{"id":401,"date":"2009-11-04T17:06:07","date_gmt":"2009-11-04T17:06:07","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=401"},"modified":"2026-04-20T11:19:50","modified_gmt":"2026-04-20T09:19:50","slug":"doctor-h","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=401","title":{"rendered":"22. Doctor H"},"content":{"rendered":"<p>di Stefano Toschi (a cura di Maurizio Serra)<\/p>\n<p>Come potrebbe essere, pi\u00f9 in concreto, il vissuto degli handicappati all&#8217;interno dell&#8217;Universit\u00e0? Quale i suo rapporto con le strutture, i compagni, i professori. Stefano Toschi racconta la sua esperienza.<!--break--><\/p>\n<p>Sono Stefano, dottore in Filosofia, laureato dal 19 marzo 1987, handicappato grave in una citt\u00e0 che si vanta d&#8217;essere all&#8217;avanguardia per quello che riguardi l&#8217;handicap e che sotto certi aspetti lo \u00e8. Il mio ambiente familiare mi ha indirizzato fin da piccolo a considerare importante l&#8217;aspetto intellettuale della mia personalit\u00e0 vista anche la gravit\u00e0 del mio handicap che non mi permette nemmeno di poter sfogliare autonomamente le pagine dei libri, per cui terminati gli studi liceali mi sono iscritto all&#8217;Universit\u00e0 nell&#8217;ormai lontano 1980. Nella scelta del corso di laurea influirono motivi contingenti come il fatto che alcuni amici avevano optato per il corse di laurea in Filosofia, mentre io avrei preferito quello in Storia. Quindi, per ragioni tecniche come accompagnamento e spostamenti da una lezione all&#8217;altra, fui quasi costretto a scegliere Filosofia. Una decisione di cui ora sono molto felice, ma che allora mi faceva un po&#8217; paura.<br \/>\nUna volta deciso l&#8217;indirizzo degli studi \u00e8 iniziato il confronto con le difficolt\u00e0 tecniche ed oggettive che ostacolavano la mia lebera frequenza allelezioni. Per es. ho dovuto cambiare il piano di studi del 1\u00b0 anno perch\u00e9 le lezioni di Letteratura Italiana si tenevano in un&#8217;aula inagibile per portatori di handicap a causa delle barriere architettoniche. Cos\u00ec per un gradino in pi\u00f9 o per un ascensore in meno ho dovuto cancellare l&#8217;esame di Letteratura Italiana dal mio curriculumdi studi.<br \/>\nIl primo anno io ed Andrea Tinti, un amico e collega sia nell&#8217;handicap che negli studi, seguivamo insieme le stesse lezioni dato che cos\u00ec era pi\u00f9 comodo spostarci da un posto all&#8217;altro essendo accompagnati dalle stesse persone,mentre, verso la fine dei nostri studi, quando ormai avevamo preso confidenzacon il mondo universitario seguivamo ognuno le lezioni che ci interessavanomaggiormente essendo riusciti a far combinare gli orari delle nostre lezioni conquelli di alcuni nostri amici disponibili ad accompagnarci all&#8217;Universit\u00e0.Inizialmente credevo che per sostenere un esame fosse necessario frequentare lelezioni mentre poi ho capito che il meccanismo era diverso: bastava accordarsi col professore sul programma da portare per sostenere l&#8217;esame e quindi ci si rivedeva il giorno dell&#8217;esame. Questo discorso per\u00f2 \u00e8 valido solo per le facolt\u00e0 umanistiche, dato che nelle facolt\u00e0 scientifiche la frequenza al lelezioni \u00e8 quasi sempre fondamentale per potere sostenere gli esami. All&#8217;inizio, quando lo studente \u00e8 una delle tante matricole, ad usare questi accorgimenti non ci si pensa nemmeno ma poi tutto ci\u00f2 diventa naturale, si entra in confidenza con qualche professore, magari quello con cui si sosterr\u00e0 la tesi, eallora qualche barriera si assottiglia e le difficolt\u00e0 diminuiscono. L&#8217;esempio di un altro studente handicappato grave che prima di noi si era iscritto all&#8217;Universit\u00e0, Luca Pieri, per me \u00e8 stato molto importante, dato che se ci riusciva lui a superare le molteplici difficolt\u00e0 dell&#8217;esperienza universitaria perch\u00e9 non dovevamo farcela noi?<br \/>\nUn altro dei problemi che ho dovuto affrontare \u00e8 collegato direttamente al mio handicap: ossia le mie difficolt\u00e0 fonetiche. Se queste difficolt\u00e0 non si presentavano particolarmente durante le lezioni, ecco che il problema si ripresentava puntuale ad ogni esame.<br \/>\nInfatti ho sempre avuto bisogno di una persona che amplificasse le risposte che fornivo ai professori durante gli esami affinch\u00e8 risultassero pi\u00f9 comprensibili.<br \/>\nQuesto mi ha creato qualche problema perch\u00e9 questa sorta di interprete \u00e8 una persona diversa da me e quindi non pu\u00f2 essere semplicemente una macchina che ripete ad alta voce anche si sforza di fare solo questo.<br \/>\nDurante il primo esame che ho sostenuto, una domanda a cui avevo risposto correttamente ma che non era stata riportata esattamente dal mio amplificatore\/interprete, mi \u00e8 stata rifatta dal professore e io non sapevo cosa dire perch\u00e9 la persona che fungeva da interprete non aveva riportato la mia giusta espressione. Qundo il professore ha dato egli stesso la risposta che in precedenza, non compreso, avevo gi\u00e0 dato non ho potuto dire altro che: &#8220;Ma io l&#8217;avevo gi\u00e0 detto&#8221;. Inoltre questa necessit\u00e0 mi ha creato qualche problema a livello istituzionale perch\u00e9 non era prevista questa figura in sede d&#8217;esame e il preside della Facolt\u00e0 di Filosofia ha dovuto emanare una disposizione per regolamentare questa procedura, disponendo che la figura dell'&#8221;interprete&#8221; non dovesse fare o aver fatto lo stesso corso di laurea dello studente di cui amplificava la voce.<\/p>\n<p><strong>Rapporto con i professori<\/strong><br \/>\n<b><\/b>Sia a lezione che all&#8217;esame il rapporto con i professori \u00e8 particolare, mentre, come ho gi\u00e0 detto prima \u00e8 importante cercare di appianare le difficolt\u00e0, almeno con alcuni. Direi che la prima reazione dei professori \u00e8 stata di meraviglia, dato che non s\u00ec aspettavano che delle persone come io ed Andrea potessero e volessero seguire le loro lezioni ed affrontare i loro esami. Per quello che riguarda le lezioni, non potendo prendere appunti scritti ho acquistato un registratore, e questo ha creato molto imbarazzo in alcuni professori, a tal punto che una professo-ressa non ha voluto saperne della registrazione e questo dimostra il fatto che essere progressisti a parole e un conto, ma avere coraggio nelle azioni quotidiane \u00e8 un altro paio di maniche. Da questo fatto ho capito che i professori pi\u00f9 aperti, da questo punto di vista, sono quelli pi\u00f9 esperti poich\u00e9 hanno una gran padronanza della materia, ed essendo abituati a conferenze ed a scrivere libri ed articoli non si preoccupano di un registratore a lezione. Quanto ho detto mette in luce il fatto che i professori non sono abituati ad avere degli studenti handicappati e quindi le loro reazioni sono molto soggettive e variano da momento a momento. Quando per es. avevamo qualche scatto o qualche spasimo, molti ci guardavano con un po&#8217; di paura; evidentemente nessuno gli aveva spiegato che queste situazioni per noi distonici sono abbastanza normali.<\/p>\n<p><b>L&#8217;esame<\/b><br \/>\nEd eccoci a parlare di quello che \u00e8 une dei nodi centrali dell&#8217;esperienza di ur qualsiasi studente universitario: l&#8217;esame. Innanzitutto il rapporto che si riesce ad instaurare a lezione con i professori si riflette anche durante l&#8217;esame; infatti se un professore mi prendeva in considerazione a lezione sicuramente lo avrebbe fatto anche all&#8217;esame, anche se nel mio caso era necessario l&#8217;intervento di una terza persona: ossia l&#8217;interprete\/amplificatore. Gli atteggiamenti che hanno assunto i pr\u00f2fesseri sono stati diversi, quasi a volei confermare che ognuno di loro ha sentito la nostra presenza in modo diverso c&#8217;\u00e8 chi l&#8217;ha presa molto seriamente e chi invece pensava che io fossi l\u00ec solo per passare il tempo e di conseguenza mi trattava con una certa sufficienza facendomi poche domande o non facendomene affatto e scrivendo il voto sul libretto senza valutare la mia preparazione.<br \/>\nQuesta cosa a me personalmente fa molta rabbia perch\u00e9 dopo avere studiato delle settimane a dei mesi ed avere fatto anche dei sacrifici non essere trattato come un qualsiasi altro studente non \u00e8 molto gratificante. \u00c8 successo che un professore mi abbia dato trenta anche se la mia preparazione non era senz&#8217;altro adeguata mentre se avesse usato lo stesso giudizio come per gli altri ragazzi senz&#8217;altro, pi\u00f9 giustamente, mi avrebbe fatto ridare l&#8217;esame. Molti professori non stanno attenti a quello che succede durante l&#8217;esame, e questo \u00e8 vero per qualsiasi studente, handicappato o non handicappato.<br \/>\nAltri invece si preoccupavano nel vedermi sudare durante l&#8217;esame e mi chiedevano se non volessi fermarmi un po&#8217; a riprendere fiato non capendo invece che quando sono concentrato e parlo \u00e8 naturale che sudi, mentre fermarmi \u00e8 negativo perch\u00e9 come qualsiasi altra persona mi deconcentro e perdo il filo del discorso.<br \/>\nAlla distanza di un anno dalla tesi riguardando questa esperienza posso dire che \u00e8 stata positiva sia per le cose buone che ho visto e sia sopratutto perch\u00e9 ho imparato ad affrontare e vincere le difficolt\u00e0 che mi si ponevano di fronte, cio\u00e8 i problemi legati sia al mio handicap specifico sia ad alcuni aspetti umani e tecnici, di cui abbiamo parlato, dell&#8217;Universit\u00e0.<br \/>\nHo scritto queste cose e molte altre ne avrei da scrivere, ma l&#8217;intenzione di questo articolo \u00e8 soprattutto quella di dimostrare che un disabile, fra mille difficolt\u00e0, pu\u00f2 arrivare all&#8217;alloro ed essere Doctor H.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come potrebbe essere, pi\u00f9 in concreto, il vissuto degli handicappati<br \/>\nall&#8217;interno dell&#8217;Universit\u00e0? 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