{"id":404,"date":"2009-11-04T17:06:08","date_gmt":"2009-11-04T17:06:08","guid":{"rendered":"http:\/\/127.0.0.1\/accaparlante4\/?p=404"},"modified":"2026-04-20T11:50:05","modified_gmt":"2026-04-20T09:50:05","slug":"in-questi-20-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=404","title":{"rendered":"13. In questi 20 anni"},"content":{"rendered":"<p>di Alessandro Ancona<\/p>\n<p>Ho fatto molti traslochi e non sono riuscito a ritrovare i dati del &#8217;67\/&#8217;68 di quando, cio\u00e8, ho cominciato la mia attivit\u00e0. Ho fatto a mente un elenco delle strutture. C&#8217;erano: Villa Torchi e Villa<!--break--> Amati per gli insufficienti mentali e per gli handicappati psichici, c&#8217;era Villa Getzemani per i Down; c&#8217;era Villa Serena ancora per handicappati psichici, c&#8217;era Villa Teresa per le paralisi cerebrali, c&#8217;era la scuola speciale del Lazzaretto per i caratteriali, c&#8217;erano due Istituti; a Bologna c&#8217;era un tessuto di istituzioni per l&#8217;intervento neiconfronti dei bambini e dei ragazzi con una serie di problemi. Quindi il punto di partenza, per quello di cui io posso essere testimone, \u00e8 questa rete di istituzioni; il punto di arrivo provvisorio, nel senso che poi la storia continua \u00e8 di scomparsa delle istituzioni speciali, di realizzazione di una politica di inserimento; ci sono dai nidi alla media, nella fascia da 0 a 14 anni circa, 512 bambini e ragazzi inseriti nelle strutture educative a Bologna; ci sono 105 persone nei Centri di formazione speciali, cisono 71 persone assistite nei Centri per gravi. In questi 20 anni ci sono state tante dispute ideologiche e tante cose fatte; \u00e8 abbastanza difficile, secondo me, fare un bilancio, pesando sui due piatti le dispute da un lato e le cose fatte dall&#8217;altro; credo che il filo conduttore significativo, al di l\u00e0 delle diverse posizioni di ciascuno, sia stato quello di aver lavorato per rendere palese una condizione occulta. Credo che in questi 20 anni si sia messo in moto un processo che non ha certamente reso Bologna pi\u00f9 accogliente ma certamente ha messo in moto gli handicappati, le loro famiglie, gli operatori dei servizi sanitari, gli operatori scolastici, quindi una parte dei &#8216;carciofi&#8217;, e tutti gli altri &#8220;carciofi&#8221; che non sono operatori; gli operatori sono una razza particolare di &#8220;carciofo&#8221; forse un pi\u00f9 pungente perch\u00e9 abituata a difendersi. Si \u00e8 messo in moto un processo materiale e culturale che ha implicato e continua ad implicare cambiamenti di condizione, comprese le condizioni materiali, e cambiamenti di mentalit\u00e0.<br \/>\nUn processo non risolvibile soltanto sul piano dei servizi e delle modifiche strutturali, in quanto richiede anche un salto culturale che non si realizza una volta per tutte e che quindi va continuamente riconquistato.<br \/>\nCredo che in questo processo abbia svolto un ruolo fondamentale, come ruolo di protagonista in prima persona, un gruppo di portatori di handicap &#8211; che \u00e8 quello a cui io sono pi\u00f9 affezionato, perch\u00e9 appunto ho questo rapporto personale che dura da 20 anni il cui operato io valuto cos\u00ec rilevante non per ragioni emotive ma perch\u00e9 ritengo che con questo gruppo di handicappati, in cui l&#8217;handicap sostanzialmente consiste in un impedimento fisico, siamo costrettinon a discutere di &#8220;handicap&#8221;, sull&#8217; &#8220;handicap&#8221;, ma a discutere con chi ha l&#8217;handicap. Abbiamo quindi spazi di fuga ideologica molto pi\u00f9 ridotti, molto pi\u00f9 circoscritti, perch\u00e9 in loro \u00e8 pienamente consapevole la coscienza della propria soggettivit\u00e0 come soggettivit\u00e0 normale, e della propria oggettivit\u00e0 come oggettivit\u00e0 diversa.<\/p>\n<p><b>Uno sponsor per l&#8217;handicap<br \/>\n<\/b>Rispetto a tutto questo processo risulta determinante, alla fine, il ruolo del campo culturale: delle correnti culturali, delle tradizioni culturali che caratterizzano la scena su cui operiamo. In questo processo pesano, per un verso, la sensibilit\u00e0, l&#8217;abitudine di tolleranza, la capacit\u00e0 di accettare il diverso e per altro verso, pesa la tendenza, invece, a privilegiare gli aspetti della massa normale e a dare espressione privilegiata, se volete, alle culture del conformismo. \u00c8 un campo che permea le amministrazioni e chi ci opera a diverso titolo, le famiglie, gli operatori e gli stessi handicappati. \u00c8 una articolazione del campo culturale che porta, per esempio, alcuni a sottolineare la socialit\u00e0 dell&#8217;handicap, l&#8217;handicap come fatto sociale; mentre porta altri, invece, ad accentuare il polo della privatezza e quindi a sottolineare come l&#8217;handicap sia un fatto personale, famigliare, lo penso che entrambe le proposizioni siano vere e che entrambe poi possano portare a trabocchetti ideologici per un verso assistenzialistici. Portare all&#8217;estremo la posizione &#8220;l&#8217;handicap \u00e8 un fatto sociale&#8221; pu\u00f2 implicare che competa solo alla societ\u00e0 organizzata in quanto tale a dare risposte, e tutte le risposte e per altro verso a tipo chiusura, iperprotettivit\u00e0, chiusura nella privatezza.<br \/>\nFaccio adesso l&#8217;amministratore: e enuncio quelli che mi sembrano essere, oggi, i problemi pi\u00f9 importanti sul tappeto; sono legato all&#8217;infanzia ed allora vedo di pi\u00f9, per deformazione professionale in questo caso, i problemi delle fasce pi\u00f9 giovani, ma sono pienamente consapevole anche dei problemi delle fasce pi\u00f9 mature d&#8217;et\u00e0. Nel settore dell&#8217;infanzia credo che la questione cruciale, oggi, sia quella di mantenere l&#8217;opzione della integrazione scolastica, dando strumenti di professionalit\u00e0, di esperienza professionale, pi\u00f9 adeguati, di fronte ad attacchi che passano attraverso l&#8217;economicismo della critica allo stato sociale ed attraverso ritorni di ordine culturale che, magari privilegiando aspetti di tecnologie della rieducazione svalutano la rilevanza della socializzazione.<br \/>\nLa seconda questione cruciale \u00e8, credo, quella di garantire degli standard di prestazione tecnologica, adeguati al livello di sviluppo delle conoscenze tecnologiche, attraverso l&#8217;organizzazione dell&#8217;Ausilioteca: \u00e8 un obiettivo ambizioso che, tra l&#8217;altro, vede come partners dell&#8217;ipotesi l&#8217;AIAS e il Presidio Multizionale della USI 27.<br \/>\nTerzo nodo, \u00e8 quello di riuscire a superare un&#8217;ottica che si illuda dirisolvere assistenzialisticamente tutte le questioni di &#8220;offerta di opportunit\u00e0&#8221;. \u00c8 frase circonvoluta che, vorrei tradurre in termini molto semplici: io penso che dobbiamo perseguire, associazioni ed amministrazioni, una politica che riesca a coinvolgere tutte le forze della societ\u00e0, comprese quelle economiche, nel problema di fornire maggiori opportunit\u00e0 a chi ha limitazioni. Dobbiamo quindi riuscire a costruire, secondo me \u00e8 un problema politico, un sistema misto di offerta di opportunit\u00e0; vale, per esempio, per l&#8217;ambito della fruizione culturale in genere; non vedo perch\u00e9 anche in questo settore non si debbano incalzare forze economiche per sponsorizzare una serie di iniziative. Pongo una ultima questione che mi sembra la pi\u00f9 importante: quella di riuscire a mantenere in piedi un sistema che valorizzi le capacit\u00e0 di produrre. Questo \u00e8 un discorso che nel settore dell&#8217;handicap vale in pi\u00f9 ambiti; cito tre esperienze di cooperazione produttiva: quella che porta avanti l&#8217;Anffas, per esempio &#8220;Azzurroprato&#8221;; e quelle che si sono realizzate in questi anni, con ottimi risultati anche se poco conosciuti, da parte di ex degenti dell&#8217;ospedale psichiatrico, presso l&#8217;Area autogestita e nel Laboratoriodi Tessitura della Area autogestita. Infine, esperienze di produzione culturale di altissimo livello come nel caso della Biblioteca Tamarri-Fortini, che si sono dimostrate in grado di produrre cultura, di produrre strumenti di comunicazione; cosa che magari 20 anni fa, n\u00e9 io n\u00e9 altri avremmo pensato possibili.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho fatto molti traslochi e non sono riuscito a ritrovare i dati del &#8217;67\/&#8217;68 diquando, cio\u00e8, ho cominciato la mia attivit\u00e0. Ho fatto a mente un elenco dellestrutture. 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