{"id":3757,"date":"2025-07-21T11:16:50","date_gmt":"2025-07-21T09:16:50","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3757"},"modified":"2025-09-29T12:57:29","modified_gmt":"2025-09-29T10:57:29","slug":"3-il-patrimonio-della-cooperazione-sociale-e-la-sfida-del-presente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3757","title":{"rendered":"3. Il patrimonio della cooperazione sociale e la sfida del presente"},"content":{"rendered":"<p>di Flavia Franzoni, comitato scientifico AILeS<\/p>\n<p>Le trasformazioni del nostro sistema di servizi alla persona (sociali, sanitari ed educativi) e le crescenti difficolt\u00e0 di un mondo cooperativo diventato bersaglio di molte critiche (per colpa di alcuni abusi e non pochi errori) possono mettere a rischio il patrimonio di esperienze e di valori accumulato dalla cooperazione sociale. Per questo AILeS, insieme ad alcuni dei tanti protagonisti del welfare bolognese, ha avviato una riflessione tesa a delineare una sorta di mappatura di problemi e opportunit\u00e0 con cui ci si dovr\u00e0 confrontare in futuro. Un impegno che pu\u00f2 aiutare a rispondere a un interrogativo che tutti si pongono all\u2019interno e all\u2019esterno del mondo cooperativo: \u201cQuanto i giovani si ritrovano oggi nei valori della cooperazione sociale?\u201d. I punti che seguono danno conto dei contenuti dei primi incontri. In essi \u00e8 emersa la convinzione che soltanto esaminando problemi come la dimensione associativa e il senso di appartenenza dei soci delle cooperative sociali si pu\u00f2 arrivare a parlare di qualit\u00e0 del lavoro, di modalit\u00e0 efficaci del rapporto di collaborazione tra cooperazione e pubblica amministrazione cos\u00ec come della capacit\u00e0 di innovare.<\/p>\n<p><strong>Dimensione associativa e senso di appartenenza alla propria cooperativa e al mondo cooperativo<br \/>\n<\/strong>Per affrontare il tema della dimensione associativa della cooperazione sociale \u00e8 importante collocarsi all\u2019interno del dibattito sulla cooperazione in generale, una esperienza storica lunga e di grande successo, che ha costituito un importante baluardo di difesa dell\u2019occupazione anche durante la pi\u00f9 recente crisi economica (salvo le tragedie del settore edilizio). Nel tempo tuttavia le imprese cooperative, in modo \u201cstrisciante\u201d e non sempre consapevole, si stanno trasformando. Le cooperative di produzione e lavoro e di servizi cos\u00ec come le cooperative di consumatori, costrette a confrontarsi con l\u2019internazionalizzazione dei mercati, diventano sempre pi\u00f9 grandi e via via rischiano di perdere contatti con i valori fondanti della cooperazione. Trasformazioni<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>analoghe,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>seppure<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>di<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>minor<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>misura,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>stanno<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>avvenendo nelle cooperative sociali. \u00c8 perci\u00f2 particolarmente urgente vedere in cosa consiste oggi l\u2019aggiunta della parola \u201csociale\u201d alla parola \u201ccooperazione\u201d. In questo ci pu\u00f2 aiutare un po\u2019 di \u201cstoria\u201d delle diverse tipologie di cooperative sociali, prima e dopo la legge quadro 381\/1991, \u201c<i>Disciplina delle cooperative sociali<\/i>\u201d, che codific\u00f2 due tipologie di cooperative: di tipo A e di tipo B. Ricordo<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>il<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>dibattito<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>precedente<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>all\u2019approvazione<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>della<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>legge<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>proprio centrato<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>sulla<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>ricerca<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>di<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>una<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>tipologizzazione<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>delle<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>cooperative<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>operanti nel settore dei servizi sociali che tenesse conto delle diverse esperienze che si erano andate sviluppando a partire dai primi anni \u201970, derivanti dalle <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>diverse motivazioni che muovevano i soci a fondare le cooperative.<br \/>\nIn un primo tempo si ipotizz\u00f2 che la legge facesse proprio il linguaggio utilizzato correntemente fino a quel momento, che distingueva tra \u201ccooperative di servizi sociali\u201d, \u201ccooperative di solidariet\u00e0 sociale\u201d e \u201ccooperative integrate\u201d. In Emilia Romagna fu il grande sviluppo del movimento cooperativo l\u2019elemento favorente la nascita di cooperative sociali. In primo luogo nacquero infatti \u201ccooperative di lavoro\u201d tradizionali, operanti nel settore dei servizi alla persona con la finalit\u00e0 prevalente di creare occupazione per i soci. Un primo esempio in Italia fu certamente la cooperativa CADIAI (Cooperativa assistenza domiciliare infermi anziani infanzia), istituita a Bologna nel 1974 per iniziativa di ventisette soci, tutte donne, provenienti dal lavoro domestico o da precari lavori di assistenza. L\u2019iniziativa venne stimolata da una particolare circostanza: a seguito di un rapporto di collaborazione dell\u2019Ospedale Ortopedico Rizzoli con la Libia, che prevedeva una serie di interventi chirurgici a cittadini libici, fu necessario regolamentare il rapporto di lavoro di alcune \u201cbadanti\u201d che aiutavano i malati nelle loro lunghe degenze. Nel successivo sviluppo delle attivit\u00e0 i clienti furono inizialmente privati, e solo in un secondo tempo la cooperativa inizi\u00f2 la collaborazione con Enti pubblici indirizzati a una progressiva esternalizzazione dei servizi. Al di l\u00e0 della contingenza che sollecit\u00f2 la nascita della cooperativa, gli elementi qualificanti del \u201cmettersi a lavorare insieme\u201d in forma cooperativa furono la conquista della garanzia di una maggiore tutela del lavoro, e soprattutto un maggior riconoscimento della professionalit\u00e0 dei soci. Altre cooperative nacquero invece per iniziativa di gruppi di professionisti, laureati o diplomati (medici, educatori, psicologi, assistenti sociali, ecc.) che si proponevano di sperimentare nuove modalit\u00e0 di organizzazione dei servizi e di rapporto con la committenza. In tutti i casi sopra descritti si trattava perci\u00f2 di \u201ccooperative di servizi sociali\u201d (in questo modo erano appunto definite nel dibattito corrente), la cui attivit\u00e0 consisteva nel produrre servizi, ma il cui scopo primario era quello di garantire il lavoro ai soci secondo il principio della mutualit\u00e0 interna. In altri territori prevalsero diverse motivazioni.<br \/>\nMolte cooperative sociali di operatori derivarono anche dallo sviluppo e dalla trasformazione di gruppi di volontariato che avevano trovato nella cooperazione una formula giuridica idonea per la propria organizzazione e per stabilire correttamente rapporti di collaborazione con gli Enti pubblici. La finalit\u00e0 principale era quella di offrire aiuto alle persone in difficolt\u00e0 (mutualit\u00e0 esterna). I soci erano prevalentemente volontari, ma venivano inclusi anche alcuni operatori retribuiti per consentire una migliore organizzazione ed efficacia degli interventi, soprattutto quando questi riguardavano problematiche gravi e complesse. \u00c8 per questo tipo di cooperative che si utilizzava la definizione di \u201ccooperative di solidariet\u00e0 sociale\u201d. Tuttavia nel tempo, e su sollecitazione degli stessi Enti locali che via via andavano richiedendo nuove collaborazioni, anche in queste cooperative and\u00f2 crescendo il numero dei soci-lavoratori retribuiti, tanto da renderle progressivamente abbastanza simili a quelle precedentemente descritte. Completamente diversa fu l\u2019esperienza delle cosiddette \u201ccooperative integrate\u201d che, operando nei pi\u00f9 diversi settori produttivi (artigianale, industriale, agricolo), erano finalizzate all\u2019inserimento lavorativo di persone in difficolt\u00e0. Esse nacquero per iniziativa di famigliari di persone con disabilit\u00e0, malati di mente, tossicodipendenti, ecc. o di operatori per garantire il diritto al lavoro alle persone pi\u00f9 svantaggiate, nella convinzione che l\u2019esperienza lavorativa facilitasse l\u2019integrazione sociale e il rispetto di s\u00e9. Il legislatore scelse invece di distinguere e utilizzare soltanto due tipologie. Le cooperative di tipo A, i cui soci sono operatori che si occupano della gestione dei servizi socio-sanitari ed educativi e che possono comprendere soci volontari (raggruppando sostanzialmente le prime due tipologie sopra indicate, cio\u00e8 le cooperative di servizi sociali e le cooperative di solidariet\u00e0 sociale); e le cooperative di tipo B che, attraverso lo svolgimento di attivit\u00e0 diverse, sono finalizzate all\u2019inserimento lavorativo di persone \u201csvantaggiate\u201d. Fu giusto unire le esperienze delle \u201ccooperative di servizi sociali\u201d e di \u201ccooperative di solidariet\u00e0 sociale\u201d in una unica tipologia (identificata dalla legge come \u201ccooperative di tipo A): i confini non erano infatti pi\u00f9 poi cos\u00ec chiari perch\u00e9 le cooperative di solidariet\u00e0 cominciarono a ingrandirsi e ad avere tanti soci lavoratori. Queste diverse origini hanno tuttavia segnato l\u2019evoluzione delle singole cooperative e comunque segnalano diversit\u00e0 nei riferimenti valoriali e culturali rintracciabili anche oggi. In passato c\u2019\u00e8 stata forse pi\u00f9 attenzione a questa progressiva diversificazione delle caratteristiche delle singole cooperative sociali; una diversificazione che \u00e8 stata anche una ricchezza. Ricordo una ricerca svolta nel 1997 da Iress\/Bologna a Reggio Emilia in cui distinguemmo cooperative con diverse caratterizzazioni:<\/p>\n<ul>\n<li>\u201ccooperative agenzie sociali di territorio\u201d (in molti casi di tipo A\/B) perch\u00e9 capaci di fertilizzare il territorio rispetto alle tematiche degli \u201cultimi\u201d, perch\u00e9<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>capaci<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>di<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>fare<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>una<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>lettura<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>precoce<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>dei<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>nuovi<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>bisogni<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>del<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>territorio;<\/li>\n<li>\u201ccooperative imprenditoriali a rilevanza sociale\u201d, le pi\u00f9 grandi a forte caratterizzazione imprenditoriale che gestivano soprattutto servizi per anziani;<\/li>\n<li>\u201ccooperative bracci operativi del pubblico\/co-attori di una politica sociale specifica\u201d come ad esempio le cooperative di tipo B, nate dalle iniziative di operatori anche pubblici legati alla nuova psichiatria che inserivano al lavoro pazienti psichiatrici.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Dopo<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>tanti<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>anni<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>di<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>ulteriori<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>trasformazioni<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>il<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>mondo<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>cos\u00ec<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>diversificato della cooperazione sociale dovrebbe essere analizzato con cura. I richiami storici<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>ci<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>servono<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>per<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>capire<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>la<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>derivazione<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>dei<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>problemi<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>che<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>ancora oggi devono essere affrontati riguardo alle dimensioni e ai modelli organizzativi delle cooperative che consentano la fedelt\u00e0 ai valori fondativi. Un panorama interessante delle diverse tipologie di cooperative sociali \u00e8 contenuto nel testo <i>Cooperazione sociale oltre la crisi. La cooperazione sociale Legacoop Emilia<\/i><i> <\/i><i>Romagna<\/i><i> <\/i><i>dal<\/i><i> <\/i><i>2008<\/i><i> <\/i><i>al<\/i><i> <\/i><i>2016<\/i><i> <\/i>in cui sono illustrati i diversi aspetti della nuova cooperazione sociale: cooperative piccole grandi, pi\u00f9 o meno specializzate, pi\u00f9 orientate a una mutualit\u00e0 interna o a una mutualit\u00e0 esterna, cooperative risultato di fusioni di pi\u00f9 cooperative che consentono la costruzione di vere e proprie filiere produttive, cooperative grandi che diventano soci sovventori di cooperative piccole, cooperative che operano sui mercati locali o sul mercato nazionale, ma anche sui mercati internazionali, ecc. Diversit\u00e0 che vanno individuate e su cui \u00e8 necessario avviare una riflessione. Alcune cooperative di grandissime dimensioni sia in termini di soci e dipendenti che di fatturato di cui non si pu\u00f2 negare l\u2019utilit\u00e0 e la dignit\u00e0, si potrebbero tuttavia definire semplicemente \u201ccooperative di lavoro\u201d, in cui prevale una necessaria cultura aziendalistica (relativa alle relazioni di lavoro, retribuzioni della dirigenza, ecc.) che non sempre facilita il coinvolgimento dei soci nella vita dell\u2019azienda. A volte si aggiunge anche il problema di un sempre maggior numero di lavoratori che non sono soci. Sarebbe interessante analizzare quali modelli organizzativi (e quali dimensioni) sono pi\u00f9 adatti ai diversi settori di intervento. Le cooperative di tipo A che operano nel settore dei servizi residenziali e semiresidenziali per anziani non autosufficienti, si trovano ad esempio sempre pi\u00f9 spesso in concorrenza con grandi aziende del privato profit e questo le costringe ad aumentare le dimensioni e ad adottare modelli di gestione sempre pi\u00f9 capaci di efficienza. Alle cooperative di tipo B sono richiesti nuovi comportamenti aziendali: esse devono strutturarsi a volte crescendo di dimensione attraverso fusioni, e attrezzarsi per essere capaci di partecipare alle gare di appalto bandite dal pubblico che sempre pi\u00f9 rinuncia ad attivare la procedura degli affidamenti diretti anche per valori sotto la soglia prevista dalla legislazione europea. Anche per le cooperative sociali cos\u00ec come per la cooperazione in generale andrebbe tuttavia verificata l\u2019efficacia della nuova tendenza \u201cgrande \u00e8 bello\u201d che sta orientando sempre pi\u00f9 le scelte istituzionali e aziendali di tutti i settori produttivi alla ricerca di maggior efficienza e che sollecita fusioni e crescite accelerate anche nel settore della cooperazione sociale. Si dovrebbe distinguere e riconoscere tutti questi diversi modi di essere cooperazione nella loro diversa caratteristica \u201csociale\u201d e i diversi dosaggi della dimensione valoriale in essa contenuti. Una comune cultura cooperativa dovrebbe anche sollecitare collaborazioni tra le diverse componenti del mondo cooperativo, soprattutto con quelle \u201cconfinanti\u201d: penso, ad esempio, alle cooperative abitative, in primo luogo quelle a propriet\u00e0 indivisa, che allargano le risorse abitative a disposizione di fasce di popolazione che non riuscirebbero ad accedere alle case popolari, ma che devono per\u00f2 essere sostenute economicamente nell\u2019accesso alla casa. Tali cooperative potrebbero collaborare e avvalersi della competenza di altre cooperative che hanno sostenuto sperimentazioni di co-housing. Pi\u00f9 in generale si dovrebbero promuovere collaborazioni tra le cooperative sociali che si occupano di inserimenti lavorativi di persone fragili con le altre aziende cooperative. In questa cornice le riflessioni del gruppo che ha lavorato sul valore che si attribuisce oggi all\u2019appartenenza cooperativa hanno individuato i fenomeni che possono spezzare il filo di comunicazione con i valori di fondo della cooperazione, legandosi ai \u201cfalsi miti del profit\u201d, ma anche a un distorto rapporto \u201cancillare\u201d con il committente pubblico (tema affrontato anche in un altro gruppo di lavoro).<\/p>\n<p><strong>Garantire un lavoro di qualit\u00e0 e soddisfacente<br \/>\n<\/strong>La cooperazione \u00e8 certamente un diverso modo di possedere, ma deve essere anche un diverso modo di lavorare. Il gruppo che si \u00e8 occupato delle condizioni che permettono ai cooperatori sociali di svolgere un lavoro di qualit\u00e0 e di soddisfazione ha elencato diversi indicatori di qualit\u00e0, dal senso di appartenenza e dal rispetto, al riconoscimento sociale alla chiarezza della mission, alla necessit\u00e0 di una formazione continua. Ha ovviamente toccato il problema delle retribuzioni (sempre troppo basse) degli operatori che tradiscono un non riconoscimento sociale della loro quotidiana azione. Ci\u00f2 si ricollega per\u00f2 anche alla crisi delle professioni sociali a sua volta collegabile al fatto che il sociale non \u00e8 pi\u00f9 al centro dell\u2019attenzione della politica come era stato negli anni fondativi del nostro sistema di welfare. Gli operatori allora si sentivano agenti del cambiamento. Oggi gli operatori sociali, soprattutto quelli dell\u2019ambito pubblico, sono un po\u2019 \u201dinsofferenti\u201c alle richieste di adattare il loro modo di lavorare alle continue trasformazioni organizzative e istituzionali attivate nel tentativo di risparmiare risorse, ma anche \u201csofferenti\u201d perch\u00e9 vedono messe in discussione le finalit\u00e0 stesse del proprio lavoro quando, nello stesso tempo, \u00e8 invece richiesto loro un maggior impegno. In alcuni casi devono mettere in campo nuove competenze in relazione a nuovi e complessi bisogni delle persone seguite. Non solo gli operatori pubblici ma anche gli operatori delle cooperative sono ad esempio impegnati in processi di accompagnamento complessi e di sostegno all\u2019empowerment delle persone che devono fronteggiare l\u2019impoverimento e il lento scivolare nel disagio. Sono ruoli di mediatore e facilitatore che richiedono competenze nuove. Ho fatto questi pochi cenni al travaglio delle professioni sociali, per evidenziare come sarebbe necessario che la cooperazione sociale, sostenuta dal pubblico, potesse<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>costantemente<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>offrire<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>ai<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>propri<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>lavoratori<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>occasioni<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>di<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>formazione e di sostegno alle loro abilit\u00e0, in particolare alle abilit\u00e0 relazionali. Ci\u00f2 nella consapevolezza che l\u2019investimento formativo mal si concilia con il lavoro precario.<\/p>\n<p><strong>Come creare innovazione ed innovare<br \/>\n<\/strong>Il gruppo di lavoro che si \u00e8 occupato di innovazione ha identificato un\u2019innovazione legata a nuovi clienti (welfare aziendale) e a nuovi ambiti di collaborazione (welfare abitativo), cos\u00ec come un\u2019innovazione societaria (relativa<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>alle<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>nuove<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>prospettive<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>aperte<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>dalla<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>legge<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>sul<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>non<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>profit). La prospettiva di poter rivolgersi a un mercato di privati (attivato dal welfare aziendale ma anche dalle crescenti esigenze di famiglie che devono far fronte alla non-autosufficienza di persone anziane) ha comunque portato a chiamare innovazione la possibilit\u00e0 di liberarsi dal rapporto esclusivo con la Pubblica Amministrazione per aprirsi al \u201cmercato \u201cdei beni e servizi pi\u00f9 preziosi, cio\u00e8 quelli di interesse generale; fino a pensare a trasformazioni dell\u2019impresa cooperativa. La concorrenza dovrebbe garantire alle nuove \u201cimprese sociali\u201d autonomia e creativit\u00e0. Ci\u00f2 richiede dei soggetti imprenditoriali capaci di investire sulla valorizzazione delle risorse della comunit\u00e0 e capaci di \u201ccontagiare\u201d e \u201cibridare\u201d le societ\u00e0 di riferimento e l\u2019intero mondo produttivo. Si \u00e8 dibattuto sulla proposta di \u201cimprese ibride composte da filiere di soggetti pubblici e privati capaci di riconoscere e generare i beni comuni\u201d. Si fa riferimento alle imprese sociali, alle societ\u00e0 benefit, alle cooperative di comunit\u00e0, all\u2019economia di comunione, ecc. Tutto questo richiede tuttavia un quadro concettuale nuovo che dovrebbe comporre esperienze diverse dalla finanza etica al social business promosso da Yunus. Tutte \u201cparole magiche\u201d su cui si sta ragionando soprattutto in alcuni contesti stranieri diversi dai nostri. Si \u00e8 posta anche l\u2019attenzione sull\u2019innovazione nel pensare e organizzare i servizi singoli e\/o destinati ai nuovi bisogni. A questo proposito \u00e8 stato osservato che si dovrebbero evidenziare maggiormente le eccellenze realizzate, anche se di piccole dimensioni. Un ambito in cui \u00e8 necessario sviluppare innovazioni \u00e8 quello dell\u2019accoglienza agli immigrati. E non soltanto perch\u00e9 si devono riscattare alcuni comportamenti addirittura perseguibili penalmente oltre che sciatterie e affarismo, ma perch\u00e9 questa \u00e8 la sfida che ci porteremo con noi in un lungo futuro. Una sfida che richiede di essere \u201cscomposta\u201d rispetto ai tanti e diversi problemi che riguardano gli immigrati derivanti dall\u2019appartenere a etnie diverse, dall\u2019avere raggiunto nei loro paesi diversi livelli di istruzione scolastica, dall\u2019et\u00e0, ecc. In questa fase \u00e8 essenziale distinguere le diverse modalit\u00e0 di intervento richieste dai centri di prima accoglienza, dai CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) e dagli SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati). Piccole esperienze positive che hanno comportato anche inserimenti lavorativi sono gi\u00e0 state realizzate (e descritte nei vari gruppi di lavoro) ma ci aspetta un percorso capace di portare queste esperienze ad affrontare i grandi numeri. Questa nuova sfida richiede tuttavia un ampliamento della mai facile collaborazione con le imprese che possono offrire tirocini e inserimenti lavorativi. Cos\u00ec come si dovr\u00e0 ricorrere a nuovi strumenti per mobilitare risorse private (finanza etica, ecc.).<\/p>\n<p><strong>Rapporto tra cooperazione e pubblica amministrazione<br \/>\n<\/strong>Il<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>tema<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>dei<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>rapporti<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>tra<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>cooperazione<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>sociale<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>e<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>pubblica<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>amministrazione \u00e8 sempre stato oggetto di confronti e di valutazioni. Confronti che hanno portato<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>recentemente<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>la<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Regione<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Emilia-Romagna a emanare nuove <i>Linee<\/i><i> <\/i><i>guida<\/i><i> <\/i><i>regionali<\/i><i> <\/i><i>sull\u2019affidamento<\/i><i> <\/i><i>dei<\/i><i> <\/i><i>servizi<\/i><i> <\/i><i>alle<\/i><i> <\/i><i>cooperative<\/i><i> <\/i><i>sociali<\/i>. Il gruppo di lavoro che si \u00e8 occupato del tema ha soprattutto evidenziato elementi dialettici relativi a stereotipi che, facendo proprio un approccio liberista e aziendalista, forzano la relazione tra meccanismi dei bandi ed esiti in termini non solo di efficienza ma di qualit\u00e0. Traslando meccanismi concorrenziali adatti al settore dei beni di consumo nel settore dei servizi alla persona, l\u00e0 dove il \u201cconsumatore\u201d \u00e8 una persona fragile di cui si devono tutelare i diritti. E non chiarendo se la concorrenza deve tutelare i consumatori o (cosa non illegittima) la prospettiva di lavoro di pi\u00f9 imprese. In generale il gruppo ha sottolineato la necessit\u00e0 di stabilire rapporti di partenariato e perci\u00f2 di co-progettazione piuttosto che di sub-fornitura. Co-progettazione che viene complicata dal fatto che sempre pi\u00f9 la pubblica amministrazione chiede alle cooperative sociali di lavorare esse stesse in partenariato con molte altre imprese e organizzazioni (soprattutto con gli Enti di formazione professionale). Nel corso di una precedente iniziativa promossa da AILeS, Ugo De Ambrogio distinse tra co-progettazione istituzionale, progettuale, gestionale\/operativa e finanziaria, sollecitando tuttavia a non soffermarsi troppo sugli aspetti amministrativi. Nel nostro territorio vi sono tuttavia alcune esperienze che hanno tentato di individuare procedimenti amministrativi adeguati alla co-progettazione. Un esempio pu\u00f2 essere il percorso proposto da ASP Citt\u00e0 di Bologna per l\u2019istituzione dello SPRAR. ASP ha emesso un bando che, pur superando il rapporto tradizionale committenza\/fornitore, ha tenuto conto di tutte le normative del codice degli appalti e delle Linee guida dell\u2019Autorit\u00e0 Nazionale Anticorruzione cos\u00ec come delle <i>Linee<\/i><i> <\/i><i>Guida<\/i><i> <\/i><i>regionali<\/i><i> <\/i><i>per l\u2019affidamento<\/i><i> <\/i><i>dei<\/i><i> <\/i><i>servizi<\/i><i> <\/i><i>alle<\/i><i> <\/i><i>cooperative<\/i><i> <\/i><i>sociali<\/i>. Il fine era proprio quello di realizzare una co-progettazione ampia per la realizzazione dello SPRAR che \u00e8 di competenza del Comune. Una procedura complessa e abbastanza nuova per realizzare, in una prima fase 1350 posti di accoglienza ordinaria e 350 per minori non accompagnati. \u00c8 stato emesso un primo bando a cui i partecipanti dovevano presentare progetti relativi ai vari \u201cpezzi\u201d dell\u2019intervento, sia per quanto riguarda i posti di accoglienza che per attivit\u00e0 trasversali (come la mediazione linguistica e culturale, l\u2019accompagnamento legale, ecc.). I giudicati idonei (da una prima commissione) dovevano partecipare a un tavolo di co-progettazione. Conclusa questa fase si doveva presentare un\u2019offerta vincolante poi giudicata da un\u2019altra commissione diversamente composta. Ci\u00f2 ha consentito di redigere una graduatoria a scorrimento per i tre anni previsti dal Ministero che arriver\u00e0 a provvedere all\u2019enorme numero di posti che abbiamo indicato. Tale processo ha comportato non poche difficolt\u00e0 per i partecipanti anche per la quantit\u00e0 di tempo impiegato, ma ha consentito di sperimentare una collaborazione effettiva fin dalla progettazione degli interventi che dovrebbe facilitare le collaborazioni successive, necessarie per l\u2019adeguatezza dell\u2019intervento complessivo. Ho<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>provato<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>a<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>raccogliere<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>i<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>tanti<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>elementi<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>emersi<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>dalla<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>iniziativa<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>di AILeS. Una riflessione che ha consentito di far pi\u00f9 volte emergere l\u2019interrogativo<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>sulle<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>identit\u00e0:<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>\u201dChi<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>siamo<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>noi<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>cooperative<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>sociali?\u201d. I temi trattati, cio\u00e8 l\u2019appartenenza associativa, la qualit\u00e0 del lavoro, la capacit\u00e0 di innovare e le modalit\u00e0 dei rapporti con la Pubblica Amministrazione presentano infatti aspetti diversi in relazione alle diverse tipologie di cooperative. Conseguentemente l\u2019aggettivo \u201csociale\u201d pu\u00f2 assumere significati diversi e indicare diversi risultati. Un buon punto d\u2019avvio per il riconoscimento dei diversi modi in cui si pu\u00f2 essere cooperativa sociale (a cui corrispondono diverse mission e perci\u00f2 dovrebbero corrispondere diversi riconoscimenti da parte della normativa) \u00e8 quello di tentare di individuare strumenti per misurare l\u2019impatto sociale delle diverse tipologie di cooperative. Il cammino di riflessione di AILeS potrebbe continuare in questa direzione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Flavia Franzoni, comitato scientifico AILeS Le trasformazioni del nostro sistema di servizi alla persona (sociali, sanitari ed educativi) e le crescenti difficolt\u00e0 di un mondo cooperativo diventato bersaglio di molte critiche (per colpa di alcuni abusi e non pochi errori) possono mettere a rischio il patrimonio di esperienze e di valori accumulato dalla cooperazione [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3590,3607],"edizioni":[3987],"autori":[3988],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[3989],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3757"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3757"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3757\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3818,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3757\/revisions\/3818"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3757"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3757"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3757"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=3757"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=3757"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=3757"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=3757"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=3757"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=3757"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}