre per un interesse comune. Quello che succede tra queste persone dipende direttamente dalle persone coinvolte.<br \/>\nSi allaccia, a questo punto, un\u2019altra considerazione, centrale per il Servizio: il tempo libero diventa un ambito di vita, il pi\u00f9 possibile vicino alla realt\u00e0 di tutti i giorni, di conseguenza non pu\u00f2 essere troppo protetto o filtrato.<br \/>\nRiassumendo possiamo definire la proposta del Servizio come quello spazio dentro il quale avviene la cosa pi\u00f9 importante, cio\u00e8 la relazione tra la persona con disabilit\u00e0 e il volontario. Questo incontro pu\u00f2 esaurirsi nello spazio della serata o pu\u00f2 svilupparsi nel tempo e quindi acquisire un valore non predefinito.<br \/>\nUn\u2019altra riflessione riguarda lo strumento principale che il Servizio ha identificato come facilitatore dell\u2019incontro tra volontario e utente: il divertimento.<br \/>\nElemento costruttivo del tempo libero, il divertimento avvicina in maniera pi\u00f9 soft, ma a volte pi\u00f9 efficace le persone tra loro. Avere la possibilit\u00e0 di conoscere la persona con disabilit\u00e0 come capace di divertirsi e far divertire ci permette \u2013 e lo permette anche alla persona disabile stessa \u2013 di cambiare la percezione stereotipata.<br \/>\nLa persona con disabilit\u00e0 \u00e8 generalmente abituata a rapportarsi con persone \u201cspecializzate\u201d (medici, fisioterapisti, educatori, psicologi, ecc.), in relazioni finalizzate alla cura e spesso fatica a impegnarsi in un rapporto diverso dove \u00e8 chiamato a farsi conoscere e apprezzare per come \u00e8 e per come \u00e8 capace di essere.<br \/>\nCompiere queste azioni o avere la consapevolezza che si potrebbero compiere e ri- cercare come compierle, \u00e8 un fattore altamente educativo per la nostra utenza, oltre a favorire la conquista di autonomia.<\/p>\n<p><strong>Organizzazione e operativit\u00e0 del Servizio<br \/>\n<\/strong>\u00c8 estremamente importante iniziare la descrizione dell\u2019operativit\u00e0 del servizio dai suoi utenti. Le proposte, infatti, nascono e si evolvono partendo dalle caratteristiche specifiche degli utenti che ne fanno richiesta, il tutto in una data situazione culturale e territoriale.<br \/>\nL\u2019utenza del servizio \u00e8 molto eterogenea per il tipo di disabilit\u00e0, per la sua gravit\u00e0 e per i percorsi istituzionali effettuati.<br \/>\nL\u2019et\u00e0 minima di ammissione degli utenti \u00e8 diciotto anni mentre non \u00e8 prevista una et\u00e0 limite. Questo per due fondamentali motivi: \u00e8 necessario che la persona disabile sia maggiorenne e quindi abbia la capacit\u00e0 e possa assumersi la responsabilit\u00e0 di prendere decisioni mentre la non esistenza di un limite massimo \u00e8 dovuto al fatto che crediamo che se una persona vuole e pu\u00f2 divertirsi, l\u2019et\u00e0 non debba essere un fattore discriminante. Per scelta dello staff operativo il Servizio \u00e8 aperto a utenti del nostro territorio, cominciando da chi \u00e8 gi\u00e0 conosciuto all\u2019interno dei nostri servizi.<br \/>\nI modi e le strade per arrivare al Servizio possono essere diverse:<\/p>\n<ul>\n<li>attraverso una segnalazione da parte dell\u2019operatore del servizio di appartenenza, il quale valutando l\u2019idoneit\u00e0 della persona, segnala la possibilit\u00e0 di accedere al nuovo servizio e nel caso in cui la persona disabile sia interessata, si procede con l\u2019incontro con gli operatori di Valore Volontario;<\/li>\n<li>attraverso il passa parola, alcune persone contattano direttamente il servizio dicendosi interessate;<\/li>\n<li>altri, invece, arrivano dopo lunghe ricerche presso uffici e sportelli informativi.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Per accedere al Servizio \u00e8 necessario sostenere alcuni colloqui con gli operatori durante i quali, dopo aver valutato l\u2019idoneit\u00e0, si traccia un profilo dell\u2019interessato arrivando a formulare una proposta di inserimento adeguata alle caratteristiche e alle preferenze della persona stessa. Inoltre vengono spiegate le modalit\u00e0 di utilizzo, le diverse possibilit\u00e0, le regole.<br \/>\nIl Servizio, per ovvi motivi di sicurezza e organizzazione, limita l\u2019ingresso ad alcune tipologie di persone disabili e questo perch\u00e9 realizzando attivit\u00e0 in locali pubblici e in situazioni di grande contatto con persone \u00e8 necessario salvaguardare la sicurezza e la tranquillit\u00e0 durante le uscite. Ricordiamo che la serata viene gestita solamente dai volontari (e non da educatori) che potrebbero non essere sufficientemente preparati alla gestione di casi gravi.<br \/>\nPer quanto riguarda le attivit\u00e0 possiamo distinguere tre diversi filoni:<\/p>\n<ul>\n<li>le uscite serali su richiesta: sono tutte le domande di uscita che le persone iscritte al Servizio rivolgono agli operatori. Per poter accedere a questa possibilit\u00e0 \u00e8 necessario che la persona con disabilit\u00e0 contatti (personalmente, per telefono o con la posta elettronica), la segreteria effettuando la richiesta (che pu\u00f2 essere pi\u00f9 o meno specifica). La domanda accolta dalla segreteria, diventa la proposta di uscita per i volontari che hanno dato la loro disponibilit\u00e0 e che possono accettare o meno a seconda dei propri gusti e interessi. Le uscite possono essere singole o di gruppo. Sono le richieste degli utenti a essere i motori del servizio, generalmente si tendono a creare piccoli gruppi di 5 persone (1 auto) o una decina di persone in tutto (2 auto), salvo casi eccezionali come feste o compleanni;<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li>i gruppi fissi: si tratta sempre attivit\u00e0 di uscita serale, ma si distinguono in quanto sono veri e propri gruppi composti sempre dagli stessi volontari e dagli stessi utenti. Non hanno quindi una storia limitata a una uscita, ma diventano un punto di riferimento stabile almeno per l\u2019arco dell\u2019anno;<\/li>\n<li>gli appuntamenti: al contrario delle uscite su richiesta, in questo caso si tratta di attivit\u00e0 proposte dal Servizio e alle quali sia i volontari sia gli utenti possono aderire liberamente. Comprendono uscite pomeridiane, uscite serali speciali, gite, weekend, vacanze e feste. Sono spazi che si mantengono per diversificare il tipo di attivit\u00e0 proposte e il loro contenuto.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Ormai da qualche anno il progetto prevede anche l\u2019offerta di vacanze o weekend per tutti gli iscritti che ne fanno richiesta. Si cercano di soddisfare tutte le esigenze e di formare piccoli gruppi (7\/8 persone al massimo) con un educatore e alcuni volontari.<\/p>\n<p><strong>Gestione del Servizio<br \/>\n<\/strong>Il Servizio Valore Volontario \u00e8 gestito, attualmente, da due educatori professionali che si occupano essenzialmente della programmazione.<br \/>\nOperativamente i due educatori fanno riferimento a due ambiti diversi: Carate Brianza per Cooperativa Solaris e Lissone per Associazione Stefania. Gli operatori svolgono la regia per l\u2019organizzazione dell\u2019uscita e permettono cos\u00ec l\u2019incontro che consentir\u00e0 alle persone, disabili e non, di vivere esperienze di tempo libero. Per un operatore \u00e8 necessario e importante acquisire conoscenze su tutte le persone pre- senti nel Servizio. Alcuni volontari, oltre alle normali attivit\u00e0, si rendono disponibili come supporto alla parte organizzativa.<br \/>\nLa funzione dell\u2019educatore nel Servizio Tempo Libero non si risolve solo nella progettualit\u00e0, ma si sviluppa nella gestione delle richieste, nella formazione dei volontari, nell\u2019incontro con le famiglie, nel continuo monitorare l\u2019andamento del progetto rispetto alle proprie finalit\u00e0 e in tutte le attenzioni che una struttura complessa come questa necessita.<br \/>\n\u00c8 inoltre l\u2019operatore che, monitorando le possibili offerte, elabora progetti e ricerca i finanziamenti necessari alla copertura delle attivit\u00e0, progetta e realizza gli eventi di formazione, cura le campagne di ricerca volontari e il progetto delle vacanze a cui partecipa.<br \/>\nI volontari rappresentano indubbiamente la principale risorsa e paradossalmente, pur trattandosi di un servizio destinato e rivolto alle persone con disabilit\u00e0, sono anche le figure che richiedono un maggiore investimento da parte degli operatori.<br \/>\nRappresentano l\u2019anima stessa del servizio e il fondamento della metodologia basata sulla relazione spontanea tra persone.<br \/>\nI volontari sono i primi realizzatori dell\u2019integrazione delle persone disabili nel tempo libero, sono coloro con i quali gli utenti sperimentano relazioni spontanee e paritarie.<br \/>\nAl volontario vengono sottoposte mensilmente le proposte delle persone con disabilit\u00e0 (cinema, pizzeria, discoteche, concerti, ecc.) e ognuno, sulla base dei propri interessi, aderisce o meno. In pratica al volontario viene chiesto un impegno per un solo incontro mensile, con richiesta di fare cose normali e abituali e di provare a condividerle con le persone con disabilit\u00e0.<br \/>\nAl centro di tutto rimane la relazione intesa come possibilit\u00e0 e opportunit\u00e0 d\u2019incontro tra persone.<br \/>\nCome gi\u00e0 evidenziato pi\u00f9 volte, la formazione riveste particolare importanza nella gestione dei volontari. Pur ribadendo l\u2019assenza di finalit\u00e0 educative e la non intenzionalit\u00e0, la formazione consente la trasmissione di nozioni e modi di pensiero oltre che conoscenze pratiche utili durante le attivit\u00e0. Obbligatorio pertanto, per chi volesse fare il volontario, la partecipazione a un corso annuale e a serate di approfondimento.<\/p>\n<p><strong>5.4. Sperimentarsi nel quotidiano<br \/>\n<\/strong>di Leila Rumiato, Cooperativa Itaca di Pordenone<\/p>\n<p>Una buona prassi \u00e8 quella dei territori, intesi come reti di soggetti che collaborano su diversi livelli offrendo servizi spesso alle stesse persone, e che sollecitano le realt\u00e0 della cooperazione sociale (che ovviamente di quei territori sono parte) perch\u00e9 immaginano risposte il pi\u00f9 specifiche possibili. Ecco due esempi di progetti rivolti a persone con disabilit\u00e0 medio-grave.<br \/>\nNati dalla sollecitazione dei servizi territoriali, delle famiglie e degli utenti di alcuni servizi alla disabilit\u00e0 adulta, si sono concretizzate due progettualit\u00e0 di tempo libero (Progetto Durante Dopo Noi e Gruppo Tempo Libero) il cui obiettivo principe \u00e8 la socializzazione in ottica di contrasto della solitudine e dell\u2019emarginazione, la partecipazione alla vita della propria comunit\u00e0 locale e allargata, attraverso il riconoscimento e il lavoro in gruppo di pari cos\u00ec da qualificare il tempo libero delle persone con disabilit\u00e0, favorendo contesti aperti e destrutturati (diversamente da quanto avviene durante la settimana, nel corso della quale le persone con disabilit\u00e0 si trovano inserite in un contesto di centro diurno).<br \/>\nEntrambe le progettualit\u00e0 sono inserite entro una pi\u00f9 ampia cornice progettuale in rete, orientata alla creazione di azioni di Cittadinanza attiva, attraverso la co- progettazione tra Enti Pubblici del Pordenonese (Ambito socio-assistenziale 6.4, Azienda Aas5, Comune di Maniago, Comune di Sequals) e Terzo Settore (Cooperati- va Itaca Pordenone), in collaborazione stretta con altri servizi territoriali quali la Comunit\u00e0 alloggio casa Carli1, Gruppo appartamento Il Girasole2, progetto UET So- limbergo3 e altri Servizi educativi territoriali.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 progetti di \u201ctempo libero\u201d?<br \/>\n<\/strong>Frequentemente il tempo libero della persona disabile rischia di essere vissuto, percepito, concepito come \u201ctempo vuoto\u201d rispetto ad altre \u201cattivit\u00e0\u201d occupazionali di vario ordine e grado; inoltre le persone con disabilit\u00e0 cognitiva, quand\u2019anche lieve, si trovano nella difficolt\u00e0 di poter mantenere la loro partecipazione a un gruppo di pari che spesso risultano \u201ctroppo veloci\u201d, \u201ctroppo impegnati\u201d, \u201cpoco disponibili\u201d rispetto alle reali esigenze della persona con disabilit\u00e0.<br \/>\nE ci si dimentica che, prima di essere disabili, esse sono persone con abilit\u00e0 e risorse importanti, attuali e attualizzabili, che troppo poco hanno la possibilit\u00e0 di potersi sperimentare nel quotidiano in situazione di pariteticit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Quali gli obiettivi?<br \/>\n<\/strong>Nella progettazione dei due percorsi (DDN e GTL), \u00e8 stato chiaro da subito che gli obiettivi di servizio si intersecavano con gli obiettivi personali e individuali.<br \/>\nPossiamo sintetizzare gli obiettivi di lavoro in linea generale, in tre dimensioni:<\/p>\n<ul>\n<li>individuali, per lo sviluppo del benessere emozionale, del benessere fisico, l\u2019incremento delle risorse personali, potenziamento dell\u2019<i>empowerment <\/i>soggettivo, ampliamento dell\u2019autonomia personale;<\/li>\n<li>di gruppo, quali la promozione e\/o mantenimento delle abilit\u00e0\/competenze relazionali, promozione delle competenze comunicative e di ascolto attivo, inclusione sociale, aggregazione;<\/li>\n<li>trasversali, come prosocialit\u00e0, cittadinanza attiva, attivit\u00e0 e partecipazione.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Naturalmente tali obiettivi sono stati diversamente calati sulla realt\u00e0 di gruppo (due gruppi molto differenti) che abbiamo incontrato.<\/p>\n<p><strong>Progetto Durante Dopo Noi (DDN)<\/strong><\/p>\n<p>Il progetto \u00e8 rivolto a persone adulte, con disabilit\u00e0 grave (cognitiva e fisica), che durante la settimana frequentano attivit\u00e0 di centro diurno o occupazionali. L\u2019idea progettuale che ha guidato il gruppo di lavoro \u00e8 quella di consentire, pur nella \u201cgravit\u00e0\u201d della disabilit\u00e0, alla persona il diritto\/dovere di essere soggetto attivo, impegnato in un proprio percorso di abilitazione che ne valorizzi al meglio tutte le potenzialit\u00e0 di sviluppo, inclusione, interdipendenza con la rete comunitaria e sociale in cui vive, superando la prospettiva infantilizzante \u2013 che vede il disabile, specie se grave, come l\u2019eterno bambino da accudire e proteggere \u2013 per lasciare spazio a una visione volta all\u2019adultit\u00e0-possibile, promuovendo la valorizzazione della persona in quanto tale, offrendole un sostegno all\u2019autonomia e arricchendo le sue opportunit\u00e0 di sperimentarsi.<br \/>\nData la compromissione dovuta al grado di disabilit\u00e0, si \u00e8 scelto di organizzare due piccoli gruppi di 4\/5 persone con tre operatori di diverse professionalit\u00e0 (1 educatore e 2 addetti all\u2019assistenza), in modo che potessero trovare risposta sia le esigenze pi\u00f9 socializzanti che quelle relative alla cura della persona in ottica di massimo rispetto della dignit\u00e0.<br \/>\nIl gruppo, che si incontra nelle giornate di sabato e domenica (a weekend alterni) presso uno spazio messo a disposizione dal Comune di Maniago, vive e si sperimenta in una dimensione puramente ludica e relazionale, in uno spazio \u201cfuori casa\u201d che diventa il paese in cui essi risiedono e tutta la zona limitrofa, spingendosi anche fino al luogo di provincia pi\u00f9 vicino; parole d\u2019ordine \u201cviversi il proprio tempo libero!\u201d.<br \/>\nE cos\u00ec, iniziando da una colazione al bar tutti insieme, il gruppo stabilisce di volta in volta degli itinerari e\/o delle attivit\u00e0 che consenta loro di potersi vivere pienamente una giornata in compagnia, leggerezza e divertimento, \u201cessendo paese\u201d, \u201cfacendo paese\u201d, ma anche svolgendo in gruppo quelle \u201cnormali attivit\u00e0\u201d quali una chiacchierata al centro commerciale, un picnic nel parco o un buon pranzo a una sagra, escursioni sul territorio o ancora godersi un bel film al cinema\u2026 insomma, \u201cniente di speciale\u2026\u201d e tuttavia tutta quella speciale normalit\u00e0 troppo spesso negata alle persone con disabilit\u00e0 grave. Il progetto ha altres\u00ec consentito ai famigliari delle persone inserite, di riappropriarsi di spazi propri, nella sicurezza e nella gioia di poter sapere il proprio figlio\/familiare viversi la propria \u201cnormale-possibile-adultit\u00e0\u201d.<br \/>\nGli operatori coinvolti sono chiamati a riconoscere la complessit\u00e0 dell\u2019azione inclusiva e ad agire il proprio ruolo in un processo pi\u00f9 ampio e globale, con un\u2019attenzione a cogliere e rimuovere gli ostacoli che frenano o impediscono i processi inclusivi. In questo senso, l\u2019operatore viene chiamato a favorire progettualit\u00e0 che si adattino alle persone rimettendo al centro le relazioni tra esse e la comunit\u00e0 di appartenenza, per favorire opportunit\u00e0 di esperienza sociale il pi\u00f9 aderenti possibile al progetto di vita della persona stessa. Per raggiungere tale obiettivo, \u00e8 fondamentale dapprima analizzare i bisogni, le aspettative e i desideri di ciascuno, manifesti o meno, e provare a individuare risposte che, oltre ad essere individuali e personalizzate, risultino anche flessibili.<\/p>\n<p><strong>Gruppo Tempo Libero (GTL)<br \/>\n<\/strong>Il progetto GTL \u00e8 rivolto a persone adulte, con disabilit\u00e0 lieve e funzionalit\u00e0 medio- alta (con ritardo cognitivo), che durante la settimana sono impegnate in attivit\u00e0 lavorative (Borsa lavoro) o in attivit\u00e0 occupazionali diurne. L\u2019esigenza di incontrarsi per \u201cfare gruppo\u201d \u00e8 nata da richiesta diretta di coloro che ne sono diventati i partecipanti in seguito, e che segnalavano di vivere un senso di solitudine e isolamento che li faceva molto soffrire. I tentativi di aggregarsi a gruppi di coetanei erano per lo pi\u00f9 falliti e per la maggior parte di loro si era strutturato un vissuto di esclusione e un senso importante di inefficacia e incapacit\u00e0 relazionale. Dalle osservazioni raccolte nei luoghi di lavoro o occupazionali, emergeva altres\u00ec una reale incompetenza o scarsa competenza relazionale, che probabilmente li aveva nel passato posti in situazioni di disagio.<br \/>\nSi \u00e8 pertanto deciso di avviare il gruppo con la presenza di due operatori qualificati (una psicologa e un educatore) con il compito di facilitatori sia della comunicazione, che di eventuali pianificazioni e programmazioni si fossero resi necessari. Una delle maggiori difficolt\u00e0 riscontrate nei componenti del gruppo era infatti risultata proprio la capacit\u00e0 di pianificare e\/o programmare in maniera autonoma ed efficace, una qualunque uscita o attivit\u00e0 di gruppo.<br \/>\nAl fine di rendere tutti i partecipanti responsabili della propria crescita e del proprio tempo, si \u00e8 proceduto inizialmente con incontri individuali cos\u00ec da raccogliere e concordare con ciascuna persona gli obiettivi di lavoro e di crescita nel gruppo, e per i quali il gruppo avrebbe rappresentato uno strumento e uno spazio\/occasione di sperimentazione. Durante tali incontri, ciascuna persona \u00e8 stata guidata a individuare una propria risorsa da mettere a disposizione del gruppo. Successivamente, in gruppo sono state definite le regole di partecipazione e gli obiettivi comunitari.<br \/>\nParola chiave \u201cautodeterminarsi e crescere insieme\u201d .<br \/>\nDurante i primi incontri sono emerse immediatamente diverse tematiche \u201ccalde\u201d, che il gruppo ha voluto condividere proprio con l\u2019intento di imparare a conoscersi (nel duplice significato e senso di conoscere se stesso e di conoscere gli altri componenti del gruppo): sofferenza comune per un passato di frequente bullismo subito; interesse alla dimensione affettiva e di sessualit\u00e0; desiderio di sperimentarsi in uscite di gruppo di vario grado.<br \/>\nLa scelta degli operatori \u00e8 stata quella di orientarsi verso il <i>cooperative<\/i><i> <\/i><i>learning<\/i>, affinch\u00e9 il gruppo potesse diventare risorsa per il singolo e il singolo rappresentare risorsa per il gruppo. Tale scelta metodologica punta a incentivare i partecipanti ad agire \u201cda adulti\u201d, rendendoli sempre pi\u00f9 protagonisti della propria vita. Per questo nei primi mesi si \u00e8 scelto di lavorare su quelli che sono i principali compiti di sviluppo della persona verso l\u2019adultit\u00e0 ma che risultavano compromessi nella maggioranza se non totalit\u00e0 delle persone coinvolte: fiducia di base, ovvero acquisizione e interiorizzazione di una \u201cbase sicura\u201d da cui poter partire ed esplorare l\u2019ambiente e sperimentarsi in nuove relazioni (in questo senso il gruppo poteva rappresentare una nuova base da cui partire); appartenenza ovvero il sentirsi accettato e sviluppare il senso di \u201cfar parte di\u2026\u201d; accettazione di s\u00e9 intesa come capacit\u00e0 di darsi valore all\u2019interno delle relazioni. Durante tutto il percorso iniziale (che si \u00e8 definito pi\u00f9 lungo di quanto al principio ipotizzato), i partecipanti sono stati coinvolti sia in attivit\u00e0 ludiche (\u201caperitivi insieme\u201d) che di riflessioni personali e interpersonali, sempre con l\u2019obiettivo di crescita e condivisione. Importante \u00e8 stato costruire un rapporto di fiducia tra i partecipanti in modo che potessero tutti sentirsi accolti e non giudicati per quello che dicono e fanno, avendo la possibilit\u00e0 di dare libera voce ai propri bisogni e desideri, diversamente da quanto spesso accade nel contesto lavorativo e familiare.<br \/>\nDopo qualche mese, \u00e8 stato possibile assistere ad attivit\u00e0 di gruppo \u201cautogestite\u201d (seppur spesso supervisionata nella parte programmatoria dagli operatori) sempre pi\u00f9 spontanee, frequenti e sempre pi\u00f9 adeguate. Tuttavia il gruppo, su specifica richiesta dei partecipanti, ha voluto fortemente mantenere anche la parte dialogica, per confrontarsi su tematiche sempre pi\u00f9 \u201cdi spessore\u201d. Ne \u00e8 nato cos\u00ec un percorso che a partire dall\u2019approfondimento delle esperienze di bullismo sub\u00ecto, ha affrontato tematiche sulle emozioni, sulle relazioni amicali, personali, fino a tematiche pi\u00f9 propriamente legate alla sessualit\u00e0. Il tutto condito da momenti ludici per lo pi\u00f9 promossi dagli stessi partecipanti (caff\u00e8, aperitivi, pizze, balli insieme, ecc.) fino alla volont\u00e0 di sperimentarsi, come gruppo in attivit\u00e0 di ballo caraibico o programmare una \u201clista uscite\u201d per tutto l\u2019anno, che prevedessero sia uscite in autonomia (ad esempio sagre o escursioni sul territorio) che viaggi maggiormente impegnativi che richiedono il supporto di un operatore presente.<br \/>\nL\u2019intervento educativo richiesto ai facilitatori in questo percorso (a differenza del DDN) si attua, in questo senso, attraverso l\u2019instaurarsi di una relazione basata sulla fiducia, sulla confidenza, sull\u2019empatia nonch\u00e9 sull\u2019accettazione della personalit\u00e0 altrui, aiuto a reagire in maniera positiva alle sollecitazioni e ai cambiamenti e stimolo all\u2019autovalutazione. Essenziale la disponibilit\u00e0 all\u2019ascolto e all\u2019accoglienza, in una posizione di \u201cprovocatore di pensiero\u201d, ma nell\u2019attenzione a \u201cnon sostituirsi\u201d mai all\u2019altro: l\u2019operatore pu\u00f2 aiutare la persona a raggiungere la piena autodeterminazione non solo realizzando percorsi in cui insegni a saper fare, ma anche creando opportunit\u00e0 di crescita emotiva e di supporto\/promozione\/sperimentazione delle proprie competenze relazionali.<br \/>\nIn prospettiva futura si prevede di promuovere la massima autonomia nella gestione del proprio tempo libero e dare maggior spazio nell\u2019affrontare tematiche di rilievo e\/o di sofferenza e\/o di crescita personale e\/o di ruolo sociale su argomenti specifici. Si \u00e8 inoltre costruita l\u2019opportunit\u00e0 di collaborare con la scuola per progettare un percorso di prevenzione al bullismo in cui i partecipanti al GTL possano sperimentarsi come <i>peer<\/i><i> <\/i><i>educator<\/i><i> <\/i>con i ragazzi delle scuole elementari e medie, raccontando i propri vissuti e le proprie esperienze, anche al fine di esorcizzare la posizione di \u201cvittima\u201d vissuta e sperimentata per molto tempo.<\/p>\n<p><strong>5.5. F.I.E.S.T.A.<br \/>\n<\/strong>di Roberto Parmeggiani<\/p>\n<p>Quest\u2019ultima esperienza mette al centro un aspetto abbastanza innovativo: la collaborazione di diverse associazioni impegnate sul medesimo territorio. Questo aspetto, a volte critico per la fatica di uscire dal proprio contesto di riferimento, ha per\u00f2 permesso di mettere in rete energie e progettualit\u00e0 nuove che individualmente sarebbe pi\u00f9 difficile realizzare.<br \/>\nIl progetto F.I.E.S.T.A. (Fare Inclusione E Socializzazione Tramite Autodeterminazione per essere davvero liberi nel tempo libero) nasce all\u2019interno del Comitato di progettazione integrata per la disabilit\u00e0 (COPID) organismo nato a Bologna allo sco- po di aprire un tavolo permanente di confronto tra i servizi sociali e sanitari e le associazioni di disabili e\/o dei loro famigliari \u201cfinalizzato alla co-progettazione e alla condivisione di interventi innovativi su bisogni specifici del disabile\u201d. Pi\u00f9 in generale, obiettivo del COPID \u00e8 quello di \u201ccontribuire allo sviluppo di una societ\u00e0 solidale \u2013 si pu\u00f2 leggere nel regolamento \u2013 in cui i diritti siano esigibili, in cui sia rafforzata quella coesione sociale che da sempre caratterizza la comunit\u00e0 locale e che rappresenta una risposta unitaria ai bisogni delle persone con disabilit\u00e0 e delle loro famiglie\u201d.<br \/>\nLe funzioni principali del comitato sono quelle di stimolare e rafforzare una cultura di inclusione sui temi della disabilit\u00e0, favorire la sperimentazione di buone prassi, promuovere la co-progettazione di rete e facilitare l\u2019integrazione tra diversi servizi. In particolare, svolger\u00e0 il suo ruolo soprattutto attraverso azioni di progettualit\u00e0, attiva e concreta, sviluppata in modo partecipato e integrato.<br \/>\nLe associazioni, oltre trenta, inizialmente coordinate dalla direzione Sociosanitaria del Distretto, hanno individuato alcune aree di intervento \u2013 area benessere, area sostegno, area autonomia, area formazione, area tempo libero \u2013 a partire dalle quali, divise in sottogruppi, hanno co-progettato interventi che potessero rispondere ai bisogni delle persone con disabilit\u00e0 in generale.<br \/>\nQuelle che si sono occupate in particolare di tempo libero \u2013 Aias onlus; Anffas; Centro Documentazione Handicap; Comunit\u00e0 dell\u2019Arca \u2013 Arcobaleno, Passopasso; Agfa; Gli amici di Luca Onlus; DiDi ad Astra; Fondazione Gualandi a favore dei Sordi; Associazione Noi Insieme a Sherazad \u2013 dopo un percorso in cui hanno condiviso i bisogni legati al tema individuando come prevalenti quelli relativi all\u2019occupazione del fine settimana, hanno sviluppato un percorso laboratoriale cercando di differenziare l\u2019offerta in modo da raccogliere il maggiore interesse possibile. Oltre a quattro laboratori e a un servizio di sovra titolazione di spettacoli teatrali, sono stati preventivati alcuni eventi pubblici che avevano l\u2019obiettivo di coinvolgere persone del territorio favorendo cos\u00ec inclusione e socializzazione.<br \/>\nLe diverse proposte, che hanno visto la partecipazione di circa trenta persone adulte con disabilit\u00e0, di et\u00e0 variabile, si sono svolte il sabato pomeriggio alternandosi in modo da consentire a chi interessato di partecipare anche a pi\u00f9 attivit\u00e0.<br \/>\nIl laboratorio teatrale e quello di danza aveva l\u2019obiettivo di utilizzare l\u2019espressione artistica come strumento espressivo capace di sviluppare nei partecipanti diverse competenze cognitive e comunicative, facilitando la socializzazione tra i membri del gruppo e la capacit\u00e0 di porsi in maniera creativa verso se stessi e gli altri.<br \/>\nIl laboratorio comunicare-cucinando, attraverso un vero e proprio corso di cucina e l\u2019uso della scrittura in simboli per tradurre e rendere pi\u00f9 accessibili le ricette, ave- va l\u2019obiettivo di sviluppare abilit\u00e0 manuali, competenze cognitive e comunicative favorendo la relazione in un contesto piacevole e rilassato.<br \/>\nNel gruppo Network i partecipanti hanno avuto l\u2019occasione di migliorare le competenze di utilizzo dei social network con l\u2019obiettivo di documentare, presentare e divulgare le esperienze dei diversi laboratori.<br \/>\nIl servizio di sovra titolazione, infine, ha permesso di rendere pi\u00f9 accessibili alcuni spettacoli teatrali realizzati presso il teatro Arena del Sole di Bologna.<br \/>\nIl COPID, nato come sperimentazione per l\u2019anno 2016\/2017, continuer\u00e0 la sua attivit\u00e0, anche in relazione con il Distretto Sociosanitario pur mantenendo la propria autonomia per ci\u00f2 che riguarda la scelta delle aree di intervento e delle azioni attraverso le quali rispondere ai bisogni espressi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le proposte e le esperienze di tempo libero cambiano a seconda del territorio in cui si realizzano, dell\u2019utenza a cui si rivolgono, degli obiettivi che ci si pone ma anche degli alleati che si possono trovare nei contesti in cui si realizzano. 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