{"id":3761,"date":"2025-07-21T11:29:21","date_gmt":"2025-07-21T09:29:21","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3761"},"modified":"2025-09-29T12:56:55","modified_gmt":"2025-09-29T10:56:55","slug":"5-una-sfida-tra-centauri-elementi-dialettici-nella-relazione-tra-ente-pubblico-e-cooperazione-sociale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3761","title":{"rendered":"5. Una sfida tra centauri. Elementi dialettici nella relazione tra Ente Pubblico e Cooperazione Sociale"},"content":{"rendered":"<p>di Carlo Francesco Salmaso, Piazza Grande Coop Sociale<\/p>\n<p>L\u2019antica Atene ha rappresentato il modello democratico per eccellenza, il suo monumento simbolo \u00e8 il Partenone sul quale \u00e8 stata scolpita, non a caso, la battaglia tra Lapiti e Centauri nel momento in cui si svolge. L\u2019obiettivo \u00e8 quello di mostrare che la democrazia \u00e8 dialettica tra idee con pari dignit\u00e0. Abbiamo provato a verificare quali sono le idee che circolano nel rapporto con le Pubbliche Amministrazioni e su cui non siamo d\u2019accordo e le abbiamo sfidate in una competizione dialettica, proprio come se fosse un combattimento fra centauri.<\/p>\n<p><strong>Assegnazione degli appalti<br \/>\n<\/strong>Si pensa che l\u2019alternanza nell\u2019assegnazione degli appalti sia garanzia di qualit\u00e0: il miglioramento sarebbe possibile se non \u00e8 sempre lo stesso soggetto che fa le cose. Un nuovo gestore pu\u00f2 portare aria nuova, idee migliori e prezzi pi\u00f9 bassi, in definitiva maggiore qualit\u00e0.<br \/>\nMentre si fa una cosa si acquisisce un sapere che \u00e8 anche un sapere relazionale. La continuit\u00e0 di un servizio ha elementi di qualit\u00e0 che vanno considerati e che sono misurabili con criteri oggettivi come la conoscenza acquisita con l\u2019esperienza in quel particolare tipo di servizio, le buone relazioni gi\u00e0 presenti sul territorio ecc.. Sono un capitale di saperi territoriali che hanno un valore e che pu\u00f2 essere utile considerare. Esplorare nuovi esecutori e ricominciare da zero nella relazione richiede pi\u00f9 energia che mantenere o rivedere una struttura funzionante. Sono necessari nuovi bandi, nuove riunioni, si rischiano nuovi fraintendimenti. Occorre valutare bene cosa vale la pena fare. Se qualcosa non va a casa tua, non \u00e8 che ogni volta la demolisci e la ricostruisci. E\u2019 il motivo per cui non cambi panettiere ogni volta, ma quando ne trovi uno che ti piace ci torni.<br \/>\nL\u2019alternanza in certi casi pu\u00f2 portare maggiore qualit\u00e0, in altri casi pu\u00f2 essere un dispendio di risorse. Di sicuro cambiare \u00e8 sempre un costo in termini di energia, un aspetto di cui bisogna essere consapevoli.<\/p>\n<p><strong>Gara d\u2019appalto<br \/>\n<\/strong>Bisogna anche considerare la modalit\u00e0 con cui avviene questo cambiamento: la gara d\u2019appalto. Da pi\u00f9 parti si ritiene che mettere i servizi a gara sia garanzia di non collusione e di trasparenza mentre scegliere un interlocutore con cui ci si \u00e8 trovati bene in passato sia fare dei favoritismi. Ma i favoritismi si fanno se non c\u2019\u00e8 nessun elemento di valutazione.<br \/>\nQuando si parla di persone svantaggiate o servizi socio-educativi siamo in un ambito molto delicato che riguarda persone fragili. Occorre prudenza perch\u00e9 in alcuni servizi la qualit\u00e0 della relazione, la fiducia reciproca e la capacit\u00e0 di lavorare insieme \u00e8 fondamentale. La fiducia si crea col tempo ed \u00e8 un patrimonio prezioso mentre i rischi vanno corsi se ne vale la pena. E\u2019 come col medico di famiglia: non andiamo ogni volta da quello che costa meno o lo cambiamo cos\u00ec, per provare.<br \/>\nLa logica del bando obbliga le imprese non profit a recepire modalit\u00e0 tipiche di un vecchio profit che non vengono pi\u00f9 utilizzate. Mettere i servizi a gara \u00e8 rischio quasi certo di mancanza di conoscenza, di relazione, che invece \u00e8 un patrimonio prezioso e necessario.<br \/>\nFare bandi \u00e8 una prassi sicura, perch\u00e9 correre rischi usando altre modalit\u00e0, aprendo altre strade? In fondo, la responsabilit\u00e0 e il rischio ricade sui tecnici\/politici della Pubblica Amministrazione.<br \/>\nMa per fare cose nuove occorre rischiare. La creativit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 piacevole della routine. Le cooperative sono espressione di un territorio che sceglie la propria amministrazione, interrompere il dialogo col proprio territorio, rifiutarsi di ascoltare cosa si pu\u00f2 fare di nuovo, indebolisce e per un\u2019amministrazione pu\u00f2 essere pi\u00f9 dannoso che trovare delle soluzioni nuove andando oltre le prassi consolidate.<br \/>\nRicordiamoci che un prezzo pi\u00f9 basso non \u00e8 garanzia di maggior qualit\u00e0 ma di prodotti pi\u00f9 scadenti, la qualit\u00e0 costa.<\/p>\n<p><strong>Innovazione e qualit\u00e0<br \/>\n<\/strong>Si ritiene che le cooperative sociali servano se sanno fare nuovi inserimenti lavorativi, nuove assunzioni, nuovi posti in strutture, valorizzando esclusivamente ci\u00f2 che si riesce a creare in pi\u00f9 ma riducendo i costi. Si vuol vedere che si avanza e ci si innova. Ma anche lo stato attuale ha dei costi di mantenimento, c\u2019\u00e8 e va bene cos\u00ec. Nel presente ci sono dei servizi di ottima qualit\u00e0, che come ogni cosa hanno bisogno di manutenzione per continuare a funzionare cos\u00ec bene. Non \u00e8 una scelta, ma una necessit\u00e0 se non vogliamo mandare in rovina anni di sforzi.<br \/>\nPer aumentare il capitale sociale occorre certo fare nuove conquiste ma bisogna anche non compromettere i buoni risultati passati.<br \/>\nSi dice anche che le cooperative sociali di tipo B devono garantire la stessa qualit\u00e0 delle aziende profit perch\u00e9 se non sanno competere non sono aziende sane. Hanno gi\u00e0 abbastanza sgravi fiscali ad aiutarle.<br \/>\nMa come si misura la qualit\u00e0 delle cooperative di tipo B? La qualit\u00e0 \u00e8 fatta anche di condizioni di lavoro adeguate per le persone svantaggiate e non, e la comparazione deve tenere conto di questi aspetti. Le cooperative di tipo B creano posti di lavoro a misura di persona e promuovono lo sviluppo umano.<br \/>\nBisogna fare attenzione a non incentivare la creazione di posti di lavoro altamente stressanti, con turni e organizzazioni disumane, che escludono le persone meno prestanti e non investono nella loro formazione, generando esclusione sociale o lavoratori poveri che creano nella comunit\u00e0 pi\u00f9 problemi di quanti non ne risolvano. Se le aziende profit respingono questo tipo di persone, allora sono proprio le aziende profit che devono garantire la stessa qualit\u00e0 delle cooperative di tipo B e non viceversa.<\/p>\n<p><strong>Creare occupazione<br \/>\n<\/strong>Si sostiene che le cooperative, e non l\u2019ente pubblico, devono creare posti di lavoro e se non lo sanno fare non sono bravi imprenditori. L\u2019ente pubblico deve selezionare gli imprenditori migliori e non sostenere aziende clinicamente morte.<br \/>\nQuesta \u00e8 una scelta meritocratica che seleziona l\u2019individuo e d\u00e0 il merito di creare nuovi posti di lavoro all\u2019imprenditore. Il contesto emiliano romagnolo ha dimostrato proprio il contrario. L\u2019interesse di creare occupazione \u00e8 della comunit\u00e0, effetto di uno sforzo territoriale, di un\u2019intelligenza diffusa sul territorio, di un ecosistema in cui ogni elemento lavora per l\u2019obiettivo comune. Le cooperative di tipo B sono nate perch\u00e9 tutta la comunit\u00e0 desiderava che avvenisse questo cambiamento. Ci deve essere un cambio di prospettiva che metta il fuoco su un territorio vitale e ricco, frutto dell\u2019alleanza tra cooperative e ente pubblico, entrambi soggetti impegnati nello sviluppo della comunit\u00e0, nella garanzia di posti di lavoro che sono una responsabilit\u00e0 politica e obiettivo statutario delle cooperative di tipo B ma che devono essere obiettivi anche dell\u2019Ente Pubblico.<\/p>\n<p><strong>Co-progettazione<br \/>\n<\/strong>Attualmente, quando si vuole co-progettare vengono invitati tutti gli attori del territorio. Si dice che questo avviene per non fare favoritismi, per non avere la responsabilit\u00e0 di scegliere.<br \/>\nMa invitare tutti \u00e8 un modo per far fallire i processi, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 troppa diversit\u00e0 ai tavoli e si finisce per non capirsi. Lo sforzo per arrivare ad un punto comune \u00e8 colossale. Nelle co-progettazioni occorre creare un gruppo che pu\u00f2 lavorare bene insieme. Ciascuno di noi, e in particolare l\u2019ente pubblico, ha la responsabilit\u00e0 di scegliere in modo trasparente chi ritiene pi\u00f9 adatto a lavorare. La garanzia la danno i risultati di quel lavoro.<br \/>\nSi dice che con le cooperative B non si co-progetta ma il rapporto \u00e8 cliente-fornitore. \u00c8 la concorrenza tra fornitori che garantisce l\u2019offerta migliore, co-progettare significa inquinare il mercato e la concorrenza.<br \/>\nPer\u00f2 le cooperative di tipo B non sono supermercati, ma artigiani che producono vestiti su misura. \u00c8 fondamentale conoscere i bisogni del cliente e del territorio, il cui benessere dev\u2019essere l\u2019obiettivo sia della Pubblica Amministrazione sia delle cooperative di tipo B. Come con una giacca sartoriale occorre prendere le misure delle azioni possibili, confrontarsi pi\u00f9 volte sulla scelta dei colori e adattarsi a improvvisi aumenti \/diminuzioni di peso.<br \/>\nCo-progettare \u00e8 garanzia di qualit\u00e0 e costruzione di servizi su misura, espressione di un territorio attento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Carlo Francesco Salmaso, Piazza Grande Coop Sociale L\u2019antica Atene ha rappresentato il modello democratico per eccellenza, il suo monumento simbolo \u00e8 il Partenone sul quale \u00e8 stata scolpita, non a caso, la battaglia tra Lapiti e Centauri nel momento in cui si svolge. 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