{"id":37,"date":"2009-11-04T17:04:23","date_gmt":"2009-11-04T17:04:23","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=37"},"modified":"2025-11-12T12:18:24","modified_gmt":"2025-11-12T11:18:24","slug":"impressioni-dal-madagascar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=37","title":{"rendered":"Impressioni dal Madagascar"},"content":{"rendered":"<p>di Roberto Ghezzo<\/p>\n<p>Ancora adesso, a distanza di qualche mese, faccio fatica a riassumermi in testa le impressioni e le conclusioni, se mai ci sono, del mio viaggio in Madagascar, attraverso la mitica statale n. 7, da<!--break--> Antananarivo, la capitale, a Toliara, sul canale di Mozambico. Andata e ritorno sempre per questa strada (800 km andare, 800 tornare), non per mancanza di fantasia ma perch\u00e9 \u00e8 l\u2019unica praticabile, l\u2019unica asfaltata. Qualche volta questa strada, a due corsie in tutto, si inerpica su per le montagne dell\u2019altopiano centrale, altre volte si perde nel nulla del tavolato immenso del sud, come una linea in un foglio bianco, anzi rosso, dove gli unici altri esseri viventi apparentemente sono le termiti con le loro citt\u00e0 fortezza a forma di collina, qualche cespuglio o albero rado, qualche mandria di zeb\u00f9 in lontananza\u2026<br \/>\nIl Madagascar \u00e8 e non \u00e8 come uno se lo pu\u00f2 immaginare: sole a picco, colori vivissimi, animali esotici (camaleonti, farfalle, lemuri, ecc.) che si trovano solo in questa isola che si \u00e8 staccata milioni di anni fa dall\u2019Africa; ma anche risaie a perdita d\u2019occhio (i malgasci sono i pi\u00f9 grandi mangiatori di riso al mondo) che danno una decisa ambientazione orientale. La popolazione ha un aspetto pi\u00f9 orientale che africano: solo tre trib\u00f9 su diciotto sono di origine africana, tutte le altre discendono dai primi colonizzatori malesiani che hanno scoperto questa terra solo nel V secolo dopo Cristo.<br \/>\nMa la prima cosa ancora che colpisce \u00e8 la miseria, una miseria che subito appena usciti dall\u2019aeroporto ti investe materializzandosi in baracche fatiscenti ai lati della strada, nei vestiti rappezzati, spaiati, indossati da esseri umani spesso magri, con gli occhi arrossati. La prima cosa che si nota \u00e8 l\u2019assenza di anziani e una stragrande maggioranza di bambini e ragazzi che giocano dovunque ci sia un piccolo spazio piano, che lavorano, che vendono qualche frutto ai lati della strada. Giocano, camminano, corrono spingendo i pousse pousse (ovvero i risci\u00f2 locali) spesso a piedi scalzi, affondando i piedi nelle buche melmose, calpestando sassi, senza apparentemente risentire di questo; sembra incredibile, se lo facessi io mi piagherei subito\u2026<br \/>\nLa prima cosa che colpisce \u00e8 la povert\u00e0, risultato ovvio del confronto tra dove si \u00e8 e da dove si viene, dal primo mondo, dall\u2019aeroporto De Gaulle di Parigi, dalla bella e efficiente Bologna, dalle agiatezze\u2026 La prima cosa che si vede e si sente \u00e8 lo sporco, gli odori dei camion che sgasano diesel nero, dei fornelli a carbone per cuocere il cibo\u2026<br \/>\nIn Brasile ho visto situazioni di povert\u00e0, ma non cos\u00ec estrema, non ero abituato a questa povert\u00e0, perch\u00e9 comunque in Brasile \u00e8 un misto anche di primo mondo: dove ti giri nelle grandi citt\u00e0 ci sono s\u00ec le favelas ma anche grandi centri commerciali, grattacieli, negozi, fabbriche\u2026 e anche nelle favelas ogni casetta ha la corrente elettrica, la televisione, il bagno\u2026 Il Brasile \u00e8 un paese ricchissimo dove met\u00e0 della popolazione \u00e8 povera: anche il Madagascar potenzialmente \u00e8 ricchissimo ma la maggior parte della popolazione \u00e8 poverissima, lo stipendio medio annuo \u00e8 di qualche centinaio di dollari.<br \/>\nPoi, piano piano, dopo qualche giorno, ci si accorge non delle cose che mancano, ma di quello che ci sono. Ci si accorge che, ad esempio, nonostante tutta questa povert\u00e0 non c\u2019\u00e8 nemmeno lontanamente la violenza che si respira in Brasile, o nella grandi citt\u00e0 africane. Si scopre che il Madagascar \u00e8 uno dei pochi paesi africani che non hanno sofferto la guerra civile, che non nasconde sotto terra delle micidiali mine anti-uomo come nel vicino Mozambico, che non ha amputati di machete come in Sierra Leone\u2026 La maggior parte delle persone \u00e8 costituita da pacifici contadini e pastori, che nonostante le ristrettezze economiche vivono con una profonda dignit\u00e0 e con un grande senso dell\u2019ospitalit\u00e0. Per strada si vedono tanti padri accarezzare i loro figli con grande dolcezza, oppure si vedono gruppi di bambini ridere e giocare vicino ai campi dove lavorano i loro genitori, oppure ancora bambini pi\u00f9 grandi (di 5 o 6 anni) prendersi cura dei loro fratelli pi\u00f9 piccoli. La vita e la salute \u00e8 facile perderle in questo paese, anche se non \u00e8 cos\u00ec infestato, come l\u2019Africa, da animali pericolosi: essendo un\u2019isola, il Madagascar (come la Sardegna) non ha ad esempio serpenti velenosi. \u00c8 flagellato dalla zanzara che porta la malaria e, se non hai il corrispettivo di 15 euro per pagarti il chinino, il tuo destino \u00e8 segnato.<br \/>\nDurante tutto il viaggio, ho conteggiato 12 persone in carrozzina: mi hanno spiegato che la carrozzina \u00e8 un gran lusso, la maggior parte dei disabili fisici vive in casa. Ci sono anche dei lebbrosari: la lebbra si pu\u00f2 vincere tranquillamente, ma non \u00e8 cos\u00ec facile accedere ai medicinali anche perch\u00e9 i villaggi sono sparsi e isolati, chi \u00e8 malato raramente riesce ad arrivare a un presidio sanitario, dove comunque se si ha bisogno di medicine bisogna acquistarle. La maggior parte delle strutture che funzionano sia a livello scolastico che per la salute sono gestite da missionari.<br \/>\nLa vita \u00e8 appesa a un filo, la salute pu\u00f2 mancare da un momento all\u2019altro, il cibo non c\u2019\u00e8 sempre e quando il raccolto non rende sono problemi seri. Lo stato garantisce assistenza sanitaria gratuita (sulla carta) solo fino al terzo anno di vita del bambino\u2026 e poi la famiglia si deve arrangiare. La polizia che si vede ai posti di blocco lungo la strada un po\u2019 \u00e8 arrogante, un po\u2019 \u00e8 costituita da poveri che cercano di sopravvivere con il loro magro salario, non fa paura a noi vazaha (leggi vas\u00e0), ovvero stranieri, sinonimo vivente di ricchezza, di soldi, vazaha che si possono permettere di mangiare tre volte al giorno nei migliori ristoranti e di dormire nei migliori alberghi (entrambi a rischio infezioni intestinali o pulci, ma pur sempre i migliori). Non c\u2019\u00e8 pericolo che per sciocchezze o errore ci mettano in prigione dove si rischia di morire di fame (\u00e8 vero!) se non ti portano da mangiare da fuori i tuoi parenti. Noi vazaha siamo potenti, intoccabili, siamo i bianchi che, come i francesi (colonizzatori e sfruttatori dell\u2019isola), hanno i mezzi, hanno il meglio, siamo quelli a cui i bambini, senza essere troppo insistenti, sorridono chiedendo delle caramelle (\u201cbon bon vazaha\u201d) o rivolgono il saluto (\u201cbonjour vazaha\u2026\u201d) per chiedere un pezzo di Tuc o di biscotti che solo noi possiamo permetterci di comprare.<br \/>\nAnche in Brasile mi ero sentito in colpa per tutto quello che noi del primo mondo abbiamo e consideriamo un diritto avere, ma in Madagascar mi sono accorto che tutto quello che ho qui in Italia (l\u2019acqua potabile, l\u2019acqua calda, un bagno, un cibo vario e gustoso, la macchina, la televisione, l\u2019assistenza sanitaria, la possibilit\u00e0 di studiare, di comprare un libro e andare al cinema) l\u00ec sono beni di lusso, beni al di fuori della portata dei pi\u00f9.<br \/>\nEppure il bambino con un enorme ascesso in un occhio ti sorride e ti saluta, un signore anziano (avr\u00e0 60 anni\u2026) vestito di stracci ti saluta, una ragazza di vent\u2019anni gi\u00e0 con la bocca un po\u2019 sdentata ti saluta; e io con un bel vestito, le scarpe, la pancetta-curva del benessere, abbassando il finestrino elettrico dell\u2019auto che abbiamo noleggiato, ricambio con stupore il saluto. Stupore per tanta generosit\u00e0, per un paese splendido, fatto di gente semplice e laboriosa, che come i nostri nonni fatica dalla mattina alla sera per il minimo indispensabile.<br \/>\nJean Fran\u00e7ois Ratsimbazafy, la nostra guida, responsabile di un progetto di adozione a distanza ad Antsirabe (per informazioni: ASSOCIATION TSINJO LAVITRA MAIS MADAGASCAR,<br \/>\ne-mail: <a href=\"mailto:jfrty@hotmail.com\">jfrty@hotmail.com<\/a>), ha immaginato uno sviluppo sano per questo paese, uno sviluppo che non distrugga la cultura contadina e i suoi valori, che permeano la societ\u00e0 malgascia, uno sviluppo che possa valorizzare le enormi ricchezze naturali, senza deturparle. La chiave di volta della sua idea \u00e8 che supportando un\u2019attivit\u00e0 economica sostenibile, potenziando la pescicoltura nelle risaie e rendendo i contadini pi\u00f9 autosufficienti, si mette in atto un circuito virtuoso di produzione di ricchezza e di sviluppo innanzitutto comunitario. Questo non \u00e8 solo un sogno ma \u00e8 gi\u00e0 realt\u00e0: Jean Fran\u00e7ois \u00e8 riuscito a mettere in movimento questo progetto con l\u2019obiettivo di coinvolgere piano piano una settantina di famiglie.<br \/>\nL\u2019idea del microcredito \u00e8 l\u2019idea vincente anche qui: non conviene dare un pesce, ma insegnare a pescare, non conviene dare un aiuto destinato a finire nel tempo ma conviene investire nella comunit\u00e0. Solo se i contadini malgasci sapranno essere i protagonisti del cambiamento si potranno ridurre i meccanismi di impoverimento e di conseguenza si potranno ridurre anche le malattie e l\u2019incidenza delle disabilit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ancora adesso, a distanza di qualche mese, faccio fatica a  riassumermi in testa le impressioni e le conclusioni, se mai ci sono, del mio  viaggio in Madagascar, attraverso la mitica statale n. 7, da<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3764],"tags":[3591,3609,3974],"edizioni":[48],"autori":[296],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/37"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=37"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/37\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5216,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/37\/revisions\/5216"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=37"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=37"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=37"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=37"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=37"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=37"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=37"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=37"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=37"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}