{"id":403,"date":"2009-11-04T17:06:08","date_gmt":"2009-11-04T17:06:08","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=403"},"modified":"2026-04-20T12:38:30","modified_gmt":"2026-04-20T10:38:30","slug":"handicap-religione-e-alienazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=403","title":{"rendered":"6. Handicap, religione e alienazione"},"content":{"rendered":"<p>di Andrea Pancaldi<\/p>\n<p>La mistica della sofferenza credo trovi nell&#8217;handicap uno dei suoi terreni pi\u00f9 favorevoli e questo porta in molti casi a una visione mistificante e alienante dell&#8217;esperienza religiosa. Le radici<!--break--> di questo, credo siano molto profonde evadano ben al di l\u00e0 del pietismo da beghina di parrocchia o del solito &#8220;offri la tua sofferenza al Signore&#8221;.<br \/>\nNon ho mai organizzato questi argomenti e mi accorgo di come sarebbero preziosi certi strumenti culturali, ma mi piace correre dietro ai flash che mi vengono in mente, anche perch\u00e9 mi sembra di vedere un filo comune fra tante realt\u00e0 odierne e la storia, recente e lontana. Streghe al rogo, Rupe Tarpea, i &#8220;pazzi&#8221; della Grecia classica, gli storpi davanti alle chiese dell&#8217;Assisi di San Francesco, le folle di Lourdes, molte interpretazioni di passi del vangelo, forse anche Pinocchio, animano questi paesaggi dove il divino e il diverso si incrociano ripetutamente nel male e nel bene.<br \/>\nL&#8217;alienazione, se la si pu\u00f2 ricollegare agli esempi citati, va quindi cercata e capita certamente anche nei saggi, ma anche nella storia di ognuno di noi, nelle nostre buchette della posta, nelle interrogazioni alla &#8220;dottrina&#8221;, nelle processioni che non guardavamo perch\u00e9 calamitati dalle bancarelle dei giocattoli, nelle, per me, mitiche &#8220;orfanelle&#8221; che non riuscivo mai a vedere andando su per San Luca a Bologna con mio nonno. Mi sembra che uno dei possibili fili che legano questi esempi sia quello che queste persone erano essenzialmente de1 &#8220;tramiti&#8221;, delle occasioni di incontro ravvicinato col divino. Bruciare la strega era bruciare il male nella sua incarnazione fisica, era bruciare il non-dio che \u00e8 altrettanto necessario del dio per spiegare la presenza del divino; analogo discorso, anche se con caratteristiche diverse, si pu\u00f2 forse fare per gli esorcismi<br \/>\nGli storpi di Assisi erano necessari perch\u00e9 Dio potesse vedere la carit\u00e0 dei ricchi, e se la carit\u00e0 la facevano davanti a casa sua certamente l&#8217;avrebbe vista meglio. Anche gli zoppi e i ciechi del vangelo possono essere letti inchiave di tramite, se il miracolo \u00e8 letto come dimostrazione di una potenza esterna al miracolato.<br \/>\nE anche Pinocchio \u00e8 il tramite per i bambini per capire che tra le pressioni del diavolo (il lupo e la volpe, mangiafuoco) e del divino (fatina) \u00e8 bene scegliere le ultime. Per quanto riguarda Pinocchio, oltre alla vasta letteratura esistente, \u00e8 interessante leggere la parte de &#8220;La speranza handicappata&#8221; (C. Padovani, ed. , Guaraldi) in cui si fa accenno all afavola.<br \/>\nEssere diversi equivale spesso ad essere vissuti come dei tramiti: delle presenze demoniache per incutere paura o delle presenze angeliche per redimere e spingere sulla buona strada. Si \u00e8 sempre in vetrina, mai venditori n\u00e9 compratori. E stando in vetrina per i &#8220;sani&#8221; esiste solo il tuo bisogno di aiuto, e il loro dovere, sottolineo dovere, di aiutarti. Nella vetrina c&#8217;\u00e8 la tua sofferenza e il cristiano \u00e8 reduce dalla montagna dovegli \u00e8 stato detto: &#8220;beati coloro che&#8230;&#8221;. Per i sani c&#8217;\u00e8 il tuo essere eterno bambino, e si sa che i bambini &#8220;&#8230; sono creature innocenti&#8221;.<br \/>\nA volte ancora si \u00e8 in vetrina, vestiti di sensi di colpa (degli altri) e allora la punizione divina (la nascita di un figlio handicappato) la si butterebbe volentieri a volte gi\u00f9 dalla finestra.<br \/>\nEcco allora che la dimensione religiosa si riempie di sofferenza e non lascia spazio alla gioia, si riempie di doveri e non lascia spazio alle scelte, si riempie di colpe e non lascia spazio al perdono (nel nostro caso il non percepirsi come autori di un prodotto deteriorato), si riempie di punizioni e non lascia spazio alla comprensione e alla speranza (dove comprensione significa non annullarsi nel figlio venuto male e occuparsi anche di se stessi, e speranza significa non esaurire in quel venuto male tutta l&#8217;ipotesi di vita per quel figlio).<br \/>\nPer chi sta in vetrina come vanno le cose? Storicamente \u00e8 il mondo cristiano che si \u00e8 occupato della sofferenza e quindi, volenti o nolenti, nella vetrina ci si \u00e8 sempre stati. A tanti \u00e8 stato detto di offrire la loro sofferenza al Signore, e quindi qui niente gioia da offrire; ad altri, di salire sui treni di Lourdes e quindi di aspettarsi il miracolo ( = potenza esterna); ad altri, di accettare la sofferenza e pregare quel Dio &#8220;&#8230; che aveva voluto cos\u00ec&#8221; (in un certo senso la causa della propria sofferenza); ad altri, di sublimare se stessi nell&#8217;amore spirituale, che tanto, essendo loro &#8220;cos\u00ec sensibili&#8230;&#8221;, si sarebbero trovati senz&#8217;altro benissimo. Accettare il proprio handicap non significa adattarvisi passivamente e filtrare ogni propria esperienza attraverso il fatalismo, ma strutturare una propria identit\u00e0 di cui anche l&#8217;handicap fa parte e offrirla agli altri in un cammino comune, in cui ognuno veda riconosciuta la propria dignit\u00e0 di persona unica e irripetibile. La diversit\u00e0 \u00e8 un dono del Signore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mistica della sofferenza credo trovi nell&#8217;handicap uno dei suoi terreni pi\u00f9favorevoli e questo porta in molti casi a una visione mistificante e alienantedell&#8217;esperienza religiosa. 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