{"id":38,"date":"2009-11-04T17:04:24","date_gmt":"2009-11-04T17:04:24","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=38"},"modified":"2025-11-12T12:17:20","modified_gmt":"2025-11-12T11:17:20","slug":"l-autonomia-anche-in-casa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=38","title":{"rendered":"L&#8217;autonomia anche in casa"},"content":{"rendered":"<p>di Alessandra Pederzoli<\/p>\n<p>Sono tanti e anche molto diversi tra loro, gli ambiti per i quali si pu\u00f2 parlare di autonomia della persona disabile. Nel secondo numero dell\u2019anno 2005 questa rubrica ha ospitato una sorta di dialogo<!--break--> tra Giorgio Genta, presidente dell\u2019ABC Liguria (Associazione Bambini Cerebrolesi), e Claudio Imprudente, direttore di Hp-Accaparlante. Allora il dibattito verteva sul discorso dell\u2019autonomia della persona. Genta: \u201cCosa significa per le persone senza disabilit\u00e0 il termine autonomia? Fare da soli, fare pi\u00f9 o meno quello che si desidera, scegliere liberamente, poter disporre di s\u00e9? Probabilmente tutte queste cose. Per una persona, per un ragazzo con disabilit\u00e0 grave, talmente disabile da non riuscire talvolta neppure a respirare da solo, il termine cambia un po\u2019 di significato ma non perde di importanza\u201d. (cfr. Hp-Accaparlante, n. 2\/2005)<br \/>\nE da qui i due svilupparono un dialogo su cosa fosse l\u2019autonomia, affrontata anche nel suo risvolto sociale da Imprudente il quale disse: \u201cPer me l\u2019autonomia \u00e8 vivere nella collettivit\u00e0. Il mio essere integrato in una societ\u00e0 per me significa sviluppare, e mettere al servizio di tutti, le mie potenzialit\u00e0 e le mie abilit\u00e0. Convivere in questo modo, in un mondo nel quale le risorse di tutti sono a disposizione di tutti, significa anche porsi gli uni di fronte gli altri come persone autonome, seppur non lo si \u00e8 in molte funzioni vitali e quotidiane\u201d. (cfr. Hp-Accaparlante, n. 2\/2005)<br \/>\nQuesta breve premessa per introdurre l\u2019ulteriore sfaccettatura dell\u2019autonomia in casa. Non servono molte spiegazioni: la casa \u00e8 il luogo nel quale si tiene fuori il mondo esterno, \u00e8 lo spazio in cui spesso si dismettono quelle tante maschere che il vivere sociale ci impone. In casa si vivono gli affetti familiari ma si vive anche la propria persona, ci si sente pi\u00f9 liberi di essere se stessi. In casa ci si mette a proprio agio, si mangia, si dorme, ci si rilassa, si ha cura di s\u00e9 e delle proprie relazioni affettive. \u00c8 il luogo nel quale si sopportano a fatica anche quei piccoli ostacoli, che potrebbero diventare anche valichi insormontabili, che fuori invece si accettano con meno fastidio. La casa, insomma, deve essere nostra, dobbiamo sentirla come un qualcosa di costruito attorno a noi e non viceversa: ci fa soffrire vivere in un ambiente che non sentiamo appartenerci. Nella casa vogliamo essere padroni e non ospiti. Si pensi solo alla scelta degli arredi o anche dei semplicissimi e, a volte, futili complementi che scegliamo solo perch\u00e9 \u201cci piacciono\u201d e ci aiutano a sentire nostro quell\u2019ambiente che ci deve ri-accogliere ogni sera.<br \/>\nQuesto \u00e8 vero per chiunque. Lo \u00e8 a maggior ragione per la persona disabile: ma non perch\u00e9 viva pi\u00f9 tempo in casa, non \u00e8 necessariamente cos\u00ec. \u00c8 soprattutto vero perch\u00e9 se il tema dell\u2019autonomia in casa \u00e8 scontato per chi non vive la disabilit\u00e0, non lo \u00e8 affatto per la persona disabile che invece questa autonomia deve costantemente costruirsela e cercarla, ma non senza averla prima desiderata.<br \/>\nA scanso di equivoci: l\u2019essere autonomo, nel senso del \u201cfare tutto da soli\u201d, non \u00e8 sempre possibile. Ma questo non solo per le persone disabili: cos\u00ec \u00e8 per i bambini, per l\u2019anziano, ma anche per la donna incinta che ha bisogno spesso dell\u2019aiuto di qualcuno perch\u00e9 affaticata, o per la persona che si rompa una gamba e che per due mesi debba camminare con le stampelle. Non esister\u00e0 dunque un unico grado di autonomia, ma tanti e diversificati in base alle esigenze e potenzialit\u00e0 di ciascuno.<\/p>\n<p><strong>Case accessibili<\/strong><br \/>\nCerto \u00e8 che oggi esistono infinite possibilit\u00e0 che aiutano la persona a rendersi il pi\u00f9 possibile indipendente anche in casa. Dal punto di vista normativo sono state emanate, nel corso degli ultimi anni, alcune leggi e decreti che vanno proprio in questa direzione, regolamentando l\u2019abbattimento delle barriere architettoniche anche all\u2019interno delle mura domestiche. Stiamo parlando della Legge 13 del 1989 e del Decreto Ministeriale 236 del 1996, attuativo della legge, il quale fornisce indicazioni pi\u00f9 concrete e pratiche. E tutto un mondo ruota intorno a questi primi input, mossi poi da esigenze concrete e spesso pressanti di molte persone che sentivano la necessit\u00e0 di \u201cautonomizzarsi\u201d\u2026 Da qui il proliferare per esempio di molte iniziative, prima di discussione e poi molto pi\u00f9 concrete dal punto di vista della realizzazione, che si attivavano in questo senso. Di fatto oggi in Italia esistono alcune realt\u00e0 che si occupano di accompagnare la persona in questo percorso di costruzione della propria abitazione come un luogo creato o ri-creato a propria misura, per stare bene e per vivere il pi\u00f9 comodamente possibile tra le mura domestiche. Sono centri all\u2019interno del quale confluiscono diverse professionalit\u00e0 per garantire un accompagnamento che sia il pi\u00f9 completo possibile, per rispondere a tutti i suoi bisogni nel ricercare le soluzioni ottimali. Ecco che saranno terapisti, educatori ma anche esperti architetti che lavorano nell\u2019ottica del superamento di ogni ostacolo alla vita quotidiana in casa. Questo significa assicurare alla persona la possibilit\u00e0 di elaborare un percorso ad hoc per risolvere molte delle difficolt\u00e0 legate a quella mancanza di accessibilit\u00e0 che spesso si d\u00e0 per scontata e che, nella maggior parte dei casi, viene pensata come insormontabile.<br \/>\nSono talvolta piccole modifiche a essere particolarmente significative, a risolvere situazioni dalle quali non si vede via di uscita. Si pensi per esempio a come accorgimenti assolutamente realizzabili possano voler dire un facile accesso a molti ambienti e a molte funzioni del vivere in casa. Un ripensamento degli ambienti e degli arredi pu\u00f2 spesso voler dire aumentarne a dismisura l\u2019usabilit\u00e0, dove per usabilit\u00e0 si pu\u00f2 anche intendere autonomia, perch\u00e9 no.<br \/>\nSolo per fare qualche piccolo esempio, certo non esaustivo. Pensiamo a una cucina, quella che tradizionalmente si vede in tutte le case e in tutti i cataloghi dei mobilieri. Basterebbe modificarne in parte gli assetti per rendere la persona in carrozzina pi\u00f9 autonoma. Togliendo i mobili della parte inferiore e lasciando vuoto lo spazio che dal piano di lavoro arriva a terra, la persona in carrozzina riuscir\u00e0 ad accostarsi a tutti i componenti. Quello spazio \u201crubato\u201d nella zona inferiore dovr\u00e0 poi essere invece sfruttato nei ripiani della parte superiore, per esempio. Anche questo per molti potrebbe creare problema, essendo scarsamente accessibile questa zona per chi abbia problemi agli arti superiori o, pi\u00f9 in generale, alla persona seduta. Problema superabile grazie alla possibilit\u00e0 di installare dei servetti che elettricamente facciano scendere i ripiani dei pensili all\u2019altezza della persona. Oppure si potranno collocare alcuni pensili a colonna in cui i ripiani usciranno dai confini del mobile, su guide metalliche, per essere facilmente raggiungibili.<br \/>\nSi potrebbero fare descrizioni simili per ogni ambiente; cos\u00ec, per esempio, l\u2019uso di letti le cui reti siano snodabili e movimentate elettricamente per permettere alla persona di raggiungere la posizione seduta e da l\u00ec poi trasferirsi comodamente sulla carrozzina. Oppure ancora la modifica dell\u2019armadio, attraverso la scelta di servetti telecomandati che facciano scendere gli appendiabiti superiori. Oppure la scelta di avere in bagno un modello di lavello a mensola e non a colonna in modo da avere molto spazio, per inserirsi con la carrozzina al di sotto di esso e riuscire pi\u00f9 comodamente a farne uso.<br \/>\nSono piccoli espedienti che dicono come molto si possa fare tra le mura domestiche, per rendere la casa pi\u00f9 vivibile e abitabile. Interessante vedere anche come tutte queste possibili scelte, dal punto di vista degli arredi, per esempio, non rientrino nella categoria degli \u201causili\u201d; o perlomeno oggi non \u00e8 pi\u00f9 solo cos\u00ec. Questo significa che non \u00e8 sempre necessario ricorrere a ditte specializzate negli ausili per disabili. Le cucine accessibili oggi sono entrate a far parte della distribuzione di alcune aziende come la Scavolini o la Snaidero (o pi\u00f9 semplicemente molti mobilieri e falegnami possono apportare queste modifiche in cucine di serie). Cos\u00ec anche i lavelli da bagno non sono necessariamente quelli che ritroviamo nei bagni d\u2019ospedale o nei bagni pubblici per disabili: molte aziende che si occupano di arredo bagno oggi hanno immesso sul mercato modelli che possono essere accessibili anche per la persona in carrozzina.<br \/>\nPochissimi e banali esempi per notare come anche il mondo della progettazione domestica stia facendo passi da gigante, proponendo soluzioni che siano sia in risposta ai bisogni di una minoranza di persone, ma che possano anche conciliarsi con il gusto e l\u2019abitabilit\u00e0 di tutti. Sempre nell\u2019ottica, per molti versi ancora da affermarsi, che il mondo accessibile non lo sia solo per alcuni ma lo sia per tutti quelli che lo abitano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono tanti e anche molto diversi tra loro, gli ambiti per i  quali si pu\u00f2 parlare di autonomia della persona disabile. 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