{"id":368,"date":"2009-11-04T17:05:50","date_gmt":"2009-11-04T17:05:50","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=368"},"modified":"2025-12-15T12:48:41","modified_gmt":"2025-12-15T11:48:41","slug":"io-e-smile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=368","title":{"rendered":"14. Io e Smile"},"content":{"rendered":"<p>di Guido Boero<\/p>\n<p>Genuri Turri Tuili Collinas Villanovaforru Ballao Villasalto S.Nicol\u00f2 Gerrei Armungia Bacu Abis Villaputzu S.Anna Arresi: quanti km di pensieri &#8220;vittimistici e lamentosi&#8221; condivisi<!--break--> con i colleghi pendolari! Sveglie alle 6:00, rientri alle 15:00, tre ore al giorno &#8220;sprecate&#8221; nei viaggi, schiene a pezzi, spese sanguisughe di benzina e manutenzioni varie, automobili invecchiate precocemente cambiate ogni 4 anni, panini o trattorie (ancora soldi che escono!) laddove la mensa \u00e8 solo una legge non applicata, colleghi indigeni non sempre comprensivi dei nostri disagi, e talvolta ostili.<br \/>\nQuante energie disperse, e quanto poco tempo, e onestamente poca voglia, di impegnarmi oltre l&#8217;indispensabile!<br \/>\nL&#8217;insegnamento mi appassiona, ma sono &#8220;stanco&#8221; e cos\u00ec mi sento &#8220;sprecato&#8221;. Penso ad un altro lavoro (o allo stesso ma in condizioni diverse).<br \/>\nHo voglia di fare!<\/p>\n<p><b>Un insegnante in situazione di handicap<br \/>\n<\/b>Come sono arrivato cos\u00ec vicino al mondo dei &#8220;diversamente abili&#8221;?\u2026<br \/>\nSono insegnante di Educazione Fisica dall&#8217;a.s. 83\/84 e nel giugno 1999 sono stato nominato d&#8217;ufficio titolare della cattedra di Ed. Fisica, presso la Scuola Media Statale di&#8230; (distante 80 km da Cagliari). Ho quindi deciso di inoltrare la domanda di utilizzazione per il sostegno. A met\u00e0 ottobre ho ricevuto la notizia, da un collega, di aver ottenuto tale incarico presso la Scuola Media Statale di&#8230; (distante circa 30 km da Cagliari).<br \/>\nLa prima reazione \u00e8 stata di incredulit\u00e0, seguita da apprensione per il nuovo ruolo che avrei dovuto &#8220;interpretare&#8221;. La seconda reazione &#8220;mi ha portato&#8221; al Provveditorato a consegnare &#8220;domanda di rinuncia&#8221; per l&#8217;utilizzazione. Le mie paure erano di lasciare una strada sicura (l&#8217;insegnamento della mia materia, il &#8220;mio&#8221; ruolo, i &#8220;miei ragazzi&#8221;), per una strada mai fatta prima, &#8220;piena di buche&#8221; (il rapporto 1:1 mi spaventava, il non sapere cosa insegnare mi rendeva insicuro, e poi&#8230; sarei stato accettato? sarei stato capace?). Ho per\u00f2 deciso di accettare (forse non avrei comunque potuto &#8220;rifiutare&#8221;), e lasciarmi alle spalle il mio passato di &#8220;bravo&#8221; (almeno cos\u00ec credo) insegnante di Ed. Fisica. Ho deciso cio\u00e8 di cimentarmi in un lavoro completamente nuovo e diverso, un lavoro che tutto sommato mi incuriosiva.<\/p>\n<p><b>La conoscenza di Smile<br \/>\n<\/b>La prima impressione che ho avuto quando ho incontrato Smile \u00e8 stata di sorpresa. Infatti, essendomi informato presso la segreteria della scuola, per via telefonica, sull&#8217;handicap dell&#8217;alunno, e avendo saputo che si trattava di ritardo mentale (non mi \u00e8 stata specificata la gravit\u00e0), immaginavo, per mia ignoranza, che a tale handicap facesse riscontro un &#8220;particolare&#8221; aspetto fisico.<br \/>\nCos\u00ec non \u00e8! Smile \u00e8 un ragazzino come tanti altri, non ha alcun aspetto particolare. \u00c8 alto, longilineo, con gambe e braccia lunghe. I capelli sono castani, corti e un po&#8217; a spazzola. Il viso \u00e8 ovale, con grandi occhi verdi, e un sorriso &#8220;aperto&#8221;, che di frequente gli illumina il volto. E quando sorride, anche gli occhi sorridono! Le mani, ben curate, hanno dita da pianista. \u00c8 ordinato e pulito nel vestire.<br \/>\nCon Smile il feeling \u00e8 stato immediato. \u00c8 bastato un suo sorriso per farmi capire che il nuovo insegnante di sostegno (io!) era di suo gradimento!&#8230; E via, partiamo!<\/p>\n<p><b>La classe<br \/>\n<\/b>Nel &#8220;mio&#8221; ruolo di insegnante di Ed. Fisica, quando &#8220;entravo&#8221; in una classe nuova, mi bastavano pochi minuti per entrare in sintonia con gli alunni, anzi, pochi secondi. Ma in questo &#8220;nuovo&#8221; ruolo, i primi giorni, non tutti i ragazzi\/e mi hanno manifestato simpatia e accettazione.<br \/>\nAlcuni li sentivo astiosi e &#8220;lontani&#8221;. Ho provato dispiacere e sono stato assalito dai dubbi&#8230; Ma \u00e8 durato poco! &#8220;Girando&#8221; tra i banchi, ho aiutato a risolvere un&#8217;equazione in matematica, ho suggerito un verbo in francese, ho spiegato come tenere le squadrette in tecnica, ho fatto un sorriso, ho dato ascolto a un problema&#8230; e sono riuscito a farmi accettare da tutti!<br \/>\nE l&#8217;ho capito quando mi hanno domandato: &#8220;&#8230;ma lei \u00e8 l&#8217;insegnante di Smile o di tutta la classe?&#8221; &#8230; Che emozione! In quel momento ho pensato: &#8220;&#8230;ce la posso fare!&#8221;.<\/p>\n<p><b>I colleghi e i miei dubbi<br \/>\n<\/b>Anche l&#8217;inserimento nel rapporto-lavoro con alcuni colleghi non \u00e8 stato inizialmente semplice, fluido e lineare.<br \/>\nMi spiego. Pur nella mia ignoranza del ruolo e della Legislazione che lo disciplina (D.P.R. 31 Ottobre 1975, n.970, art.9 &#8211; Circ. Min. n.199\/79 &#8211; Legge 104\/92, art.13, c.6, da Ianes\/Celi Il Piano Educativo Individualizzato, Erickson, Trento, 1999), non sapendo cio\u00e8 che l&#8217;insegnante di sostegno \u00e8 anche insegnante contitolare della classe (e molti colleghi questo lo ignorano!&#8230;), istintivamente mi sono mosso all&#8217;interno della classe per dare un aiuto a chiunque ne avesse bisogno.<br \/>\nQuesto mio atteggiamento ha per\u00f2 creato dei malumori in &#8220;certi&#8221; colleghi che, ho saputo indirettamente, si lamentavano del mio &#8220;invadere campi di non competenza&#8221;.<br \/>\nAncora adesso, malgrado l&#8217;equivoco sia stato chiarito, permangono talune situazioni non proprio &#8220;serene e produttive&#8221;.<br \/>\nOltre a ci\u00f2 i miei dubbi: cosa insegnare? come insegnarlo?<br \/>\nSempre rifacendomi al mio passato, come insegnante di Ed. Fisica ero in grado di rispondere a queste due domande. Certo, avevo dei dubbi (guai a non averne!), ma anche certezze. Adesso, invece, da dove partire? Mi sono documentato: ho letto il P.E.P., ho parlato con l&#8217;insegnante che mi apprestavo a sostituire, con i colleghi, con il tutore. Ma tutto questo parlare \u00e8 diverso dalla pratica giornaliera del &#8220;fare&#8221;.<\/p>\n<p><b>La logica: se non c&#8217;\u00e8, \u00e8 un problema!<br \/>\n<\/b>L&#8217;apprendimento della logica \u00e8 fondamentale per la formazione del &#8220;pensiero produttivo&#8221;. I bambini apprendono la logica in maniera giocosa: chiedono sempre i &#8220;motivi d&#8217;uso&#8221; e i &#8220;perch\u00e9&#8221; di cose e situazioni, e con il movimento-divertimento imparano a scoprire il mondo. Gi\u00e0 dai primi anni si costituiscono sistemi di operazioni logiche, basati sugli oggetti, e sulle loro classi e relazioni. Tali sistemi, organizzati con manipolazioni &#8220;reali e immaginarie&#8221;, sono strutture elementari di raggruppamenti che consentono di riunire o dividere (un insieme di oggetti) con l&#8217;azione, ma non ancora con il pensiero. In seguito, l&#8217;utilizzo di altri linguaggi (grafico, verbale), per comunicare agli altri le cose fatte, contribuisce a dare valore a un sistema di comunicazione globale. Il linguaggio modifica l&#8217;iniziale &#8220;intelligenza&#8221; derivata dalla pratica, aggiungendo una &#8220;intelligenza&#8221; determinata dal pensiero. Con il linguaggio il bambino evoca situazioni passate, superando lo spazio prossimo e il tempo presente (limiti della percezione).<\/p>\n<p><b>Prime esperienze &#8220;pseudo-matematiche&#8221;<br \/>\n<\/b>Il mondo della matematica (forme, dimensioni, distanze, ecc.) entra presto a far parte della vita del bambino (ma lui non lo sa!&#8230;).<br \/>\n&#8221; A pochi mesi \u00e8 in grado di afferrare piccoli oggetti che gli vengono posti vicino.<br \/>\n&#8221; Gioca a spostare e far ruotare le palline colorate infilate in un perno-sostegno (gioco presente in molti seggioloni!)<br \/>\n&#8221; A due anni, dopo diversi tentativi, \u00e8 in grado di costruire una torre con dei cubetti di diversa grandezza, o di riporli uno dentro l&#8217;altro (seriazione).<br \/>\n&#8221; Impara a conoscere contenitori che servono per scopi diversi, e che utilizzer\u00e0 con pi\u00f9\/meno attenzione: se cade la scatola con i pezzi del puzzle, li raccoglie e li rimette a posto (e per divertirsi la fa cadere apposta!); ma se fa cadere la tazza piena di latte&#8230;!<br \/>\n&#8221; Apprende le corrispondenze quando aiuta la mamma ad apparecchiare: un piatto per babbo, uno per mamma, uno per me (cos\u00ec il bicchiere, la forchetta, ecc.).<br \/>\n&#8221; Scopre le misurazioni quando lo portano ad acquistare un paio di scarpe o un vestito.<br \/>\n&#8221; Ritrova i numeri nelle fiabe e nelle filastrocche (3 porcellini, 7 nani, 30-40 la gallina canta). E poi dappertutto: nella targa dell&#8217;auto, nel numero civico dell&#8217;abitazione, nel numero di telefono (ma ancora non indicano per lui simboli matematici).<br \/>\n&#8221; Si appropria dello spazio (dapprima limitato e poi pi\u00f9 ampio) man mano che comincia a spostarsi e esplorare.<br \/>\n&#8221; Relativamente alla forma, si accorge che una palla rimbalza e rotola, una scatola si ferma subito.<br \/>\nQuindi con l&#8217;attivit\u00e0-esplorazione-conoscenza basata sul movimento, il bambino metter\u00e0 in relazione numeri e realt\u00e0. Alla base di tutto, ci sar\u00e0 l&#8217;acquisizione del concetto di numero naturale. Alcuni bambini (purtroppo per loro!) imparano a contare senza conoscere il significato dei numeri. Non capiscono che il numero 3 significa 3 &#8220;di qualcosa&#8221;. Il bambino che non capisce che numeri corrispondono a cose reali, avr\u00e0 delle difficolt\u00e0 ad affrontare addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni, divisioni. (Questa \u00e8 proprio la situazione di Smile!&#8230;).<\/p>\n<p><b>La famiglia<br \/>\n<\/b>Smile ha 13 anni. \u00c8 il pi\u00f9 grande di tre fratelli. Gli altri sono Antonio (11 anni, prima media; Smile lo descrive cos\u00ec: &#8220;&#8230;non studia, non fa i compiti, prende molte note, dice tante parolacce anche in casa\u2026&#8221;), e Daniele (4 anni, scuola materna).<br \/>\nIl pap\u00e0 Gino (49 anni) \u00e8 disoccupato. Fino a un paio di anni fa aveva una ventina di pecore, che ha poi venduto. Ha la licenza elementare. La mamma Vincenzina (43 anni) \u00e8 casalinga. Ha la licenza media.<br \/>\nSin da piccolo, Smile \u00e8 stato portato in campagna per aiutare a custodire e &#8220;guidare&#8221; le pecore. In famiglia parlano l&#8217;italiano con la mamma, ma solo il dialetto con il pap\u00e0. Il paese dove risiede la famiglia dista 1 h di macchina dal paese dove Smile vive in affido familiare consensuale.<\/p>\n<p><b>Scuola: i primi anni<br \/>\n<\/b>Smile viene iscritto alla Scuola Materna all&#8217;et\u00e0 di 4 anni. Solo adesso imparer\u00e0 a camminare. A 6 anni frequenta la Scuola Elementare di&#8230; . Emergono subito difficolt\u00e0 negli apprendimenti. Fin dalla prima elementare ha fruito dell&#8217;attivit\u00e0 di sostegno per un massimo di 2 h giornaliere. Dalla Diagnosi Funzionale e dalla scheda scolastica a.s. 92\/93: &#8220;&#8230; ritardo oggettivo nello sviluppo cognitivo e motorio-pratico; manca di autonomia; deve esercitare l&#8217;attenzione e la volont\u00e0 di applicarsi; il patrimonio linguistico \u00e8 povero; scrive a fatica; non legge autonomamente parole nuove; compie facili classificazioni e seriazioni per somiglianza-diversit\u00e0 in ordine di forma, dimensione, colore degli oggetti&#8230;&#8221;<br \/>\nHa ripetuto la seconda elementare.<\/p>\n<p><b>La &#8220;nuova&#8221; famiglia di Smile<br \/>\n<\/b>Quando frequenta la classe quarta, la mamma di Smile esterna a una delle maestre, la Sig.ra Clara, le difficolt\u00e0 a seguirlo nel suo percorso di crescita e di sviluppo (&#8220;&#8230;il figlio Antonio mi porta via troppo tempo e troppe energie!&#8221;).<br \/>\nLa Sig.ra Clara, maestra di Smile e a lui affezionata, pendolare da un paese non troppo distante, propone la soluzione. Si offre di prendere Smile in affido familiare consensuale e di fargli da tutore, di crescerlo e educarlo in un clima sereno, caldo e rassicurante.<br \/>\nE cos\u00ec, a 11 anni, Smile si \u00e8 trasferito: ha cambiato paese, scuola, compagni&#8230; e modi di vita! Vive con la &#8220;Zia&#8221; (la sig.ra Clara, che tra l&#8217;altro non \u00e8 sposata) e altri &#8220;Zii&#8221; , in una grande casa al centro del paese. La nuova famiglia possiede terreni pecore e diversi trattori e macchine agricole (di cui Smile parla con piacere).<\/p>\n<p><b>Diagnosi funzionale<br \/>\n<\/b>Dall&#8217;ultima D.F. 02\/04\/98 A.S.L. N\u00b0 &#8230; di &#8230; , Servizio di Neuropsichiatria Infantile: &#8220;\u00c8 presente un ritardo dello sviluppo intellettivo con comportamenti pseudocaratteriali del tipo instabilit\u00e0\/inibizione. Tale condizione si figura come un vero e proprio handicap. Riteniamo che le abilit\u00e0 del ragazzo siano precarie fino a renderlo non idoneo alla frequenza dell&#8217; ultimo anno di scuola elementare. \u00c8 opportuno procedere con un intervento individualizzato, con insegnante di sostegno. Si consiglia un rapporto di 1:1&#8221;.<\/p>\n<p><b>Le nuove classi<br \/>\n<\/b>Dal P.E.P. 21\/04\/98 per l&#8217;a.s. 98\/99: &#8220;&#8230;l&#8217;inserimento di Smile nella nuova classe (quinta elementare, Circolo Didattico di &#8230;) \u00e8 stato caratterizzato da discrete difficolt\u00e0, attribuibili in parte al gruppo-classe, e in parte a Smile per le sue difficolt\u00e0 a comunicare verbalmente con un linguaggio adeguato e il possibile timore di raccontare o parlare dei propri fatti personali. Verso la fine dell&#8217;anno i rapporti con i compagni appaiono ottimali, sia nell&#8217;ambito scolastico che extrascolastico&#8230;&#8221;.<br \/>\n\u00c8 stato seguito dall&#8217;insegnante di sostegno per 1 h\/giorno.<br \/>\nLa sig.ra Clara non fa parte del corpo insegnanti della sua classe.<br \/>\nGli insegnanti, malgrado il parere espresso dal Dottor \u2026, coordinatore dell&#8217;equipe della A.S.L. N\u00b0 &#8230;, circa &#8220;&#8230; la positivit\u00e0 di un&#8217;eventuale non ammissione del bambino al grado superiore di istruzione&#8230; per la presenza di sensibili ritardi della maturazione&#8230;&#8221;, propendono invece per la promozione di Smile, in ragione della evoluzione, seppur molto limitata, nelle aree autonomia, socio-affettiva e cognitiva.<br \/>\nSmile, insieme a tre compagni della quinta elementare, viene inserito in prima media (Scuola Media Statale &#8230;) in una classe di 18 alunni (10 femmine e 8 maschi). Tale classe si dimostrer\u00e0 piuttosto &#8220;difficile&#8221;: alcune situazioni familiari &#8220;sfavorevoli&#8221;, socializzazione &#8220;a gruppetti&#8221;, poca responsabilit\u00e0 nel comportamenti, autonomia quasi inesistente nel lavoro scolastico.<br \/>\nIl suo inserimento nella classe \u00e8 lento e graduale, ma non si pu\u00f2 ancora parlare di integrazione. Tra i compagni sono presenti Anna Giulia e Fabio (nipoti della sig.ra Clara,&#8230; suoi &#8220;cugini adottivi&#8221;), ai quali Smile \u00e8 molto legato. Spesso si ritrovano insieme per svolgere compiti assegnati per casa.<br \/>\nSmile viene promosso alla classe seconda, che attualmente frequenta.<br \/>\nLa classe, nel corrente a.s. 1999\/2000, non ha mostrato significative variazioni in positivo, nonostante il lavoro sia spesso impostato sull&#8217;attivit\u00e0 di gruppo e sull&#8217;aiuto reciproco, per motivare i ragazzi\/e alla comprensione dell&#8217;altro e dei rispettivi bisogni, e al superamento della situazione apatica nelle attivit\u00e0, confusionaria nei comportamenti, e poco propensa alla solidariet\u00e0.<br \/>\nPer contro, il processo di integrazione di Smile appare avviato.<\/p>\n<p><b>La nuova vita<br \/>\n<\/b>Smile, con l&#8217;aiuto della nuova famiglia, sta &#8220;crescendo&#8221;. \u00c8 stimolato nei confronti della scuola e del doveri che essa comporta. A casa, seguito con premura, fa regolarmente i compiti. Ha acquisito coscienza dell&#8217;importanza della scuola, tanto che, quando torna dai suoi, rimprovera la mamma di non controllare &#8220;che il fratellino Antonio faccia i compiti&#8221;.<br \/>\nHa imparato l&#8217;importanza dell&#8217;igiene e della cura della persona (fa la doccia tutte le sere).<br \/>\nSmile \u00e8 buono con tutti e da tutti benvoluto. \u00c8 sereno negli atteggiamenti. Gli piace scherzare. \u00c8 contento del suo lavoro di alunno ma \u00e8 molto pigro. \u00c8 attratto dall&#8217;attivit\u00e0 con il computer (sta imparando i fondamenti). Gli piacciono particolarmente l&#8217;Ed. Fisica (lavora con gli altri e come gli altri: ha infatti &#8220;interessanti&#8221; capacit\u00e0 motorie) e l&#8217;Ed. Musicale (sta imparando a suonare il flauto e a cantare un brano intero). \u00c8 entusiasta e orgoglioso di far parte della squadra di calcio che rappresenta la scuola ai Giochi Sportivi Studenteschi.<br \/>\nHa partecipato alle partite in casa e in trasferta. Ha giocato anche da titolare. Ha provato l&#8217;emozione di calciare un rigore (su richiesta dei compagni di squadra)&#8230; sbagliandolo!<br \/>\n\u00c8 iscritto in una societ\u00e0 di basket: la sua squadra perde quasi sempre e lui se la prende &#8220;&#8230;perch\u00e9 i compagni non mi passano la palla!&#8221;.<br \/>\nNon ha autonomia nel lavoro: solo se controllato e seguito svolge i compiti (sia a casa che a scuola). Quando \u00e8 allegro ha una postura &#8220;aperta&#8221; (palestra, campo sportivo e in generale in situazioni piacevoli).<br \/>\nQuando invece (ad esempio in casa, nella &#8220;nuova&#8221; famiglia) gli dicono di fare i compiti o gli chiedono di svolgere una mansione (aiutare ad apparecchiare), le spalle tendono ad abbassarsi.<br \/>\nIl saltuario ritorno dal suoi \u00e8 abbastanza desiderato (&#8220;&#8230;lo sa professore che domani vado a casa!&#8221;). Ma quando la sig.ra Clara lo va a riprendere, lo ritrova con una postura &#8220;chiusa&#8221;: spalle abbassate, mani dietro la schiena, camminata strascicata.<br \/>\n&#8220;Senza carezze, non si cammina a petto in fuori! &#8221; (Eric Berne, A che gioco giochiamo, Bompiani, Milano, 1967, p.15). &#8220;Con &#8220;carezza&#8221; si indica generalmente l&#8217;intimo contatto fisico; nella pratica il contatto pu\u00f2 assumere forme diverse. C&#8217;\u00e8 chi accarezza il bambino, chi lo bacia, chi gli d\u00e0 un buffetto o un pizzicotto. Tutti questi gesti hanno un corrispondente nella conversazione: basta sentir parlare una persona per capire come si comporta con i bambini. Per estensione, con la parola &#8220;carezza&#8221; si pu\u00f2 indicare familiarmente ogni atto che implichi il riconoscimento della presenza di un&#8217;altra persona. La carezza perci\u00f2 serve come unit\u00e0 fondamentale dell&#8217;azione sociale. Uno scambio di carezze costituisce una transazione, unit\u00e0 del rapporto sociale&#8221; (Eric Berne ibidem, p.16).<\/p>\n<p><b>Io e Smile<br \/>\n<\/b>Immagino sia a causa della sopraccitata situazione, che ai primi colloqui la Zia ha usato queste parole: &#8220;Finalmente la conosco, prof. Boero; Smile parla sempre di lei&#8230; Aveva proprio bisogno, come riferimento, di una figura maschile!&#8230;&#8221;.<br \/>\nE in effetti devo dire che Smile si \u00e8 affezionato a me piuttosto in fretta, dimostrando con gesti di contatto corporeo (per esempio appoggiando la sua testa sulla mia spalla) la ricerca di relazioni-affettive e di sicurezza. A questo punto sono intervenuto: &#8220;Hai mai visto uno del tuoi compagni appoggiarmi la testa sulle spalle?&#8221;, spiegandogli che \u00e8 normale che tra insegnanti e alunni s&#8217;instauri un rapporto anche affettivo, ma che &#8220;&#8230;certi gesti non si possono fare!&#8221;.<br \/>\n&#8220;Il bisogno di sicurezza, per particolari problematiche patologiche irrisolte, si riattualizzano nel rapporto con l&#8217;insegnante&#8230; \u00e8 importante porvi attenzione per non mortificare ulteriormente i criteri di relazionalit\u00e0, convivenza e felicit\u00e0, che sono alla base del processo educativo&#8221; (Moretti, La farfalla insegna, Armando Editore, Roma, 1996, p.22).<br \/>\nInoltre, dopo pochi giorni, abbiamo notato con i colleghi che Smile lavorava solo in mia presenza. Cos\u00ec abbiamo preso immediatamente le contromisure, per &#8220;creare un &#8220;ambiente attendibile&#8221; in grado di favorire lo sviluppo dei potenziali di autonomia del bambino. Un ambiente che sa adattarsi ai suoi bisogni e sa sostenerlo, senza sostituirsi a lui. Un ambiente che sa porre del &#8220;sostegni&#8221;, ma sa anche ritirarli quando questi sostegni divengono impedimento alla crescita autonoma del bambino&gt;&gt; (Winnicot, Potenziali individuali di apprendimento, La Nuova Italia, Firenze, 1996, p. 51).<br \/>\nIn accordo con i colleghi, non sempre sto seduto nel banco con Smile, e mi affianco, a rotazione, a tutti i compagni.<br \/>\nSmile, inizialmente &#8220;un po&#8217; geloso&#8221;, non ha accettato questo mio stare anche con gli altri, ma gli ho spiegato, e ha capito, che io non sono semplicemente il suo insegnante-angelo custode, ma lo sono di tutta la classe, perch\u00e9 anche i compagni hanno necessit\u00e0 di essere aiutati, stimolati, incoraggiati, capiti, &#8220;confessati&#8221;!<\/p>\n<p><b>Tutti in palestra&#8230; facciamo matematica!<br \/>\n<\/b>Smile ha una &#8220;interessante&#8221; intelligenza motoria. Nelle attivit\u00e0 in palestra \u00e8 uno dei tanti, e lui e gli altri lo percepiscono. Le sue capacit\u00e0, anche in riferimento a quelle del compagni, lo rendono pi\u00f9 sereno e sicuro. Ha una gran voglia di fare, \u00e8 particolarmente attento alle proposte di lavoro, e accetta maggiormente i consigli.<br \/>\nMi sembra ovvio approfittare di questa favorevole situazione, per tentare di sbloccare la sua mente cos\u00ec &#8220;poco logica&#8221;.<br \/>\nUn&#8217;intera categoria di parole, nelle lezioni di Ed. Fisica, viene comunemente usata per descrivere i movimenti-situazione.<br \/>\n&#8221; Questo salto \u00e8 pi\u00f9 lungo di quello (misura)<br \/>\n&#8221; L&#8217;arrivo \u00e8 in fondo al cortile (posizione)<br \/>\n&#8221; Palleggia la palla intorno al canestro (direzione)<br \/>\n&#8221; Non partite prima degli altri (tempo)<br \/>\n&#8221; Questo pallone \u00e8 pi\u00f9 leggero (peso)<br \/>\n&#8221; Stai pi\u00f9 vicino alla porta (distanza)<br \/>\n&#8221; Ci sono meno palloni in quel campo (quantit\u00e0)<\/p>\n<p>Le attivit\u00e0 per il concetto di relazione insegnano quindi a capire e usare termini:<br \/>\n&#8221; di direzione nello spazio: sopra-sotto, in su-in gi\u00f9, dentro-fuori, a destra-a sinistra, avanti-dietro, ecc.<br \/>\n&#8221; di misura: grande-piccolo, il pi\u00f9 grande-il pi\u00f9 piccolo, basso-alto, lungo-corto, largo-stretto, ecc.<br \/>\n&#8221; di forma: cerchio, tondo, quadrato, cubo, rettangolare, triangolare, cilindro, ecc.<br \/>\n&#8221; di posizione: nel mezzo, sul fondo, in cima, di fronte, ecc.<br \/>\n&#8221; di tempo: prima-dopo, contemporaneamente, adesso, tra poco, veloce-lento, il pi\u00f9 veloce-il pi\u00f9 lento, ecc.<br \/>\nQueste parole descrivono rapporti e relazioni, compresi dal bambino solo se conosce gi\u00e0 i concetti che essi esprimono, avendoli imparati con esperimenti di gioco concreti.<br \/>\nAd esempio, mettere in ordine i compagni dal pi\u00f9 basso al pi\u00f9 alto, o i palloni dal pi\u00f9 leggero al pi\u00f9 pesante, o eseguire esercizi con ritmi diversi, sono attivit\u00e0 che portano a stabilire termini di paragone in un gruppo di persone, di oggetti, di movimenti.<br \/>\nLa classe \u00e8 coinvolta!<br \/>\n&#8220;Ragazzi, il lavoro che faremo oggi in palestra (esercizi, giochi, staffette &#8211; vedi schede allegate), ha a che fare con la matematica. Se state bene attenti durante l&#8217;esercitazione, vi renderete conto di quante volte usiamo i numeri, facciamo addizioni, sottrazioni e altre operazioni, ad esempio per fare le squadre o per tenere i punteggi. \u00c8 una lezione che pu\u00f2 servire per sviluppare le abilit\u00e0 matematiche, per migliorare le capacit\u00e0 di calcolo e\/o &#8220;rinfrescare&#8221; conoscenze gia acquisite. Facciamo l&#8217;appello: siete tutti presenti, s\u00ec? Bene! Possiamo andare&#8230;&#8221;.<br \/>\nAll&#8217;ingresso della palestra:<br \/>\nProf. &#8220;Smile, conta i tuoi compagni man mano che entrano in palestra, e voi quindi sistematevi come sempre, sulla linea di fondo del campo di pallavolo. Smile, allora quanti sono?&#8221;.<br \/>\nSmile &#8220;Diciassette&#8221;.<br \/>\nP &#8220;E tu ti sei contato? Ora aggiungi te stesso&#8221;.<br \/>\nS &#8220;Diciotto&#8221; (contando con le dita).<\/p>\n<p><b>Conclusioni<br \/>\n<\/b>Ora con i colleghi c&#8217;\u00e8 (un po&#8217;) pi\u00f9 coesione, serenit\u00e0 e chiarezza. Si lavora meglio e i vantaggi sono anche per la classe. Le attivit\u00e0 di gruppo proposte hanno dato qualche risultato positivo. Sono migliorati sia i rapporti interpersonali (c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 rispetto e attenzione nei confronti di tutti), sia le acquisizioni di contenuti.<br \/>\nE Smile, con le sue difficolt\u00e0, ma con una grande voglia di esserci, \u00e8 cresciuto con loro. \u00c8 vero, non ci sono stati miracoli negli apprendimenti disciplinari, ma frammenti di luce e qualche lampo. \u00c8 per\u00f2 diventato pi\u00f9 autonomo, sicuro, e partecipe alla vita della classe e della scuola. E non \u00e8 poco!<br \/>\n&#8220;L&#8217;integrazione non avviene se un bambino handicappato impara con fatica a fare qualcosa da solo; ma avviene se entra in un rapporto di scambio e di collaborazione e impara: &#8220;a chi chiedere&#8221;, &#8220;cosa chiedere&#8221; e &#8220;come chiedere&#8221;&#8221; (Canevaro, Handicap e scuola &#8211; Manuale per l&#8217;integrazione Scolastica, La Nuova Italia Scientifica, Roma, 1983, p.17).<br \/>\nIo voglio giocare. Come insegnante di sostegno, solo i fatti potranno dimostrare se sar\u00f2 in grado di &#8220;giocare&#8221; in questo ruolo, tanto interessante quanto difficile e impegnativo. Sfidare se stessi, e sfidare la realt\u00e0 delle situazioni.<br \/>\nE come dice Claudio Imprudente: &#8220;Le sfide rendono la vita pi\u00f9 avvincente!&#8221;.<\/p>\n<p><b>Bibliografia<br \/>\n<\/b>Le Boulch, Lo sviluppo psicomotorio dalla nascita a 6 anni, Editore Armando, Roma, 1984<br \/>\nCoste, La psicomotricit\u00e0, La Nuova Italia, Firenze, 1981<br \/>\nIanes\/Celi, Il Piano educativo individualizzato, Erickson, Trento, 1999<br \/>\nBerlini\/Canevaro, Potenziali individuali di apprendimento, La Nuova Italia, Firenze, 1996<br \/>\nCanevaro, Handicap e scuola-Manuale per l&#8217;integrazione scolastica, La Nuova Italia Scientifica, Roma, 1983<br \/>\nPiazza, L&#8217;insegnante di sostegno, Erickson, Trento, 1996<br \/>\nAndreoli\/Cassano\/Rossi, Mini DSM &#8211; IV Criteri diagnostici, Masson, Milano, 1999<br \/>\nGori, II corpo logico-matematico, Societ\u00e0 Stampa Sportiva, Roma, 1984<br \/>\nWilliams\/Ianes, Matematica pratica per l&#8217;handicappato, Erickson, Trento, 1991<br \/>\nSchminke, Recupero e sostegno in matematica, Erickson, Trento, 1988<br \/>\nTechel\/Pendezzini, La farfalla insegna, Editore Armando, Roma, 1996<br \/>\nAA.VV, Risorsa Handicap: l&#8217;Integrazione nella Scuola dell&#8217;Autonomia.<br \/>\n&#8220;Progettare con le Famiglie&#8221;, Atti del Convegno, Cagliari, Marzo &#8217;99<br \/>\nBin\/Balsano, Principi di teoria metodologica, Societ\u00e0 Stampa Sportiva, Roma, 1981<br \/>\nEnrile\/Invernici, Gli aspetti del movimento in Ed. Fisica &#8211; 2\u00b0 Volume, Societ\u00e0 Stampa Sportiva, Roma, 1980<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Genuri Turri Tuili Collinas Villanovaforru Ballao Villasalto S.Nicol&ograve;   Gerrei Armungia Bacu Abis Villaputzu S.Anna Arresi: quanti km di pensieri &quot;vittimistici   e lamentosi&quot; condivisi<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3591,3606],"edizioni":[25],"autori":[168],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3683],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/368"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=368"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/368\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5882,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/368\/revisions\/5882"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=368"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=368"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=368"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=368"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=368"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=368"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=368"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=368"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=368"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}