{"id":3805,"date":"2025-07-21T13:23:30","date_gmt":"2025-07-21T11:23:30","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3805"},"modified":"2025-09-29T12:55:37","modified_gmt":"2025-09-29T10:55:37","slug":"1-prime-terre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3805","title":{"rendered":"1. Prime terre"},"content":{"rendered":"<p>di Lucia Cominoli<\/p>\n<p><i>Certo, i migranti li vediamo di tanto in tanto sui media, ne discutiamo, ma anche qui:<\/i><i> <\/i><i>tutto<\/i><i> <\/i><i>significa<\/i><i> <\/i><i>niente.<\/i><i> <\/i><i>Al<\/i><i> <\/i><i>massimo<\/i><i> <\/i><i>cataloghiamo<\/i><i> <\/i><i>i<\/i><i> <\/i><i>migranti<\/i><i> <\/i><i>nella<\/i><i> <\/i><i>categoria<\/i><i> <\/i><i>di vittime, con la conseguente ovvia retorica. Questa preoccupazione (narrativa) \u00e8 la base di partenza del libro di Alessandro Leogrande, \u201cLa frontiera\u201d (Feltrinelli). Leogrande<\/i><i> <\/i><i>\u00e8<\/i><i> <\/i><i>molto<\/i><i> <\/i><i>bravo<\/i><i> <\/i><i>perch\u00e9<\/i><i> <\/i><i>interviene<\/i><i> <\/i><i>sulle<\/i><i> <\/i><i>questioni<\/i><i> <\/i><i>a<\/i><i> <\/i><i>freddo.<\/i><i> <\/i><i>Non<\/i><i> <\/i><i>sta<\/i><i> <\/i><i>l\u00ec<\/i><i> <\/i><i>nel tumulto a sentire il polso della piazza, nemmeno avvia inchieste jukebox, metti i soldi e ascolta la canzone che ti piace sentire. No, comincia dove gli altri finiscono. E<\/i><i> <\/i><i>invece<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>alzare<\/i><i> <\/i><i>il<\/i><i> <\/i><i>tono<\/i><i> <\/i><i>(non<\/i><i> <\/i><i>vuole<\/i><i> <\/i><i>preoccuparci<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>eccesso<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>pessimismo, nemmeno<\/i><i> <\/i><i>tranquillizzarci<\/i><i> <\/i><i>per<\/i><i> <\/i><i>smodato<\/i><i> <\/i><i>uso<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>ottimismo)<\/i><i> <\/i><i>ascolta<\/i><i> <\/i><i>gli<\/i><i> <\/i><i>altri<\/i><i> <\/i><i>\u2013<\/i><i> <\/i><i>se<\/i><i> <\/i><i>vuoi aiutare qualcuno ascoltalo.<br \/>\n<\/i><i><\/i>(Antonio Pascale, <i>Frontiere<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>migranti.<\/i><i> <\/i><i>Come<\/i><i> <\/i><i>si<\/i><i> <\/i><i>racconta<\/i><i> <\/i><i>il<\/i><i> <\/i><i>trauma<\/i><i> <\/i><i>di<\/i><i> <\/i><i>un<\/i><i> <\/i><i>mondo che cambia<\/i>, \u201cIl Foglio\u201d, 2 marzo 2016)<\/p>\n<p>L\u2019ultima volta che ci siamo incontrati vi abbiamo lasciato in mano un diario di viaggio. Una raccolta di esperienze, suggerimenti, punti di vista e buone pratiche nate a partire dal laboratorio \u201cDove non sono stato mai. Il viaggio tra immaginario, attese e possibilit\u00e0\u201d, che nell\u2019anno scolastico 2014\/15 abbiamo realizzato con gli animatori con disabilit\u00e0 del Progetto Calamaio della Cooperativa Accaparlante di Bologna.<br \/>\nInsieme a loro abbiamo esplorato i desideri, le paure e le fantasie che precedono il momento della partenza, per poi scoprire, pi\u00f9 nel concreto, che cosa vuol dire per una persona con disabilit\u00e0 motoria e\/o cognitiva predisporsi al trasferimento in un luogo \u201caltro\u201d. Un trasferimento dentro e oltre i confini dell\u2019identit\u00e0, che si pu\u00f2 preparare e personalizzare, anche quando il sogno ci sembra molto, troppo, lontano. Basta, lo abbiamo visto, un piccolo sforzo di consapevolezza in direzione di semplici autonomie (come scegliere il bagaglio pi\u00f9 adatto alla propria destinazione per esempio), valorizzare il dialogo con le famiglie e le figure educative di riferimento, documentarsi e tenersi informati, grazie all\u2019offerta sempre pi\u00f9 ampia di associazioni, agenzie, strutture turistiche e alberghiere oggi dedicate al turismo accessibile.<br \/>\nA fare la differenza tuttavia, a farci venire voglia di partire, di trovare il coraggio per chiedere ai propri genitori di andare in vacanza da soli o di ipotizzare nuove mete, sono state le facce e i racconti. Le avventure vissute dai viaggiatori con e senza disabilit\u00e0 che abbiamo incrociato lungo il cammino ci hanno infatti consegnato ricordi intensi e presenti: immagini, odori, sapori, venti.<br \/>\nQuasi tutti hanno riportato con s\u00e9 il volto di qualcuno, con una lingua diversa magari, con un colore della pelle diverso magari, con un abito luccicante magari, cos\u00ec bello da lasciarti ancora il colore sulle mani.<br \/>\nViaggiare \u00e8 incontrare altri mondi, paesi, \u00e8 farsi ospiti nella casa di chi ti \u00e8 straniero. Non sempre, la cronaca ce lo ricorda purtroppo ogni giorno, il passaggio \u00e8 indolore. Molto spesso il viaggio si trasforma in fuga e chi si sposta lo fa migrando in cerca di un futuro migliore o per sopravvivere alla fame, alla guerra o ad altre situazioni di conflitto e, si sa, non \u00e8 detto che raggiunga la meta n\u00e9 tanto meno che sia ben accolto.<br \/>\nQuando a settembre 2016 ci siamo recati alla Societ\u00e0 Geografica Italiana a presentare il nostro lavoro al Festival della Letteratura di Viaggio di Roma, abbiamo subito percepito le ambiguit\u00e0 che questo tema, di base spensierato, si trascina ormai dietro.<br \/>\nParlare di viaggi e di viaggiatori non pu\u00f2 che oggi implicare tutti i dati, compreso il retro del quadro, come le migrazioni di massa e le vite dei suoi protagonisti.<br \/>\nIl \u201cgrande esodo\u201d della nostra epoca, cos\u00ec come qualcuno lo ha definito1 , sta gi\u00e0 profondamente cambiando il tracciato dei confini, i rapporti tra i popoli, modificando gli assetti e le culture nel quotidiano.<br \/>\nQuel settembre, a Roma, tra i relatori del festival c\u2019era anche lo scrittore Alessandro Leogrande, presentava il suo ultimo libro, La <i>frontiera<\/i>, edito da Feltrinelli. Come noto Leogrande \u00e8 improvvisamente scomparso, lasciando un grande vuoto tra gli intellettuali italiani.<br \/>\nIl suo sguardo, che per lungo tempo ha indagato da vicino la crisi migrante con sensibilit\u00e0 e pragmatismo, \u00e8 stato commentato da un altro scrittore a noi caro, il campano Antonio Pascale, che nella nostra precedente monografia ha firmato il racconto inedito <i>Dialogo<\/i><i> <\/i><i>nel<\/i><i> <\/i><i>buio<\/i>, dedicato a una personale esperienza di percorso sensoriale sulla spiaggia con un gruppo di persone non vedenti.<br \/>\nCitarlo in apertura ci \u00e8 parso un filo rosso essenziale, una linea di continuit\u00e0 ideale al nostro percorso che ora vuole spostarsi sull\u2019incontro diretto con l\u2019altro, sull\u2019incrocio dei saperi e soprattutto, come sottolinea Pascale, sull\u2019atto dell\u2019ascolto quale primo strumento a favore di una societ\u00e0 curiosa, aperta, inclusiva.<br \/>\nIl 2008 \u00e8 stato proclamato Anno europeo del dialogo interculturale, una sanzione ufficiale, si potrebbe dire, di un dato di realt\u00e0 che ha preso forma ben prima: la presenza sempre pi\u00f9 rilevante di cittadini con patrimoni culturali \u201caltri\u201d nel nostro paese.<br \/>\nI contesti in cui lavoriamo con i percorsi sulla diversit\u00e0 a cura del Progetto Calamaio sono tra quelli che per identit\u00e0 e tradizione pi\u00f9 di tutti finiscono per coinvolgere i nuovi cittadini e i loro patrimoni. La scuola, i luoghi della cultura, gli spazi dedicati all\u2019assistenza della persona con disabilit\u00e0 sono sicuramente ambiti per natura aperti all\u2019incontro.<br \/>\nA scuola incontriamo quotidianamente bambini e ragazzi di seconda e terza generazione, provenienti in particolar modo dal Nord Africa, dal Pakistan, dal Bangladesh, dall\u2019Europa dell\u2019Est, dal Sud America, dalla Cina e dalle Filippine, che si sentono italiani a tutti gli effetti e che a volte, soprattutto i pi\u00f9 piccoli, esitano sul momento a dichiarare le proprie origini.<br \/>\nNei musei, a teatro, nei luoghi del divertimento e dello svago le narrazioni e il lavoro dei migranti stanno trovando voce e cominciando a farsi strada non solo nella denuncia o in una maggiore ricezione dell\u2019offerta ma in alcuni casi anche nella direzione e nella progettazione di iniziative capaci di favorire processi di integrazione attraverso i linguaggi dell\u2019arte. Accade anche a casa, sul lavoro, in vacanza, nel privato del tempo libero, sfere in cui i nostri colleghi con disabilit\u00e0 sono spesso circondati da figure che svolgono lavori cosiddetti \u201csocialmente utili\u201d: autisti, badanti, Oss, accompagnatori.<br \/>\nL\u2019intercultura insomma \u00e8 parte integrante della nostra vita.<br \/>\nEppure, ci siamo accorti, i media, i pregiudizi storicizzati e in alcuni casi le paure indotte dai vissuti familiari, pongono ancora censure e distanze tra ci\u00f2 che viviamo e ci\u00f2 che pensiamo.<br \/>\nI difficili e complessi avvenimenti della storia recente, dagli attentati alle chiusure nazionaliste dell\u2019Occidente, ci hanno costretto a prenderci del tempo per pensare. Educare alla diversit\u00e0 oggi non \u00e8 pi\u00f9 per noi solo una sfida \u00e8 diventato un atto di responsabilit\u00e0. Fare esperienza dell\u2019incontro con chi \u00e8 diverso da noi \u00e8 alimentare la cultura di pace. Ecco allora che la disabilit\u00e0 diventer\u00e0 ancora una volta l\u2019occasione per farsi lente di ingrandimento sul reale, per modificare e ampliare il punto di vista, per valorizzare le differenze e riconoscere nelle specificit\u00e0 dell\u2019altro un arricchimento delle proprie.<br \/>\nFare formazione in quest\u2019ottica implica ovviamente qualche consapevolezza in pi\u00f9 da parte nostra e soprattutto da parte dei nostri colleghi con disabilit\u00e0.<br \/>\nCome fare, ci siamo chieste, ad affrontare un tema tanto delicato con persone che, pur vivendo delle difficolt\u00e0 su di s\u00e9, o forse proprio per questo, non sono immuni da paure e pregiudizi? E noi, educatori, ne siamo completamente privi? Quanto noi e i nostri colleghi conosciamo della storia dei loro autisti, dei volontari e delle badanti, con cui da tanti anni ci interfacciamo?<br \/>\nCos\u00ec, da queste semplici domande, nell\u2019anno scolastico 2016\/2017, \u00e8 nato \u201cDa dove vengo io. Giocare all\u2019incontro delle culture\u201d. Un laboratorio che ha messo insieme gioco e approfondimento, rivolto agli animatori con disabilit\u00e0 del Progetto Calamaio e ai volontari del Servizio Civile Nazionale 2016\/17. Tra quest\u2019ultimi erano presenti alcuni stranieri, che in prima persona si sono spesi con entusiasmo nella realizzazione dei materiali preparatori alle attivit\u00e0, alla documentazione e soprattutto al racconto del loro vissuto, dandoci modo di fare esperienza diretta della dimensione del racconto, fino a condurci l\u00e0, in quei territori di confine dove le culture si toccano.<br \/>\n\u201cA ciascuno la sua trib\u00f9\u201d, \u201cL\u2019identikit dei popoli\u201d, \u201cIndovina chi viene a cena\u201d, \u201cL\u2019Atlante dei pregiudizi\u201d, \u201cIl paese dove non andresti mai\u201d, \u201cL\u2019ospite inatteso\u201d, sono state le tappe del nostro percorso di conoscenza di cui qui, ancora una volta, vi lasciamo in custodia il diario di bordo, corredato da alcune proposte di attivit\u00e0, materiali didattici e dalla voce di chi lo ha sperimentato.<br \/>\nA offrire riparo al cammino, alcuni bivacchi d\u2019eccezione, tre tende, dei cui abitanti siamo stati ospiti e che qui ci hanno offerto il loro sguardo, soffermandosi sulle proprie storie di migrazione ma anche sugli usi e i costumi dei propri paesi, rendendoci parte di un vero e proprio <i>samar<\/i>, parola araba che indica \u201cla veglia prolungata fino a tardi, molto dopo il calar del sole, nell\u2019incanto del racconto, in una danza ininterrotta di parole\u201d .<br \/>\nEsperienze, giochi, riflessioni e laboratori intermedi, sperimentati a scuola e nella sede del Centro Documentazione Handicap di Bologna, completano la mappa di questo piccolo, multiforme itinerario interculturale.<br \/>\n\u201cPorta con te solo quello che conta\u201d \u00e8 la tipica frase che ci si sente dire quando si compie un salto nel vuoto. Noi abbiamo pensato di portare nello zaino alcuni libri, e una lettera, quella che Gabriele Del Grande, il giornalista e artista trattenuto in Turchia e poi rilasciato lo scorso anno a causa del suo lavoro, ha indirizzato ai bambini nello spettacolo Futuri Maestri della Compagnia Teatro dell\u2019Argine, e alla cui lettura pubblica abbiamo assistito con il Progetto Calamaio.Lanterne e fuoco, a illuminare le imprese dei nostri mediatori, le foto di Tommaso Mitsuhiro Suzude.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong>Tenda n.1 A casa di Simon Peter \u2013 Uganda<br \/>\n<\/strong>Dalla conversazione con Simon Peter Kabari, volontario del Servizio Civile Regionale 2016\/2017<br \/>\nIo mi chiamo Simon Peter Kabari. Sono di origine ugandese e sono qua da otto anni con la famiglia, sono venuto per gli studi. Adesso sto facendo un corso di Oss (Operatore, Socio, Sanitario). Sono venuto qua con la famiglia perch\u00e9 mia mamma si \u00e8 sposata con un italiano.<br \/>\nAvevo 15 anni, ero abbastanza giovane\u2026 E qui era tutto un mondo nuovo per me! La prima cosa che mi ha colpito in Italia \u00e8 stato il clima, il tempo, perch\u00e9 da noi non fa cos\u00ec freddo come qua! Noi siamo abituati a stare al sole con i 30\/ 40 gradi. Invece qua quando fa freddo\u2026 Uno shock vedere la neve!<br \/>\nQuando sono arrivato in Italia mia mamma era gi\u00e0 sposata con il suo compagno e viveva gi\u00e0 qui ma da poco. Anche mia mamma non era abituata al clima, alla lingua\u2026 La lingua \u00e8 abbastanza difficile. Diciamo che, rispetto a molti miei coetanei africani, sono stato molto fortunato! Venire qua \u00e8 stato molto facile, il fatto che mia mamma si fosse sposata qui ha reso le cose pi\u00f9 semplici per me. Sono venuto come studente, ho fatto le scuole, ho fatto l\u2019alfabetizzazione prima per un annetto alle medie, anche se in realt\u00e0 le avevo gi\u00e0 fatte nel mio paese, ma ho dovuto rifarle qui con i ragazzi pi\u00f9 piccoli di me. Andavo a scuola la mattina e di pomeriggio facevo un corso di italiano.<br \/>\nAll\u2019inizio \u00e8 stata dura, nelle lezioni non capivo proprio niente, gli insegnanti non parlavano n\u00e9 l\u2019inglese, n\u00e9 il francese e anche farsi delle amicizie era difficile.<br \/>\nPer fortuna a un certo punto ho incontrato un ragazzo filippino che, siccome da loro hanno come seconda lingua l\u2019inglese come da noi, mi ha aperto la strada. Mi spiegava cosa veniva detto in classe, dopo la scuola mi portava in giro, mi faceva conoscere la citt\u00e0, mi insegnava un po\u2019 la lingua pian pianino. \u00c8 stato il mio primo amico! Si chiama Peter anche lui, me lo ricordo bene.<br \/>\nDopo aver finito le scuole medie mi sono iscritto alle scuole superiori, ho fatto cinque anni alle scuole Fioravanti, un istituto tecnico, mi sono diplomato come manutentore. Il diploma mi \u00e8 servito a farmi entrare nel mondo del lavoro, ho fatto gli stages, che sono anche andati bene, sono stato richiamato un po\u2019 di volte. Tuttavia quello non era il mio mondo!<br \/>\nMi \u00e8 piaciuto di pi\u00f9 quello dell\u2019educazione, che ho incontrato facendo il Servizio Civile da voi, perch\u00e9 ha a che fare con la nostra vita quotidiana in qualche modo. Una delle cose che mi ha spinto a scegliere il Servizio Civile con delle persone con disabilit\u00e0 \u00e8 che quando ero pi\u00f9 piccolo nel villaggio dove abitavo avevo un parente disabile, un mio cugino di nome Nelson. Non si sapeva cosa avesse ma era talmente disabile che non riusciva a fare niente, l\u2019unica cosa che poteva fare era guardare, era proprio immobilizzato.<br \/>\nI nostri parenti lo lasciavano a casa e andavano a lavorare nei campi e io rimanevo a casa con lui perch\u00e9 mi sentivo in colpa\u2026 Come fai a lasciare l\u00ec una persona che non si pu\u00f2 muovere, non pu\u00f2 parlare, non pu\u00f2 fare niente\u2026 e io mi ero preso questa responsabilit\u00e0 fin da piccolissimo e ho iniziato a prendermi cura di lui. Gli davo da mangiare, lo aiutavo nei suoi bisogni e cercavo di tenerlo un po\u2019 pi\u00f9 attivo, provavo di tutto\u2026 Quando sono stato preso al Servizio Civile ho messo insieme tutte le mie vecchie esperienze e mi sono spinto avanti. Diciamo che grazie a lui, mi \u00e8 venuta voglia di fare questa esperienza.<br \/>\nAl CDH all\u2019inizio non sapevo a cosa andavo incontro, cosa avrei trovato\u2026 poi ho iniziato a conoscere i ragazzi, uno a uno, e non era come me l\u2019aspettavo. Mi aspettavo di trovare persone come mio cugino bisognose di assistenza in tutto. Qui invece mi sono accorto che la disabilit\u00e0 non \u00e8 solo assistenza, la disabilit\u00e0 si manifesta in tanti modi e il CDH mi ha dimostrato questo, perch\u00e9 ho conosciuto dei ragazzi tutti con disabilit\u00e0 diverse, sono state esperienze che mi hanno fatto crescere mentalmente e anche divertire.<br \/>\nHo anche imparato da loro e spero che anche loro abbiano imparato qualcosa da me per quel poco che ho dato. Per me \u00e8 stata una esperienza veramente bella\u2026 Mi ricordo che mi svegliavo tutte le mattine e dicevo: \u201cdevo andare\u2026 c\u2019\u00e8 Ermanno\u2026 c\u2019\u00e8 la Titti\u2026 tutti che mi aspettano\u2026\u201d. Quindi ti svegli di mattina gi\u00e0 carico!<br \/>\nAnche voi educatori siete stati veramente simpaticissimi. Svegliarsi sapendo che tutti ti aspettano, questo \u00e8 stato veramente una cosa positiva. Non ho mai avuto un\u2019esperienza cos\u00ec!<br \/>\nQuando invece ho lavorato nelle fabbriche, l\u00ec ti svegliavi di mattina e ogni scusa era buona per non andare, non avevo proprio voglia. Grazie a questa esperienza che ho avuto con i ragazzi del CDH, un\u2019amica di mia madre che lavora in una comunit\u00e0 di minori mi ha proposto un lavoretto a Funo, dove andavo tutte le sere e nei weekend, c\u2019era anche qualcuno con disabilit\u00e0. L\u00ec dovevo badare a ragazzi piccoli che vivevano in comunit\u00e0, ragazzi che avevano problemi familiari. Anche l\u00ec mi sono trovato bene, a seguito dell\u2019esperienza al CDH mi \u00e8 sembrato tutto naturale. Il laboratorio interculturale a cui ho partecipato \u00e8 stato una bella esperienza, non me l\u2019aspettavo. \u00c8 stato bello nel senso che ho dovuto conoscere altri paesi, perch\u00e9 io avevo una mentalit\u00e0 talmente diversa di come sono gli altri paesi\u2026 Ho avuto la possibilit\u00e0 di conoscere culture diverse dalle mie. Gi\u00e0 che sono in Italia, questo \u00e8 gi\u00e0 qualcosa in pi\u00f9 per me che sono nato in Uganda e ho vissuto tutta un\u2019altra vita, l\u00ec \u00e8 tutto diverso da qui e quindi facendo questo laboratorio ho aggiunto altre conoscenze che non sapevo. Ad esempio l\u2019Etiopia che si trova in Africa \u00e8 un paese che io non conoscevo proprio, anche se si trova in Africa. La maggior parte della gente pensa che l\u2019Africa sia un paese unico. Lo dico ancora che non lo \u00e8, \u00e8 un continente. Grazie all\u2019incontro con Yousef ho imparato qualcosa in pi\u00f9 rispetto al mio continente, l\u2019Africa. Mi \u00e8 piaciuto perch\u00e9 ho dovuto spiegare ai ragazzi come viviamo in Uganda, i nostri comportamenti, le differenze con l\u2019Italia.<br \/>\nTante, poi, le domande che mi hanno fatto i ragazzi che mi hanno colpito come \u201cperch\u00e9 in Uganda c\u2019\u00e8 sempre la guerra?\u201d e anche un\u2019altra \u201cperch\u00e9 siete neri?\u201d. Hanno fatto bene a farmi queste domande, cos\u00ec sono riuscito a spiegare un po\u2019 di pi\u00f9 rispetto al mio paese. Ci sono state le guerre fino agli anni Ottanta, ma ora l\u2019Uganda diciamo che \u00e8 un paese libero, non ci sono pi\u00f9 guerre, \u00e8 un paese tranquillo. A proposito invece del colore della pelle invece non ci avevo mai pensato\u2026 Essendo per\u00f2 che siamo sempre esposti al sole\u2026 Cambia la cosa. Come dite? Ahahah! S\u00ec, forse \u00e8 vero, siete voi che vi siete sbiancati!<br \/>\nPenso sarebbe bello sperimentare questa attivit\u00e0 a scuola, perch\u00e9 i ragazzi pi\u00f9 piccoli hanno sempre questa curiosit\u00e0 di sapere, di conoscere, \u00e8 meglio che imparino gi\u00e0 da piccoli a sapere qualcosa sui diversi paesi, poi pi\u00f9 crescono e pi\u00f9 imparano. Io la consiglio!<br \/>\nConsiglierei anche ai ragazzi stranieri della mia et\u00e0 di fare amicizia con le persone del posto, perch\u00e9 la maggior parte dei miei amici africani, quando arrivano qua rimangono in gruppo fra di loro, si chiudono e questa \u00e8 una cosa sbagliatissima.<br \/>\nPer conoscere bene la cultura del paese, il modo in cui si vive e per imparare bene la lingua bisogna stare con le persone del luogo e raccontare qualcosa di s\u00e9. Basterebbe \u201csfruttare\u201d i contesti, la scuola, le associazioni, le opportunit\u00e0 come il Servizio Civile che ho fatto io\u2026 ti aprono un mondo. Tutti i servizi che coinvolgono le persone, le attivit\u00e0 che propongono, sono cose molto utili.<br \/>\nIo vi voglio ancora ringraziare per avermi dato la possibilit\u00e0 di partecipare al laboratorio sull\u2019intercultura, mi \u00e8 veramente piaciuto, siete stati molto bravi. \u00c8 stata una esperienza che me la ricorder\u00f2 sempre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Lucia Cominoli Certo, i migranti li vediamo di tanto in tanto sui media, ne discutiamo, ma anche qui: tutto significa niente. Al massimo cataloghiamo i migranti nella categoria di vittime, con la conseguente ovvia retorica. Questa preoccupazione (narrativa) \u00e8 la base di partenza del libro di Alessandro Leogrande, \u201cLa frontiera\u201d (Feltrinelli). 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