{"id":4022,"date":"2025-07-28T11:51:50","date_gmt":"2025-07-28T09:51:50","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4022"},"modified":"2025-07-28T11:54:31","modified_gmt":"2025-07-28T09:54:31","slug":"4-le-donne-di-edith","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4022","title":{"rendered":"4. Le donne di Edith"},"content":{"rendered":"<p>di Marion Van Renterghem<\/p>\n<p>Marion Van Renterghem \u00e8 giornalista per \u201cLe Monde\u201d. Si \u00e8 occupata di conoscere e seguire alcune giornate di madri non vedenti che si rivolgono all\u2019Istituto di Puericultura di Parigi, e sono seguite da Edith Thoueille.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Ci sono delle abitudini che resistono a tutto, non c\u2019\u00e8 che dire. Da quando Jacques e Chabba hanno perso la vista, a causa di una retinite pigmentosa, hanno continuato ad accendere le luci. Un piccolo colpo sull\u2019interruttore una volta aperta la porta di casa, entrando in cucina, andando in bagno, e ogni volta non c\u2019\u00e8 dubbio che la rispengano. Quando comincia a farsi sera, accendono l\u2019abat-jour del salone. \u201cSapere di essere al buio, a un orario come questo, ci metterebbe di cattivo umore\u201d, dicono.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Nadia, la loro figlia, spunta correndo nel salone. Suo padre \u00e8 andato a prenderla a scuola. Lei salta subito al collo di sua madre, si mette a fare delle coccole al suo criceto, poi si siede a tavola ed estrae i quaderni di scuola dalla cartella. Sua madre ci tiene a raggiungerla, e in fretta. Perch\u00e9 per Nadia si tratta di un vero rituale fare i compiti con sua madre. \u201c\u00c8 la prima della classe\u201d, dichiara Chabba. Sospiro infastidito di Nadia: \u201cLa seconda, mamma\u201d. Ed eccole faccia a faccia, ciascuna da un lato del tavolo, molto concentrate.<br \/>\n\u201cAllora cosa abbiamo? Hai dei verbi coniugati?\u201d<br \/>\n\u201cS\u00ec, bisogna mettere l\u2019infinito\u201d.<br \/>\n\u201cAllora, mi dici la frase?\u201d<br \/>\n\u201cAspetta mamma, scrivo e poi ti dico. Ecco: \u2018Egli riflette\u2019, verbo infinito riflettere\u201d<br \/>\n\u201cS\u00ec, esatto\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Quando sar\u00e0 grande, Nadia difender\u00e0 le cause delle persone cieche. Cosa inventer\u00e0 per semplificare loro la vita? Nadia esita. \u201cChe l\u2019autista dell\u2019autobus annunci le stazioni. E anche, quando si va a far la spesa, che le persone siano pi\u00f9 gentili\u201d. Chabba sorride dolcemente. Non far pesare la loro situazione di deficit visivo sulla loro figlia \u00e8 la preoccupazione costante di Jacques e Chabba.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Contro tutto e tutti hanno avuto una figlia. Contro il parere della famiglia di Jacques, non intenerita da una giovane e bella donna che per\u00f2 accumulava dispiaceri: era al contempo disabile e algerina. Contro le loro innumerevoli apprensioni. Alla fine hanno avuto un bambino come migliaia di altre persone cieche (sono circa 60.000 in Francia, e oltre un milione le persone ipovedenti, ma il numero delle madri \u00e8 impossibile da stabilire).<br \/>\nPrima della nascita, le madri cieche sono inquiete e disarmate, come l\u2019era Chabba. Sapranno fare il bagno al beb\u00e9 senza annegarlo? Trasportarlo senza farlo cadere? Dare le medicine senza sbagliare le dosi? Dargli il biberon senza affogarlo? Portarlo al parco senza che scappi?<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Alla fine si sono scambiate un passaparola: \u201cVai all\u2019Istituto di Puericultura di Parigi, l\u00e0 c\u2019\u00e8 una donna che pensa a noi\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Queste donne, avendo paura di sbagliare, non sanno di sapere fare le cose. E invece sanno. E guardano. Sanno riconoscere il loro figlio tra mille.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>\u201c\u00c8 difficile da spiegare \u2013 dice Delphine \u2013 ma io vedo bene quando lui gira lo sguardo verso di me\u201d. Delphine ha avuto tre figli. Quando vanno insieme al museo, \u201cloro mi raccontano i quadri, io li commento. Le loro descrizioni sono molto precise\u201d. Su questo fatto, Edith Thoueille, ha imbastito una piccola teoria personale, non scientifica. I figli di madri cieche verbalizzano meglio e prima. Sono bambini che imparano prima a sbrigarsela da soli, probabilmente perch\u00e9 le madri, non vedendo gli sforzi che fanno ad esempio per afferrare un oggetto, non accorrono subito in loro aiuto.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Al tempo stesso questa pu\u00f2 essere un\u2019arma a doppio taglio. La piccola Clara ha imparato infatti ad appena tre anni che pu\u00f2 commettere qualche marachella restando invisibile. \u201cQuando le chiedo cosa sta facendo, e lei mi risponde \u2018Non lo so\u2019, posso essere certa che sta facendo qualcosa di proibito\u201d, racconta Anne, sua madre. \u201cL\u2019altro giorno ha dipinto il cane\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Ora se ne sta in silenzio, io la vedo bene, sta cercando di vuotare il sacchetto di crocchette e darle al cane, il quale trova un evidente interesse a non dare l\u2019allarme. Anne guarda sua figlia, le sopraciglia corrugate.<br \/>\n\u201cCosa fai Clara?\u201d<br \/>\n\u201cNon lo so\u201d.<br \/>\n\u201cLo sai che non bisogna dare le crocchette a Jodie?\u201d<br \/>\n\u201cS\u00ec, lo so\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Siamo andati a prendere Clara a scuola. Si \u00e8 precipitata verso sua madre con la sua aria birichina. \u201cMamma, guarda!\u201d, ha detto senza aspettare, mettendo intanto un sacchetto in mano a sua madre e spiegandole il contenuto.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Le mamme cieche raccontano tutte la stessa cosa: ancora prima di comprendere che esse non vedono, i loro figli compensano in modo istintivo il loro handicap. Si avvicinano alla bocca il cucchiaio che esse tendono nel vuoto in maniera imprecisa. Per loro, \u201cfar vedere\u201d significa mettere in mano, fare toccare. E non hanno bisogno di diventare grandi per sapere che questi gesti, riservati alle loro madri non vedenti, sono inutili con le persone vedenti.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>In un piccolo appartamento di Belleville, Najat racconta la sua storia. Per terra, M\u00e9lodie fa dei versetti. Ang\u00e9lique, la figlia maggiore, \u00e8 a scuola. Najat ha perso la vista quando era piccolissima. Dice che \u00e8 una fortuna non avere la nostalgia di visioni che comunque non si hanno. Ha 41 anni, e le piace vestire in maniera appariscente. Non le piace ascoltare i consigli o i rimproveri di sua figlia (\u201cSei brutta cos\u00ec, mamma\u201d), e ha delle idee tutte sue sulle forme e sui colori. \u201cIn questo momento, vai a sapere il perch\u00e9, non sopporto il blu cielo\u201d. A Casablanca, dove \u00e8 nata, la sua famiglia non le ha mai perdonato di essere donna, e di essere cieca. Sua madre sognava che la Francia fosse un paradiso dove nessuno era malato n\u00e9 disabile. Quando la famiglia \u00e8 migrata in Francia, Najat era la loro vergogna e la tenevano nascosta. \u00c8 stata un\u2019assistente sociale che ha obbligato i suoi genitori a mandarla a scuola, lei aveva gi\u00e0 quasi 12 anni. \u201cAng\u00e9lique e M\u00e9lodie mi hanno riconciliato con la societ\u00e0. Le persone del quartiere sono gentilissime con me, grazie a loro. Anche la mia famiglia mi chiama ora per chiedermi dei consigli. Senza le mie figlie sarei rimasta trasparente\u201d. Unico cruccio, espresso timidamente, cos\u00ec, <i>en passant<\/i>: \u201cIl primo sorriso di mia figlia, \u00e8 l\u2019assistente sociale che l\u2019ha visto. Lei sorrideva e non ero io che la vedevo. Si pu\u00f2 anche dire che si fa l\u2019abitudine a tutto, ma non \u00e8 vero\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>(traduzione a cura di Valeria Alpi)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marion Van Renterghem Marion Van Renterghem \u00e8 giornalista per \u201cLe Monde\u201d. Si \u00e8 occupata di conoscere e seguire alcune giornate di madri non vedenti che si rivolgono all\u2019Istituto di Puericultura di Parigi, e sono seguite da Edith Thoueille. Ci sono delle abitudini che resistono a tutto, non c\u2019\u00e8 che dire. 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