{"id":3722,"date":"2025-07-18T12:52:11","date_gmt":"2025-07-18T10:52:11","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3722"},"modified":"2025-07-21T10:52:23","modified_gmt":"2025-07-21T08:52:23","slug":"7-note-attorno-al-valore-sociale-della-disabilita-e-al-lavoro-degli-operatori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3722","title":{"rendered":"7. Note attorno al valore sociale della disabilit\u00e0 e al lavoro degli operatori"},"content":{"rendered":"<p>di Maurizio Colleoni, coordinatore scientifico della Rete Immaginabili Risorse<b><\/b><\/p>\n<p>Vorrei esporre alcune riflessioni attorno al binomio disabilit\u00e0 e valore sociale e ad alcune ricadute operative che possono derivare dall\u2019attenzione al valore sociale che la disabilit\u00e0 pu\u00f2 portare con s\u00e9.<br \/>\nPer poter formulare questi pensieri ho contratto molti debiti, in senso metaforico, per fortuna.<br \/>\nDa un lato, sono debitore nei confronti del dibattito culturale che si \u00e8 sviluppato di recente attorno alla tematica della libert\u00e0 e della cittadinanza attiva e alla ricerca di forme pi\u00f9 evolute di comprensione dei concetti di identit\u00e0 e di soggettivit\u00e0, in grado di superare le derive di tipo liberistico che si sono affermate nei decenni scorsi.<br \/>\nSu un altro piano, sono grato agli sforzi, alle sperimentazioni e agli approfondimenti che si sono sviluppati in questi quattro\/cinque anni all\u2019interno del movimento di Immaginabili Risorse.<\/p>\n<p><strong>Prima riflessione: la questione dell\u2019identit\u00e0<br \/>\n<\/strong>Il lavoro con la disabilit\u00e0 \u00e8 rivolto a persone che hanno sviluppato una forma parti- colare di relazione con la realt\u00e0, e, di conseguenza, una forma particolare di identit\u00e0.<br \/>\nLa disabilit\u00e0 (cos\u00ec come la malattia mentale, l\u2019immigrazione, e altre condizioni umane \u201cal limite\u201d) pone in maniera radicale la questione dell\u2019identit\u00e0, perch\u00e9 dimostra, \u201cincarna\u201d fisicamente, la variabilit\u00e0, la diversificazione e l\u2019imprevedibilit\u00e0 delle strade attraverso le quali si stabilisce un rapporto con la realt\u00e0.<br \/>\nDove c\u2019\u00e8 rapporto con la realt\u00e0 c\u2019\u00e8 una qualche forma di identit\u00e0.<br \/>\nAnche se si esprime in maniera fortemente discordante dalle logiche preminenti in quel luogo e in quel tempo.<br \/>\nC\u2019\u00e8 una condizione umana che merita rispetto e chiede modalit\u00e0 di attenzione specifiche e mirate.<br \/>\nUna condizione umana che pu\u00f2 evolvere nella sua capacit\u00e0 di conquista di una propria soggettivit\u00e0 e che pu\u00f2 sviluppare una relazione attiva e congruente con la realt\u00e0, con gli altri e, in generale, con l\u2019esterno a s\u00e9.<br \/>\nAnche dentro una necessit\u00e0 di aiuto continuativo.<br \/>\nLa condizione di dipendenza da altri non impedisce, necessariamente, l\u2019espressione di una soggettivit\u00e0 e di modi propri di relazionarsi con la realt\u00e0.<br \/>\nE non impedisce la possibilit\u00e0 ad accedere a diritti che fanno parte dello statuto di \u201cpersona\u201d per come si \u00e8 configurato fino ad ora (diritti alla salute, alla istruzione, alla affettivit\u00e0, alla mobilit\u00e0, e cos\u00ec via).<br \/>\nIn questa logica diventa decisiva la ricerca di modalit\u00e0 adeguate che sostengano e aiutino la persona in questione a evolvere, nei limiti del possibile, cio\u00e8 a espandere la propria identit\u00e0, ad arricchirla, ad articolarla, a sostanziarla; ad accrescere una relazione la pi\u00f9 partecipe, attiva e congruente possibile con il reale.<br \/>\n\u00c8 all\u2019interno di questa cornice di senso generale che prende valore il riferimento a concetti come autodeterminazione, adultit\u00e0, cittadinanza attiva. Concetti che si sono fatti strada di recente e che possono aiutare a portare l\u2019azione socio educativa fuori dalle secche della infantilizzazione perenne delle persone con disabilit\u00e0. Ed \u00e8 sempre all\u2019interno di questo orizzonte che diventa possibile porsi il problema del bilancio esistenziale delle persone con disabilit\u00e0, e non solo della crescita delle loro performance, come indicatore generale di efficacia socio-pedagogica.<br \/>\nLe capacit\u00e0 performanti delle persone con disabilit\u00e0 (come le nostre, del resto) sono limitate; non \u00e8 pensabile quindi immaginare una valutazione delle azioni compiute nei loro confronti esclusivamente in termini di crescita degli apprendimenti, delle capacit\u00e0, delle abilit\u00e0 personali.<br \/>\nDiventa necessario chiedersi cosa se ne fanno delle capacit\u00e0, come e dove le spendono; cio\u00e8, in termini pi\u00f9 generali, come migliora la qualit\u00e0 della loro esistenza per il fatto che frequentano un servizio, una struttura, un progetto.<br \/>\nOccorre chiedersi perch\u00e9 devono venire a quel servizio, perch\u00e9 devono partecipare a quel progetto, cio\u00e8 in cosa cresce la loro condizione umana, in cosa si arricchisce la loro identit\u00e0.<br \/>\nCi\u00f2 pone questioni non semplici di revisione, ampliamento (e forse superamento) dei codici di tipo pedagogico e apre a possibilit\u00e0 di ricerca di indicatori diversi, ad esempio quelli delle cosiddette <i>capability <\/i>o delle cosiddette <i>life skylls<\/i>.<\/p>\n<p><strong>Seconda riflessione: la questione della relazione con gli altri<br \/>\n<\/strong>Un altro elemento che riguarda la disabilit\u00e0 \u00e8 la particolarit\u00e0 della relazione con gli altri e ci\u00f2 che ne consegue in termini di autonomia\/dipendenza, di vincolo relazionale, legame interpersonale.<br \/>\nLe persone con disabilit\u00e0 psicofisica vivono relazioni in genere segnate (a volte in maniera molto significativa) dalla necessit\u00e0 di aiuto, dalla dipendenza (a volte continuativa) da altri (persone, ausili, luoghi, situazioni).<br \/>\n\u00c8 una condizione che porta all\u2019estremo una caratteristica della vita quotidiana di tutti noi: la necessit\u00e0 di poter contare sugli altri, e la possibilit\u00e0 che altri possano fare affidamento su di noi, cio\u00e8 l\u2019interdipendenza come chiave di volta della vita sociale, visto che nessuno di noi \u00e8 completamente autosufficiente.<br \/>\nTutto ci\u00f2 ha una valenza di carattere generale e delle significative ricadute operative.<br \/>\nLa questione di carattere generale riguarda il \u201ccontributo\u201d della disabilit\u00e0 alla idea di normalit\u00e0.<br \/>\nDarsi da fare per restituire dignit\u00e0 alle diverse forme di identit\u00e0 (comprese quelle segnate dalla dipendenza) significa dilatare e arricchire il concetto di normalit\u00e0 reintroducendo in questo campo simbolico la fragilit\u00e0, il limite e la dipendenza stessa come elementi costitutivi della condizione umana, e quindi della normalit\u00e0.<br \/>\nViviamo una fase nella quale viene spesso propugnata un\u2019idea di normalit\u00e0 piuttosto selettiva, una normalit\u00e0 intesa come prestazionalit\u00e0, efficienza, forza, indipendenza.<br \/>\nQuesta simbologia, di stampo giovanilistico, ha senza dubbio degli aspetti positivi: pensiamo alla spinta verso forme di vita pi\u00f9 \u201csane\u201d, alla ricerca di un proprio equilibrio, attente a prevenire l\u2019insorgenza di malattie, attente a questioni come il cibo, la vita attiva, la regolazione dei ritmi lavoro-riposo, la necessit\u00e0 di svago e di tempo libero \u201cintelligente\u201d.<br \/>\nL\u2019altra faccia della medaglia \u00e8 la difficolt\u00e0 a riconoscere \u201cil difetto\u201d come fattore intrinseco alla condizione umana, e quindi alla stessa normalit\u00e0.<br \/>\nReintrodurre la fragilit\u00e0 e il limite nella normalit\u00e0 significa lavorare per una societ\u00e0 pi\u00f9 umana.<br \/>\nSul piano pi\u00f9 pratico, questa tematica apre delle questioni delicate su almeno due fronti.<br \/>\nUn primo fronte riguarda la gestione della relazione con persone caratterizzate dal limite, e quindi l\u2019interpretazione della asimmetria che attraversa queste relazioni. Ci sono sostanzialmente due modi per \u201cabitare\u201d una relazione dissimmetrica: la si pu\u00f2 utilizzare per assoggettare l\u2019altro, manipolarlo, ridurlo a oggetto o a protesi, e quindi producendo dei maltrattamenti identitari.<br \/>\nOppure si pu\u00f2 abitarla rispettando le istanze identitarie che comunque si manifestano e modulandola in relazione alle evoluzioni della condizione umana della persona in questione.<br \/>\nVale a dire che \u00e8 possibile anche una asimmetria evolutiva.<br \/>\nIl dibattito e le prassi concrete che si stanno sviluppando sulla questione della auto-determinazione mi pare siano un interessante terreno di ricerca attorno a questa tematica.<br \/>\nUn secondo fronte riguarda l\u2019intensit\u00e0 e la variet\u00e0 delle relazioni possibili, anche dentro l\u2019asimmetria. Anche le persone con disabilit\u00e0 hanno bisogno di sperimentare la variabilit\u00e0 del reale che si pu\u00f2 esprimere nella mutevolezza dei campi relazionali ai quali possono accedere.<br \/>\nCampi relazionali che possono essere segnati, a loro volta, da legami pi\u00f9 o meno intensi.<br \/>\nIl problema, come sempre, \u00e8 saper gestire i confini di queste relazioni, \u00e8 regolare degli equilibri dotati di senso tra assenza di implicazione emotiva e confusione.<br \/>\nE anche in questo caso mi pare ci sia tutto un fermento progettuale interessante, pensiamo anche solo alle questioni di tipo relazionale, affettivo e sessuale, temi assenti dalle pratiche operative e dal dibattito anche solo dieci anni fa.<br \/>\nTerza riflessione: la questione della relazione con il contesto esterno<br \/>\nUn\u2019ultima riflessione riguarda la relazione con la vita sociale e i contesti di territorio, e quindi la questione della cittadinanza e della responsabilit\u00e0 sociale, e, in fondo, l\u2019idea stessa di libert\u00e0.<br \/>\nLe persone con disabilit\u00e0 sono (anche) cittadini, con diritti e con la possibilit\u00e0 di contribuire (entro i propri limiti) al miglioramento della convivenza sociale.<br \/>\nAnche nella disabilit\u00e0 \u00e8 possibile concretizzare il concetto di cittadinanza attiva, ampliandone e arricchendone le sue declinazioni concrete.<br \/>\nCome nelle riflessioni precedenti, siamo di fronte a una sorta di frontiera, di confine. La disabilit\u00e0, infatti, concretizza ed evidenzia il superamento di uno stereotipo sociale piuttosto diffuso: che si \u00e8 liberi cittadini in quanto esenti da vincoli e da dipendenze esercitate da \u201cforze\u201d superiori (lo stato, la religione, i genitori, gli altri\u2026) che inibiscono le possibilit\u00e0 di decisione e di azione autonoma del singolo.<br \/>\n\u00c8 un\u2019idea che ha avuto molto successo negli anni scorsi, ed \u00e8 una deriva di un pensiero di tipo liberistico. Ma \u00e8 anche un po\u2019 una perversione illusoria, anche se, purtroppo, piuttosto radicata.<br \/>\nIn realt\u00e0 la libera cittadinanza si gioca entro la trama dei legami e delle reciprocit\u00e0 che costituiscono il tessuto sociale e che danno fondamento alle identit\u00e0 individuali. Senza reciprocit\u00e0 e interdipendenza non si d\u00e0 tessuto sociale, e nemmeno identit\u00e0, e tantomeno cittadinanza. Non solo: ampliando un po\u2019 questo concetto, e radicalizzandolo, non si d\u00e0 cittadinanza senza una qualche forma di responsabilit\u00e0 civile e sociale.<br \/>\nLa cosa interessante \u00e8 discutere di questo tema in relazione alla disabilit\u00e0, cio\u00e8 in rapporto con una identit\u00e0 \u201cal limite\u201d, come si diceva prima, e strutturalmente dipendente.<br \/>\nUna discussione che pu\u00f2 essere formulata nei termini di un interrogativo: la disabilit\u00e0 infatti, \u201cinterroga\u201d il contesto circa la sua capacit\u00e0 di accettare e fare spazio a manifestazioni di cittadinanza peculiari, difficilmente assimilabili alla \u201cmedia\u201d, ma non per questo insignificanti o inutili. Costituisce cio\u00e8 un \u201cinvito\u201d (anche un po\u2019 una provocazione\u2026) rivolto al contesto sociale ad ampliare la differenziazione interna, a reggere \u201cil peso\u201d della espansione delle diverse identit\u00e0 che lo abitano, e a cercare modalit\u00e0 pi\u00f9 evolute di convivenza tra differenze identitarie.<br \/>\n\u00c8 per questo che \u00e8 cos\u00ec importante che servizi e progetti operanti in questo ambito si diano da fare anche per contribuire alla crescita della qualit\u00e0 della vita nel e del contesto circostante.<br \/>\nPerch\u00e9 cos\u00ec possono dimostrare di essere parti in causa nella costruzione di una societ\u00e0 pi\u00f9 solida e pi\u00f9 aperta, e di rendere possibile l\u2019espressione di una cittadinanza effettiva anche da parte di persone con disabilit\u00e0. Possono rendere effettivamente pi\u00f9 libere le persone con disabilit\u00e0. Molte delle strutture, dei servizi, dei luoghi nati per gestire la disabilit\u00e0 adulta hanno attrezzature, spazi, competenze, reti esterne, hanno cio\u00e8 un capitale di risorse potenzialmente molto significativo per il contesto esterno. Un capitale che pu\u00f2 dar vita a delle circolarit\u00e0 di tipo mutualistico che migliorano le condizioni concrete dell\u2019esterno e ne alimentano il capitale sociale.<br \/>\nTutto ci\u00f2 inoltre non ha solo una valenza \u201cpolitica\u201d, ma anche importanti ricadute concrete.<br \/>\nInfatti, almeno nelle esperienze che mi \u00e8 capitato di incontrare, le azioni volte a migliorare l\u2019esterno hanno reso disponibili possibilit\u00e0 educative e relazionali fertili e originali, impensabili dall\u2019interno del laboratorio dedicato. E hanno consentito agli operatori di inoltrarsi su terreni progettuali interessanti, a volte davvero originali e creativi, contribuendo a \u201crigenerare\u201d la capacit\u00e0 progettuale dei servizi e a contenere i rischi di <i>burn-out <\/i>degli operatori stessi.<\/p>\n<p><strong>Una conclusione<br \/>\n<\/strong>Vorrei concludere questo contributo con un pensiero che cerca di riassumere e rileggere trasversalmente quanto esposto fino ad ora.<br \/>\nParlare di valore sociale della disabilit\u00e0, sulla scorta di quanto affermato fino ad ora, significa porre la questione del legame possibile tra riconoscimento identitario delle persone (di tutte le persone, comprese quelle con disabilit\u00e0 psicofisica) e crescita della coesione sociale dei nostri contesti di territorio.<br \/>\nTutto ci\u00f2 che si \u00e8 detto fino ad ora, infatti, mi pare arrivi a questa conclusione. Arriva cio\u00e8 alla conclusione che il valore sociale della disabilit\u00e0 \u00e8, in estrema sintesi, il contributo che la disabilit\u00e0 e il \u201cmondo\u201d che si \u00e8 organizzato attorno a questa condizione umana (i famigliari, gli operatori, i servizi, gli specialisti, eccetera) pu\u00f2 offrire alla crescita delle compatibilit\u00e0 possibili tra identit\u00e0 diverse che coesistono nello stesso luogo.<br \/>\n\u00c8 questa la questione di fondo.<br \/>\nIn altri termini il valore sociale della disabilit\u00e0 \u00e8 il rispetto delle diverse forme di rapporto con la realt\u00e0 (e, quindi, di conquista dell\u2019identit\u00e0) e il rispetto reciproco tra le diverse identit\u00e0.<br \/>\nNon mi pare niente di nuovo sotto il sole, ma mi sembra comunque una chiave di lavoro interessante nell\u2019ambito della disabilit\u00e0.<br \/>\nStiamo parlando di affermazione delle soggettivit\u00e0 e contribuzione alla coesione sociale.<br \/>\nDa un lato abbiamo delle persone che possono crescere nella ricerca di originali modi di stare al mondo e di sviluppare relazioni con gli altri.<br \/>\nDa un altro abbiamo un territorio che cresce nelle specificit\u00e0 identitarie che riesce ad accettare, nelle differenze relazionali, negli spazi vitali per tutti, nelle radici che ciascuno riesce a mettere, nei rami che riesce a gettare, nei reticoli fiduciari che si attivano.<br \/>\nSolo che questa prospettiva fa i conti, da un lato, con la spinta del gruppo sociale a incrementare la propria omeostasi interna come fattore di sicurezza; e, da un altro, con la spinta delle persone (comprese quelle con disabilit\u00e0) a pensare che il mondo coincida con il proprio ombelico.<br \/>\nDa ci\u00f2 deriva la consapevolezza che il valore sociale non scaturisce in maniera \u201cspontanea\u201d mettendo insieme persone diverse che abitano lo stesso microcosmo. Al contrario, \u00e8 necessario un lavoro di cura delle relazioni possibili e sostenibili, da calibrare di volta in volta, in relazione alle caratteristiche specifiche dei diversi contesti implicati.<br \/>\n\u00c8 a questo livello che entrano in gioco gli operatori.<br \/>\nIl lavoro degli operatori e dei servizi consiste in una funzione delicata e decisiva di messa a punto, costruzione, regolazione e cura delle compatibilit\u00e0 tra soggettivit\u00e0 diverse, a livello individuale, di gruppo, di organizzazioni pi\u00f9 complesse.<br \/>\nA partire, naturalmente, dalla domanda di riconoscimento identitario delle persone con disabilit\u00e0.<br \/>\n\u00c8 un lavoro creativo e trasformativo, dato che la compatibilit\u00e0 fa i conti con le trasformazioni che interessano l\u2019arco vitale delle persone e con i cambiamenti richiesti alle persone e ai gruppi per riuscire a coesistere.<br \/>\n\u00c8 un lavoro, pertanto, che riguarda la capacit\u00e0 di interpretare e gestire i conflitti. L\u2019oggetto di lavoro, di conseguenza, sono le relazioni possibili e vivificanti, tra persone, gruppi, organizzazioni, non tanto le caratteristiche delle singole persone con disabilit\u00e0.<br \/>\n\u00c8 un oggetto che, per\u00f2, diventa \u201cprendibile\u201d e \u201ctrattabile\u201d a condizione che si abbia e si metta in gioco un\u2019adeguata capacit\u00e0 di ricerca e conoscenza della condizione specifica delle diverse persone con disabilit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maurizio Colleoni, coordinatore scientifico della Rete Immaginabili Risorse Vorrei esporre alcune riflessioni attorno al binomio disabilit\u00e0 e valore sociale e ad alcune ricadute operative che possono derivare dall\u2019attenzione al valore sociale che la disabilit\u00e0 pu\u00f2 portare con s\u00e9. Per poter formulare questi pensieri ho contratto molti debiti, in senso metaforico, per fortuna. 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