{"id":3763,"date":"2025-07-21T11:36:38","date_gmt":"2025-07-21T09:36:38","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3763"},"modified":"2025-09-29T12:57:22","modified_gmt":"2025-09-29T10:57:22","slug":"6-la-prospettiva-dellinnovazione-sociale-partecipata-il-valore-delle-esperienze-sostenute-da-ailes","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3763","title":{"rendered":"6. La prospettiva dell\u2019innovazione sociale partecipata. Il valore delle esperienze sostenute da AILeS"},"content":{"rendered":"<p>di Walther Orsi, comitato scientifico AILeS<\/p>\n<p><strong>Le ragioni che richiedono un cambiamento<br \/>\n<\/strong>La crisi del welfare, legata a motivazioni economiche, alle difficolt\u00e0 di garantire equit\u00e0, universalismo ed efficacia dei servizi, \u00e8 ormai evidente ai cittadini. Le difficolt\u00e0 della politica e delle istituzioni nel rispondere a questa crisi spesso sono state gestite attraverso processi di esternalizzazione dei servizi, da parte del pubblico verso il terzo settore. Questo processo ha contribuito a esportare, ma a volte a \u2018mimetizzare\u2019, molte contraddizioni e problemi legati a tale crisi. Nel contesto dell\u2019Emilia Romagna, il terzo settore ed in particolare la cooperazione sociale, hanno fornito un contributo molto importante nell\u2019ambito del sistema del welfare, attraverso la gestione di servizi particolarmente complessi e con utenti multiproblematici, in una situazione caratterizzata da risorse limitate e da bisogni sociali crescenti.<br \/>\nLa crisi del sistema di welfare \u00e8 stata gestita soprattutto grazie al prezioso contributo del terzo settore e degli operatori che spesso per\u00f2 ne hanno subito le conseguenze in termini di perdita di motivazione, passione e senso dell\u2019attivit\u00e0 professionale.<br \/>\nNella situazione odierna, in cui alcune forze politiche non sembrano consapevoli del ruolo importante svolto in questi anni dal terzo settore, che anzi viene demonizzato (in particolare le onlus), \u00e8 fondamentale reagire, riflettendo con la massima onest\u00e0 e trasparenza sulle ragioni di tale crisi, innanzitutto per comprendere il disagio di chi opera nei servizi, ma anche per sviluppare, insieme agli operatori e ai cittadini, un percorso teso a salvare e a rinnovare il sistema di welfare.<br \/>\nE\u2019 venuto il tempo della consapevolezza del rischio di un progressivo smantellamento del patto fra cittadini-welfare-istituzioni, ma anche del grande patrimonio di motivazioni, valori, risorse umane e sociali su cui si reggono i servizi, il terzo settore ed in particolare la cooperazione sociale.<br \/>\nQuesta situazione di crisi pu\u00f2 rappresentare per\u00f2 anche l\u2019occasione per un profondo cambiamento dei paradigmi di riferimento. Infatti \u00e8 entrato in crisi non solo il ruolo del welfare, ma soprattutto il sistema delle relazioni fra sviluppo e welfare, perch\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 credibile che quest\u2019ultimo possa rispondere a tutti gli effetti perversi del sistema economico.<br \/>\nSi rende necessario un nuovo modello che faccia riferimento a: benessere, salute, inclusione sociale. Questi indicatori non possono essere di esclusiva competenza del sistema dei servizi, ma si determinano solo attraverso nuove sinergie e collaborazioni fra un \u201cwelfare di comunit\u00e0\u201d e un \u201daltro sviluppo\u201d, inteso a livello economico, ma anche sociale, culturale ed etico. Inoltre la costruzione del bene comune e della qualit\u00e0 della vita in un territorio richiede una cittadinanza attiva e una responsabilizzazione dei cittadini nel loro ruolo di imprenditori di welfare.<br \/>\nIl motore del nuovo modello \u00e8 rappresentato da un\u2019innovazione sociale partecipata, in grado di valorizzare il capitale diffuso di creativit\u00e0 e di invenzione sociale dei cittadini e degli operatori, di promuovere nuove imprenditorialit\u00e0, di generare lavoro a partire dai bisogni sociali delle persone e delle comunit\u00e0. Tale modello \u00e8 centrato sulla necessit\u00e0 di nuove collaborazioni fra istituzioni, imprese profit, terzo settore, per connettere e conciliare le rispettive logiche di riferimento (redistribuzione, scambio, reciprocit\u00e0).<br \/>\nQuesta prospettiva di cambiamento assegna un ruolo chiave al terzo settore perch\u00e9 \u00e8 in quel contesto che, da sempre, si sperimentano azioni sinergiche fra attori sociali orientati da molteplici logiche di riferimento. In particolare la cooperazione sociale si propone di conciliare la logica dello scambio, propria di un\u2019impresa, con quella redistributiva, propria di chi eroga servizi di welfare, ma anche con quella della reciprocit\u00e0 che si fonda sulla partecipazione, sulla mutualit\u00e0, sulle relazioni.<\/p>\n<p><strong>Alcune prospettive di lavoro per l\u2019innovazione sociale partecipata<br \/>\n<\/strong>Le criticit\u00e0 che si evidenziano in alcune esperienze sostenute da Ailes non possono nascondere la grande rilevanza di tali progetti che si fondano su un\u2019ampia collaborazione fra gli attori del pubblico, del privato sociale e del profit. Rappresentano una vera e propria esperienza innovativa emblematica che non ha ancora esplicitato e rappresentato tutte le sue potenzialit\u00e0. Pu\u00f2 essere utile riprendere, sinteticamente e per parole chiave, i principali nodi che frenano il processo innovativo: la complessit\u00e0 del sistema delle relazioni fra gli attori coinvolti, la burocratizzazione eccessiva delle procedure che allungano i tempi delle varie fasi dei percorsi di inserimento sociale e lavorativo, l\u2019autoreferenzialit\u00e0 di ciascun attore che lo imprigiona nella propria logica di riferimento, il sistema di valutazione dei risultati, centrato prevalentemente sull\u2019indicatore dell\u2019inserimento lavorativo, che non \u00e8 in grado di misurare la ricchezza dell\u2019impatto sociale di tutte le azioni sviluppate nell\u2019ambito del progetto.<br \/>\nPer dare ulteriore valore al progetto e alle proposte del partenariato di Bologna, si individuano alcune prospettive di lavoro non solo tese ad affrontare i nodi problematici, ma anche a sviluppare tutte le potenzialit\u00e0 che possono emergere facendo riferimento al modello dell\u2019innovazione sociale partecipata. In tale ottica diventa fondamentale: dare voce ed ascolto agli operatori e ai cittadini, cogliendo tutta la ricchezza del loro ruolo, per valorizzare il loro capitale di creativit\u00e0, progettualit\u00e0 e invenzione sociale; valorizzare le buone pratiche sociali di cittadinanza attiva; migliorare la comunicazione fra i diversi attori sociali anche per ridurre i condizionamenti della burocratizzazione eccessiva; andare oltre le opportunit\u00e0 lavorative esistenti, per promuovere nuove imprenditorialit\u00e0, per generare lavoro a partire dai bisogni sociali delle persone, e delle comunit\u00e0; connettere e conciliare le diverse logiche di riferimento delle istituzioni, delle imprese profit e del terzo settore.<br \/>\nSi elencano, qui di seguito e in forma sintetica, alcune prospettive di lavoro esemplificative che vengono definite anche attraverso l\u2019esplicitazione dei risultati attesi. E\u2019 evidente che per dare maggiore concretezza ai percorsi operativi sar\u00e0 necessario un ampio coinvolgimento degli attori sociali impegnati nel progetto, per cogliere le priorit\u00e0, per scegliere quelli da sperimentare, per implementarli in relazione alle risorse disponibili e soprattutto per costruire una co-progettazione condivisa.<\/p>\n<p><strong>Verso una pi\u00f9 efficace comunicazione, integrazione istituzionale e condivisione di senso<br \/>\n<\/strong>Principali risultati attesi:<\/p>\n<ul>\n<li>condivisione del senso di alcune parole chiave, degli orientamenti per migliorare il lavoro di rete, degli indicatori di efficacia, efficienza e qualit\u00e0;<\/li>\n<li>semplificazione dei processi e riduzione degli adempimenti burocratici;<\/li>\n<li>sviluppo di nuove strategie di comunicazione dei risultati ottenuti e del valore del lavoro sociale svolto dagli operatori<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>Costruzione di un sistema di valutazione dell\u2019impatto sociale degli interventi<br \/>\n<\/strong><i><\/i>Principali risultati attesi:<\/p>\n<ul>\n<li>poich\u00e9 la mission del terzo settore, previsto dalla Riforma, non \u00e8 solo di produzione di servizi, ma anche di promozione di cittadinanza attiva, inclusione e protezione sociale, partecipazione, \u00e8 fondamentale dare evidenza ad una valutazione che vada oltre la misurazione dell\u2019input, dell\u2019output, dell\u2019outcome, per misurare l\u2019impatto sociale dell\u2019attivit\u00e0 svolta dalla cooperazione sociale;<\/li>\n<li>superamento dei sistemi di valutazione derivati dalla cultura delle organizzazioni profit, per la costruzione di uno specifico sistema di valutazione multidimensionale che verifichi il valore aggiunto dell\u2019intervento della cooperazione sociale a livello sociale, culturale, economico, istituzionale, etico;<\/li>\n<li>elaborazione di un impianto, di metodologie, strumenti ed esperienze emblematiche di misurazione dell\u2019impatto sociale dell\u2019attivit\u00e0 svolta nell\u2019ambito dell\u2019operazione Regione Emilia Romagna FSE Inclusione.<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>Sviluppo di un percorso condiviso di rilevazione della domanda e delle risorse per nuove attivit\u00e0 imprenditoriali e di lavoro. Il ruolo strategico della cooperazione sociale<br \/>\n<\/strong>Principali risultati attesi:<\/p>\n<ul>\n<li>valorizzazione e rappresentazione del patrimonio di informazioni, conoscenze, competenze degli operatori delle istituzioni, dei servizi di welfare, del terzo settore, in merito ai nuovi bisogni sociali dei cittadini, in termini di benessere e qualit\u00e0 della vita del territorio, ma anche delle idee, proposte, ipotesi di progetti per sviluppare nuove attivit\u00e0 imprenditoriali e lavorative tese a rispondere a tali bisogni;<\/li>\n<li>organizzazione di eventi ed occasioni di confronto, approfondimento, condivisione, che prevedano la partecipazione di rappresentanti del mondo produttivo profit, delle istituzioni, del terzo settore, in merito all\u2019individuazione di nuove attivit\u00e0 imprenditoriali e lavorative nel territorio. La cooperazione sociale e gli attori che fanno affidamento sul sostegno di AILeS hanno una preziosa esperienza al riguardo che va valorizzata ed implementata;<\/li>\n<li>attivazione sperimentale di nuovi percorsi imprenditoriali e lavorativi che prevedano la collaborazione e l\u2019integrazione di istituzioni, imprese profit e terzo settore.<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>Il lavoro di comunit\u00e0 orientato alla promozione di buone pratiche sociali di cittadinanza <\/strong><strong>attiva<br \/>\n<\/strong>Principali risultati attesi:<\/p>\n<ul>\n<li>organizzazione (in collaborazione con il Comune di Bologna, i Quartieri, l\u2019associazionismo e il volontariato), in alcuni contesti territoriali, di incontri aperti alla popolazione sui problemi di maggiore rilevanza sociale. Individuazione dei cittadini che si rendono disponibili per qualche forma di impegno per la cura del bene comune e il miglioramento della qualit\u00e0 della vita;<\/li>\n<li>organizzazione di incontri di approfondimento, per area problematica, aperti alla partecipazione dei cittadini che si sono resi disponibili per l\u2019elaborazione di proposte di intervento, idee progettuali e attivit\u00e0 tese a fornire risposte concrete e partecipate ai nodi emergenti in ciascuna area, ma anche all\u2019inclusione sociale di persone fragili;<\/li>\n<li>coinvolgimento dell\u2019associazionismo e del volontariato per promuovere insieme incontri e seminari di informazione e formazione dei cittadini disponibili in merito a come si sviluppa una buona pratica sociale, come si elabora, gestisce e valuta un progetto di cittadinanza attiva, un patto di collaborazione con il Comune di Bologna ed i Quartieri, come si pu\u00f2 prevedere la partecipazione di persone vulnerabili e a rischio di esclusione sociale.<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>Il valore delle esperienze sostenute da AILeS<br \/>\n<\/strong>Le esperienze sostenute da AILeS, nel territorio bolognese, hanno dimostrato come sia possibile sviluppare sinergie positive fra il contesto delle istituzioni e dei servizi di welfare, le imprese profit e il terzo settore, anche se in presenza di alcuni nodi problematici, da non sottovalutare.<br \/>\nUna breve descrizione di tali pi\u00f9 recenti esperienze pu\u00f2 consentire di comprendere il valore delle stesse, ma anche le proposte di miglioramento su cui puntare per l\u2019attivazione di un processo di innovazione sociale partecipata.<br \/>\nDal 2015 sul territorio della Citt\u00e0 Metropolitana di Bologna (ex provincia) le azioni inclusive in favore delle persone svantaggiate, finanziate dalla Regione Emilia Romagna con il Fondo Sociale Europeo, nell\u2019ambito della Programmazione 2014- 20, sono state gestite tramite ampi partenariati con la supervisione del Comitato Scientifico di AILeS. Nel biennio 2015-16 si \u00e8 formato un partenariato con titolarit\u00e0 CSAPSA ricomprendente, oltre alle Associate di AILeS, CEIS Formazione, Demetra, Fondazione Aldini Valeriani, Irecoop, Lavoropiu, Oficina, Rupe Formazione, Consorzio SIC, Consorzio Winner, per la gestione di una Operazione rivolta a 390 persone di nazionalit\u00e0 italiana, o immigrati a rischio di esclusione, tramite attivit\u00e0 di accoglienza, orientamento, formazione professionale e inserimento lavorativo con tirocini.<br \/>\nLa logica della rete collaborante, estesa anche a organizzazioni di supporto del non profit (ad es.: Caritas, Padre Marella) e l\u2019ottima collaborazione con il Comune di Bologna, lo Sportello Lavoro allo scopo attivato, i Servizi pubblici di welfare e di Politica Attiva del Lavoro dei 7 Distretti Socio Sanitari metropolitani, hanno consentito il raggiungimento di buoni risultati per il miglioramento dell\u2019occupabilit\u00e0 delle persone svantaggiate coinvolte, con il 23% di assunzioni al termine dei percorsi svolti.<br \/>\nNon \u00e8 mancata la collaborazione, oltre alle cooperative sociali aderenti a Legacoop e a Confcooperative gi\u00e0 nel partenariato, delle imprese profit, in particolare PMI, che hanno dato la propria disponibilit\u00e0 ad accogliere tirocinanti, contattate tramite la funzione di scouting svolta dagli enti gestori e dai Centri Risorse Territoriali (CRT) della sezione B di CSAPSA.<br \/>\nI CRT sono composti da persone svantaggiate, appositamente formate e assunte per la ricerca tramite contatto telefonico e tracciamento, in un apposito data base informatizzato, delle disponibilit\u00e0 aziendali per stage\/tirocini con possibili sbocchi occupazionali, e hanno svolto un compito prezioso per consolidare il rapporto di collaborazione con il mondo del lavoro ordinario.<br \/>\nAlle aziende presso le quali si sono svolti i tirocini \u00e8 stata offerta la possibilit\u00e0 di essere ricomprese nell\u2019Albo Metropolitano delle Aziende Inclusive, come riconoscimento del merito distintivo dimostrato sul versante delle buone prassi di responsabilit\u00e0 sociale di impresa.<br \/>\nGli elementi che hanno deputato a favore del buon andamento e degli esiti qualitativi dell\u2019operazione sono riconducibili, in particolare, alla costruzione di percorsi personalizzati che hanno integrato per ogni persona l\u2019accoglienza orientativa, la formazione professionale in piccoli gruppi di 4\/5\/6 partecipanti e il tirocinio individuale, con un forte supporto di accompagnamento da parte di personale specializzato e tramite la rete di sostegno degli enti del non profit metropolitano.<br \/>\nTali condizioni di efficacia sono purtroppo venute meno nella successiva edizione relativa al biennio 2017-18, tuttora in corso, a seguito dell\u2019entrata in vigore delle disposizioni contenute nella LR 14\/2015. Essa fa riferimento a finalit\u00e0 del tutto condivisibili (programmazione a livello di distretto, integrazione dei servizi sociali, sanitari, del lavoro nella profilatura delle persone, personalizzazione dei percorsi, coinvolgimento del terzo settore, ecc\u2026), ma ha richiesto un eccesso di procedure e adempimenti. Ne \u00e8 scaturita una condizione non voluta di \u201cburocratizzazione digitale\u201d che logora le migliori energie profuse da tutti: responsabili e operatori delle istituzioni pubbliche coinvolte, dei servizi territoriali, degli enti gestori e delle imprese collaboranti. Gli stessi partenariati di gestione, formati nei vari distretti socio-sanitari, risultano inibiti e depotenziati nella loro capacit\u00e0 di azione.<br \/>\nServirebbe una migliore comunicazione e una pi\u00f9 stretta condivisione, tra equipe segnalanti e enti gestori, delle informazioni relative alle persone da accogliere e alla configurazione dei progetti personalizzati, oltre ad una maggiore valorizzazione della formazione professionale rispetto alla predominanza dei tirocini.<br \/>\nQuesti ultimi strumenti di transizione rischiano di convertirsi da misure attive a meramente passive di politica del lavoro, se non sono adeguatamente preceduti da una buona conoscenza di ogni soggetto, se non vengono integrati con moduli propedeutici, o in alternanza di formazione e da azioni di consistente accompagnamento-sostegno nei contesti aziendali e, parallelamente, nei contesti di vita, nelle reti comunitarie e di prossimit\u00e0.<br \/>\nTra le proposte contenute in documenti redatti dal partenariato di Bologna, con la supervisione del Comitato Scientifico di AILeS, si sostiene infatti che: \u201c\u2026 alla luce di precedenti esperienze di gestione di azioni inclusive, non ultima l\u2019operazione del biennio 2015\/16 sopra richiamata, per favorire una maggiore efficacia dei processi di apprendimento e di possibile esito assuntivo, siano pi\u00f9 utili percorsi inclusivi integrati che prevedano, a seguito di almeno 2\/meglio 4 ore di accoglienza<\/p>\n<ul>\n<li>orientamento individuale, moduli di entit\u00e0 oraria significativa (40-60 ore in gruppi da 6) di formazione permanente, propedeutici, o in alternanza alla realizzazione di tirocini di 3 o 4 mesi, con sostegno nei contesti rafforzato (fino a 4 ore settimanali, rispetto alle 2 di solito previste nei Piani Integrati Territoriali)\u201d.<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Walther Orsi, comitato scientifico AILeS Le ragioni che richiedono un cambiamento La crisi del welfare, legata a motivazioni economiche, alle difficolt\u00e0 di garantire equit\u00e0, universalismo ed efficacia dei servizi, \u00e8 ormai evidente ai cittadini. 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