{"id":3712,"date":"2025-07-18T12:11:11","date_gmt":"2025-07-18T10:11:11","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3712"},"modified":"2025-07-21T10:46:12","modified_gmt":"2025-07-21T08:46:12","slug":"2-costruire-e-regolare-organizzazioni-congruenti-allapproccio-inclusivo-e-generativo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3712","title":{"rendered":"2. Costruire e regolare organizzazioni congruenti all\u2019approccio inclusivo e generativo"},"content":{"rendered":"<p>Con il contributo di:<br \/>\nEleonora Gastaldello e Francesca Dal Bosco, Coop. Soc. Giovani e Amici-Terrassa Padovana (PD)<br \/>\nGuido Bodda, Coop. Soc. Il sogno di una cosa-Collegno (TO)<br \/>\nMauro Tommasini, Coop. Soc. La Rete-Trento<br \/>\nRoberta Geria e Costanza Rashmi, Coop. Soc. Domus Laetitia-Sagliano Micca (BI)<br \/>\nNel paragrafo sono incluse riflessioni tratte dall\u2019intervento di Franca Olivetti Manoukian, psicologa sociale e fondatrice dello Studio APS, nell\u2019ambito del Laboratorio Metodologico di Immaginabili Risorse tenutosi a Brescia il 19 ottobre 2017.<\/p>\n<p>Per lavorare in un\u2019ottica inclusiva, capace di generare valore sociale, \u00e8 centrale considerare il contesto in cui si \u00e8 inseriti. Conoscere e capire il contesto in cui si \u00e8 immersi ci consente di promuovere e sviluppare un\u2019organizzazione che si muova davvero come un sistema il pi\u00f9 possibile in sintonia con esso.<br \/>\n\u00c8 necessario delineare spazi d\u2019azione e individuare interlocutori al di fuori dei servizi, nella comunit\u00e0. Aprire lo sguardo avr\u00e0 ricadute anche sulla cultura del lavoro nelle organizzazioni stesse. I tempi e le regole del lavoro si modificheranno poich\u00e9 l\u2019organizzazione diverr\u00e0 partecipe e co-costruttrice di processi nel territorio.<br \/>\nLa strutturazione interna dell\u2019organizzazione, il suo clima e l\u2019approccio nei confronti delle persone con disabilit\u00e0 e degli operatori stessi devono essere coerenti con la filosofia di valorizzazione delle diversit\u00e0 promossa all\u2019esterno. Rispetto alla costruzione di organizzazioni congruenti all\u2019approccio inclusivo e generativo, \u00e8 di centrale importanza la coerenza tra la comunit\u00e0 che le organizzazioni vogliono costruire all\u2019esterno e la comunit\u00e0 che vivono al loro interno, tra tutti coloro che la compongono.<br \/>\nCos\u00ec come i servizi fungono da fattore di coesione tra il centro e le periferie delle nostre comunit\u00e0, cos\u00ec, poich\u00e9 spesso nella periferia delle organizzazioni stesse emergono stimoli interessanti, questi devono essere comunicati e condivisi con il centro. Spesso i servizi hanno un\u2019elevata componente di artificialit\u00e0, governati come sono dal bisogno di protezione nei confronti delle persone con disabilit\u00e0. L\u2019esigenza di aprirsi all\u2019esterno per ricercare qualcosa di nuovo e di vero nella realt\u00e0 nasce dalla necessit\u00e0 di disordinare i servizi, disordinare, cio\u00e8, qualcosa che non risponde pi\u00f9, o risponde solo in parte, alla realt\u00e0. Lo iato tra mondo interno ai servizi e domanda di vita delle persone con disabilit\u00e0 e delle loro famiglie \u00e8 una spinta potente al cambiamento delle organizzazioni. Un importante propellente per questo cambiamento pu\u00f2 essere l\u2019interazione tra i soggetti destinatari dei servizi e i soggetti promotori poich\u00e9 in questa interazione si generano interessanti possibilit\u00e0 di sviluppo.<br \/>\nAprirsi all\u2019esterno significa anche lavorare per e con la comunit\u00e0 per costruire linguaggi comuni e condivisi tra servizi e cittadinanza affinch\u00e9 si possa percepire la disabilit\u00e0 come una risorsa.<br \/>\nDestrutturarsi creativamente, guardare al territorio andando oltre meccanismi organizzativi statici, disordinare, significa ragionare nell\u2019ottica di azioni concrete parzialmente prevedibili e non completamente certe, significa andare verso una titolarit\u00e0 condivisa del processo tra istituito e istituente, significa che la tecnica apre spazi dove costruire cambiamenti e non diviene un fattore di irrigidimento delle relazioni, di segregazione motivata da esigenze di protezione, di ulteriore strutturazione di realt\u00e0 artificiali.<br \/>\nUn irrigidimento delle organizzazioni non consente di vivere costruttivamente nella realt\u00e0, non permette naturalit\u00e0 e facilit\u00e0 nelle relazioni e un riconoscimento delle diverse competenze ovvero una valorizzazione delle differenze.<br \/>\nIn questo processo di apertura e dinamizzazione, il ruolo della leadership nelle organizzazioni non scompare, anzi, diventa funzionale a far convergere l\u2019organizzazione nel suo complesso verso un processo comune condiviso.<br \/>\nSi delinea un\u2019organizzazione decentrata e policentrica la cui leadership ne coordina l\u2019identit\u00e0 e ne diviene fattore coesivo.<br \/>\nTutti gli attori coinvolti devono imparare ad assumere micro decisioni riconducibili a un senso comune del quale chi esercita la leadership \u00e8 custode.<br \/>\nL\u2019apertura al territorio pone le organizzazioni in una prospettiva di permanente Ricerca-Azione. Si tratta di un cambiamento importante rispetto alla logica della gestione e dell\u2019erogazione di prestazioni. \u00c8 per\u00f2 una prospettiva che richiede vigilanza di fronte ad alcuni rischi, primo fra tutti la percezione di essere gli unici detentori della conoscenza e per questo di sapere sempre quale sia la miglior risposta per le persone con disabilit\u00e0.<br \/>\nTra le maggiori difficolt\u00e0, da un punto di vista organizzativo, troviamo anche quelle connesse alla formazione degli operatori, che deve essere costante e porsi l\u2019obiettivo di portare tutto il gruppo di lavoro a operare per raggiungere un\u2019identit\u00e0 di azione condivisa.<br \/>\nPensiamo impegnativo anche gestire i processi, che in un sistema di rete in movimento diventano molto dinamici e flessibili. Teniamo conto anche della variet\u00e0 dei soggetti con cui ci si relaziona, dei vincoli normativi spesso in contrasto proprio con la progressiva dinamizzazione dell\u2019azione e della necessit\u00e0 di individuare una domanda esterna che sia reale.<br \/>\nDobbiamo, quindi, riuscire a cambiare il nostro linguaggio, imparare a percepirci come un gruppo in cammino, capace di creare reciprocit\u00e0, mantenendo per\u00f2 la nostra identit\u00e0 poich\u00e9 il primo obiettivo delle organizzazioni \u00e8 e deve rimanere quello di migliorare la qualit\u00e0 della vita delle persone con disabilit\u00e0.<br \/>\nIn questa prospettiva il ruolo dell\u2019operatore non pu\u00f2 pi\u00f9 essere quello di una mera figura educativa e le alleanze diventano centrali. Alleanze tra servizi e mondo profit, tra pubblico e privato, da cui possono nascere delle possibilit\u00e0 inattese, poich\u00e9 la pluralit\u00e0 di approcci e visioni arricchisce e valorizza un\u2019organizzazione.<\/p>\n<p><strong>Cooperativa Itaca Cooperativa Sociale Onlus \u2013 Pordenone<\/strong><br \/>\nCaterina Boria Responsabile Area Disabilit\u00e0<br \/>\ntel. 3482653567<br \/>\n<a href=\"mailto:c.boria@itaca.coopsoc.it\">c.boria@itaca.coopsoc.it<\/a><\/p>\n<p><strong>Progetto<\/strong><br \/>\n\u201cCasa Mander\u201d \u2013 Comune di Sequals (PN)<\/p>\n<p><strong>Esperienza<br \/>\n<\/strong>La Cooperativa Itaca sostiene nel suo operato l\u2019approccio di rete, collabora in co-progettazioni e co-gestioni di servizi alla Persona sia con enti pubblici sia con associazioni del privato sociale.<br \/>\n\u201cCasa Mander\u201d \u00e8 nata dalla creazione di azioni di Sviluppo di Comunit\u00e0 e Cittadinanza Attiva attraverso la collaborazione con l\u2019Ambito socio-assistenziale 6.4, Azienda Sanitaria, Comune e Terzo settore.<br \/>\nIl progetto, in alternativa al centro diurno, promuove un luogo\/spazio fisico e relazionale dal quale si sviluppano azioni tese alla prosocialit\u00e0, all\u2019inclusione sociale, alla valutazione e valorizzazione delle competenze, all\u2019aggregazione e all\u2019autonomia anche abitativa. La cornice progettuale ha promosso lo sviluppo sociale dal punto di vista dell\u2019accoglienza ma anche delle economie, connotandosi dunque come progetto orientato ad accrescere processi innovativi in una forma di presa in carico comunitaria, in cui la parte economica e il welfare si intrecciano in un\u2019ottica generativa.<\/p>\n<p><strong>Elementi innovativi<br \/>\n<\/strong>Ulteriori peculiarit\u00e0 sono rappresentate dall\u2019avvio, \u201ca seguito di\u201d e \u201ca sostegno di\u201d altre progettualit\u00e0 affini e complementari come:<\/p>\n<ul>\n<li>Progetto Tempo Libero all\u2019interno del quale un gruppo di persone con disabilit\u00e0 si incontra settimanalmente in maniera strutturata e guidata al fine di pianificare azioni a sostegno del proprio tempo libero.<\/li>\n<li>Gruppo Appartamento: i partecipanti al Progetto \u201cCasa Mander\u201d possono sperimentare la gestione della quotidianit\u00e0, delle relazioni, della cura del s\u00e9 in un contesto abitativo a bassa soglia.<\/li>\n<li>Aiuto alla Comunit\u00e0: palestra di civismo dove il gruppo educatori\/utenti si mette a disposizione dei cittadini o delle situazioni che richiedono un aiuto concreto.<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>Cooperativa Sociale Il Sogno di una Cosa Onlus \u2013 Collegno (TO)<br \/>\n<\/strong>Guido Bodda<br \/>\ntel. 3929639971<br \/>\n<a href=\"mailto:guidoele@hotmail.com\">guidoele@hotmail.com<\/a><\/p>\n<p><strong>Progetto<\/strong><br \/>\nTraining delle tre A: Adultit\u00e0, Autonomia, Autodeterminazione<\/p>\n<p><strong>Esperienza<\/strong><br \/>\nL\u2019idea di fondo \u00e8 sviluppare un nuovo tipo di servizio, un servizio di sostegno e accompagnamento alla vita adulta, inserito nella filiera dei servizi per la disabilit\u00e0 (che prevede quindi step successivi), che sostenga e accompagni le persone con disabilit\u00e0 intellettiva nel percorso verso l\u2019adultit\u00e0, verso il massimo della autodeterminazione e indipendenza possibile in funzione del loro progetto di vita.<\/p>\n<p><strong>Elementi innovativi<\/strong><br \/>\nCreazione di un servizio &#8220;leggero&#8221;, con una prospettiva di &#8220;accompagnamento&#8221; pi\u00f9 che di presa in carico, un servizio in cui i giovani con disabilit\u00e0 sono inseriti per un periodo limitato, 2\/3 anni. Strutturato in modo &#8220;integrato&#8221; rispetto ai diversi ambiti della vita adulta: occupazione, affettivit\u00e0\/identit\u00e0\/relazione, autonomia abitativa.<br \/>\nObbiettivi: garantire una migliore qualit\u00e0 della vita alle persone disabili stesse, in sintonia con la Convenzione Onu; promuovere la visione della disabilit\u00e0 come risorsa per tutti; favorire al contempo un risparmio nel medio lungo periodo.<\/p>\n<p><strong>Azienda per l\u2019Assistenza Sanitaria 5 \u2013 Pordenone<\/strong><br \/>\nServizi territoriali residenziali e semiresidenziali<br \/>\nPamela Franceschetto<br \/>\ntel. 0434369896<br \/>\n<a href=\"mailto:pamela.franceschetto@aas5.sanita.fvg.it\">pamela.franceschetto@aas5.sanita.fvg.it<\/a><br \/>\nLisa Gollino<br \/>\ntel. 0434369733<br \/>\n<a href=\"mailto:lisa.gollino@aas5.sanita.fvg.it\">lisa.gollino@aas5.sanita.fvg.it<\/a><\/p>\n<p><strong>Progetto<\/strong><br \/>\nLe Unit\u00e0 Educative Territoriali (UET) nell\u2019area vasta pordenonese<\/p>\n<p><strong>Esperienza<\/strong><br \/>\nOgni UET, promuovendo relazioni con il territorio, ha costruito una sua area di interesse prevalente (es. cura del verde, sostegno alimentare alle persone economicamente fragili\u2026), utile a favorire percorsi di integrazione, aumento del benessere e presa in carico comunitaria per la persona con disabilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Elementi innovativi<\/strong><br \/>\nLa specificit\u00e0 di questo servizio \u00e8 la finalit\u00e0 ultima della presa in carico comunitaria, ovvero la costruzione di percorsi in cui la persona con disabilit\u00e0 diventa capace di agire all\u2019interno di un contesto senza la presenza dell\u2019operatore. Ci\u00f2 diventa possibile grazie alla costruzione di legami inediti con i soggetti della comunit\u00e0. Il servizio classicamente inteso, viene meno: le UET hanno per lo pi\u00f9 sede presso realt\u00e0 private del territorio (es. parrocchia, associazione sportiva, casa del volontariato, case civili\u2026), al fine di favorire l\u2019incontro con l\u2019altro dal servizio e di contaminarsi con la vita e gli attori della comunit\u00e0, laddove questi si trovano quotidianamente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con il contributo di: Eleonora Gastaldello e Francesca Dal Bosco, Coop. Soc. Giovani e Amici-Terrassa Padovana (PD) Guido Bodda, Coop. Soc. Il sogno di una cosa-Collegno (TO) Mauro Tommasini, Coop. Soc. La Rete-Trento Roberta Geria e Costanza Rashmi, Coop. Soc. 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