{"id":3791,"date":"2025-07-21T12:32:56","date_gmt":"2025-07-21T10:32:56","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3791"},"modified":"2025-09-29T12:55:18","modified_gmt":"2025-09-29T10:55:18","slug":"rilanciare-la-cooperazione-sociale-di-inserimento-lavorativo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3791","title":{"rendered":"Rilanciare la cooperazione sociale di inserimento lavorativo"},"content":{"rendered":"<p>di Massimiliano Rubbi<\/p>\n<p><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>In quale mondo vogliamo vivere nel 2030? Le prospettive di sempre pi\u00f9 breve termine in cui siamo immersi escludono domande di questo tipo dal nostro orizzonte abituale, ma non da quello di organismi internazionali come l\u2019ONU, che nel settembre 2015 si \u00e8 data una risposta approvando la \u201cAgenda 2030\u201d, un documento che riprende la struttura degli 8 \u201cObiettivi di sviluppo del Millennio\u201d (MDG \u2013 Millennium Development Goals) adottati nel 2000 e li sviluppa ulteriormente in 17 \u201cObiettivi di sviluppo sostenibile\u201d (SDG \u2013 Sustainable Development Goals), collegati a 169 risultati specifici da raggiungere. E in questo quadro si pu\u00f2 porre la domanda pi\u00f9 specifica: quale mondo del 2030 vogliamo costruire con e per le persone con disabilit\u00e0?<\/p>\n<p><strong>Un ombrello universale<br \/>\n<\/strong>Il fatto stesso di specificare la domanda costituisce un progresso non scontato. Negli Obiettivi di sviluppo 2000-2015, infatti, non si nominava nemmeno una volta la condizione di disabilit\u00e0, mentre le \u201cpersone con disabilit\u00e0\u201d sono citate 11 volte nell\u2019Agenda 2030. In particolare, riferimenti sono contenuti negli obiettivi 4, per una \u201ceducazione di qualit\u00e0\u201d, 8, per un \u201cimpiego pieno e produttivo\u201d, 10, per la \u201criduzione delle disuguaglianze\u201d, 11, per \u201ccitt\u00e0 inclusive\u201d, e 17, sugli \u201cstrumenti di implementazione\u201d. L\u2019attenzione risulta ancor maggiore se consideriamo i 18 riferimenti alle persone \u201cvulnerabili\u201d, che includono, in base al paragrafo 23 della dichiarazione generale che sottolinea la necessit\u00e0 del loro empowerment, \u201ctutti i bambini, i giovani, le persone con disabilit\u00e0 (oltre l\u201980% delle quali vive in povert\u00e0), le persone con HIV\/AIDS, gli anziani, i popoli indigeni, i rifugiati, gli sfollati interni e i migranti\u201d. Come rilevano le organizzazioni globali IDDC \u2013 International Disability and Development Consortium e IDA \u2013 International Disability Alliance in un loro documento illustrativo,\u201cil movimento per la disabilit\u00e0 <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>preferisce il termine \u2018a rischio\u2019 piuttosto che \u2018vulnerabile\u2019, ma \u2018vulnerabile\u2019 \u00e8 pi\u00f9 ampiamente accettato dai governi all\u2019ONU. A causa della delicatezza dei negoziati per l\u2019Agenda 2030, non \u00e8 stato possibile cambiare questo termine\u201d. Specie se accettiamo questa estensione semantica, i risultati da raggiungere entro il 2030 riguardano una gamma decisamente vasta di ambiti della vita delle persone con disabilit\u00e0, che tengono conto dei diversissimi gradi di sviluppo del contesto in cui si trovano: \u201c[misure di protezione sociale che garantiscano] sostanziale copertura dei poveri e dei vulnerabili\u201d (1.3), \u201ccostruire e adeguare le strutture scolastiche in modo che siano adatte alle esigenze [di tutti]\u201d (4.a), \u201cun adeguato ed equo accesso ai servizi igienico-sanitari e di igiene per tutti ed eliminare la defecazione all\u2019aperto, con particolare attenzione ai bisogni [&#8230;] di coloro che si trovano in situazioni vulnerabili\u201d (6.2), \u201cla piena e produttiva occupazione e un lavoro dignitoso per tutte le donne e gli uomini, anche per i giovani e le persone con disabilit\u00e0\u201d (8.5), \u201cfornire l\u2019accesso a sistemi di trasporto sicuri, sostenibili e convenienti per tutti [&#8230;] con particolare attenzione alle esigenze di chi \u00e8 in situazioni vulnerabili\u201d (11.2), \u201cfornire l\u2019accesso universale a spazi verdi pubblici sicuri, inclusivi e accessibili\u201d (11.7).<br \/>\nL\u2019estensione e la profondit\u00e0 degli obiettivi, e la loro applicazione ai contesti nazionali molto diversi rappresentati all\u2019ONU, implicano che ogni Stato \u00e8 tenuto a definire una propria strategia per lo sviluppo sostenibile, con specifiche priorit\u00e0 e strumenti per perseguirle \u2013 un\u2019innovazione non scontata rispetto ai precedenti Obiettivi di sviluppo del Millennio, la cui impostazione di fondo nella lotta contro la povert\u00e0 era il riallineamento dei Paesi sottosviluppati a quelli ricchi. Inoltre, viene riconosciuto che non sar\u00e0 possibile raggiungere risultati significativi senza l\u2019azione coordinata del \u201csettore privato\u201d nella sua interezza, \u201cdalle microimprese alle cooperative e alle multinazionali, e delle organizzazioni filantropiche e della societ\u00e0 civile\u201d. Nei termini del paragrafo 52 della dichiarazione generale, che riecheggiano un celebre slogan del movimento per la disabilit\u00e0, \u201c\u00e8 un\u2019Agenda delle persone, dal popolo e per il popolo \u2013 e questo, crediamo, assicurer\u00e0 il suo successo\u201d.<\/p>\n<p><strong>Riconoscere le specificit\u00e0<br \/>\n<\/strong>Certo, l\u2019effetto \u201clibro dei sogni\u201d \u00e8 dietro l\u2019angolo, e anche IDDC e IDA ricordano come l\u2019Agenda 2030 sia \u201cun impegno politico, non un documento legalmente vincolante\u201d. In questo senso pu\u00f2 essere interpretata<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>la<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>significativa<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>assenza di riferimenti, in tutta l\u2019Agenda, alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilit\u00e0 (CRPD), dal 2006 punto di riferimento per il miglioramento delle condizioni di vita di questa fascia di popolazione. Se infatti la Convenzione, sia pure con i limiti di applicazione effettiva inerenti<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>agli<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>accordi<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>internazionali, si incardina sulla nozione di \u201cdiritto umano\u201d inviolabile e inalienabile, l\u2019Agenda traccia piuttosto un sentiero da seguire, fornendo indicazioni comuni a tutti coloro che si trovano nei suoi diversi punti, e valorizzando i progressi pi\u00f9 che la posizione in s\u00e9. Ci\u00f2 non esclude che si possano tracciare collegamenti generali o puntuali tra i due documenti ONU, come hanno fatto ad esempio il progetto Global Disability Rights Now e di nuovo IDDC e IDA, secondo cui \u201csolo utilizzando la CRPD per implementare i SDG si potr\u00e0 garantire che non vengano create o perpetuate esclusione e disuguaglianza, come barriere istituzionali, attitudinali, fisiche, legali e alle tecnologie dell\u2019informazione e della comunicazione, tra le altre barriere all\u2019inclusione e alla partecipazione delle persone con disabilit\u00e0\u201d.<br \/>\nForse pi\u00f9 significativo \u00e8 un problema rilevato sempre da IDDC e IDA in un altro documento in<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>merito<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>al<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>monitoraggio periodico sullo stato di attuazione degli obiettivi dell\u2019Agenda 2030. Mancano infattitantounadisaggregazionedeidati rilevati dagli indicatori generali perla \u201csottopopolazione\u201d costituita dalle persone con disabilit\u00e0, quanto un set di indicatoricheriflettalaspecificit\u00e0di tale sottopopolazione entro gli obiettivi dell\u2019Agenda. La prima, tecnicamente semplice (basterebbe rilevare attraverso un set di domande la condizione di disabilit\u00e0 di chi risponde ai censimenti e alle indagini a campione), eviterebbe possibili distorsioni nella lettura dei dati: ad esempio, un calo del tasso di disoccupazione potrebbe nascondere il fatto che a restare senza lavoro siano in proporzione maggiore le categorie svantaggiate, e cos\u00ec impedire i necessari interventi mirati. Anche indicatori specifici, come la \u201cpercentuale di insegnanti in servizio che abbiano ricevuto formazione sul campo negli ultimi 12 mesi per insegnare a studenti con bisogni educativi speciali\u201d o la \u201cpercentuale di veicoli di trasporto pubblico<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>che<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>rientrano<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>negli<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>standard minimi nazionali per l\u2019accessibilit\u00e0 da parte di persone con disabilit\u00e0\u201d, gi\u00e0 suggeriti nel 2015 dal segretariato ONU per la CRPD, sarebbero indispensabili per impostare e monitorare politiche inclusive. Il sentiero tracciato dall\u2019Agenda 2030 per il prossimo decennio \u00e8 chiaro e sarebbe difficile non condividerlo \u2013 e, come gi\u00e0 detto, perch\u00e9 una societ\u00e0 possa percorrerlo in avanti \u00e8 necessario lo sforzo di tutte le sue componenti, non solo dei decisori politici. Sar\u00e0 nondimeno cruciale capire, nei prossimi anni, quali progressi potranno essere garantiti da scelte politiche in linea con l\u2019Agenda 2030 restando all\u2019interno del quadro di compatibilit\u00e0 economiche dell\u2019attuale periodo post-crisi, e quanto la realizzazione degli obiettivi dell\u2019Agenda richieder\u00e0 una revisione anche profonda di questo quadro, con la considerazione in termini di \u201cbilancio vincolante\u201d delle sostenibilit\u00e0 sociale e ambientale a livello globale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Massimiliano Rubbi \u00a0In quale mondo vogliamo vivere nel 2030? 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