{"id":391,"date":"2009-11-04T17:05:59","date_gmt":"2009-11-04T17:05:59","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=391"},"modified":"2026-04-15T12:15:07","modified_gmt":"2026-04-15T10:15:07","slug":"handicappati-all-universit-parlano-le-facolt","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=391","title":{"rendered":"6. Handicappati all&#8217;universit\u00e0: parlano le facolt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>di Maurizio Serra e Stefano Toschi<\/p>\n<p>L\u2019 Universit\u00e0 dovrebbe essere il luogo in cui vengono elaborati concetti che diventano patrimonio comune prima degli studenti e in un secondo momento dell&#8217;intera societ\u00e0. Per intenderci lo studente che frequenti le lezioni all&#8217;Universit\u00e0 non dovrebbe apprendere soltanto delle nozioni ma usufruire di quelli che sono i risultati del lavoro di ricerca dei docenti nell&#8217;ambito delle loro materie o anche dei risultati della ricerca fatta al di fuori dell&#8217;universit\u00e0.<\/p>\n<p><!--break-->Questo che dovrebbe essere il compito dell&#8217;Universit\u00e0, cio\u00e8 fornire allo stesso tempo conoscenze e metodi di ricerca, in qualche caso viene disatteso. Succede, per esempio nelle facolt\u00e0 umanistiche, che qualche docente ripeta nelcorso degli anni praticamente sempre i medesimi argomenti, senza ampliare ulteriormente le proprie ricerche; oppure che tratti argomenti troppo settoriali, con la conseguenza di non far giungere i risultati dei propri lavori ad un pubblico sufficientemente vasto, trascurando inoltre altri aspetti che pure sono essenziali nell&#8217;ambito della propria materia. Comunque al termine del suo curriculum di studi lo studente oltre a possedere delle conoscenze relative alle materie trattate ha ricevuto una formazione culturale che travalica il suo campo specifico e che lo accompagner\u00e0 anche nelle sue scelte di vita al di fuori dell&#8217;esperienza universitaria. Quindi l&#8217;Universit\u00e0 \u00e8 il luogo dove vengono prodotti e lanciati dei messaggi culturali di vario genere tra i quali dovrebbe essere compreso anche quello riguardante l&#8217;handicap e la diversit\u00e0. Abbiamo detto dovrebbe essere perch\u00e9 anche le facolt\u00e0 che nel loro ambito di studio dovrebbero inserire un discorso sull&#8217;handicap non sempre lo fanno in modo esauriente come dimostrano le risposte avute dai nostri interlocutori.<br \/>\nA questo proposito vogliamo ricordare le difficolt\u00e0 che abbiamo incontrato pertrovare dei docenti che ci esponessero la loro opinione sull&#8217;idea che dell&#8217;handicap e della diversit\u00e0 esce dall&#8217;Universit\u00e0. Alcuni dei docenti interpellati hanno manifestato il loro imbarazzo ad affrontare il tema proposto e altri pur dichiarandosi disponibili a un colloquio non hanno fornito risposte sufficientemente calzanti sull&#8217;argomento.<br \/>\nAbbiamo identificato tre facolt\u00e0 che direttamente o indirettamente affrontano o trattatano del tema dell&#8217;handicap o della diversit\u00e0. Sono la facolt\u00e0 di Medicina e Chirurgia, quella di Magistero col corso di laurea in Pedagogia e Scienze Politiche col Dipartimento di Sociologia. Inoltre abbiamo interpellato alcuni studenti o laureati delle facolt\u00e0 di Medicina e del corso di laurea in Pedagogia che hanno scelto come ambito professionale il lavoro con persone handicappate oppure come specializzazione post laurea in Medicina branche come la neuropsichiatria o la puericultura che con l&#8217;handicap sicuramente dovranno confrontarsi. Inoltre questi studenti o laureati intervistati non hanno solo una conoscenza teorica di tutto ci\u00f2 che \u00e8 l&#8217;handicap ma hanno anche rapporti con soggetti handicappati al di fuori dell&#8217;ambito lavorativo.<\/p>\n<p><strong>Medicina: l&#8217;handicap come patologia<br \/>\n<\/strong>Incominciamo dalla facolt\u00e0 che pi\u00f9 ha a che fare con l&#8217;handicap, ossia Medicina. Abbiamo interpellato il preside d\u00ec questa facolt\u00e0, prof. Salvioli, che, essendo anche il direttore dell&#8217;istituto di Neonatologia e Pediatria preventiva, ci sembrava una delle persone pi\u00f9 indicate per rispondere alle nostre domande sull&#8217;handicap.<\/p>\n<p><strong>Come vive la tematica dell&#8217;handicap un esperto studioso di Pediatria?<\/strong><br \/>\nNoi, assieme agli ostetrici, curiamo e ci interessiamo della prevenzione o di una diagnosi precoce dell&#8217;handicap e quindi di una precoce riabilitazione. Agli studenti siillustrano e si insegnano queste situazioni ed inoltre abbiamo un rapporto con le associazioni laiche di categoria, come le famiglie dei bambini con sindrome di Down, l&#8217;A.I.A.S., l&#8217;A.N.F.F.A.S.,con le quali cerchiamo di affinare maggiormente la prevenzione. Quindi l&#8217;handicap \u00e8 soprattutto oggetto di ricercascientifica e di prevenzione.<\/p>\n<p><strong>Noi non auspichiamo certamente una societ\u00e0 di persone handicappate per\u00f2 temiamo che col termine prevenzione (si previene sempre qualcosa di negativo) si dia un&#8217;immagine sostanzialmente negativa all&#8217;handicap e che si veda l&#8217;handicap solo dal punto di vista scientifico e non anche dal punto di vista umano. L&#8217;immagine dell&#8217;handicap che possiamo cogliere fra la gente \u00e8 quella di una persona &#8220;ammalata&#8221;, in cui la patologia del &#8220;male&#8221; occupa tutta la persona.<\/strong><br \/>\nL&#8217;handicap non \u00e8 un male o una vergogna, ma non per questo riteniamo che il lavoro di ricerca sulle cause dei vari handicap sia inutile, anzi pensiamo che sia opportuno e indispensabile e che se \u00e8 possibile migliorare le condizioni di vita di ogni uomo si deve fare di tutto perch\u00e9 ci\u00f2 avvenga. A tale proposito ci \u00e8 sembrato utile sentire il parere dei laureati o laureandi in Medicina. Concordiamo con quanto ha detto Bruno: &#8220;Con prevenire si intende evitare che si verifichi un evento mettendo in atto tutte le misure possibili ed efficaci, perch\u00e9 si considera l&#8217;evento come sfavorevole. In questo senso credo non ci sia nulla di negativo, anzi. Negativo \u00e8 semmai giudicare le persone handicappate riferendosi ad un concetto di normalit\u00e0, una disabitudine a vedere il positivo&#8221;. La mancanza di un approccio umano e psicologico all&#8217;handicap ci \u00e8 stato confermato anche da Alberto: &#8220;Non credo sinceramente di poter dire di aver ricevuto un messaggio sull&#8217;handicap: al massimo se ne parla velatamente (sempre come qualcosa di negativo) da un punto di vista puramente scientifico (descrizione-prevenzione)&#8221;. Carlo ribadisce che &#8220;sull&#8217;handicappato come entit\u00e0, cio\u00e8 di una persona con un danno che gli impedir\u00e0 di svolgere qualche attivit\u00e0, la facolt\u00e0 di Medicina non si esprime&#8221;. Queste risposte confermano ci\u00f2 che abbiamo gi\u00e0 detto, cio\u00e8 che nel curriculum di studi di un medico manca un messaggio specifico sulla problematica dell&#8217;handicap che viene visto solo come una delle tante patologie da cui l&#8217;uomo \u00e8 affetto. Carlo rispondendo ad un&#8217;altra domanda ha delineato bene questo concetto: &#8220;Per la facolt\u00e0 di Medicina il soggetto handicappato \u00e8 un malato da riabilitare. L&#8217;handicap \u00e8 l&#8217;esito di una qualche patologia e i medici tendono a dimenticare gli esiti. Per esempio nel caso di paralisi cerebrale infantile la persona handicappata \u00e8 considerata soltanto finch\u00e9 il danno \u00e8 inevoluzione, ma quando questo ha prodotto le sue conseguenze e la situazione si \u00e8 stabilizzata essa non rientra pi\u00f9 nell&#8217;ambito tipico di intervento della Medicina&#8221;. Quest&#8217;ultima risposta evidenzia una mentalit\u00e0 pragmatica per cui si parla di handicap fino a quando si pu\u00f2 fare qualcosa in sensoriabilitativo o preventivo ma non se ne parla pi\u00f9 quando l&#8217;handicap diventa unasituazione di tutti i giorni. Questo ci sembra il limite del messaggio che la facolt\u00e0 di Medicina offre attualmente dell&#8217;handicap (quello che si riferisce al vissuto quotidiano del soggetto handicappato) oltre al fatto che questa impreparazione si riperquote anche sul delicato momento della comunicazione alle famiglie della nascita o della probabile nascita di un figlio handicappato. Questa come ci ha detto il prof. Salvioli &#8220;\u00e8 difficolt\u00e0 di sempre per tutte le attivit\u00e0 del medico, una corretta comunicazione con i parenti. Il problema \u00e8 di far capire con parole semplici cosa succede. Non sempre il medico ha questa facilit\u00e0 di esposizione, non sempre c&#8217;\u00e8 da parte della famiglia la capacit\u00e0 di comprendere le cose&#8221;. Questa difficolt\u00e0 di espressione rischia di portare il medico a semplificarefino a banalizzare le conseguenze della patologia che ha scatenato la disabilit\u00e0, e da qui anzich\u00e8 dire che un ragazzo avr\u00e0 delle difficolt\u00e0 motorie o di apprendimento far capire che non camminer\u00e0 o non capir\u00e0 mai nulla il passo \u00e8 breve.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;handicap e pedagogia: un tema per specialisti<br \/>\n<\/strong>II secondo interlocutore della nostra ricerca \u00e8 rappresentato dal corso di laurea in Pedagogia della facolt\u00e0 di &#8216; Magistero. Ci siamo rivolti al prof. A. Palmonari (docente di Psicologia sociale) per conoscere in quale modo questo corso di laurea affronti il discorso sull&#8217;handicap. Come per la facolt\u00e0 di Medicina abbiamo integrato le risposte del prof. Palmonari con quelle di alcune pedagogiste da noi interpellate.<br \/>\n<strong>Vogliamo ricordare che all&#8217;interno del corso di laurea in Pedagogia esiste il corso di Pedagogia speciale tenuto dal prof. A. Canevaro e dai suoi collaboratori. Questo fatto provoca delle conseguenze: infatti il prof. Palmonari ha &#8220;l&#8217;impressione che la presenza del prof. Canevaro con i suoi corsi cos\u00ec dettagliati sull&#8217;handicap faccia si che gli altri docenti di Pedagogia o che insegnano nel corso di laurea in Pedagogia, non si soffermino un gran che a parlare delle problematiche concernenti gli handicappati.<\/strong><br \/>\nQuesta opinione ci \u00e8 stata confermata anche da tutte le pedagogiste interpellate: secondo Daniela &#8220;Non si pu\u00f2 pensare che un esame, dato che attualmentesolo il corso del prof. Canevaro riguarda specificatamente l&#8217;handicap, riesca adare quella professionalit\u00e0 che poi nel campo del lavoro \u00e8 richiesta&#8221;. Elisa ribadisce il fatto che &#8220;l&#8217;approccio all&#8217;handicap all&#8217;interno delcorso di laurea in Pedagogia rischia di essere ghettizzato essendo appannaggio dell&#8217;insegnamento di Pedagogia speciale e non comparendo poi di fatto nell&#8217;orizzonte di analisi di altri insegnamenti&#8221;. <strong>Questa forma di delega del discorso handicap al prof. Canevaro, ci sembra un modo per far si chel&#8217;handicap diventi un discorso specialistico che riguarda soltanto un gruppo di lavoro che da anni produce cultura in questo settore.<\/strong><br \/>\nTale approccio all&#8217;handicap secondo noi \u00e8 piuttosto limitante, anche perch\u00e9 uno degli sbocchi occupazionali di un laureato in Pedagogia \u00e8 rappresentato proprio dal lavoro con bambini o ragazzi handicappati.<br \/>\nQuesta nostra convinzione ci \u00e8 stata confermata dalle pedagogiste interpellate che da anni lavorano o hanno a che fare con persone handicappate sia fisiche che mentali. Daniela ritiene che &#8220;un solo esame non riesca a dare quella professionalit\u00e0 che poi nel campo del lavoro \u00e8 richiesta ed inoltre troppo spesso si ricevono elementi lontani dalla realt\u00e0 e ci si ritrova intellettuali disoccupati senza una chiara identit\u00e0 professionale. Daniela ed Elisa sono d&#8217;accordo lei ritenere che &#8220;una preparazione su base puramente teorica non\u00e8 mai in nessun caso sufficiente per la pratica avorativa, e tanto pi\u00f9 questoavviene avorando con bambini handicappati&#8221;. &#8216;Nella formazione degli educatori che Operano nel settore dell&#8217;handicap \u00e8 importante l&#8217;unione tra le conoscenze: teoriche e le abilit\u00e0 pratiche. Nella migliore delle ipotesi lo studente che 9sce dall&#8217;Universit\u00e0 pu\u00f2 sapere tutto dell&#8217;osservazione, ma nonsa osservare perch\u00e9 non lo ha mai fatto, e questo vale anche per la programmazione, le attivit\u00e0, la comunicazione non verbale&#8221;. Noi concordiamo con le indicazioni offerteci dalle due pedagogiste e riteniamo che questa indicazione concreta parta da chi sperimenta sul campo le teorie studiate all&#8217;Universit\u00e0 possa essere proposta anche a livello operativo, in quanto &#8220;come futuri educatori si \u00e8 chiamati ad abbandonare quell&#8217;atteggiamento di delega che troppo spesso ci accompagna quando si parla dei problemi degli handicappati&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Sociologia: un&#8217;occasione per l&#8217;handicap<\/strong><br \/>\nUn terzo interlocutore \u00e8 stato il dipartimento di Sociologia nelle persone deldott. S. Porcu (ricercatore di Sociologia sanitaria) e del prof. Sellasi (Sociologia).<br \/>\nUna prima cosa che \u00e8 emersa dall&#8217;incontro con il dott. S. Porcu \u00e8 stata una sorta di autocritica per lo scarso interesse che la Sociologia sanitaria ha finora rivolto all&#8217;handicap: &#8220;Qui in dipartimento sono alcuni anni che ci occupiamo di sociologia sanitaria e abbiamo individuato alcuni campi di ricerca: gli anziani, la famiglia e altri temi, ma \u00e8 difficile dire perch\u00e9 proprio questi temi siano stati gli unici ad imporsi.<br \/>\n<strong>Una delle ragioni di questo disinteresse \u00e8 dovuta al fatto che molte ricerche effettuate dal dipartimento di Sociologia vengono effettuate su richiesta di alcuni committenti, come ad esempio gli enti pubblici. Ci\u00f2 a nostro avviso \u00e8 piuttosto deludente perch\u00e9 la ricerca universitaria non dovrebbe seguire soltanto le indicazioni di &#8220;mercato&#8221; anche se deve essere sempre collegata ai problemi reali.<br \/>\n<\/strong> Siamo senz&#8217;altro d&#8217;accordo che al continuo aumento della fascia d&#8217;et\u00e0 anziana debba conseguire un approfondimento degli studi sull&#8217;impatto che questo fenomeno provoca nella societ\u00e0, per\u00f2 in questo modo si corre il rischio di analizzare soltanto quei fenomeni che sono caratterizzati dai grandi numeri (anziani, tossicodipendenti, ragazzi a rischio, ecc.) tralasciando altre categorie ugualmente deprivilegiate, con meno appartenenti, ma non per questo con meno impatto sull&#8217;immaginario collettivo.<br \/>\nA questo proposito il prof. Sellasi che collabora ad una ricerca (che si svolge in Canton Ticino) riguardante proprio l&#8217;immagine che dell&#8217;handicap si forma la collettivit\u00e0, ci ha detto: &#8220;Sono state fatte ricerche per esempio sulle barriere architettoniche, per\u00f2 non sono state fatte ricerche sugli ostacoli psicologici. Qui diventa molto pi\u00f9 problematico conoscere ci\u00f2 che realmente pensa la gente, la quale alle nostre domande risponde dicendo quello che si dovrebbe fare e non ci\u00f2 che realmente pensa dell&#8217;handicap. (\u2026) Noi siamo invece convinti che di fronte all&#8217;handicap ci siano proprio delle barriere psicologiche e culturali molto pi\u00f9 grandi e che permangono molto pi\u00f9 a lungo di quanto non permangono le barriere architettoniche&#8221;.<br \/>\nQuesto discorso \u00e8 in sintonia con ci\u00f2 che abbiamo sempre sostenuto riguardo ai limiti culturali che l&#8217;Universit\u00e0 dimostra di avere nei confronti degli studenti handicappati che vi si iscrivono.<br \/>\nMa veniamo alla domanda fatta al dott. Porcu: il dipartimento di Sociologia ha mai cercato di costruire e di proporre un messaggio sull&#8217;handicap? &#8220;No ncredo che questo messaggio sia mai stato lanciato in modo organico sia a livellodi ricerca che di scuola culturale, fatte salve iniziative, esperienze di gruppo o individuali che ci possono essere. Sicuramente l&#8217;handicap \u00e8 uno degli aspetti che pi\u00f9 sono stati oggetto di rimozione anche nelle scienze sociali&#8221;.<br \/>\nLa rimozione di cui ha parlato il dott. Porcu provoca inevitabilmente il pregiudizio cos\u00ec come \u00e8 anche vero il contrario: che i pregiudizio provoca o causa la rimozione. Cos\u00ec dicendo siamo tornati al tema delle barriere culturali di cui sicuramente il pregiudizio \u00e8 una delle principali cause. Tale opinione \u00e8 risultata anche dal colloquio con il prof. Ricci Bitti (direttore del Dipartimento di Psicologia) il quale ritiene che &#8220;i limiti culturali sono molto evidenti.<br \/>\n<strong>\u00c8 sulla base di una sostanziale ignoranza che nasce, cresce e si nutre il pregiudizio, che \u00e8 quello che spesso fa associare la disabilit\u00e0 fisica con il ritardo mentale: c&#8217;\u00e8 un danno motorio o sensoriale e quindi \u00e8 tutto danneggiato&#8221;.<\/strong><br \/>\nEsistono o possono crearsi dei rimedi ad una situazione di questo genere? &#8220;Questo tema &#8211; sostiene il prof. Ricci Bitti &#8211; pu\u00f2 essere affrontato e uno dei modi migliori per farlo \u00e8 sempre quello dell&#8217;informazione, anche se non \u00e8 sufficiente: l&#8217;informazione agisce sul livello dell&#8217;atteggiamento, del pregiudizio, ma questi hanno anche altri livelli, che sono emotivi, comportamentali, su cui l&#8217;informazione pura e semplice non ottiene grandi effetti. Effetti su questi livelli si ottengono con le esperienze concrete&#8221;.<br \/>\nA proposito di esperienze concrete il dott. Porcu ci ha confermato che la presenza di uno studente handicappato in un suo seminario \u00e8 stata &#8220;un bagno di realt\u00e0&#8221;. &#8220;La presenza di un handicappato durante un seminario sulle politiche sociali fu l&#8217;irruzione dei problemi reali dentro il seminario e quindi ci costrinse proprio ad una concretezza molto maggiore diquella che probabilmente ci sarebbe stata senza la sua presenza. Ci\u00f2 dimostra ancora una volta che ogni studente handicappato o non handicappato ha in s\u00e9 un patrimonio culturale. Tale patrimonio culturale, secondo il dott. Porcu pu\u00f2 essere recepito e sfruttato dall&#8217;Universit\u00e0 in quanto &#8220;nell&#8217;ambito universitario le barriere culturali sono abbastanza aggredibili. (&#8230;)<br \/>\n<strong> Per altri ambiti, diciamo di vita quotidiana, sono portato ad essere molto meno ottimista perch\u00e9 mi sembra che proprio il mutamento culturale di questi ultimi anni vada in direzione del tutto opposta rispetto a quella che pu\u00f2 consentire l&#8217;integrazione del portatore di handicap. La stessa espiosione della cultura del corpo degli ultimi 10 anni, l&#8217;individualismo spinto, il narcisismo dilagante sicuramente non sono compatibili con una socializzazione, una integrazione del portatore di handicap&#8221;.<\/strong><br \/>\nNoi concordiamo pienamente con questa analisi che riguarda l&#8217;ambito della vita quotidiana, ma ci chiediamo se questa cultura non ha influenzato in qualche modo anche la stessa Universit\u00e0 che invece secondo il dott. Porcu ne sarebbe rimastaindenne. Il discorso che le barriere culturali dovrebbero essere pi\u00f9 fragili in ambito universitario vale soprattutto per quelle facolt\u00e0 in cui la presenza di studenti handicappati \u00e8 stata maggiore e forse non a caso sono quelle di Lettere e Scienze Politiche, mentre non ci sentiamo di estendere questa considerazione anche ad altre facolt\u00e0 che finora o non hanno mai sperimentatola presenza di studenti handicappati oppure hanno avuto presenze molto sporadiche. Proprio le facolt\u00e0 in cui esiste l&#8217;immagine dello studente un po&#8217; pi\u00f9 &#8220;scalcagnato&#8221; sono quelle in cui anche gli studenti handicappati hanno trovato pi\u00f9 possibilit\u00e0 di integrazione mentre laddove esistono modelli di studente &#8220;perfetto&#8221; non c&#8217;\u00e8 neanche questa disponibilit\u00e0 alla loro accoglienza.<br \/>\n<strong>E ALLORA?<br \/>\n<\/strong><br \/>\nA quali considerazioni finali possiamo giungere dopo questa ampia analisi dellevarie situazioni nelle diverse facolt\u00e0? La facolt\u00e0 di Medicina non parla dihandicap se non dal punto di vista patologico; il corso di laurea in Pedagogiadelega ad un unico docente quasi tutto il lavoro sull&#8217;handicap; il Dipartimentodi Sociologia non si occupa del discorso handicap nemmeno con la Sociologia sanitaria; il Dipartimento di Psicologia non collabora con le facolt\u00e0 universitarie relativamente ai problemiche l&#8217;iscrizione di uno studente handicappato provoca all&#8217;interno di una facolt\u00e0. <strong>Quindi la nostra domanda &#8220;qual&#8217;\u00e8 l&#8217;immagine che l&#8217;Universit\u00e0offre dell&#8217;handicap&#8221; \u00e8 rimasta senza risposta. L&#8217;Universit\u00e0 nel suo insieme escludendo la felicissima isola rappresentata dal dipartimento di Scienze dell&#8217;educazione non produce, nemmeno nelle facolt\u00e0 che possono essere interessate a questo discorso, una cultura dell&#8217;handicap. Resta un discorso per pochi specialisti e attuato in termini puramente scientifici.<\/strong> Quello che invece vorremmo diventasse un dato acquisito \u00e8 che l&#8217;handicap non riguarda solo gli addetti al settore o chi lo vive personalmente, ma la persona handicappata \u00e8 portavoce di un patrimonio culturale che non deve essere perso perch\u00e9 interessa ogni uomo. Ma \u00e8 proprio a questo punto che i limiti culturali evidenziati dal nostro lavoro emergono pi\u00f9 rilevanti: alla persona handicappata, come agli altri esponenti delle categorie deprivilegiate, vengono assicurati i mezzi per esprimere il proprio patrimonio culturale?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019 Universit\u00e0 dovrebbe essere il luogo in cui vengono elaborati concetti che<br \/>\ndiventano patrimonio comune prima degli studenti e in un secondo momento<br \/>\ndell&#8217;intera societ\u00e0. Per intenderci lo studente che frequenti le lezioni all&#8217;Universit\u00e0<br \/>\nnon dovrebbe apprendere soltanto delle nozioni ma usufruire di quelli che sono i<br \/>\nrisultati del lavoro di ricerca dei docenti nell&#8217;ambito delle loro materie o<br \/>\nanche dei risultati della ricerca fatta al di fuori dell&#8217;universit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3766],"tags":[3605],"edizioni":[15],"autori":[154],"monografie":[],"editori":[],"luoghi":[],"book":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/391"}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=391"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/391\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6987,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/391\/revisions\/6987"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=391"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=391"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=391"},{"taxonomy":"edizioni","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fedizioni&post=391"},{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fautori&post=391"},{"taxonomy":"monografie","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmonografie&post=391"},{"taxonomy":"editori","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Feditori&post=391"},{"taxonomy":"luoghi","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fluoghi&post=391"},{"taxonomy":"book","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fbook&post=391"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}