{"id":387,"date":"2009-11-04T17:05:58","date_gmt":"2009-11-04T17:05:58","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=387"},"modified":"2009-11-04T17:05:58","modified_gmt":"2009-11-04T17:05:58","slug":"dalla-parte-della-maestra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=387","title":{"rendered":"Dalla parte della maestra"},"content":{"rendered":"<p>Quando mi fu chiesto, tempo fa, di raccontare la mia esperienza di insegnante di<br \/>\nuna classe prima in cui \u00e8 inserito un bambino portatore di handicap, rimasi<br \/>\nalquanto perplessa, poich\u00e9 ritenevo di non poter dire assolutamente niente che<br \/>\nnon fosse gi\u00e0 noto. Ora, ad anno scolastico quasi ultimato, mi sono convinta<br \/>\nche forse vale la pena raccontare la mia esperienza proprio perch\u00e9 \u00e8<br \/>\nassolutamente comune e, a differenza delle esperienze che vengono illustrate<br \/>\nnegli ormai numerosi libri pubblicati sull&#8217;argomento, non ha goduto<br \/>\ndell&#8217;appoggio di istituzioni prestigiose, quali per esempio l&#8217;universit\u00e0,<br \/>\nappoggio che di per s\u00e9 rende tali esperienze sicuramente privilegiate.<!--break--><\/p>\n<p>Insegno da 6 anni nella scuola elementare di Calderara di Reno. L&#8217;anno scorso,terminando una classe quinta, sapevo che avrei ricominciato un nuovo ciclo atempo pieno. Le classi prime in formazione erano tre: due a tempo pieno e una atempo normale. Nelle classi a tempo pieno sarebbero stati inseriti due bambiniportatori di handicap. Il fatto che i bambini fossero due e che, ovviamente,sarebbero stati inseriti uno per classe, ha fatto s\u00ec che non si ponesse ilproblema a quale coppia di insegnanti affidare la classe con l&#8217;inserimento.<br \/>L&#8217;unico problema che ci trovavamo d\u00ec fronte era decidere, nel miglior modopossibile, quale dei due bambini assegnare alle rispettive insegnanti, tenuteconto che le difficolt\u00e0 dei due bambini erano completamente diverse: in uncaso, un handicap sensoriale ben definito (una grave lesione uditiva),nell&#8217;altro, un grave ritardo, non meglio definito, nelle sviluppo dellinguaggio. La decisione fu presa con grande serenit\u00e0 prima della finedell&#8217;anno scolastico, dopo un periodo di osservazione dei bambini alla scuolamaterna, dopo incontri con le insegnanti della scuola materna stessa e con glioperatori dell&#8217;USL.<br \/>L&#8217;elemento che, alle fine, determin\u00f2 la scelta delle insegnanti, fu la maggioregaranzia di continuit\u00e0 didattica che una delle coppie di queste, per lamaggiore anzianit\u00e0 di servizio, offriva nel caso si fossero verificate infuturo nel plesso possibili contrazioni di organico. Fu ritenuto che fosse labambina con il ritardo dello sviluppo del linguaggio ad avere assolutamentebisogno di persone fisse di riferimento. La formazione dei gruppi classe fudemandata alle insegnanti della scuola materna poich\u00e9 ritenemmo di non avere,nonostante il periodo di osservazione, elementi sufficienti per entrare nelmerito del problema. Tengo a precisare che la presenza delle insegnantielementari alla scuola materna per una prima conoscenza con i bambini chesarebbero passati l&#8217;anno successivo alla scuola elementare era stata programmatafin da novembre, per garantire ai bambini stessi un passaggio il pi\u00f9 tranquillopossibile e che questa esperienza era stata giudicata essenziale al di l\u00e0 dellapresenza dei bambini con particolari difficolt\u00e0. Ricordo ancora con amarezzaquando, alla luce della nostra positiva esperienza, proponemmo al Collegiodocenti di stabilire un monte ore annuale fisso per il rapporto scuolaelementare-scuola materna, che permettesse alle insegnanti di 5a di effettuarela conoscenza dei loro futuri alunni senza dovere ricorrere, come era stato pernoi, al puro volontariato. La proposta non venne accettata e ci fu solo un vagopronunciamento a favore di un auspicabile rapporto di collaborazione fra questidue ordini di scuola.<br \/>All&#8217;inizio del mese di giugno del 1988, quindi, sapevo gi\u00e0 i nomi dei 15 alunniche avrebbero formato la mia nuova classe; fra questi ci sarebbe stato ilbambino audioleso.<\/p>\n<p><b>UN&#8217;ESTATE PER IMPARARE<\/b><\/p>\n<p>Il fatto che, nonostante io insegni in una classe a tempo pieno, parli in primapersona, \u00e8 perch\u00e9 ho accettato l&#8217;invito a scrivere per Accaparlante non tantoper<br \/>raccontare l&#8217;esperienza didattica che abbiamo elaborato e realizzato in questmesi con la collega di classe e con l&#8217;insegnante di sostegno a favore delbambino audioleso, ma perch\u00e9 vorre ripercorrere il mio vissuto personale dfronte a questa esperienza cosi coinvol gente dal punto di vista professionale eumano.<br \/>Sapere con qualche mese di anticipo la tipologia dell&#8217;handicap con il quale msarei dovuta rapportare all&#8217;inizio del sue cessivo anno scolastico e avere i mesestivi a disposizione per cercare di col mare il pi\u00f9 possibile la mia assolutaignoranza sulle tecniche di insegnamen to per audiolesi, mi tranquilizzava moltissimo.<br \/>In realt\u00e0, nelle librerie o nelle bibliote che mi fu impossibile reperire ilibri con sigliatimi dalla logopedista deU&#8217;USL anche i numerosi ordini inviatialle stes se case editrici rimasero senza risulta to, trattandosi di volumipubblicai qualche anno fa.<br \/>Se non fosse stato perch\u00e9 conoscevo personalmente una ragazza che ha ur figliosordo profondo, la quale mi riforn di numeroso materiale (soprattutto rivi ste eperiodici), nella valigia delle vacan ze non sarei riuscita ad infilare neancheuna pagina che trattasse in modo spe cifico l&#8217;argomento.<br \/>Tutto ci\u00f2 che lessi, comunque, riguardava esclusivamente casi di bambinsordo-profondi, mentre M., con le protesi, ha un discreto recupero, come deresto avevo potuto constatare durante l&#8217;osservazione alla scuola materna. Anchequesta considerazione mi tran-quillizzava molto.<br \/>Un altro elemento che mi aveva favorevolmente impressionato e che mi faceva bensperare per il futuro era stata la facilit\u00e0 dei rapporti con l&#8217;USL: incontrarsinon era stato un problema e l&#8217;interesse per un positivo inserimento dei 2bambini nel nuovo ordine scolastico mi era sembrato reale.<br \/>Devo ammettere che a quel tempo pen sai addirittura che, evidentemente, g\u00ecannosi problemi di rapporti scuola-USl che periodicamente venivano denunciai neivari organi collegiali dalle collegi<br \/>che avevano classi con inseriti bambini portatori di handicap, fossero creati dascarsa disponibilit\u00e0 personale a ricercare soluzioni adeguate. Nei giorni discuola che precedettero l&#8217;anno scolastico, tutti i nostri sforzi furonoconcentrati sulla scelta del metodo per l&#8217;apprendimento della lettura e dellascrittura; tale metodo avrebbe dovuto permettere di sfruttare al massimo leconoscenze che M., grazie al precoce intervento logopedico, gi\u00e0 possedeva. Fuprescelto il metodo fonematico; tale scelta si sarebbe rivelata, nei mesisuccessivi, estremamente proficua. Al ritorno a scuola ci aspettava unaspiacevole sorpresa: anche nell&#8217;organico di fatto erano state assegnate alplesso solo 2 insegnanti di sostegno; ci\u00f2 voleva dire che a M. sarebberospettate SOLO 6 ORE DI SOSTEGNO SETTIMANALI SU 40 (pi\u00f9 2 ore pomeridiane asettimane alterne).<br \/>Inoltre, il nuovo modulo di orario di servizio di 22 ore di insegnamento pi\u00f9 2di programmazione, riduceva, rispetto agli anni precedenti, le ore settimanalidi compresenza delle insegnanti di classe a 4 ore invece che a 8. Il fatto poiche l&#8217;insegnante di sostegno, nelle 2 ore di programmazione settimanali, dovesseletteralmente dividersi fra 3 classi diverse, ci sembr\u00f2 fin dall&#8217;inizio unasituazione demenziale. In quei giorni scoprimmo che anche le richieste dimodifiche di alcuni spazi diversi dall&#8217;aula che avevamo richiesto primadell&#8217;estate al Comune per rendere tali spazi pi\u00f9 idonei ad un lavoro perpiccoli gruppi non erano state esaudite, cos\u00ec come non sarebbe stato fornito ilmateriale che avevamo richiesto, ovviamente per mancanza di fondi. Ricordo chetutti questi fattori negativi ci allarmarono, ma ricordo anche che su tuttoprevaleva, molto ingenuamente, la fiducia nelle nostre capacit\u00e0 e nella nostrabuona volont\u00e0.<\/p>\n<p><b>DAI PRIMI GIORNI DI SCUOLA IN POI<\/b><\/p>\n<p>Fino dal primo giorno di scuola M., che sapevamo essere molto diffidente verso tutte le persone e le situazioni nuove,parl\u00f2 con noi per chiedere che cosa avremmo fatto poi, per avere conferma delleregole della nuova comunit\u00e0 scolastica; non lo imbarazzava particolar-. menteil fatto che, all&#8217;inizio, gli chiedessimo di ripetere ci\u00f2 che aveva dettoperch\u00e9 non avevamo capito. Non cerc\u00f2 mai, fin dal primo momento, di sostituireil linguaggio verbale con quello mimico-gestuale, tentativi che invece facevaspesso alla scuola materna. Alla fine della prima giornata ci rendemmo conto,con stupore, che i bambini che non avevano frequentato la sua stessa scuolamaterna e quindi non lo conoscevano, non avevano assolutamente notato le protesiacustiche di M. L&#8217;inserimento di M. nel gruppo classe non \u00e8 stato difficoltoso:i compagni hanno accettato senza problemi che a M. fossero concessi alcuniprivilegi: stare sempre vicino alla maestra durante la lettura ad alta vocedell&#8217;insegnante, oppure in palestra durante la spiegazione dei giochi, staresempre vicino al registratore nelle attivit\u00e0 ritmiche o musicali, essere semprein prima fila durante le uscite guidate, avere l&#8217;attenzione dell&#8217;adulto in modoprivilegiato in tutte le occasioni.<br \/>Se questa situazione non suscita proteste da parte dei bambini, \u00e8 inutilenegare che io l&#8217;ho spesso vissuta in modo frustrante. Nelle cos\u00ec disagiatecondizioni di lavoro in cui ci troviamo ad operare, non solo M., ma anche glialtri bambini che hanno difficolt\u00e0 di apprendimento non riescono ad averequelle attenzioni, quei rinforzi e quegli interventi individualizzati di cuiavrebbero bisogno. Questo problema fu apertamente affrontato in una delle primeassemblee con i genitori; fu chiarito che nel fine settimana avremmo assegnato icompiti per consolidare gli apprendimenti avvenuti durante la settimana e chechiedevamo esplicitamente anche la loro collaborazione nel verificare iprogressi avvenuti e soprattutto nell&#8217;aiutare i propri figli a superare leeventuali difficolt\u00e0. Questo discorso, con nostro grande sollievo, fuinterpretato nel modo corretto e fu accettato come giusto il principio che neltempo scuola si cercasse di dare di pi\u00f9 a chi aveva pi\u00f9 bisogno. Non ho ancoraparlato con i genitori di M. Nel corso dell&#8217;anno scolastico si sono evolutipositivamente, ma non sono sicura che, da parte toro, siano improntati ancora adun&#8217;assoluta sincerit\u00e0.<br \/>All&#8217;inizio la loro pi\u00f9 grande preoccupazione era l&#8217;inserimento di M. nei gruppoclasse; nonostante fosse stato chiarito dettagliatamente come intendevamoprocedere, temevano che il bambino, rispetto ad alcune attivit\u00e0, potesseritrovarsi emarginato, avevano paura che l&#8217;insegnante di sostegno avrebbeoperato con M. esclusivamente fuori dall&#8217;aula, pensavano che a M. non sarebbestato concesso di fare tutte le esperienze che facevano i compagni. Tutti questitimori, per\u00f2, furono esplicitati molti mesi dopo l&#8217;inizio della scuola. Aquesta prima fase di profondo scetticismo ne subentr\u00f2 un&#8217;altra di eccessivafiducia nelle possibilit\u00e0 dell&#8217;istituzione scuola di colmare completamente ildeficit di M. e ci fu un lungo periodo in cui i genitori, nonostante gli accordiprecisi sul comportamento da tenere con M. riguardo all&#8217;impegno scolastico e suche cosa pretendere da lui, non si impegnarono a fondo per consolidare edampliare, a casa, gli apprendimenti avvenuti a scuola.<br \/>Ho accennato al problema di pretendere da M. ci\u00f2 che poteva dare; c&#8217;\u00e8 stato inlungo periodo, infatti, in cui la motivazione di M. verso l&#8217;apprendimento eramolto scarsa, nonostante le sue capacita&#8217; intellettive gli permettessero, seadeguatamente sostenute, di procedere negli apprendimenti quasi allo stessoritmo del gruppo classe. La nostra condotta era decisissima: qualora si rifiutavadi portare a termine il lavoro assegnato egli incorreva in sanzioni ben preciseche gli venivano precedentemente illustrate: niente ricreazione, niente gioco,qualche volta niente merenda, l&#8217;esclusione dal gruppo classe nei casi diostinazione pi\u00f9 gravi.<br \/>Da questi veri e propri bracci di ferro ogni volta uscivamo emotivamente esaustema sempre &quot;vincenti&quot;: M. eseguiva il lavoro. Sono sicura che icompagni accettano senza difficolt\u00e0 tutte le attenzioni che dedichiamo a M. eche, indirettamente, neghiamo loro, perch\u00e9 hanno sempre constatato che anche dalui abbiamo sempre preteso con fermezza, in ogni occasione, che desse tutto ci\u00f2che era in grado di dare. I genitori, evidentemente, di fronte all&#8217;ostinazionedi M. non se la sentivano di arrivare a tali duri confronti, cos\u00ec coinvolgentidal punto di vista emotivo, e il bambino, che \u00e8 molto furbo, se ne \u00e8 a lungoapprofittato.<br \/>Ora che M., dopo essersi impadronito del prezioso strumento della lettura,sembra avere scoperto definitivamente il gusto di imparare cose nuove e non sitira pi\u00f9 indietro di fronte agli impegni, da parte dei genitori si nota unmaggiore coinvolgimento.<br \/>C&#8217;\u00e8 stato comunque un periodo dell&#8217;anno in cui lo scoraggiamento \u00e8 statototale.<br \/>E&#8217; stato a gennaio, quando l&#8217;insegnante di sostegno, in seguito ad un incidenterimase assente pi\u00f9 di due mesi; mai come in quelle settimane, in un momentocruciale dell&#8217;apprendimento della lettura, della scrittura, dei primi concettimatematici, in cui avevamo programmato un intenso lavoro individualizzato dasvolgere in piccolissimi gruppi, ho avuto l&#8217;impressione di perdere tempoprezioso, di non essere in grado di aiutare M., il senso di frustrazione eraenorme.<br \/>M. rifiutava completamente l&#8217;insegnamento supplente; si tent\u00f2 di utilizzarel&#8217;insegnamento di sostegno supplente sul gruppo classe di poter lavorare con M.,ma anche questa soluzione si rivel\u00f2 inadeguata perch\u00e9 l&#8217;insegnante inquestione non era in grado di gestire la normale attivit\u00e0 didattica.<br \/>Mi costa fatica dire queste cose cos\u00ec personali; se cito questo episodio, chedel resto si protrasse per un lasso di tempo che ci sembr\u00f2 infinito, \u00e8 persollevare il problema dell&#8217;adeguata preparazione degli insegnanti di sostegno.Spesso, per supplenze brevi, l&#8217;insegnante di sostegno non viene sostituitaperch\u00e9 la graduatoria speciale \u00e8 esaurita; quali garanzie vengono poi date,per\u00f2, dagli appartenenti a queste graduatorie speciali? L&#8217;esperienza vissutapersonalmente mi lascia molto perplessa su questo problema.<\/p>\n<p><b>UN PO&#8217; ABBANDONATE DALL&#8217;USL<br \/><\/b><br \/>Nel frattempo erano cadute anche le speranze suifacili rapporti con l&#8217;USL. Uno dei primi problemi sorti, non ancora risolti atutt&#8217;oggi, \u00e8 stato l&#8217;orario degli incontri. Come insegnanti abbiamo sempreposto la pregiudiziale che questi avvenissero in un&#8217;ora che rendesse possibilela partecipazione di tutte e tre le insegnanti che operano sulla classe, cio\u00e8dopo le 17; le nostre esigenze non sono per\u00f2 compatibili, sembra, con l&#8217;orariodi servizio dei dipendenti USI! Il risultato \u00e8 che di incontri ne abbiamo avutipochissimi; durante questi incontri siamo state molto ascoltate, abbiamoraccontato per filo e per segno che cosa avevamo fatto, stavamo facendo oavevamo intenzione di fare, ma non \u00e8 mai avvenuto il contrario; non ci \u00e8 maistato detto quali obiettivi, realisticamente, M. avrebbe potuto raggiungere allafine dell&#8217;anno scolastico, alla luce delle esperienze di altri bambini con ilsuo stesso tipo di handicap. Un altro problema che coinvolge l&#8217;USL e che nonsiamo mai riuscite a risolvere \u00e8 l&#8217;orario degli interventi logopedici: M. perdue mattine la settimana entra alle 9.20 e un&#8217;altra mattina esce alle 11.15.Abbiamo notato che quando entra pi\u00f9 tardi, oltre ad essere molto stanco, \u00e8 adisagio perch\u00e9 deve inserirsi in una situazione di gruppo gi\u00e0 avviata e quandodeve uscire prima lascia malvolentieri i compagni.<br \/>Questi orari mattutini, poi, rendono estremamente rigida l&#8217;organizzazionedell&#8217;attivit\u00e0 didattica e molto difficoltosa l&#8217;organizzazione delle uscite(soprattutto quando bisogna prenotare il pulmino) o la partecipazione aspettacoli, proiezioni, ecc.<br \/>Ad anno scolastico ormai terminato, I orario non \u00e8 stato modificato,nonostante le ripetute assicurazioni in merito. Un altro elemento che mi \u00e8molto pesato \u00e8 la solitudine in cui mi sono trovata a vivere questa esperienza.Nel nostro circolo esiste gi\u00e0 da alcuni anni una Commissione handicap aperta atutti i docenti, ma vi partecipano di fatto solo gli insegnanti (nemmeno tutti)che hanno casi di inserimento (fra l&#8217;altro diversissimi fra loro), mentre ilproblema dell&#8217;integrazione ha perso, in questi anni, quella carica dirompenteche negli anni 70 era riuscita a scuotere addirittura la concezione stessa dellascuola.<br \/>Questa considerazione non vuole essere assolutamente un&#8217;accusa di insensibilit\u00e0rivolta ai miei colleghi: il problema \u00e8 pi\u00f9 complesso e ho gi\u00e0 accennato alfatto che anch&#8217;io, prima di vivere in prima persona questa esperienza, non eroconsapevole di che cosa volesse dire cercare di garantire una reale integrazionedi un bambino con difficolt\u00e0 particolari.<br \/>Nel corso dell&#8217;anno scolastico sono emersi molti problemi che mi sarebbepiaciuto approfondire dal punto di vista teorico e metodologico, ma ancora unavolta ho dovuto prendere atto della impossibilit\u00e0 di aggiornarsi in corsod&#8217;anno: fra ore di insegnamento vero e proprio, riunioni, preparazione ereperimento del materiale didattico, le giornate lavorative si dilatano, ma leore non bastano mai per fare quello che sarebbe necessario fare.<br \/>Ancora una volta, sar\u00e0 durante le vacanze estive che si svolger\u00e0 il mioautoaggiornamento!<\/p>\n<p><b>LA BUONA VOLONT\u00c0 NON BASTA&nbsp;<\/b><\/p>\n<p> In questi mesi, comunque, mi sono resa conto di unacosa: \u00e8 molto pi\u00f9 difficile, nel caso siano presenti nelle classi bambiniportatori di handicap, riuscire a porre un tampone allo sfascio al quale lascuola pubblica \u00e8 lasciata; la buona volont\u00e0 individuale pu\u00f2 molto meno chenegli altri casi; diventano essenziali condizioni di lavoro favorevoli,disponibilit\u00e0<br \/>li personale e di strumenti adeguati, sostegno di esperti. Ma queste cose non ;isono e non si possono inventare, vorrei concludere questa riflessione con unbilancio di questo primo anno: sono, oltre che molto stanca, molto disillusa: oraso che tutto \u00e8 in salita, che pi\u00f9 M. proceder\u00e0 nel corso di studi, pi\u00f9dovr\u00e0 essere aiutato con strumenti sempre pi\u00f9 efficaci che noi dovremoinventarci. So anche che la sua presenza nella alasse ci costringer\u00e0 sempre adessere attentissime nel programmare il cosa fare, il quando e il come farlo, ma soanche che mai come quest&#8217;anno la mia inventiva \u00e8 stata sollecitata dalla presenta di M. a scoprire percorsiinconsueti, piiacevoli, stimolanti, particolarmente concreti, per avvicinarsialle cose da imparare.<br \/>E di questo, ovviamente, hanno usufruito positivamente tutti i bambini dellaclasse, non solo M.<br \/>So anche che \u00e8 impossibile descrivere l&#8217;emozione che ho provato la settimanascorsa quando M., per la prima volta, ha detto ad alta voce di fronte aicompagni, cosa che non aveva mai voluto fare, nonostante leggere gli piacciamoltissimo. E i compagni, come se avessero sempre saputo che quel momentosarebbe arrivato, non hanno battuto ciglio. Non so, invece, se abbiamo fattotutto o proprio quello di cui M. avrebbe avuto bisogno; di risultati positivi cene sono stati tanti, ma non pu\u00f2 non rimanere il dubbio: avremmo potuto otteneredi pi\u00f9?<br \/>Proprio in questi giorni dobbiamo mandare in Provveditorato i progetti per la richiesta di personale di sostegno per ilprossimo anno: 2 paginette striminziten cui compaiono solo crocette e in cui \u00e8 impossibile descrivere come si \u00e8svolta l&#8217;integrazione e come si intende procedere l&#8217;anno prossimo. Sembra chesapere come abbiamo latrato o come lavoreremo non interessi i nessuno e tantomeno se questo lavoro ha dato esito positivo e negativo. Questo, evidentemente,\u00e8 ci\u00f2 che si intende ai vertici del Ministero della Pubblica Istruzione per&quot;libert\u00e0 l&#8217;insegnamento&quot;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando mi fu chiesto, tempo fa, di raccontare la mia esperienza di insegnante di<br \/>\nuna classe prima in cui \u00e8 inserito un bambino portatore di handicap, rimasi<br \/>\nalquanto perplessa, poich\u00e9 ritenevo di non poter dire assolutamente niente che<br \/>\nnon fosse gi\u00e0 noto. Ora, ad anno scolastico quasi ultimato, mi sono convinta<br \/>\nche forse vale la pena raccontare la mia esperienza proprio perch\u00e9 \u00e8<br \/>\nassolutamente comune e, a differenza delle esperienze che vengono illustrate<br \/>\nnegli ormai numerosi libri pubblicati sull&#8217;argomento, non ha goduto<br \/>\ndell&#8217;appoggio di istituzioni prestigiose, quali per esempio l&#8217;universit\u00e0,<br \/>\nappoggio che di per s\u00e9 rende tali esperienze sicuramente privilegiate.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[],"tags":[3605],"edizioni":[17],"autori":[156],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/387"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=387"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/387\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=387"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=387"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=387"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=387"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=387"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=387"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=387"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=387"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=387"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}