{"id":3720,"date":"2025-07-18T12:42:55","date_gmt":"2025-07-18T10:42:55","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3720"},"modified":"2025-07-21T10:51:07","modified_gmt":"2025-07-21T08:51:07","slug":"6-la-figura-delleducatore-allinterno-del-gruppo-calamaio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3720","title":{"rendered":"6. La figura dell\u2019educatore all\u2019interno del Gruppo Calamaio"},"content":{"rendered":"<p>di Mario Fulgaro e Sandra Negri<b><\/b><\/p>\n<p>Raccontare un gruppo educativo \u00e8 sempre complicato. Lo \u00e8 ancora di pi\u00f9 quando il gruppo educativo in questione si pone l\u2019obiettivo di ridefinire il rapporto tra utente ed educatore cercando di costruire un contesto in cui la collaborazione e la condivisione del percorso \u00e8 centrale. Per questo abbiamo pensato di raccontare il Gruppo Calamaio dando voce ai due protagonisti della relazione educativa.<\/p>\n<p><strong>Dal punto di vista di Mario Fulgaro, animatore con disabilit\u00e0<\/strong><br \/>\nUno dei segreti per vivere bene sta nel rapportarsi a se stessi in modo pacifico, cos\u00ec da confrontarsi con gli altri in modo altrettanto sereno. Occorre, infatti, tirare un sospiro di sollievo e sorridere sempre, sia di fronte alle innumerevoli circostanze che il mondo ci mette davanti, sia di fronte allo scambio di informazioni che si ha con chi ci sta accanto, anche se per un arco di tempo limitato. Questo accade sempre e in ogni ambito, sociale o politico o, in senso ampio oppure pi\u00f9 \u201cristretto\u201d, in campo educativo.<br \/>\n\u00c8 indispensabile, dunque, fare riferimento a una qualche figura guida che ci aiuti a superare ogni tipo di <i>impasse<\/i>. Parafrasando l\u2019alto pensiero contenuto nella <i>Maieutica<\/i><i> <\/i>di Socrate, potremmo dire che \u201cnessuno riesce ad agire da solo\u201d e ognuno ha bisogno di qualcun altro che lo sproni a sviluppare le proprie abilit\u00e0, nella giusta direzione. Ogni \u201ctratto di strada\u201d \u00e8 compiuto, oltre che in circostanze idonee, anche e so- prattutto assieme a qualcun altro. Non siamo delle \u201ccellule\u201d autosufficienti in tutto e per tutto.<br \/>\nQuando si entra a far parte del Gruppo Calamaio, ognuno \u00e8 carico del proprio bagaglio culturale ed esperienziale, utile e fondamentale per arricchire il gruppo lavorativo di nuove \u201cnozioni relazionali\u201d. Infatti, non c\u2019\u00e8 alcuna forzatura, tutto si lascia fluire con spontaneit\u00e0 e naturalezza. Poco alla volta, poi, sotto la guida degli educatori, ci si ritrova a contribuire, con il proprio \u201ccorredo di sapere\u201d, al lavoro corale di tutti. Si entra subito in sintonia con gli educatori attraverso armi invincibili, quali l\u2019ironia e lo spirito di gruppo.<br \/>\nIl ruolo principale dell\u2019educatore, all\u2019interno del Gruppo Calamaio, \u00e8 quello di analizzare, guidare e indirizzare le potenzialit\u00e0 messe in campo da tutti.<br \/>\nLa sorpresa, se non la meraviglia, che investe chi ha scoperto un proprio talento da poter sfruttare, si manifesta, di solito, in un largo sorriso di soddisfazione. Il clima di amicizia e allegria, che si viene a instaurare tra educatori e disabili, favorisce la nascita di forti legami di appartenenza. Cos\u00ec, lo spirito di gruppo che ne consegue, rafforza il bisogno di confrontarsi e scambiare informazioni di s\u00e9, con naturalezza e spontaneit\u00e0: \u201cChe ne dite di prendere un caffettino?\u201d, \u201cS\u00ec s\u00ec, ma io prendo il caff\u00e8 macchiato, tipo cappuccino!\u201d.<br \/>\nGiorno per giorno si inizia a percorrere un pezzo di strada comune, ognuno in modo personale, perch\u00e9 le differenze, se coordinate bene tra loro, sono alla base di una crescita collettiva. Chi si smarrisce per un attimo, trova l\u2019aiuto e la collaborazione dell\u2019educatore che, con i suoi consigli e suggerimenti, agevola una pi\u00f9 regolare gestione di tutte le dinamiche interne al gruppo di lavoro: \u201cAiuto! Chi pu\u00f2 aiutarmi?\u201d, \u201cVengo io, non ti agitare come al solito!\u201d.<br \/>\nIl dialogo acquisisce un valore prioritario e, per consentire un suo svolgimento pacifico, il rapporto tra i membri del Gruppo Calamaio, educatori e disabili, \u00e8 di tipo paritario. Si scambiano pareri e proposte tra colleghi di lavoro, sicch\u00e9 i possibili ammonimenti sono vissuti come \u201cconsigli educativi\u201d. Inevitabilmente, differenze di ruolo possono emergere e, molto spesso, affiorano, ma solo come fattore volto a valorizzare il compito di ognuno, non come elemento discriminatorio. Il dialogo ha un potere risolutivo di grande rilevanza ed \u00e8 quello che l\u2019educatore utilizza, per dirigere le energie proprie e altrui, in vista di una soluzione condivisa. \u00c8 facile, cos\u00ec, che si faciliti una condivisione di intenti da parte di tutti: \u201cQuale colore va meglio sul nostro volantino, il rosso o il verde?\u201d, \u201cDirei il verde!\u201d, \u201cAllora metteremo il rosso!\u201d, \u201cOk!\u201d.<br \/>\nIn un gruppo di lavoro cos\u00ec grande, \u00e8 inevitabile che possano sorgere situazioni di malinteso o, addirittura, di stallo. In questi frangenti, gli educatori sanno bene che devono mettersi in discussione, per riuscire a superare ogni fase critica. Ogni volta, l\u2019intero gruppo ne ha beneficiato in termini di compattezza, trovando, appunto, negli educatori i suoi punti di riferimento: \u201cIo sto bene con loro. Io con io ed io con loro, senza alzate di testa!\u201d.<br \/>\nIl rispetto dei tempi di ciascuno \u00e8 strategia essenziale, sia per cercare di studiare il modo pi\u00f9 idoneo per intervenire, sia per dare tempo all\u2019altro di entrare in sintonia con il contesto creatosi attorno. La crescita di un gruppo sta nella sua dinamicit\u00e0 interna: \u201cSe non ti senti in forma stamattina, puoi rilassarti un po\u2019 sulla poltrona\u201d, \u201cMagari!\u201d.<br \/>\nCondividendo anche aspetti del vivere quotidiano, quali pranzi, merende, feste, convegni\u2026, sorgono, anche in queste occasioni, legami affettivi di amicizia e di condivisione di intenti e piaceri. Il veicolo, che \u00e8 alla base di tutta questa evoluzione relazionale, \u00e8 dato dal tipo di approccio ironico e autoironico. La leggerezza con cui si vivono tali eventi, non va a inficiare la distinzione di ruolo, del tutto naturale, che sussiste tra educatore e persona con disabilit\u00e0. Infatti, durante le occasioni di svago, non mancano episodi educativi.<br \/>\nPu\u00f2 cambiare il contesto in cui si agisce, ma non lo spirito con il quale si affrontano le diverse situazioni. \u00c8 proprio questa la chiave di successo dell\u2019educatore: riuscire a creare le condizioni per colorare, macchiare, in modo allegro e contagioso, la realt\u00e0 in cui si opera.<\/p>\n<p><strong>Dal punto di vista di Sandra Negri, coordinatrice educativa<br \/>\n<\/strong>Educare: dal latino educ\u0115re \u00abtrarre fuori, allevare\u00bb.<br \/>\nEssere educatori al Progetto Calamaio significa ci\u00f2 che \u201cessere educatori\u201d significa in ogni contesto educativo. Ma mi spingo oltre: significa ci\u00f2 che \u201cessere in relazione\u201d significa in ogni contesto di vita.<br \/>\nHo cominciato la mia esperienza di educatrice all\u2019interno del Centro Documentazione Handicap quando ero giovane e poco esperta di questa professione, ma soprattutto non avevo esperienza alcuna nelle relazioni con la disabilit\u00e0. Mi sono ritrovata davanti a persone adulte, con deficit motori importanti e una grande consapevolezza di s\u00e9, di chi erano, di chi volevano essere, di ci\u00f2 che sapevano, volevano e potevano fare in ambito lavorativo\u2026 e anche di ci\u00f2 che non potevano, volevano e sapevano. Ecco, il primo impatto \u00e8 stato da subito di una situazione ribaltata rispetto al mio immaginario. Io non <i>sapevo<\/i><i> <\/i>nulla e i miei cosiddetti \u201cutenti\u201d <i>sapevano<\/i><i> <\/i>tanto. La risposta pi\u00f9 semplice era affidarmi, lasciarmi condurre, lasciarmi \u201callevare\u201d in questa nuova veste che non sapevo ancora indossare.<br \/>\n\u00c8 stata una bellissima iniziazione. E da allora \u2013 che il nostro gruppo di strada ne ha percorsa tanta \u2013 questo \u00e8 ancora il punto centrale del nostro lavoro educativo. Gli educatori cercano sempre di affidarsi al sapere che la persona con disabilit\u00e0 porta in s\u00e9 e all\u2019occasione di crescita e di nuova conoscenza che rappresenta.<br \/>\nAttorno al riconoscimento dell\u2019altro come parte attiva e indispensabile della relazione educativa, che \u00e8 il punto centrale del nostro stile di lavoro, si snodano tanti altri aspetti, tutti fondanti e insostituibili del nostro accompagnare e accompagnarci reciprocamente nel percorso di miglioramento di noi stessi e del contesto in cui viviamo.<\/p>\n<p><strong>Relazione \u2013 conoscenza di s\u00e9 e dell\u2019altro \u2013 messa in gioco<br \/>\n<\/strong>Parlare di relazione non significa osservare semplicemente un elemento dell\u2019educazione, ma affrontare l\u2019essenza dell\u2019educazione stessa come esperienza umana che accade tra le persone. Partendo da s\u00e9 e dalla consapevolezza di chi siamo e di cosa mettiamo in gioco, attraverso la relazione avviene poi la conoscenza reciproca; quella vicinanza sensoriale e percettiva che fornisce informazioni e stimoli affinch\u00e9 l\u2019altro possa rappresentare una risorsa e un\u2019occasione di scambio, fino a diventare condivisione empatica sul piano personale e lavorativo. Si tratta di un lavoro lungo e complesso, di un percorso che richiede disponibilit\u00e0 a lasciarsi coinvolgere e cambiare. E quando diviene consuetudine e abilit\u00e0 stabile, il gruppo si fa luogo di crescita profonda per ognuno.<\/p>\n<p><strong>Creativit\u00e0 \u2013 apertura al nuovo \u2013 sperimentazione \u2013 improvvisazione<br \/>\n<\/strong>La disabilit\u00e0 ci obbliga a fare i conti con l\u2019inatteso, l\u2019ignoto. Ci costringe a reinventare la relazione e la collaborazione a ogni passo del nostro percorso e a ogni nuova strada che intraprendiamo. Impossibile prevedere, progettare, fare piani che verranno, con ampia probabilit\u00e0, modificati. L\u2019handicap, che \u00e8 ostacolo, difficolt\u00e0, ci mette sempre davanti a un bivio: lasciarci frenare o inventare una nuova soluzione. Questo allenamento all\u2019improvvisazione \u00e8 materiale prezioso nel quotidiano per creare realt\u00e0, legami, progetti e idee nuove. La capacit\u00e0 appresa e allenata alla creativit\u00e0 \u00e8 risorsa preziosa nel superamento delle criticit\u00e0, nella ricerca delle risposte alle incognite che il lavoro educativo presenta e nell\u2019incontro con l\u2019altro, mai uguale a se stesso, sempre da conoscere e riconoscere.<\/p>\n<p><strong>Relazione alla pari \u2013 relazione di cura e di aiuto<br \/>\n<\/strong>Se la relazione \u00e8 scambio, lo \u00e8 anche quando si tratta di ruoli e competenze. La figura dell\u2019educatore e quella dell\u2019utente non sono mai definite in modo netto e chiaro. Questo \u00e8 ancora pi\u00f9 presente all\u2019interno di una relazione che, per sua natura, \u00e8 collaborazione e compartecipazione a un progetto e un\u2019attivit\u00e0 produttiva\u2013la realizzazione di incontri rivolti alle scuole sui temi dell\u2019inclusione di tutti dove l\u2019animatore con disabilit\u00e0 ricopre il ruolo centrale. Nello stesso contesto e nello stesso momento, educatore e animatore con disabilit\u00e0 rivestono funzioni molteplici e sovrapposte dentro una relazione che \u00e8 sia di condivisione che di cura. Si sperimenta contemporaneamente l\u2019integrazione delle rispettive competenze nella conduzione dell\u2019incontro e la rappresentazione della dinamica di aiuto laddove il deficit del collega con disabilit\u00e0 impedisca l\u2019autonomia sul piano motorio o relazionale. Si realizza la piena espressione di ci\u00f2 che \u00e8 l\u2019incontro e il rapporto umano fra gli individui, che sono necessariamente differenti, in cui sempre compaiono elementi quali lo scambio, l\u2019aiuto, il sostegno, la mediazione e il piacere della comune adesione all\u2019esperienza.<\/p>\n<p><strong>Piacere \u2013 benessere \u2013 divertimento &#8211; ironia<br \/>\n<\/strong>Ogni relazione si costruisce a partire da ci\u00f2 che siamo, ci\u00f2 che sentiamo. Quanto pi\u00f9 investiamo nelle nostre relazioni, tanto pi\u00f9 queste ci gratificano, ci danno soddisfazione e ci procurano piacere. Questo genera necessariamente un ciclo virtuoso per il quale, dalla soddisfazione e dal benessere si attiva il desiderio di entrare in una maggiore profondit\u00e0 relazionale che ci procurer\u00e0 ancora il piacere e il gusto per quell\u2019incontro. Il benessere inteso proprio come benessere e benestare \u00e8 un tratto distintivo dei rapporti tra le persone all\u2019interno del Progetto Calamaio. \u00c8 un benessere dato dall\u2019intensit\u00e0, dalla passione, come anche dalla leggerezza e dall\u2019allegria che ognuno porta nel gruppo. Un\u2019alchimia fortunata che fonda da sempre le sue radici su un aspetto che, parlando di disabilit\u00e0, \u00e8 molto interessante: l\u2019ironia. Ancora una volta \u00e8 il rapporto alla pari che ci aiuta, che autorizza l\u2019educatore, il \u201cnormodotato\u201d, a toccare l\u2019intimit\u00e0 dell\u2019altro, e quindi anche la sua disabilit\u00e0, con il rispetto, ma anche con la leggerezza che diventa gioco e complicit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Uno spazio dove prendersi cura delle proprie fatiche: il gruppo educatori<br \/>\n<\/strong>Conoscenza, creativit\u00e0, relazione alla pari e benessere sono alcuni degli elementi essenziali in ogni relazione, affinch\u00e9 sia tale. Riempiono di calore e colore un percorso di accompagnamento e di cura che porta in s\u00e9 anche un grande carico di fatica perch\u00e9 ci fa continuamente toccare con mano le fragilit\u00e0, nostre e degli altri. Per mantenere alta la qualit\u00e0 del lavoro e del benessere di tutti, noi educatori sentiamo il bisogno di uno spazio fisico e temporale dove prenderci cura delle nostre fatiche fisiche ed emotive. Lo abbiamo trovato nel modo in cui viviamo il gruppo educatori: un luogo indefinito, senza una connotazione precisa, dove ci stanno i rapporti personali, gli affetti di tanti anni condivisi, la complessit\u00e0 di tutte le nostre variegate personalit\u00e0 e i diversi approcci lavorativi. \u00c8 uno spazio che abitiamo in ogni attimo della giornata lavorativa, ma che, in alcune occasioni, ha bisogno di mettere un confine tra s\u00e9 e il resto. Sono le settimanali riunioni educatori, dove il confronto fra noi non ha interruzioni e risulta pi\u00f9 \u201cproduttivo\u201d e, da alcuni anni, alcune giornate nel periodo estivo dove, in una sede distaccata, accompagnati da ogni comfort, rileggiamo il lavoro svolto nell\u2019anno lavorativo appena concluso e programmiamo quello che da l\u00ec a qualche mese ricomincer\u00e0. \u00c8 una vera coccola. Un\u2019occasione in cui ci guardiamo in faccia, esprimiamo e condividiamo come stiamo, cosa sentiamo per noi e per le persone con disabilit\u00e0 e sappiamo di trovare ascolto e comprensione incondizionati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Mario Fulgaro e Sandra Negri Raccontare un gruppo educativo \u00e8 sempre complicato. 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