{"id":4050,"date":"2025-07-28T12:51:26","date_gmt":"2025-07-28T10:51:26","guid":{"rendered":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4050"},"modified":"2025-07-28T12:51:26","modified_gmt":"2025-07-28T10:51:26","slug":"17-i-ritratti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.accaparlante.it\/?p=4050","title":{"rendered":"17. I ritratti"},"content":{"rendered":"<p><b>Mai libero: Blind Tom (1849-1909)<br \/>\n<\/b>Dopo la guerra civile che segn\u00f2 la fine della schiavit\u00f9 per pi\u00f9 di quattro milioni di uomini e donne di colore, sul palcoscenico, se le donne nere erano protagoniste della musica vocale, gli uomini regnavano invece come strumentisti.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Il pi\u00f9 celebre fra i primi pianisti fu Thomas Green Bethune (1849-1909), meglio conosciuto come \u201cBlind Tom\u201d. Nato cieco e schiavo a Columbus, in Georgia, mostr\u00f2 un\u2019attitudine precoce per la musica e il suo padrone James M. Bethune gli concesse, gi\u00e0 da bambino, libero accesso al pianoforte. Dopo che Tom ebbe sviluppato le sue capacit\u00e0 fino a poter suonare a orecchio ogni pezzo che sentiva, la signora Bethune e le figlie gli dettero lezioni informali, permettendogli di ascoltare la musica e di costruirsi un repertorio.<br \/>\nI Bethune cominciarono a esibire il talento di Tom in circoli privati quando aveva cinque o sei anni; nell\u2019ottobre del 1857 Tom fece il suo debutto alla Temperance Hall di Columbus. Per i tre anni seguenti, James Bethune mise Tom al servizio di Perry Oliver, un coltivatore della Georgia, che port\u00f2 il bambino prodigio cieco in tour sia al Nord che al Sud. Tom avrebbe dovuto essere liberato nel 1863, quando l\u2019Emancipazione affranc\u00f2 gli schiavi negli stati che si erano separati dall\u2019Unione, ma i Bethune mantennero il controllo su di lui durante l\u2019intero arco della sua vita: inizialmente attraverso un vincolo fiduciario (1864) e poi con contratti inattaccabili.<br \/>\nDopo la morte di James Bethune nel 1863 suo figlio John si assunse la tutela di Tom, e dopo la morte di John, la vedova e il suo secondo marito, Albert Lerch\u00e9, ne diventarono i manager-proprietari.<br \/>\nDurante i suoi quasi trent\u2019anni di carriera, Blind Tom si esib\u00ec negli Stati Uniti, in Europa e in America Latina. I suoi manager assunsero maestri di musica e professionisti che lo aiutarono a incrementare il suo repertorio.<br \/>\nSi narra che Blind Tom potesse suonare quasi settemila brani a richiesta, e gli si attribuisce la composizione di pi\u00f9 di cento pezzi. I suoi recital consistevano tipicamente in otto parti, ognuna con un titolo, per esempio: Selezioni classiche, Assoli di pianoforte, Fantasie e capricci, Marce, Imitazioni, Musica descrittiva, Canzoni e Selezioni da salotto. Il pubblico riceveva una lista dei pezzi del suo repertorio e poteva scegliere quelli che gradiva ascoltare.<br \/>\nOvunque suonasse, il suo talento e la sua straordinaria memoria venivano sottoposti a prove rigorose. Nel 1866 fece il suo debutto europeo a Londra, e da quel momento inizi\u00f2 a ricevere lettere di ammirazione per il suo genio da musicisti affermati. Alla fine dell\u2019Ottocento c\u2019erano pochi posti dove Blind Tom non avesse suonato: era diventato un\u2019istituzione americana.<br \/>\nDa: Eileen Southern, La musica dei neri americani. Dai canti degli schiavi ai Public Enemy, Milano, Il Saggiatore, 2007, pp. 254-55<b><\/b><\/p>\n<p><b>Il bluesman texano: Blind Willie Johnson (1902?-1950?)<br \/>\n<\/b>Blind Willie Johnson, bluesman texano virtuoso del \u201cbottleneck\u201d o chitarra slide, nacque a Marlin, Texas, intorno al 1902 e divent\u00f2 cieco all\u2019et\u00e0 di sette anni. Impar\u00f2 a suonare la chitarra da solo e si accompagnava mentre si esibiva alle riunioni della Associazione Battista e nelle chiese vicino Hearne, nel Texas. All\u2019et\u00e0 di 25 anni spos\u00f2 una giovane cantante di nome Angelina, sorella del chitarrista blues L. C. \u201cGood Rockin\u2019\u201d Robinson (1915\u201376). Angelina accompagn\u00f2 Johnson in alcune delle sue registrazioni per la Columbia Records tra il 1927 e il 1930.<br \/>\nBlind Willie fece il suo debutto professionale come artista Gospel; era noto presso i suoi fans come artista \u201ccapace di eseguire canzoni religiose come se fossero blues\u201d e di dotare le sue canzoni profane di \u201csentimento religioso\u201d. La voce unica di Johnson e le composizioni originali influenzarono i musicisti di tutto il Sud, specialmente i bluesmen texani. Egli cantava con voce rauca, e suonava la chitarra con la tecnica del \u201cbottleneck\u201d con forza da mancino, accuratezza e agilit\u00e0. La sua voce era cos\u00ec potente che si dice che una volta fu arrestato per aver incitato a uno sciopero semplicemente stando in piedi di fronte agli uffici doganali di New Orleans cantando If I Had My Way I\u2019d Tear This Building Down, una botta e risposta cantata che stimol\u00f2 un grande entusiasmo di pubblico.<br \/>\nLa carriera come celebrit\u00e0 di Johnson fin\u00ec con la Grande Depressione, dopo la quale egli continu\u00f2 a esibirsi come artista di strada ma non incise pi\u00f9 nulla. Mor\u00ec a Beaumont intorno al 1950. Si lasci\u00f2 dietro un\u2019eredit\u00e0 di capolavori musicali, alcuni dei quali sono stati registrati dalla Yazoo Records. Le sue canzoni, tra cui The Soul of a Man e Dark Was The Night &#8211; Cold was the Ground alla fine sono diventate dei classici che hanno dato un considerevole contributo al gospel-blues.<br \/>\nDa: <a href=\"http:\/\/www.bluesandblues.it\">www.bluesandblues.it<\/a><\/p>\n<p><b><i>Disbanded<\/i><\/b><b>: Louis Hardin \u201cMoondg\u201d (1916-1999)<br \/>\n<\/b>Louis Hardin era un singolare personaggio della New York bohemienne degli anni \u201950.<br \/>\nSi faceva chiamare Moondog (\u201ccane lunare\u201d) e ha percorso instancabile per oltre vent\u2019anni i marciapiedi di New York tra la Sixth Avenue e la Cinquantaduesima Strada paludato in una strabiliante, inconfondibile tenuta da vikingo completa di elmo cornuto, lancia e mantello, modulando le sue composizioni musicali con strumenti di fortuna e distribuendo poesie su volantini ciclostilati.<br \/>\nNato nel 1916 a Marysville, nel Kansas, figlio di un predicatore episcopale, cresciuto in Wyoming, inizi\u00f2 a suonare percussioni con le trib\u00f9 pellerossa del luogo.<br \/>\nCieco dall\u2019adolescenza a causa di un incidente, Moondog frequent\u00f2 la Iowa School For The Blind, dove studi\u00f2 composizione, piano, violino e batteria, e poi la Missouri School for the Blind (St. Louis), dove impar\u00f2 a comporre in Braille. Nel 1943 arriv\u00f2 a New York, dove fece conoscenze importanti ma visse la vita di musicista di strada.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Intanto componeva quartetti per archi, sinfonie e opere, ma soprattutto decine e decine di brevi vignette strumentali senza senso, documentate su dischi oggi introvabili. Lasci\u00f2 traccia pi\u00f9 consistente della sua folle musica di strada sull\u2019album Moondog (Prestige, 1956). Arrangiando per piccoli ensemble, rumori naturali e voci saltuarie, l\u2019umile Moondog coni\u00f2 un genere musicale in anticipo sui tempi. Esemplari di quest\u2019arte di \u201ccut up\u201d, di musica da camera, di danze esotiche, di filastrocche nonsense e di improvvisazioni pseudo-jazz sono i quintetti \u201cecologici\u201d (Tree Trail con versi d\u2019uccello, Frog Bog con versi di rana) e ancor pi\u00f9 la Surf Session, un quartetto classicheggiante condotto al ritmo incalzante di una danza orientale e con l\u2019accompagnamento delle onde marine. Poi Moondog tacque per sette anni, ma le composizioni di questi anni, di spessore sinfonico, vennero finalmente raccolte su Moondog (Columbia 7335, 1969) e su Moondog II Nonostante l\u2019umilt\u00e0 di mezzi e di intenti, l\u2019arte di questo eccentrico autodidatta precorse tanto la world music (danze orientali, ritmi cubani) quanto la musica concreta (suoni della natura) senza mai abbandonare una certa aulicit\u00e0, quel voler essere musica \u201cclassica\u201d a tutti i costi. La grandezza di Moondog sta quindi soprattutto nell\u2019aver saputo conferire dignit\u00e0 musicale a ogni possibile rumore, dal fischietto di un poliziotto al verso di una rana, dal dialogo di due persone alla cantilena di una bambina, dal jazz delle big band ai concerti di Bach, e nel rivalutare la purezza e la semplicit\u00e0 delle emozioni. Moondog \u00e8 morto l\u20198 settembre 1999 di arresto cardiaco all\u2019et\u00e0 di 83 anni in Germania.<\/p>\n<p><b>La volont\u00e0 di aprire gli occhi: Ray Charles (1930-2004)<br \/>\n<\/b>Il glaucoma, nonostante si tratti di una patologia comune e spesso curabile, \u00e8 responsabile della cecit\u00e0 di circa 7 milioni di persone (12.3% dei casi di cecit\u00e0)<b> <\/b>concentrate prevalentemente nel Sud del Mondo. Purtroppo in questi paesi, povert\u00e0 e assenza di servizi sono problemi endemici, e la prevenzione e la cura delle malattie che conducono alla cecit\u00e0 non sono un fatto scontato, cos\u00ec come non lo erano negli anni \u201930 della Georgia segregazionista, dove nacque, si ammal\u00f2 e divent\u00f2 cieco Ray Charles.<br \/>\nEd \u00e8 proprio una delle frasi di quest\u2019ultimo che ci fa capire la portata di una malattia del genere: \u201cQuando sono uscito da quella porta ho camminato da solo nel buio\u201d\u2026<br \/>\nQueste parole racchiudono, infatti, il senso di una vita trascorsa sotto le luci della ribalta, ma da uomo solo, nella solitudine del buio causato dalla cecit\u00e0 che, se fosse stata curata in tempo, sarebbe stata evitabile.<br \/>\nL\u2019intensa storia di un uomo dalla vita sfortunata, segnata dalla cecit\u00e0 e dall\u2019uso delle droghe, ma che anche grazie alla forza della madre, donna povera, ma piena di dignit\u00e0 e di coraggio, fu spinto a combattere e a non arrendersi dinanzi alla sua disabilit\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Ray impara quindi il linguaggio Braille (con il quale scrisse quasi tutte le sue canzoni), scopr\u00ec la matematica e intu\u00ec la correlazione tra matematica e musica: un vero esempio delle mille potenzialit\u00e0 nascoste in tutte le persone non vedenti e disabili.<br \/>\nLa storia di questo geniale artista \u00e8 anche un messaggio di speranza per quanti, hanno \u201cla volont\u00e0 di aprire gli occhi\u201d e di gridare al mondo che \u201ccieco \u00e8 soltanto colui che chiude i propri occhi agli altri e alla bellezza del mondo\u201d.<br \/>\nOltre che di molte composizioni musicali, si dice che Ray Charles sia l\u2019autore di una famosa battuta sul suo handicap. Durante un\u2019intervista, a un cronista di un noto giornale razzista che gli domandava se il fatto di essere diventato cieco in tenera et\u00e0 gli avesse causato dei complessi di inferiorit\u00e0, rispose: \u201cNon mi lamento, poteva andarmi peggio. Pensi se fossi nato negro!\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\"><br \/>\n<\/span>Il padre gesuita John Powell ha scritto, nella sua raccolta di articoli <i>Stories from my Heart<\/i>, di aver sentito rispondere Ray Charles \u2013 a una persona che gli chiedeva se avrebbe accettato da parte di Dio la restituzione della vista \u2013 che non la avrebbe accettata e che avrebbe preferito rimanere cieco, motivando cos\u00ec la propria scelta: \u201cQuando non si vede, si apprezzano meglio gli altri. A volte la tua vita viene toccata da persone meravigliose, che magari non hanno un aspetto meraviglioso, ma tu sei cieco e non lo sai. Quando mio figlio mi sale in grembo, sento solo che c\u2019\u00e8 qualcuno che mi ama e anch\u2019io lo amo. Se vedessi, potrei vedere lo sporco sui suoi vestiti o sopra le scarpe e forse direi: vai a pulirti prima di salirmi in braccio. Invece, non vedendoci, non lo vedo come pulito o sporco, bianco o nero, ma sento solo quel bambino come 33 chili d\u2019amore\u201d.<br \/>\nDa: <a href=\"http:\/\/www.wikipedia.it\">www.wikipedia.it<\/a><\/p>\n<p><b>Il semplice e profondo ritmo dell\u2019Africa: Mohammed \u201cJimmy\u201d Mohammed (1958-2006)<br \/>\n<\/b>Mohammed \u201cJimmy\u201d Mohammed \u00e8 stato un fenomenale cantante cieco nato ad Addis Abeba in Etiopia. \u00c8 stato sconvolgente quando abbiamo saputo che era morto. Il 17 dicembre 2006. \u00c8 stato sepolto il giorno stesso. La settimana prima della sua morte, Jimmy \u00e8 stato ricoverato in ospedale e i medici aveva riscontrato una grave polmonite, probabilmente il risultato di un\u2019altra malattia.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Jimmy era appassionato cantante delle canzoni di Tlahoun Gessesse, il pi\u00f9 grande cantante di Etiopia. Ancora, Jimmy \u00e8 sempre rimasto fedele a se stesso e ha cantato con profondit\u00e0 e passione, ma anche con il suo stile oscillante e pieno di improvvisazione. \u00c8 stato sempre molto fragile fisicamente; il suo spirito e la mente, per\u00f2, sono stati incredibili. Poteva dormire tutta la giornata, quasi scomparendo. Ma, quando arrivava il momento del canto e dell\u2019esecuzione, era forte e in forma. Davanti al pubblico, diventava pi\u00f9 grande, pi\u00f9 forte. Non dimenticheremo i suoi concerti, ormai classici, al Moers Jazzfestival, al festival Banlieues Bleues a Parigi, al Paradiso di Amsterdam, al Grand Mix a Tourcoing e quasi tutte le apparizioni che faceva.<br \/>\nLa musica del menestrello cantore Mohammed \u201cJimmy\u201d Mohammed \u00e8 definibile come uno swing arabo che tocca e interroga l\u2019ascoltatore senza che egli se ne renda conto. Questo suono, aggrappandosi alle onde di una Fender che contribuisce a riempire l\u2019aria di distorsioni, accompagnato altres\u00ec da percussioni inebrianti, sembra essere uscito direttamente da un vecchio ricevitore Fm poggiato sul marciapiede di una strada di Addis Abeba, capitale dell\u2019Etiopia di cui Mohammed \u00e8 originario.<br \/>\nUn\u2019atmosfera che spinge dapprima dolcemente a cadenzare il ritmo con il piede, poi irresistibilmente a danzare.<br \/>\nMohammed \u201cJimmy\u201d Mohammed canta da tempo immemorabile, prevalentemente le canzoni del suo idolo di sempre, ma anche il pi\u00f9 grande artista etiope, Tlahoun Gessesse.<br \/>\nScovato in particolar modo dal percussionista olandese Han Bennink durante una delle sue tourn\u00e9es in Africa, Mohammed \u00e8 stato invitato a esibirsi anche in Europa: in Francia nel 2002 alle Nuits Azmari di Francis Falceto ma anche durante l\u2019edizione 2005 del Moers Festival in Germania, particolarmente rinomato per i suoi scambi con l\u2019Africa e dove Bennink ha avuto modo di proporgli di esporre il suo repertorio assieme ai suoi amici musicisti etiopi e di registrare questo Takkabel!.<br \/>\nUno stile mutevole e ricco di improvvisazione, un luogo di ritrovo per il Krar, chitarra a cinque corde suonata con sentimento da Mesele Asmamaw, una sonorit\u00e0 a tratti tradizionale e distorta che sorprende sin dal primo brano Aykedashem Lebe, delle percussioni tradizionali suonate invece da Asnake Gebreyes che riproducono perfettamente il semplice ritmo della terra d\u2019Africa e delle vibrazioni vocali che riflettono il versante profondo, gravido di emozioni di quest\u2019uomo, cieco e affascinante.<br \/>\nLa sua voce invita all\u2019ascolto, sia per la sua accorata passionalit\u00e0, sia per la sua fragilit\u00e0.<br \/>\nSu Sethed Seketelat si rinviene tutta la potenza delle sue note gracili poste innanzi attraverso dei sottili vibrato del Krar. Ma tutto l\u2019album permane in ogni suo tratto delizioso come una moka etiopica, pigmentata con brio da labili tocchi passionali di una magnifica batteria di Han Bennink o da note vibranti del sassofono di Getatchew Mekuria, che fanno realmente tremare su Mela Mela.<br \/>\nVeritiero amalgama tra tradizione e passione, la musica di Mohammed \u201cJimmy\u201d Mohammed \u00e8 realmente un virus contagioso che genera irrequietezza, un invito a \u201cswingare\u201d nell\u2019animo.<br \/>\nTakkabel! assicura un viaggio prezioso, senza mai cadere nella vacua ripresa folkloristica per turisti in cerca di paesaggi preconfezionati. Tutti i suoi brani, piuttosto dilatati, uno soltanto \u00e8 sotto i sei minuti, rappresentano l\u2019immagine di questo personaggio generoso e vero, sfortunatamente venuto a mancare da qualche mese, e di una cultura Africana che merita di essere conosciuta.<br \/>\nRecensione di Paolo Marchegiani<\/p>\n<p><b>Can you see the light?: Jeff Healey (1966-2008)<br \/>\n<\/b>A volte gli ostacoli nella vita sembrano insuperabili, eppure ci sono persone che hanno la forza tale di lottare per raggiungere i propri scopi e per superarsi. Questo \u00e8 ci\u00f2 che si pu\u00f2 pienamente affermare per Jeff Healey.<br \/>\nJeff Healey fu un ottimo chitarrista che sparava assoli blues a raffica, e che pi\u00f9 tardi scopr\u00ec il fascino della tromba e del jazz. Niente di strano direte voi, eppure Jeff fu diverso da altri, poich\u00e9 all\u2019et\u00e0 di un anno appena il musicista si ammal\u00f2 e dovettero asportargli gli occhi, rendendolo completamente cieco. Ma una forza di volont\u00e0 enorme\u00a0Jeff ce l\u2019aveva gi\u00e0 da piccolo, tant\u2019\u00e8 che per i suoi tre anni imbracci\u00f2 per la prima volta una chitarra, rimanendone talmente affascinato che tre anni pi\u00f9 tardi fu gi\u00e0 in grado di suonare davanti a un pubblico. Per i suoi diciassette anni Healey suonava in quasi ogni locale della sua citt\u00e0 natale Toronto, dei postacci malfamati da cui riusc\u00ec a pescar fuori un batterista, Tom Stephen, e un bassista, Joe Rockman, e formare il suo gruppo, che divent\u00f2 pian piano sempre pi\u00f9 conosciuto in zona. Nel 1988 la Jeff Healey Band viene scoperto da nientemeno che Stevie Ray Vaughan, il cui sanguinoso blues \u00e8 stato un punto di estrema ispirazione per Healey &amp; Co. Da quel momento la carriera cominci\u00f2 a decollare, incidendo il primo disco Se The Light per conto di una piccola casa discografica.<br \/>\nLa tecnica di Jeff Healey fu molto particolare: egli appoggiava la chitarra sulle ginocchia e la suonava con le dita di entrambe le mani, creando un effetto molto sorprendente e sbalorditivo, soprattutto agli occhi di chi vede i suoi filmati per la prima volta.<br \/>\nAscoltando i dischi fin da questo stupendo See The Light non si direbbe proprio che Jeff non fu in grado di vedere ci\u00f2 che suon\u00f2; il disco, datato 1988, \u00e8 una sequenza unica di suoni forti, una carrellata invadente di note suonate con grinta per rendere il proprio blues graffiante. Esempio perfetto di questa grinta sono Nice Problem to Have, un mitico blues strumentale a doppia chitarra, e la storica cover di John Mayall Hideaway, riarrangiata in chiave leggermente pi\u00f9 moderna. E se le schitarrate alla Jeff sono da pelle d\u2019oca, anche la sua voce non \u00e8 da meno. Calda, profonda e delicatamente roca, una giusta combinazione capace di emozionare se avvertita in canzoni quali River Of No Return o la intensa, lancinante e carica Angel Eyes.<br \/>\nLa Jeff Healey Band d\u00e0 comunque il meglio di s\u00e9 con i pezzi pi\u00f9 compatti, dove chitarra, basso, batteria e voce si intersecano naturalmente per creare un rock blueseggiante deciso: Someday Someway, Confidence Man, My Little Girl sono le pi\u00f9 caratteristiche. Una nota a parte va inoltre fatta alla title-track, poich\u00e9 See The Light \u00e8 in assoluto il pezzo pi\u00f9 bello e spedito del disco, una di quelle canzoni che dovrebbe essere ricordata quando si fanno le classifiche o le compilation, e che puntualmente viene dimenticata. L\u2019abilit\u00e0 di Jeff di far cantare e piangere la sua sei corde \u00e8 impressionante.<br \/>\nPurtroppo l\u20198 marzo 2008 Jeff Healey ha lasciato questo mondo, i suoi fan e la sua famiglia in seguito alla ricomparsa del tumore che lo aveva reso non vedente negli anni della sua infanzia. Can You See The Light? cantava lui della luce senza poterla vedere, facendola solo risplendere con il suo immenso talento.<br \/>\nRecensione di shooting star da: <a href=\"http:\/\/www.debaser.it\/recensioni\">www.debaser.it\/recensioni<\/a><\/p>\n<p><b>Fuori classifica!: Robert Wyatt (1945-)<br \/>\n<\/b>\u201cMi pare che in un\u2019intervista mi avessero chiesto quali fossero le mie dieci canzoni preferite, una specie di \u2018i dieci dischi del rock\u2019 che ti porteresti dietro in un\u2019isola deserta. Io avevo subito accettato perch\u00e9 mi diverte stilare questi elenchi. La lista fin\u00ec nelle mani di Simon Dreppart della Virgin che not\u00f2 la presenza di un vecchio successo dei Monkees e mi chiese \u2018Ma dicevi sul serio?\u2019. Io avevo bluffato ma lui era venuto a vedere e quindi risposi di s\u00ec, entrai in studio e incisi I\u2019am a Believer\u201d.<br \/>\nIl brano uscito originariamente in 45 giri nel 1974 venne poi inserito in altre raccolte come questa Solar Flares Burns for You che Wyatt pubblic\u00f2 nel 2003, una delle tante nella stupenda, lunga e gloriosa carriera del musicista inglese.<br \/>\nIl disco che originariamente era nato per raccogliere solo le due sessioni di registrazione per la BBC effettuate da Wyatt tra il 1972 e il 1974 si \u00e8 poi espanso e ha incluso altre incisioni degli anni \u201970 fra cui il brano che d\u00e0 il titolo all\u2019album e la versione di I\u2019am a Believer dei Monkees.<br \/>\n\u00c8 proprio con questo singolo che Robert Wyatt ha raggiunto delle ottime posizioni nelle classifiche inglesi. And\u00f2 anche alla BBC, al programma \u201cTop of the pop\u201d dove ci fu anche una grande polemica con il produttore del programma che considerava il fatto che Robert Wyatt fosse in sedia a rotelle una cosa poco adatta alla visione da parte delle famiglie.<br \/>\n\u201cAndai a \u2018Top of the pop\u2019, c\u2019era quel balordo Robin che mi disse: le dispiacerebbe sedersi su qualcos\u2019altro? Non sta bene mostrare sedie a rotelle in spettacoli di intrattenimento per famiglie. Mi venne una gran rabbia ed evidentemente se ero sopravvissuto senza classifiche fino ad allora potevo farlo ancora e finch\u00e9 avessi avuto soldi per il the e per le sigarette potevo continuare a vivere felicemente in quella terra di nessuno dove mi ero insediato\u201d.<br \/>\nDa: \u201cBattiti\u201d, magazine musicale di Radio 3 del 4.8.2006<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mai libero: Blind Tom (1849-1909) Dopo la guerra civile che segn\u00f2 la fine della schiavit\u00f9 per pi\u00f9 di quattro milioni di uomini e donne di colore, sul palcoscenico, se le donne nere erano protagoniste della musica vocale, gli uomini regnavano invece come strumentisti. 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