{"id":3709,"date":"2025-07-18T11:54:16","date_gmt":"2025-07-18T09:54:16","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3709"},"modified":"2025-07-21T10:45:32","modified_gmt":"2025-07-21T08:45:32","slug":"le-ragioni-per-una-rete-linclusione-delle-persone-con-disabilita-come-risorsa-per-la-crescita-dei-contesti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3709","title":{"rendered":"1. Le ragioni per una Rete: l\u2019inclusione delle persone con disabilit\u00e0 come risorsa per la crescita dei contesti"},"content":{"rendered":"<p>Con il contributo di: Cristian Paindelli, Coop. Soc. Lambro-Monza<br \/>\nGiovanna di Pasquale e Sandra Negri, Coop. Soc. Accaparlante-Bologna<br \/>\nGiovanni Vergani, Coop. Soc. Novo Millennio-Monza<br \/>\nLaura Deviardi e Costanza Lanzanova della Coop. Soc. La Nuvola-Orzinuovi (BS)<br \/>\nLeonardo Peracchi della Coop. Soc. Animazione Valdocco-Torino<br \/>\nLuca Borinato, Coop. Soc. Piano Infinito-Montecchio Maggiore (VI)<br \/>\nLuca Gorlani, Coop. Soc. Il Vomere-Travagliato (BS)<br \/>\nLucia Cavallin, Coop. Soc. Solidariet\u00e0-Treviso<br \/>\nNatalino Filippin, Paola Schiavetto e Lucia Mantesso della ULSS8 Asolo-Treviso<br \/>\nNel paragrafo sono incluse le riflessioni tratte dai contributi di Marco Brunod, professore a contratto presso la facolt\u00e0 di psicologia dell\u2019Universit\u00e0 di Milano Bicocca e Ivo Lizzola, professore di pedagogia sociale presso l\u2019Universit\u00e0 di Bergamo, condivise nell\u2019ambito dei Laboratori Metodologici di Immaginabili Risorse rispettivamente del 12 dicembre 17 e del 14 marzo 17.<\/p>\n<p>Immaginabili Risorse \u00e8 una rete informale di soggetti di varia natura (enti pubblici, fondazioni, cooperative sociali, associazioni, persone con disabilit\u00e0) che, sul territorio del centro-nord Italia, si sono connessi intorno all\u2019idea di promuovere l\u2019inclusione sociale delle persone con disabilit\u00e0.<br \/>\nAccomuna i soggetti della rete l\u2019idea che, per promuovere tale obiettivo, sia necessario favorire in primo luogo un cambiamento culturale, centrato sulla modalit\u00e0 con la quale le nostre comunit\u00e0 si rapportano alle persone con disabilit\u00e0 e, per esteso, alla diversit\u00e0 in genere.<br \/>\nQuando parliamo di inclusione sociale e di progetti inclusivi che la promuovano, ci riferiamo alla relazione tra persona con disabilit\u00e0 e contesto nel quale vive.<br \/>\nLa Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilit\u00e0 afferma che la disabilit\u00e0 \u00e8 il frutto della relazione tra persone con menomazioni e il loro contesto di vita. Per questo motivo ha senso parlare di lavoro con la disabilit\u00e0 se ci si rivolge anche alla comunit\u00e0 nella quale le persone con disabilit\u00e0 vivono: i progetti inclusivi non si limitano a prendersi cura delle persone con disabilit\u00e0 ma, in qualche misura, si rivolgono anche alle comunit\u00e0 nelle quali queste persone vivono. L\u2019inclusione \u00e8 necessaria per favorire un reale miglioramento della qualit\u00e0 della vita di questi cittadini e delle nostre comunit\u00e0.<br \/>\nIl modo attraverso il quale questo dialogo tra comunit\u00e0 e persone con disabilit\u00e0 si sviluppa passa attraverso l\u2019idea di reciprocit\u00e0, ovvero una modalit\u00e0 di porsi in relazione nella quale il rapporto tra servizi, persone con disabilit\u00e0 e comunit\u00e0 non sia qualificato dal solo \u201cprendere\u201d dei primi. Non si tratta di progetti nei quali viene promosso un atteggiamento caritatevole (nel senso deteriore del termine) o progetti rivendicativi (nel senso dell\u2019ottenimento di diritti). Si tratta, invece, di opportunit\u00e0 costruite per rivelare alla comunit\u00e0 il valore aggiunto rappresentato dalla presenza della diversit\u00e0 contenuta nella disabilit\u00e0. Ci\u00f2 \u00e8 possibile se le persone con disabilit\u00e0, grazie alla mediazione\/facilitazione dei servizi, si dispongono ad assumersi responsabilit\u00e0 adeguate nei confronti della loro comunit\u00e0.<br \/>\nDunque l\u2019inclusione sociale \u00e8 promuovibile in un\u2019ottica di reciprocit\u00e0 e la reciprocit\u00e0 \u00e8 attivabile in una dimensione generativa nella quale i servizi producano valore sociale anche per le comunit\u00e0 nelle quali esistono.<br \/>\nI tre concetti di inclusione, reciprocit\u00e0 e generativit\u00e0 sono tra loro connessi, solo dal primo al terzo, in una logica progressiva: se c\u2019\u00e8 generativit\u00e0 ci sono reciprocit\u00e0 e inclusione, ma un\u2019intenzionalit\u00e0 inclusiva non \u00e8 detto si apra alla reciprocit\u00e0 e alla generativit\u00e0.<br \/>\nLa rete di Immaginabili Risorse ha dunque una funzione di aggregazione, connessione, diffusione di buone prassi. Una funzione di enzima che possa permettere alle comunit\u00e0 e ai servizi di assimilare il valore sociale contenuto nella diversit\u00e0 di cui sono portatrici le persone con disabilit\u00e0, facilitando la relazione tra servizi e contesto e accompagnando il contesto a strutturare risposte adulte, non dominate dalla paura dell\u2019esistenza delle persone con disabilit\u00e0.<br \/>\nLa rete di Immaginabili Risorse ha alcune caratteristiche peculiari che la rendono strettamente coerente con le idee che intende promuovere.<br \/>\nI soggetti interessati si aggregano alla rete sulla base della condivisione di alcune ipotesi di fondo.<br \/>\nTra i membri della rete, quelli disponibili (anche in considerazione della vicinanza territoriale) partecipano a un gruppo di coordinamento che si confronta periodicamente e formula proposte alla rete allargata.<br \/>\nLa scelta di mantenere una natura informale, pur con le evidenti difficolt\u00e0 gestionali connesse, \u00e8 una discreta garanzia a che il sistema non lavori per il proprio mantenimento e la propria autoconservazione.<br \/>\nLa tenuta del coordinamento e della rete si regge su un <i>gentlemen\u2019s<\/i><i> <\/i><i>agreement<\/i>, caratterizzato dal fatto che tutti coloro che sono parte della rete lo sono in forza della loro disponibilit\u00e0 a portare il loro contributo al suo funzionamento.<br \/>\nL\u2019approccio di Immaginabili Risorse \u00e8 centrato sull\u2019idea di inclusione sociale e di generativit\u00e0, ma noi ci domandiamo: \u00e8 davvero necessario un nuovo approccio? C\u2019\u00e8 bisogno di Immaginabili Risorse? Il percorso che la rete ha intrapreso dal 2011 serve a qualcuno?<br \/>\nRiteniamo necessario puntualizzare che l\u2019approccio che proponiamo \u00e8 francamente discontinuo rispetto al quadro complessivo e prevalente nelle politiche sociali in generale e in particolare in quelle rivolte alle persone con disabilit\u00e0.<br \/>\nNon abbiamo pretese di esaustivit\u00e0 relativamente alle progettualit\u00e0 gi\u00e0 esistenti e caratterizzate dall\u2019attenzione all\u2019inclusione e alla generativit\u00e0, e non vogliamo risultare indirettamente squalificanti rispetto a tanti che quotidianamente si impegnano onestamente nel servizio alla vita delle persone con disabilit\u00e0 e delle loro famiglie, ma riteniamo necessario suggerire un cambio di rotta indispensabile anche e proprio a vantaggio delle stesse persone con disabilit\u00e0, delle loro famiglie e degli operatori impegnati nei servizi.<br \/>\n\u00c8 chiaramente presente nei codici deontologici di assistenti sociali, psicologi ed educatori professionali, il richiamo al tema dell\u2019autodeterminazione e dell\u2019autonomia delle persone di cui sono chiamati a prendersi cura.<br \/>\nEppure, nonostante questo presupposto sia fondante per queste professionalit\u00e0 cos\u00ec centrali nella costruzione dei progetti di vita delle persone con disabilit\u00e0, \u00e8 pur vero che il legislatore sente la necessit\u00e0 di richiamare continuamente nei dispositivi normativi (si pensi alla legge 328\/2000 o, pi\u00f9 recentemente, alla legge 112\/2016) al rispetto dell\u2019autonoma, all\u2019individualizzazione dei progetti e all\u2019autodeterminazione delle persone con disabilit\u00e0.<br \/>\nQuesto suggerisce che esista, a fronte di una coerenza formale tra la cornice deontologica che racchiude l\u2019operativit\u00e0 e il quadro normativo di riferimento, una incoerenza sostanziale.<br \/>\nTale incoerenza sostanziale fa emergere la necessit\u00e0 di pensare a un cambio di rotta che riconduca a un effettivo rispetto dell\u2019autonomia e dell\u2019autodeterminazione delle persone con disabilit\u00e0.<br \/>\nPorre attenzione all\u2019agire inclusivo significa dare rilievo alla relazionalit\u00e0 quale elemento centrale che orienta l\u2019incontro con l\u2019alterit\u00e0. Costruire relazioni sane, costruire comunit\u00e0 e, in ultima analisi, salute, \u00e8 il fine dell\u2019operatore sociale; parlare di inclusione sociale nell\u2019ambito dei servizi \u00e8 per\u00f2 cosa impegnativa, perch\u00e9 esprimerne anche le sole premesse attiva reazioni difensive negli operatori. Il vero fine dell\u2019operatore sociale mal si concilia con ci\u00f2 che, in ossequio alla cultura prevalente nel mondo dei servizi, ci conduce verso l\u2019erogazione di prestazioni definite dall\u2019alto e non co-costruite con chi ne beneficia direttamente.<br \/>\nPertanto, affermare che l\u2019operativit\u00e0 si distanzia da questo approccio significa smascherare un sostanziale tradimento del mandato professionale che si \u00e8 ricevuto come operatori.<br \/>\nPer questo tutti gli operatori affermano ovviamente di lavorare in modo inclusivo.<br \/>\nLa scelta di imboccare la strada dell\u2019inclusione sociale non \u00e8 semplice n\u00e9 presa una volta per tutte. L\u2019operativit\u00e0, immersa nelle organizzazioni, ci richiama a scegliere e riscegliere quotidianamente lo sguardo inclusivo e ci rammenta quanto sia facile abbandonarlo.<br \/>\nPassare dal primato della prestazione a quello della relazione \u00e8 possibile, determinante e decisivo. Costruire e lavorare in un servizio di taglio \u201crelazionale\u201d significa essere disposti a lavorare sul piano della prossimit\u00e0. Osando, si pu\u00f2 dire, dell\u2019affetto.<br \/>\nIn una prospettiva inclusiva la considerazione della complessit\u00e0 come paradigma fondante \u00e8 di vitale importanza e si associa all\u2019invito che emerge dalla rete di Immaginabili Risorse a orientarsi all\u2019accettazione della dinamicit\u00e0 della persona, del servizio, del contesto. Si pu\u00f2 osservare come, al contrario, l\u2019inerzia della quotidianit\u00e0 del lavoro nei servizi prema per una staticizzazione, una cronicizzazione della visione della persona con disabilit\u00e0, della sua famiglia, delle comunit\u00e0 e, non ultimo, delle stesse identit\u00e0 professionali degli operatori.<br \/>\nPer tenere vivo uno sguardo dinamizzante \u00e8 necessario dotarsi di modalit\u00e0 partecipative e inclusive che favoriscano dei processi di emersione dei reali desideri, l\u2019espressione delle potenzialit\u00e0 e l\u2019attivazione delle risorse delle persone direttamente interessate e presenti nei territori di appartenenza.<br \/>\nOccorre, cio\u00e8, favorire processi partecipativi, in cui le persone con disabilit\u00e0 e i loro familiari, insieme agli operatori, possano co-progettare e co-costruire gli interventi e le proposte che li riguardano. Si intende in tal modo uscire dalla logica assistenziale per abbracciare una logica di sviluppo di comunit\u00e0 e progettazione partecipata degli interventi. La chiave di volta sta nel passare da un modello di intervento basato sulla mancanza, che spinge a creare attorno a questa una risposta preconfezionata, a modelli centrati sulla competenza (<i>community developement<\/i>) che considerino il territorio come fonte di soluzioni collettive autodeterminate, che aprano spazi a orizzonti creativi inaspettati.<br \/>\nL\u2019ottica di riferimento \u00e8 quella dei diritti di cittadinanza costituzionalmente riconosciuti, a cui corrispondono livelli uniformi ed essenziali di assistenza. Si fa riferimento anche alla valorizzazione della persona, della famiglia, delle formazioni sociali secondo il principio di sussidiariet\u00e0 sociale o orizzontale. In base a tale principio lo Stato riconosce e sostiene l\u2019iniziativa delle formazioni sociali e dei corpi intermedi nelle loro azioni finalizzate al bene comune, alla solidariet\u00e0, alla corresponsabilit\u00e0 in un\u2019ottica di politiche sociali di <i>community care<\/i>.<br \/>\nLa persona con disabilit\u00e0 richiede non solo cura, ma competenza e attitudine alla capacit\u00e0 di \u201cprendersi cura\u201d, contrastando ogni forma che tenda a concentrare l\u2019attenzione sulla medicalizzazione e sulla sanitizzazione.<\/p>\n<p><strong>\u201cIl soggetto pulsionale\u201d<br \/>\n<\/strong>Pensare la persona nel cuore del sistema dei servizi significa che essa non \u00e8 oggetto di prestazioni e risposte, ma \u00e8 il \u201csoggetto pulsionale\u201d (cuore) che sceglie, decide e partecipa allo sviluppo del proprio progetto di vita e al processo di partecipazione sociale.<br \/>\n\u00c8 certo che mettere al centro la persona complessifica le cose, espone l\u2019operatore a un rischio maggiore, ma apre anche a possibilit\u00e0 inaspettate.<br \/>\nEsistono indubbiamente difficolt\u00e0 e resistenze di vario tipo.<br \/>\nResistenze culturali da parte degli stessi operatori, che sono invitati ad accettare la propria \u201cdecrescita\u201d, il farsi da parte per lasciare uno spazio, con la consapevolezza che questo potrebbe anche restare \u201cvuoto\u201d e farli cos\u00ec percepire inefficienti; resistenze delle famiglie, resistenze della persona con disabilit\u00e0 al cambiamento, limiti e vincoli organizzativi.<br \/>\n\u00c8 quindi necessario pensare a:<\/p>\n<ol>\n<li>un progetto di vita: non basta offrire \u201csoluzioni\u201d esterne organizzate che spesso risultano statiche, frammentate, limitate, chiuse. Bisogna cogliere i bisogni di una persona nel suo arco di vita (e quindi che si modificano) attraverso una lettura che parta dall\u2019oggi, individuando prospettive per il domani e ricordando e valorizzando i percorsi gi\u00e0 intrapresi ieri;<\/li>\n<li>una vita di relazione: spesso si \u00e8 pi\u00f9 attenti all\u2019aspetto funzionale della collocazione delle persone con disabilit\u00e0 e degli stessi operatori nei servizi che non alla significativit\u00e0 della relazione e ai processi di partecipazione;<\/li>\n<li>luoghi e spazi di vita: bisogna promuovere la vivibilit\u00e0 del contesto nel quale la persona \u00e8 inserita, vi \u00e8 la necessit\u00e0 che il soggetto sviluppi processi di partecipazione e appartenenza che diano valore all&#8217;esistenza, bisogna porre attenzione agli spazi dei servizi al fine di dare dignit\u00e0 anche alla pi\u00f9 grave disabilit\u00e0;<\/li>\n<li>porre attenzione alle situazioni di vita in quanto nelle persone e nelle famiglie possono avvenire rapidi cambiamenti, dovuti all\u2019evolversi della persona o a eventi familiari e sociali;<\/li>\n<li>uno spostamento di potere dall\u2019operatore alla persona con disabilit\u00e0 che consenta a quest\u2019ultima di prendersi delle responsabilit\u00e0 e cominciare a rispondere di quanto le \u00e8 possibile;<\/li>\n<li>co-costruire un senso del progetto di vita che sia in continua evoluzione con la persona e con il suo personale e quotidiano percorso di crescita.<\/li>\n<\/ol>\n<p><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>La reciprocit\u00e0 \u00e8 un concetto che richiama l\u2019idea di scambio con il contesto, di osmosi tra servizi, persone con disabilit\u00e0 e comunit\u00e0. Riferita al mondo della disabilit\u00e0, essa suggerisce un cambiamento culturale importante, che invita a superare la concezione secondo la quale le persone con disabilit\u00e0 siano solo destinatarie di risorse e di cure. Perch\u00e9 si attivino dinamiche di reciprocit\u00e0 occorre che, a fronte di una situazione statica dove la collettivit\u00e0 fornisce le risorse e i servizi si prendono cura delle persone con disabilit\u00e0, i servizi, per il tramite degli operatori, si propongano quali produttori di valore sociale, si candidino cio\u00e8 a restituire, ove possibile, alla collettivit\u00e0 il valore connesso all\u2019esistenza stessa delle persone con disabilit\u00e0.<br \/>\n\u00c8 necessario che l\u2019operatore ponga se stesso insieme alla persona con disabilit\u00e0 in una condizione di rischio, di partecipazione e messa in gioco di s\u00e9 in una dimensione pi\u00f9 ampia e offra se stesso come accompagnatore di un\u2019altra persona maggiormente (forse) fragile, in un terreno neutro, al servizio di un altro (la comunit\u00e0) molteplice, sconosciuto e vasto. Bisogna, dunque, uscire dalla dinamica di dipendenza dell\u2019approccio assistenziale e di potere, dalla relazione duale operatore-utente, per costruire un rapporto che conferisca potere e autodeterminazione alla persona con disabilit\u00e0 e ai suoi <i>caregivers<\/i>. Il ruolo dell\u2019operatore diventa, quindi, quello di mediatore nei contesti di vita della persona, aiutando i contesti a maturare una visione, modalit\u00e0 e strumenti relazionali diversi e affiancando la persona con disabilit\u00e0 nell\u2019interazione. In questa dinamica l\u2019operatore lavora affinch\u00e9 la persona metta in campo le proprie competenze e abilit\u00e0, affrontando e imparando a riconoscere e a gestire i propri limiti.<br \/>\nAll\u2019interno di questa dimensione si ridefiniscono e possono crescere relazioni di maggiore intensit\u00e0, alimentate dal principio del piacere, dell\u2019interesse, della curiosit\u00e0, di un senso di utilit\u00e0 spendibile, di responsabilit\u00e0.<br \/>\nRisulta fondamentale a tal fine l\u2019esperienza del \u201cgruppo educativo\u201d come palestra di vita, come assaggio delle dinamiche di altri gruppi, come micro-comunit\u00e0, dove operatori e persone con disabilit\u00e0 possano usare la prossimit\u00e0 come strumento di lavoro, cercando di aumentare le capacit\u00e0 di tutte le persone di esprimere una responsabilit\u00e0 sociale verso gli altri, cominciando da chi \u00e8 parte del gruppo stesso.<br \/>\nProcessi reali di crescita e cambiamento avvengono solo se accompagnati da analoghi processi di crescita e cambiamento a cui si dispone l\u2019operatore stesso insieme alla persona con disabilit\u00e0, dove potenzialit\u00e0, fragilit\u00e0 e vulnerabilit\u00e0 vengono messe in gioco da parte di entrambi in un ambiente da scoprire e attraversare insieme.<br \/>\nIn questo senso sapere di agire per migliorare il proprio territorio permette di scoprire che il lavoro pu\u00f2 essere pi\u00f9 gratificante, consentendo di fare delle cose piacevoli, mettendo in campo competenze trasversali, rompendo in questo modo alcuni pregiudizi che appesantiscono il lavoro quotidiano.<br \/>\nLa destrutturazione, la disponibilit\u00e0 a correre il rischio della confusione, l\u2019apertura al contesto, derivanti da un approccio inclusivo e generativo, sono una questione di stile, organizzativo e personale anche del singolo operatore.<br \/>\nInfatti, affinch\u00e9 si inneschino dinamiche di reciprocit\u00e0, \u00e8 utile considerare un aspetto forse troppo spesso trascurato, ovvero il benessere degli operatori. Gli operatori, co- me l\u2019organizzazione, hanno bisogno di cure. Oltre a valorizzare le competenze nel contesto organizzativo \u00e8 funzionale, cio\u00e8, creare occasioni di crescita degli operatori anche e proprio partendo dal loro benessere sul luogo di lavoro. La cura dell\u2019operatore da parte delle organizzazioni diviene, quindi, un elemento interessante e funzionale alla costruzione di connessioni tra il servizio e quelle competenze degli operatori che difficilmente troverebbero punti di contatto con la vita lavorativa.<br \/>\nAffermare che lo stile organizzativo, il benessere dell\u2019operatore e la sua cura da parte dell\u2019organizzazione sono importanti al fine di facilitare l\u2019avvio di dinamiche di reciprocit\u00e0 \u00e8 anche un invito a prendere consapevolezza del fatto che quello che vogliamo per il fuori, per le nostre comunit\u00e0, dobbiamo praticarlo anche per il dentro, per le nostre organizzazioni. \u00c8 utile essere portatori di coerenza tra ci\u00f2 che desideriamo costruire per la vita delle persone con disabilit\u00e0 e ci\u00f2 che costruiamo nelle nostre organizzazioni.<br \/>\nQuesta strada ci porta a immaginare un nuovo profilo di competenze, un nuovo senso professionale, che comprende anche elementi quali la spontaneit\u00e0 e la naturalezza, il piacere e il benessere. Un profilo che chiede flessibilit\u00e0, capacit\u00e0 di mediare linguaggi nell\u2019approccio alla disabilit\u00e0, capacit\u00e0 di gestire e cedere il potere, capacit\u00e0 di comunicare e rendere appetibile ci\u00f2 che si \u00e8 e ci\u00f2 che si fa, capacit\u00e0 progettuali e di <i>management<\/i>. Un profilo che chiede di uscire dall\u2019autoreferenzialit\u00e0 e aprirsi ad altri ambiti di competenza non tradizionali, di imparare a lavorare in rete, a co-progettare e a co-costruire.<br \/>\nProvando a osare e delineando addirittura una nuova definizione di \u201coperatore inclusivo\u201d, lo potremmo denominare \u201cenzima creattivo\u201d oppure \u201cattivatore appassionato di relazioni connesso al piacere di vivere\u201d o, secondo la definizione di Andrea Marchesi, \u201caddetto al generatore di energia sociale\u201d (cf. \u201cAnimazione Sociale\u201d, 9\/ 2017).<br \/>\nIn questa prospettiva l\u2019operatore, pi\u00f9 che occuparsi dei bisogni, \u00e8 orientato a cogliere i desideri delle persone con disabilit\u00e0. Solo partendo dai desideri \u00e8 possibile accettare di percorrere insieme strade pi\u00f9 rischiose. Se ci si occupa dei desideri \u00e8 importante riuscire ad ascoltarli, accoglierli e rilanciarli all\u2019inizio e durante i percorsi che vengono costruiti insieme. Ci\u00f2 implica importanti responsabilit\u00e0, ma \u00e8 anche un\u2019opportunit\u00e0 di maggior autenticit\u00e0 nelle relazioni.<br \/>\nSe, come detto, si palesa la necessit\u00e0 di un cambiamento di rotta dal punto di vista culturale, possiamo a questo punto definire le conseguenze organizzative di tale cambiamento e le implicazioni per l\u2019operatore (ma non solo).<\/p>\n<p><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><strong>Il Germoglio Cooperativa Sociale \u2013 Cassina de\u2019 Pecchi (MI)<br \/>\n<\/strong>Roberto Guzzi <a href=\"mailto:amministrazione.germoglio@gmail.com\">amministrazione.germoglio@gmail.com<\/a><\/p>\n<p><strong>Progetto<br \/>\n<\/strong>Ti ospito a casa mia<\/p>\n<p><strong>Esperienza<br \/>\n<\/strong>Co-housing: progettazione, sistemazione e avvio di un appartamento a bassa protezione che accoglie tre persone con disabilit\u00e0 lieve.<br \/>\nL\u2019appartamento \u00e8 inserito in un condominio di circa dieci famiglie.<\/p>\n<p><strong>Elementi innovativi<br \/>\n<\/strong>Sperimentazione di una soluzione abitativa in cui una persona con disabilit\u00e0 proprietaria di un appartamento accoglie altre due persone con disabilit\u00e0 di pari o simile livello.<br \/>\nLe persone sono seguite da due assistenti familiari (dopo il rientro dal lavoro o dal centro diurno e durante i fine settimana) e da una coordinatrice per dieci ore settimanali.<br \/>\nL\u2019idea \u00e8 co-progettata tra Cooperativa, Amministrazione Comunale, un Comitato a cui partecipano gli Amministratori di Sostegno, i volontari e altri familiari della rete della Cooperativa.<\/p>\n<p><strong>Laluna Onlus Impresa Sociale \u2013 Casarsa della Delizia (PN)<br \/>\n<\/strong>Direttrice dott.ssa Erika Biasutti<br \/>\ntel. 3288179044<br \/>\n<a href=\"mailto:associazione.laluna@gmail.com\">associazione.laluna@gmail.com<\/a><br \/>\nCoordinatore educativo Daniele Ferraresso<br \/>\ntel. 3288197522<br \/>\n<a href=\"mailto:daniele.cjasaluna@gmail.com\">daniele.cjasaluna@gmail.com<\/a><\/p>\n<p><strong>Progetto<br \/>\n<\/strong>Laluna Nuova 2.0<\/p>\n<p><strong>Esperienza<\/strong><br \/>\nProgetti di Vita Indipendente e Progetti di Autonomia.<\/p>\n<p>Le esperienze riguardano le persone con disabilit\u00e0, anche con difficolt\u00e0, e mirano al recupero delle autonomie e a una ri-abilitazione sociale che miri a una inclusione reale.<\/p>\n<p><strong>Elementi innovativi<br \/>\n<\/strong>Progettazioni di partecipazione alla Vita Indipendente in forma di comunit\u00e0, piccolo gruppo e co-housing. Le progettazioni si sostengono attraverso forme di convenzione con l\u2019Azienda Sanitaria e la compartecipazione familiare. Le forme di indipendenza pi\u00f9 avanzata prevedono una responsabilit\u00e0 di spesa che comprende tutto eccetto eventuali presenze educative. Le persone con disabilit\u00e0 sono supportate nei processi di svincolo dalla famiglia, favorendo il reinserimento sociale in tutti i suoi aspetti (tempo libero, amicizie, lavorativo\u2026).<br \/>\nLa sensibilizzazione del territorio mira alla costruzione di una rete che permetta la realizzazione delle progettazioni e la continuit\u00e0 delle stesse.<br \/>\nIl risultato mira a uno spostamento di potere educativo alla persona che diventa, nella misura in cui \u00e8 possibile, responsabile della propria vita, esercitando la propria autodeterminazione.<br \/>\nConcorrono a questi risultati la persona che \u00e8 la protagonista, la famiglia, i parenti significativi, gli amici, il territorio.<\/p>\n<p><strong>L\u2019operatore sociale come Network Management<\/strong><br \/>\nNell\u2019ambito di Immaginabili Risorse \u00e8 sempre pi\u00f9 presente e richiamata l\u2019importanza di destrutturare i servizi, poich\u00e9 la destrutturazione e la rottura della linearit\u00e0 aiutano a innescare dinamiche inclusive e generative.<br \/>\nLo \u201cspacchettamento\u201d dei servizi pu\u00f2 consentire di passare da una loro gestione tradizionale a una organizzazione per progetti rispondenti all\u2019approccio inclusivo.<br \/>\nL\u2019operatore sociale assume quindi, nei confronti della rete, la funzione di Network Management, che mette in evidenza l\u2019importanza della gerarchia funzionale al fine di consentire alle reti di vivere.<br \/>\nLe reti sono strumenti sofisticati che non funzionano per inerzia, autoregolandosi, ma vanno manutenute continuamente. Il Network Management, particolarmente coerente con il posizionamento dell\u2019operatore sociale nella logica di Immaginabili Risorse, assolve proprio a questa specifica attivit\u00e0 funzionale.<br \/>\nOccorre specificare che, se si parla di Network Management si parla di una funzione e non di un ruolo. Le funzioni di Network Management sono dedicate a far funzionare la rete.<br \/>\nParlando di network, parliamo di reti attivate per produrre qualcosa. Parlando di management ci riferiamo a un complesso di azioni gestionali, a un lavoro di cura dello spazio e delle relazioni che permette a un sistema complesso di funzionare. Prendersi cura di sistemi complessi, farlo con riguardo, attenzione, delicatezza, \u00e8 un esercizio non legato al posizionamento di potere formale, ma all\u2019assunzione di responsabilit\u00e0 funzionale. Tratteggia un agire diverso dal consueto. Le reti sono luoghi dove l\u2019uso della gerarchia non \u00e8 utile al funzionamento.<br \/>\nIn un approccio tradizionale i servizi sono orientati a lavorare cercando di soddisfare i bisogni delle persone con disabilit\u00e0.<br \/>\nNella nuova prospettiva proposta da Immaginabili Risorse \u00e8 strategico considerare, quale materia prima del lavoro delle reti, i problemi, intesi come i fenomeni percepiti con sofferenza dalla persona con disabilit\u00e0.<br \/>\nLe reti sono, quindi, dedicate a trattare al meglio e trasformare problemi complessi. Si aggregano in funzione del problema da trattare e non in base a logiche di rappresentanza.<br \/>\nNell\u2019esercizio della funzione di Network Management occorre tenere presente che, nelle reti, esistono sempre due tensioni: quella cooperativa e quella competitiva. Occorre che ci sia qualcuno in grado di regolarle e favorire la coesione della rete in ragione della trasformazione del problema complesso per cui \u00e8 nata.<br \/>\nLe funzioni di Network Management sono:<\/p>\n<ul>\n<li>Facilitare comunicazioni e cooperazione.<\/li>\n<li>Curare la ricomposizione e l\u2019integrazione dei diversi contributi.<\/li>\n<li>Gestire la cooperazione e agire la competitivit\u00e0 in una logica negoziale evitando prevaricazioni di posizioni dominanti.<\/li>\n<li>Rinforzare una metodologia di intervento multi-prospettica per incrementare la comprensione dei problemi e sviluppare azioni innovative.<\/li>\n<li>Utilizzare strumenti che permettano di non disperdere dati e informazioni relativi alle attivit\u00e0 svolte.<\/li>\n<li>Valorizzare uno sguardo valutativo sui processi e sui risultati. Per valutazione si intende il rendere esplicito e condivisibile il processo di trasformazione fatto al fine di ri-orientare costantemente le azioni progettuali messe in atto.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Alla condivisione dei concetti cardine dell\u2019approccio di Immaginabili Risorse seguir\u00e0 la loro articolazione nelle dimensioni vitali per una loro concreta implementazione.<\/p>\n<p><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><strong>Comune di Trento Servizio<\/strong><br \/>\nAttivit\u00e0 Sociali<br \/>\ntel. 0461884477<\/p>\n<p><strong>Progetto<\/strong><br \/>\nI progetti personalizzati di sostegno all\u2019abitare autonomo<\/p>\n<p><strong>Esperienza<br \/>\n<\/strong>Sostenere percorsi di autonomia abitativa e di vita a favore di persone con disabilit\u00e0 attraverso l\u2019affiancamento di un\u2019accogliente persona, anche richiedente protezione internazionale, capace di aiutare la persona disabile in alcune attivit\u00e0 quotidiane.<\/p>\n<p><strong>Elementi innovativi<br \/>\n<\/strong>Il diritto della persona con disabilit\u00e0 a determinare la propria condizione alloggiativa, in un\u2019ottica di autonomia e di inclusione, trova concretezza nella disponibilit\u00e0 empatica e resiliente di volontari\/accoglienti che si affiancano e la sostengono in alcune attivit\u00e0 quotidiane, nel trascorrere del tempo assieme, nel condividere una relazione autentica d\u2019aiuto. L\u2019accogliente pu\u00f2 anche convivere con la persona con disabilit\u00e0, \u00e8 formato e sostenuto da una dedicata \u00e9quipe di operatori sociali, non assume compiti n\u00e9 prettamente assistenziali n\u00e9 educativi.<\/p>\n<p><strong><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>Azione Solidale societ\u00e0 cooperativa sociale Onlus \u2013 Milano<\/strong><br \/>\nDavid Scagliotti<br \/>\ntel. 0248304931<br \/>\n<a href=\"mailto:david.scagliotti@azionesolidale.com\">david.scagliotti@azionesolidale.com<\/a><\/p>\n<p><strong>Progetto<\/strong><br \/>\nAzione Solidale in un Housing Sociale<\/p>\n<p><strong>Esperienza<\/strong><br \/>\nUn CAD (Centro Aggregazione Disabili), uno SFA (Servizio Formazione all\u2019Autonomia), un CSE (Centro Socio Educativo) e un appartamento di sperimentazione hanno sede nel progetto di Housing Sociale \u201cCenni di cambiamento\u201d di Milano, con attivit\u00e0 di utilit\u00e0 sociale rivolte ad abitanti, associazioni e commercianti dell\u2019Housing Sociale e del quartiere.<\/p>\n<p><strong>Elementi innovativi<br \/>\n<\/strong>Lavorare in un tale contesto richiama all\u2019esplorazione e alla costruzione di nuove competenze. Un lavoro quotidiano con l\u2019imprevisto, con condizioni che possono cambiare repentinamente. L\u2019imprevisto non riguarda pi\u00f9 solo la relazione che connette l\u2019educatore a utenti e famiglie, la rete si allarga nelle interazioni con i commercianti e gli abitanti, con maggiore flessibilit\u00e0 e creativit\u00e0. Fare un passo indietro \u00e8 un ulteriore apprendimento sperimentato: saper stare in silenzio, lasciare che le cose accadano e osservare le situazioni educative, permettere la sperimentazione di spazi di libert\u00e0 e non solo di autonomia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con il contributo di: Cristian Paindelli, Coop. Soc. Lambro-Monza Giovanna di Pasquale e Sandra Negri, Coop. Soc. Accaparlante-Bologna Giovanni Vergani, Coop. Soc. Novo Millennio-Monza Laura Deviardi e Costanza Lanzanova della Coop. Soc. La Nuvola-Orzinuovi (BS) Leonardo Peracchi della Coop. Soc. Animazione Valdocco-Torino Luca Borinato, Coop. Soc. Piano Infinito-Montecchio Maggiore (VI) Luca Gorlani, Coop. Soc. 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