{"id":3807,"date":"2025-07-21T13:38:43","date_gmt":"2025-07-21T11:38:43","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3807"},"modified":"2025-09-29T12:55:01","modified_gmt":"2025-09-29T10:55:01","slug":"2-da-dove-vengo-io-giocare-allincontro-delle-culture","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=3807","title":{"rendered":"2. \u201cDa dove vengo io. Giocare all\u2019incontro delle culture\u201d."},"content":{"rendered":"<p>Diario di un laboratorio a cura di Progetto Calamaio<br \/>\ndi Lucia Cominoli<\/p>\n<p><i>Un giorno, dei cavalieri <\/i><i>attraversano<\/i><i> <\/i><i>un<\/i><i> <\/i><i>villaggio.<br \/>\n<\/i><i>Montano cavalli nervosi.<br \/>\n<\/i><i><\/i><i>Indossano<\/i><i> <\/i><i>begli<\/i><i> <\/i><i>abiti<br \/>\n<\/i><i><\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>parlano<\/i><i> <\/i><i>con<\/i><i> <\/i><i>voce<\/i><i> <\/i><i>sonora.<br \/>\nChiedono foraggio,<br \/>\n<\/i><i><\/i><i>acqua,<\/i><i> <\/i><i>carne<\/i><i> <\/i><i>e<\/i><i> <\/i><i>pane&#8230;<br \/>\n<\/i><i><\/i>(F. Place, <i>Il<\/i><i> <\/i><i>Re<\/i><i> <\/i><i>dei<\/i><i> <\/i><i>Tre<\/i><i> <\/i><i>Orienti<\/i>)<\/p>\n<p><strong>2.1. A ciascuno la sua trib\u00f9<br \/>\n<\/strong>Avete mai sentito parlare degli Aymara? Abitano vicino al Lago Titicaca, tra la Bolivia e il Per\u00f9. Sapevate che gli Evenchi sono una popolazione nomade della Siberia e che i M\u00e3ori della Nuova Zelanda sono famosi per i loro bellissimi tatuaggi? Gli uomini Wodaabe invece vengono scelti dalle donne sulla base del sorriso, in autunno partecipano a una festa, chiamata Gu\u00e9rewol, dove i ragazzi si esibiscono davanti alle ragazze con canti e balli, durante i quali le giovani scelgono il loro fidanzato. Per attirare l\u2019attenzione dell\u2019amata i Wodaabe prestano molta cura ai loro denti. Pi\u00f9 i denti sono grandi e bianchi, cos\u00ec come gli occhi, pi\u00f9 il successo \u00e8 assicurato!<br \/>\nCi sono popoli nel mondo dagli usi e i costumi che non hanno nulla a che fare con i modelli cui siamo abituati e che molto spesso sono portatori di credenze e tradizioni affascinanti che possono aggiungere qualcosa al nostro modo di guardare agli altri e alla terra tutta.<br \/>\nIl libro di Liuna Virardi <i>ABC<\/i><i> <\/i><i>dei<\/i><i> <\/i><i>popoli<\/i><i> <\/i>(Terre di mezzo Editore, 2016) ci ha offerto subito lo spunto per approcciarci al tema in modo leggero e profondo insieme, buttandoci verso l\u2019esplorazione e la conoscenza di comunit\u00e0 completamente diverse dalle nostre fino ad arrivare a immaginare di ricrearne delle nuove. Che cosa succederebbe se potessimo dare vita a un nuovo popolo? In quali territori abiterebbe? Sarebbe nomade? Stanziale? Uomini e donne avrebbero tutti gli stessi diritti? Quali i cibi preferiti? E i disabili? Ci sarebbe spazio anche per loro?<br \/>\nLasciandoci andare alla fantasia abbiamo iniziato cos\u00ec a percorrere strade nuove, sbizzarrendoci sui nostri desideri e senza mai voltarci indietro. D\u2019altronde l\u2019esploratore svedese Sven Hedin (1865-1952) diceva sempre: \u201cNon cammino mai sulle mie orme. \u00c8 contro la mia religione\u201d.<\/p>\n<p><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><strong>Scheda tecnica<br \/>\n<\/strong>Partecipanti<br \/>\n15 animatori con disabilit\u00e0 2 educatori<br \/>\n6 volontari<\/p>\n<p>Durata<br \/>\n2 h, 1h e 30\u2019 di attivit\u00e0 e 30\u2019 di restituzione.<\/p>\n<p>Luogo<br \/>\nUn\u2019ampia stanza<\/p>\n<p>Obiettivo generale<br \/>\nAcquisire consapevolezza della presenza nel mondo di societ\u00e0 culturalmente diverse dalla propria, imparare a osservare e mettere in crisi i modelli di appartenenza.<\/p>\n<p>Obiettivi specifici<br \/>\nScoprire nel confronto con gli altri partecipanti usi e costumi di paesi e luoghi lontani in cui riconoscere altre forme di diversit\u00e0 socialmente accettate, guardare alla diversit\u00e0 come a un valore e a una ricchezza e non come a una mancanza, scoprire che anche popolazioni che possono farci paura anche dal punto di vista dell\u2019aspetto fisico, racchiudono sempre, nei loro modi di agire e di apparire, storie e significati complessi, proprio come noi.<\/p>\n<p>Attivit\u00e0<br \/>\nI partecipanti vengono divisi in quattro gruppi e a ciascuno viene consegnato un rotolo di stoffa grezza, legato da una cordicella. Si tratta un taccuino improvvisato, ispirato a quelli degli esploratori di fine Ottocento, il nostro nuovo diario di bordo, in cui, di volta in volta, raccoglieremo il lavoro dei singoli incontri.<br \/>\nI gruppi vengono divisi per popoli: Aymara, Evenchi, M\u00e3ori e Wodaabe.<br \/>\nOgni gruppo scopre chi \u00e8 il popolo che gli \u00e8 stato assegnato e insieme agli altri partecipanti comincia a discuterne, scoprendone abitudini, costumi e tradizioni. La discussione viene condivisa con il gruppo esteso e guardiamo insieme quattro brevi video legati ai popoli scelti.<\/p>\n<p>Il decalogo<br \/>\nOgni gruppo, a partire dalla visione dei video e dai racconti appresi sulla propria nuova trib\u00f9, cerca di capire di che cosa si compone l\u2019identit\u00e0 di un popolo.<br \/>\nProviamo a stilare insieme un decalogo: clima, cibo, casa, struttura familiare, lavoro, religione, feste e ritualit\u00e0, arte, religione, istruzione.<\/p>\n<p>Materiali<br \/>\n4 tavoli<br \/>\nProiettore<br \/>\nLibro <i>ABC dei popoli <\/i>di Liuna Virardi, Terre di mezzo Editore Rotoli di stoffa bianchi e spago<br \/>\nStampa a colori delle figure di quattro popoli a scelta su cartoncino. Sul fronte l\u2019immagine, sul retro la descrizione.<br \/>\nLente di ingrandimento. Le osservazioni dei partecipanti<\/p>\n<p>DANAE: Io non ho mai conosciuto tutti questi popoli perch\u00e9 non mi ricordo quasi mai di guardare il mio mappamondo che ho a casa. Il mio popolo era Wodaabe. Ho scoperto una lingua nuova, come si vestono, dove abitano, i cibi che mangiano diversi dai nostri.<\/p>\n<p>SIMONA: Tra i cibi mi ha colpito il matoke, una sorta di banana verde che viene preparata con un misto di verdure e carne, c\u2019\u00e8 anche in Uganda\u2026 Sembra buona!<\/p>\n<p>MARIO: Cerco di vivere ogni esperienza della vita come se fosse sempre e comunque la prima volta, cercando di tenere, al contempo, alta la mia apertura mentale verso tali \u201cnovit\u00e0\u201d. Tutto \u00e8 da scoprire e riscoprire nelle sue infinite sfaccettature, arricchendo l\u2019animo anche di quelle conoscenze e usanze altrui. Infatti, l\u2019essere umano \u00e8 lo stesso in ogni parte del mondo, cambia il tipo e il grado di evoluzione sociale che, a sua volta, plasma il comportamento umano. Le danze e il tipo di corteggiamento dei popoli esaminati e conosciuti somigliano tanto ai luoghi \u201cdiscotecari\u201d o alle feste di piazza che si vivono altrove. Ci si avvicina, si sorride, si sceglie la \u201cpreda\u201d con la quale interloquire. Le ragazze sfoggiano gli abiti pi\u00f9 variopinti e provocanti, di modo da attirare le attenzioni degli uomini che, a loro volta, scimmiottano sguardi e comportamenti da latin lover. Ci si incontra e si conosce l\u2019altra persona fino a decretare e manifestare le proprie preferenze e scelte. Tutto \u00e8 da sempre e dappertutto uguale nella \u201cars amatoria\u201d messa in scena dagli attori coinvolti. Cambiano solo le usanze e mode, ma in definitiva il gioco \u00e8 sempre lo stesso.<\/p>\n<p><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><strong>2.2. L\u2019identikit dei popoli<br \/>\n<\/strong>Scoprire che gli elementi di cui si compone l\u2019identit\u00e0 di un popolo sono gli stessi per tutti ci ha fatto rivedere alcuni punti di vista. Abbiamo capito che tutti, nessuno escluso, abbiamo bisogno di alcune necessit\u00e0 fondamentali: mangiare, dormire, amare e sognare.<br \/>\nIntorno a queste necessit\u00e0 primarie e al clima, prima ancora che le contaminazioni storiche, si sviluppano le identit\u00e0 umane e delle popolazioni. Le stesse a cui tentano di rispondere i migranti al momento della fuga. Eddie Vedder, il frontman dello storico gruppo grunge dei Pearl Jam, us\u00f2 proprio queste parole in riferimento all\u2019esodo siriano e ad alcuni atti terroristici ad esso legati durante un suo concerto. \u201cVogliamo tutti le stesse cose\u201d, disse. Un bel modo che il rocker utilizz\u00f2 per alimentare nel suo pubblico una cultura di pace, esortandolo cos\u00ec a non cedere alla paura e contemporaneamente rivolgendosi ai ragazzi che potrebbero essere sedotti da forme di ribellione violenta.<br \/>\nComplice la musica, che come sempre insieme al cibo si dimostra lo strumento pi\u00f9 rapido all\u2019avvicinamento tra le culture, prendiamo spunto da Eddie e andiamo avanti con il nostro decalogo. Una volta che avremo destrutturato e reso pi\u00f9 accessibili alcune tradizioni e specificit\u00e0 riusciremo infatti a distinguere quelle che sono le radici comuni dalle interpretazioni indotte, per riconoscerci a nostra volta un elemento possibile tra i tanti, non certo l\u2019unico.<br \/>\nChe cosa faremmo se, per una volta, avessimo totale carta bianca? Quali usi e costumi metteremmo in campo? E soprattutto, quali sono gli elementi che compongono l\u2019identit\u00e0 nel nostro popolo, sia esso italiano o non?<\/p>\n<p><strong>Scheda tecnica<br \/>\n<\/strong>Partecipanti<br \/>\n15 animatori con disabilit\u00e0 2 educatori<br \/>\n6 volontari<\/p>\n<p>Durata<br \/>\n2 h, 1h e 30\u2019 di attivit\u00e0 e 30\u2019 di restituzione<\/p>\n<p>Luogo<br \/>\nUn\u2019ampia stanza<\/p>\n<p>Obiettivo generale<br \/>\nRiconoscere in tutti i popoli e le culture comuni valori di fondo.<\/p>\n<p>Obiettivi specifici<br \/>\nAcquisire consapevolezza sulle caratteristiche della popolazione di appartenenza e individuare quelle dell\u2019altro, sviluppo delle proprie competenze critiche e creative.<\/p>\n<p>Attivit\u00e0<br \/>\nA ciascun partecipante viene consegnato un identikit da compilare, dal titolo \u201cCome \u00e8 fatto il tuo popolo? Prova a comporre il tuo identikit!\u201d. Ognuno dovr\u00e0 inserirvi: clima e natura, cibo, casa, struttura familiare, scuola e educazione, lavoro, tradizioni, lingua, religione, forma di governo.<br \/>\nInventa il tuo popolo<br \/>\nCon i materiali esposti sui tavoli, viene chiesto a ogni gruppo di creare e disegnare una maschera su un cartoncino, inventando un popolo di fantasia, dopodich\u00e9 comporre l\u2019identikit del proprio nuovo popolo a partire dal decalogo di riferimento. Le maschere verranno esposte con una piccola targa.<\/p>\n<p>Materiali<br \/>\n4 tavoli<br \/>\n4 cartoncini<br \/>\nColori a cera, timbri, pennarelli, gli elementi cartacei proposti sul libro <i>ABC<\/i><i> <\/i><i>dei popoli<\/i>, scaricabili al link indicato nell\u2019ultima pagina, matite, piume e tutto quello che l\u2019estro vi suggerisce!<br \/>\nLente di ingrandimento. Le osservazioni dei partecipanti<\/p>\n<p>SARA: Fare l\u2019identikit \u00e8 stato molto difficile.<\/p>\n<p>FRANCESCA: Mi sono resa conto di sapere proprio poche cose del mio paese, alcune domande non me le sono proprio mai fatte, non ci ho mai pensato.<\/p>\n<p>DANAE: Per me l\u2019identikit \u00e8 stata l\u2019occasione per scoprire qualcosa in pi\u00f9 del paese dove sono nata, il Brasile. Me lo sono portata a casa e ho provato a verificare con mia madre e mio fratello se alcune cose che avevo immaginato sono vere oppure no.<\/p>\n<p>LORELLA: Il mio popolo? Balla tutto il giorno!<\/p>\n<p>ERMANNO: Il mio va a pescare!<\/p>\n<p>DIEGO: Il mio non fa la guerra.<\/p>\n<p>MIMMI: Il mio abita al caldo.<\/p>\n<p>SIMONA: Nel mio comandano le donne.<\/p>\n<p>TATIANA: Il mio vive al mare ed \u00e8 custode della Luna.<\/p>\n<p><strong>Tenda n.2 A casa di Stella \u2013 Brasile e Argentina<br \/>\n<\/strong>Conversazione con Stella Dante Morales \u2013 impiegata e mamma di una ragazza con disabilit\u00e0<br \/>\nHo lasciato l\u2019Argentina con mio marito e mio figlio Alexis, nel \u201999, quando mia figlia Danae, che \u00e8 disabile, aveva 13 anni. In Argentina c\u2019erano le scuole speciali e Danae a 10 anni ha cominciato ad avere delle crisi epilettiche difficili da gestire. Ci siamo messi in moto per cercare un contesto che fosse il possibile adatto a lei, che potesse offrirci maggiori libert\u00e0 e tutele. Prima di partire abbiamo fatto un po\u2019 di ricerca ma l\u2019Italia ci \u00e8 sembrato uno dei paesi pi\u00f9 aperti in questo senso, inoltre, io che sono di origine italiana, avevo gi\u00e0 il passaporto italiano, quindi la scelta \u00e8 stata poi quella pi\u00f9 naturale.<br \/>\nQuando siamo arrivati, bench\u00e9 l\u2019accoglienza rivolta a Danae sia stata buona, dal punto di vista medico come da quello scolastico, non \u00e8 stato facile per noi trovare una casa e un lavoro. I primi tempi abbiamo vissuto in un hotel. Quando poi dovevamo finalmente lavorare non avevamo modo di stare con Danae n\u00e9 di pagare qualcuno che potesse stare con lei, non potevamo lasciarla a casa da sola e al contempo c\u2019era l\u2019affitto. Ho cercato in tutti i modi degli aiuti extrascolastici, anche rivolgendomi ai servizi sociali ma non \u00e8 stato possibile trovarli. Per anni siamo stati costretti a lavorare in nero, nel precariato pi\u00f9 totale. Le cose sono migliorate lentamente. Oggi mio marito Anton lavora come impiegato pubblico, io in passato ho lavorato in Regione e per la scuola, come mediatrice culturale. Mi occupavo dei bambini e dei ragazzi provenienti dal Sud America che parlavano lo spagnolo e vivevano in contesti familiari problematici. Penso che il ruolo del mediatore sia molto importante e prezioso e che non venga abbastanza riconosciuto. Avere una persona di riferimento con cui potersi confrontare e di cui fidarsi \u00e8 importante per gli studenti ma lo \u00e8 anche per i genitori e gli insegnanti che aiuti da un lato a orientarsi nelle burocrazie di un altro paese e dall\u2019altro con forme di pensiero diverse dalle tue. Con Danae le difficolt\u00e0 sono iniziate alle superiori, alla Scuola d\u2019Arte che ha frequentato, dove, rispetto alle medie, l\u2019inclusione \u00e8 stata carente. La difficolt\u00e0 maggiore era che le figure educative e di sostegno che la affiancavano cambiavano continuamente e ogni volta si doveva ripartire da zero. Non volevano neanche portarla in gita di classe, ma l\u2019ultimo anno mi sono impuntata.<br \/>\nSono problemi questi che affrontano tanti ragazzi con disabilit\u00e0, anche italiani, non c\u2019entra da dove vieni. Le leggi ci sono ma molto dipende da chi ti capita.<br \/>\nFortunatamente in Italia esiste la legge di diritto allo studio e questo rispetto ad altri paesi cambia di molto le cose. Se c\u2019\u00e8 qualcosa che non va puoi farlo presente, il diritto \u00e8 sancito dalla legge e come tale puoi impugnarla.<br \/>\nLa Costituzione dice anche che siamo tutti uguali, un altro principio importante che pu\u00f2 sempre essere ribadito. In questo senso l\u2019Italia rappresenta un\u2019eccellenza rispetto ad altri paesi, come la Francia per esempio, dove i disabili sono molto poco tutelati. Dal punto di vista degli stili di vita non ho molto da dire\u2026 Mi piacciono, sono molto vicini a quelli dell\u2019Argentina e del Brasile. Vivevo in Brasile quando Danae \u00e8 nata. Posso dire che, forse, l\u00ec fa molto la differenza, ancora pi\u00f9 che in Italia, la tua disponibilit\u00e0 economica. Se hai soldi ti vogliono tutti, nei migliori centri e nelle migliori scuole, altrimenti no.<br \/>\nN\u00e9 io n\u00e9 la mia famiglia abbiamo mai affrontato problemi legati al razzismo. Di base ci siamo sempre sentiti accolti. Bologna poi, \u00e8 davvero bellissima.<br \/>\nPenso che ci siano razzisti e persone accoglienti in Sud America come in Italia e cos\u00ec dalle altre parti del mondo. Sei tu che scegli da che parte stare. Quando facevo la mediatrice, insegnavo ai ragazzi di essere orgogliosi della propria storia e delle proprie origini, lo dico anche oggi e lo dico anche a mia figlia.<\/p>\n<p><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><strong>2.3. Indovina chi viene a cena<br \/>\n<\/strong>Vi ricordate <i>Indovina<\/i><i> <\/i><i>chi<\/i><i> <\/i><i>viene<\/i><i> <\/i><i>a<\/i><i> <\/i><i>cena?<\/i><i> <\/i>La commedia di Stanley Kramer del 1967 con protagonisti Sidney Poitier, Katharine Hepburn e Spencer Tracey?<br \/>\nSi raccontava la storia di una ragazza statunitense che, innamoratasi di un medico afroamericano, lo invitava a casa dei genitori per presentarlo loro in vista dell\u2019imminente matrimonio. A portare avanti numerose perplessit\u00e0 non furono in quel caso solo i genitori della ragazza, furono anche quelli del giovane, preoccupati per le rispettive differenze culturali. Al di l\u00e0 dell\u2019happy end annunciato, quello che di questo film fece storia fu innanzitutto la rappresentazione non stereotipata di Poitier, un attore nero, qui non caratterista ma a tutti gli effetti protagonista, qualificato, per giunta, con un mestiere e uno status di tutto rispetto. Tutto il film insomma si basa sull\u2019effetto sorpresa, sul colpo di scena che, in un baleno, destruttura i pregiudizi della vecchia generazione.<br \/>\nOgnuno di noi, anche chi porta con s\u00e9 una disabilit\u00e0, conserva stereotipi e<br \/>\npregiudizi, a volte appresi in famiglia, altre volte condizionati dalla paura di ci\u00f2 che non si conosce.<br \/>\nEcco allora che abbiamo provato a farci anche noi interpreti di una cena improvvisata immaginando di ospitare alla nostra tavola alcune figure generiche, prive di nome e cognome, identificabili solo come categoria: uno zingaro, uno sportivo, un musicista, un attore, uno scrittore e via dicendo.<br \/>\nLa convivialit\u00e0, in particolar modo il cibo e la musica, come gi\u00e0 ci dicevamo, sembra essere la forma pi\u00f9 spontanea di incontro dal basso, gestita cio\u00e8 nel quotidiano dalle persone, capace di favorire il miglior coinvolgimento. La convivialit\u00e0, per fortuna \u00e8 resistente, resistente al ventriloquismo della politica e ai modelli imposti.<br \/>\nUna volta che il tuo ospite immaginario avr\u00e0 accettato l\u2019invito, che cosa gli chiederesti? Inutile fingere e trattenere le domande, gli stereotipi, per dirla con Beppe Severgnini, esistono. Meglio giocarci a cena che nasconderli sotto il letto! Segnaliamo che la presente attivit\u00e0, da noi rielaborata e personalizzata, viene spesso utilizzata anche nei percorsi scolastici sui diritti umani a cura di Amnesty International.<\/p>\n<p><strong>Scheda tecnica<br \/>\n<\/strong>Partecipanti<br \/>\n15 animatori con disabilit\u00e0 2 educatori<br \/>\n6 volontari<\/p>\n<p>Durata<br \/>\n2 h, 1h e 30\u2019 di attivit\u00e0 e 30\u2019 di restituzione<\/p>\n<p>Luogo<br \/>\nUn\u2019ampia stanza<\/p>\n<p>Obiettivo generale<br \/>\nConfrontarsi con i propri stereotipi a partire dalla conoscenza e dall\u2019informazione, dalla dimensione della convivialit\u00e0 e dell\u2019incontro.<\/p>\n<p>Obiettivi specifici<br \/>\nSviluppare nel dialogo con l\u2019altro la capacit\u00e0 di elaborare domande coerenti con il proprio pensiero iniziale, verificare la veridicit\u00e0 delle proprie credenze, farsi sorprendere da se stessi: spesso ci comportiamo in maniera pi\u00f9 tollerante di quello che professiamo e viceversa.<\/p>\n<p>Attivit\u00e0<br \/>\nSu ogni tavolo sono presenti un piatto di carta e una lista di persone che i partecipanti potranno invitare alla loro tavola: uno sportivo, uno zingaro, un cinese, un disabile, uno scrittore, un attore, un omosessuale, un esploratore e un missionario.<br \/>\nSi chiede ai partecipanti seduti a ogni tavolo di sceglierne uno e di immaginare cinque domande da porgli o porle.<br \/>\nAlla fine viene svelata l\u2019identit\u00e0 dell\u2019ospite e dalle biografie proviamo a rispondere insieme alle domande. Le risposte ci sorprenderanno! Perch\u00e9?<br \/>\nEcco qui i nostri ospiti:<br \/>\nLo sportivo \u2013 Bebe Vio<br \/>\nLo zingaro \u2013 Bireli Lagr\u00e8ne (musicista)<br \/>\nIl cinese \u2013 Ho Wu Yin Chingv (poetessa)<br \/>\nIl disabile \u2013 Stephen Hawking (scienziato)<br \/>\nLo scrittore \u2013 Zadie Smith (scrittrice anglo giamaicana)<br \/>\nL\u2019attore \u2013 Rami Malek (il pluripremiato attore arabo) L\u2019omosessuale \u2013 Ricky Martin<br \/>\nL\u2019esploratore \u2013 Marianne North (esploratrice dell\u2019800)<br \/>\nIl missionario \u2013 Alex Zanotelli<br \/>\nSegue discussione sugli stereotipi e le esperienze personali di incontri con persone di diversa nazionalit\u00e0.<\/p>\n<p>Materiali<br \/>\n4 tavoli<br \/>\npiatti, posate, bicchieri, bevande e tovaglioli biro\/pennarelli<br \/>\nscheda degli ospiti (sul fronte il nome, sul retro una breve biografia)<br \/>\nLente di ingrandimento. Le osservazioni dei partecipanti<\/p>\n<p>TATIANA: Non so perch\u00e9 ma gli zingari mi attirano e respingono insieme. Aver incontrato un musicista mi ha tranquillizzato. Mi piacerebbe sapere perch\u00e9 il loro popolo \u00e8 cos\u00ec legato ai cavalli, il mio animale preferito.<\/p>\n<p>MARIO: Speravo di incontrare una bella ragazza cinese e mi sono ritrovato con una professoressa dell\u2019Universit\u00e0 di Pechino&#8230; Una poetessa per\u00f2&#8230; Qualche argomento di conversazione lo trover\u00f2 di sicuro!<\/p>\n<p>DANAE: Ho scoperto che Ricky Martin ha un secondo cognome, Morales, proprio come il mio!<\/p>\n<p>ANDREA: Non pensavo che Ricky Martin fosse omosessuale, non me lo aspettavo. A me gli omosessuali non piacciono. Non so se davvero non puoi sceglierlo se esserlo o no. Ne ho invitato uno alla mia tavola proprio per questo, per fargli alcune domande. Molte persone gay per\u00f2 sono artisti, e gli artisti mi piacciono.<\/p>\n<p><strong>Tenda n. 3 A casa di Tommaso \u2013 Italia e Giappone<br \/>\n<\/strong>di Tommaso Mitsuhiro Suzude, fotografo e volontario del Servizio Civile Nazionale 2016\/2017<br \/>\nNuvole. Un ingombrante strato incornicia la cima del monte Fuji e la nasconde alla vista. Questa montagna \u00e8 l\u2019essenza della cultura giapponese, il suo simbolo per eccellenza \u2013 o almeno cos\u00ec me l\u2019hanno sempre descritta. Io, infatti, sono nato sotto le mura del Colosseo, nella periferia della capitale. Quello giapponese \u00e8 mio padre, che negli anni \u201970 si \u00e8 trasferito per frequentare l\u2019Accademia delle Belle Arti. Mia madre, viterbese d\u2019origine, conobbe mio padre grazie al Buddismo di Nichiren Daishonin e da questa unione siamo nati io e mia sorella.<br \/>\nCrescere in una famiglia mista ha avuto i suoi pro e contro e solo con il passare degli anni ho imparato ad apprezzare quelle differenze che prima mi facevano soffrire. Spesso, infatti, la diversit\u00e0 porta ad avere dei conflitti non solo verso gli altri ma anche con se stessi. A capire che non ero come i miei coetanei non c\u2019ho messo molto: a scuola compresi subito che la mia era una famiglia speciale e che gli altri bimbi il venerd\u00ec sera non mangiavano sushi. L\u2019incontro di queste due culture ha generato in me una certa confusione, che fortunatamente col tempo si \u00e8 evoluta in una forte consapevolezza: ogni individuo \u00e8 unico e ha il diritto di esprimere quello che ha dentro di s\u00e9 in piena libert\u00e0. Accettare a pieno le mie origini mi ha permesso di arricchire di vari colori il mosaico della mia vita.<br \/>\nFacendo il Servizio Civile al Centro Documentazione Handicap, ho avuto modo di incontrare un altro tipo di diversit\u00e0. Nonostante la mia esperienza personale, l\u2019approccio alla disabilit\u00e0 mi ha colto impreparato e solo condividendo la quotidianit\u00e0, giorno dopo giorno, il mio ritmo si \u00e8 armonizzato con quello di chi mi circondava. Durante una delle attivit\u00e0 formative, il laboratorio \u201cIntercultura\u201d, abbiamo avuto modo di affrontare il tema della discriminazione e del rispetto reciproco ed \u00e8 stato affascinante vedere come il pregiudizio fosse presente anche in quelle persone cos\u00ec sensibili al tema delle differenze.<br \/>\nLa conoscenza \u00e8 l\u2019arma pi\u00f9 forte per abbattere i muri dell\u2019odio e creare una convivenza armoniosa e innovativa. Vinciamo la paura dentro di noi e permettiamo ai tanti stimoli esterni di arricchirci costantemente!<\/p>\n<p><strong>2.4. L\u2019Atlante dei pregiudizi e il paese dove non andresti mai<br \/>\n<\/strong>Stereotipi e pregiudizi non sono solo una questione personale. Esiste un vocabolario condiviso di luoghi comuni che varia di paese in paese in cui \u00e8 praticamente impossibile non identificarsi. Ad accorgersene \u00e8 stato il disegnatore bulgaro Yanko Tsvetkov, che ha dedicato un libro ai pregiudizi della vecchia Europa, raccogliendoli in cartine geografiche in cui compaiono gli stereotipi che i singoli paesi tendono ancora ad associare agli altri. In Italia se diciamo Germania pensiamo ai w\u00fcrstel, o a dei \u201cmaniaci della precisione\u201d, se diciamo Svezia ci viene in mente l\u2019Ikea, a nominare l\u2019Irlanda scatta l\u2019associazione con il rugby e cos\u00ec via, fino agli accostamenti pi\u00f9 scomodi e dissacranti, su cui l\u2019artista ha scatenato tutta la sua ironia. Difficile per\u00f2 dargli torto, sono cose che si sentono dire, e ci\u00f2 vale anche per noi, che spesso siamo definiti come \u201cpasta, pizza e mandolino\u201d, \u201cBerlusconi\u201d, \u201cterzo mondo\u201d, \u201cplagiari\u201d, a seconda del paese che ci giudica.<br \/>\nTsvetkov ha raccolto le sue mappe satiriche ne <i>L\u2019Atlante<\/i><i> <\/i><i>dei<\/i><i> <\/i><i>pregiudizi<\/i><i> <\/i>(Rizzoli 2016), che, guarda caso, \u00e8 subito andato a ruba.<br \/>\nA noi del Progetto Calamaio l\u2019ironia di per s\u00e9 piace moltissimo e nei nostri laboratori \u00e8 una costante, ma in questo caso il rischio era quello di avvallare un sentimento di passivit\u00e0 diffusa nei confronti degli stereotipi, non potevamo fermarci alla risata, la riflessione sarebbe rimasta innocua. Bisognava dunque entrare nel merito e costruire il proprio atlante, prima di venire condizionati da quello altrui.<br \/>\nAbbiamo cos\u00ec provato a disegnare una nostra, grande, cartina geografica in cui i partecipanti, oltre ad abbinare delle parole e dei pensieri ai singoli paesi, hanno cercato di individuare dove esattamente si trovavano sulla mappa che avevano a disposizione. Molti non ne avevano consapevolezza, disabili e non, italiani o stranieri che fossero. Quante volte parliamo di cose che non sappiamo dove siano collocate?<br \/>\nCondividere insieme i pregiudizi dei gruppi \u00e8 stato fondamentale. Ma non ci siamo fermati, siamo andati pi\u00f9 in l\u00e0. Abbiamo chiesto a ciascuno di dirci in quale paese non avrebbe mai voluto recarsi e perch\u00e9. Pensate che tutti abbiano evitato l\u2019Africa? Vi sbagliate. Stati Uniti e estremo Nord sono stati tra i pi\u00f9 criticati&#8230;<\/p>\n<p><strong>Scheda tecnica<br \/>\n<\/strong>Partecipanti<br \/>\n15 animatori con disabilit\u00e0 2 educatori<br \/>\n6 volontari<\/p>\n<p>Durata<br \/>\n2 h, 1h e 30\u2019 di attivit\u00e0 e 30\u2019 di restituzione<\/p>\n<p>Luogo<br \/>\nUn\u2019ampia stanza<\/p>\n<p>Obiettivo generale<br \/>\nVerificare la conoscenza effettiva che abbiamo dei paesi che giudichiamo positivamente o negativamente e la rispondenza al vero degli stereotipi ad essi legati.<\/p>\n<p>Obiettivi specifici<br \/>\nAcquisire maggiore consapevolezza di dove sono collocati i paesi e le loro caratteristiche fondamentali, condividere con gli altri le proprie supposizioni accettando opinioni diverse dalla propria, sfatare alcuni pregiudizi, scoprire da dove provengono le motivazioni che li sostengono.<\/p>\n<p>Attivit\u00e0<br \/>\nDisegnare una grande mappa del mondo vuota.<br \/>\nDivisi in quattro gruppi, consegniamo due fogli a ogni gruppo, uno con una mappa del mondo, e un altro con un elenco dei paesi che la compongono.<br \/>\nDopo aver collocato sulla mappa i singoli paesi, partiamo con un\u2019associazione di idee da assegnare ad ognuno.<br \/>\nIl lavoro viene condiviso.<br \/>\nA partire dalle mappe de L\u2019Atlante dei pregiudizi ci confrontiamo su quelli dei vari gruppi e vediamo se combaciano, se si riconoscono o no.<br \/>\nConsegniamo un foglio sul quale ognuno dovr\u00e0 scrivere un paese dove non andrebbe mai e perch\u00e9.<\/p>\n<p>Materiali<br \/>\nMappamondo Mappe<br \/>\n<i>Il<\/i><i> <\/i><i>libro<\/i><i> <\/i><i>L\u2019Atlante<\/i><i> <\/i><i>dei<\/i><i> <\/i><i>pregiudizi<br \/>\n<\/i><i><\/i>Lente d\u2019ingrandimento. Le riflessioni dei partecipanti<\/p>\n<p>STEFANIA M.: Ho scoperto che in Finlandia l\u2019inverno \u00e8 molto freddo, cos\u00ec come il Nord in generale. Proprio perch\u00e9 non mi piace il freddo non mi piacerebbe andarci, il Marocco, che \u00e8 caldo e dove sono gi\u00e0 stata, credo sia pi\u00f9 vicino ai miei gusti.<\/p>\n<p>ERMANNO: Anche io non andrei al Nord. Fa freddo, con il ghiaccio e la carrozzina&#8230;<\/p>\n<p>Swish! Si scivola e poi ahi, ahi, ahi!<\/p>\n<p>STEFANIA B.: Io non andrei mai in America. Non mi piace il fatto che si mangino solo hamburger, coca-cola e patatine, non mi piace il presidente Trump e soprattutto non mi piace che le persone si possano tenere in casa le armi.<\/p>\n<p>DIEGO: Io non andrei mai in Africa, in Siria e nel mondo arabo in generale, perch\u00e9 l\u00ec c\u2019\u00e8 la guerra.<\/p>\n<p>DANAE: Io invece non andrei in Iran e in Afghanistan, secondo me anche l\u00ec c\u2019\u00e8 la guerra, lo avevo sentito dire in televisione.<\/p>\n<p><strong>2.5. L\u2019ospite inatteso<br \/>\n<\/strong>Le risposte e le motivazioni che ci hanno dato i nostri colleghi con disabilit\u00e0 sono state molto interessanti e non del tutto scontate. Quello che abbiamo notato \u00e8 che le scelte sono state piuttosto uniformi, motivo per cui non \u00e8 stato difficile ridividerci in gruppi per metterle a soqquadro e regalarci una bella sorpresa.<br \/>\nIran-Iraq e Afghanistan, Africa, Marocco e Siria, Stati Uniti, Alaska-Finlandia e Russia sono stati indicati come i paesi da evitare. La fortuna ha voluto che in quei giorni al Cdh avessimo con noi qualcuno che in quei paesi c\u2019era stato o che addirittura vi era nato.<br \/>\nDetto fatto e abbiamo costruito una grande tenda, con tappeti, cuscini, un tavolino da t\u00e8 e una sedia in cui i partecipanti sono stati invitati a entrare, immaginandosi ospiti di un cittadino proprio di quei paesi in cui non avrebbero voluto recarsi e, in parte, \u00e8 successo veramente.<br \/>\nInutile dire la ricchezza delle domande e delle risposte scambiate, anche le domande pi\u00f9 banali hanno arricchito e accresciuto la conoscenza tra tutti noi, insegnandoci moltissime cose nuove e affrontando di petto i dubbi di ciascuno. Nella tenda siamo stati ospitati da Azadeh, tirocinante iraniana, da Simon, volontario ugandese del Servizio Civile Regionale, da Tommaso, italo-giapponese che ci ha condotti a New York, da Valeria, giornalista con disabilit\u00e0 che, con la sua mitica macchina, \u00e8 arrivata fino a Capo Nord.<br \/>\nAlcuni pregiudizi sono stati confermati, altri addirittura ribaltati, tanto che c\u2019\u00e8 chi aveva paura di recarsi in Iran ed ora \u00e8 curiosissima di esplorare le bellezze di Teheran.<br \/>\nA conclusione l\u2019incontro con un ospite inatteso, Abdullah Mohamed Yousef, per tutti noi Yousef, autista per la Cooperativa Societ\u00e0 Dolce, che dalla Somalia \u00e8 arrivato a Siena, per poi raggiungere Marzabotto e infine arrivare a Bologna.<br \/>\nDentro la tenda lo ha intervistato Mario Fulgaro, un nostro collega con disabilit\u00e0. Ora Yousef si racconta nuovamente, svelandoci qualcosa anche del suo lavoro di autista.<br \/>\nRacconta a tale proposito la nostra collega con disabilit\u00e0 Stefania M.: \u201cL\u2019incontro con Yousef mi ha sorpresa perch\u00e9 per la prima volta \u00e8 venuto qua al Cdh a incontrarci, a raccontarci del suo paese e di come \u00e8 cambiata la sua vita. Questa \u00e8 una cosa che non fa mai, perch\u00e9 di solito mi accompagna e mi viene a prendere. Io per\u00f2 non gli avevo mai chiesto niente su di lui. Scherziamo sempre, questo s\u00ec\u201d.<\/p>\n<p><strong>Tenda n 4. A casa di Abdullah Mohamed Yousef \u2013 Etiopia e Somalia<br \/>\n<\/strong>Conversazione con Abdullah Mohamed Yousef, autista Cooperativa Societ\u00e0 Dolce<br \/>\nIo sono dell\u2019Etiopia, cittadino etiope, vengo da una citt\u00e0 che si chiama Gursum, sono cresciuto in Somalia a Arghesa, mi sono sposato, ho avuto dei figli l\u00ec, poi dopo la guerra sono tornato in Etiopia, poi sono uscito dall\u2019Africa, ho fatto il passaporto e sono venuto in Italia nel 1990.<br \/>\nSono venuto in Italia come turista, con il visto perch\u00e9 era un modo per uscire, una soluzione per espatriare e non avere delle difficolt\u00e0. Poi a quel tempo c\u2019erano i mondiali di calcio, anni \u201990, e allora era pi\u00f9 facile avere il visto turistico per il calcio.<br \/>\nCome adesso ognuno aveva le proprie idee per uscire dal paese, ma la maggior parte volevano uscire con la scusa di andare a seguire i mondiali e poi da l\u00ec ognuno seguiva i suoi programmi, c\u2019\u00e8 chi \u00e8 rimasto qua, chi \u00e8 andato via verso altri paesi dell\u2019Europa o in America. Era una specie di scalo l\u2019Italia e lo \u00e8 ancora.<br \/>\nIo sono venuto qui da solo, non conoscevo nessuno.<br \/>\nQuando sono arrivato, ho conosciuto altri miei compaesani somali che mi hanno dato una mano, non conoscevo neanche il sistema e le regole del paese, non sapevo come comportarmi. Loro mi hanno dato un aiuto e mi hanno consigliato la strada da percorrere, mi hanno aiutato a orientarmi.<br \/>\nMi sono presentato in Questura come rifugiato e mi hanno rifiutato e poi mi sono sposato con una ragazza somala, tramite lei ho avuto il permesso di soggiorno e poi piano piano mi si sono aperti gli occhi.<br \/>\nPrima di arrivare a Bologna sono stato un anno a Roma, l\u00ec ho cominciato a individuare la strada da seguire e poi tramite la ragazza somala che ho sposato ho trovato un lavoro a Siena, sono stato un anno l\u00ec e poi sono venuto a Bologna e sono qua dal 1992. In questi due anni ho fatto lavori saltuari di giardinaggio, contadino\u2026 A Bologna sono stato quattro, cinque mesi senza lavoro, poi da quando ho cominciato ho sempre lavorato. Ora mi trovo molto bene qui.<br \/>\nSono venuto qua tramite un amico che era a Marzabotto. All\u2019inizio ero in appoggio da lui, poi mi sono rivolto all\u2019Acli e alcune agenzie di collocamento e ho conosciuto due persone, Gianni Selleri e Carla Battaglia. Voi conoscete molto bene il centro residenziale per persone con disabilit\u00e0 che \u00e8 intestato a loro, dove abita anche la vostra collega Stefania M. La signora Carla Battaglia si occupava degli inserimenti lavorativi in Acli e tramite loro ho iniziato a lavorare in uno stagionale nell\u2019ambito alberghiero, sia io che mia moglie.<br \/>\nI signori Selleri e Battaglia avevano una residenza estiva per soggiorni di persone con disabilit\u00e0 a Igea Marina. Ci lavoravano cuochi, giardinieri, donne delle pulizie\u2026 C\u2019erano persone di diverse nazionalit\u00e0, argentini, pachistani, domenicani.<br \/>\nLa sera mi ricordo che ci ritrovavamo nel giardino tutti insieme con gli ospiti della residenza e si facevano delle feste, oppure uscivamo in centro a prenderci un gelato.<br \/>\nHo iniziato a lavorare con loro, mi hanno messo in regola e piano piano sono riuscito ad avere tutti i documenti necessari per lavorare. Tramite i signori Selleri e Battaglia ho conosciuto anche Carla Ferrero (responsabile dei trasporti e dei soggiorni delle persone con disabilit\u00e0 prima in AIAS, e poi quando l\u2019appalto \u00e8 passato alla Societ\u00e0 Dolce ha continuato a occuparsi dell\u2019organizzazione dei soggiorni).<br \/>\nDopo l\u2019esperienza di Igea Marina, Carla Ferrero mi ha proposto il lavoro di autista nei trasporti delle persone con disabilit\u00e0.<br \/>\nQuando sono arrivato in Italia non sapevo parlare la lingua italiana, \u201cmasticavo\u201d. Per imparare mi sono iscritto a un corso di italiano che facevano alla Caritas, ci andavo due volte alla settimana, abitando inizialmente a Marzabotto era un po\u2019 difficoltoso. Per fortuna poi ho trovato lavoro a Igea Marina. Quando si \u00e8 tra compaesani somali \u00e8 difficile che si parli un\u2019altra lingua, invece quando ho iniziato a frequentare persone italiane mi \u00e8 diventato pi\u00f9 facile parlare, era necessario parlare in italiano altrimenti non ci capivamo.<br \/>\nOra sono circa vent\u2019anni che lavoro come autista per persone con disabilit\u00e0 ed \u00e8 molto diverso. I primi anni non mi relazionavo tanto con loro perch\u00e9 innanzitutto non parlavo bene la lingua e poi perch\u00e9 non conoscevo bene le situazioni. Dopo che ho imparato bene la lingua, ho incominciato a comunicare con loro.<br \/>\nA volte quando non conosco la persona mi trovo ancora un po\u2019 in difficolt\u00e0, e forse anche loro quando mi vedono nero si spaventano un po\u2019. A volte mi \u00e8 capitato di sentire un anziano che frequenta un centro diurno che quando mi ha visto ha detto \u201cOddio, anche questo\u2026\u201d. Invece con chi conosco bene ci scherzo molto, cos\u00ec anche gli altri si rendono conto che non sono quello che pensano.<br \/>\nI primi disabili che ho conosciuto erano gli utenti dell\u2019AIAS che erano al centro Selleri-Battaglia, poi ho conosciuto Stefania M., Ermanno, Stefania B., Mario, quando li accompagnavo al CDH che prima era in via Legnano. All\u2019inizio non avevo confidenza con loro, li accompagnavo e basta, poi piano piano le cose sono cambiate e ho cominciato a conoscerli bene a parlare con loro e a scherzare.<br \/>\nDevo dire che questo lavoro mi piace.<br \/>\nAvevo la voglia di guidare fin da bambino, ero quasi ossessionato e alla fine ho trovato il lavoro giusto per me. Mi piace anche perch\u00e9 si conoscono nuove persone. Tutti i giorni sono dei bei ricordi, si scherza, io mi diverto con le persone che stanno ai miei scherzi, mi trovo bene a lavorare in questo ambiente.<br \/>\nNel mio paese ci sono persone con disabilit\u00e0 ma non ci sono queste organizzazioni che si occupano di loro, se ne occupa sempre la famiglia. \u00c8 difficile vedere una persona disabile che va in giro in carrozzina, quello di cui ha bisogno glielo fanno recapitare a casa, anche se sono tranquilli, non \u00e8 una vergogna.<br \/>\nEntrare nella tenda del vostro laboratorio con Mario \u00e8 stata una cosa bellissima! Quando uno vede una persona diversa, si fa una idea, ma quando la conosci, la ascolti, scopri tante cose e non \u00e8 pi\u00f9 come la pensavi. Se non ci si confronta non ci si capisce e ognuno va con le sue idee per la sua strada. La cosa pi\u00f9 bella \u00e8 stata quando ognuno mi ha fatto la sua domanda.<br \/>\nPer fare integrazione, per me, basterebbe poco. L\u2019unica cosa secondo me \u00e8 comportarsi bene e rispettare qualsiasi persona da entrambe le parti, avere rispetto per tutti \u00e8 la cosa che ti porta sulla buona strada.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diario di un laboratorio a cura di Progetto Calamaio di Lucia Cominoli Un giorno, dei cavalieri attraversano un villaggio. Montano cavalli nervosi. Indossano begli abiti e parlano con voce sonora. Chiedono foraggio, acqua, carne e pane&#8230; (F. Place, Il Re dei Tre Orienti) 2.1. A ciascuno la sua trib\u00f9 Avete mai sentito parlare degli Aymara? 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